The Dibner Library
of the History of
Science and Tecìmology
SMITHSONIAN INSTITUTION LIBRARIES
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£ 3 Smithsonian Institution Libraries
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Gail Enfmjian
in honor of the Enfiajian
Family Grandchildren
DI AL O G
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GALILEO GALILEI LINCEO
MATEMATICO SOPRAORDINARIO
DELLO STVDIO DI PISA.
E Filofofo , e Matematico primario del
SERENISSIMO
GR.DVC A DI TOSCANA.
Doue ne i congreflìdi quattro giornate fi difcorre
foprai due
MASSIMI SISTEMI DEL MONDO
TOLEMAICO, E COPERNICANO^
"Proponendo indeterminatamente le ragioni Filofifiche, e Naturale
t Mito per l'vna > quanto per l'altra parte .
CON PRI B
VILEGL
IN FIORENZA, Per Gìo.Batifh Landini MDCXXXII.
CON LICENZA DM' SVPEì{lQRI*
Imprimatur fi videbitur Reuexendifs. P. MagiftroSacri
falatij Apoftolici.'
A. Epifcopus BelUcaftenfis Vicesgerensi
Imprimatur
Fr. Nicolaus Riccardius
Sacri-Palatij Apoftolici Magifter»
Imprimatur Fiorenti* ordimbus confutiti fcrmta»
li.Septembris 1630.
Petrus fltiaolinusnc. Gmet. Fiorenti^
Imprimatur àie 1 1, Septcmbrififj*.
Fr. CkmsmEgidimlnqHk G&mt* Fiorentini
$t&mptfì*$ 12. iì Settembre zÓjoj,
ì
'
SERENISSIMO
GRANDVCA
%
|3 A differenza clie è tra gli Imomirii, e gli altri
animali , per grandifftma che ella fiacchi di-
ceffe poter darfi poco diffimile tra gli flellì
fS^El^Sì!! huomini, forfè non pallerebbe fuor di ragio-
ne.Qual proporzione ha da vno amille?e pu-
re è prouerbio vulgato,ehe vn iolo huomo vagliaper mil-
le^ oue mille non vagliano per vn folo. Tal differenza de-
pende dalle abilità diuerfe degl'intelletti; il che io ridu-
co alfeflere , ò non effer filofofò : poiché la filofbfia,come
alimento proprio di quelli, chi può nutrirfene,ilfepara in
effetto dal comune effer dei volgo ', in più, e men degno
grado , come che ila vario tal nutrimento . Chi mira piti
alto, li diiìerenzia più altamente; e'l volgerli al gran libro
delia Natura, che è'1 proprio oggetto della filofofia., è il
modo per alzar gli occhi: nel qual libro,benehè tutto quel
che fi legge,come fattura d* Artefice Onnipotente, fia per
ciò proporziona ti llimoj quello nientedimeno è più fjpe-
dito,e più degno,oue maggiore ai noftro vedere apparifee
l'opera , e l'artifizio , La Coftituzione dell' Vniuerfo, tra
i naturali apprenfibili, per mio credere , può metterli nel
primo luogo: che fé quella come vniuerfal contenente,
in grandezza tutt altri auanza; come regola, e manteni-
mento
mento di tutto, cfebbe anche auanzarli di nobiltà. Però l
fé a niuno toccò mai in ecceffa^differenziarfi nell'intellet-
to fopra gli altri hiiomini, Tolomeo, e'1 Copernico furon
quelli, che fi altamente lenero, s'affisarono, e filofofarono
nella mondana Coftituzione . Intorno all'opere de i quali
rigirandoli principalmente quefti miei Dialoghi , nonpa-
reua doueriì quei dedicare ad altroché a Voftra Altezza .
Perchè pofandoiila lor dottrina fu quefti due , ch'io ftimo
i maggiori ingegni ,, che in limili fpeculazioni cihabbiàn
lafciateloi'o opere -j per non far difcapito di maggioranza >.
conueniua appoggiarli al fauore di Quello appo di me il
Maggiore, onde pofian riceuere, e gloria, e patrocinio» E
fé queixlue hanno dato tanto lume al mio intendere, che
quefta mia opera può diri! loro in gran parte , ben potrà
anche dirli di Voftr Altezza, perla cui liberal. Magnifi-
cenza non folo mi s'è dato ozio, e quiete dà potere ferine-
re; ma permezo difuo efficace aiuto , non mai fiancatoli
in onorarmi , s'èinvltimo data in luce. Accettila dunque
TA. V. con la fua lolita benignità :y e fé citrouerrà cofa ai-
curia, onde gli amatori del vero poflan trar frutto di mag-
gior cognizione,e di giouamento; riconofealà , come pro-
pria di Se medefima , auuezza tanto a giouare, che perà
nelfuo felice Dominio non ha niuno, che dell' vniuerfali
anguille, che fon nel Mondo, ne fen ta alcuna che lo di-
flurbi: con che pregandole profferita, per crefcerfefnpre:
in quella fua pia , e magnanima vfanza ,Je fo vmilifnm&i
Eexierenza.
Dell'Altezza VoftraSerenifsima<
VmitijJtmQy ^.^suotijpmo Seruo, e Vajf/alló.
Galileo Galilei*.
AL DISCRETO
LETTORE.
I promulgò a gli anni paflati in Roma vn falliti-
fero Editto, che per ouuiare a'pericolofi fcan-
doli dell'età prefente,imponeua opportuno file-
zio all'opinione Pittagorica della mobilità della.
Terra. Non mancò chi temerariamente atteri
quel decreto eifere (tato parto, non di giudiziofo elàme, ma
di paffione troppo poco informatale fi vdirono qucrele,che
Confultori totalmente inefperti delle ofleruazioni Aftrono-
michenò doueuano con proibizione repentina tarpar l'ale
a gl'intelletti (peculatiui . Non.potè tacer'il mio zelo in
vdir la temerità di si fatti lamenti. Giudicai, come piena-
mente inftrutto di quella prudentifiìma determinazione,
comparir pubicamente nel Teatro del Mondo, come tefti-
monio di fincera verità. Mi trouai allora preferite in Roma?
hebbi non folo vdienze , ma ancora applaufide'i più emi-
néti Prelati di quella Cortemè sézaqualche mia anteceden-
te informazione leguipoilapublicazionedi quel Decreto.
Per tanto è mio configlio nella prelente fatica inoltrare alle
Nazioni foreftiere, che di quella materia fé ne sa tanto in
Iralia; e particolarmente in Roma, quanto polla mai hauer-
ne imaginato la diligenza Oltramontana; e raccogliendo in-
fittile tutte le fpec illazioni' proprie intorno al Siftema Co-
pernicano, far fap ere, che precedette la notizia eli tutte, alla
cenfura Romana ; e che efeono daquefto Clima , non iòlo i
Dogmi per la fallite dell'anima, ma ancora gl'ingegno!! tro-
uati per delizie degl'ingegni .
A quello fine ho prefa nel difeorfo la parte Copernicana,
procedendo in pura Ipotefi Matematica,cercando per ogni
ftrada artifiziofa di rapprcfentarla fuperiorc,nò a quella della
fermezza della Terra aìlolutamente» ma fecondo, che Ci di-
fende da alcuni; che di profellione IJeripatctici,ric ritengono
folo
folo il nome, contenti fenzapafieggìodi adorar ì'Omtyfc; nò
filofofando con l'aiiuerienza propria ; macoli foto la me-
moria di quattro principi; marinici! .
Tre capi principal ili tratteranno . Prima cere ; ero di mo-
ftfare tutte le (periéze fattibili nella Terrai fers-mezi .niuifì-
cientia concluder la fua mobiliti ^ ma inaidèrei emerite
poterli adattare còsi alla Terra mobile, come anc^ .juicicé-
te; e ipero, che in quello calo li paleferanno rnol .e o tenta-
zioni ignote all'antichità-. Secondariamente li etamineran-
no li fenomeni celem,rinforzàdo l'ipoteli Copernicana^ o-
me fé aiiòlutamente detiene rimaner vittorioia/aggiungen-
do nuoue Ipeculazioni , le quali però /crucino per facilità
dy Aftronomia,non per necci] irà di na tura . Nel terzo luogo
proporrò vna rantafia ingegnoia . Mi trouauo hauer detto
molti anni fona, che l'ignoto Problema del ftuffò del Mare,
potrebbe riceuer qualche luce, ammeilb il moto terr-eftre-
Quello mio detto, volando per le bocche degli huomini,ha-
uetia tremato padri cadtatiui , che fé l'adottauano per prole
di proprio ingegno. Bora, perchè non polla mai comparire
alcuno ftraniero ,-che fortificandoli con l'armi nonre^ci rin-
facci la poca auuertenza in vno accidente cosi principale»
ho giudicato palefare quelle probabilità , che lo rendereb-
bero pcrfuaìibile , dato che la Terra li moueflè. Spero, che
da quelle conflderazioni il Mondo conciterà , che fé altre
nazioni hanno nauigato più , noi non habbiamo fpeculato
meno , e che il rimetterli ad afferà la feimezza della Terra,
e prender il contrario folamenteper capriccio Matematico
non nafte da non hauer contezza di quant'alrrieiliabbia
penfatcr, ma quando altro non fui 'è da quelle ragioni , che
la Pictà,la Religione, il conofeimento della Diuina Onnipo-
tenza, eia coièienza della debolezza dell'ingegno humano
ci lònirniniirrano*
Ho poi pelato tornare molto a propofito lo {piegare que-
lli concerei in forma di Dialogo , che per non ei^er riftretto
alla rigorofa ofeuanza delle leggi Matematiche , porge
campo ancora a digreinoni tal'hoia non meno curiofe del
principale argomento-
Ali trouai molt anni fono più Tolte nella marauigliofa
Città di Venezia in conuerlazione col Signor GiouanFran-
cefeo iagredo IUuftrifsimo di nafrita,atutifsirno d'ingegno*
Venne
Venne 1A di Firenze il Signor Filippo Saltuari , nel quale il
minore ipiendore era la chiarezza del Sangue , e la magnifi-
cenza delie ricchezze ; fublime intelletto , che di ninna
delizia più acidamente il nutriua> che di (pecolazioni eiqui-
fite.CoiT quelli due mi trouai ipelìò àdiicorrer di quelle ma-
terie con l'interuento di vn Filosofo Peripatetico , al quale
pareua,che niuna colà oftaffe maggiormente per l'intelli-
genza del vero , che la fama accmiìtata nell'interpretazioni
Ariftoteliche .
Hora, poiché morte acerbifsima ha nerpiù bel (erenode
gli anni loro priuato di quei due gran lumi Venezia , e Fi-
renze,ho rifoluto prolnngar,per quanto vagliono le mie de-
bili forze, la vita alla fama loro fopra quelle mie carte,intro-
ducendoli per interlocutori della prefentecontrcuerfla . Né
mancherà il fuo luogho al buon Peripatetico , al quale , pel
iòuerchio affetto verfo i conienti di Simplicio , è parfo de-
cente lenza esprimerne il nome lafciarli quello del reuerito
fcrittore . Gradinano quelle due grand'anime, al cuor mio
fèmpre venerabili , quefto publico monumento del mio no
mai morto amore ; e con la memoria della loro eloquenza
ini aiutino a (piegare alia Pofterità lepromeiTe ipeculazioni.
Erano carnalmente occorfì (comeinteruiene) varij di-
fcorli alla fpezzata tra quefti.Signori , i quali hauenano più
tolto ne i loro ingegni accela, che confolata la fete dellim-
parare; però fecero faggia rifoluzione di trouariì alcune
giornate infieme, nelle quah, bandito ogni altro negozio,
fi attenderle a vagheggiare con più ordinate fpeculazionilc
marauigliedi Dione! Cielo, e nella Terra: fatta la radunan-
za nel Palazzo deirilluirrifsimo Sagredo, dopo i debiti , ma
però breui complimenti, il Signor, dàlmati in. quefta maniera
jafiomiociòi
GIORNATA PRIMAr
Interlocutori ,
SALVI ATI, SAGREDO, E
SIMPLICIO.
*&&*&&>
&¥$.&#$)
SALV. 43&^tì&>&'eJh^&2à V la conclufione, e l'appuntamento
di ieri , che noi douefiìmo in quefio
l giorno di/correre, quanto più di-
6)^\ feS^^v^OT fintamente , e particolarmente per
noi fi potejfe , intorno alle ragioni
naturali , e loro efficacia , che per
l'vna parte , e per V altra fin qui
fono fiate prodotte da i fautori del-
la pofizione lArifìotelica , e Tole-
maica, e da ifeguaci del Sifitma Copernicano . E perche col-
locando ti Copernico la Terra trai corpi mobili del Ciclo,
viene a farla ejfa ancora vn Globo fimile a vn Pianeta, farà
bene, che ti principio delle nofìre confider azioni fia l'andare
efaminando quale , e quanta fa la forza , e l'energia de i
progrejfi peripatetici nel dimoftrare , come tale ajfuntofict—*
del tutto impofiìbile;attefochefia necejfario introdurre in na-
tura fufianze diuerfe tra di loro, cioè la Celefie,e la Elemen-
tare; quella impajjibile , & immortale , quefia alterabile , e
caduca . Il quale argomento tratta egli ne i libri del Cielo ,
inj inviandolo prima con difcorfi deptndenti da alcuni af un-
ii generali, e co?ìfermandolo poi con efptrienze , e con dimo-
A fir azioni
Copernico re
puta la Terra
effer vn Glo-
bo fimile ad
vn Pianeta.
Suflanze cele
Ri inalterabi-
li, & elemen-
tari, alterabi-
li necefìarie.-'
in natura di
mente d'Arif.
Ariftotile fa
il mondo per-
fetto, perchè
ha la trina di-
menfìone.
Dimoftrazìo-
nid'Arift.per
prouare le di-
menfìoni effe-
re tre , e no»
più.
Numero ter-
nario celebre
appretto i Pi-
tagorici»
x Dialogo primo
firazìoni particolari. Iofeguendo l'ìfleffo ordine, proporro, e
poi liberamente diro il mio parere ; efponendomi alla cenfura
di voi , j£r in particolare del Signor Simplicio , tanto flrenuo
Campione , e mantenitore della dottrina lAriftotclico-j -
E il primo pajfo del progreffo peripatetico quello doue Ariflotile
prona la integrità !-, e perfezione del Mondo , coli additar-
ci, com'ei noti e vnafemplice linea, ni vnafuperficie pura-*,
ma vn corpo adornato di lunghezza , di larghezza, e di pro-
fondità ; e perche le dimenjioni non fon più che qziefle irt^ ;
auendole egli, le ha tutte , & auendo il tutto è perfetto . Che
poi venendo dalla femplice lunghezza cojiituiia quella ma-
gnitudine, che ji chiama linea, aggiunta la larghezza fi cojìi-
tuifi ala fuperficìe, e fopragìunta l'altezza ■, ò profondità, ne
rifiliti il corpo , e che doppo quejle tre dimenjioni non fi dia
pajfaggio ad altrayfiche in quefie tre fole fi termini V integri-
tà, e per così dire, la totalità. , auerei ben defiderato , che da—*
Arifi. mi fujfe fiato dimojirato con neceffità,e majjìme poten-
do/i ciò efequire affai chiaro , e fpeditamente .
SIMP. tJMancano le dimojlr azioni bellifjìme nel 2.3. e 4. teJlot
doppo la definizione del Continuo: non auete primieramen~
te y che oltre alle tre dimenjioni non ven'e altra,perche il tre ì
ognicofa } il tre e per tutte le bande fé ciò non vien'egli con'
fermato con l'autorità, e dottrina de i Pittagorici,che dicono,
che tutte le cofefon determinate da tre, principio, mezo, e fine ,
che e il numero del tutto? E doue lafciate voi l'altra ragione,
cioè, che quafiper legge naturale cotal numero fi v fa nefacri-
fizj degli \DeiÌ E che, dettante pur così la natura , alle cofe ,
che fon tre,enon a meno, attribuì) 'cono il titolo di tutte {perchè
di due fi diceamendue , e non fi dice tutte , ma di tre fi bene:
e tutta quefia dottrina l'hauete nel te/I. 2. Nel 3. poi ad
plcniorem feientiam fi legge , chel'ogni cofa , il tutto , e'I
perfetto formalmente fon l'ijlejjò ; echeperòfolo il corpo tra
le grandezze e perfetto , perche ejfo foiose determinato da 3,
cherè il tutto ; & ejfendo diuifibile ih tre modi, è diuifibile per
tutti i verfi: ma dell' altre, chi e diuifibile in vn modo , e chi in
dua, perche fecondo il numero , che gli e toccato , così hanno
. la diui/ione, e la continuità; e così quella e continua per vns
vtrfo, qnefiaper due., ma quello, ciò} il Corpo ,per tutti . Di
più nel Tejio 4. doppo alcune altre dottrine , non prou' egli
l'iftaj/o sor* vn' altra dimofir 'azione, dot, sbe non fi facendo
tra*
Del Galileo: jf
trapaffofe non fecondo qualche mancamento (e così dalla li-
neajipaffa alla fuperficie,perche la linea e manchevole di lar-
ghezza) & ejfendo imponìbile, che il perfetto manchi, ejfendo
egli per tutte le bande , però nonjìpuòpaffare dal Corpo ad
altra magnitudine , Or da tutti quejìi luoghi non vi par' egli
afujfcienza prouato,com' oltre alle tre dimenjioni lunghez-
za, larghezza, e profondità , non fi dà tranfito ad altra , e-»
che pero il Corpo, che le ha tutte e perfetto .
SAL V. Io per dire il vero in tutti qtnJH difcorji non mi fon feti'
titojìrignere a concedere altro, fé non che queUo,che ha prin-
cipio, me zo, efinepojfa, edeu* dir/i perfetto :tna chepoiper-
she principio , mezo, e fine fon j. Unum. $.Jìa numero per-
fetto , &babbiaad hauer facilità di conferir perfezione a
chi Ihauerà, nonfento io cofa, che mi muoua a concederlo : e
non intendo, e non credo, che v.g.per le gambe il num^.Jia\
più perfetto, che'l^.. òil 2. ne sò,che'l num.4. Jia d'imperfe-
zione a gli Ekmenti;e che più perfetto fujfe,ch' e fujfer 3. Me-
glio dunque era lafciar quefie vaghezze a i l{etori , eprouar
ilfuo intento con dimojìr azione neceffaria , che così conuien
fare nelle faenze dimofiratiue .
STMP. Par che v oi pigliai e per ifcberzo quefie ragioni,epure e tut-
ta dottrina de i Pittagorici,i quali tanto attribuiuano a t nu-
merile voi,chefete Matematico,e credo anco in molte opinioni
Tilofofo Pittagorico ,pare che ora di/prezziate i lor mijieri,
SAL V. Che i Pitagorici bauejfero infommafìima la feienza de
i numeri, e che 'Platone fieffo ammirale l'intelletto bumano, intelletto r-
e lo fìimajfe partecipe di Diuinità,folo per l'intender' egli la—> mano parteci
natura de' numeri , io benijfimo lo so , ne farei lontano dal pe di diuinità
farn e Vijiejfo giudizio : Ma che i mijìerj , per i quali Pitta- Per(rne inten-
gora, e la Jua fetta , haueuano in tanta venerazione lafiien- opp^nion^di
za de' numeri, fieno le f ciocche zze, che vanno per le bocche , e piatone.
per le carte del volgo, non credo io in veruna maniera : anzi Mifterj de nu
perche so, che ejfi, accio le cofe mirabili nonfuffero efpofie alle me.n_ Pifag°-
contumelie^ al di/pregio della plebe, dannauano, comefacri- ncl ™U0*QÌU
legio il public ar le più recondite proprietà de' numeri , e delle
quantità incommenfurabili,& irrazionali da loro inuefiiga-
te, e predicauano, che quello , che le hauejfe manifejiate era—*
tormentato nell'altro mondo ipenfo , chetal'vno di loro per
dar paflo alla plebe, e liberarfi dalle fue domande, gli diceffe i
miftery loro numerali ejfer quelle leggerezze,che poijifpar-
A 2 fera
Dimallrazio-
tie geometri-
ca della trina
dimeniione .
4 Dialogo primo
fero tra il vulgo; e quejìo con ajiuzia, fa' accorgimtntojìmile
armilo del fagace gioitane, che per torjì dattorno l'importu-
nità, non so, fi della Madre, o della curio/a Moglie,che Vaffe-
diaua , acciò le conferire i fegreti del Senato , compofe quella
fauola,onde ejfa con molle altre donne rima/ero dipoi, con~~>
gran rifa del medefimo Senatofchernite ,
SIMP. Io non voglio ejfer nel numero de' troppo curiofì de'mi-
Jlerij de' Pitagorici , ma Jì andò nel propojìto nojìro, replico,
che le ragioni prodotte da Ari/i. per prouare le dimenjìoni no
ejfer, ne poter ejfer pia di tre,mi paiono concludenti; e credo ,
che quando cifujfe fiata dimoflr azione più necejfaria , Arjì.
nonVhaurebhelafciata in dietro .
SAGR. lAggiugneteui almanco fé l'hauejfe Caputa, afe la gli fujfe
fouuenuta . Ma voi Sig.Saluiati mi farete ben gran piacere
di arrecarmene qualche euidente ragione , fé alcuna ne haue-
te cosi chiara, chepojfa ejfer compre/a da me .
SALV» Anzi, e da voi, e dal Sig.Simp. ancora; e non pur compre-
fa, ma di già anche faputa, fé ben forfè non auuertita . E per
più facile intelligenra piglieremo carta, e penna, che già veg-
gio quiperjimili occorrente apparecchiate, e ne faremo vyl->
poco di figura . E prima
noteremo quefli due pun-
ti A. B. e tirate dall' vno
all'altro le linee curuc A •
C.B. A.D.B. e la retta
A.B.vi domando qual di
ejfe nella mente vojlra è
quella,cbe determina la dijlan^a tra i termini AJB. e perche.
SAGR* Io direi la retta, e non le curue ; sì perche la retta e la più
hreue, sì perche l'è vna,fola, e determinata,doue le altre fono
infinite, ineguali, e più lunghe ; e la determinazione mi pare ,
che fi deua prendere da quel che e vno , e certo .
SALV. Noi dunque hauiamo la linea retta per determinatici
della lunghezza tra due ter
mini ; aggiungiamo adejfo
vn' altra linea retta, e parai
tela alla A*B. la quale fìa
C.D.fchetraefère/iifrap
: pojìa vna fuperjzcie , della
At
quale io vorrei , che voi mi qjj "" V
afegnajìe
D
Del Galileo : f
sfegnafte la larghezza; pero partendovi dal termine A. dite»
mi doue, e come voi volete andare a terminare nella lineai
CfD.per augnarmi la larghezza tra effe linee ccmpr e/a ^di-
co fé voi la determinerete fecondo la quantità della cuimL-»
A.E. opur della retta A.F. òpure
SIMP. Secondo la retta A.F. e non fecondo la curzia , ejfendofi
già efclufe le curue da fimiVvfo .
SA GR. Ma io non miferuiret, ne dell' vna, ni dell' altra,vedendo
la retta A.F. andare obliquamete;Ma vorrei tirare vna linea,
chefujfe afquadrafopra la CD. perche quejia mi par che fa-
relbe la breuifjìma , & vnica delle infinite maggiori , e tra di
loro ineguali, che dal termine A.fii poffono produrre ad altri,
ed altri punti della linea oppojìa CD.
SALV. Farmi la vofira elezione^ la ragione, che n'adducete per*
feitiffima ; talché fin qui noihabbiamo , che la prima dimen-
fone fi determina con vna linea retta; la f cor, da, cioè la lar-
ghezza,con vn'altra linea pur retta3e non folamète retta,ma
di più ad angoli retti f opra l'altra, che determino lalunghez*
za;e così habbiamo definitele due dimenfioni della fuperficie »
cioè la lunghezza, e la larghezza . Ma quando voi bauejleà
determinare vn' altezza ^ cerne per eftmpio quanto fa alta
quefto palco dal pauimento, che noihabbiamo fiotto i piedi; ef
fendo, che da qualfiuoglia punto del palco fi pojfiono tirare in»
finite linee , e curue , e rette , e tutte di diuerje lunghezze ad
infiniti punti del fottopoflo pauimento , di quale di colali li"
nee vi fruire He voi i
SAGR. Io attaccherei vn fio al palco , e con vn piombino , cht^
pendeffe da quello, li lafcerei liberamente difender e fino , che
arriuajfe profifìmo al pauimento, e la lunghezza di tal fio ef-
fondo la retta, e breuyfiima di quante linee fpotejfero dalme-
defmo punto tirare al pauimento , direi, chefujjè la vera al-
tezza di queflajlanza .
SALV. BeniJJimo . E quando dal jjunto notato nel pavimento
da quefto fio pendente (pofio ilpauimentoà liuello, e ncn~*
inclinato) voi facef e partir e due altre linee rette , vna per la
lunghezza , e l'altra per la larghezza delle fuperf rie di effio
pauimento , che angoli conterrebbero lleno con ejjo filai
SAGR. Conterrebbero feuramente ahgoh retn} cadendo effoflo
a piombo , iy ejfiendo il pauimento ben piano, t ben liuti/alo*
SALV. lAdunqueje voifabilirete alcun punto per capo, e turni-
A $ m
4 Dialogo primo
ne delle mifure, e da e fi farete partire vna retta linea , come
determinatrice della prima mifura, cioè della lunghezza , bi~
fognerà per necejfità , che quella , che dee definir la la.gber-
za,fiparta ad angolo ratto f opra la prima, e che quella, cb^>
bada notar l'alte £za,che è la terza dimenfione, partendo dai
medefimo punto formi pur con le altre due, angoli non obli-
qui, ma retti : e cosi dalle tre perpendicolari haurete , come da
tre linee vne, e certe,e brem/fime,determinate le tre dimenfio-
niA.B. lunghezza A.G. larghezza A.D. altezza ; eperchg
chiara cofa e che al medefimo punto non può concorrere altra
linea , che con quelle faccia angoli retti , e le dimmJÌQui dalla
fole linee rette, che tra di loro
fanno angoli retti, deono ef- 1>
far determinate , adunque la
dimenfioni no fono più che 3 .
echi ha le 3. le ha tutte , e chi
le ha tutte è diuifibileper tut ^s^
ti i verfi, e chi e tale eperfet^ J^ "~B
to,&c,
$IMP. E chi lo dice, che nùnfipofian tirare altre linee l e perchè
nonpofs'iofar venir di fitto vn' altra lineafino alpunto A,
chefia afquadra con l 'altre i
SALV. Voi non potete ficuramenta ad vn'iftejfi punto far con-
correre altro , che tre linee ratte fole , che fra di loro coftitui-
fcano angoli retti »
SAGR. Sì perche quella,che vuol dire ilSig.Simplicio par' a me,che-
farebbe l'iJlejfaD. A. prolungata ingiù, & in quello modo fi
potrebbe tirarne altre due,ma farebbero le medefime prime ire
no differenti in altroché doue bora fi toccano folameie, all' ' ora-
fi fegher ebbero , ma non apporterebbero. nuoue dimenfioni .
$|elfe fto\ie$iJM[:ptj0nodirò,chequeJìa vojìr a ragione no poffa ejfer conclu-
«acurali , non dente, ma dirò bene con Arifiotile,che nelle cofa naturali no fi
«arl'efattezzà deue fempre ricercare vna necejfitàdi dimoftraziun Mat.e-
geoBietrica. matica.
SAGR^ Si forfè doue la non fi può hauere ,ma,fe qui ella eie, per
chi non la volete voi vfare ì cMaJarà bene non i [pender
più parole in quefìo particolare, perche io credo , che il Signor
. Salutati ad Ar.ijìotile,<§' a voi,Jenza altre dimo flr azioni ^à-
urebbe conceduto il Mondo ejfer corpo, & ejfer perfetto, e per-
fettiffimoj come opera majfima di Dio .
Salu. Cesi
De! Galileo: 7
&ALV. Cosi e veramente. Però lafciata la general contemplazio*
ne del tutto, veghiamj alla confider azione delle parti, le qua-
li .Arili, nellaprima diuifionefa due, e tra di loro diuerfijji- Parti del M6%
me, <*T in cerio modo contrarie ; dico la Cele/le , e la Elemen- do ?" JPer ^r*
tare : quella ingenerabde, incorruttibile , inalterabile , impaf- \^^xz tra
JlbiUj ù'c E quefta efpojìa ad vna continua alterazione,mu- & ioro con,
tazione,&c. La qual differenza caua egli , come dafuoprin- trarie .
oipto originario, dalla diuerfità de i moti locali : e camina con Moti locali di
ialprogrefo. to^Sart
Vfcendoper cosi dire, del Mo ndofenfìbile,e ritirando/tal Mo n - £ ■ fìo . *
do Ideale, comincia architettonicamente a confederare, che ef- Moti retto ,«
fendo la n atura principio di moto, conuiene,cbe i corpi natu- circolare fem
rali fiano mobili di moto locale . Dichiara poi i mouimenti l}lc* > Ferc"®
locali ejjer di tre generi; aoè circolare, retto,e mifìo del retto , l * ?i2plki *
e del circolare: e li duoi primi chiama femplici ,perche,di tutte
le linee, la circolare, e la retta fole fon femplici . E di qui,rif-
tringendofi alquanto, di nuouo definifce de i mouimenti fem-
plici 'uno ejfer il circolare, cioè quello , che fi fa intorno al me-
zo, <&T il retto all'ima, & ali 'ingiù, àoe all' insù quello , che fi
parte dal mezo , all' ingiù quello , che va verfò il mezo . E di
qui inferifce , come necejfariamente conuiene, che tutti i mo- ■ ■ ■ •
uimenti femplici fi rifìringano a quefle trefpezie, cioe,al me-
zo, dal mezo , & intorno al mezo , il che rijponde , dice egli ,
con certa bella proporzione a quel che fi e detto di fopra del
corpo , che effo ancora è perfezionato in tre cofe , e così ilfuo
moto . Stabiliti quejìi mouimenti, fegue, dicendo, che effendi
de i corpi naturali altri femplici ,<& altri compofìi di quelli ( e
chiama corpi femplici quelli , che hanno da ?taiura principi*
di moto, come il / uoco, e la Terra) conuiene, chei mouimen-
ti femplici fieno de i corpi femplici , <& i mifìide' compofìi, in
fyiodoperu , che i compojlifeguano il moto della parte predo-
minante nella compofizione.
fAGR. Digrazia Sig.Saluiati fermateui alquanto perche io mi se-
ta in quefo progrejfo pullular da tante bande tanti di.Lb) , che
mi far à f or za, o dirgli s'io vorrò fentir con attenzione le cofe,
the voifoggiugnereie , o rimuouer l'attenzione dalle cofe da
dirfi, fé vorrò conferuare la memoria de' diibbj .
ZALV. lo molto volentieri mi fermerà ,ptrch'e corro ancor'io fì-
mil fortuna , efìo di punto in punto -yer perdermi mentre mi
e muiene veleggiar tra fogli } & onae cosi rotte , che mi fan*
i-A 4 no,
T)efinizicm
della natura ,
òdifettofa, ò
fuor di tempo
indotta da A-
Elica incorno;
s^l Cilindro
può dirli lin«;
aXeraplice..
Arìftot.acGo»
moda i pre-
cetti d'archi-
tettura alla__j>
fabbrica del
Mondo,enon
la fabbrica a,"
precetti,.
t Dialogo primo
no, come fi dice, perder la buffila: pero prima,che far maggior
cumulo propo nete k -vojlre dijficultà .
SA JR. Voi infieme con Arijìotik da principio mìfieparafie alquato
dal Mondo fenfib'ie per additarmi. V architeitur a ,con la qua-
le egli doueuaejfier fabbricato, e con miogujìo mi comincia/le a
dire, che ile orpo.naturak e per natzira mobile , ejfendo chef}
dijfinito altroue la natura ejfer principio di moto.Qui mi nac-
que vnpoco di dubbiose fu per qual cagione Arijiotile no diffe,
che de' corpi naturali alcuni fono mobili per natzira , & altri
immobili , auuengache nella definizione vien detto la natura
ejfer principio dimoio, e di quiete; che fé i corpi naturali han-
no.tutti principio di mouimento , o non occorreua metter la—>
quiete, nefla definizione della natura , ò non occorrezia indur
tal definizione in quefìo luogo. Quanto poi al dichiararmi
quali egli intenda ejfer i mouimenti femplici , e come ei gli de-
terminalagli Jpazj, chiamando J 'empiici quelli , chef fanno
per linee fiemplici,che tali fióno la circolarle la retta fidamente,.
lo riceuo quietamente, ne mi curo di fiottili rargli Vinflanzà—*
della Elica intorno al.Czlindro, che per ejfer in ogni fua parte.
Jìmile a fé flejfa, par chefipotejfie annouerar tra le linee fem-
plici.. Ma mi rifiento bene, alquanto , nelfientirlo riftrignere
(mentre par che con altre parole voglia.replicar le medefimts
definizioni ) a chiamare quello mouimento intorno al mezo ,
e quefìo furfum>& deor funi, cioè in su, e ingiù) li quali ter-
mini, non fi vfiano fuori del Mondo fabbricato , ma lofiup-
pongono non pur fabbricato, ma di già habitato da noi . Che
fé il moto retto efempliceper lafemplicità della linea retta,e fie
ilmotofiemplice e naturale, fia pur egli fatto per qualfìuogìia
ver/ò, dico in su, in giù, innanzi, in dietro ,adejir a, ixafini-
Jiraj e fie altra differenza fi pub immaginare, purché fia retto,
dourà conuenire a qualche corpo naturakfiemplicc; òfie no, la
fuppofizione d'Arifiotik e mancheuok . Vedefi.in olire, che
Arijìotik accenna,<unfolo ejfer al Mondo il moto circolare,^
inconfieguenza vn fiolo centro , al quale fiolo fi riferife ano i
mouimenti retti in su, e in già . . Tutti indizj, che egli ha mi-
ra di cambiarci le carte in mano , e di volere accomodar l'ar-
chitettura alla fabbrica, e nonxoftruir e la fabbrica conforme
a i precetti defì "architettura: che fé io diro , che neWvnizierfità.
della natura ci pojfin' ejfer e. mille mouimenti circolari , & in
GOnfiegueramilk e entravi far ano. ancora milk moti.in.sà,em.
già.
Del Galileo . ? '
giù. In oltre eipone, come è detto, moti /empiici, e moto inifiol
chiamando fempuci il Circolare, X? il retto , e miBo il compojio
di quejii ; de i corpi naturali chiama altri/empiici ( cioè quel-
li , che hanno principio naturale al moto femplice, ) & altri
il mtjìo di relto,e circolare, e he pub ejfere al Mondo; maintrO'
duce vn moto mijto tanto imp tffibile , quanto è imponibile a
mefcolare mouimenti oppofìi fatti nella medejìma Imea retta,
sì che da e/fi r.e nafea vn moto , che Jìa parte in su , e parte in
giù;e,per moderare vna tatafconueneuolezza,eimpqfJibilità,
Ji riduce a dire, che tali corpi miftijt muouono fecondo la par'
te femplice predominante: che finalmente neceffita altrui a di-
i i , r 2J / ]r t » ^ iì i Motorette
ve, che anco il moto fatto per la medefimalinea retta e alle voi- taj yo| fem_
te femplice, e tal'ora anche compojio -.fiche lafemplicità del pliche tal voi
moto nonfi attende pia dalla femplicità della linea Jolamente.u miilo jpci-
SJMP. Oh non vi par' ella differenza bafleuole,fe il mouimento Arift.
femplice, ir ajfoluto farà più veloce affai di quello, che vitn •
dal predominio i e quanto vien più velocemente alV ingiù vn
pezzo di Terra pura, che vn pezzuol di legno ?
SAGR. BeneSig. Simplicio,ma fé la femplicità fi ha da mutar per
qufìo y oltre che ci faranno centomila moti mijìi , voi non mi
faprete determinare il femplice-; anzi di più ,fe la maggiore , e
minor velocità pojfono alterar la femplicità del moto , nejfun
corpo femplice fi mouerà mai di moto femplice ; auuengache
in tutti i moti retti naturali la velocità fi va fempr e agumen*
tando, & in confeguenzafempre mutando la seplicità, la qua- ,
le per effer femplicità, conuiene, chefìa immutabile ; e quel che
più importa voi grauerete iAri fiorile d' vna nuoua nota, come
quello , che nella definizione del moto compojio non ha fatto
menzione di tardità, ne di velocità , la quale bora voi ponete
per articolo necefario , & efienziale: aggiugnefi, che ne anco
potrete da cotal regola trar frutto veruno, imperocché ci faro-
nò de'mifti, e non pochi , de' quali altri fi mouer anno più.
lentamente, &.■ altri più velocemente del femplice , come per
efempio il Piombo, e'I legno in campar azione della Terra : e—»
ptro tra quejii mouimenti , quale chiamerete voi il femplice , e
quale il compojio i
ZIMP. Chi amerajfi femplice quello, che vien fatto dal corpo fem-
plice, e mijlo quel del corpo compojio ♦
Sagr, Benìf-
linea circo-
lare pene età
fecondo Ar.e
la retta imper
ìélC3j€ perche
to' Diàlogo primo
SAGR. Beni/limo veramente ; e che dite voi Sig. Simplicio ? poco
fa vokui j che il moto femplice , e il compojto m'infegnajfero
quali Jìano i corpi femplici, e quali i mijii , <b" bora volete , che
da i corpi femplici,e da i mijii io vega in cognizione di qualjia
il motofemplicey e quale il compoHo; regola eccellente per non
faper mai conofeer ne i moti, né i corpi. Oltre, che già venite a
dichiararui, come non vi bajlapiu la maggior velocità,ma ri-
cercate vna terza condizione per definire il mouimento fem-
plice,per il quale Arijlotileji cotento d'vnafola,cioè della fem-
plicità dello fpazio; Ma ora, fecondo voi,il moto femplice fari,
quello , che vien fatto fopra vna linea femplice, con certa de-
terminata velocità da vn corpo mobile femplice. Orfìa, come
a voi piace, e torniamo ad AriJlotile,il qual: mi definì il moto
mi/lo ejfer quello , che Ji compone del retto, e del circolare;
ma non mi troub poi corpo alcuno t che fujìe naturalmente
mobile di tal moto .
SALV. T'orno dunque ad Arìjlotile, il quale bauedo molto bene,e
metodicamente cominciato ilfuo difeorfo , ma hauendo più la
mira di andare a terminare, e colpire in vnofeopo prima nel-
la metiiefua flabilitoji , che doue dirittamente ilprogrejfo lo
conduceua, interrompendo il filo ciefee trauerfalmente a por-
tar, come cofa nota , e manifefìa, che qzianto a i moti retti in
sa, e in giu,quefli naturalmente conuengono al Fuoco, {? al-
la 'ferra; e che però è necejfario, che oltre a quefli e orpi,che fo-
no apprejfo di noi, ne Jta va' altro in natura, al quale con-
tenga il mouimento circolare, ilqtiale Jìa ancora tanto più
eccellente, quanto il moto circolare e più perfetto del moto ret-
to; quanto poi quello Jia più perfetto di que/io lo determina**
■dalla perfezion della linea circolare fopra la retta,chiamando
quella perfetta , & imperfetta quejla ; imperfetta, perche fé e
infinita, manca di fine, e di termine; fé e finita , fuori diìei ci
e alcura cofa doue ellajì pub prolungare . Quejla e la prima,
pietra, bafe, e fondamento di tuttala fabbrica del Mondo
Ari jlotelico, fopra la quale Ji appoggiano tutte V altre proprie-
tà di nongraue, ni leggiero, d' ingenerabile, incorruttibile,^
efente da ogni mutazi jne, fuori della locale, &c* E tutte que-
Jìepa'Jioni afferma egli e/ìer proprie del corpo femplice , emo-
b le di moto circolare: e le condizioni contrarie di grauità,leg-
gere-^za, corruttibilità, &c. Isa/legna a corpi mobili natu-
falm^nte di mjuimenti retti . La onde qualunque volta nel-
lo
Del Galileo . , x r
lo Fi abilito fin qui fi fcuopra mancamento , fi potrà ragione*
uolmente dubitar dì tutto il re fio, che fopr a gli vkn cojlrutto*
Io non n ego,che queJìo,chefin qui Arijtotik ha introdotto con
difcorfo generale dependente da principi vniuerfali,e primi,
non venga poi ?iel progrejfo riconfermato con ragioni parti"
colari,e con efperienze; le quali tutte e necefiarìo , che venga"
no diftìntamente confederate, eponderate; magià,che nel det*
tofin quìfi rapprefentano molte, enonpicciole dijficultà,(<L~»
pur conuerrebbe, che i primi principi , e fondamenti fujferO'
ficuri, fermi, eslabili, acciocché più ripetutamente fi poteJJLj*
fopra di quelli fabbricar e) non farà forfè, fé non henfatto,pri*
ma chefiaccrefca il cumulo de i dubbi , vedere fé per auuen-
tura ( si come io fimo ) incamminandoci per altra Jìrada ci
indrizzafiìmo a più diritto , eficuro cammino , e co?? precetti
d'architettura meglio confiderai poieffìmo jlabilire i primi-
fondamenti. Però fojpendedoper ora ilprogrejfo d' Aristotile,
il quale afuo tempo ripiglieremo , e patitamente efaminere-
mo , dico , che delle cofe da elfo dette fin qui conuengo feco,.
& ammetto, che il Mondofia corpo d tato di tutte le dìmen- yi^fo e. r;&
fioni, e però perfetti/fimo; & aggiungo, che come taleeifiane- pone dall'au-
cefariamente ordinati/fimo , cioè diparti con fommo , e per- toreefler per-
fettijjìmo ordine tra di loro dìfpojle; il quale afiunto no credo dettamente or
chefiaper ejfer negato ne. da voi , ne da altri . amato .
SIMP. E chi volete voi,che lo neghi? la prima cofa egli è d'Arifl.
fiejfo; e poi lafua denominazione non par e he fa prefa d'ai"
fronde, che dall'ordine, che egli perfettamente contiene .
%ALV. Stabilito dunque cotal principio , fi può immediatamente.
concludere, che, fé i corpi integrali del Mondo deuono ejfer di ]tyf oto retwr
lor natura mobilile impojfibàe,cbeimouìmentìlorofiano ret- -Émpoflìbilcéf
ti, b altri, che circolari; e la ragione e affai facile , e manifefìa ; ^er Hel Mon-.
imperocché quello , chefimuoue dimoto retto , muta luogo , e J*° benorck-,
eoniin uar.do di muouerfifi va più, epiufempre allon tanado
dal termine, ond' ei fi partì, e da tutti i luoghi, per i quali fuc-
teffuamente ei va pafiando; e fé tal moto naturalmente fé gli
conuiene , adunque egli da principio noti era nel luogo fuo
naturale , e pero non erano le parti del Mondo con ordirne
perfetto difpofìe : <SMa noifupponghiamo quelle ejfer perfet-
tamente ordinate,adunque,come tali, e impofjibile,che habbia- Mot© retto dì
no da natura, di mutar luogo,& in confeguenza di muouer- fua natura in-
Jidi moto retto . In oltre ejfendo il moto retto di fua natura finito.,
infinito.) .
Moto retto
imponìbile jf>
natura .
Natura non
intrapende à
fare quello ,
che èimpofiì
bileàederfae
co.
Moto retto
forfè nel pri-
mo Gaos*
Moto retto
accomodato à
ordinar 1 cor-
pi mal 'ordina
Ci.
<Corpi monda
ai motti da_»
principio di
moto retto , e
poi circolar-
mente fecóio
alatone.
Il mobile po-
llo in quiete
non fi molle-
rà quando no
habbia incli-
nazione àqual
che luogo par
Scolare .
li Dialogo primo
infinito, perche infinita,e indeterminata e la linea retta, eim-
po/Jìbile,che mobile alcuno habbia da natura principio di muo
uerjìper linea retta, cioè verfo doue e imponibile di arriuare ,
non vi effendi termine prejìnito; e la natura, come ben dic<L~>
Arifìotik medefmo, no intraprende a fare quello ,cbe non pub
ejfer fatto, ne intraprende a muouere doueì impojfibile aper-
uenire . E fé pur alcuno dicefle , che fé bene la linea retta , &
in confeguenza il moto per ejfa e producibile in infinito , ciol
interminato , tuttauiaperò la natura ,per così dire , arbitra-
riamente gli ha ajfegnatì alcuni termini , e dato ?2aturali in-
fanti a' fuoi corpi naturali di muouerjià quelli,io ri/ponderò,
che ciò per auuenturafi potrebbe fauoleggiar e, chefujfe auue-
nuto delprimo Caos,doue confufamente, & inordmatamento
andauano indistinte materie vagando , per le quali ordinare
la natura molto acconciamenteji fujleferuita de imouimentì
retti, i quali, fi come mouendoicorpiben cojìituiti gli difor-
dinano, così fono acconci à ben' or dinar e i prauamente difpo-
Jii; ma,dopo l'ottima difiribuzione e collocazione , è imponì-
bile, che in loro refìì naturale inclinazione di più muoutrji di
moto retto, dal quale ora foto neftguirebbe il rimuouerjì dal
proprio, e naturai luogo, cioè ildifordinarsipojfiamo dunque
dire il moto retto fruire a condur le materie per fabbricar l'o-
pera, ma fabbricata, ctìell'ì, à re Tiare immobile, b , fé mobile,
muouersi folo circolarmente . Se però noi non volejjimo dir
con Platone, che anco i corpi mondani dopo Tejferejlati fab-
bricati, e del tutto fi abiliti, furon per alcun tempo dal fuo fat-
tore mejfìper moto retto, ma che dopo Fejferptruenutiin cer-
ti, e determinati luoghi , furon nuoltià vno à vno in giro t
pajfandodal moto retto al circolare,doue poi si fon mantenu-
ti, e tuttauia si e onftruano: Pensiero alti/fimo, e degno ben di
Platone: intorno al quale mifouuienehauerfentito decorre-
re il nofìro comune amico ^Accademico Linceo] e fé ben mi ri-
corda il difcorfofù tale . Ogni corpo costituito per qualsivo-
glia caufa in ì '/lato di quiete, ma che per fu a natura sia mobile f
poHo in libertà si mouera, , tutta voltaperò , ch'egli habbia da>
natura inclinazione a qualche luogo particolare , che quandi
e' fujft indifferente à tutti, resterebbe nella fiua quiete , non—»
hauendo maggior ragione di muouersi a quefìo, che à quello.
Dall'hauer queHa inclinazione ne najce necejfariamente,che
egli nelfuo moto sianderà continuamente accelerando ; e co-
minciando
Del Galileo. 13 Ilmobilcai
minciando con mito tardifsimo , no acqui fi era grado alcuno cejera ^ mo2
di velocità, che prima e nonjiapajlato per tutti i gradi di ve- t0 andàdo ver
locità minori, o vogliamo dire di tardità maggiori : perchè , fo il luogo da
partendifi dallo fiato della quiete (che è il grado di infinita-* ue na inclina-
tardità di moto) non ci è ragione niffuna,per la quale é deb- j^^bile par
ba entrare in vn tal determinato grado di velocità, prima,che tena0fi dalla
entrare in vn minore, & in vn altro ancor minore , prima, quiete parta-»
che in quello; anzi par molto ben ragioneuole pafiar prima- ■> per tutti i gra
per istradi più Ticini a quello donde ci fi parte , e da quelli ai^± djA"r^" *'
* •> & ■ 1 1 ii 1 71 • i- /»> Quelle il era
più remoti ; ma il grado di doueil mobile piglia a muouerji e ^Q ^- cartgt|
quello della fomma tardità , cioè della quiete . Hora—> infinita .
quejìa acceltrazion di moto nonfifaràfe non quando il mo- Mobile non fi
bile nel muouersi acquifta,ne altro e Vacquifìofuo,fe no Xau- accelera le no
uicinarsi al luogo dtsiderato,cioe,doue V inclinazion naturale \ vicinicà al
lo tira; e là fi condurrà egli per la più breue, cioè, per linea—' termina .
retta . P affiamo dunque ragioneuolmente dire, che la natu-
ra,per conferire in vn mobile, prima cofìituito in quiete vna
determinata velocità, Jiferua del farlo muouerper alcu tem- ^atura per ift
pò, e per qualche fpazio di moto retto . Stante quejlo difcor- dur nel mobi
fo, figuriamoci bauer' Iddio creato il corpo, v. g. di Giòue, al le_-> qualche
quale babbia determinato di voler conferire vna-tal velocità, Sras^ *», velcs
la quale egli poi debba conferuar perpetuamente vniforme ; j*^ °,- a Jl^L
potremo co Platone dire, che gli dejf di muouerji da principio retco t
di moto retto, & accelerato , e che poi giunto a quel tal grado Velocità vni-
di velocità, conutriiffe ilfuo moto retto in circolare, del qua- forme conuie
le pei la velocità naturalmente conuien' 'effer' vniforme. ne moto ree
SA JR. lofento con gran gufio quejlo difcorfo, e maggiore credo,
che farà doppi, che mi babbiate rimojfa vna dipcultà,la quale
tx che io non rtfio ben capace, come di necejjiià conuenga , che
vn mobile. partendojì dalla quiete,^ entrando in vn moto al
quale egli babbia inclinazion naturale , puffi per tutti i gradi Trala5meJe>
di tardità precedenti, che fono tra qualjiuoglia fegn aio grado ^q di velocità
di velocitai e lo flato di quiete , li quali gradi fono infiniti , fi mediano infi-
che non babbi a potuto la natura contribuire al corpo di Gio- niti gradi dì
uef libito creato ilfuo moto circolare,con tak,e tanta velocità. velocità mmo
SALV. lo non ho detto, ne ardirei di direbbe alla naturala Dio j»jatura non
fuffe imponibile il conferir quella velocità , che voi dite imme- conferifce ini
alatamente , ma diro bene , che de facìo la natura non lo fa ; mediatamen -
talché il farlo verrebbe ad effe/ operazione fuor a del cor fo na- te vn d^rmi
aU,epé* mracolofa ? ' Xftttbl
Sagr. <Adun- potrebbe .
14 Dialogo primo
SAGR* ^Adunque voi credetef che vn f affo p art endofi dalla quie-
te 0- te, & entrando nel fuo moto naturale ver/o il centro della-*
Terra-, p affi per tutti i gradi di tardità inferiori a qualfiuo-
glia grado di velocità i
SALV. Credolo,anzi ne fonfìcuro,eficuro con tanta certezza,che
pojfo render ne Jicuro voi ancora .
SAGR. Quando in tutto il ragionamento d'oggi io non guada-
gnacialtro, che vna tal cognizione, me lo reputerei per vn—>
gran capitale .
SALV» Per quanto mi par di comprendere dal voftro ragionare,
gran parte della v offra dijfìcultà confi (le in quel douerp affa-
re in vn tempo, & anco breuiffimo , per quelli infiniti gradi
di tardità precedenti a qualfifia velocità aquijìatatadal mo-
bile in quel tal tempo: e pero, prima , che venire ad altro , cer-
cherò di rimouerui queffo fcrupolo , che douerà ejjer ageuol
Il flj°j?1k P*r co fa, mentre io vi replico, che il mobile pajfa per i detti gradi ,
quiete paflk-» ma ilpajfaggio e fatto fenza dimorare in veruno; talché, non
per tutti i gra ricercando ilpajfaggio più di vnfolo inalante di tempo, e con-
dì di velocità tenendo qualfìuogliapiccol tempo infiniti infìanti , non ce ne
fenza dimora mancheranno per ajfegnare ilfuo a ciafeheduno de gl'infiniti
re in alcuno . gradi di tardità3 efia il tempo quanto fi voglia breue .
SAGR. Sin qui re fio capace; tuttauia mi par gran coja , che quel-
la palla d'artiglieria ( che tal mi figuro ejfer' il mobile caden-
te ) che pur ft vede fender e con tanto precipizio , che in man-
to di dieci battute di polso ,pajferà più di dugento braccia di
altezza;fifia nelfuo moto trottata congiunta cofi picciolgra-
do di velocità,cbe,fi hauejfe continuato di muouerfi con quel-
lo fenza più accelerar/i t non l'hauerebbe pajfata in tutto vn
giorno .
SALV. 'Dite pure in tutto vn'anno, ni in dieci , ne in mille, fi co-
me io m'ingegnerò di perfuaderui, & anco forfè fenza voflra
contradizione ad alcune affai femplici interrogazioni, ch'io ,
vi farò . Però ditemi, fé voi hauete difficultà nejfuna in con-
cedere, che quella palla,nello fendere v adiafempr e aquijì an-
dò maggior impeto, e velocità .
SAGR. Sonodiquefioficuriffimo.
SALV. E fé io dirò, che l'impeto aquijlato in qualfiuoglia luogo
delfuo moto, fa tanto, che baflerebbe a ricondurla a quell'al-
tezza donde fi partì ,melo concedere/le ?
SAGR, C'inceder zio fenza cotradizione, tuttauolta,che la potejjè
applicar
Del Galileo. if
applicar fenz'ejfer impedita tutto il fuo impeto in quella fola
operazione di ricondurfe medefima,b altro-eguale afe-, a quel-
la mede/ima altezza; come far ebbe fé la Terrea fujfe perforata II mobile gri
per il centro , e che lontano da ejfo cento, o mille braccia fila- ue fendendo
fciajfe cadérla palla-, credojìcuramente, che ella pafferebbeol- J* lattante 3
tre al centro, falendo altrettanto, quanto fefe ; e cosimi mo- rjCondurfi ia
jìra l'ejperienra accadere d'vnpefo pendente da vna corda , altrettanta al
che rimofo dal perpendicolo , che e il fuo fiato di quiete , e la- tezza. t
fiato poi in libertà, cala verf detto perpendicolo, e lo trapaf
fa per altrettanto fpazio ; òfolamente tanto meno, quanto il
contrafto dell'aria, e della corda , ò di altri accidenti l'impedi-
fono . AI offrami l'ijìejfo l'^Acqua,che fendendo per vn sifo-
ne, rimonta altrettanto, quanto fu lafuafcefa .
SALV. Voi perfettamente di/correte . E perch'io so, che non ba-
uete dubbio in conceder, che lacquijio dell'impeto Jia median-
te V allontanammo dal termine donde il mobile fi parte , e l'au-
uicin amento al centro, doue tende il fuo moto , barete voi dif-
Jìcultà nel concedere, che due mobili eguali, ancorché fenden-
ti per diuerfe linee , fen^a veruno impedimento , facciano ac-
quifio d'impeti eguali , tuttauolta,che l'auuicinamento al cen-
trofa eguale i
SAGR. Non intendo bene il quefìto .
SALV. Ali dichiarcr b meglio colfegname vnpoco difgura;per§
noterò quejìali
nea <-A. B. pa- ^St-
ralicia all' or i-
zonte,efopra il
punto B. driz-
zerò la perpen-
dicolare B.C. e
poi congiugne-
rò qrafìa incli-
nata C. A. In-
tendendo bora la linea Q.iA. ejfer'vn piano inclinato efqui-
fll amenze pulito, e duro, [opra il quale fenda vna palla pev-
fettammte rotonda , e di materia durijjìma , & vnafìmilv^
fender ne liberamente per la perpendicolare C.B. domando fé
voi conceder efte, che l impeto della fendente per il ] piano C.A.
giunta , che lafufle al termine lA.potelfe effere eguale all'im-
peto acquiftato dall'altra nelpUtQ Bdoppo lafcefaper laper-
pen dicolar e C.,3, Sagralo
1 6 Dialogo primo
SAGR. Io eredo rifolutamente di sì : perche in effetto amenduefi
Impeti fono jòno auuicinate al centro egualmente^ per quello, che pur ho-
bfli eiualmé- ra ^° conceduto gl'impeti loro farebbero egualmente bafianti
te auuicinatifi a rie ondur loro fìefie alla medefima altezza.
al centro. SALV. Ditemi hora quello, che voi credete , chefacejfe quella me-
Sopra il mo- defima palla pofata fui piano orizontale <A. B.
le fi mobUe^ SAGR. Starebbe ferma,no hauedo effo piano veruna inclinazione.
ftà-fermo. SALV. Ma fui piano inclinato C.^A. fenderebbe , ma con moto
più lento, che per la perpendicolare C.B.
SAGR. Sono fiato per rifponder rifolutamente di sì , parendomi
pur necejfario , che ihnotoper la perpendicolare C. \B. debba
ejfer più veloce , che per l'inclinata C. <-A. tuttauia , JL~j
quejloe, come potrà il cadente per £ inclinata,giunto al punto
^A. hauer tanto impeto , cioè tal grado di velocità , quale , e_/
quanto il cadente per la perpendicolare haurà nel punto Bi
queHe due proporzioni, par che fi contr adicano .
SALV. ^Adunque molto pia viparràfalfo ,fe io dirò , che afiolu-
Velocità Der ' tamente le velocità de' cadenti per laperpendicolare,e per l'in-
il piauo indi clinatafiano eguali: e pur quejìa e proporzione verijfìma ,fi
nato eguale^ come vera è quefia ancora, che dice , che il cadente fi muouz_j
alla velocità , pfò Velocemen- ^
moto per 1 a.^ > dicolare, e he per
perpendicol3 la inclinata.
re più veloce, $AG. Quelle al mio
che perincli- orecchio Tuona
nata. J n .
no proporzio-
ni contr aditto-
rie,<& alvo/ir 'o ■ -ff
Sig. Simplicio? -"-
SIMP. Et a me par l'iftejfo •
SALV. Credo, che voi mi burliate , fingendo di non capire quel ,
che voi intendete meglio di me {pero ditemi Sig. Simpl. quan-
do voi v'immaginate vn mobile efier più veloce a" vn altro,
che concetto vi figurate voi nella mente i
SIMP. Figuromi l'vnopajfar neliifieffo tempo maggiore fpazio
dell 'altro; b vero pafiare fpazio eguale, ma in minor tempo.
SALV. Benijìmo; e per mobili egualmente veloci , che concetto vi
figurate I
SIMP.. Figurami, chepajjtnofpazj eguali in tempi eguali.
%alu.Enon
Del Galileo • 17
SALV. E non altro concetto, che quefio i
SIMP. Quefio mi par , che fia la propria definizione de moti c-
guali .
SAGR. Aggiungiamoci pure quefi altra di più ; cioè chiamarji
ancora le velocità ejfer' eguali, quando gli Jpazj pajfati han- Velocità dico
no la medejìma proporzione, chei tempi, ne' quali fon pajfati, fi eguali qua*
e farà definizione pili vniuerfle . do gli Ipazj
SALV. Cosi e, perche comprende gli Jpazj eguali pajfati in tempi Pal^aa fon Fro.
eguali, e gl'ineguali ancora pafsati in tempi inegualità prò- £e°np°n*tiai
porzionali a efsi Jpazj. Ripigliate bora la medefima figura, &
applìcadoui il concetto, che vi figurate del moto più veloce.di*
temi perche vi pare, che la velocità del cadente per C. 'B.fia-*
maggiore della velocità dello fcendente per la C. A.
SIMP. Farmi, perche nel tempo, che'l cadente pajferà tutta la C.
eB. lo fcendente pajferà nella C. <A. vna parte minor della—*
C. B.
SALV. Cosìfià; e così fi verifica , il mobile muouerfi più veloce*
mente per la perpendicolare, che per V inclinata . Con/iderate
oraje in quefta medefima figura fi potefie in qualche modo ve
rificarc l'altro concetto, e trouare , che i mobili fujfero egual*
mente veloci in amendue le linee C.A. C.B.
SIMP. Io non ci so veder coja tale , anzi pur mi par contradì*
zione al già detto .
SALV. E voi , che dite Sig. Sagr. Io non vorrei già infegnarut
quel, che voi medefimi fapete , e quello di che pur bora mi ha*
uete arrecato la definizione .
SAGR. La defizione, che io ho addotta e fiata f che i mobili fi pò f
fan chiamare egualmente velocitandogli Jpazj pajfati da— *
loro hanno la medefima proporzione, che i tempi, ne quali gli
paf ano: però a voler, che la definizione hauejfe luogo nelpre-
fente cafo, bifognerebbe , che il tempo della Jcefa per C. A. al
tempo della caduta per C.B.h&uejfe la mede/ima propor-
zione , che lafiefìa linea C.%A. alla C.B. ma ciò non so io in-
tender, chepojfa ejfere , tuttauolta che il moto per la C. lì. fia
più veloce, che per la C.A.
SALV. E pur Sforza, che voi V intendiate. Ditemi vnpoco;quefii
moti nonji vann' eglino continuamente accelerando i
SAGR. Vannofi accelerando : ma pia nella perpen dicolare , ch^>
nell'inclinata.
SALV. Ma quefia accelerazione nella perpendicolare e ella pero
B tale
18 Dialogo primo
tale in comparazione di quella dell'inclinata , che prefe due
parti eguali in qualfìuoglia luogùdi effe linee,perpendicolare,
e inclinata, il moto nella parte della perpendicolare Jia fem-
prepiu veloce, che nella parte dell inclinata »
SAGR* Signor no : anzi potrò io pigliare vno fpazio nell'inclina-
ta , nel quale la velocitàjìa maggiore affai , che in altrettanto
fpazio pr e f nella perpendicolare , e quejìofarà-, fé lo fpazio
nella perpendicolare farà prefo vicino al termine C, e nell in-
clinata, molto lontano ,
SALV. Vedete dunque, che la proposizione, che dice, il moto per la
perpendicolare e più veloce , che per linclinata,non fi verifica
vniuerfalmente , fé non de i moti, che cominciano dal primo
termine, cioè dalla quiete ;fenza la qual condizione la propo-
rzione farebbe tanto difettofa, che anco lafua contradittoria
potrebbe ejfer vera; cioè, che il moto nell'inclinata, e più velo-
ce, che nella perpendicolare: perche e vero, che nell'inclinata—*
pojjiamo pigliare vno, fpazio pajfato dal mobile, in manco
tempo, che altrettanto fpazio pajfato nella perpendicolare ♦
Hora, perche il moto nell'inclinata è in alcuni luoghi più ve-
loce , & in altri meno , che nella perpendicolare , \adunque in
alcuni luoghi dell'inclinata il tempo, del moto del mobile , al
tempo del moto del mobile, per alcuni luoghi della perpendico-
lare, haurà maggior proporzione che lo fpazio pajfato , allo
fpazio p affato', & in altri luoghi la proporzione del tempo, al
tempo farà minore di quella dello fpazio, allo fpazio . Come.
per efempio partendoji due mobili dalla quiete , cioìdalpuntd
C.vno perlaperpe-
dicolare C..B. e l'ai- ^C
tro per l inclinata— »
C*A. nel tempo, che
nella perpendicolare
il mobile haurà paf-
fata.tutta la C E. lai
tro haurà paflata la
C.T. minore. E pero **%£- ^ [ £
il tempo per C. T.aì
tempo per C:B. (che gli è eguale) harà maggior proporzione,
chela linea T.C. alla C.B,eJ/endo , che la medefima alla mi-
nore ha maggior proporzione, che alla maggiore . E per lop-
pùfiiOi quando nella Q%^4. prolungata quanto bifognaffe.,fi
prendejfe
Del Galileo 7 19
prendejfe vna parte eguale alla C.B. mapajfata in tempo pia
breue , il tempo nell'inclinata al tempo nella perpendicolare
bar ebbe proporzione minore, che lofpazio , allofpazio . Si—»
dunque nell'inclinata , e nella perpendicolare pojfiamo inten-
der e fpazj, e velocità tali , che le proporzioni tra efii fpazjfia-
noj e minori) € maggiori delle proporzioni de* tempi; pojjiamo
ben ragioneuolmente concedere , che vi fieno ancofpazj per i
quali i tempi de i mouimenti ritengano la medejìma propor-
zione, cbcglifpazj .
SAGR. Già mi [enfio leuato lo fcrvpolo maggiore , e comprendo
ejfer non filo pofibile , ma dirò necejfario , quello , che mipa-
reua vn contraddittorio: ma non perà intendo per ancora , che
<vno di quejìi cafipoj/ìbili, ò necefiarjfia queJlo,del quale hab*
biamo bifogno diprefente; sì che verofia , che il tempo della—*
fcefaper C.<-A. al tempo della caduta per C.B. habbia la me-
desima proporzione,cbe la linea C.<A. alla C.B. ondee'fipof
fafenza con tradizione dire , che le velocità per la inclinata—*
C.A. eper la perpendicolare C. B.Jìeno eguali .
SALV. Contentateui per bora , ch'io v'habbia rimoffa l'increduli-
tà; ma la faenza afpett atela vn' altra volta, cioè quando ve-
drete le cofe dimojìrate dal nofiro accademico intorno a i moti
locali: doue trotterete dimofìrato , che nel tempo , che'l mobile
cade per tutta la C.B. V altro fcende per la C.^A. fino al pun-
to T . nel quale cade la perpendicolare tirataui dal punto B*
eper trottare doue il mede/imo cadente per la perpendicolare
fi trouerebbe , quando l'altro arriua al punto *A. tirate da—»
e/so <A. la perpendicolare /opra la C.^A. prolungando e/sa, e
la C.B. fino alconcorfi:e quello farà il punto cercato. Intan-
to vedete , come e vero , che il moto per la C.B. e più veloce ,
che per l 'inclinata C.kA. (ponendo il tei mine C '. per principio
de' moti , de' quali facciamo comparazione ) perche la linea—*
C. B. e maggiore della C.T. e l'altra da C. fino al cuncorjò
della perpendicolare tirata da Afopa la C.A. e maggiore del-
la C.A. e pero il moto per efsa e più veloce, che per la C.A. ma
quando noi paragoniamo il moto fatto per tutta la C.A. non
con tutto' l moto fatto nel medefimo tempo per la perpendico-
lare prolungata, ma e olfatto in par te del tempo per la fola— *
parte C.B. non repugna, che il mobile per C. o4. cotinuando
di fendere oltre al T.pojfa in tal tempo arriuare in <A. che
qualproporzionefitroua tra le linee C.utf. CB. talefia tra)
B 2 effi
2,0 Dialogo primo
e^fi tempi . lì ora ripigliando il nojìro primo propofito, cht~>
era ài moftrare, come il mobile grane partendofi dalla quiete
pajfa fcendendo per tutti i gradi di tardità precedenti a qualfi-
uoglia grado di vdocità , eh . egli acquiììi , ripigliando la me-
dejìma figura ricordiamoci, cije eramo conuenuti, che il ca-
dente per la perpendicolare G.H. & il defeendente per l 'incli-
nata C. A. nei termini B.A.fitrouaJfro hauere acquijìati
eguali gradi divelocità: horafeguitando più auanti. non cre-
do, che voi habbiate diffìcultà veruna, in concedere , che/opra
un'altro piano meno eleuatodi A.C. qual farebbe v.g. D.A.
il moto del de/tendente Jàrebbe ancora più tardo, che nel pia-
no C. A. Talché, non e da dzibitar punto r cheji pojjano notar
giani tantopocoeleuati fopra l'orizonte A.\B. e he' l mobile ,
cioè la, medefima patta in qualjìuoglia lunghijjìmo tempo fi
condurrebbe al termine, A. giacche per conduruifiper ilpiano
B,A.non hafia
tempo infinito: ^a £
& il moto fifa,
femprepiù len-
to, quanto la~»
decliuità e mi-
nore .. infogna
dunque necefi
fariamente co-
fefiare poterfi
fopra il termi-
ne E. pigliare vn punto tanto ad ejfo B. vicino , che tirando
da ejfo al punto A. vn piano , la palla non lo pafiaffe ne anco
in vn'anno . Bifogna bora, che voifappiate,che limpetojcioì
il grado di velocità^ he la palla fi troua hauere acqui/iato qua-
do arriua al punto A. e tale , che quando ella continuaff di
muouerft con. queflo medefimo grado vniformemente } cioè
fenza accelerar/i, o ritardar/i; in altrettanto temporin quan-
to e venuta per ilpiano. inclinato. }pajferehbe vn.ojpazio lun-
go il doppio del piano inclinato ; cioè (per efempio ) fé la pal-
la hauefle pajfato ilpiano. 'D.A. in vn bora r continuando di
muouerfi vniformemente con quel grado di velocità , che ella
fi troua hauere nelgiugnere al. termine A. pajferebbe in vn~~>
ora vnofpazio doppio della lunghezza D.A. e perchè (come
dicemmo) i gradi di velocità acqu fiati, m i punti B.A.da ì
mobilù
Del Galileo; ai
the Ji partono da qua Ifiuoglia punto prefo nella perpendico*
lare C.B. e che fendono, l'vno per il piano inclinatoci' altro
per e/la perpendicolare fon fempre eguali: adunque il cadente
per la perpendicolare pub partirfi da vn termine tanto vicino
al B. che l grado di velocità acqui/iato in B. nonfujfe baflan-
te ( conferuandofi fempre l'ifiejfo) a condurre ti mobile per
vno fpazio doppio della lunghezza delpiano inclinato in vn'
anno, ne in dieci , ne in cento . Pojfiamo dunque conclude-
re , che fé e vero, che fecondo il corfo ordinario di natura vn
mobile, rimo/fi tutti gl'impedimenti efierni , & accidentarif,
fi ' muouafopra piani inclinati con maggiore , e maggior tar-
dità,fecondo, che ì inclinazione farà minore, sì che finalmen-
te la tardità fi conduca a efere infinita, che e quando fi finifet
l'inclinazione, e s'arriua al piano orizontale; e fé è veropari-
mente,che al grado di velocità acquiftato in qualche punto del
piano inclinato sia eguale quel grado di velocità , chefitroua
hauereil cadete per la perpendicolare nel punto fegato da vna
parallela all'orizonte, chepajfaper quel punto delpiano incli-
71 ato,bi fogna di necejfità confeffare , che il cadente partendofi
dalla quiete,pafa per tutti gl'infiniti gradi di tardità, e che in
confeguenza, per acquifiar'vn determinato grado di velocità,
bifogna,cb 'e fi muoua iprimaper linea retta, defeendendo per
breue,o lungo fpazio, fecondo,che la velocità da acquifiarfi do-
urà e/fere minorerò maggiore,e fecodo,chel piano, jul quale fi
fcéde farà poco ,o molto inclinato; talché può darfivn piano co
fi poca inclinazione, che,per acquifìarui quel tal grado di ve-
locità,bifognaffe prima muouerfiper lunghifiimofpazio,& in
Itrngbijjìmo ttmpo;sì che ndpiano orizontale qual fi fi a velo-
cita non s'acquisterà naturalmente mai , auuenga, che il mo-
bile già mai vi fi muouerà: ma, l moto per la linea orinzunta-
le ,cùe non e decime , ne eleuaja , e moto circolare intorno al Mote circola*
centro, adunque il moto circolare non s acquifera mai naiu- re ncn i ll° a®
talmente fenza il moto retto precedente ; ma bene acqzafiaio Ci aic niat
, • ■ rJ r i- i natia rr.tnte
che e sijiaji continuerà egli perpetuamente con velocita vi.i- lcn?a ,j moto
forme, lo potrei dichiararui, <& anco dimojh a? ui con altri reuo {recede
difeorfi, qutfìt medefimt verità , ma non voglio intet rimper ^ •
confi gran cl.grej/.oniilprincjpalnofiroragiOhùminto, e pi, Moto circolar
tolto ci ritornerò con altra occafione ; e ma/j, me , che Lciaji ì fì-^G vnuor"
venuto in qi.efio propofito,non per ftnuirjene per vna dimo-
ftrazion muffarla, ma per adornare vn concetto Platonico:
B 3 al
Grandezze de
gliorbi,e velo
cica dei moti
dei Pianeti rif
poniono pro-
porzioiutamé
te all'è Ter di-
Ite fi dal mede
z z Dialogo primo
al quale voglio aggiugnere vr? altra particolare offeruaziont
pur del nojìro accademico , che ha del mirabile . figuriamoci
tra i decreti dd diurno architetto , ejfer e fiato penfiero di crear
nel Mondo quefii globi , che noi veggiamo continuamente
muouerjì in giro, ir hauere fìabilito il centro delle lor conuer-
Jìoni , & in ejf> collocato il Sole immobile , £r bauer poi fab-
bricati tuttii detti ghbì nel medefimo luogo , e di lì datali in-
clinazione di muouerjì , discendendo ver/o il centro , finche
acquijlajfero quei gradi di velocità-, chepareua alla [medefima
mente diuina: li quali acqui fiati fujfero volti in giro, ciafche-
duno nelfuo cerchio , mantenendo la già concepita velocità :
fi cerca in quale altezza , e lontananza dal Sole era il luogo
doue primamente furono effi globi creati: e fé puh ejfer 3 ch<L->
lacreazion di tutti fu ffe fiata nellifiejfo luogo . Per far que-
Jla inuejì>gazìone,hijogna pigliare da i più periti Afironomi-,
le grandezze de i cerchi, ne i qualii Pianeti fi riuolgono, e pa-
rimente i tempi delle loro reuoluzìoni : dalle quali due cogni-
zioni fi raccoglie quanto v.g. il moto di Gioue è più veloce
del moto di Saturno ; etrouato ( come in effetto e ) che Gioue
fi muoue pia velocemente, conuiene, che jendofi partiti dalla
medefima altezza, Gioue fiafeefo più, che Saturno , fi come
purefappiamj ejfere veramente , ejfendo VQrbefuo inferiore
a quel di Saturno .. Ma venendopiu auanti , dalla propor-
zione, che hanno le due velocità di Gioue-, e di Saturno, e dal-
la difianza,che e tra gli Orbiloro,e dalla proporzione dell' ac-
celerazion del mota naturale > fi può ritrouare in quanta al-
tezz%,e hntanaza dal centro delle lor reuoluzjonifujfe il luo-
go donde é>fipartirono.Ritrouato,efiabilito quefiojì cerca fé
Marte fendendo di là fino alfuo Orbe,fitroua,che la gran-
dezza dell'Orbe, e la velocità del moto cóuengono con quello ,
che dal calcolo ci vien dato » & il fimilefi fa della Terra , di
Venere, e di Mercurio, de i quali le grandezze de i cerchi , e le
velocità de i moti faccofiano tanto projjìmamente a quel , che
ne danno i computi, che è coja marauiglioja .
SAG R. Ho con e/Iremo gufìofentito quejlo penfiero, e fé non,ch'io
credoyche il far quei calcoli precif amente farebbe imprefa lun-
ga, e laboriofa, e forfè troppo difficile da ejfer comprefa da me-,
io ve ne vorrei fare infìanza »
SALV- L'operazione e veramente lunga , e diffìcile , £? anco non
m ajjtcurerei di ritrouarla cast prontamente , ppro l<% riferbe-
vemo
Del Galileo . 23
remo ad vrì altra volta; e per bora ritorneremo alnoBroprU
rno propn/ito, ripigliando li,di doue digredimmo , che , fé beri
mi ricorda, eramo fui determinare , cime il moto per linea-*
retta non pub effer di zfo alcuno nelle parti del Al ondo bene
or di /late; efeguitauamo di direbbe no7i cgsì auuiene de imo-
tomenti circolari; de i quali quello, che e fatto dal mobile infe
fiefib,già lo ritien fempre nel mede/imo luogo, e quello che co-
duce il mobile per la circonferenza d'vn cerchio intorno al
' fuo centro fiabile, ejìffo, non mette in difordine ne se, ne i cir- ., ... .
conuicini;imperoccb'è tal moto primieramente efinito,e termi- ri 1^ •• e ter,
nato, anzi non pur finito, e terminatola non epuntoalcu- minati non di
no nella circonferenza, che non fia primo, & vltimo termine fordinanole^
della circolazione ; e continuandoji nella circonferenza affé- Partl ^ ^°"
gnatagli, laficia tutto il refio,dentro , e fuori di quella , libero j*j^j moto c-r
per i bifogni d' altri, fenz' impedirgli, b difordinargligià mai . colare-» ogni
Quefio ejfendo vn mouimento , che fa, che il mobile fempre fi punto della-»
parte, e fempre arriua al termine, può primieramente effo folo circonferézae
effer e vniforme , imperocché l'accelerazione del moto fi fa nel PnnclP10>e«~
mobile quando e' va verfo il termine,doue egli ha inclinazio- Moto circola
ne, & il riiardamento accade per la repugnanza,cb 'egli ha di re folo vnifor
partirfi, & allontanarsi dal medesimo termine, e perche nel me .
moto circolare il mobile fempre si parte da termine naturale, e
fempre si muoue verfo il medesimo , adunque in lui la repu-
gnanza , e l inclinazione fon fempre di eguali forze , dalla—*
quale egualità ne rifinita vna non ritardatale accelerata ve- Moto circola
locità, cioè Vvniformità del moto . Da quefia vniformità , e re può conti-
daW effir terminato , ne pub feguire la continuazion perpe- nuarfi perpe-
tua ccl reiterar fempre le circolazioni,la quale in vna linea—» tuameHte«
in terminata , & in vn moto continuamente ritardata ,b ac-
celerato non si pub naturalmente ritrouare; e dico naturai- M°to retton._
mente, perche il moto retto, che si ritarda e il violento ,che non menfe eflèr p
può efier perpetuo ,e l accelerato arriua neceffariamtnte al ter- petuo.
mine , fi vi e ;e fé non vi e, non vi può ne anco eJfèrmoto}
pache la natura non muoue doue è imponibile ad arriuare .
Concludo per tanto il folo mouimento circolare poter i»atu- Moto retto af
ralmente conuenireai corpi naturali integranti l'vnimrfo, e fegnato a icor
:ituiti nell'ottima di [posizione;^ il retto al pia, che sipoffa Pi nati'iraljFei"
a t? * j fi * ■ r • J \ .■ j-n- ridurli all'or-
aire ejlere ajsegnato dalla natura a ijuoi corpi , e parti diejfi ^-ne perfetto
qualunque volta si ritrouaj] ero fuori de' luoghi loro cofiitui- quando ne ria
te aipraua deposizione, e pero bifiognofic di ridursi per la più no nmoffi .
B 4 breue*
La quiete fo-
la , e il moto
circolare atti
alla coferua-
zion dell'or*
dine.
Xe fenfateef-
perienze fide
ìxoao ancepor
re a i difcorfi
vniani.
Chi nega il se
fo,merita d'ef
ferne prillato.
II fenfo ma-
lira i granì
muoueru al
«nero, e i leg-
gieri al con-
cane.
1 grani defcl-
denti è dtib-j
biofe fi m -to-
nano di moto
recto*
24. Dialogò primo
breueallo flato naturale . Di qui mi par , che affai ragion e-
uolmente sipoffa concluder^, cheper mantenimento dell'ordi-
ne perfetto tra le parti del Mondo bifogni dire , che le mobili
sieno mobili folo circolarmente, e fé alcune ve ne fono, che cir-
colarmente non si muouano , quejie di neceffità sieno immo-
bili: non effendo altro , fatuo , chela quiete , e'I moto circolare
atto alla conferuazione dell'ordine . Et io non poco mi ma-
rauiglio, che Arijloiile, il quale pure Jìimò , che l globo terre-
Jirefuffe collocato nel centro del mondo , e che quiui immobil-
mente si rimaneffe , non diceffe , che de corpi naturali altri
erano mobili per natura, & altri immobili;e mafjime hauen-
do già definito la natura efier principio di moto, e di quiete,
SIMP. lArtJiotile, come quello,che non siprometteuadelfuo in-
gegno, ancorché per fpicajfimo > più di quello , che si conuienet
JUmo nel fuo jilofofare , chele fenfate efperienze sidouefsero-
anteporre a qualsiuoglia difcorfo , fabbricato da ingegno li-
mano, e di/se, che quelli, che hauefsero negato il fenfo, merita-
uano di efser gafiigati , col leuargli quel tal fenfo ; bora , chi è
quello così cieco, che non vegga le parti della Terra, e dell'Ac-
qua muouersi,come graui, naturalmente all' ingià;cioìverfo
il centra dell' vniuerfò,aJsegnato dall' ijiefsa natura per Jìne,e
termine del moto retto deorso>e no vegga parhnete muouersi
UFuoco,e l'Aria all' insù rettamente verfo ilconcauo dell'Or-
be litnare,come a termine naturale del moto furfum/e veden-
dosi tanto manifejlamente quefìo , &" efsendo noi sicuri, che}
cadem eli ratio totius,& partiurn, come nojideue egli dire
efser propofìzion verar e manifefìa,che il mouimeto naturale
della Terra e il retto ad mediti,? del Fuoco il retto a medio.
SALV* In virtù di quefìo voflro difcorfo al più , al più , che voi
potefie pretenderebbe vifufse conceduto, è che, fi come le par-
ti della Terra rimofse dal fuo tutto ,. cioè dal luogo doue effe
naturalmente dimorano , cioè finalmente ridotte inpraua^
e difordinata di/posizione, tornano al luogo loro fponta-
neam'ente > e pero naturalmente con mutamento retto , così
(conceduto , che eadem fìt ratio totius, & partium.) si po-
trebbe inferire, che rimofsoper violenza il globi) terre/ire dal
luogo a/segnatogli dalia natura, egli vi intornerebbe per linea
retta . Quefìo,come ho detto e quanto alpiu vi sipotefse con-
cedere, fattaui ancora ogni forte d'ageuoìezza; ma chi volefse
fiusder con rigore quejie partite, prima vi negherebbe, che le
parti
Del Galileo." M
parti della Terra, nel ritornare al fuo tuttot$ìmottefsero per
linea t etta, e non per circolare, ò altra misi a , e voifcurame-
te bau enfìe, che fare affai a dimq/ìrare il con trario , consta
apertam en te in ten derete nelle rifpofte alle ragioni, ^7 zfperien-
ze particolari addotte da Tolomeo , e da Arifictile . Seconda-
riamente, fé altri vidiceffe, che le parti della Tetra fi muouo-
no,nonper andar' al centro d.el Mondo, ma per andare a riw
nirficol [no tutto , e che per ciò hanno naturale incili, azione
verfo il centro del globo terrejìre,per la quale inclinaziows
tonfpirano aformarlo, e e mferuarlo, qual' altro tutto,e qual1
altro centro trcuerejìe voi al Mondo , al quale Unterò globo Terra sferica
terreno , ejfendone rimojfo , cere affé di ritornare , onde la ra- per la cofpira
gion del tutto f uff fimile a quella delle partii Aggiugnete,che z.10" <!elle Pa*
ni Ariilotile, ne voi, proueretegià mai, che la Terra defaóio '
Jìa nel centro dell' vniuerfo; ma, fé fi può ajfegnare centro al- s0ie più pro*
cuno all'vniuerfo , iroueremo in quello ejfer più prejìo collo- babilmétenel
cato il Sole, come nelprogrejfo intenderete . centro dell'y-
H or a, fi come dal cofpirare concordemente tutte le parti della** "iuei^0»c^*8
Terra a formare ilfuo tutto, nefegue,che effe da tutte le parti
con eguale inclinazione vi concorrano, epervnirfialpiù,cht
fiapojjìbile infìeme , sfericamente vi fi adattano ^perche non
doniamo noi crederebbe la Luna, il Solergli altri corpi mon»
dani jjiano e (fi ancora di figura rotonda , non per altro , che
per vn concorde inftinto , e concorfo naturale di tutte le loro
parti componenti? delle quali , fé tal' ora alcuna per qualche "Nattìtàffij In»
violenza fujfe dalfuo tutto feparata , non e egli ragioneuole clonazione del
// credere, che fpontaneamente , e per naturale infinto ella vi *| Partl, . tu£
ritornerebbe f & in quefio modo concludere , che'l moto retto " J | andare a
competa egualmente a tutti i corpi mondani l j jor centri»
SIMP. E' non e dubbio alcuno,cbe come voi volete negare non fo-
llmente i prinapj nelle feienze, ma efperienze manifefìe, & i
fnfiftefji, voi non potrete già mai ejfer conuinto , ò rimojfo
da veruna oppinione concetta; & io pia lofio mi quieterò ,
(perche con tra negantes principia no eftdifpiuandnm)
tbe perfuafo in virtù delle voflre ragioni . Eflandofu le có-
fe da voi pur bora pronunziate (già, che mettete in dubbio
infino nel moto de i grani fefia retto, ò no) come potete voi
mai ragioneuolmente negare, che le parti della Terra,cioe,che Moto retta di
le materie grauiffìme dejcendano verfo il centro,con moto ret- l graui , com-
to,fe lafciate da vna altiffima Torre } le cui parete fono dirti- ?le*° da* *en"
tifjime^
±6 Dialogo primo
tìffìme, e fabbricate a piombo , effe gli vengono , per così direi
lambendo , e penocendo in terra in quel medejtmo punto cu*
capello-, doue verrebbe a terminare il piombo , chependeffe da
vnofpago legato in alto mi per l'appunto, onde fi lafciò cadere
ilfaffo ì non e queflo argomento più , che euidente cotal [moto
ejfer retto , e verfo il centro ? Nel fecondo luogo voi reuocate
in dubbio, fé le parti della Terrafi muouanoper andar, come
afferma Ari/ioti le , al centro del Mondo , qua/i che egli non
Vioabbia concludentemente dimoflrato per i mouimenti con-
trarj,mentre in coiai gufa argomentaci mouimento de i gra-
ni e contrario a quello de i leggieri , ma il moto dei leggieri fi
vede effer dirittamente alVmsu, cioè verfo la circonferenza—*
del Mondo , adunque il molo dei graui è rettamente verfo il
centro del Mondo: & accade per accidens, che efìa verfo il
centro della T erratotele queflo fi abbatte ad ejfcre vnito co
quello . Il cercar poi quello 3 che faceffe vna parte del globo
Lunare, b del Sole, quando fuffefeparata dalfuo tutto,è va-
nità; perche fi cerca quello, che feguirebbe i'n confegueza d'vn3
impojfibile; attefo che, come pur dimofìra Arifìoiile i corpi ce-
lèfìifono impajfìbili, impeneirabilh infrangibili; sì che non fi
pub dare il cafoie quando pure ej?deffè,e che la parte feparata
ritornaffealfuo tutto , ella non vi tornerebbe come graue, ò
leggiera, che pur il medefìmo Ari fi botile prona , che i corpi cele-
fti non fono ne graui, ne leggieri .
ui 3 ne *?SQe~ SALV. Quanto ragioneuolmente io dubiti ,fe i graui fi muouano
per linea retta, e perpendicolare, lo fentirete , comepufora ho
detto, quando efaminero queflo argomento particolare. Circa
il fecondo punto, io mi merauiglio , che voi habbiate bifogno ,
che3 1 Paralogifmo d' Ariflotile vi [fa /coperto , effendo per /L->
fieffo tanto manifeflo; e che voi non vi accorgiate , che Arifto-
file fuppone quello, che è in quiflione: pero notate .
SIMP. Digrazia Sig. Salutati parlate con più ri [petto d'Arifloti-
le .Et a chi potrete voi perfuader già mai, eh e quello, che e (ia-
to il primo, vnico, & ammirabile efplicator della forma Silo-
gijlica, della dimoflrazione, degli Elenchi, de i modi di cono-
fere i Sofismi, i Paralogismi, '& infomma, di tutta la Logica,
equiuocaffepoifigrauemente infupporper noto-, quello , che
e in quiflione! Signori bifogna prima intenderlo perfetta-
mente , epoiprouarji a volerlo impugnare .
SAL V> 'Signor Simplicio noijiamo qui ira noi difeo rrendo fami-
Uar-
Argomento
d'Ariftot. per
prouar , che i
graia fi muo-
uono per an-
dare al centro
deH'vniuerfo.
I graui fi muo
nono al cen-
tro della Ter-
ra per accidés
Cercar quel-
lo che fegui-
rebbe doppo
vn' imponibi-
le è vanità.
Corpi celelti
116 fon ne gra
Arifr.nonpuò
equiuocare ef
fendo inuen-
tor della Lo-
gica.
Del Galileo. 2.7
Ilarmente per ìnueBìgar qualche verità ;io notrharò mai per
malerbe voi mipalejiate i miei errali, e quando io non lauro
confeguita la mente d'AriJlotile.riprendettmipur liberamen-
te, che io ve ne baro buon grado . Concedetemi in tanto , che
io efponga le mie dijficultà,e ch'io rifponda ancora alcuna co-
fa a le voflre vltime parole, dicenàoui, che la Lcg.ca coirne be-
ni fimo fapete, ì l'organo col qualejj lojofa ;n,afì cerne può
effer, che vn' artefice fa eccellente m flbncare crgani,ma in-
dotto nel fapergli fonare, così può ejlr'vngran logico,ma po-
co e (perì o neljaperfifet tur della Logica; Ji come ci fon molti ,
che fanno per lo forno a mente tutta la poetica-, e fon poi in-
felici nel e omp or quattro verjifolamète : altri pojfeggono tut-
ti i precetti dd Vinci , e non faprdber poi dipignere vnofgOr
bello . Il fonar l'Organo n on s'impara da quelli , che fanno
far' Organi, ma da ctAgL sa fonai e: la Foefia s'impara dalla)
contmua lettura de' "Poeti : il dipignere s'apprende col conti-
nuo difegnare , e dipignere : il dimofirare dalla lettura de i
libri pieni di dimojh azioni, che fono i M alematici foli,e non
i Logici . Ora tornando alpropqfto dico, che quello , che ve-
de CÀriftotile del moto de i corpi leggieri e ilpartirfì il Fuoco
da qualun que luogo della fuperjicie del globo terrejlre,e dirit-
tamente dìfcojìarjene, falcndo in alto; e queflo e veramente
muouerfi verfo vna circonferenza, maggiore di quella della
Terra ; anzi il mide/imo Arijlotile lo fa muouere al concaùo
della Luna; ma,che tal circonferenza fa poi quella del Mon-
do, 0 concentrica a quella ,fì che il muouerfi verfo quefla ,fia
vn muouerfi anco verfo quella del Mondo ; ciò non fi può af-
fermare, fé prima nonfifuppone , che'l centro della 1 erra~->> ParaWfmo
dal quale noi vediamo difcoflarfìi leggieri afcendenti , fi a il d'Anftoc. nel
medefìmo, che'l centro del Mondo,che è quanto dire, che' Iglò- prouar la Ter
ho terreftrefia cofìituito nel centro dd Mondoiche e poi quel- ™ el^r nel ce
lo , di che noi dubitiamo , e che Ariflotile intende diprouare . tr0 ^ Mocto.
E queflo direte, che nonfia vn manifflo Paralogifmo l
SAGR. Queflo argomento d' ariflotile mi eraparfo anco per vn'
altro ri/petto mancheuole, e non concludente, quando bene fé
gli concedeffe , che quella circonferenza , alla quale fi muoue
rettamente il Fuoco ,fujfe quella , che racchiude il ^Mondo .
Imperocché, prefo dentro a vn cerchio non folamete il centro,
ma qualfiuoglia altro punto , ogni mobile , che partendofi da
quello cammmeràper linea retta , e verfo qualfiuoglia parte >
fenza
Sciioprefi il
Paralogifmo
d'Ariftoc. per
vn'altro ver-
fon
J>rouafi più
jagioneuol-
mece dirli che
igraui tendo-
no a) cenerò
delia Terra ,
che a quel del
i'vnwerfo .
à8 Dialogo primo
fenz' alcun dubbio andrà ver/o la circonferenza, e cotìnuatt»
do il moto vi arriuerà ancora; fi che ver 'i/fimo farà il direbbe
egli verfo la circonferenza fi muoua: ma non farà già vero ,
che quellOfCbe per le medefime linee fi moueffe con mouimento
contrario, vadia verfo il centro, fé no quado il pUto prefo fujfe
fijìejfo centro j) chél moto fujfe fatto per quella fola linea ,cae,
prodotta dal punto affegnato fpajfa per lo centro . Talchi il
dire: il Fuoco mouendofi rettamente va verfo la circonferen-
za del Mondo, adunque le parti della Terra , le quali ,per le
medefime linee fi muouono di moto contrario, vanno verfo'l
eentro del Mondo, non conclude altrimenti ,fe nonfuppoflo
prima, che le linee del Fuoco prolungate ,p affino per il centro
del Mondo; e perche di effe noi fappìamo certo , che le p affano
perii centro del globo terre/ire {effendo a perpendicolo Jbpra
la Jua fuperficie, e non inclinate) adunque per concludere bi-
fogna fupporre,che il centroÀelìa Terra sia Viftejfo, che il cen-
tro del jAl ondo, ò almeno, che le parti del Fuoco, e della Ter-
ra non afeendano, edefcendano,fe non per vna linea fola,che
paffiper il centro del Mondo;il che epoifaljb, e repugna all'ef-
perienza,la qual ci moJìra,che le parti del Fuoco,nonper vna
linea fola, ma per le infinite, prodotte dal centro della Terra,
verfo tutte leparti del Mondo , afeendono fempre per linet->
perperdicolari alla fuperficie del globo terrejlre .
$AVL, Voi Signor Sagredo molto ingegnofamente conducete Ari-
Jlotile al medesimo incjnueniente, mojlrando V equiuoco ma-
nifejlo; ma aggiugnete vn altra fconueneuolezza . Noi veg-
giamo la Terra ejfere sferica, e però siamo sicuri , che ella ha il
fuo centro : a quello veggiamo , che si muouono tutte lefuz^j
parti , che così e necejfario dire , mentre i mouimenii loro fon
tutti perpendicolari alla fuperficie terrejlre; intendiamo, come
mouendosi al centro della Terra, si muouono al fuo tutto, &
alla fua madre vniuerfale : e siamo poi tanto buoni,che ci vo-
gliam lafciar perfuadere , che V infinito loro naturale non e di
andar' verfo il centro della Terra,ma verfo quel\d 'dVVniuer-
fo, il quale nonfappiamo doue sia, ni fé sia; e che quando pur
sia, non è altro, ctivn punto imaginario , £r vn niente fenza
veruna facultà . AWvltimo detto poi del Signor Simplicio ,
che il contendere, fé le parti del Sole , ò della Luna , ò di altro
corpo cele/le, f eparate dal fuo tutto, ritornajfero naturalmen-
te, a quello, sia vna vanità, per ejfere il cafo impoJJibiìe,effendo
manifefto
Del Galileo . 19
manifefioper dimofìr azioni di Ariflotìle,che i corpi celeflìfo- , ^
no impaffibili, impenetrabili , impattiteli , à'c. iti/pondo ni- ^ j"*1*®-1}
. una delle enn dizioni ,per le quali Ariflotilefa diff trite t cor- £" ^ ^elefti
picekfli dagli Elementari, hauere altra fujfiflenza , che quel- difieriiccno:
la, cb'ei deduce dalla diuerjìtà de i moti naturali di quelli, e di da gli cJcmé-
quejìi; in modo , che negato , che il moto circolare flafclo de i c?"?v^e^:
corpi Celefliy ir affermato, ch'ei ccnuenga a tutti i corpi natii- ^«natigli
rali mobili , bifogna per neceflaria conseguenza dire , chesii ^ ^tiÀ»
attributi di generabile , o ingenerabile , alterabile , o inaltera-
bile ,partitelc,ò impartitele, à'c. egualmente t e comunemente
conuengano a tutti i corpi mondani, cioè tanto ai Cele/li ,
quanto a gli Elementari , o che malamente^ con errore hab-
bia Arifìotile dedotti dal moto circolare quelli , che ha afle-
gnati a i corpi CelefiL
SIMP. Queflo modo di fllofnfare tende alla fouuerjìon di tutta
lafdofojìa naturale, à al di/ordinare, e mettere in conquajfb
il Cielo, e la Terra, e tutto l'Vniuerfo; ma io credo, che i fon-
damenti de i Peripatetici fien tali, che non cijìa da temerebbe
con la rouina lorofl pojfano conjìruire nuouefeienze.
SALV. N on vi pigliate già penfìero del Cielo , ne della Terra, ne
temiate la lor fouuerfione, come ni anco della jilofojìa, perche
quanto al Cielo in vano e , che voi temiate di quello , che voi
mede/imo reputate inalterabile , e imponìbile ; quanto alla—*
Terra, noi cerchiamo di nobilitarla, e perfezionarla > mentre
proccuriamo di farla Jimile a i corpi Celefli , e in certo modo
metterla qua fi in Cielo , di doue i vojlri filo fb fi l'hanno ban- T -, r r
dita. Lajìlojojiamedejima non può ,Je noti riceuer beneji- v nceuer*
zio dalle no/Ire difpute; perche fé i nojlri penjìeri faranno ve- accrefeiméto
ti, nuoui acquiflifl faranno fatti; ft falfl,col ributtargliynag» dalle difpute,
gior mente verran o confermate le prime dottrine . Jriglìateui e ?ont?^z}°~
più tolìo penfiero di alcuni filofofij e vedete di aiutargli, e fa- m l
flettergli; ctie quanto alla fcienzaflejfa , ella non può ,fe non,
auanzaifì . E ritornando al noflro propojìto , producete li-
beramente quello y che vifouuiene per mantenimento della—*
fomma deferenza , che Ariflotile pone tra i corpi Celefìi, e la
parte Elementare, nel far quelli ingenerabili , incorruttibili ,
mailer abili, à'c. e quefla corruttibile, alterabile, à'c.
SIMp. io non veggo per ancora , che Anfìotile Jìa bifognofo di
flocco/ fo, rflandj egli in piede sfaldo, e forte ; anzi non eflen-
doper ancora pure flato ajjalito j non che abbattuto da voi ♦
E qual
Dffcorfo d'A
rift. per prò-
uarl 'incorrile
tibilicàdelcie
lo.
Generazione,
C corruzione
è folamente-»
tra i contrarj
per Arili.
Al moto cir-
colare, niun'
altro moto è
contrario.
Cielo abita-
lo ,p gli Dei
immortali.
Immutabilità
del cielo coni
prefa per il se
lo.
Prona , che il
moto circola-
re non ha con
erario.
io Dialogo primo
E qualfarà il voBrofchermo in quejlo primo ajfalto ? Scritte
xAriflotile. Quello, eh e fi genera fifa da vn contrario in quaU
chefubietto], e parimente fi corrompe in qualche fubietto , da
vn contrariojin vn contrario; fi che (notate bene) la corruz-
zione , e generazione non e fé non ne i contrarj ; ma de i con-
trarj i mouimentifon contrarj ;fe dunque al corpo Celejle n&
Jtpuò affegnar contrario , imperocché al moto circolare niun*
altro mouimento e contrario , adunque benifiimo ha fatto la
natura a fare efente da i contrarj quello, che doueua ejfere in-
generabile , <& incorruttibile . Stabilito quejlo primo fonda-
mento, fpeditamente fi e aua in confeguenza,ch'eifia inaugu-
mentabile , inalterabile , impajfibile , e finalmente eterno, &
abitazione proporzionata agli Dei immortali,conforme alla
opinione ancora di tutti gli huomini , che de gli Dei hanno
concetto . Conferma poi Vijlejfo ancor per ilftnfo ; auuenga,
che in tutto il tempo paffato, fecondo le tradizioni, e memorie
nijjunacofafivedeejferfitrafmutata, ne fecondo tutto Vvl-
timo Cielo, ne fecondo alcuna fua propria parte . Che poi al
moto circolare niuno altro fia contrario, loproua AriJlotil<Lj>
in molte maniere; mafenza replicarle tutte ajfai apertamente
rejla dimojlrato , mentre , che i motifemplìci non fono altri »
che tre, al mezo, dal mezo, e intorno al mezo, de i quali i dua
retti furfum , & deoriiim/ò#o manifijlamenté contrarj , e
perchè vn foto ha vn foloper contrario , adunque non reffa
altro mouimento , chepojfa effer contrario al circolare . Ecco-
ni il difeorfo di Arijlotìle argutijfimo, e concludentiffìmo, per
il qualefiproua l'incorruttibilità del Cielo .
SALV. Quejlo non* niente di più , che il puro progrejfo d'Ari-
Jlotile,già da me accennato, nel quale tuttauolta, che io vi ne-
ghi , che il moto , che voi attribuite a i corpi Celefìi, non con-
-tenga ancora alla Terra, la fua illazione refìa nulla . Dicoui
per tanto , [che quel moto circolare , che voi ajfegnate a i corpi
Celefii, e onuiene ancora alla Terra: dal che,poJlo, che il re fio
del vojlro difeorfo fia concludente ,feguirà vna di qucjle tre
cofe; comepocofàfiè detto, & or vi replico, cioè, ò che la Tèr-
ra fia ejfa ancora ingenerabile , e incorruttibile , come i corpi
Cele/li, ò che i corpi Celeflifieno , come gli Elementari gene-
rabili, alterabili, &c. ò che quefia differenza di moti non hab-
bia, che far con la generazione , e corruzione . Il difeorfo di
vAr t fiatile f e vojlro contiene molte propofizioni da non effer
di
Del Galilea £|
Hi leggiero ammejfe, e per poterlo meglio e/ammare >Jàrd bene
ridurlo più al netto, fa' al dijìinto , ebefia pofiìbile ; efcufimt
il Sig. Sagredo , fé forfè con qualche tedio fente replicar più,
volte le medefime cofe, e faccia conto difentir ripigliargli ar-
gomenti nei publici circoli de i dìfputanti . Voi dite la gene-
razione) e corruzione non fi fa, fé non doue fono i contrari ,
i contrarj non fono, fé non tra i corpi fimplici naturali, mo-
bili di mouimenti contrari; mouimenti contrari fono folamj-
te quelli , che fi f Anno per linee rette tra termini contrari , e^
quejìi fono folamente dua , cioè dal mezo , & al mezo ; e tali
mouimenti non fono di altri corpi naturali , che della Terrat
del Fuoco, e degli altri due Elementi; adunque la generazio-
ne , e corruzione non è fé non tra gli Elementi . E perche il
terzo mouimento femplice y cioè il circolare intorno al mezo >
non ha contrario (perche contrari fono gli altri. dua ,e vn — »
folo ha vnfolo per contrario ) però quel corpo naturale , al
quale tal moto compete , manca di contrario , e non hauendo
contrario, rejìa ingenerabile, e incorruttibile, &c. perchè do-
tte non è contrarietà, non è generazione , ne corruzione, &c.
ma tal moto compete folamente a i corpi Cele/li: adunque foli
quejìi fono ingenerabili, incorruttibili, &PV.. E prima a mejì
rapprefenta affai più ageuol cofa il poterjì afjìcurare ,fe la—>
Terra corpo vajìifjìmo , e per vicinità a. noi trattabili/fimo fi
mucua di vn mouimento majfimo , qual farebbe per bora il Più facile è
riuolgerfi infefiejfa in ventiquattro ore, che non è l'intende- accorgerli fé
re, à" ajficurarfi , fé la generazione , e corruzione fi facciano muoua^chefe
da i contrari; anzi pure fé la corruzione, e la generazione,^1 ja corruzione
i contrari fieno in natura . E fé voi Sig. Simplicio mifapefìe fi faccia da i
ajfegnare qualfia il modo di operare della natura , nel gene- contrarj.
rare in breuijfìmo tempo , centomila mofcioni da vn poco di
fumo di mofìo, mofirandomi quali fieno quiui i contrarj,qual
cofa fi corrompa, e come, io vi reputerei ancora pia di quello,
eh' io fo; perche io nejfuna dì quejie cofe comprendo . In oltre
barei molto caro d'intendere, come , e perchè quejìi contrari
corruttiui fieno così benigni verfo le cornacchie, e cosi fieri
verfo i colombi , così tolleranti verfo i cerni, & impazienti
contro a i caualli, che a quelli concedano più anni di vita,cioè
d'incorruttibilità , cbefittimane a quejìi . / P efebi ,gli Vliui
hanno pur radice ne ì medefimi terreni , fono efpofii a i mt-
defimi freddi) a i medefimicaldi, alle medefime pwggie, e ven~
thù; *
3 % Dialogo primo
ti, Ò* infomma alle medefime contrarietà ,e pur quelli vengo»
no deflrutti inbreue tempo , e quefli viuono m die centinaia
d'anni . eDipià, io non fon mairejlato ben capace di quefìa
tra/mutazione fufìanziale ( reHandofempre dentro a i puri
termini naturali) per la quale v?ia materia venga talmente
trasformatale fideua per necefjità dire quella tffèr/idtl tut-
to deflrutta,fi che nulla del fuo primo ejfere vi rimanga , c->
eh' vn' altro corpo dìuerjìffimo da quella, fé ne fi a prodotto;^
il rapprefentarmifivn corpo fotta vn aJpetto,e di li a poco fot-
Semplìce traf to vn' altro differente affai, non ho per imponìbile, chepoffa—*
pofìziò di par feguìreper vnafemplìce trafpo/ìzione di parti fenza corrom-
pi può rappre- pere, ò generar nulla di nuouo : perchè dijimili Metamorfoft
re?,!?r \r ,?Ì5: ne vediamo noi tutto il giorno . Si che torno u replicarui,che
lotto duierli . . ., ••'.£„ , , , .-^ r n m
afpecti. nome voi mi vorrete perjuader , che la Term non fi poffa—»
muouer circolarmente per via di corruttibilità,egener abilità,
bauerete , che fare affai più di me , che con argomenti ben pia.
difficili, ma non men concludenti, vijtrouerò .il contrario.
SAGR. Sign. Saluiati perdonatemi, fé io interrompo il voflro ra-
gionamento ftl quale, fi come mi diletta affai, perche io ancora
mi trouo inuolto nelle medefime dijffcultà, così dubito , che fa
impojjibile il poterne venire a, capo ,/ènza deporre in tutto , e
per tutto la no/ira principal materia ;però quando fi poteffLs
tirare auanti il primo difeorfo , giudicherei , chefuffe bene ri-
mettere ad vn altro feparato , & intero ragionamento quejia
quijlione della generazione,e corruzione^ fi come anco,quan-
do ciò piaccia a voi, & al Sign. Simplicio, fi potrà fare di altre
quiflioni particolari , che il corfo de' ragionamenti ci porgeffe
auanti; delle quali io terra memoria a parte, per proporle vn*
altro giorno ,e minutamente efaminarle . Hor quanto alla—*
prefente,già che voi dite, che negato ad Aristotile , che il moto
circolare non fìa della Terra,come degli altri corpi Cekfti, ne
feguìrà, che quello , che accade della Terra , circa ìeffèr gene-
rabile, alterabile , ifXc.fìa ancora del Cielo , l affiamo far fé la
generazione, e corruzione sieno, o non sieno in naturale tor-
niamo a veder d'inuejiigare,quelche faccia il globo terrefìre .
SIMP. Io non pò fo accomodar l'orecchie, a fentir mettere in—*
dubbio, fé la generazione, e corruzione sieno in natura^ffen-
do vna co fa , che noi continuamente hauiamo innanzi a gli
occhj , e della quale Arijìotile ha fritto due libri interi . Ma
quando si babbiano a negare i principi/ nelle fcienjze , e met-
tere
Del Galileo T 33
fere in dubbio le cofe manifejlijfime , chi non sa, che Jì potrà
prouare, quel che altri vuole,e'foRener qualfiuogliaparadof- Neganclorf i
Jb l E fé voi non vedete tutto ti giorno generarfi, e corrom- Pn^c.iP^ =liei*
ferfi erbe, piante, animali, che altra co/a vedete voi* come no pu^0 fofienere
vedete perpetuamente giojirarjtin contro le contrarietà , e la qUal fi voglia
Terra mutarjiin Acqua, l'Acqua conuertirjì in Aria-, V Aria paradello .
in Fuoco, e di ìiuouq l'Aria condenfarjiin nuuole, in piogge ,
grandini, e tempelìe /
$AGR. Anzi veggiamopur tutte quejle cofe , e però vogliamo co-
cederui il dtjcorfo d' Arijlotile, quanto a quejlaparte della ge-
nerazione , e corruzione fatta da i contrarj ; ma fé io vi con-
cluderò in virtù delle medejìme proporzioni concedute ad<
Arifiotile, chei corpi Celeftijleno effì ancora-, non meno , che
gli Elementari generabili, e corruttibili , che cofa direte voi (
SIM P. Diro, che voi habbiatefatto quello ^che e impojjìbi le a far/i.
SAGR. Ditemi vnpoco Sign. Simplicio, non fono quejle affezio-
ni contrarie tra di loro i
SIMP. Quali!
SAGR. Eccouele . Alterabile, inalterabile , pajfìbile , impajpbilep
generabile, ingenerabile, corruttibile, incorruttibile /
SIMP. Sono contrarissime .
SAGR. Come quejlo Jìa, efìa vero ancora, chei corpi Celejli fieno
ingeneragli, e incorruttibi, io vi prono , che di necejjità bifo-
gna, cheitorpi Cele/li Jìen generabili, e corruttibili ♦
SIMP. Quejlo non potrà effer' altro, che vn Sojjìsma .
SAGR. Sentite l'argomento, e poi nominatelo, e foluetelo. I cor- . u
pi CeleRiyper chi fono ingeneratoli , <& incorruttibili , hanno :ge^J?aSf- e
in natura dei contrarj, che fono i corpi generabili, ecorrutti- xrorrutib. per~
. bili ; ma doue è contrarietà , quiui e generazione , e corruzio- che fonoinge
ne, adunque itorpi Celejlifon generabili, e corruttibili. nerabili, e in-
SIMP. Non vi difsio, che nonpoteua eJfer'altro,ch'vn Soffismaì corrLlttlblil •
Quejlo e vn di quelliargomenti cornuti, cheji chiamano So-
rtii: come quello del Candiotto,chedmua,che tutti i Candiot- Al'gurn^nco
ti erano bugiardi, pero ejfendo egli Candiotto veniuaadir la altrimenti So
bugia, mentre diceua,cbe i Candiotti erano bugiardi ;bifovna rite .
adunque, che i Can diotti fujfero veridici,^ in conJcgmjnzaf
ejfo, come Candiotto veniua ad effer verìdico; e però, nel dir,
chei Candiotti erano bugiardi, diceua il veroyc comprenden-
do fe}-come Candiotto, bifgnaua, che efujfi, bugiardo. E così
in quefla forte di Sojjìsmi , fi durerebbe va eterno arigirarjl
fenza concluder mai niente , C Sagr. Voi
|4 Dialogo primo
SAGR. Voi fin qui Vbauete nominato, rejla bora,che lofcìoglìatt,
mq/iran do la fallacia .
SIMP. Quanto alfoluerlo, e moHrarlafua fallacia , non vedete
voi prima la contradizion manifejìa i I corpi Celefifono in"
Tra i corpi generabili, e incorruttibili , adunque i corpi Celejìifon gene-
« lefti non è rabili,e corruttibili? E poi la contrarietà non e tra i corpi Ce-
•n gmietà. lejii; ma e tra gli Elementi, li quali hanno la contrarietà de ì
moti furfum, & deorfum; e della leggerezza, egrauità; ma
i Cieli , cbejìmuouono circolarmente , al qual moto muri al-
tro è contrario, mancano di contrarietà , e pero fono incor-
ruttibili, &c
SAGR. 'Piano Sign. Simplicio: quefta contrarietà ,per la qualz^
voi dite alcuni corpi f empiici efter corruttibili , rified'ella nel-
liffejfo corpo , che fi corrompe , a pur e ba relazione ad vn' al-
tro i dico fé tvmidità,per efempio, per la quale fi corrompa
vna parte di Terra, rifìede neirifiejfa Terra, opure in vn' al-
tro corpo, qual farebbe VAria , ò l'Acqua . Io credo pur , che
voi direte, che fi come i mouimenti in su ,e ingiù, e lagrauità,
I cStrari che e^a ^g?erezzaJ c^ ^oi fate i primi contrari, nonpojfòn'ejfen
fon cauli di nelmcdfimofuggetto,cosìne ancol'vmido,elfecco, ilcaldo*
corruzione n6 rifreddo: bifogna dunque, che voi diciate, che quando il cor-
j/k£§.cno nel pò fi corrompe, ciò auuengaper la qualità, che fi troua in vn'
che fi corrora altro, contraria allafua propriaipero per far , che'l corpo Ce-
pC t lefìefia corruttibile, bafia , che in natura ci fieno corpi , cht^
babbiano contrarietà al corpo Celefìe;e tali fono gli Elementi»
fé e vero,che la corruttibilità Jia contraria alt incorruttibilità*
SIMP. Non bafia quefio Sign. mio , Gli Elementifi alterano , e
. ' _. Jt corrompono , perché fi toccano, e fi mefcolano tra di loro ,e
toccanoC€ ma cosìpojfono efercitare le lor contrarietà ; ma i corpi Celefiifo-
*on fon tocca no J eparati dagli Elementi , da i quali non fon ne anco tocchi^
ti da gl'Eie- fé ben effi toccano gli Elementi . Bifogna, fé voi volete prò-
mzm 1° $iar la gen erazione, e corruzione nei corpi Celejii, che voi mo-
firiate, che tra loto rifuggano le contrarietà .
SAGR. Ecco, ch'io ve le trouo tra di loro . Il primo fonte, dal
quale voi cauate le contrarietà degli Elementi,} la contrarie-
tà de' moti loro in su, e ingiù: adunque ì forza , che contrari
fieno parimente tra di loro quei principi/, da i quali dependo-
no tali mouimenti : e perché quello ì mobile in super la legge*
rezza, e quefio in giù per lagrauità,} necejfario, che leggerezr
tAi e granitacene tra di loro contrarie ini menofìdeue ere*
Del Galileo: |f
dere, che fon contrarj quegli altri princìpi) , che fon cagioni ,
the queslofa graue, e leggiero quello:maper voi medejimi la Grattiti, e ley
legge rezza, e lagrauità vengono in confeguenza della rarit à, f^eafo'^foa
e denfità, adunque contrarie faranno la denfità, eia rarità* le qUaUcà cótr*-
quali condizioni tanto ampiamente fi rìtrouano nei corpi Ce ne.
ie/ìi, che voifimate le Stelle non ejfer* altro, che parti più den-
fe del lor Cielo ; e quando ciò fa, bifogna , che la denfità delle
Stelle fuperi quafi d 'infinito interuallo , quella del refto del Stelle f^P^
Cielo: il che è manifefìo dall' ejfere il Cielo fommamente traf- ja fufl^nza del
parente, eie Stelle fommamente opache , edalnonftrouare refto del cielo
lafsù altre qualità, che' l più, él meno denfi, ò raro, che della ianniuméw •
maggiore, e minor trafparenzapofano ejfer principi) : Effen-
do dunque tali contrarietà irà i corpi Celejti , è necejlario , che
tjji ancora fengenerabili,e corruttibili, in quel medefìmo mo-
do,cbefon tali i corpi Elementari^ vero,cbe no la contrarietà
fa caufa delia corruttibilità, &c.
$IMP. Non e necejfario ni l'vn, ni l'altro, perche la densità , «_*»
rarità ne i corpi Celefti non fon contrarie tra loro , come nei
corpi Elementari ; imperocché no dependono dalle prime qua- J>*ncaJ* *\
liti caldo, e freddo, che fono contrarie; ma dalla molta, o pò- ceìeùidiaeri*
ea materia in proporzione alla quantità: bora il molto, elpo- <ia quelle d«
co dicono folamente vna opposizione relatiua,chee la minor, gì* Elementi*
the sia, e non ha, che fare con la generazione, e corruzione . Crera.
SrfGR. Talché a voler, che il dehfo , e'I raro , che tra gli Elementi
deue ejfer cagione di grauità,e leggerezza, le quali pojfanejjep
taufe di moti contrarj furfum,& dcox(\im,dai quali depen-
dano poi le contrarietà per la generazione, e corruzione, non
bafla , che sieno di quei densi , e rari , che fitto la medesima^*
quantità, o vogliam dir mole, contengono molta , ò poca ma-
teria, ma e neceJfario,che e siano densi, e rari, merce delle pri-
me qualità freddo, e caldo, altramente non si farebbe niente ;
ma, /eque fio e, ^Arifìotile ci ha ingannati, perchè doueua dir-
celo da principio , e lafciar e fritto , che fin generabili , e cor- Ariftot.fi ino*
ruttibili quei corpi J empiici, che fon mobili di mouimenti firn- **ra. diminiit*
plici in su, e in giù, dependenti da legger ezza,e grauità,cauf a- |e caiifedel'F-
teda rarità,e densità, fatta da molta,e poca materia, merce del eifer gli Eie-
caldo ,e del freddo; e non si fermare fui femplice moto furfum, menti genera-
le deorlum: perche io vi ajficuro , che quanto al fare i corpi b.|M» .e co^uc-
. graui,e leggieri,onde €■ sien poi mobili di mouimenti contrarj, tlt>lii*
qualsiuoglia densità, e rarità bafla , venga ella per caldo , <l*>
C 2, freddo,
\
3<£ Dialogo primo
freddo , òper quel che più vi piace ; perche il caldo , él freddo
non hanno, che far niente in quejla operazione : e voi vedre-
te, che vn ferro infocato, che pur si può chiamar caldo ,pefa il
medesimo, e si muoue nel medesimo modo , che freddo . cMa
lafiiato ancor quejio; chefapete voi, che il denfo,e'l raro Cele-
He non dependano dal freddo , e dal caldo i
SIMP. S olio, perche tali qualità no fono.tr a i corpi Celejliyli qua,'
li non fon caldi , n\ freddi .
SALV. Io veggo,che noi torniamo di nuouo a ingolfarci in vn pe-
lago in-finito da non ne vfcir mai, perche queflo e vn nauigar
fe?iza buffala, fenza Stellefenza remi,fenza timone;onde co-
zdenper neceffità, opaffare di foglio, in foglio , ò dare in fic-
co, ò nauigar fempr e per perduti . Però, fi conforme al vofìro
consiglio noi vogliamo tendere auanti nella nojìra principal
materia, hifogna, che.lafciata per bora quefìa general consi-
derazione, fi il moto retto sia neceffario in natura , e conuen-
ga ad alcuni corpi, venghiamoalJe dimojìr azioni, ofiferuazio*
ni, & efperienze particolari : proponendo prima tutte quelle,
che da lAriflotile , da Tolomeo , e da altri fon!)* fiate sin qui
addotte per proua della Jìabilità della. 'T^yva, cercando fecon-
dar iamente di foluerle : e. portando in vltimo quelle , per 1<lj>
quali altri poffa refìàr perfuafo, chela Terra sianon men,cbe
la Luna , o altro Tianeta da connumerar sitrài corpi natu-
ralimobili circolarmente,- *
SAGR. Io tanto pia volentieri mi atterrò a quejìo,quanto io reflo?
affai più fodisfatto del vofìro difiorfo architettonico , e gene-
rale, che di quello d'iAriflotikjperche il voflro finza intoppo
veruno mi quieta , e l'altro ad ognipaffo mi attrauer fa qual-
che inciampo; e non fio, come il Sign. Simplicio non sia re/lata
fubito perfuafo dalla ragione.arrecata da voi per proua, che ili
moto per linea retta non pub hauer luogo in natura,tuttauol-
tachesifupponga , che le parti deWVniuerfo sieno difpqfte in
ottima coflituzione, e perfettamente ordinate \.
SALV. Fermate digrazia Sign. Sagredo, che pur'horamifouuie-
ne il modo di poter dar fodisfazione anco al Sign. Simplicio,
tutiauolta però-, che e' non voglia refiar talmente legato ad
ogni detto dJ \Ariftoti le, che egli habbia perfacrilegio il difeofi
tarfineda alcuno .. E none dubbio , che per mantener rotti-
ma difposizione , e lordine perfetto delle parti deWVniuerfo,.
• manto alla locai situazione^ non ci e. altro, che il mouimentù,
circolare^
Del Galileo. 37
circolare t e la quiete, ma quanto al moto per lìnea retta, non
veggo, che poffà fruire ad altro , che al ridurre nella fua na-
turai coflituzione, qualche particella dì alcuno de' corpi inte-
grali, che per qualche accidente fujfe fiata rimofia , e feparata
dalfuo tutto, come di /òpra dicemmo . Consideriamo bora—*
tutto il globo terrefìre,e veggiamo quelchepuo effer dì lui,tut-
tauoltache, £T ejfo, egli altri corpi mondani si deuano confer-
mare nell'ottima, e naturai di/posizione . Egli e necejfario, di-
re , ò che egli refii , e si conferiti perpetuamente immobile nel
luogo fuo,ò che refiando pur ftmpre nellifiejfo luogo, si riuol-
ga m fefieffo , o che vadui intorno ad vn centro , mouendosi
per la circonferenza di vn cerchio . De i quali accidenti , Ò*
<Arif}otUe, e Tolomeo, e tutti ilorfeguaci dicon pure, che egli . .. -, . :
ha ojferuatofempre , & e per mantenere in eterno il primo , m"co .'otlp0no
cioè vna perpetua quiete nel medesimo luogo . Hor, perche il globo 'terre
dunque in buon bora non si deuegli dire , cbefua naturala &« immobile
affezione e il refiare immobile , più tojlo , chefarfuo naturale
il moto all' ingiù , delqual moto egli già mai non fi e mojfo ,
ned' e per tnuouerfi [i e quanto al mouimento per lìnea retta Naturale de!
iafeifi, che la natura fé neferuaper ridur alfuo tutto le par- globo terref-
tkelle della Terra, dell 'Acquaceli Aria, e del tuoco,e di ogni tre (iei,e <|ir"
altro corpo integrale mondano , quando alcuna di loro ,per ™,jcce cy,c ^
qualche cafo ,fene trouajfe feparata , e pero in luogo difordi- moto retto ai-
nato trajpofia; fé pure anco, per far quefìa refìituzione, non l 'ingiù.
fi trouajfe, che qualche moto circolare fujfe più accomodato „
Parmi, che quefìa primaria pojizione rijponda molto meglio,
dico anco in via d'Ariflotìle mede/imo, a tutte le altre confe-
guenze, che l'attribuire, come intr infoco , e naturai principia
degli Elementi i mouimenti retti . 1 1 che è manifeflo ,peì eoe
$io domanderò al peripatetico, fé, tenendo egli, che i corpi Ce-
lejh fieno incorruttibili, & eterni, ei crede, che' l globo terref
tre nonfia tale, ma corruttìbile, e mortale, fi che egli h abbia a ^otl* retti eoa
venir tempo , che continuando fuo ejfere , efue operazioni ti aJfr jf^VaUe
Sole, e la Luna, e le altre Stellerà Terra nonfiritrouipiu al parti,che a ^li
Mondo, mafia con tutto il reiìo de gli Elementi defirutta , e metri Llenìe-
andata in niente, fon ficuro, che egli rifponderà di no: adun-n »
que la corruzione, e generazione e nelle parti,e non nel tutto,
e -nelle pay ti ben mimme,e fuperjìciali, le quali fon,come inse-
J.bdi in, cóparazion di tutta la mole; e perche Arifi. argumèta
la generazione, e corruzione dalla contrarietà de' mouimenti
C 3 retti,
Peripatetici
iffegnano , co.
poca ragione;
per naturali
quei moti a
gli Elementi,
de' quali non,
fi muouó mai,.
t per preter-
naturali quel-
li de' quali fi;
xnuouoa fem-
pre..
Efperienze sé
fate deuono a
tepori! ai dif-
ferii vmani..
38 Dialogo primo
retti, lafcinjl tali mouimenti allegarti , che fole fi alterano , e
corrompono, & all'intero globo > e sfera degli Elementi attri-
buifcajì, 0 il moto, circolare , 0 'una perpetua confluenza nei
proprio luogo:, affezioni, che fole fono atte alla perpetuazione,
& al. mantenimento dell'ordine perfetto . QueJÌQ rchefi dice
della Terra, può dirjìconjìmil ragion del Fuoco,e della mag-
gior parte dell'Ariana ì quali Elementi Ji fon ridotti i Peripa-
tetici ad ajfegnareper loro intrinfeco3 e naturai moto,vno del
quale mai non Jì fono mojji, ne fono per muouerfi, e chiamar
fuor della natura loro quel mouimento , del quale fi muouo-
no, fi fon morti, e fon per muouerjì perpetuamente: quejlo di-
co, perche afjegnano alVAria, & al Fuoco jl moto all'insà,del
quale già maiji e mojfo alcuno dei detti Elementi , ma folo
qualche lor particella , e quejia non per altro x che per ridurfi
alla perfetta cojlituzione, metre fi trouaua fuori del luogo fuo
naturale ^ Ò" all'incontro, chiamano a lor preternaturale il
moto, circolare, delquale incejfabilmenteji muouono ifcorda-
tifi in certo, modo di quella , che più volte ha detto %Arifiotiley
che nejfun violento può durar lungo tempo ..
SIMP. A tutte quefie cofe habbiamo noi le rifpofìe accomodatif
/ime, le quali per bora lafceSFÒ da parte per venire alle ragioni
più particolari, & efperienze fenfate , le quali finalmente de-
uono anteporfi,come ben diceAriJlotile a quanto pojfa ejferci
fomminifìrato dall' humano difcorfo ..
SAG.R.. Seruanci dunque le. cofe dette fin qui per hauercìmejfo in
confìder azione qual de' due generali difcorfì habbìa più del
probabile , dico quello di Aristotile per perfuaderci la natura
de i corpi fullunari ejfer generabile, e corruttibile ,. &c..eperb
diuerftfjima dall' effenza de i corpi Celefli,per ejfer loro impaf-
Jibili , ingenerabili , incorruttibili f, &c. tirato dalla diuerjità
de i mouimenti femplici; bpur quefie del Sign. Salutati ,cbz^
fifppon.en.do le parti integrali del Mondo efìere dijpojle in ot-
tima cojiituzione. efcludeper neceftaria confeguenza da i cor-
pi femplici naturali imouimenti retti , come di nìunovfo in
natura, e slima la Terra ejfer' effa ancora vnode. i corpi Ce-
le/li adornato di tutte le prerogative, che anquellÌconu:engono,
Il qual difcorfo fin quìa me confuona ajfaipìu , che quell'al-
tro .. Sia dunque contmtoil Sign., Simplicio produr tutte le
particolari ragioni-, efperienze, & ojferuazioni tanto, natura-
UxqumtQ agronomiche , per le quali altri pojfa rejlar per-
fuafi.
Del Gali/eo . 3 9
fuafo la Terra efier diuerfa da i corpi Celejìì, immobile, collo-
cata nel centro del Mondo,efe altro vi e, che l'efcluda dall' ef-
ferejfa ancora mobile, come vìi Pianeta,come Gioue,b la Lu-
na y Ìjc. Et il Sign. Saluiatiperfua cortejia Ji contenterà di
rifpondere aparte, a parte .
SIMP. Eccoui per la prima due potentijjlme dimofirazioni per
proua, chela Terra e dijferentifitma da i corpi CelefiL Prima,
I corpi, che fono generabili , corruttibili ^alterabili , à'c.fon
diuerfifiimi da quelli , che fino ingenerabili , incorruttibili ,
inalterabili, &c. la Terra ì generabile , corruttibile , alterabi-
le, <£?c. e i corpi Celefii ingenerabili , incorruttibili , inaltera-
bili, &c. adunque la Terra e diuerfijpma da i corpi Celejli .
SAGR. Per il primo argomento voi riconducete in tauola,quelh9
che ci efiato luti oggi, & apena fi e leuatopur* ora .
SIMP, Piano Signore, jentite il refio, e vedrete quanto e'fia dif-
ferente da quello: nell'altro fi proué la minore a priori, & bo-
ra vela voglio prouare à pofteriori; guardate fé quefio è efie-
re il medefimo: prouo dunque la minore {ejfendo la maggiore
tnanifefiifiìma ) lafenfata efperienza ci mofira,come in Ter'
rafi fanno cótinue generazioni, corruzioni, alterazioni, &c. j. *,. . ,
delle quali neper fenfo nofiro, neper tradizioni, ò memoriti nuitabil^jf che
de' nofiri antichi ,fe n'e veduta veruna in Cielo , adunque il non fi è vedu-
Gielo e inalterabile, face la Terra alterabile, & e. e pero diuer- ta mutazione
fa dal Cielo , Il fecondo argomento cauo io da vn pr indo ale, * e"° S,a ma,#
& efienziale accidente, <& e quefto . Quel corpo, che eperfua
natura ofeuro , epriuo di luce e diuerfo da i corpi luminqfi, e
rifplendenti, la Terra e tenebrofa, efenza luce , & i corpi Ce- Corpi Incidi
lejii fpUndidi, e pieni di luce, adunque,^ e. rifpondafi a ^e-per^ia,tura
/li per non far troppo cumulo , e poi ne addurrò altri . j,rofì t
SALV. Quanto al primo , la forza del quale voi cauate dall' efpe-
rienza , defidero , che voi più di/Untamente mi produciate le
alterazioni, che voi vedete farfi nella Terra, e non in Cielo ,
per le quali voi chiamate la Terra alterabile, £T il del) no.
SIMP- Veggo in Terra continuamente generarfi , e corromperfi
berbz, piante, animali, fufcitarfi venti, pioggie, tempefie pro-
celle, & infimma ejfer quefio a/petto della Terra in vna per-
petua Metamorfofi,niuna delle quali mutazioni fi forge ne*
corpi Celefii, la coflituzione,e figurazione de ' quali e puntua-
li/fimamente conforme a quelle di tutte le memorie , fenza cf-
feruifi generato cofa alcuna di nuouo , ne corrotto* delle an-
tiche, C 4 Salu.Ma
40 Dialogo primo
SALV. M adorne voi vi h abbiate a quietare su quefie vifihil'hòper
dir meglio 3 vedute efperienze , è forza , che voi reputiate la
China > e l'America ejfer corpi Celejii , perche ficur amente in
efiìnon hauete vedute mai quefie alterazioni , che voi vedete
qui in Italia , e che pero quanto alla vofira apprenfione e'fie*
no inalterabili \
$IMP. Ancorché io non hahbia vedute quefie alterazioni fenja-
tamente in quei luoghi-, ce ne fon pero le relazioni ficur poltre
che, cum eadem fit ratio totius > & partium , ejjendo quei
paefi parti della Terrai, come i nofiri , e forzai che e' fieno al*
terabili, come quefii *
SALV. E perche non l hauete voi ,fenza ridurui a douer credere
all'altrui relazioni oJ/eruate,e vifie daper voi con i vofiri oc-
cbiproprj i
SIMP. Perche queipaefi, oltre al non ejfer' efpoBi agli occhi naf
tri, fon tanto remoti,che la vifia nqfira non potrebbe arriua'
re. a comprenderci fimili mutazioni .
SALV. Hor vedete, come daper voi medefimo hauete castalmen-
tefeoperta la fallacia del voslro argomento ; imperocché, JL*
voi dite , che le alterazioni , chefi veggono- in Terra apprejfb
di noi non le potrefie per la troppa dfianzafeorger fatte in—+
^America, molta meno le potrefie vedere nella Luna , tariti
centinaia di volte più lontana', E fé voi credete le alterazione
Mefite ane a gli auuifi 'venuti di la , quai rapporti vi fon ve-
nuti dalla Luna afignificaruì,ehe in lei non vi e alterazione!
adunque dal non veder voi le alterazioni in Cielo, doue qua"
do vi fujfer a non potrefie vederle per la troppa difianza,e dal
non ne bauer relazione, mentre, chehauer nonfipojfa, non
potete arguir, che elle non vi fieno, come dal vederle, e inten-
derle in Terra bene arguite, che le ci fono .
SIMP. Io vi trouerò delle mutazioni feguite in Terra così gran*
di; che fedi tali, fé nefacejfero nella Luna , benijjìmo potreb-
bero ejfer ojferuatedi qua giù . Noi hauiamo per antichijjì-
Mediterraneo me memorie, che già allofiretto di Gibilterra, Abile, e Calpis
http per la di erano continuati infieme, con altre minori montamele quali
Wl10" Calpe teneuano l'Oceano rifpinto ; ma ejfendofi, qualfe nefujfe lai
3 " caujàjfeparati i detti monti, & aperto V adito all'acque maru
ne,, quefie feorf ero talmente in dentro,kbe neformarono tutto
il Mare Mediterraneo : del quale ,fe noi confedereremo la-*
grandezza 9 e la diuerfiti detf affretto 5 che deuon fare tra de
kro
Del Galileo. 4*
loro la fuperficie dell' Acqua , e quella della T'erta , vedute dì
lontano^ non ba dubbio , che vna tale mutazione poteua be-
ni/fimo ejfer comprefa da chi fufie fiato nella Luna, fi com<L*>
da noi abitatori della Terra fimili alterazioni dourebbero
fc or gerjì nella Luna ; ma non ci è memoria , che maififia ve-
duta co/a tale, adunque non ci rejìa attacco da poter dire , cbe
alcuno de i corpi Celefìifia alterabile, &c.
SALV. Cbe mutazioni così vafle fieno feguite nella Luna , io non
ardirei di dirlo, ma non fono ancoficuro , cbe non ve nepof-
fano ejferfeguite; e perche vnafimil mutazione non potrebbe
rapprefentarci altro , cbe qualche variazione tra le parti più
chiare, e le più ofcure di ejfa Luna, io non so, cbe ci fieno fiati
in Terra Selinografi curiofi, che per lunghi fima ferie di anni
ti habbiano tenuti prouuijli di Selinografie così efatte, che ci
pojfano render ficuri nijfuna tal mutazione ejfer già maife-
guita nella faccia della Luna; della figurazione della quale ,
non trouopiù minuta defcrizione, che il dire alcuno, chela—*
rapprefenta vn volto vmano, altri , cbe l'efimile a vn ceffo di
Leone, & altri, cbe le Caino con vnfafcio di pruni injpalla:
adunque il dire il Cielo e inalterabile, per chi nella Luna, ò in
altro corpo CeleRc non fi veggono le alterazioni , cbe fi fior-
gonoin Terra, non ha forza di concluder cofa alcuna .
SAGR. Et a me refia non so che altro fcrupolo in quefio primo ar-
gomento del Sign. Simplicio, il quale defidero, che mifia leua-
to :pero io gli domandole la Terra auanti Vinnondaziom—»
Mediterranea era generabile, e corrutibile,ò pur comincio al-
lora ad ejfer tale .
SIMP. Erafenza dubbio generabile, e corruttibile ancora auan-
ti, ma quella fu vna mutazione tanto vafia , cbe anche nella
Luna fi far ebbe potuta ojferuare .
SAGR. Oh fé la Terra fu pure auanti tale alluuione generabile, e
corruttibile, perche non pub ejfer tale la Luna parimente fen-
za vnafimile mutazione i perche e neceffario nella Luna~»
quello, cbe non importaua nulla nella Terra ì
SALV. Argutijpma infìanza . Ma io vo dubitando, cbe il Sign»
Simplicio alteri vn poco V intelligenza de i tefii dIArifiotile , e
degli altri peripatetici , li quali dicano di tenere il Cielo inal-
terabile, perche in efio non fi e veduto generare, ne corromper
mai alcuna Stella, cbe forfè e del Cielo parte minore, che vna
Citta della 7jrrafepuf mnumerabiU di quejìefifon defirut-
E non meno
impofiìbile_->
corrompers'v
ria Stella, che
tutto il globo
tenebre.
Ariftot.mute-
rebbe opinio-
ne vedendo le
nouità del no
Aro fecole
41 Dialogo primo
te in modo, che ne anco i vesligij ci fon rimaslì .
SAGR. lo certo (ìimaua altramente, e credeua, che il Sign. Simpl.
dijfimulajfe quefta efpofizione di tejlo , per non granare il
Jdaefiro, & ifuoicondifcepoli di vna nota ajjai più deforme
dell altra <. E qual vanità e il dir e ,la parte Ctlejte è inalter a-
bile, perche in ejfa non fi generano , e corrompono Sitile icie
forfè akuno , ebehabbia veduto corrompirfivn globo terre f-
tre,e rigeneracene vn' altro h non è egli riceuuto da tutti i fi-
losofi, cbepocbifiìme Stellejìeno in Cielo minori della Terrat
ma bene ajfaijfime molto ', e molto maggiori? il corr apersi du-
que vna Stella in Cielo non e minor cofa,cbedefìruggersi tut-
to il globo terreHre ; però quando per poter con verità intro-
dur nelTVniuerfo la generazione, e corruzione sia necefiario,
che si corrópano, e rigenerino corpi così vaili , come vna Stel-
la, toglietelo pur via del tutto, perche viajficuro, che mai non
si vedrà corrompere il globo terreHre ,0 altro corpo integrale
del Mondo : sì che, ejfendocisi veduto per molti Jecoli decorsi,
ei si diffolua in maniera, che di fé non lafci vefìigio alcuno .
SALV. Ma per dar fopr abbondante foddisfazione al Sig.Simpl,
e torlo, Je epo/fibile, di errore,dico che noi hauiamo nel nolìro
fecolo, accidenti, & ojferuazioni nuoue , e tali , ch'io non du-
bito punto, che fé Aristotile fufie ali età nojlra, muterebbe op-
pimone; il che manifefìamente si raccoglie dalfuofìeffo modo
dijilofofare : imperocché, mentre eglifcriue di\Rimare i Cieli
inalterabili, &c. perche nijfuna cofa nuoua si e veduta gene-
raruisi , o diffoluersi delle vecchie , viene implicitamente a la-
feiarsi intendere , che quando egli haueffe veduto vno di tali
accidenti, hauerebbe filmato il contrario , dr antepojlo , come
conuiene, la fenfata efperienza al naturai difeorfo ; perche
quando è non haueffe voluto fare Rima de' f enfi, no baureb-
be,almeno dal non fi vedere fenfatamente mutazione alcuna,
argumentata l'immutabilità .
$JMP. <AriJìotilefece il principaljuo fondamento fui difeorfo a
priori, mofirando la necejfità dell inalterabilità del Cielo, per
ifuoi principi) naturali, manifejli , e chiari ,• e la medefima—*
flabili doppo à pofteriori,/er ti f enfio , epter le tradizioni dz^
gli antichi .
SALV. Cotefio, che voi dite e il ^Metodo , tal quale egli baferitta
lafua dottrina, ma non credo già, che èjia quello tcolqual^»
egli la inueRigoi perche io tengo per fermo, eh' è pi roccur affici
prima
Del Galileo. 45
prima per via de f enfi, dell' efperienze, e delle offeruazìom ■> dì
ajjìcurarfi quanto fujfe pojjìbile della conclufione,e che doppo
andajje ricercando ì mezi da poterla dimoftrare ; perche così La certezza-»
fi fa per Lo più nelle faenze dimofiratiue ;e quefia auuienzs, j!e^a conclu-
percbe quando la conclusone e vera ,feruendofi del Metodo rj;(:roliai.1 coi
refolutiuo ageuolmente fi incontra qualche proporzione già Metodo refo-
dimofirata ,' ofiarriua a qualche principio per fé noto : ma fé lutino la di-*
la concltifione fiaf alfa fi può procedere in infinito, fenza in- moftrazione .
contrar mai verità alcuna conofciuta ; fé già altri non incon-
trajfealcurìimpojjìbile, o ajfurdo mamfejìo . E non habbiate
dubbio , che Pitagora gran tempo atlanti , che- e ritrouajfe la,
dimofir azione, per la quale fece l'Ecatumherfi era aJJìcurato> Pitagora fé*
i hél quadrato del lato oppojlo all'angolo retto nel triangolo ce l'Ecatùbe
rettangolo, era eguale a i quadrati degli altri due lati ; e la.~> Per Xna dimo
certezza della conclusone aiuta non poco al ritrouamento JS°? r!tr«*
della dimojlrazione , intendendo fempre nelle faenze demo- uata 4
Jlratiue . Mafuffe ilprogrejjo di AriJìotile in qual/ìuogUa—*
modo,ficheildijcorfok^xìon,precedeffeilfenfoì. pofterio
Xì, oper Voppofito; affai ì che il mcdefimo ^AriBotile antepone
( come più volte s'è detto ) l efperienze fenfate a tutti i difcor-
Jì; oltre , cbequato a idifcorfiX priori già fi e efaminato qua-
tafia la forza loro .Or tornando alla materia, dico , che 1<l~>
cofefcoperte ne i Cieli a i tempi nofìrifono ,, e fono fiate tali ,,
t he poffon dare intera foddisf azione a tutti ifilofofi;imper oc-
che , enei corpi particolari , e nell'vniuerfale efpanfione del
Cielo fi fon vifii,efi veggono tuttauia accidenti Jìmili a. quel'
li, che tra di noi chiamiamo generazioni, e corruzioni , effon-
do, che da AJlronomi eccellenti fono fiate ojferuate molte Co-
mete generate, e disfattela parti pia alte dell Orbe lunare , ol-
tre alle due Stelle nuoue dell anno 1 572. e del 1604* fenza Stelle nuoue
veruna contradizione altiffimefopra tutti i Pianeti ;& ìyl-j aPPante 1 Cie
faccia dell' ifìejfo Sole fi. veggono, merce delTelef copio >•, prò- Macchie, che
durre, e dijfoluere materie denfe, Ò" ofcure ,,infemhianzi-> fi generano, e
molto Jìmili alle nugole intorno alla Terra,, e molte di quefie diffoluono ia
fono così vafie, che fuperano di gran lunga,, nonfolo il Sino |acGJa "ei ^°"
^Mediterraneo, ma tutta l'affrica, e l'CAfia ancora .. Hora Macchie So-
quandt ^Arijìotile vedejfe quejle cofe,, che credete voi Signor iarj maggiori
Simplicio, eh' e' dicejfe, efacejìe i di tutta l'A-
&1MP. Io non so quello,, che sìfacejfe, nedicejfe Arìjlotile,eheera »$»& Affrica,
padrone delle fetenze^ ma so bene in parte quello, che fanno, e
dicono^
Agronomi
cornanti dal-
i'Anuticone.
L'Antiticone
accomoda le
oiTeruazioni
aftronomiche
a i fuoi dile-
gui.
44 Dialogo primo
dicono,e che eonuiene, che facciano, e dicano ifuoifeguaeì,pep
non rimaner Jv.. 'za guida, fenza /corta, e.fenza capo ndlafi-
lofifa . Quanto alle Comete non fon eglino restati cohumti
quei moderni Astronomiche le voltuanofar Celesti dall' An-
titicone, e conuinti con le loro medesime armi , dico per via dì
'Paralajì, e di Calcoli rigirati in cento modi , concludendo fi-
nalmente a fauor d Aristotile, che tutte fono Elementari i e-*
/piantato questo, che era quanto fondamento haueuano ife-
guaci delle nouità, che altro più resta loro per f astenersi iti—*
piedi t
SALV. Con flemma Sign. Simplicio; cotesto moderno autore , che
cofa dice egli delle òtelle nuoue del 72, e del 604-. e delle mac-
chie filari ? perchè quanto alle Comete, io quant'a me poca-*
difflcultàfarei nel porle generate fitto, ò fopra la Luna,nì ha
mai fatto gran fondamento fopra la loquacità di I icone , n è
finto repugnanza alcuna nel poter credere , che la materia h'
ro sia h lamentare, e che le pojj ano fubhmar si quanto piacelo-
ro,fenza trouare oftacoli neW impenetrabilità del Cielo / eri-
patetico, il quale io stimo più tenue,piu cedente , e più fittile^*
ajfai della nostra aria 5 e quanto a i calcoli delle taralaffì, pri-
ma il dubbio ,fe le Comete sianfoggette a tale accidente, e poi
Vimonstanza delle ojferuazion i fopra le quali fin fatti 1 com-
puti, mi rendono egualmente fofpette queste opinioni, e quel-
le; e maffime, che mi pare, che V lAntiticone taluoka accomodi
afuo modo, h me ita per fallaci quelle ojferuazioni t che repu-
gnano alfuo difegno .
SIMP. Quanto alle Stelle nuoue V^Antìtìconefe ne sbriga benif-
simo in jpuattro parole , dicendo , che tali moderne Stelle nuo-
ue non fon parti certe de i corpi Celesti, e che bifogna , che gli
auuerjàrjjfi voglion prouar e lafsùefser' alterazione , e gene-
razione , dimostrino mutazioni fatte nelle Stelle deferitte già
tanto tempo, delle quali nijfuno dubita, che sieno cofe Celesti)
il che non pofonofar mai in veruna maniera: Circa poi alle
materie, che alcuni dicono generarsi, e dijfiluer si in faccia dei
Sole, ei non ne fa menzione alcun a; ond'io argomento, eh' e*
l'habèiaper vnafauola, òper illusioni del Cannocchiale , 0 al
più per ajfizionceUe fatte per aria , & in firn ma per ogni al-
tra cofa, che per maiene Celesti .
SALV. C/VLavoi, Sign. Simplicio , che cofa vìfete immaginato dì
nfponden all'opposizione di queste macchie importune , ve-
nute
Del Galileo.' 45
mite a intorbidare il Cielo, e più la peripatetica filofofia ! egU
e forza, che come intrepido difenfor di quella3vi habbiate tro-
ttato ripiego ^foluzio'nc, della quale non douete defraudarci,
SIMP. lo ho mtefe diuerfe opinioni,intomo a quefio particolare.^
„ Chi dice , che le fono Sielle,che ne' loro proprj orbi , a guifa di
» Venere,e diMerc.fi 'volgono intorno al Solere nelpaffarglifot- Qp;njoni- ^„
„ tofi mojìrano a noi ofcure; e per ejfer moltiffìmefpefio accade, uerfe t cjj ca ]e
„ che pane di loro fi aggreghino infieme , e-che poifi fepar ino ; macchie fola-
10 altri le credono tfier ' vmpreffìo?ii per aria; altri illufioni de' cri- ri •
„ Halli; éT altri altre cojc; ma io inclino affai a credere,anzi te-
„ go per firmo , che le fieno vn' aggregato di molti, evarjcorpi
„ opachi, quafi cafualmete concorrenti tra di loro, eperò veggia-
„ mofpeffi,che in vna macchia fi pojfon numerare dieci,epiu di
„ tali corpicelli minuti, che fono di figure irregolari, e ci fi rap-
„ presentano , come fiocchi di neue, b di lana, ò di mofche volan-
3, ti: variano fito tra di loro, è? horfi difgregano, ir bora fi co-
,, gregano, e mafiìmame-nie fiotto il Sole, intorno al quale, come
}) intorno afuo centro fi vanno mouendo . <SMa nonpero e di
„ necejfità dire, che le fi generino, e fi corrompanola che alcu-
„ ne volte fi occultano doppo il corpo del Sole, & altre voltis>
„ benché allontanate da quello,non fi veggono per la vicinanza
„ della fmifurata luce del Sole: imperoccJje nell'Orbe eccentrico
„ del Sole vi e costituita vna quafi cipolla campo fia dimoiti
„ grojfezze, vna dentro all'altra, ciafcheduna delle quali ejfin-
„ do tempefiata di alcune piccole macchie fi muouc ; e benché il
„ mouimento loro da principio fia parfo inconfiante, & irrego-
3) lare, nulla dimeno fi dice effe rfi vltim amente cffèruato,ch<L^
i} detro a tempi determinati ritornano le medefime macchie per
V appunto . Queflo pare a me il più. accomodato ripiego, chz~>
fin qui fi fia ritrouaio per render ragione di cotale apparen-
za, ir infieme mantenere la incorruttibilità,^ ingener abilità
del Cielo;e quando queflo non bafìajfi,non mancheranno in-
gegnipiù eleuati,che ne troueranno degli altri migliori.
SALV, Se queflo di che fi dijputafuffi qualche punta di legge, o di.
altri flud) vmani, nei quali non e ne verità, ne falfità,fi po-
trebbe confidare ajfai nella fottigliezza dell'ingegno, e nella.-* -^ i , *• -
prontezza del dire , e nella maggior pratica ne gli finitori , e naturali è ine*
fperare, che quello, che eccede (fé in quefle co fi, fu/fi 'per far 'ap- ficace l'arte-v
parire,e giudicar la ragion fua fup.eriore;ma nellefcicnze na- oratoria .
turali; le conclufioni delle quali fan yen, e necejfar.k. , ne vi
Agométo3che
iKceffariamé-
tc prona le-»
macchie fola-
ri generarli, e
clinoluern" .
Dimoftrazio-
ne concludete
le macchie ef-
fer contigue—»
al corpo fola-
re
Moto delle-»
macchie ver-
fo la circonfe-
renza del So-
le appanfce-*
cardo.
Figura delle
macchie ftret-
ta verfo lacir
conferéza del
duco folare, e
perchè appa-
cifeataie.
4<£ Dialogo primo
ha che far nulla V arbitrio h amano, bifigna guardar/i dì non
Jì porre alla difefa delfalfo , perche mule Demo fieni, e milk
Aristoteli remerebbero a piede contro ad ogni mediocre inge-
gno, che babbia hauto ventura di apprender/i al vero . c^trè
Sìgn. Simplicio toglieteui pur giù dalpenJìero,e dalla fperan-
za, che voi hauete, chepojfano ejfr huomini tanto più dotti ,
eruditi, e verfati ne i libri, che nonfìamo noi altri , che al dif-
petto della natura fieno pjr far diuenir vero quello, càcèfal-
fo . E già, che tra tutte le opinioni , che fono fiate prodotti^*
fin qui intorno aUejfenza di quelle macchie filari, quefìa—»
efplicata pur' bora da voi vi par la vera , rejjta (Je queiìo e )
che r altre tutte Jìenf al re,& io per liberarui ancora eia quejia^
che pure èfaljìjjima chimera , lafciando mili altre imptcàabi-
lità , che vi fono , due fole efperienze vi arreco in contrario :
l'vna è, che molte di tali macchie Jì veggono nafeere nel mezo
del difeo filare f e molte parimente dijfoluerjì , efuanirepur
lontane dalla circonferenza del Sole : argumento necefjario 9
che le Jì generano, ejì dijfoluono ; cbefejenzagenerarji,e cor»
romper/ì, compariffero quiui per filo mouimento locale,tutte
Jì vedrebbero entrare , e vfeireper la efìrema circonferenza •
L altra ojferuazione a quelli ì che non fon co/situiti nell'imfi-
mo grado d ignoranza di projhettiua , dalla mutazione del"
r apparenti Jìgur e j e dall'apparente mutazion di velocità di
moto, Jì conclude necejfari&mente, che le macchie fon contigui
al corpo filare, e che toccando lafuafuperficie con ej/a , ufi»
pra di ejfajìmuouono, e che in cerchi da quello remoti in ve*
run modo non Jì raggirano . Concludelo ti moto > che verfo
la circonferenza del dif co folare apparifee tardij/ìmo , e ver fa
il mezo più veloce; concludonlo le Jìgur e delle macchie,le qua-
li verfo la circonferenza appari/cono JìrettijJìrne in compara-
zione di quello , chejìmojtrano nelle parti dì mezo , e queiìo,
perchè nelle parti di mezo Jì veggono in maejtà , e quali t//e-*
veramente fono, e verfo la circonfetenza, mediante lo sfuggi-
mento della fuperficie globofa,Jì mojlrano in iscorciotf l'vna,
e l'altra diminuzione di Jìgur a,e di moto', a chi diligentemen-
te l'hajapute ojferuare , e calculare , rifponde preejamented
quello y che apparir deue, quando le macchie Jien contigzie al
Sole,e di/corda inefcufabilmente dal muouerjì in cerchi remo-
ti, benché per piccoli interualli, dal corpo filare; come dìjfufa-
mente èjlato dtmojìrato dall'amico nqjlro nelle lettere àtli<u*
macchie
Del Galileo. 47
macchie filari al Sign. Marco Velferi. Baccoglìefì dalla me-
àefima mutazion ai figura, che niffuna ài effe e Stella, o altro Macchie fola.
il /*' 'J& • »" .r t '£ ri i~ ri nonionodi
ro/^o difgura sferica ; imperocché tra tutte lepgure ,Jola la ^„ura sfenca^
sfera nonji vede mai in iscorciotnìpub rapprejèntarsi mai, fé nia diftefe,co«
r.on perfettamente rotonda; e così quando alcuna delle mac- me falde ibi»
ehie particolari fuf se vn corpo rotor do .quali fi filmano ejfer li •
tutte le Stelle, della medefima rotondità fi mojlrertbbe tanto
nelmezo del dijco filare, quanto verfo V eilrtmità: doue , che
lo /cornar e tanto , e mo/it arfi così fittili verfo tale ejlremitàt
£■ all' incontro fpaziof e, e larghe, verfo il mezo ci rende jicuri
quelle ejfer falde di poca profondità , b grojfizza, ri/petto alla
lunghezza, e larghezza loro . Chepoijisia ojferuato vltima-
vnente,che le maccoie doppofuoi determinati periodi ritornino
le medesime per V appunto , non lo crediate Sign. Simplicio , e
chi ve l'ha detto vi vuole ingannare ; e che ciò sia , guardate 9
che ei vi ha taciuto quelle, chef generano, e quelle , che si dif-
foluono nella faccia del Sole lontano dalla circonferenza , ni
vi ha anco detto parola di quello feorciare , che e argomento
neceffario dell' ejfer contigue al Sole . Quello, che ci e del ritor-
no delle medesime macchie, non e altro, che quel,chepur si leg"
gè nelle fipr ad dette lettere,cioe, che alcune di ejfepuo ejfer tal-
uolia , cnefìano di così lunga durata , che non 'fi disfacciano
per vnajòla conuerjìone storno al Sole , la quale Jifpedifce
in rmno di vn mefe .
IIMP. lo per dire il vero non ho fatto ne fi lunghe, né fi diligen-
ti oferuazioni , che mipojfano bajlare a ejfer ben padrone del
quodeft di quella materia , ma voglio in ogni modo farle , «
poi prouarmi io ancora , fé mifuccedejfe concordare quel che
et porge l'tfperienza, con quel, che ci dimojìra Ariflot. perche
chiara coja è, che due veri non sipojfon contrariare .
ZALV* Tuttauolta, che voi vogliate accordar quel che vimojìre-
r* ilfenfi, con le più falde dottrine d'Arifl. non cihaueretn^ j)ci Cl*ci0 per
vna fatica al mondo, e che ciò sia vero, Arifi. non dicegli,che la gran lonta-
delle coje del Cielo , mediante la gran lontananza , non fi ne nanza non fi
può molto refolutamente trattare i Può re*°liua-
S1M#. D^h apertamente. ^"aiSL
$ALV. Il medesimo non affermagli, che quello, che Xefperìenza , e
il finfo a dtmoflra, si deue anteporre ad ogni dijcorfo,ancor- jj fenfQ pr^
the ne parefie affai ben fondato i e quello non lo die' egli refi' naie al difcor»
lutamvtte, ejenzapunto titubare i fo per Ari*. '
Simp. 'Dicelo,
4 8 Dialogo primo
S1MP. Dicolo .
SALF. Adunque di queBe duepropofizioni, che fono ambedue»
dottrina d' Arisi . quefl 'a feconda, 'che dice, che bijogna ante-
Ciclo può dii porre ilfenfo al difeorfi, è dottrina molto più firma, e rifilu*
h alterabile.-» ta,cbe ì'altra,chefiima il Cielo inalterabile; e pero più Arifio'
più conforme turcamente filo fif erete , dicendo il Cielo è alterabile , pei etiè
ad Ariiìot. di XOÌl m^ mojìra ilfenfo, che fé direte il Cielo e inalxerabiU,per-
quella , nella thè cosìperfuadc il difeorfi ad Arijlotile . Aggiugnete, cbz^*
quale fi fa i- noipojjìamo molto meglio di Arifiot. difeorrer delle cofe del
na Lei a ile . Cielo , perche confettando e?li cotal cognizione elfer'a lui dif-
ce del Tele- pale per La lontananza da ijenji, viene a concedere, che quei'
fcòpio difeor lo, a chi ifenjlmeglio lopotefiero rapprefentare , con ficureza
rer meglio ài maggiore potrebbe intorno ad ejfojilofofare. H ora noi merce
feiir i C° ^ ■■? ^ftop?0 ce lo fiam fatto vicino trenta, e quaranta volte
più, che vicino non era ad Anfi.fi 'che pojjìamoj corgere in— *
efio cento cofe, che egli non potette vedere, e tra le altre quefie
mac;hie nel Sole, che alfolutamente ad efio furono inufibili ,
adunque del del) , e del Sol: più ficuramente pojjìamo noi
trattare che uirifioùle.
SAGR. Io fono nel cuore al Sign. Simpliciot e veggo,chvey fi finte
muouere affai dalla forza di quefiepur troppo concludenti
ragioni; ma dall'altra banda il veder eia grande autorità, che
fi è acquifiata Arifiot. appreffo Vvniuerfale , il confiderai il
numero degli interpreti famofi , che fi fono affaticati per efi
plicare ifuoifinfi; il vedere altre fcienze, tanto vtili, e necefi
fariealpublico fondar gran parte deUafiima,e reputazione»
loro fopr a il credito d' Arifi. lo confonde,?, fpauenta affai\e me
lo par fentir dire. E a chi fi ha da ricorrere per definire le nofi
■tre controuerfie,ìe.uaio chefujfe difeggìo Arifi. quaV altro au-
jy . , torefi ha da feguitare nelle fcuoky nelle accademie,nellifiud)l
•ne di Smipl. Qualfilofifo ha fritto tutte le parti della naturai jilojofia , e
tanto ordinatamente, fenza lafciar indietro pur vnapartico-
lar conclufione? adunque fi deue defilar quella fabbrica, fotta
la quale fi ricuoprono tanti viatori i fi deue dtfirugger quel-
l'Jdfilo, quel Pritaneo, doue tanto agiatamente fi ncouera-
notanti jìudiofi, doue fenza efporfi all'ingiurie dell'aria , col
filo riuoltar poche carie fi acquijiano tutte le cognizioni della
natura? Si ha dafpiantar quel propugnacolo, doue contro ad
ogni nimico ajfalto in ficurezza fi dimora f logli compatì] co
noumeno, che a quel Signore , che con gran tempo , co-nfpefa
immen-
Del Galileo . 4P
immenfa, con ì 'operai di cento ,\e cento artefici fabbricò nohi-
li/Jìmo palazzo, e poi lo vegga per ejfer fiato malfondato mi-
nacciar rovina , e che per non vedere con tanto cordoglio dis-
fatte le muraci tante vaghe pitture adornatele adute le colon-
ne, fi/Ugni delle fuperbe logge, caduti i palchi dor aii,r orina-
tigli fiipith i frontefpizì,e le cornici marmoree con tanta fpe-
fa condotte, cerchi con catene, puntelli contraffort^barbacani,
efirgozzoni di riparare alla rouina .
£ALV, Eh non tema già USign. Simplicio dì finii cadute ; io con
fua affai minore fpefa torreiad ajficurario del -danno ;non ci
spericolo , che vna moltitudine fi grande difilofofi accorti, t
fagacifi taf ci fopr affare da vno, o dua, che faccino vnpoco di Pii0£bfìa Pe«
Jlrepito ; anzi non pure col voltargli contro le punte d Ile lor ripacetica in-
penne, ma col filo filenzio, gli metteranno in di/prezzo, e de- alterabile,
rifione apprejfi l'vniuerfale. VaniJJÌmo èilpenfierodichicre*
deJJe introdur nuoua filofofia col reprouar auejio , ò quello
autore ibifogna prima imparare a rifer'ì ceruelli degli huomi-
ni, e rendergli atti adijìmguere il vero dalfalfi: cofa che filo
Dio la può fare . M-ad'vn ragionamento in vny altro, doue
Jìamo noi trafcorfììio nonfaprei ritornare in fu la traccia-*
fenza la fior Ut della vojìra memoria .
SIMP. Me ne ricordo io beni/fimo . Eramo intorno alle rìfpofie
dell' Antiticone all'obbiezioni cotro ali immutabilità, del Cie-
lo,trà le quali voi inferi fle quefia delle macchie filari non toc-
cata da lui , e credo, che voi volefie conjiderar la fua rijpofia
aWinflanza delle Stelle nuoue ,
SALV. fior mifouuiene il rejiante; efeguitando la materia, par»
mi, che nella rifpoHa dell' Antiticone fieno alcune cofe degne
di riprenjione . E prima ;fe le due Stelle nuoue, le quali e' no
può far di manco di non por nelle parti altiffime del Cielo , e
che furono dilunga durata, e finalmente fuanirono, non gli
danno fa/lidio nel mantener l'ine 'terabilità del Cielo, per no
ejfer loro parti certe di quello, ne mutazioni fatte nelle Stelle
-antiche^ chepropofito metterfi con tanta anfìetà, <& affanno
contro le Comete , per bandirle in ogni maniera dalle regio-
ni Celtfìi ? non ballati egli il poter dir di loro quel medejimo,
che delle Stelle nuouei cioè, che per nò ejfir parti certe del Cie-
lo , ne mutazioni fatte in alcuna delle fue Stelle, nejfun pro-
giudizio portano , ne al Cielo, ne alla dottrina d' Arijìotile i
fec ondatamente , io non reflo ben capace dell'interno della-
D nim&
i q Dialogo prima
wmofup, mentre, che ey confeffa,.chele alterazioni '., che fi 'fa-
eeffero nelle Stelle farcbber deflruttrici delle prerogative del
Cielo ) cioè dell'incorruttibilità , &c. e queflo, perche le Stelle
fon cofe Celefli, come per il concorde confenfo di tutti e mani-
fefìo; & all'incontro niente lo perturba , quando le medfime
alterazioni fi facefiero fuori delle Stelle nel re/io della Celefle
efpanfione . Stim egli forfè, che il Cielo nonfìa cofa. Celejìe i
io per me credeua, else le Stelle fi chiamajfero cofe Celefli , me"
diante l'ejfir nel Cielo, b Vejfer fatte della materia del Cielo: €
che pero il Cielo fuffi più Celejìe di loro, in quella guifa, chz^>
non ft pub dire alcuna cofa ejìerpià terrefìrej òpm ignea del-
la Terra, b del Fuocojlejfo . Il non bauer poi fatto menzio-
ne delle macchie f alari, delle quali e flato dimoflrato conclu-
dentemente produrle ' diffoluerjì h & effer prof/ime al corpo
folare,e con. efiòyò intorno ad effo raggirar/i, mi dà grand3 m-
dizioyche poffa ej/er3 cheque/lo \ Autore. firiuapiàjq/lo a com-
piace za di altri, che a foddisfazionpropriaie quefìo dico, per"
eh} dimoflrandofi egli intelligente delle. Matematiche , e im-
pojfìhile, ctìei non refìi perfuafo dalle dimoftrazioni > che tali
materie fono neceffarìamente contigue al corpo filare } e fono
generazioni,? corruzioni tanto grandi,che niffuna così gran*
de, fi ne, fa mai in terrai e fé tali, e tante , eji frequenti fi ne
fanno nelViflejfo globo del; Sole , che ragioneuolmentepuofli-
tnarfi delle più nobili parti del Cielo ,qual ragione refierà po-
tente a. dijjuadercip che altre neponffao accadere ne gli altri,
globi ì:
r°. $AGR. Io non pojfbfinza grande ammirazione 3 e dirò gran re^
liti* e altera-; pugnanza al mìo. intelletto, fintir attribuir per gran. nobiltà%
zioneè perfe- e perfezione ai \ corpi .naturali,^ integrati deU>euniuerfoque-
zion. maggio- fio ejfir'impaffihile,immutabile, inalterabile, &c & alVJncon-
re-> ne corpi tyoflimar grande imperfezione l'efter1 'alterabile, generabile ,
mondani che. mutabile , Ò"c io per me reputo la Terra nobilifjima , <& am-
dìzio ni. * mirabile, per le tate, efì diuerfi alterazioni,muta.zìonj,gene-
Terra nobilik- razioni, ÌXc che in lei ine ejfabilmente fi fanno; e quando fin-
fi ma p ci le ta - za ejfir fuggetta ad alcuna mutazione ellafujfe tutta vna—>
teu-> mutazioni vafìa foUtudine d'arena, b. vna. mafia di diafpro, b che al tem-
fanno1. * P° del Diluuio, diacciando/i V acque, che la copriuano,fUftt*>
Terra inutile^ r e fiata vn globo immenfidi criflallo, doue mainon nafiefie,
e piena di o- nefi alter ajfiy bfi mutajficofa veruna , io laflimerei vn cor-
no ìeuate i.^ pMQÌQ inutile al Mondo, pimo di ozio, e per dirla in breuz^%
stazioni. * * fuper»
Del Galileo. 1 1
fuperfluo , e come fé nonfujfe in natura , e quella Beffa dif-
ferenza ci farei, che e tra l'animai viuo , e il morto , & il me-
defimo dico della Lunari Gioue,e di tutti gli altri globi mon-
dani » Ma quanto più m'interno in conjìdemr la vanità de
i difcorsi popolari, tanto piagli trouo leggieri , ejiolti : e qual
maggior fciocchezza si può immaginar di quella , che chiama
cofepreziofe le gemme, l'argento , e l'oro, e vilijjlmela Terra,
e il fango? e come nonfouuiene a quejli tali, che quando fujfe
tanta fcarsità della Terra , quanta e delle gioie ,ò dei metalli T<frra P«J n°-
.s J ■ • r ni '*. 1 7 1 *■ ■ bile dell oro,
più pregiati, non farebbe principe alcuno, che volentieri non e jejje --^
ifpendejfe vnafoma di Diamanti,e di Rubini , e quattro car-
rate di Oro, per hauerfolamente tanta Terra, quanta bajlaf
fe per piantare in vnpicciol vafo vngelfomino , bfeminarui
vri 'arancino della Cina, per vederlo nafeere, crefeere, e pro-
durre si beile frondi,fiori così odorosi , e sì gentil frutti? è du-
que la penuria ,e l'abbondanza quella, che mette in prezzo, Penun"a,& ab
iy auuilifce le cofe apprejfo il volgo , il quale dirà poi quello °nn ?nza rmct"
e/ìer'vn belli J/ìmo diamante , perchè ajjìmiglia l'acqua pura , & auuilficono
e poi non lo cambierebbe con dieci botti d'acqua . Que/ii ,che le cofe .
ejaltano ta nto l'incorruttibità,Vinalterabilità,^X^credojChe]sì
riduchino a dir quejie cofe ,per il desiderio grade di capare af- Incorruttibi-
fai,eper il terr ore, che hanno della mortele noconsiderano,che Htà celebrata
quando gli huomini fujfero immortali a loro non toccauaa—> . vulS° Per
venire al Mondo . Quejìi meriterebbero d'incontrarsi in vn morte,
capo di Medufa , che gli trafmutajfe in iftatue di diafpro, o di I detrattori
diamante ,per ditte ntar più perfetti,ch e non fono . della corrut-
SALV. E forfè anco vna tal Metamorfosi non farebbe, fé no con11^1^ m,e,nr~
qualche lor va ntaggio ; che meglio credo io , che siati non dif feJ cangi arila
correre, che di/co rrere a rouefeio . fìatiie .&
SIMP. E non e dubbio alcuno,' che la Terra e molto più perfetta,
eJfendo,come ella e, alter abile, mutabile, & e. che fé la fujfe vna
maffk di pietra, quando ben anco fujfe vrìintero diamante
durijjìmo , & impaffibile . Ma quanto quejie condizioni ar-
recano di nob iltà alla Terra, altrettanto renderebbero i corpi Corry[ Celeftì
Celeslipiù imperfetti,ne i quali ejfe farebbero fuperfiue;efsen- ordinaci per
do, che i corpi Celejii, cioè il Sole, la Luna , e l'altre Stelle , che feruizio della
non fono ordinati ad altro vfo, che al feruizio della Terra , Terra "on-»
non hanno bifogno d'altro per confeguire il lor fine , che del ^n°t^0 rno
moto, e del lume . def mòtò fte
SAGR. ^Adunque la natura ha prodotti^ indrizzati tanti vaf- del lume .
D z tijjìmi
ti Dialogo primo
tijfim^perféttifjìmi, e nobili/fimi corpi C etesii Jmpa/pbMJm-
mortali, diurni, non ad altro vfo , che al feruizio dèlia Terra
pajjìbile, caduca,e mortale? al feruizio di qudlo, che voi chia-
mate la feccia del Mondo , la fintino: di tutte le immondizie f
e a che proposito far"i corpi Celejìi immortalile, perfiruirs
a>vno]caduco,ò'c. Tolto via quejio vfo di firuire alla Terra
l'innumerabilefcbiera di tutti i Celejìi corpi rejla del tutto i-
nziiile,e fuperjlua,già che no hanno, ne pò fionuhauere alcuna
fiambieuole operazione fra di lvro,poicbe tutti fono inakera-
Tl/K biti,immzitabili,impaJ/ibili:cbefev.g.laLunaeimpa,/;b:lc,che
mancano di o- volete, che il Sole , o altra Stella open in lei l fari fenz' alcun
perazione fca-~ dubbio operazione minore afsai , che quella, di chi co la vijìa9
bieuole tra d^ v col pensiero, volefie liquefare vnagran mafia d'oro . In—*
Jpr.Q..,. oltreamepare, chementre, cheicorpi Cele/li concorrano alle
generazioni, '& alterazioni della Terra, siafirza,che ejfi an-
cor a sienoalterakiU>altr amente non so intendere, che l'appli-
cazione della Luna > ò del Sole alla Terra per far le genera-
zioni fiùfie altro,, che mettere acanto allafpofa vna fìatua di.
marmo, e datalcongiug-nimento Bare attendendo prole .
SIJMP. La corruttibilità,l 'alter azionerà mutazione,^ e. non fon,
x nell' intero globo ter refir e, il quale, quanto-allafua integrità^
*' alterabilità, nQn m&nQ^tevno,cheilSole,ò,la-Luna, ma e generabile, e cor-
tem Globo ter fattibile, quanto alle [uè parti efìèrne, ma e ben vero , che in
reih-e, mi5 in effe la generazione, e corruzione fon perpetue , e come tali ri-
alcune parti. cercano l'operazioni Celejìi eterne.}; e però ìnecefiario > che p.
corpi Celejìi sieno eterni *
SAGR. Tutto camminatene; mafie aireternità dell'intero gioirò
terre/irej no e punto progiudiziale Ha corruttibilità delle parti
Corpi CeìeiM fiuperficiali, anzi quejìoefser generabile, corruttibile, altera-
alcerabil i nel- bile, &c>. gli arreca grand' ornamento^ perfezione, perche non
le parti efter— potete, e douete voiammetteryalterazioni}generazioni,&c.pa-
B<Lv • rimente nelle parti efìerne de ì globi Celejìi, aggiugnendo loro
ornamento fenza\diminuirgli perfezione, o Ituargli l'azioni}
anzi atcrefcendoglkle , col far , che non filo [opra la Terra ,
ma, cheficambieuolmentefra di loro tutte operino ,ela Ter-
ra ancor&verfo di loro t'
SIM'P.. QueHonon pub ejfere, perche le generazioni, mutazione,
&& chefifacejfer v. g. nella Luna fiarebber' inutili , evane^
& natura nihil fruftrA facit.
&A&R, E perche farebbero, elleno mutili f e vane i3
Simp*Terehk
Del Galileo ♦ 5 j
tIMP. Perche noi chiaramente veggiamo,e tocchiamo con mano,
the tutte le generazioni mutazioni ,^c. che Jì fanno in Ter- Generazioni »
ra tutte, b mediatamente,ò immediatamente fono indriz-zate ^^n'' Terra
sll'vfo , al comodo , & al benefìzio àeìThuomo ; per comodo \0Vi Clltce pcr
degli huomini nafeono i cauaUi ,per nutrimento de' cauaUi, benifizio deiU
produce la Terra iljieno, e le nugole V adacquano ; per -corno- 1' huomo .
do , e nutrimento degli huomini nafeono le herbe , le hi ade , ì
frutti, le fere, gii vccelli, ipefei; ^T infomma ,fe noi andere-
mo diligentemente efaminando , e rifoluendo tutte queRe co-
fé, tr vaeremo il fine, ài quale tutte fono indrizzate,ejferil bi-
fogno, l 'vtile , il comodo , e il diletto degli huomini . Hor di
quale vfo potrebbe/ ej/er mai al genere humano le generazio-
ni, chejìfaceffero nella Luna , ò in altro Pianeta i fé già voi
non volejle dire, che nella Luna ancora fujfero huomini, che
godejfer de fuoifrutti;penjìero, bfauolofo, v empio .
SAGR. Che nella Lama, , b in altro Pianeta Jì generino , ò erbe , ò
piante, ò animali Jìmili a i noJìri,ò vi Jì facciano pioggie,ven- £ una manca
ti, tuoni, come intorno alla Terra, io non lo so , e non lo ere- di generazìo-
do; e molto meno, che ellajìa abitata da huomini: ma non in- n* ™M* a^5r>
tendo già, cornei tuttauoltacbe non vi Jt 'generino cofe fìmMnthhatad '
alle noRre tjìdeuadi necejjìtà concludere ., che niuna altera- huomini .
zione vi Jì facciaci vipofsano efere altre cofe, chejì mutino, Nella Luna
Jì generino, eJìdiJfoluano,non piamente diuerfe dalle nojlr e, poflbno efler
ma lontani/lime dalla noRra immaginazione , & in Comma generazioni di
. o ^ ' j cote u.iiicri(L-^>
■del tutto a noi inefcogitabili . EJìeomeiofonJìcuro, che <*—> ^a||e noftre %
vno nato, e nutrito m vnafelua immenfa tra fiere, &vccd-
li,e che non hauejfe cognizione alcuna dell'Elemento dell' Ac- ^y nianCaf?e
qua , mai non gli potrebbe cadere nell'immaginazione ejfeH della coeniz;6
in natura vn altro mondo diuerfo dalla Terra, pieno di ani- dell' Elemcn-
mali, li quali fenza gambe ;e fen za alevelocemmte cammina- t0 ■"■' acS"*
no, e nonfopra lafuperjìcie folamente , come le fiere fopra la beimaSar le
Terra, ma per entro tuttala profondità ; e nonfolamente ca- «aui,ne i felci
minano , ma douunque piace loro immobilmente Jì fermano,
cofa, che non pojfon far e gì' 'vece Ili per aria ; e che quiui di più
habitano ancora huomini, evi fabbricano palazzi, e Citià,<kj
hanno tanta comodità nel viaggiare , che fenza niuna fatica
vanno con tutta la famiglia, e con la cafa, eeon le Città infe-
re in lontanijfmi patjì,jì come dico iojonjìcuro , che vn tale,
ancorché di per fpicacijjìm a immaginazione non Jì potrebbe^
già mai figurare i Pefci, l'Qceano} le Naui, le Flotte, eleAr-
D 3 mate
5 4- Dialogo primo
mate di Mare; così,e molto più, può accadere, che nella Lnntt
per tanto internatio remota da noi , e di materia per autisti»
tura molto dimrfa dalla Terra , fieno fkfìanze , e fi facciane
operaziwhnAnffolamente lontane , ma del tutto fuori d'ogni
no/ira immaginazione, come quelle, che non babbuino /imiti»
tud'me alcuna con le no/ir e>e perciò del tutto inefcagitabili,au»
uengacb'è quello' \, che noi ci immaginiamo, bifogna, chefia , ò
vna delle co/è già vedute, o vn campojìa di e o/è, òdi parti del»
le co/e altra volta vedute; che tati fono le Sfingi , le Sirene , U
Chimere} i Centauri, &v „.
; SALV-. la fon molte volte andato fantaflicanda ,/opra quefle co»
fé, efinalmente mi pare di poter ritrouar bene alcune delizi
cofe, che non fieno , ne pofiarìeffer nella Luna ; ma non già
veruna, di quelle, che io creda, che vi fieno, epoffano e/fere ,fc
non con vna larghiffìma generalità , ciò}, co/è ,, che l'adorni»
noopSTcandQie.m.ouendo, eviuenda ; e forfè con modo diuer»
Nella Luna fi/fimo dal noflro, veggendo , <& ammirando la grandezza , e
poflbno effer bellezza del Mondo. x e del/uo Facitore, e Rettore, e con eneo»
f d ile noi my coritini*ì cantando la fua gloria; & infomma. ( che è quel»
ftrc,"- lo, che io intenda) facendo quello tanto frequentemente dz—*
gli fcrittor fiacri affermato, cioè vna perpetua occupazione di
tutte le creature in laudare Iddio*.
$A3R: Que/ie fono delle cofe , che generalijjìmamente parlando %
vipoffanoejfere; ma, io/èntirei volentieri ricordar di quelle,,
che elU crede, che non vifieno,nepoJfano. e/fere, le quali ì for-
za, chepiuparticolarmentefipoJa.no nominare. «.■
S.ALV. <Auuertite Sig. Sagredo y che quejlafarà la terza volta *
( . che noi cosi dì pajfoinpa (fa, non ce ri ancor gedo., ci faremo de»
uiati dal n o/iroprincipale inflituti , e che tardi verremo a ca»
pò de' nofìri ragionamenti , facendo digrèjfioni ; pero fé va»
gliamo differir quejìo difeorfo tra gli altri,che ftam conuenuti
mmjsttére ad vna particolar/è/sione, farà forfè benfatto, «.
SAJ-R. Digraziagià,chefiamo nella Luna , /fediamoci dalle co»
fe,che appartengano alei, per non hauere a/are vn* altra voi»
tavnfi lunga cammino ., '*
SALV* Sia come vi.piace . JBper cominciar dalle co/è più genera»
li, io credo, che il [globo lunare fia differente 'a/sai dal terrefiret
ancorché in alcune cofe fi veggano delle conformità; diro II-*
conformità, e poi le diuerfità. Confórme e ficur amente la Lu»K
uà alla Te.rra.ndla figura 3, la quale indubitabilmente è sferi»
tadorne
Del Galileo . 5 5
eaf come di neceffitàfi conclude\dal vederfi il fuO difcoperfet- fatà^tt^T
tamente circolare,e dalla maniera del riceuere il lume dei So- £una c ja jec
le, dal quale, fé la fuperficie fuafujfe piana , verrebbe tuttiL** ra: che è c^uel-
nell'iftejfo tempo vefiita , e parimente poi tutta, pur in Vti-j la della hgu-
iBe/To momento fpoeliata di luce, e non prima le parti, che ri-** ' ■ .,e "
" , r*i e i r irL f t r f +• r l proua dal mo
guardano ver/o il Sole, ejuccejjiuamente lejegutnU ,Jich<u> £D del|. ei|-crc
giunta all' oppofìzione ,[e non prima refia tutto £ apparente illuminata dal
difio iUufirato ; di che all'incontro accaderebbe tutto l'oppofi- Sole .
to, quando lafua vifibil fuperficie fujfe concaua ; cioè la Mu-
minazione comincierebbe dalle parti auuerfe al Sole . Secon- Seconda Có-
dariamente ella e come la Terra, per fé jlejfa ofcura,& opaca, ^or?li^ è *'""
per la quale opacità è atta a riceuere , & a ripercuotere il lu- ftYbrofr corhc
me del Sole;ilcbe,quando ella no fu [fetale, far non potrebbe. ja Terra.
Terzo io tego lafua materia denfifiima,efolidifsima no meno Terza. La ma-
della Terra,di che mi e argometo affai chiaro ìejfer lafua fu- teri^ della I u
perfide per la maggior parte ineguale, per le molte eminenze, tta iaeTerra°c
e cauità , che vijifcorgono merce del Telefcopio, delle quali e- montuofa.
minenze ve ne fon molte in tutto,eper tutto fimili alle no/ire
più afprej efcofcefe montagne^ vi fé nefcorgono alcune tira-
te, e continuazioni lunghe di centinaia di miglia; altre fono
in gruppi piii raccolti ; e fonui ancora molti fogli fiaccati , e
folitarj, ripidi affai, e dirupati; ma quello, di che vi e maggior
frequenza ,fono alcuni argini ( vferò quefìo nome , per non
me ne fouuenir' altro, che piagli rapprefenti ) affai rikuati, li
quali racchiudono, e circondano pianure dì diuet fé grandez-
ze, e formano varie figure , ma la maggior parte circolari ,
"molte delle quali hanno nel mezo vn monte rileuato ajfai , &
alcune poche fon ripiene di materia alquanto ofcura , cioefi-
milea quella delle gran macchie, chefiveggon con V occhio li-
bero; e queflefono delle maggiori piazze ; il numero poi delle
minori, e minor iì grandiff imo , e pur quafi tutte circolari .
Quarto, fi come la fuperficie del nofìro globo e difiinta in due Quarta. Luna
majfime parti, cioè nella terreftre, e nell'acquatica, coù'nel di- dininta in dna
fico lunare veggiamo vna difiinzion magna di alcuni gran Pai£ldltfeien-
eampipiìi rifplendenti , e dì altri meno ; all'afpetto de i quali za e 0fcurità
credo , che farebbe quello della Terra ajfai fimìglìante a chi come il Glo-
dalla Luna , o da altrafimile lontananza lapotejfe vedere il- ho terrelt. nel
luflrata dal Sole , & apparirebbe la fuperficie del Mare più ™are > e. tìe11*
ofcura, e più chiara quella della Terra . Quinto , fi come noi re^a .
.dalla Terra veggiamo la Luna or tutta luminofa , or mezat
D 4 or
$6 DìafogoprìmD
SHpcrHcie del or più , or meno, tafor fatata , e taluolta ci rejfa del tutto in*
rèbbe da lon- wfibile, cioè quando e/otto i raggi filari; fi ebe la parte, e £e— »
uno più ofeu- riguarda la ferra , re/la tenebrofa ; così appunto Ji vedi <. Li e
radi quella-* dalla Luna coli i/lejfò periodo a capello , ejottoU mtdejim<_*
r? -1 C\£a" mutazioni di figure , l 'Illuminazione fatta dal òolejoo, a Iti
noni di figure fama della jerra . S0®«
nella Terra-i &4fèiti & ianovn poco Sign «Salutati* Chef illuminazione della
fimiii à quelle Terra, quanto alle diuerfe figure Ji 'rapprefentajfe a cbtfujfe
della Luna , e nella Luna Jimile in tutto a quello , ebe noi feorgiamo milt
io periodo ° Luna-, l intendo io benijfimo , ma non refìo già. capace ,
come ella Ji mojìraffe fatta coli iBeJfo periodo ; auuengaco^»
quello, chef a l'illuminaziondelSole nella fuperjicie lunaria*
in vnmefe, lo fanello- terra flre in ventiquattr' borei.
$ALV. E vero >■, chel 'effetto del ÌSole- , circa- l'illuminar quejli dut
corpi, e ricercar col fuofplendor e tutta la lorfuperficie,fifpe*
difee nella Terrain vn giorno naturale , e nella Luna in vi»
rnefe3ma non da queftofolo depende la variazione delle figu-
re, fitto le quali dalla Luna Ji vedrebbero le parti illuminate
della terre fìre Juperficìe, ma da i dìuerji af petti, chela Luna
va mutando col Sole ,fichequando v.g. la Luna feguitajse
puntualmente il moto del Sole, e flejfe,per cafo,fempre linear*
mente tra ejjo, elaTèrrain cmeW afpetto , che noi diciamo di
congiunzione, vedendo ella fèmpreilmedejimoemtsfèrio del*
la Terra? che vedrebbe il Sole,h vedrebbe perpetuamente tut*
to lucido ; come per VoppojitOy quando- eUa refiajfè fèmpre al*
VoppofizÀone del Sole, non vedrebbe mai la Terrafdella quale
farebbe continuamente volta verfo la Luna la parte tenebro*
fa , e perciò inuijibile . Ma quando la Luna. \ aliaquadratu*
ra del Sole, dell'emisfero terre/Ire^ efpoBo alla vifìa della Lu-
na quelìaxmstà, che e verfo jfSole , e lumino fa, e l'altra verfo*
l-oppojló. del Sole e oftura; e perà la parte della Terra illumi*
naia ,JÌ,rapprefenterekbe alla Luna fiotto figura di mezQ ccr*
cbio «
$A3;R*. Refìo cabacìfjtmodeltuttoì &". intendo già benijjtmo , che:
partendo fi la Luna dall' oppojizione del Sole , di do uè. ella no
veddua.nte.nte dell'illuminato della terre/ir e. fuperficie, ève*
nendo di giorno, in giorno verfi.il Sole, incomincia a poco, a
poco a/coprir qualche particella della faccia della Terra illu-
minata; e quefla vede ella in figuradi fottìi falce ,pereffer lai
T&rarQtQndatà' acquifìando pur la Luna colfuo mouimé*
Del Galileo l $7
to di dì in di maggior vicinità al Sole , viene 'J coprendo più , f
piufempre ddìimisftr&ierrejèrè illuminato ,ji che alla qua-
dratiti a >;efcuopi e la mità giufìo,Ji cjme noi di hi veggiamo
altrettanto : continuando poi di venir ver/o la congiunzio-
n e, fcuopre fuceejj-uamen te parte maggiore della fuperjìcie il*
lumina. a , ejìr almenie nella cogiunzionevedt l'intero emis*
fino tutto Inmmofo . Et mfomma comprendo benijjimo,che
quello y che accade agli abitatori de'la Terrat n el veder le va-
rietà, della Luna-, accoderebbe a chi fu fé nella Luna nel veder
la Terra, ma con ordine contrario, cioè, che quando la Luna
ì a noipiena,Ì5 all'oppofzion del Sole, a loro la Terra fareb-
be alla congiunzion col Sole, e del tutto o/cura , & wuifibile;
all'incontro quello fiato, che a noi e congiunzion della Luna
col Sole, epero Luna /riente ,enon veduta , là farebbe oppoji-
zion della 2 erra al Sole, e per così dire, Terra piena, cioè tut-
ta luminofa . E jin algente quanta parte a not di tempo in—*
tempo Jì mojìra dtlla fuperjìcie lunare illuminata, tato dalla
Luna Jì vedrebbe ej/èrneH'iJhffo tempo la parte della Terra
efeura, e quauto a noi refi a della Luaapriuo di lume, tanto
alla Luna e l'illuminato delia Terra; fiche: folo nelle qua-
drature quefìi veggono mezo cerchio della Luna lumino/o, f
e quelli altrettanto della ferra » In v>-a cofa mi par, che dif-
ferivano quejij fcambkuiìv operazioni; @? è che dato, e non
eoncejp>, che nella Lunafujfe chi di l ìpotejfe rimirarla Ter-
ra, vedrebbe ogni giorno tutta, la. fuperjìcie terrejire,mediante
il moto di e fa Luna intorno alla Terra in ventiquattro , ò
venticinque bore, ma noi non veggiamo mai altro, che la me*
tà della Luna,poictiì ella nonji riuolge in fé fìejfa , come bi-
fognerebbe, per poterctfi tutta mofirare.
$ALV. rurctìe quejìo non accaggiaper il contrario , cioè , che il
rigirar/iella in fé fieffa^fìa cagione , ebe noi non veggiamo
mai l'altra metà, che così farebbe necefario, ebefuffe, quando
tllahauejfe V Epiciclo . Ma doue la/ciate voi vn' altra diffe-
renza in contraccambio di quefia auuertita da voi ? Tutta la Ter-
SAGR. E qual' e i che altra per bora non mi Viene in mente \ ra vede la me»
&ALV. E t che fé la Terra [come bene bautte notato) non vedi^* tà folamence_>
altro, che la metà della Luna > doue, che dalla Luna vien vi- ^ella M'"a > c
(la tutta la Terra, all'incontro, tutta la Terra vede la Luna, JJL !«?Ì.u,a"
• j a t r ì i i V f — » i « i- i , ■ mente aeiix--
ma della Luna, foto la. meta vede la U erra ; perche gli babita- Luna vede tus
tori per cost dire, dell e.nisfcrofuperiore della Luna,cbe a noi u la 1 erra.
nare
58 Dialogo primo
vinuifibìk, fon pr lui della vi/la della Terra, e qucfiìfonfof»
fé gli Antictoni » <SM a qui mi fcuuien 'bora a vn particolare
accidente, nuouamente offerziato dal nofìro accademico nella
Luna, per il quale fi 'raccolgono due confeguenze neceflarie,
l'vna e , che noi veggiamo qualche co/a di. più della metà della
*-j », -r. Luna , e l'altra è , che il moto della Luna ha giufiamente re-
ti, vedete più lazione al centro della Terra: e l'accidente , el'ojferuazione è
che la metà tale . Quando la Luna h abbia vna corrifpondenza,e naturai
del Globo lu- • fimpatia con la Teiera, verfo la quale , [con vna ialfua àeter-
minata parte ella riguardi, e necejfario , che la linea retta, che
congiugne ilor centri, paffìfempre per ViJleJJo punto della fu-
perfide della Luna; tal che quello, che dal centro della Terra la
rimirajfe, vedrebbe fempre l'ifiejfo di/co della Luna puntual-
mente terminato da vna medefima cirtQnfer£za;Madivnò,
pojlituitòfipra lafuperficie terrefire , il raggio, che dall'occhio
fuo andajfefino al centro del globo limar e,non pajferebbe per
V iflefìo punto della fuperficie di quella ,per il quale pajfa la li"
nea tirata dal centro della Terra a quel della Luna , fé non
quando ella gli fujft verticale : mapojla la Luna in oriente, ò
in occidente, il punto dell'incidenza del raggio vifuale , reBa
Juperiore a quel della linea , che congiugne i centri, e pero fi
fcuopre qualche parte dell 'emisferio lunare verfo la circonfe-
renza di /opra, e fi nafconde altrettanto dalla parte di fitto ;
fi fcuopre dico, efinafcode ri/petto all'emisfero, che fi vedreb-
be dal vero centro della Terra : e perchè la parte della cireon-
ferenza della Luna,che efuperìore nel no/cere, e inferiore nel
tramontare , però affai notabile douràfarfila differenza del-
Vajpetto di effe parti Juperiore, e inferiore ,fcoprendofi bora ,
^yìjoraafcondendofi delle macchie , ò altre cofe notabili di ejfi .
parti. Vna fimil variazione dourebbefcorgerfi ancora verfo
l'ejlremità boreale, & auftr ale del mede/imo dlfco,fecondo,che
la Lunafitroua in queBo, b in quel ventre del fuo Dragone;
perche quàdo ella e fettentrionale , alcuna delle fuc parti ver-
fo fettentrione ci fi nafconde ye fi fiuopr e delle aufimli , e per
l'oppofito . Hora, che queBe confeguenze fi verifichino in—* _
fatto fi Telefcopio ce ne rende certi; imperocché fono nella Lu-
na due macchie particolari, vna delle qualì,quando la Luna
e nel meridiano guarda verfo MaeJlro,e l'altra gli è quafi dia-
metralmente oppojla; elaprimaevifibile, ancofenzail'Te-
lej copio f ma non già l'altra: e la MaeBrak vna macchietta^*
ouata,
Del Galileo • 5 9
cuata, diuifa dall'altre grandi[Jìme% Voppojìa è minore, epa- jjjjp Luna!^
rimente Jeparata dalle grandijjìme , ejìiuata in campo, affai per je qUajj g
chiaro; in amendue quejlefi offeruano molto manifeft amente oflerua lei ha-
le variazioni già dette , e veggonfi contrariamente l'vna dal- «er riguardo
l'altra, ora -vicine al limbo del di/co lunare, fa' bora allonta- ^ centro dcl-
nate, con differenza tale, che l'interuallo tra la maejirale, e la jUQ mow m
circonferenza del difco e più, che il doppio maggiore vna vol-
ta, che l'altra : e quanto all'altra maccbia (perche l'i più vici-
na alla circonferenza) tal mutazione importa più , che il tri-
plo da vna volta all'altra . Di qui e manifejìo la Luna , co-
me allettata da virtù magneiic a yConji antemente riguardare
con vna fua faccia il globo ierrejire , ne da quello diuertif
mai .
SAGR. E quando fi ha apor termine alle nuoue ojferuazioni, e-*
fcoprimen ti di quejìo ammir abile Jlrumen toi
SALJS* Se iprogrefsi di quefìa fon per andar fecondo quelli di al-
tre inuenzio ai grandi, e dafperare, che col progrejfo del tem-
po fi fìa per arrtuar a veder co/è a noi per bòra inimmagina-
bili . Ma tornando al nojlro primo difcorfo , dico per lafejìa Sefta.La Ter.
congruenza tra la Luna,e la Terra,chefi come la Luna gran l?J, ? , "?]
parte del tempo fupplifce al mancamento del lume del Sole,e ci te ^ iiiumina-
rende con la refefsione del fuo le notti afiai chiare , così Icl~> no .
Terra ad ejja in ricompenfa rende quando ella n'è pia bifo-
gnofa\, col refletterle i raggi folari vna molto gagliarda illu-
minazione , e tanto per mio parere, maggior di quella , che a
noi vien da lei, quanto la fuperficie della Terra e più grande
di quella della Luna *
SAGR. Non più, non più Sig. Saluiatt, lafciatemi il gufìo dimo-
Jirarui , come a quejìo primo cenno ho penetrato , la caufa yii
vn accidente, al quale mille volte ho penfato , ne mai l'ho pò,- Lume reflcflò
tuto penetrare . Voi volete dire, che certa luce abbagliata, che da! ja Terra-»
fi vede nella Luna , maf imamente quando le falcata , viene
dal rejkfsadel lume del Sole nella fuperficie della Terra, e del
%5M are ;e più Jì vede tal lume chiara, quanto la falce e più fìt-
tile, perche allora maggiore e la parte luminofa della Terra ,
che dalla Luna e veduta, conforme a quello, che poco fa fi con-
clufe ; cioè , che fémpre tanta è la parte luminofa della Terra ,
chefi mo[l*a alla Luna,quanta lo/cura della Luna,cbe guar-
da verfo la Terra; onde quando la Luna è fottilmente falca-
t#} & ivconfeguenza grande è la fua parte tenebroj a , grande
eia
éo Dialogo primo
e là parte illuminata dtlla ferra , veduta dalla Luna,e tanto
più potente larejìejsion dtl lume .
SALV. Queflo e puntualmente quello, eh" io voleua dire . Infom-
ma gran dolcezza e il parlar con pe> font giudiziofe, e di tuo-
na apprenjìu-a; e majsime quando nitri vàpaJ]eggiartdo,e aifi
correndo tra i viri , io mi fon più volte in con Uato in ceruelli
tanto duri, clw per mille volte ,che io babbea loro replicato que-
Jlo, che voi hauetefubito per voi mede/imo penetr ato,mai non
e flato pofsibile, che e l'apprendano.
■SI MI3. Se voi volete dire di non bau erlo potuto perfuadere loro,
fiche e' l'intendine, io molto me nemarauigho , efonfìcuro ,
che ?ion V intendendo dalla vojìra ejplicazione , non ^inten-
deranno forfè per quella di altri , parendomi la vojìra ejpref
fìua molte chiara ; ma fé voi intendete di non gli bauer per-
fuafì,fi che e' lo credanoci que/Io ncn mi mat auiglio punto,
perche io flejfo confefso diefser vn di quelli , che intendono i
vojiri difcorfirma non viji ' quietano, anzi mi rejìano in que-
Jla,e in parte dell' altre fei congruenze molte di jj.cultà,le quali
promouero,quandohaurete finite di raccontarle tutte *
$ALV. Il defiderio, che ho di ritrouar qualche verità , nel qualt^
acquiflo,afsai mipofaono aiutare k obbiezioni di buomini in-
telligenti, qualfete voi, ymi farà efser breuifsimo nello Jpe dir-
mi da quel, che ci refla-. Sia dunque la fèttima congruenza
il rifponderfi 'reciprocamente non mzno alle ojfefi , chea i fl-
uori, onde la Luna , chehene Jpefso nel colmo della fuà illu-
minazione,perl'interpofizi&n della Terra trafe,e il Sole vieti
Settima. Ter- priuata di luce, & ecclifsata > €Osì e/sa ancora per fuo nj catto
ra,e Luna Ica- Ji interpone traìa Terra, e il Soie, econ V ombra jua ofeura la
«elidano . ' Terra; e fi ben la vendetta non e pari all' ojfefa , pere hi bene
Jpefso la Luna rimane,^' anco per a/sai lun^o tempo,immer*
fa totalmente nell'ombra della Terra, ma non già mai tutta
la Terra , ne per Uingofpazio di tempo reità ojcurata dalla
Luna, tuttauia hauendqfì riguardo alla picciolezza del corpo
di quefla,in comparaziondella grandezza di quello , non fi
può dir, fé non che il valore, in vn certo modo, dell' animo fìa
grandifsimo . Quello è quanto alle congruenze . Seguirebbe
bora il difeorrer circa ledi/parità; ma perche il Sign. Simpli-
cio ci vuolfauorire de idubbj contro di quelle , farà benefen-
tirgli, e ponderargli prima, chepafsare auanti .
8AGR* Si perche e credibile, che il Sign. Simplicio non Jìa J?er ba-
uer
Del Galileo: €t
iter ripugnanze intorno alle di/parità; e differenze tra la Tcf
ra, e la Luua, già che eglifiima le lorfufianze diuerfij/ìme .
SIMP. Delle congruenze recitate da voi nel far parallelo tra Ut
Terra , e la Luna non fento di poter ammetter fenza repu-
gnanza, 'è non laprima% e due altre ;■. ammetto la prima— >%
cioè li figura sferica, fé bene anco in qutfia vi e non so cbe, fil-
mando io quella della Luna eJfep$uliti{fima,eterfa,QQme vno
fpecchio, doue, cheque/la dtlla Y erra tocchiamo con mano ef-
Jer fcabrofijìma , <$ afpra ; ma quejia attenente all'inegua-
lità della fuperficie va confiderata in vn' 'altra delle congruen-
ze arrecate da volperò mi riferbo a dirne quanto mi occorre
nella cotifider azione di quella. Che la Lunajìapoi , come voi
dite ntlla feconda congruenza, opaca-, & ofcura per fé fieffà*
come la T'erralo non ammetto, fé non il primo attributo del-
la opacità, del che miajficurano gli ecliffi filari',che quando lot
Lunafujfe trasparente,} 'aria nella toi ale ofcur azione del So-
le non refierebbe cosi tentbrofa,come ella refia,maper la trafi
parenza del corpo lunare trapalerebbe vna luce re fratta , co^
me veggi amo farfi per le più denfi nugole . Ma quanto ali of-
curità, io non e redo, che 'la Luna fia del tutto priua diluce,co-
me la Terra, anzi quella chiarezza, chef forge nel rejio del _ r
fuo di/co, oltre alL • fittili corna illujiratedal Sole,reputo , ^^djrJ^ftiinaciL
Jt a fuo proprio, e naturai lume, e non vn reflejfi della Terra, propria deiia
la quale io fimo impotente , per la fuafomma afprezza , & Luna ..
ofeurità, a rejietterei raggi dtlSole . Nel terzo parallelo con- Terra, impo-
uengo con voi in vna parte, e nell'altra dijfento ; conuengo tente a •■"".•
mei giudicar il corpo della Luna folidijjìmo , e duro , come la del Sole.
Terra, anzi più affai, perche) fé da Ari/i., noi cauiamo , che il Suftanza Ce-
Cielofa di durezza impenetrabile , eie Stelle parti più denfe^e^c. impene-»
del ^ielo , e ben ntcejfa, io , che le filano faldifime , ^ impene- T^/l^ ^er
ti abili,, ime .
SAGR. Che bella materia farebbe quella del Cielo per fabbricar1
palazzi, chi nepo*efft hauere , così dura, e tanto trasparente .
SALV. <^dnzipej'ima, perche fendo per lafimma trafparenza del
tutto inuif bile, non fi potrebbe , fenza gran pericolo divrtar
negli fiipiti, e fpezzarfiil capo, camminar per le /lonze.
SAGfr. Cotefio pericolo non fi correrebbe egli, fé e vero , come dia-
cono alcuni Peripatetici, che la fia intangibile; e fé lawfipuQMzmAZ. Cele-
toecare, molto meno fi potrebbe vrtare . fte imagibile .
SALV* Diniuno. folltuamentofarebbe cotefio ;cociofiache fé ben
ti
6i Dialogo primo
ben la materia celefiz non pub efer toccata, perche manca del*
le tangibili qualità, puì) beri ella toccare i corpi elementari ;e
per offènderci tanto e , che dia vrti in noi , & ancor peggio ,
che fé noi vrtajfimo in lei . Ma lafciamojìar quejìipalazzi,b
per dir meglio, cafieUiin aria , e non impediamo il Sign. Sim*
plicio »
SIMP* La quìfiione, che voi hauete così incidentemente promof-
fa e delle difficili, chef trattino injilofofia, <& io ci ho intorno
di bellijjtmi penfierì di vn gran cattedrante di Padoua , ma
non e tempo di entrami adejfo ipero tornando al nojìro pro-
pqfìto replico, che Bimo la Lawafolidiffima pia della Terra ,
ma non l'argomento già, come fate voi,dalla ajprevza , efca*
„ rc ,, brofìtàdeUafua fuperficie, anzi dal contrario, cioè dall' effere
Superficie <ael Ja <.;r » J ,J r J k ,, ^-Mj
la Luna terfa aitaanceuere ( come veggiamo tra noi nelle gemme più du*
più d'vno fpec re ) vn pulimento , e lufirofuperiore a qualfifiafpecchio più-
chio . terfo; che tale e necejfario, che fa la fuajuperficie , per poterci
fare fi viua reflefsione de' raggi del Sole . Quelle apparen-
zepoi, che voi dite, di monti, di fogli, di argini, di valli, &c.
fon tutte ìllufioni j $■ io mi fono ritrouato afentire in publi-
che difputefofiener gagliardamente contro a quefìi introdut-
tori di nouità , che tali apparenze non da altro prouengono ,
che da parti inegualmente opache, eperfpicue, delle quali inte-
Eminenze , e riormente , & Seriormente è compofia la Luna , comefpeffo
cauità nella-» veggiamo accadere nel crijlallo, nell'ambra,^ in molte pietre
lufioni (tiopa- preziofe perfettamente lufimte; doue per la opacità di alcune
co,e di perfpi- parti, e per la trasparenza di zdtre,apparifcono in quelle varie
cuo . concauità, e prominenze , Nella quarta congruenza conce*
do, che lafuperficie del globo ierreBre veduto di lontano fa-
rebbe due dìuerfe apparenze;cioe vnapià chiara , e l'altra più
ofeura, majìimo , che tali diuerfità accaderebbono al contra-
rio di quel che dite voi; cioè, credo, che lafuperficie dell'acqua
apparirebbe lucida, perche ì lifcia,e trafparente, z quella della
Terra remerebbe ofeuraper lafua opacità^ fcabrofità male ac-
comodata a riuerberare il lume del Sole . Circa il quinto ri-
feontro lo ammetto tutto, e retto capace, che quando la Terra
rifpìendejfe, come la Luna,fimofirerebbe,a chi di lafsù la ri-
mirafie fitto figure conformi a quelle , che noi veggiamo nel-
la Luna\comprendo anco,come il perìodo della fua illumina-
zione^ variazione di figure, far ebbe di vn me/è, benché il So*
lei* ricerchi tutta in ventiquattr'bore ; e finalmente non ho
dijfi-
Del Galileo • 6$
affienita nel? ammetter e , che la metà fola della Luna vede**
tutta la Terra , e che tutta la Terra vede filo la metà dell&~>
Luna . Nel reflo reputa faljìfsimo , che la Luna pojfa rice-
ver lume dalla Terra, che è ofcurifsima, opaca, & inetti/sima
a reflettere il lume del Sole,comeben lo rejiettela Luna a noi;
€ come ho detto fórno, che quel lume! eh e fi vede nel reflo della
faccia della Luna , oltre alle corna fplendidifsime , per Villu-
minazion del Sole, Jìa proprio, e naturale della Luna, e gran
cofa ci v or ebbe a farmi credere altrimenti . Jlfettimo degli
eclifsifeambieuoli fi pub anco ammettere, fé ben propriamen-
teficoft urna chiamare Ecliffe del Sole,queJìo che voi volete
chiamare Eclijfe della 2'erra . E quejìo e quanto per bora mi
occorre dirui in contradizione alle fette congruenze;alle qua-
li infianze, fé vi piacerà di replicare alcuna cofa > l'afcolterb
volentieri .
SALV. Se io ho bene apprefo quanto hauete rifp^Jlo, parmi, chz^>
tra voi , e noi refimo ancora controuerfe alcune condizioni ,
le quali iofaceua comuni alla Luna & alla Terra,efon qui-
tte . Voijiimate la Luna terfa, e lifeia, comvnofpecchij , q~j
come tale atta a re/ietterei il lume del Sole ; & all'incontro la
Terra per lafua afprezza non potente a far fimile reflefsio-
ne . Concedete la, Lunafolida,e dura,e ciò argumentate dal-
l'ejfer' ella pulita, e terfa, e non dall' ejfer montuofa ; e dell'ap-
parir montuofa ne ajfegnateper caufa Ve fiere di parti più , e
meno opache, eperfpicue . E finalmente lìimate quella Iuc<l~»
fecondaria ejfer propria della Luna,e non per rejiefsion della
Terra; fé ben par che al Mare , per ejfer difuperficie pulita ,
voi non neghiate qualche reflefsione . Quanto al torui di er-
rore, che la rejiefsion della Luna non fi faccia , come da vno
fpeccbio,ci bopocafperanza, mentre veggo, che quello , che in
talpropofitoji legge nel Saggiatore,e nelle lettere filari del no-
Jìro amico comune, non haprofittato nulla nel vqfiro concet-
to, fé pero voi hauete attentamente letto quanto vi e fritto in
tal materia .
S1MP. loihotrafcorfo così Juperfcialmente , conforme aìpoco
tempo, che mi vien lafciato oziofo dafìud) più fidi, però ,f<L~>
col replicare alcune di quelle ragioni t a colVaddurne altre voi
penfate rifiluermi le difficultà , le afcolteròpiù attentamente.
SALV. lo dirà quello, che mi viene in mente alprefente,e potreb-
b'ejere, cbefujfe vnamijiionedi cocetti mieiproprj, e di quel-
lij
^4 Dialogo primo
//', che già tè f sì ne i detti libri , da i quali mi'fouuknèent^p
ch'io reBaimteramcnteperfuafo, ancorché le concktfioni nel
primo a/petto mi parejfer gran paradofsi. Noi cerchiamo Sig.
Simplicio, fé per fare vnarefiefion di lumefimìlc a quello ,chc
ci vien dalla Luna,Jta necefSar no •> che lafuperjicie da cui vieti
la reflef sione Jìa così terfa, e li/cìa, come di vno fpecchio, o pur
fìapiù accomodata vnafupcrfìcìe non terfa, e non lifcia , ma
,afpra, e mal pulita . H ora quando a noi veniffer due reflef-
Jioni, vnapiù lucida, e V altra meno > da due fuperfidc oppo-
Jieci, io vi domando qual delle due fupcrjlcie voi credetetcbejt
rapprefentafìe a gli occhi nq/iri più chiara, e qual più o/tura,
SIMP. Credo fen za dubbio , che quella , che più viuamente mi
reflettejfe illumemijìmojlrerebbe in. affetto più chiara,e Pol-
tra più ofcura •»
SALV. Pigliate bora in cortejìa quello Jpecchìo , che e attaccato a
quel muro, & vfciamo qua nella corte » Venite Sìg.Sagredo*
Prouafi a luti Attaccate lo Jpecchìo là a quel muro doue batte il Sole ; difco-
f° ir rna Sa" fiiamocii e ritiriamoci qua all'ombra . Ecco làdue fuperficit
cS afpM per coffe dal Sole, cioè il muro, e lofpecchio . Ditemi bora qual
vìjirapprefenta più chiara, quella del muro , ò quella dello
fpecchio / voi non ùfpondete ì
SAGR. Io lafcio rispondere al Sig-. Simplicio , che ha la difficoltà ,
che io quanto a me, da queflo poco principio di efperienzafon.
perfuafo, che bifogniper neceffìtày cheia Lunajia difuperfi-
cie molto mal pulita .
SALV. Dite Sign. Simplicio, fé voi hauejle a ritrar quel murOjCS
quello fpecchio attaccatoui , doue adoprerefìe voi colori più
ofcurJ,nel dipignere il muro, bpur nel dipigner lo fpecchio t
&IMP-. AJfai più fcuri nel dìpigner lo fpecchio *
SALV. Horjb dalla fuperficie, chejìrapprefentapiuchìara,vien
la refltjjion del lume più ., potente , più viuamente ci refletterà
i raggi del Sole il muro, che lofpecchio .
$IMP. BeniJJÌmo Signor mìo ; hauete voi migliori ejperienze di
quefle ? voi ci hauetepofìi in luogo doue non batte il reuerbe-
ro dello fpecchio; ma venite meco vn poco più in qua; nò ge-
nite pure .
SAGR. Cercate voi forfè il luogo della refezione 3 che fi lo fpec-
chio i
SI MP. Signorsì.
SA GR, Oh vedetela là nel muro Qppofto?gra®de giufto quanto lo
Jpecchìo,
Del Galileo. 6f
Jpeccbio i e chiara poco meno , cbc fé vi hattcffe ti Sole -diretta'
mente .
SIMP. Venite dunque qua , e guardate di ii la fuperficie dello
Jpeccbio, e /oppiatemi dire, fé Tèpiujcura di quella del muro*
SAGR. Guardatela pur voi, che io per -ancora non voglio acceca*
re ; e so beni/fimo fenza guardarla , che la fimo/Ira viuace , e
chiara quanto il Sole iFtejfo, opoco meno .
SIMP. Che dite voi dunque,cbe la refilejfiion di vno fpeccbhfia
men potente di quella di vn muro t io veggo , che in quefto
muropppofìojdoue arriua il rejleffo dell'altra parete illumi*
nata, infieme con quel dello fpeccbio,quefio dello Jpeccbio e af-
fai più chiaro; e veggio parimente,cbe di qui lo Jpeccbio mede-
fimo mi appari/ce più chiaro affai, che il muro .
SAL V. Voi con la v offra accortezza mi bauete preuenuto , perchè
di quejla medejìma ojferuazione baueuo bifogno per dichia-
rar quelcbe refia . Voi vedete dunque la differenza, che cade
tra le due reflejfioni, fatte dalle due fuperficie del muro,e del-
lo Jpeccbio , per coffe nell'iBeffo modo per l'appunto dai raggi
filari; e vedete , come la refilejpon, che vien dal muro , fi dif-
fonde verfo tutte le parti oppofìeli , ma quella dello Jpeccbio
va verfo vna parte fola , non punto maggiore dello Jpeccbio
medefimo •> vedete parimente, come la fuperficie del muro , ri-
guardata da qualfiuoglia luogo , fimo/Ira chiara sepre egual-
mente afe Jìejfa; e per tutto affai pia chiara , che quella dello
Jpeccbio, eccettuatone quel piccolo luogo fidamente doue batte
il refileffo dello Jpeccbio , che di li appari/ce lo Jpeccbio molto
più chiaro del muro . Da quefte coùfenfate, e palpabili efpe-
rienze, mi par che molto fp editamente fi poffa venire in co-
gnizione, fé la refi lefsione,che ci vien dalla Luna, v)ga,come
da vno Jpeccbio, o pur, come da vn muro , che ,Je da vna fu-
perficie lifcia, òpure afpra .
SAGR. Se iofufsi nella Lunafteffa, non credo , che iopotefsi con
mano toccar più chiaramente Vafprezza della fua fuperficie
di quel ch'io me lafcorga ora con l'apprenfione del difeorfo .
La Luna veduta in qualfiuoglia pofitura, ri/petto al Sole, e a
noi , ci mojira la fua fuperficie tocca dal Sole fempre egual-
mente chiara; effetto , che rifponde a capello a quel del muro f
che riguardato da qualfiuoglia luogo apparifee egualmente
chiaro,e difeorda dallo Jpecchio,cbe da vn luogo folofi mofira
luminofo, e da tutti gli altri ofeuro . In oltre , la luce,che mi
E vien
Specchi Pia-
ni mSdano la
refleffione in
vn luogo folo,
magli sferici
per tutto .
Sfera di attl-
ni tane i corpi
Celeiri mag-
giore che ne-
gl'elemétari .
66 Dialogo primo
vie» dalla refilefsion del muro e tollerabile, e debile in campa'
razìon di quella dello fpecchio gaglìardif sima , & ojfenjìua—»
alla vi/la poco meno della primaria , e diretta del Sole.. E così
confuauttà riguardiamo la faccia della, Luna, che quando él-
la fuJJe,come vno fpecchio, mofìrandoci/t anco per la vicinità
grande quanto Vtjìejfo Sole , farebbe il fuo fulgore, affoluta-
mente intollerabile , e ci parrebbe di riguardare quajt vn' al-
tra Sole .
SALV* Non attribuite digrazia Sig. Sagr. alla mia dimojlr azio-
ne più dì quello, chele Jìperuiene. Io voglio muouerui con-
tro vn'injlanza, che non so quanto fia diageuolefcioglimeto.
Voi portate per gran diuerjìtà tra la Luna , e lo fpecchio , che
ella rimandi la refllef sione verfo tutte le parti egualmente,co-
me fa il muroj doue, che lojpeccbiala manda in vn luogo folo
determinato; e di qui concludete la Luna ejferjìmile al mit-
ro, e non allojpecchio . Ma io vidico,che quello fpecchio ma-
da la rejllefsione in vn luogo folo , perchè lafua fuperjìcie e
piana t e douendo i raggi reflefsi partirjiad angoli eguali a
quelli de* raggi incidenti , e forza, che da vna fuperjìcie piana,
Jì partano vnitamente verfo il l mede/imo luogo : ma effèndo,
che la fuperjìcie della Luna e, nonpiana, ma sferica% & i rag-
gi incidenti, /òpra vna tal fuperjìcie trouano da refietterfi ad
angoli eguali a quelli dell incidenza verfo tutte le parti, me-
dtante lainfinità delle inclinazioni, che compongono la~*
fuperjìcie sferica , adunque la Luna può mandar la refleffio-
ne per tutto* e non e necefsitata a mandarla in vn luogo Jòlot
some quello fpecchio, che è piano .
SIMP. Quella e appunto vna delle obbiezioni, che io voleuo far-
gli contro .
SAGR. Se quejla e vna, e forza, [che voi ne habbiate delle altreipc-
rò ditekjche quanto a quejla prima mipar,che ellajìaper riu-
feirepm contro dì voi, che infauore .
SIMP. Voi hauete pronunziato, come cofa manifefla, che la re-
filefsion fatta da quel murojìa così cbiara,& illuminante,co-
me quella, che ci vien dalla Luna, & io la /limo , come nulla
in comparazion di quella ; imperocchejn queflo negozio del-
„ l illuminazione, hifogna bauer riguardose dijlìnguere la sfe-
„ ra di attiuità;e chi dubita ,cbei corpi Celejli habbiano maggio-
„ re sfera di attiuità,che quelli noslri Elementari, caduchi > e-»
, , mortali? e quel muro finalmente, che è egli altro, che vnpoco di
w Terra ofeura, & inetta all'illuminare i Sagr. E qui
Del Galileo. €j
SAGR. E qui ancora credo , che voi vi inganniate di affai . Ma
vengo alla prima inftanza mojfa dal Sign. Salutasi . E confi-
derò, che per far, che vii oggetto ci apparifca tuminofb)kohÈ»
bafìa,cbefopra ejb cafcbino i raggi del corpo illuminante, ma
ti bifogna, che i raggi refilefsi vengano all'occhio noftro ; co-
me apertamente fi vede nell e/èmpio di quello fpecchio , /opra
il quale non ha dubbio , che vengono i raggi luminofi del So-
le, con tutto ciò ei non cifimofira chiaro, & illujlrato, fé non
quando noi mettiamo l'occhio in quel luogo particulare, doue
va la refllefsione . Conjideriamo adeffo quelcbe accaderebbe
quando lo fpecchio fujfe difuperficie sferica ; che fenz' 'altro
noi troueremo,cbe della refilefsione,cbefifà da tutta lafuper-
ficie illuminata , piccolifsima parte e quella , che peruiene al-
l'occhio di vnparticolar riguardante, per effèr* vna minimif-
fima particella di tutta la fuperficie sferica quella , l'inclina-
zion della quale ripercuote il raggio al luogo particolare del-
V occhio: onde minima conuien chejia la parte della fuperficie
sferica , che all' occhio fi moftra splendente ; rapprefentandofi
tutto il rimanente o/curo . Quando dunque la Lunafuffh** La Luna fé
terJà,come vno fpecchio, pìccolijfima parte fi mofirerebbe a gli ^u^e 'f01*^
occhi di vn particulare illufirata dal Sole , ancorché tutto vn' v?°. ^P^00"^
tmisferiofujfe efpojìo a raggi filari; & il re fio rimarrebbe al- beinuifibik.
¥ occhio del riguardante, come non illuminato, e perciò inuifi-
bile; e finalmente inuìfibile ancora del tutto la Luna, auuen-
gache quella particella, onde venijfe la riflefsione per lafua—*
piccolezza , e gran lontananza fi perderebbe + E fi come al-
l'occhio ella refierebbe inuifibile , così lafua illuminazione
refierebbe nulla; che bene e impofsibile, che vn corpo lumino fo
togliejfe via le no/ire tenebre colfuo fplendore , e che noi non
lo vedefsimo .
SALV. Fermate ingrazia Sign. Sagredo, perchè io veggo alcuni
mouimenti nel vifo, e nella perfona del Sign. Simpltcio,che mi
fono indizj, efreinon refìi, ò ben capacelo foddis fatto di que-
fio, che voi confomma euidenza , ijy af soluta verità hauett^
detto . E pur bora mi efouuenuto di potergli con altra espe-
rienza rimuouere ognifcrupolo . Io ho veduto in vna came-
ra difopra vn grande fpecchio sferico: facciamolo portar quàt
e mentre, che fi conduce, torniti Sign. Simplicio a confederare
quanta egrade la chiarezza, che vien nellaparete qui fiotto la
loggia dal refilejfo dello fpecchio piano .
E 2 Simp.Io
68 Dialogo primo
$IMP* Io veggo, che Ve chiara poto meno > the fi VipercoteJJe di*
rettamente il Sole ,
$ALV* Cosi e veramente . Hor ditemi, fé leuando via quel picco»
lo /pecchie ) piano metteremo neUisleJfo luogo quel grande sfe-
rico, quar effetto credete voi, chefiaper far lafua refiefsiont
nella mede/zma parete i
S1MP. Credo , che gli arrecherà lume molto maggiore , e molta
più ampio .
SALV* Ma fé l illumi nazione farà nulla, ò così piccola^ che appe*
na ve ne accorgiate , che direte allora t
SJMP+ Quando baurh vifio V effetto, penferò alla rijpofia.
SAJLV. Ecco lo fpecchio,il quale voglio,cbefia pojìo accanto alV al-
tro; ma prima andiamo là vicino al reflefjo di quélpiano,e ri-
mirate attent avente lafua cbiarezza;vedete come è chiaro qui
doue e batte, e come dtfiintamentefi veggono tutte quefie mi»
nuziedél muro .
SIMP* Ho vislo, e offeruato benifsimo ?fate metter Patirò fpec-
chio a canto al primo .
SALV. Eccolo là. Vì fu meffo Jubito,cbe comincia fìt *a guardare
le minuzie , e non ve nefete accorto > fi grande e fiato l'accre-
feimento del lume, nel reslo della parete . Hor tolgafi viah>
fpecchio piano .. Ectouìleuata via ogni refief sione , ancorché
vifia rima/lo il grande fpecchio conueffb » T\imuouafi ' quefio
ancora, e poi vi fi riponga quanto vi piace , voi non vedrete
mutazione alcuna di luce in tutto il muro . Eecoui dunque
moflratoalfenfo,come la refilejsione del Sole fatta in ifpecchìo
sferico conueffo non illumina fenfibilmente i luoghi circonut>
cini . Hor a, che rifpondetete voi a quefia ejperienra l
SIMP. Io bopaura> che qui non entri qualche giuoco di mano; io
veggo pure nel riguardar quello fpecchio vfeire vn grande
fplmàore, che quafi mi toglie la vtjia ; [e quel che più import -a,
ve lo veggofempre da qualfiuoglia luogo, ch'io lo rimiri ; e-»
veggolo andar mutando fito,fopr a lafuperficie dello fpecchio^
fecondo, ch'io impongo a rimirarlo in quejio,ò in quel luogo;
argomento necejfario > che il lume fi reflette viuo. affai verjò
tutte te bande, & in confeguenza così potente fiopra tuttau»
quella parete, comefopra il mio occhio .
SALV, Hor vedete quanto bifogni andar cauto , e riferuato nel
prefiare affènfo a quello , che il fola difeorfo ci rapprefenta *
Non ha dubbiotfhe quefio , the voi dite ha affai dell apparerà
Del Galileo» d>
ìe, ìuitauìapotete vedere , come la fenfata cjpericnza mijirA
incontrario .
SIMP* Come dunque cammina queflo negozio ì
5ALV. Io vi dirò quel che ne finto , che non so quanto vìjìa per
appagare . E prima; quello fplendore così viuo , che voi ve-
dete [opra lo fpecchio, e che vi par, che ne occupi ajfai buon a-»
parte, non e. così grande a gran pezzo, anzi le piccolo afflai, af-
fai; ma lafua viziezza cagiona nell'occhio vofìro , mediante
la refiefsione fatta nell'vmido degli orli delle palpebrala qua-
le Jì dijlendefopra la pupilla vna irradiazione auuentizia—>t
Jtmile a quel capillizio, che ci par di vedere intorno alla fiam-
mella di vna candela pofia alquanto lontana ; ò vogliate affi-
migliarla allo fplendore auuentizio di vna Stella; che fé voi
paragonerete il piccolo corpiccUo v.g. della Canicola , veduto
di giorno col Tele/copio , quando Jì vedefenza irradiazione ,
col mtdejìmo veduto di notte coli' occhio libero , voi fuor di Carpiceli©
orni dubbio comprenderete , che l irraggiato fi mo/ira più di rc*le Stelle-*
mille volte maggiore del nudo, e real corpicello;^X vnjìmile, ò parj£e mi$e
maggior ricredimelo fa V immagine del Sole,che voi vedete in volte maggio-
quello fpecchio ,dico maggiore,per ejfer'ellapiù viua della Stel- re, che nudo .
tadorne e manifefto dal poter/i rimirar la Stellalo afflai minor
offefa alla vijla,cbe quejìa refiefsion dello fpecchio . Il reuer-
bero dunque, chejìba da participare fopra tutta queffla pare-
te, viene da piccola parte di quello fpecchio , e quello, che pur*
bora veniua da tutto lo fpecchio piano, fi 'participaua , e rijlri-
gneua a piccolijfìma parte della mede/ima parete. Qual mera-
ziiglia e dunque, che la refleffione prima illumini molto viua-
mente, e che quefì altra refi quafi impercettibile (
SIMP. Io mi trouopiu inuiiuppato, che mai, e mi fopraggiugne
V altra difjcultà , comepoffla ejfire , che quel muro , ejfendo di
materia così ofcura, e dijuperjkie cosi mal pulita, habbia a~~»
ripercuoter maggior lume , che vno fpecchio ben terfo , e pu-
lito .
SALV. Maggior lume nò, ma ben più vniuerfale,che quanto alla
viuezza,voi vedetele la rejiefsione di quello fpecchietto pia-
no, doue ellaferifce làfotto la loggia, illumina gagliardamen-
te; & il rejfante della parete, che riceue la rejiefsion del muro,
doue e attaccato lofptcchio;non è a gran fegno illuminato,co-
me la piccola parte doue arriua il rejiejfo dello fpecchio . E fé
voi dejìderate intender l'intero di queflo negozio, conJideratet
E 3 come
I.urre reflcffo
dei corpi afpe
ri più vniuer-
fale che quel-
lo de i reriì ; q.
perchè.
Xtjna. ,, Te futfe.
terfa,elifcja_»,
farebbe inui-
fibile ..
7 q Dialogo primo
eomel'efier la fuperjìcie di quel.muroafpr a, e l'iftejfo-, cbefefi
fer compofìa di innumerabili fuperjìcie. piccoltjjìme , dìfpoìle
fecondo innumerabili diuèrjità. di inclinazhni;trà le quali di
necejfità decade, cheMe fieno molte dijpofle a mandare i raggi
reflejfi da loroyin vn tal luogo }molte altre in altro; & in fom-
ma non e luogo alcuno,al quale non arriuino moUijfimi. rag-
gi reflejfi da moltijjime fuperficiette [par fé per tutta l'intera
fuperjìcie del corpo fcabrofo,fopra il quale e afe ano. i raggi lu-
minoji . Dal chefegue di necefiìtà, chefopra qualjìuoglia par-
te di qualunque fuperjìcie oppojla a quella, che riceue i raggi
prìmarij incidati, peruengano raggi refiejfi;, & in confeguen-
za V illuminazione .. Seguene ancora , che ilmedejìmo corpo ,
fui quale vengono i raggi illuminanti , rimirato da. qualjiuo-
. glia luogo fi mojìri 'tutto illuminato, e chiaro: e però la Luna,
per ejfer di fuperjìcie ajpra , e non terfa. , rimanda la luce del
Sole verfix tutte le bande, & a tutti i riguardanti fi mojlr a—*
egualmente lucida ._ Che fé la fuperjìcie fua , efendo, sferica ,
jujfè ancora lifeia, comevno fpecchio , rejler ebbe del tutto in-
uifibile, attefo che quella pie e olijfima parte , dalla quale potejfc
venir reflejfa V immagine del Sole , all'occhio di vn particola-
re, per la gran lontananza.refierebbeinuifibile,comegià hak-
hiam detto. s
$IMP.. Re/lo afiai ben capace del.vojtro difcorfo;tuttauia mi par
di poter r.tfoluerlo con, pochijfima fatica; e. mantener bmifsi-
mOychela Luna fio, rotonda) epulitifsima, e che re/lètta il lu -
me del Sole a noi al modo, di vno fpecchio: ne perciò £ immagi-
ne del Solefideue veder nelfuo mezo , auuetigache ,_ non per
le fpezie dell' i/ìejfo Sole p offa vederfi in fi gran dijìaza7 la pic-
colafigura del. Sole, mafia compre/a da noi per il lume prò*
dotto dalSole l'illuminazione di tutto il corpo lunare; vn_a~*
talcofapofsiamo noi vedere in, vna pia/Ira dorata ,e ben kru-
„ niia y che percofia da vn corpo luminofo. ,fi moflya. a chi /#_-»
3, guarda da. lontano tutta rifplendente; efolo da. vicino fi feor-
„ gè nel mezo di ejfit. la piccola immagine del corpo luminofo. ,,
§ALV. ConfeJ/an do ingenuamente la mia mcapacità,di.co, che n5
intendo,di quejìo vofìro difeorfo altro , che: di quella piatirà,
dorata; e fé voi mi concedete il parlar liberamente y ho grande
opinione, che voi ancora non l'intendiate^ ma habbjate impa-
rate a mente quelle parole fritte da qualcuno , per desiderio
di contraddire 3 gmojìrfisfi più intelligente dell' auuerfario ;
moftrarfi
37
ì)
Del Galileo. 71
inoslrarfi perà a quelli , che per apparir eglino ancora intelli-
genti applaudono a quello , the e' non intendono, e maggior
concetto fi 'formano delle perfine , fecondo , che da loro fi n—>
manco intefe; e pur, che lo finitore Biffò non fa ( come molti
cene fono) di quelli , che Ccriuono quel che non intendono, e *. .r, •■
, J v ' ,/ / -', , ~. ?• . _, . , ,~ . , Alcuni icriuo
che pero non s intende quel che ej si Jcr tuono » \Pero;la,jciando no quel che_>
il rejio, vi ri/pondo , quanto allapiaflrà dorata , che quando non intendo-
ellafiapiana, e non molto grande , potrà apparir da lontano "o , e però nò
tutta rifplendente, mentr e fia ferita da vn lume gagliardo,ma "on. * intende
però fi -vedrà tale/quando V occhio Jia in Vna linea determina- ,{cl-ilK)no#
ta , cioè in quella de i raggi refilefisi : e vedraf si più fiammeg-
giante, cbefefuffè v.g. d'argento , mediante l'ejfer colorata ,
& atta per lafomma denfità del metallo a riceuere brunime-
to perfettifsimo . E quando lafuafuperficie, ejfendo b enifi
fìmoluflrata, nonfujfipoi efattamente piana,mahauejfe va- '''".'*
rie inclinazioni , all'ora anco da più luoghi fi vedrebbe il fio Dia mant1' »
fplendore; cioè da tanti a quanti per uenijfero le varie rejilef- aUUQf?CCe~t
foni fatte dalle diuerfifuperficie '; che però fi lauoràno i dia- perchè.
manti a molte ficee, acciò il lor diletteuol fulgore fi fio fga da
molti luoghi . Ma quando la piafìr a fuffe molto grande,non
pero da lontano , ancorché ellafuffe tutta piana , fi vedrebbe
tutta rifplendente : e per meglio dichiararmi . Intendafìvna
piaflra dorata piana,e grandifiima efpofìaal Sole; moflrer af-
fi a vn1 occhio lontano ,l 'immagine del Sole,occupare vnapar-
te di talpiafirafilamente ; cioè quella , donde viene la refief-
fione dei raggi filari incidenti; ma è vero, che perla viuacitì
del lume, taV immagine apparirà inghirlandata di molti rag-
gi, eperòfiembrerà occupare maggior parte affai della pia/Ira,
che veramente ella non occuperà : e che ciò fia vero , notato il
luogo particolare della piatirà, donde viene la reflefs ione, e fi-
gurato parimente quanto grande mifirapprefenta lofpazio
rifplendente, cuoprafi di efiofpaziola maggior parte ,lafi lan-
dò folamente Jcoptrto intorno al mezo: non però fi diminui-
rà punto la grandezza dell' apparente fplendore a quello , che
di lontano lo rimira; anzi fi vedrà egli largamente fi arfi fi-
pra ilpanno, ò altro , con chef, ricoperfe . Se dunque alcuno
col vedere vna piccola piaR-ra dorata da lontano tutta rifple-
dente 7 fi farà immaginato , che l'iflefio douefie accadere anco
dipiajlre grandi quanto la Luna ,fiè ingannato non meno,
che fi credtjfe la Luna non ejftr maggiore di vn fondo di ti-
E 4 no*
Argento Bru-
nito apparifce
più ofcuroche.
il non bruni-
to, e perchè..
Aeciaiòbru-
aito da: alcu-
ne vedute ap-
par chiarim-
mo, e da altre:
gfciiriffimo .
7 1 Dialogo primo
no . Quando poilapìajlrafuffedifuperficìe sferica fvedreB-
hefiin vnafola fua particella il rejiejfo gagliardo-; ma ben—*
•mediante la viuezza fi mofìrerebbe inghirlandato di mol-
ti raggì affa* vibranti :. il re/lo dellapallajì vedrebbe , \comz_s
colorato; e quejlo ancofolamente quando e' nofyfuj/e in. fum-
mo grado pulito,, che quando e'fujfe brunito perfettamente
apparirebbe ofcuro » Ef empio di quejlo bauiamo giornalmen-
te auanti gli occhi ne i vajt d'argento ,,li quali ,. mentre, fono
follmente bolliti nel bianchimento ,fon tutti candidi come la
neue r.ne punto rendono V immagini;, ma fé in alcuna parte
fi bruni/cono , in quella fubito diuentano ofcuri , e di lì ren-
dono l 'immagini ,.comeJpecchi *- E quel diuenireoJcu.ro non.
procede da altro , che dall' efferfi fpianata vna finisfima gra-
na, che faceua la fup.erficie dell'argento fcabrofa, e però tale,
che rifletteua il lume verfo tutte le parti 3 per lo che da tutti i
luoghi fi mofiraua egualmente illuminata :: quando poi col
brunirla fi /pianano efquifitamente quelle minime inegua-
lità yfi che la reflesfione da i raggi incidenti fi drizza tutta in
luogo determinato xallor.a^da quel tal luogo fi mojìra la parte
brunita affai pih chiara,e lucida del restante, che e. filamenti
bianchito; ma da tutti gli altri luoghi fi vede molto ofeura* B
noto, che la diuerfità delle vedute3nej.rijnirarjuperficie bruni-
te,cagiona diffèmm tali di apparenze^chepsr imitar e,erapprt
feniare in pittura. v°g.,vna£orazza brunita , bifogna accop-
piare nerijchietti,e bianchi, l'vn.&a canto all'altro in parti Uè
effa arme,doue iUume cade egualmente.*
SAGR. adunque quando quefii Signori filojofi si contentale ro-'
di conceder, che la Luna,Venere , egli altri pianeti fu fero dt
fuperficie noncosìlufira,e terfa, come vnofpecchio} ma vn—*
capello manco, cioè., quale e. , vna piatita diargento bianchi-
ta folamente,ma non brunita, quejlo batterebbe a poterla far
visibile, & accomodata a ripercuoterci illume del Sole?
SALV. Bajlerebbe in parie ;,manon renderebbe vn lume così pò*
tente, comefà,effendomontuofa, ^X in fomma piena di emi*
nenze, e cauità grandi . Ma quefii Signori filofofi non la—>
wncederanno mai pulita meno di vno fpecchio; ma bene affai
pù,fepiùsipuo immaginare ; perché filmando eglino, che d
iorpiperfettifsimisiconuenganofigurej?erfettifsime}bifognay
the la sfericità di quei globi celefii sia afsolutifsima; oltre,ch<L*»
quando e' mi somedejero qualche inegualità } ancorché mini*-
Del Galileo . 71
ma,io me ne prenderei fenzafcrupolo alcuno altra afiai mag-
giore, perche consi/lendo tal perfezione in indiuisibili,tantO l&
guafia vn capello^ quanto vna montagna .
SAGR. Qui mi nafcono due dubbj , l'vno è l'intendere , perchè l&
voglian quefla efatta figura
SALV. Al prima rifpondero io;^X al Sign* Simplicio lafcerb lai-*
cura di rispondere al fecondo . Deuefi dunque auuertiret che Superficie pi*
le medefime fuperficie vengono dal mede/imo lumepiùr e me- magm0 rcflef-
no illuminate ,fecondochì i raggi illuminanti vi cofano fo- fj0ne di lume,
prapiù, ameno obliquamente-, fiche la majfima illuminazio- chela—» mena
ne e doue i raggi fon perpendicolari * Et ecco , ch'io ve lo mo~ fobrofa;
firo alfenfo . Io piego quello foglio, tanto , che vna parti-* dicofar^iflu™
faccia angolo f opra V altra; £r e/ponendole alla refiefsion del mjnano n ìù
lume di quel muro oppoflo, vedete , come quefla faccia ,. cho~> che gl'obbli-»
riceue i raggi obliquamente, e manco chiara di quefi 'altra ,do- qui.» e perchè».
ne la refitjjione viene ad angoli retti ; e notate, come fecondo
che logli va riceuendo piùx e più obliquamente l'illumwaziQ*
ne fi fa più debole „
SAGR. Veggo l'effetto^ ma non comprendo lacaufa .
SALV. Se voi cipenfajle vn centefimo d'hora la trouereflc;maper
non confumare il tempo, ecco-
uene vnpoco di dimofirazi^-^. C
ne in quefla figura. , .
SAGR. La fola vijla della figura
mi ha chiarito, il tutto, pero fé-
guiu ► Q
SJMP. 'Dite in grazia il rcfio* a
me j che non fono di si veloce
apprenfiua . j^
SALV. Fate canta, che tutte le lì- &
n ee parallele, che voi vedete partirfi da i termini A. B. fieno #
raggi, cbejopra la linea CD. vengono ad angoli retti : indi- llP^'-P*
mate bora la medefima CD.fi chependa, come D.O. non ve- mina™»" jJJ^
dete voi, che buona parte di quei raggi, che fermano la C. D. n0j c perchè i
pajfanofenza tocar la D.O. ? adunque. felaD.O* e illumina-
ta da manco raggi, e ben ragionevole, che il lumerkeuuto da
ìeifiapiù debole . Torniamo bora alla Luna, la quale, effen-
do di figura sferka?quando la fua fuperficie fuffi pulita, qu&
/
74- -Dialogo primo
to quefia carta , le parti delfuo emisferio illuminato dal Sole,
che fon® Verfo Vejìremità , ricetterebbero minor lume affaijfì-
mo j che le parti di mezo , cadendo /opra quelle i raggi obli-
qui/fimi , efopraqueBe ad angoli retti ; per lo the nel Pieni-
lunio, quando noi reggiamo quafì tutto V emisferio illumina'
to, le parti ver/o il mezo,cifi dourebbero mo/irarepiu rifplen-
denti, che l'altre verfo la circonferenza : il che non fi vede^j •
Figuratemi bora la faccia della Limapienadi montagne ben
alte, non vedete voi, come ìe piagge , e i dorjiloro , eleuando-
Argentp bru- Jìfopra la conueffità della perfetta fuperfieie sferica,vengono
piùofcuo"che eJfi°ft* atta vijia del Sole , C accomodati a riceuere i raggi af-
il non bruni- fai meno obliquamente, e perciò a mojìrarfi illuminati quan-
to* e perchè, to il rejio l _
SÀGR. Tutto bene: ma fé vi fono tali montagne, evero,che il So*
■le le ferirà affai più direttamente , che non farebbe l'inclina*
zione di vna fuperfieie pulita ■: ma è anco vero , che tra effL~>
montagne remerebbero tutte le valli ofeure, mediante l'ombre
grandijjime, che in quel tempo verrebberda i monti, doue che
le parti di mezo, benché piene di valli,e monti , mediante l'ha-
uereil Sole éleuato rimarrebbero fenz' ombre , e pero pia luci"
de affai , chele parti ejireme, fparfe non men di ombre, che di
lume; e pur tuttauia non fi vede tal differenza .
SIMP. Vnafimil diffuultà mi si andaua auuolgendo per la fan»
tasia*
SALV. Quanto e più pronto il Sign. Simplicio a penetrar le dif-
ficultà,chefauorifcono le opinioni d'AriJi. che le foluzionilmà
io ho qualche fofpetto, che a bello fiudio è voglia anco taluol-
ta tacerle ; e nelprefe-nte particulare ,hauendo daper fé potu-
to veder l'obbiezione, che pure e affai ingegnofa,non poffò cre-
dere , che t non habbia ancora auuertitala rifpofta , ond'h
voglio tentar di cauargliela (comesi dice ) di bocca .Pero di-
temi Sign. Simplicio: Credete voi , chepoffa effere ombra doue
fericono i raggi del Sole ì
SIMP. Credo,anzi fonficuro, che no , perche efendo egli il maf-
fimo luminare, che faccia conifuoi raggile tenebre, e impòf-
Aeciaio bru- Jìbile , che doue egli arriua refìi tenebro/o ; e poi hauiamo la
futodaalcune definizione ;che Tenebrie flint priuàtio luminis .
Vl • u^ aPPar SALV* Adunque II Sole rimirando la Terra , ò la Luna , o altro
da altre ofeu- corpo opaco , non 'vedemai alcuna delle jue parti ombroje >
riflìmo . non bauzndo altri ocùi da vidi? e , che i fuoi raggi apporta-
tori
Del Galileo •. 75
tori del lume: ifX in conseguenza vno>% chefuffe nel Sole now
vedrtbbemai niente'* di adombrato, imperocché i raggi fuoi vi'
fini andrebbero fempre in compagnia de i Solari illuminanti..
SIMT*. Quejtaì verijìmo. fnza contradizione alcuna .
§ALV. Ma quando la Luna è all'oppofizìon del Sole, qual defe-
renza è. tra il viaggio, che fanno i raggi della vojira vifìa ., e
quello, che fanno i raggi dd Sole .<
SI Mi1. Ora ho iniefo; voi volete dire, che caminando i raggi del-
la vìfla,e quelli dJ Sokper le mede/ime linee, noi non polia-
mo J 'coprir alcuna delle valli ombrefe della Luna *. Digrazia
toglietela giù di quejla opinione , cì/io Jia fìmulatore, o dif-
Jìmulatore;e vi giuro da gentilhuomo, che non haueuo pene-
trata cotal rifpojta , ne forfè Ibaurei ritrouata. fenza l'aiuta
voflro, ò fenza lungo pen fami ..
SAGR. La foluzione , che fra tutti due hauete addotta, circa que-
B'vltima dijfcultà ha veramente] od 'disfatto a me ancor a;ma
nel medefìmo. tempo, quejìa. confider azione del camminare i
raggi della vifìa con quelli del Sole mi ha defato vn altro
fcrupolo circa V altra parte,ma non so fé io. lo faprò Jpiegare;
perche ejfendomi nato di prefente. , non l'ho per ancora ordi-
nato a modo mio ; ma vedremo fra tutti di ridurlo a chia-
rezza. E non e dubbio alcuno , che le parti verfo la circonfe-
renza dell Emi sferio pulito ,ma non hrunito,chefa illumina-
to dal Sole, riceuendo i raggi obliquamente ne rie euono affai
meno, che le parti di mezo,le quali direttamente gli riceuono;
e può ejfere , che vna firifeia larga v.g. venti gradi , che fa
verfo le fremita dell' Emisf rio , non riceua più raggi , che
vn' altra verfo le parti di mezo, larga non più di quattro gra-
di;onde quella veramente farà afaipiu ofeura di quefa^e ta-
le apparirà a chiunque le » imirajfe amendue in faccia , o vo-
gliam dire in maeftà . cMa quando l'occhio del riguardante
fujfe cofiituito in luogo tale, che la larghezza de i venti gradì
della ftrif eia ofeura fé gli rapprefentajfe non più lunga d'una
di quattro gradi pof a fui mezo dell emisfeno , io non ho per
impossibile , chefeglipotejfe mofirare egualmente chiara, t^>
lumino fa, come l altra, perche finalmente dentro a due ango-
li eguali, cioè di quattro gradi l'uno, uengono ali occhio le re-
fezioni di due eguali, moltitudini di. raggi ; di quelli ciocche
fi reflettono dalla firifeia di mezo, larga gradi quattro ,edei
reflejfi dall'altra di uenti gradi; ma ueduta in ifcor ciò fatto la
quantità
y€ Dialogo-primo
quantità, digradi quattro ; & vn Jtto tale otterrà "Cocchio ,
1 quando e' fi a collocato trai detto emisfero , el corpo, che V il-
lumina; perche allora la vifta,ei raggi vanno per le mede/ime
linee . Par dunque, che nonjia impofJìbile,che la Lunapoffa
effer difuperficie affai bene eguale , e che non dimeno nel Pie-
niluniofimoBrinQnmenluminofanell'eJlremità, che nelle
parti di mezo .
SALV. La dubitazione e ingegnofa, e degna d'ejjer confiderata: t
comeebe ella vi è nata pur bora improui/amente, io parimen-
te ri/ponderò quello che improui/amente mi cade in mente , e
forfè potrebb' effere, che colpenfaruipiù mifouuenijfe miglior
rifpojìa . Ma prima , che io produca altro in mezo ,farà be-
nebbe noi ci affìcurìamo con tefperienza,fe la vofira oppofi-
xÀone rifponde così in fatto, come par che concluda in appa-
renza ; e però ripigliando la mede/ima carta , inclinandone ,
col piegarla , vna piccola parte fopr a il rimanente, prouiamo,
fé efponendola al lume , fiche f òpra la minor parte cafehino i
raggi del lume direttamente, e/òpra l'altra obliquamente,
quefia che riceuei raggi diretti , fi mofiri più chiara; & ecco
già l'efperienza manifesta, che Te notabilmente più luminofa:
bora quando la vofira oppofizionefia concludente Mfbgnerày
che abbaffando noi X occhio tanto , che rimirando l'altra mag-
gior parte, meno illuminata, in ifcorcio,ella ci apparifea non
più larga dell' altra più illuminata, e che in confegueza nofia
veduta fotto maggior angolo,cbe quella ; bifogntrà dico,che il
fùo lumefi accrefca,fi che ci sebri così lucida, come l'altra. Ec-
co, cheiolaguardo,e la veggo sì obliquamete, che la mi appa-
ri/ce più firetta dell' altra,ma con tutto ciò lafuaofcurità non
mifirifebiara punto. Guardate bora fé l'iftefio accade a voi.
SAGR. Ho vi/ìo,ne perche io abboffi l'occhio veggo punto illumi-
nar^, ò rìfcbiararfì dauuantaggìo la detta Jùperficie;anzi mi
par più tofio, che eUafi imbrunifca .
SALV. Siamo dunque fin' bora ficuri dell'inefficacia dell' oppofi-
zione; Quanto poi alla foluzione, credo,cbeper efier lafuper-
Jìciedi quefia carta, poco meno, che ter fa , pochi fieno i raggi v
cbèfi reflettano verfo gì' incidenti jn comparazione della mol-
titudine, ebe fi reflette verfo le parti oppofiéj e che di quei po-
chi fé ne perdano fempre più , quanto più fi accojìano i raggi
vifiui a effi 'raggi luminofi incidenti : e perche, non i raggi in-
cidenti, ma quelli, ebe fi refettorio all'occhio , fanno, apparir
? oggetto .
Del Galileo . 77
ì oggetto lumìnofo,perb, nell'abbafiarVoccbh,pìùequello,cbt
fi [perde, eòe quello, che fi acqui fi a , come anco voifiefiàditts
apparirui nel vedere il foglio più ofeura .
SAGR. Io dell' efperienza , e della ragione mi appago . Refia bora
ihe'l Sign. Simplicio rifponda all'altro mio quefito,dicbiaran~
dcmi,quali cojt muovano i Peripatetici a, voler quefia roton~
dita ne i corpi Cele/li tanto efatta .
SJMP. L ejfer e i corpi Celefli ingenerabili ,incorruttibiU,inaltt-
r abili, impajj.bili, immortalile *f a che e' fieno affolutamente Sfericità per»
perfttti;e l efiere ajfolutamente perfetti fi tira in confeguenza, pJSguIe cor-
ebe m loro fa ogni genere di perfezione; e pero, che la figura— * pj (jekfti da i
ancora fa perfetta , cioè sferica , e ajfolutamente , e perfetta- Peripatetici.
mente sferica-, e non afpera, & irregolare .
SALV. E quefia incorruttibilità da chi la cauate voi t
SIMP. Dal mancar di contrari immediatamente,e mediatamen-
te dal moto ftmphce circolare .
SALV. Talcbt,per quanto io raccolgo dal vojlro difeorfo , nel co- T fi
Jlituir Vejfenza de i corpi Celefli incorruttibile , inalterabile, - j^ dell'-
&c. non v'entra, come caufa, b requifito necefario la roton- incorruttibili-
dita; che quando quefia cagionale l'inalterabilità , noipotre- tà , ma di più
mo ad arbitrio nojìro far incorruttibile il legno , la cera, ed l»nga-» dura»
altre materie Elementari, col ridurle in figura sferica . zione .
SIMP. E none egli manifeflo , che vna palla di legno , meglio , e
più lungo tempo fi conferuerà, che vna guglia , ò altra forma
angolare fatta di altrettanto del mede/imo legno .
SALV» Cotefloe verifjìmo , ma non pero di corruttibile diuerrà
ella incorruttibile, anzi rejìerà pur corruttibile, ma ben di più
iunffa durata . Pero è da notar fi, che il corruttibile e capace T. „ _MM«t :
,.^v ,. i-7- /in r II corruttibi-
di pm, e di meno tale, potendo noi dire quejto e men corruttt- i^, riceuc il
bile di quello , come per èfempio , il diafproè men corruttibile più , e'1 me-
della pietra S rena ; ma l'incorruttibile non riceue il più , el no » ma non-»
meno, fiche fi pojfa dire quefto 'e più incorruttibile di quell'ai- {* «rcorruttt-
tro ,fe amendué'Jono incorruttibili > à" eterni . La diuerfità £ * perfezioi*
dunque di figura, non può operare, fé non nelle materie , che di figura ope-
fon capaci delpiù, o del meno durare; ma nelle eterne , che no ra nei corpi
pojfon'ejferefe non egualmente eterne,cejfa l'operazione della corruttibili »
figura . E per tanto, già che la materia Celefie,non per la fi- JjjJ-jj JJSJjJj,
gura e incorruttibile, ma per altro , non occorre ejfer così an- 5
fiofo di quefla per fetta sfericità; perchè , quando la materia—»
farà incorruttibile , babbiapur che figura si voglia , ella farà
fempre tale. Sagr. Ma
7 8 .Dialogo primo
SAGR. \ Ma io vò considerando qualche co fa di più; e dico, che, cti-
tedtito,xhe la figura sferica baueffe f acuità di conferire l'in-
Se la figura corruttibilità f tutti i corpi di qualsiuoglia figura farebbero
sferica confe- eternit incorruttibili: imperocché ejfendo il corpo rotondo in-
tutti i corpi '* corruttibile , la corruttibilità verrebbe a consi fiere in quelli^»
farebbero e- parti, che alterano la perfetta rotondità ; come per efempio in
semi . <vn dado vi e dentro vna palla perfettamente rotondai come
■■■ tale incorruttibile ; rejìa dunque , che corruttibili sieno quelli
angoli fCbe ricuoprono,& afcondono la rotondità; al più dun-
que, chepotejfe accadere , farebbe , che tali angoli , e (per così
dire) efcrefcenze si corrompefiero . xSMafepiù internamente
andremo considerando,in quelle parti ancora verfo gli ango-
li vi fon dentro altre minori palle della medesima materia , e
però effe ancor a, per ejfer rotonde, incorruttibili ; e così ne1 re-
sidui, che circondano quefie otto minori sferette , vi fé nepof-
fono intendere altre; talché finalmente rifoluendo tutto il da-
do in palle innumerabili, btfognerà confejfarlo incorruttibile,
E quejlo medesimo difeorfo, & vna simile refoluzione si pub
far di tutte le altre figure »
SALVI Ilprogrejfo cammina bmìJfimo,sì che quando v.g. vn crì-
Jlallo sferico baueffe dalla figura V ejfer' ine orruttibile,cioe la fa
cultà ai resijiere a tutte le alterazioni interne, & ejlerne,njn
si vede, che Vaggiugnerli altro criJìallo,e ridurlo v.g. in cubo,
V baueffe ad alterar dentro tne anco di fuori, si che ne diuenif
fe meno atto a resifìereal nuouo ambiente , fatto dell' ijlejfa-*
materia, che non era all'altro di materia diuerfa;e majjìmefe
e vero,cbe la corruzione si faccia da i cotrarj, come dice Arijl.
e diqual cofa si può circondare quella palla di crijlallo, che gli
sia manco contraria del crijlallo medesimo ? Ma noi non ci
accorgiamo del fuggir delVhore, e tardi verremo a capo de'no-
Jtri ragionamenti, fé fopra ogni particulare si hanno da fare
si lunghi di/corsi, oltre che la memoria si confonde talmente
nella multiplicità delle cofe , che difficilmente pofio ricordarmi
délleproposizioni , che ordinatamente haueua propojleM Sig.
Simplicio da considerarsi .
SIMP* Io me ne ricordo beniffìmo , e circa quejlo particulare del-
la montuosità della Luna , rejla ancora in piede la ^aufiz , che
io addu/Jì di tale apparenza, potendosi beni/fimo jaluar e con
dir ch'ella sia vrì illusione procedente dall' ejfer le parti della
Luna inegualmente opache feperjpicue .
Sagr, Poco
Del Galileo. 79
SAGR. Poco fa quando il Sign. Simplicio attribuiua le àppartn*
ti inegualità della Luna,conforme aU opinione di certo Peri'
patetico amico fuo , alle parti di efia Luna diuerfamente opa-
che y eperfpicue , conforme a che fimi li Mufloni fi veggono in Madreperle
crijladt, egtmme di più forti, mifouuennevna materiamol- atte a imitai*
topiu accomodata per rapprefentar cotali effetti , e tale , <hz^> |n2ESSdeI
credo certo, che quel filo] ofo la pagherebbe qualfiuogliaprezo; ja foperfick-*
e quefìefono le madreperle , le quali fi lauor ano in varie fi- della Luna.
gure, e benché ridotte ad vna eflrema lifeezza ,fembrano al-
l'occhio tar. to variamente in dìuerfe parti cane , e colme , che
appena al ! atto JìeJfoJÌ può dar fede della loro egualità . .
SALV. Belli/fimo e veramente queflo p enferò ;e quel che non e [fla-
to fatto "fin bora, potrebbe effer fatto vn' altra volta; e fé fono
fate prodotte altre gemme,e criHalli,cbenon han che fare con
l'illufìoni delle madreperle, faran ben prodotte quejle ancora:
intanto, per non tagliar Voccafione ad alcuno tacerò la rifpo-
Jla, che ci andrebbe, e folo proctirerò per ora difodisfareallt^
obbiezioni portate dal Sign. Simplicio . Dico per tanto , chi^»
quefìa vojlra e vna ragion troppo generale,e come voi non~~»
l'applicate a tutte le apparenze ad vna, ad vna ,cbefiveggo-
no nella Luna, e per le quali io , & altri fi fon nmffi a tenerla
montuofa, non credo fcbe voi fiate per trouare chifì foddisf ac-
cia di tal dottrina; ne credo,cbe voifieffo, ne l'autor medefimo
troui in ejfa maggior quiete, che in qualjluoglia altra cofa re- o .
mota dalpropqfito . Delle molte ,e molte apparenze' varie,che jn^Jf^S^cl
Jtfcorgono di fera, infera, in vn cor fo lunare, voi pur vna—> ja £una non
fola nonne potrete imitare col fabbricare vna palla a voflro fi poilòno i-
urbitrio di parti più, e meno opache, eperfpicue,ech&fia.difu- mjta.r> Per v*a
perfide pulita ; doue che all'incentro di qudjìuoglià materia PIU ' e me~
folida, e non trajparentefi fabbricheranno palle, l? quali folo per fpicud .
con eminenze, e cauità , e col rireutre variamente f illumina- Vedute varie
zione, rapprefenteranno li fi effe vi fé , e mutazioni a capello , della Luna i-
ehe d'bora in bora fi ' feorgono nella Luna . In effe uedrete i "mobili con-
dorfi dell 'eminenze efpofle al lume del Sole chiari affaire doppo dateria Gpa-
di loro le proiezioni dell ambre ofcuriffime;Vedr etele maggio- Ca_* .
ri , e minori, fecondo , che effe etninenzefitrouerannopiù , o Apparenze
meno diftanti dal confine, che diftingue la parte della Luna-* varie. dalle-*
illuminata dalla tenebro fa . Vedrete l'i/le fso termine,e confi- 5L"a ' }- «5ST
i ì ■ n /* e» 1 t fi r /*» i • rocnL4 ■*** moli
ne, non egualmente diftefo, qual farebbe fé la palla jujsepult- tuoficanelhus
ta, ma anfrattuojò, e merlato . Vedrete oltre al detto termine Luna .
nella
r ■.■■■>
$ó Dialogo primo
nella parte tenebro/a molte fommità illuminate , e fiaccate dal
refiogià lumino/o, uedrete l'ombre fopr adette , fecondocbc
. j l'illuminazione fi uà alzado, andàrfi elleno diminuendo, fin-
che del tutto fuanifiono,ne più veder/ine alcuna quando tut-
to l'emisferiofia illuminato . ^All'incontro poi , nel pafsare il
... lume verfo l'altro, emisfero lunare riconojcerete ViBefse emi-
nenze ofseruate prima, e uedrete le proiezioni dell'ombre loro
- , farfi al contrario, & andar crefcendo; delle quali cofe, torno
a replicarui , che uoipur'una non potrete rapprejentarmi col
uojlro opaco, eperfpicuo .
SAGR. Anzi pur fé ne imiterà vna ,cioè quella del plenilunio ,f
quando per effer il tutto illuminato non fi forge più né om-
bre, ne altro, che dalle eminenze , e cauità riceua alcuna va-
riazione . %3tt a di grazia S. Salu. non perdete più tempo in
quefio particolare, perche vn o che hauejfe hauuto pazienza di
far V ojferuazioni di vna,b due lunazioni, e non reHajfe capa-
ce di quefia fenfatijfima verità , fi potrebbe ben fentenziarc
per priuo del tutto di giudizio ; e con fimili, a che confumat
tempo , e parole indarno ?
SIMP, Io veramente non ho fatte tali ojferuazioni , perchè non
ho hauuta quefia curiofità , ne menofirumento alto a poterle
fare; ma voglio per ogni modo farle : e intanto pojfiamo la-
feiar quefia quefiione in pendente ; e pajfarea quel punto 9
che fegue, producendo i motiui,per i quali voi Rimate , cbzs
la Terra pojfa reflettere il lume del Sole non men gagliarda-
mente , che la Luna , perche a me parcella tanto ofeura , Ò*
opaca, che vn tale effetto mi fi rapprefenta del tutto impof-
fibilz-j .
SALV. La caufa ,per la quale voi reputate la Terra inetta all'il-
luminazione, non è altramente coteFìa S. Simp. e non fareb-
be bella cojà, che io penetrafsii volìri difeorfi meglio , che voi
medefimo l
SIMP. Se io midi/corra bene, ò male potrebti effer, che voi meglio
dime lo conofeefie ; mah bene , o mal ch'io mi difcorra,che
voi pofitate meglio dime 'penetrarli mio difeorfo , queBo non
crederò io mai .
SALV* Anzi velfarò io creder pur' bora . Ditemi vnpoco: quan-
do la Luna èjtrejfo che piena,fi che ella fi pub veder di gior-
no, & anco a meza notte f quando vi par ella piufplendente
il giorno, q la. notte t
Simp, La
DelGaltieo. St
SIAfP. La notte fcnza comparazione, eparmt, che la Luna imi-
ti quella colonna dì nugok,e di fuoco, che fu /corèa, a i figli- ^un.A *FF-*"*
&oli dì Ifdraele , che alla prefetiza del Sole fi mojìraua , come ^e P1 V otte
vna fiugoletta,ma la notte poi era [pledidi/fitna. Così ho io of- c^\ eiorno .
feruato alcune volte di giorno tra certe nugoìètte la Luna , luna veduta
non altramente ', che vna di efie biancheggiante , ma la notte di. giorno fi-
poi fi mojlrafplendenti/fima . m ^e a v na-f
SALV. Talché quando voi non vi fofte mai abbattuto a vederla nagoictta»
Luna, fé non di giorno , voi non l'haurejle giudicata- più
fplendidadi vna di quelle nuvolette .
SIMP. Cosi credo fermamente .
SALV. Ditemi bora ì credete voi che la Luna fia realmente più.
lucente la notte , che'l giorno ,vpur che per qualche accidente
ella fi mofir itale ì
%IMP. Credo, che realmente ella rifplenda infifiefia tanto di
giorno, quanto di notte, ma che'l fuo lume fimofiri maggio"
redi notte, perche noi la vediamo nel campo ofeuro del Cielot
& il giorno ,per ejfer tutto V ambiente affai chiaro , fiche ella
di poco lo auanzadi luce, cifi rapprefenta affai men lucida.
SALV. Hor ditemi ; hauete voi veduto mai in su la meza notte il
globo terre/ire illuminato dal Sole?
SIMP. Quefia mi pare vna domanda da non farfi,fe non per
burla , ò vero a qualche perfona conofeiuta per infenfatx-*
affatto .
SALV. Nò,no~iovhoper huomo fenfaùjfìmo, e fola domanda
fulfaldo; e perà rifpondetepure, e poi fé vi parrà, che io parli
afpropofito , mi contento d' ejfer' io l'injènfato ; che bene e più
fiocco quello che interroga feioccamente , che quello a chi fi fa
l'interrogazione .
SIMP. Se dunque voi non mi hauete per femplice affatto , fett^f
conto, ch'io v'habbia rifpofto,e detto, che e impoJfibile,che vnot
che fia in terra, comefiamo noi, vegga di notte quella partii
dtlla Terra doue e giorno, cioè, che epercoffa dal Sole . .
SALV. (Adunque non vi e toccato mai a veder la Terra illumi-
nata ,ft non di giorno , ma la Luna la vedete anco nella più
profonda notte rifplendere in Cielo . E quefta Sig. Simplicio,
e la cagione, che vi fa credere, che la Terra non rifplenda ,co-
me la Luna;chefe voipztefle veder la Terra ■dlumir.ata,men-
trecbè voi fujie in luogo ientbrof) , come la noflra not:e, la
vedrefie fpkt. dici a più chi. la Luna . Hor a fé voi volt tJ -che
F la
8 1 Dialogo primo
la comparazione proceda bene, bifigna far parallelo del lume
della Terra, con quel della Luna veduta di giorno^ non con
la Luna notturna '.poiché non ci tocca a veder da Terra illu-
minata, fé non di giorno * Non flà così /
SIMP. Così è douere «
SALV. E perche voi medefimo hauete già confejfato d'hauer ve-
-_ duta la Luna di giorno tra nugolette biancheggianti, ejimi-
ad effer/iflu- Uffima, quanto allaJpetto,ad vna di effe , già primamente ve-
minate dal So ' n^e a confef areiche quelle nugqlette,che pur fon materie Ele-
le non meno mentari , fon 'atte a riceuer l 'illuminazione quanto la Luna,
«he la Luna» fò ancor più ,fi voi vi ridurrete infantafìa d'hauer vedute
taluolta alcune nugole grandifsime , e candìdìJJime,come Icl~*
neue :. e non fi può dubitare , che fé vna talefipotejfe confer-
mar così luminofa nella più profonda notte,, ella illuminereb-
be ì luoghi circonuicini più, che cento Lune* Quando dunque
Muro illumì- noi fuffìmofìcurì, che la Terrafiilluminajfe dal Sole, al pari
nato dal Sole» M vna dì quelle nugolette, non rejierebbe dubbio,che ellafuf-
e paragonato fi -non meno rìfplendente della Luna . %5/ttadiquefiQeejfa~*
con la Luna , Qgni dubbio ?mentr e noi veggiamo le mede/ime nugole nelTaf-
meno d '"oueU ftnza del Sole refiar la notte così ofcure, come la Terra;e quel
\3_mi . che epiùx non e alcuno dinoi,al quale nonfìa accaduto di ve-
der più volte alcune tali nugole bajfe , e lontane, ejlare in-**
dubbio fé lefujfero nugole, ò montagne: fegno euidente le m$~
tagne non effer men luminofe di quelle nugole .
SAGR. Ma che più altri difeorfi ? eccouì la su la Luna,cbe e più dì
meza; eccoui là quel muro altodoue batte il Sole; ritirateui in
qua, fi che la Luna fi vegga accanto al muro, guardate bora;
che vi par più chiaro l non vedete voi % che fi vantaggio vi è
l'ha il muroìll Sole percuote in quella parete;di lìfireuerbera
Illumina più nelle pareti della fola, da quelle fi reflette in quella camera ,fi
la terza refief- ^che in ejfa arriua con la terza reflejfione ;e ad ogni modo fon
**10n h^'ìVn mi1 Jicuro, che vi e più lume, che fi direttamente uiarriuajfe il lu*
modella Lu- me ^e^a ^-una *
na_» . SIMP. O quefio non credo io, perche quel della Luna, e majjìme,
quando eli' e piena e vn grande illuminare .
SA GR. Par grande per Tofcurità de i luoghi circonuicini ombroji;
Lume della ma aJf°^ul!amente non * molto, & e minore , che quel del cre-
Luna più de- pufcolo di mezbora doppo il tramontar del Sole;ilche e manì-
bole di quel fejlo , perche non prima , che allora\vedrete cominciare a di'
del crepufco- fiinguerfiin Terra le ombre de i corpi illuminati dalla Luna*
Del Galileo. 83
Se poi quella terza rejleffione in quella camera illumini più ,
che la prima della Luna , fi potrà cono/cere andando là , col
legger quiui vn libro, eprouar poi Jlafera al lume della Luna,
fefi legge più ageuolmente,b meno, che credo fenz 'altro, cbeji
leggerà meno .
SALV. Hora Sig. Simpl. (fé però voi fete fiato appagato ) potete
comprender, come voi medefimo fapeui veramete , che la Ter-
ra rifplendeua non meno, che la Luna, e che il ricordaruifi-
lamente alcune cofefapute daper voi, e non infegnate da me,
ve nha refi certo, perche io non vi ho infegnato , che la Luna
fimojìrapiù rifplendente la notte, che' l giorno , ma già lo fa-
peui daper voi; come anco fapeui , che tanto Jìmofira chiara,
vna nugoletta, quanto la Luna : fapeui parimente, che l'illu-
minazion della Terra non fi vede di notte , & in fomma fa-
peui il tutto , fenza faper difaperlo . Di qui non douerà dì
ragione ejferui difficile il conceder, che la reflejfione della Ter-
ra pojfa illuminar la parte tenebrofa della Luna , con luce no
minor di quella , con la quale la Luna illufira le tenebre della
notte, anzi tanto più, quanto , che la Terra è quaranta volte
maggior della Luna ,
S1MP* Veramente io credeua,cbe quel lume fecondarlo fojfe pro-
prio della Luna.
SALV. E quefio ancorafapete daper voi, e non v'accorgete difa-
perlo . Ditemi non bauete voi per voifiejfo faputo , chela—» I corpi illti-
Luna fi moflrapiù luminof a affai la notte , che il giorno ri- Jpnati appari
fpetto all'ofeurità del campo ambiente i & in confeguenza-* *conoPu£hia
non venite voi afapere in genere, che ogni corpo lucidofimo- tc 0fcuro .
fira più chiaro , quanto l'ambiente e più o/curo /
S1MP. Quetto so io benijjìmo.
SALV. Quando la Luna è falcata , e vimofira affai chiaro quel
lume fecondarlo, non è ella fempre vicina al Sole, & in confe-
guenza nel lume del crepufculoi
SIMT. Euui, e molte volte ho defiderato, che Varia fi fac effe più
fife a per poter veder quel tal lume più chiaro,ma l'è tramon-
tata auanti notte ofeura ,
SALV. Voi dunque fapete beni/fimo , che nella profon da nottt-*
quel lume apparirebbe più i
SJMP. Signor si ; ^T ancorpiùfefipotejfe tor via il gran lume
delle corna tocche dal Sole , la prejènza del quale offufea affai
l altro minore. *
V z Salu. Ob
84- Dialogo primo
SALV. Oh non accadagli taluolta di poter vedere dentro ad ifcu-
rijjìma notte tutto il dif co della Luna fenza punto ejfere illu-
minato dal Sole i
SI MB. Io non so, che quefloauuenga mai, fé non ne gli ecliffì to-
tali della Luna .
SALV. Adunque allora dourebbe queflafua luce mojlrarfi vìuif-
fimatejfendo in vn campo ofcurijfimo, e non ojfufcatodallju*
chiarezza delle corna lumino/è ; ma voi in quello flato t come
ìhauete veduta lucida ?
SÌMB. Holla veduta taluolta del color del rame , & vn poco al-
bicante; ma altre volte e rimaflatanto ofcura,cbe l'ho del tutto
perfadivifla .
$ALV. Come dunque pub ejfer fua propria quella hi.ce,che voi co-
sì chiara vedete neìl'albor del crepufcolo , non affante l'impe-
dimento dello Jplendor grande , e contiguo delle corna ; e che
poi nella più o/cura notte , rimojfa ogni altra luce non appa-
rìfee punto ?
SIMP. Intendo ejferci flato chi ha creduto cotal lume venirle
participato dall'altre Stelle , "#* in particolare da Venere fu&*
vicina*.
SALV. E cotefla parimente e vna vanità ; perche nel tempo dell*
fua totale ofeur azione dourebbe pur moHrarfi più lucida p
che macche non fl può dire, che V ombra della Terra gli afeon*
da la vifla di Venere,ne dell'altre Stelle .Ma ben ne rimari eU
la del tutto priua allora, perche V emisferioterreftre , che in-*
quel tempo riguarda ver/ola Lunare quellodoue e notte ,do\
vn 'intera priuazion del lume del Sole. E fé voi diligentemen-
te andrete ojferuando , vedrete fenfatamente , che fl come la
Luna, quando e fottilmentc falcata ,pocbisfimo illumina là
Terra , e fecondochì in lei vien crefeendo la parte illumina--
ia dal Sole , crefee parimente lofplendore a noi, che da quella
vienci rejìejfo ; cosi la Luna,mentre efottilmente falcata , e
che per ejjer tra'l Sole , e la Terra fcuopre grandijfìma parte
dell' emisferio terreno illuminato, fi mofìra affai chiara; e di-
fcjftandofi dal Sole, e venendo verflj la quadratura , fi vede
tal lume andar languendo; & oltre la quadratura fi vede af-
fai debile , perche Jempre va perdendo della visla della parte
luminofa della Terra : e pur dourebbe accadere ileontrario r
quando tal lumefujfefuo , ò comunicatole dalle Stelle; perche
allora la pojfiamo vedere nella profonda notte,e nell'ambien*
te molto tenebrojh * Simp, Fe&
Del Galileo. «5
SIMP. Fermate digrazia , che pur bora mi fornitene hauer letto
in vn libretto moderno di conclufioni, pieno di molte nouità,
che quefìo lume fecondano non e cagionato dalle Stette , rie e ^«ce f co -
,, proprio della Luna,e men di tutti comunicatogli dalla Terra, !jfana del *-*
t, ma che deriua dalla medefìma illuminazion del Sole , la qua- nata daj <g)lCt
t, le, per ejfer lafufìanza del globo lunare alquanto trafparen- fecondo alca-
„ te, penetra per tutto ilfuo corpo;ma più viuamente illumina *ù e
vi lafuperjìcie dall'emisfero efpojìo a i raggi del Sole;e la prof on-
» dita imbeuendo, e per così dire , inzuppando/} di tal luce a—>
,, guifa divna nugola, ò di vn crifìallo, la tra/mette, e fi rende
t, viabilmente lucida , E quefìo (fé ben mi ricorda) proua. egli
t, con V autorità, con V efperienza , e con la ragione , adducendo
t) Cleomede, Vitdlione, Macrobio, e qualcb'altro autor moder-
,, no; e foggiugnendo veder/i per efperienza, ch'ella fi mofira^
„ molto lucida ne i giorni profftmi alla congiunzione ,cioe qua-
„ do e falcata, e maffimamente rifplende intorno alfuo limbo .
„ E dipiùfcriue , che negli Eclijfì filari , quando ella e fitto il
7, dtfeo del Soleji vede tralucere , e majjìme intorno all'efiremo
„ cerchio . Quanto poi alle ragioni, parmi , eh' e' dica , che non
1P potendo ciò deriuare ne dalla Terra, ne dalle Stelle,nè dafi^»
» faffi1' re^a necejfariamente , cb'e venga dal Sole . Oltreché ,
i, fatta quefìa fuppofizione ,beniJfìmofi rendono accomodata
i , ragioni di tutti iparticulari > che accafeano . Imperocché del
n moflrarfìtal luce fecondaria più viuace intorno all'efiremo
» limbo, ne e cagione la breuità dello fpazio da ejfer penetrato
*> da ir aggi del Sole , efèndochè delle linee, che trauerfano vn
f, cerchio, la maffima a quella , chepajfaper il centro , e delle al-
t, tre, le più lontane da quefìa , fin fempre minori delle più vi-
ti cine . 1)al medefìmo principio dice egli deriuare , che tal lu-
t, me poco diminuifee . E finalmente per quefìa via fi ' ajfegna
,, la caufa onde auuenga, che quel cerchio più lucido intorno
„ all'efiremo margine della Lunajifcorga nell' EcliJJe filare in
„ quella parte, che fìà fitto il difeo del Sole , ma non in quella ,
„ che e fuor dei difeo; prouenendo ciò , perche i raggi del Solts
,. trapajfano a dirittura al nofìro occhio , per le parti della Lu-
, , na fottopojìe ; ma per le parti , che fon fuori , cofano fuori
» dell'occhio .
SALV. Se quefiofìlofifo fujfe fiato il primo autore di tate opinio-
ne, io non mi marauiglierei, che e' vifujfe talmente affezio-
nato, che e' l' bau effe rmuutapev vera ;ma ricevendola da al-
F s tri}
8£ Dialogo primo
tri, non fapreiaddur ragione baflante per ìfcufarlo dal non
bauer comprefe le fue fallacie, emajfimedoppo l'hauer'egli se-
tifa la vera caufa di tale effetto, & hauer potuto con mille espe-
rienze, e mamfejìi ri/contri ajficurarfi3 ciò dal refleffo della— *
Terra, e non da' altro procedere ; e quanto quefta cognizione
fa defiderar qualche cofa nell'accorgimento di quejìo autore »
e' di tutti gli altri, che non le preflano V affenfo,tanto il non V-
bauer e intefa ,enon effer loro fouuenuta , mi rende feuf abili
quei più antichi, i quali, fon benficuro, che ,feadefio linten-
deffero,fenza vna minima repugnanza V ammetterebbero. B
fé io vi deuofchiettamente dire il mio concetto , nonpojfo cre-
der, che queff autor moderno internamente non la creda ; ma
dubito, che il non poterfen' egli fare il primo autore , lo slimoli
vnpoco a tentare di fupprimèrla , òfmaccarla almanco ap-
preffo a ifemplicì , il numero de i quali fappiamo effer gran-
dijfimo ;e molti fono , che godono afiaipiù deWapplaufo nu-
vmrofo del popolo, che dellaffenfo de i pochi non vulgari.
SAGR. Fermate vnpoco Sign^ Saluiati, che mi par di vedere , che
voi non andiate drittamente al vero punto nel vojlro parlai
re, perche quejii, che tendono U pareti alcomuneyJi fanno an-
co fare autori dell' inuenzioni di altri, purché nonjìeno tanta
antiche, e fatte pubbliche per le cattedre > e per lepiazzey che**
fieno pia che notorie a tutti .
SALV. Ob io fon più cattiuodi voi, che dite voi di pubbliche , o di
notorie? Non e eglil'ijleffo V effer l'opinioni , e linuenzioni
E Tifteffo cf- nuoue agli huomini , che l' effer gli huomini nuoui a loro Ift
fer le opinio- voj vi contefiate della fiima de principianti nelle feienze , che
«r huomini""' vengon su di tempo in tepo, potrefiefarui anco inuentorefin
& elTer gl'huo dell alfabeto , e così renderui ad e[JÌ ammirando. ;efe ben poi
mini nuoui al- colprogrejfo del tempo fi feopriffe la vojirafagacità , ciò poca
le opinioni . pregiudica al voBro fine .perche altri fottentr ano a mante-
nere il numero de i fautori : ma torniamo amojlrare al Sign..
Luce fccon- Simplicio la ineficacia de i difcorfidel fuo moderno autore ,
dana del la_* ne- qUan dfonofalfità^ e cofe non concludenti, & inopìnabi-
fee informa-» ^ • Eprimaìfalfo , che quejìa luce fecondar ia fia. più chiara
di anelloicioè intomo alìefiremo margine, che nelle partì di mezo, fiche fi
eh iara nell'e- formi quafi vn' anello , ò cerchio più rifplendente del re/lo del
? rema circo»- campo : ben' e vero , che guardando la Luna pojìa nel crepu-
t <? T*cn73 p non ^ *■'" **^ "- •
nel mezo & pufcolo , fi mofìra nel primo apparire vn tal cerchio , ma con
gef ehè . ' inganno.^ ohe nafte dalla dmerfita de i tonfine con i quali ter-
mina
Del Galileo." $7
mina H Alfio ìknate , fparfo dì quefìa hi ce fecondarla : impe-
rocché dalla parte verfo il Sole confina con le corna lucia tjfì-
me della Luna , e dall'altra ha per termine confì nanfe il cam-
po o/curo del crepa '[colo; la relazion del quale ci fa parere più
chiaro l'albore del difco lunare , il quale nellapartc oppojta—*
viene ojfufcato dallo fplendor maggiore delle corna ; chefir
l'autor moderno haueffe prouato afarfì oflacolo tra l'occhio ,
e lo fplendor primario , col tetto di qualche cafa , ò con altro ^ ° ? d' ai"
tramezzoji che vifìbile refìaffefolamente la piazza della Lu- £èc6daria del-
na fuori delle corna , l'haurebbe veduta tutta egualmente lu- la Luna .
minofa .
SIMP. Mi par pur ricordare , che egli fcriua $ ejferfì feruitQ di
vnfìmile artifizio -, per nafeonderfì la falce lucida *
SAL V. Oh come quefto e, lafùa, che iojiimaua inaztuertenza, ài*
uenta bugia) la quale pizzica anco di temerità'-) poiché ciafehe-
duno ne pub far frequentemente la riproua . Che poi nelVE-
clifie del Solefì vegga il difco della Luna in altro modo } chts ^^c0 «*Ii*
perpriuazione, io ne dubito ajfai 3 e majjime quando l'Ecliffe cj^e jej §Q^
nonfìa totale, come necefariamentebifogna,cbefìano fiate le non pUO ve<.
offeruate dall'autore ; ma quando anco e' fi feorgeffe come lu- derfì le notu*
cido, quello non contraria , anzi fauorifee l'opinion no/ira f Per priuazio-
auuengache allora fi oppone alla Luna tutto Vemisferio ter- 41e-"' *
refìre illuminato dal Sole , che fé bene l'ombra della Luna ne
ofiura vna parte, quefiae pocbijfìma , in comparazione di
quella, che rimane illuminata . Quello , che aggiugne di più ,
che in quefio cafo la parte del margine, che foggiace al Solefì
mofiri affai lucida , ma non così quella], che refia fuori , e ciò
deriuare dal venirci direttamente per quella parte i raggi fo-
lari all'occhio, ma non per quefia, e bene vna di quelle fauolet
che manifefiano le altre finzioni di colui, che le racconta;per-
ch e, fi per farci vifìbile dilucefecondaria il difco lunare^ bifo-
gna , chei raggi del Sole vengano direttamente al nofiro oc-
chio, non vede ilpouerino, che noi mai non vedremo tal luce
fecondarla, fé non nelXEclifiedel Sole ì E fé V efser'vna parte
della Luna remota dal difco filare folamente , manco afsai di
mezo grado pub deuiare i raggi del Sole , fiche non arriuino
al nofiro oc e biocche farà quando ella fine troui lontana ven-
ti, e trenta, quale ella ne e nella fua prima apparizione ? e co.-
rne verranno i raggi dèi Sole?che hanno a trapafsarper il cor-
po della Luna a trouar V occhio nofiro i QuefthuomofìvàM
F 4 mano
L'autor del
libretto delle
cóclufioni va
accomodando
lecofeai fuoi
propofiri 3 e-/
non i propoli-
ti alle cofe.
Burla fatta a
vno che vole-
va vender cer
to fegreto da.
poter parlar
con vno in_»
lontananza di
mille maglia .,
8 3 Dialogo primo
mano in mano figurando le cofe, qua li bifignerebhe ,. eb'eU<L^
fufsero per feruire alfuopropofito , e non va accomodando i
fuoi prnpofiti di mano in mano allecofe, quali elle fono. Ecco:
per far , che lofplendor del Sole pof sa penetrar lafuFìanzcu*
della Lunari la fa in parte diafana,qualeev,g. la trafpareza
di vna nugola, ò di vn cnjlallo; ma non so poi quello , ch'eifi
giudicafse , circa vna tal trafparenza , quando i raggi filari
bauefsero apenetrare vna profondità di nugola di più di duo,
mila miglia ; ma ammetta/i, che egli arditamente rifpondefse
ciò potere efser benijjìmo nei corpi celefii , che fino altre fac-
cende; che quejìi nojìri Elementari impuri,efecciofi;e conuin-
chiamo l'errorfuo , con mezi, che non ammettono rijpofia, &
per dir meglio, futterfugy . Quando ei voglia mantenere,cht
lafuslanza della Lunafia diafana, bifogna, cb'ei dica,che el-
la e tale , mentrecjbì i raggi dei Sole abbiano a penetrar tutta
la fua profondità , che ne abbiano a penetrar più di dua mila
miglia; ma che opponendogliene filo vn miglio , & anco me-
no, non la penetreranno più, che e' fi penetrino vna delle no*
fire mmtagne *
SAGR* Voi mi fate fouuenire di vno , che mìvoteua vendere vn
fegreto di poter parlare,per via di certa fimpatia di aghi cala*
mitaii,a vno,cbefufse /fato lótano due, a tre mila miglia,e di-
cendoli io , che volentieri l'haurei comprato,ma che voleuo ve-
derne lefperienza,e che mi bafiaua farla /landò io in vna del»
te mie camere. ? & egli in vn' altra , mi rijpofe > che in fi piccola,
difianza non fi poteua veder ben l'operazione:, onde io lo li-
cenziai con dire , che non mi fintino per allora di andare net
Cairo, b in Mofcouiaper veder tale efperienza ; mafie pur z^
voleua andare ejfi, che io harei fatto V altra parte reììando in
Venezia .. Ma fintiamo come va la confeguenza dell'autore,
e come bi fogni , ch'egli ametta la materia della Luna ej/er per-
meabili/sima dai raggi filari nella profondità di dua mila
miglia, ma opaci} sima più di vna montagna, delle nofìre,nel -
lagrojfizza divn miglio filo ..
SAJLF. Vilìeffi montagne appunto iella Luna ce ne fanno tefii-
monianx.a, le quali ferite da vna parte dalSole, gettano dal-
l'oppofia ombre negrijfime, terminate,e taglienti più ajfai del-
l'ombre delle nofire; che quando elle fujfiro diafane, mai non
auremmo potuto conofiere afprezza veruna nella Juperficie
della Luna} ne veder quelle cufpidi luminofi fiaccate dal ter-
mine.
Del Galileo . 8?
mine , che di/lingue la parte illuminata dalla tenebro/à; anzi
ne. meno vedremmo noiquefìo medejìmo termine cosi difìin-
to , fefufic vero , cvel lume del Sole penetrale la profonditi
dtlla Luna;anzà per il detto medejìmo dell autore bifognereb-
be vedere il paffiggio , e tonfine tra la parte vtfia,e la non vi'
jìa dal Sole affai confufo, e rntfio di luce , e tenebre ; che bene ò
necefiario, cbe quella materia, che dà il tran/ito à i raggi fola-
ri nella profondità di dna mila miglia ,fia tanto trasparente^
che pocùi fimo gli contraili nella centefima , o minor parte di
talgrofflzza ; tuttavia il termine, chefepara la parte illumi-
nata dalla ofeura è tagliente, e cosi difìinto, quanto ì difìinto
il bianco dal nero, e majjìmedoue il taglio paffafopr a la parte
della Luna naturalmente più chiara ,e più ajpra; madouefe-
ga le macchie antiche, le quali fono pianure , per andare elle
sj Incarnente incliti andojì, fi che riceuono i raggi del Sole obli-
qui/fimi, quiui il termine 'non e così tagliente, mediante la il-
luminazione più languida . Quello finalmente], eh' ei dice dei
non fi diminuire , é? abbacinare la luce fecondaria , fecondo,
che la Luna va crefcendo , ma conferuarfi continuamente
della medefima efficacia, ìfaljìjfimo, anzi poco fi vede nella--*
quadratura , quando per V oppofito ella dourebbevederfi più
viua, potedofi vedere fuor del crepufcolo nella notte più pro-
fonda . Concludiamo per tanto ejfer la reflejfion della Terra
potentifsima nella Li-ina; e quello, di che douretefar maggio-
re filma, cauaiene vrì altra congruenza bellifsima, cioè, che fé
t vero, che i pianeti operino fopra la Terra col moto,, e col lu- £a Terra può
me, forfè la Terra non -meno farà potente a operar reciproca- reciprocarne!*
mente in loro col medejìmo lume , e per auuentura col moto te oberare ne
ancora; e quando anco ella non fi mou effe, pur gli può re/lare cof ?UIJl ■
la medefima operazione ; per chi già come Jìev duio l'azione
del lume t la medefima appunto, cioè del lv.mt del Sole rejlejfo;
e'I moto non fa altro., chela variazione degli afpetti,la quale
fgue nel modo medejìmo , facendo muouer la Terra , e fìat
fumo il Sole, che fé Jì faccia per V oppofito .
SIMP. Nonfitrouerà alcuno deifilofofi, che habbia detto, che
quefii corpi inferiori operino ne icelefii, & lArifiotile dice
chiaro il contrario .
SALV. Ariflot. egli altri, che non hanfaputo, cbe la Terra , e la
Luna fi illuminino fcambieuolmente, fon degni difeufa ; ma.
farebber ben degni di ripr enfiane, fi mentre vogliono^ che. noi
sona-
$ o Dialogo primo
concediamo) e crediamo a loro,che h Luna operi in Terra col
lume,é volejfinpoi a noi, che gli battiamo infegnato , che la—»
Terra illumina la Luna, negare l'azione della Terra nella—»
Luna»
SIJWP. In fomma io fento in me vn'efiremarepugnanza nel po-
tere ammettere quefìa focietà , che voi vorrefle perfuadermi
tra la Terra, eia Luna, ponendola, come fi dice, in ifchiera co
le Stelle ; che quando altro non cifuffe la gran fepar azione, e
lontananza traeffa , e i corpi celefìi , mi par che neceffaria-
mente concluda vna grandijjìma dijfimilitudine tra di loro .
SALV. Vedete Sign. Simplicio, quanto pub vn'inueterato affètto,
& vna radicata opinione, poiché è tanto gagliarda, che vi fa
parer fauoreuoli quelle cu/è mede/ime, che voi Beffo produce-
te contro di voi : che fé lafeparazione , e lontananza fono ac-
cidenti validi per perfuaderui vna gran diuerfitàdi nature 7
Affinità tra la conuien che per Voppofìto la vicinanza , e contiguità importi-
Terra,e la Lu nofimilitudine: ma quanto e più vicina la Luna alla Terra,
na rifpetto ai- cfre a qual/tuoalia altro de i globi celefìi ? con fé fate dunque
li VlPill SIITI •* l *^ *\ *^ *-»
per la vojira medefima concefsione ( ir hauerete anco altri
filo fofi per compagni ) grandifsima affinità, effer tra la Terra,
eia Luna . Hor feguitìamo atlanti ? e proponete fé altro ci
refìa da conjìderare circa le difficultà,che voi mouefie contro
le congruenze tra quefìi due corpi .
SIMP. Ci remerebbe non so che in propofito della folidità della—»
Luna , la quale io argumentaua dall' effer' ella fommamente
pulita , elifcia , e voi dall' effer montuofa ; vn altra diffcultà
mi nafceuaper il credere io?che la reflefsion del cMare douefi
fé effer per V egualità della fua fuperficie più gagliarda , che
quella della Terra, la cui fuperjicie è tanto fcabrofa , &
opaca -,
SALV. Quanto al primo dubbio; dico, che fi come nelle parti del-
la Terra , che tutte per la lor grauità confpirano ad approfi
Solfdità del fimarfi quanto più poffono al centro , alcune tuttauia ne ri-
Globo lunare mangano più remote , che l'altre, cioè le montagne più delle
iì argomenta pianure , eque/lo per la lor folidità , e durezza ( chef fuffr
dell'eifer mó- di materia fluida fi fpianerebbero ) così il veder noi alcune
parti della Luna refìare eleuate fopra la sfericità delle par-
' fipiu baffe,arguifce la loro durezza : perchè e credibile, che la
materia della Luna fi figuri in forma sferica per la concorde
. confpir azione di tutte le fue parti al medefimo centro» Circa
Del Galileo; pi
¥ altro dubbi o,parmi,che per le co/e, chehauìamo confiderai
accader negli ' j pecchi, pojjìamo inteder benifsimox che la refief
fion del lume , che vien dal mare Jìa inferiore afiai a quella , Reflefllon iel
che vien dalla Terra ; intendendo però della reflefsione vni- lunie P1U de-
uerjale: perche quanto alla particolare^ chela fuperficie del- ghedalUTS
l'acqua quieta manda in <vn luogo determinato non ha dub- r? . m
bioyche chiji confiituirà in tal luogo vedrà nell'acqua vnre-
fiejfo potentifsimo, ma da tutti gli altri luoghijì vedrà lafu-
perficie dell'acqua più o/cura di quella della T errale per mo-
Jirarlo alfenfo andiamo qua in Sala , e verfiamo vn poco di .
acqua fui pauimento . ditemi bora nonfimofir'egli queslo c^e ^0^xz ja
mattone bagnato più ofcuro affai degli altri afciutti { certo refleflìon del-
ù , e tale fi mofirerà egli rimirato da qualfìuoglia luogo ,ec- V acqua men
eettuatone vnfolo,e quefìo e quello douearriua ilrefiejfo del c^|fra di quel
lume, che entra per quella fineftra j tirateui adunque indie- a a cr"
tro pian piano.
SIMP. "Di qui veggo io la parte bagnata più lucida del refìo
del pauimento , e veggo, che ciò auuiene perche il reflejfo del
lume,cbe entra per la fin e (ir a viene verfo di me .
SALV. Quel bagnare non ha fatto altro , che riempier quelle pic-
cole cauità , che fono nel mattone, e ridur la fua fuperficie a
vn piano efquifito : onde poi i raggi reflejjì vanno vniti
verfo vn medefimo luogo :ma il re/io del pauimento afciutto
ha la fua afprezza, cioè vna innumerabil varietà di indi-
nazioni nelle fue minime particelle : onde le reflefjìoni del
lume vanno verfo tutte le parti , ma più debili che fé andaf
fer tutte /unite infieme ; e però poco , ò niente fi varia il fuo
afpetto per riguardarlo da diuerfe bande ; ma da tutti i luo*
ghi fi mojlra l'ifiejfo , ma ben men chiaro affai, che quella re-
Jieffìon della parte bagnata , Concludo per tanto , che la fu-
perficie del mare veduta dalla Luna ,fi come apparirebbe e-
gualifima(trattone le ifole,egli fogli) così apparirebbe men\
cbiara,cbe quella della Terra mtìntuofa,e ineguale. E fé non
fujfe ch'io non vorrei, parer-, come fi dice, di vokrne troppo ,
vi direi d' auer offeruato nella Luna quel lume fecondano, tiice fccoa^
eh' io dico venirle dalla rcfleffion del Globo terre/Ire , ejfer "am c!eilaT>
notabilmente pia chiaro due ,o tre giorni auanti la congiun- ^ jijjSJJj j*'
zione, che doppo, cioè quando noi la veggiamo auanti l'alba cógiunzione,
in Oriente, che quando fi vede la fera doppo il tramontar del che doppo.
Sole m Occidente) della qualdifierenza, ne ì caufa}che l'emis*
ferk
9% Uiaiogo primo
SÌMP. Ma 'credete volferio terrefire, chef oppone alla Luna orientale, ha poco ma-
forfè , che quelle gran re,& affaifima terra,hauendo tutta V Afa,doueche, quando
macc fff ^.vJ^"ellaè m Occidente, riguard a grandifiimi mari,cioe tutto V-
Luna, pano mari V/ Oceano Atlantico fino alle Americhe. argomento affai prò-
refìopik chiaro Ter- labile del mofìrarfi meno fplendida la fuperjìcie dell' acqua t
rat ò co/a tale? che quella della Terra .
SALV. -Quejlo che voi domandate è il principio delle incongrue»-
z.e,cb'io slim i ejfer tra la Luna , e la Terra , dalle quali fari
tempo che noi ci sbrighiamo , che pur troppo Jìamo dimorati
in quefìa Luna . Dico dunque , che quando in natura noti
fuffe altro che vn modo foto per far1 apparir due fuperjicie
ìUujìrate dal Sole vna più chiara deU altra , e che quejto fbffè
per ejfer vna di terra,e l'altra di acqua; bifognerebbe neceffa-
riam'ete dire, che lafuperfcie della Luna fojfe parte terrea , e
parte aquea;mà perche vi fono più modi conofcìuti da noi,che
pojfon cagionare il mede/imo effetto ; & altri per auuentura
nepofforì effere incogniti a noi -, pero io non ardirei di affer*
mare qziejlo più che quello ejfer nella Luna . Già fi è veduto
di fopra come vna piajìra d'argento bianchito, col toccarlo
colbrunitoio,di candido fi rapprefnìa ofcuro; la parte vmi-
da della Terrafi mojìr-apiù ojcura della arida; ne i dorfi del-
le montagne le parti jiluofeapp-arifcono ajìai pia fofcbe delle
nude,efterili; ciò accade, perche tra le piante e afa gran quan-
tità di ombra, Ò' i luoghi aprici fon tutti illuminati dal Sole ,
* que/ìa miflionedi ombre opera tanto che voi vedete ne i
velluti a opera il color 'della Jet a tagliata mojìrarfi molto più.
ofeuro j che quel della non tagliata } mediante le ombre diffe-
minate tra pelo ,e pelo, ^F il velluto piano parimente affai più
fofco,chevn ermijino fatto della medejìma feta: fiche quan-
do nella Luna fofs ero coje che imitajkro grandifsime feluca f
l'ajpetto loro potrebbe rapprefentarci le macchie, che noi veg-
liamo : vna tal differenza farebbero /elle fuffer mari ; e fi-
nalmente non repugna che poteffe ejfer, che quelle macchie fof
fer realmente di color più ofcuro del rimanente, che in quefìa
guifala neue fa comparir le montagne più chiare. Quello che
Ji vede manifefìamente nella Luna e , che le par ti più ofeure
fon tutte pianure con pochi fogli, e argini dentroui; ma pur
ve ne fon' alcuni ; il rcjianiepiu chiaro e tutto pieno dì fo-
gli, montagne, argi netti rotori di ,e di altre figure ; & in par-
ticolare intorno alle macchie fono grandijjime tirate dimon-
tagne*
Le partì più
ofeure della—*
Luna fon pia-
ne , e le più
chiare mon-
cuofe .
Del Galileo • 93
gne . TielVepr le macchie fuperficie piane ce ne ajficura il ve- roa" ideila
der, corne il termine, che difiingue la parte illuminata dall' o- £una fono lu«
fc:tra,nel trauerfzr le 'macchie fa il taglia eguale , ma nellzs ghe tirate «fi
parti chiare fimo-Ira per tutto anfrattuofo, e merlato . cMa montagne .
non so già fé quesla egualità di fuperficie pojfz effer bajlantc
per fé fola a far apparir l'ofcurità, e credo più tosìo di nò. Re-
puto oltre a quefio la Luna dijferehtijfima dalla Terra , per-
che, fé bene io mi immagino, che quelli non fien paejì ' oziofi ', e
morti, no affermo pero ,cbe vifie?io mouimenti,e vita,e molto -vreua Lima
meno,che vi fi generino piante, ammalilo altre co fé fimìli alle non fx genera*
nosìre,ma,fe pur ven'e,fu fièro diuerftjfime,e remote da ogni no cole limili
nojlra immaginazione . E muouomia così credere, perche alle noftrcma
primamente (limo, che la materia del globo lunare non fia diuernfli me-»
di Terra, e di Acqua ; e qufio /oh baila a tor via le gene- ^^cnerazio-
r azioni , e alterazioni Jìmili alle nofire; ma,pofio anco , cht^, » nc--, .
lafsù foje .Acqua , e Terra , ad ogni modo non vi nafeereb- Luna non có-
bero piante , & animali fimili a i noftri ; e quefio per dui^j polla di 1 er-
ragioni principali . La prima è , che per lenofiregenerazio- ™>e a *
ni fon tanto necejfarijgli afpetti variabili del Sole , chefenza . .•.-..
e/fi il tutto mancherebbe : bora le habitudini del Sole verfo la ~ j* nSeffa-
T erra fon molto afferenti da quelle verfo la Luna . Noit, njiper le no-
quanto ali" illuminazion diurna ,abbiamo nella maggior par- ftre generazio
te della Terra ogni ventiquattr bore parte di giorno, e parte ni non fono
di notte , il quale effetto nella Luna jì fa in vn mefe; e quello ta"
abbaiamento , £r alzamento annuo , per il quale il Sole ci q^^ natii-
apporta le diuerfe fiagioni, e la difegualità dei giorni, e del- rali nella Lu-
le notti, nella Luna fifinifeepur in vn mefe; e doueil Sole a na fono di vn
noi fi alza , & abbafa tanto , che dalla ma filma alla minima me^e l'vno*
Altezza vi corre circa quaranta fette gradi di differenza , cioè
quanta e la difianza dall' v no all'altro tropici , nella Luna AH* *-im? x\
non importa altro , che gradi dieci , bpoco più , che tanto im- r L aiz^J
portano le ma/flme latitudini del Dragone di qua , e di là con diuerfìtà
dall'Eclittica . Gonjìderifì bora qual farebbe l'azion del di gradi 10.&
Sole dentro alla Zona tor rida,quado e dura f/è quindici gior- alia Terra di
ni contìnui a ferirla con i fuoi raggi ; che fenz' altro s'inten- Srac^ 4?«
derà, che tutte le piante, le herbe , e gli animali fi di fper pereb-
bero $ e fé pur vi fi 'face fro generazioni , farelber di erb<Lj>
pìante,& animali diuer fi/fimi da iprefenti . Secondariamen-
te io tengo per fermo, eh e nella Luna nonfiano piogge; perche
quando in qualche parte vi fi congregafiero nugole, com?^
intorno
94 Dialogo primo
Nella ~una intorno alla Terrari verrebbero ad afcondere alcuna dì quel
non iono piog tri i . i r • n r > -
gC m le coje f che noi col tele/copio veggiamo nella Luna , & Ms
fomma in qualche particella ci varierebber la vijìa ; effetto 9
che io per lunghe,e diligenti offèruazioni non ho veduto mai;
mafempre vi ho fcorto vna vniforme ferenità purijfìma.
SAGR. *-A quejìo Ji potrebbe rifpondere, b che vi fojfero grandif
Jìme rugiade , ò che vipioueffb ne i tempi della lor notte , cioè
quando il Sole non la illumina .
SALV. Se per altri ri/contri noi auejjìmo indizij, che in effajìfa-
cejfer generazioni fimili alle no/Ire , e folo ci mancajfe il con-
cor/o delle piogge , potremmo trouarci quello , ò altro tempe-
ramento, chefupplijfein vece di quelle,come accade neW Egit-
to dell'inondazione del Nilo; ma non incontrando accidente
alcuno, che concordi co i nojlri , de' molti , cheji ricercherebbe-
ro per produrui gli effètti Jimili , non occorre affaticar/i per
introdurne vnfolo, e quello anco, non perche fi rthabbia Jl-
tura ojferuazìone, ma per vna femplice non repugnanza—*.
Oltre che quando mifojfe domandato quello , che laprima~»
apprenjione , & il puro naturale difcorfo mi detta circa il
produrjìlà cofe Jimili , òpur differenti dalle no/ire, io direi
fempre differentiffime , Ò'a noi del tutto in immaginabili ,cbe
così mi pare , che ricerchila ricchezza della natura , e l'onni'
potenza del Creatore } e Gommatore .
SAGR, Ejlrema temerità mi è par/a fempre quella di coloro, che
voglion farla capacità vmana mifura di quanto poffa, efap-
pìa operarla natura, doue che all'incontro e' non è effetto al-
TJ , cuno in natura per minimo, che e'Jìa, all'intera cognizione
maUntefo nul del quale pojfano arriuare i più fpecolatìui ingegni . Quejla
laperfettamé- cojivana\profunzione d' intendere il tutto non pub bauer
te fa che alcu- principio da altro ,, che dal non hauere intefo mai nulla , per-
ni credono d' c fè^ quando altri bauejfe efperimentato vna volta fola a in-
intendenltut tender perfettamente vna fola coja, & haueffe gufiate ve-
ramente come e fatto il Japere , conojcerebbe come dell' infini-
tà dell' altre conclujìoni niuna ne intende.
SALV* ConcludentiJJìmo e il vojiro difcorfo , in confermazion-j>
del quale abbiamo Tejperienza di quelli ,che intendono, b han-
no intefo qualche co/a, i quali, quanto più fono Japienti,tan-
topiù cono/cono , e liberamente confejfano di faperpoco ; <&*
ìijapientijjìmo della Grecia, t per tale fentenziato da gli o-
racolijdiceua apertamente conofcer di non faper nulla .
S1MP.
Del Galileo. 9$
SlMP. Conuien dunque dire,ò che V Oracolo, b Ti/lejfo Socrate-*
fujfe bugiardo, predicandolo quello per fàpientiffimo, e
dicendo quello di conoicerfl ignorantiffimo .
SALV. Non ne feguita ni l'vno , ne l'altro difendo che amendue
i pronunziati pojfjn'ejler veri . Giudica l'Oracolo fapien- Refponfo del-
ti/Jìmo Socrate foragli altri huomini , lafapienza de i quali l'Oracolo ve-
è limitata ;Jì con of;e Socrate n on faper nulla in relaziona J? »n giudicar
alla fapienza ajjòiuta , che* infinita; e perche dell'infinito^™^™?1*"
tal\parte n't. il molto, che' l poco, t che il niente (perche per ar-
riuar per ef empio al numero infinito, tanto è l' accumular
migliaia pianto decine, e quanto zeri ) pero ben conofceua—»
Socrate la terminata fua fapienza ejfer nulla all'infinita— * ,
che gli mancaua . M a perche pur tra gli huomini Jì troua—»
qualche faper e , e quejionon egualmente compartito a tutti >
potette Socrate batterne maggior parte de gli altri,e perciò ve"
rificarfiil refponfo dell'Oracolo .
SAGR. Farmi di intender beni/fimo queflo punto . Tra gli bitu-
mini, Sig. Simp. e la potejià di operare , ma non egualmente
participata da tutti : e ìion e dubbio , che la potenza d'vn »
Imperadoreì maggiore ajfai , che quella d'vna perfonapri-
uata;ma e quefìa,e quella e nulla in comparazione dell' onni-
potenza diuina . Tra gli huomini vi fono alcuni,che inten-
don meglio l 'agricoltura, che molti altri ; ma il faper piantar
vn fermento di vite in vna fojfa-, che ha da far colfaperlofar
barbicare, attrarre il nutrimento, da quello feierre quefìa
parte buona per farne le foglie , quel? altra per formarne
i viticci, quella per i grappoli , quell'altra per l'vua, & vn' al-
tra per i fiocini , che fon poi l" opere della fapientifsima na-
tura i Quefìa e vna fola opera particolare delle innumera- $aper diiifHo
bili , che fa la natura,^ in e/ìafola fi conofee vn infinita fa' Infinite volte
pienza, talché fi pub concludere il faper diuìno ejfer infini- infinito .
te volte infinito .
SALV. Eccone vn' altro efempio.No dire noi che'lfapere [coprire
in vn marmo vna bellifsima fiatua ha fublimato l'ingegno
del Buonarruoti ajfai,aJfaifopra gli ingegni comuni degli' al-
tri huomini i e quefia opera non e altroché imitare vna fola
attitudine , e difpofizion di membra efieriore , e fuperfìciale _
dvn'buomo immobileie però , che co fa e in riparazione d*vrì d'ingegnofob
huomo fatto dalla natura , compojlo di tante membra efìer- blime .
ne,à" internerei tanti mufcoli, tendini, nerui, offa, che fer-
vono
$6 Dialogo primo
■ uonù a ì tanice fi diuerfimouimìitif ma che diremo de ì fenfi,
delle potenza dell' anima , e finalmente dell'intendere / non
pojfiamo noi dire ,econ ragione la fabbrica d' vna fiatua ce-
dere d'infinito intervallo alla formazion d'vn'huomo viuo %
anzi anco alla formazion a"vn vili/fimo verme ?
SiAGT{. E qual differenza crediamo , che fujfe tra la Colomba.
d'Archita, & vna della natura l
SIMP. 0 io non fono vn di quegli huomini, che intendano , o'n
quejlo vofiro difeorfo e vna manifefla contradizione. Voi tra.
t maggiori encomi], anzi pur per il mafsimo di tutti,attribui-
teall'buomo fatto dalla natura quefìo dell'intendere , e poco
fa diceui con Socrate , che'l fuo intendere non era nulla , a-
dunque bifogner a. dire., che ni anco la natura habbia intejo il
modo di fare vn' intelletto , che intenda .
SALV. Molto acutamente opponete ; e per rispondere ali* obbie-
zione conuien ricorrere a vna difiinzione filofofica, dicendo,
the l'intendere fi può pigliare in due modi, «oHntenfiuè , ò
vero extenfìuè; e che extenfìuè , cioè quanto alla moltitudi-
LVomo jn« ne degli intelligibili , che fono infiniti V intender' bumano e
tende aliai in- come nullo , quando bene egli intende (Te mille proporzioni •
poco extenfì- perche mille yrtJpetto ali infinita , e come vn zero : mapiglian-
aè . do l'intendere intenfiuè , inquanto coiai termine importa in-
tenfiuamente , cioè perfettamente alcunapropofizione , dico 9
che l'intelletto bumano ne intende alcune così perfettamente 9
e ne ha così afolu'a certezza , quanto fé n 'habbia liftejfa na-
tura; e tali fono le fetenze matematiche pure , cioè la Geome-
tria, e l ^Aritmetica : delle quali l'intelletto diuino ne sa bene
infinite propofizioni di pizi,perche lesa tutte, ma di quelle pò-
cbejntefe dall'intelletto bumano,credo che la cognizione ag-
guagli la diuina nella eertezza obiettiua, poictil arriua a com-
prenderne la necefsità ,fopra la quale non par cbepojfa effe*
ficurezza maggiore .
SIMT?. Quejlo mi pare vn parlar molto refoluto, & ardito.
SALV. Quefìe fon propofizioni comuni , e lontane da ogni om-
bra di temerità , o d'ardire , e che putiti non detraggono di
maefià alla diurna fapieìiza, fi come -niente diminuì/ce lafua
onnipotenza Udire , che Iddio non può fare, che il fatto non
fia fatto; ma dubito Sig. Simp. che voi pigliate ombra per ef-
fer fiate riceuute da voi le mie parole con qualche equiuoca-
zione; però, per meglio dichiarar mi, dico, che quarto alja ve-
rità
i co-
Dei Galileo . 97
rha ,di che ci danno cognizione le dirhoftraziont 'matematiche,
ella e l'ifieffa, che cono/ce la Sapienza diuina;ma vi concederò "frodo
bene, che il modo col quale Iddio cono/ce le infinite propofi- |j°ve^j:!ì \\^
zioni, delle quali noi conofciamo alcune poche , efommamete quen0 .je nV
più eccellente del noftro , ti quale procede co?i difcorfi, econ—> huomiirri .
pajfaggi di conclufione\, in conclufione , dotte ilfuo e di vn—> Intendere v-
femplice intuito ; e doue noi, per efempio , j?er guadagnar la n3n0 *att0Pei'
faenza d'alcune paJfio?ii del cerchione ne ha infinite,comin-
ciando da vna delle più /empiici', e quella pigliando per fu a**
definizione, p affamo con difeorfo ad vn' altra., e da quefia al-
la terza, e poi alla quartale, l'intelletto diuino, con lafem-
plice apprenfone della fua ejfenza comprende fenza tempora-
neo dtfeorfo tutta la infinità di quelle pajfioni ; le quali anco Definizioni
poi in effetto virtualmente fi comprendono nelle definizioni comprendono
di tutte le cofe, e che poi finalmente per ejfer 'infinite, forfè fi- virtualmente'
no vna fola nell' ejfenza loro , e nella mente diuina : il che ne ni ^elle cofe
anco all'intelletto humano e del tutto incognito, ma ben da—> definite .
profonda, e denfa caligine adombrato; la qual viene inj/arte Paflìoni infi-
affottigliata , e chiarificata], quando ci fiamo fatti padroni di nite fono forfè
alcune e onclufioni fermamente dimofirate , e tanto fpedita- vna a*
mente pojfedute da noi, che tra effe pò fiamo velocemente tra-
feorrerc: perche in fiamma , che altro e l'effer nel triangolo il
quadrato oppofio all'angolo retto eguale a gli altri dzie,che gli
fono intorno , fé non V e ficr i parallelogrammi f opra baJ<L->
comune , e tra le parallele tra loro eguali i e quefio none egli
finalmente il medefimo , cheeffere eguali quelle due fuperficie,
che adattate infieme nonfiauanzano, mafiracchiuggono de-
tro al medefimo termine f Hor quejìi paffàggi, che l'intelletto
nofirofa con tempo , e con motodipaffo inpafio , V intelletto
diuino aguifa di luce trafeorrein vrìinfìante, che e Viftefso, PafTaggi fatti
<he dire,gli hafe?npre tutti pref enti. Concludo per tanto,l'in- ^°" te™P° de*
tender nofiro, e quanto al modo , e quanto alla moltitudine no HntellStò
delle cofe intefe, efser di infinito interuallo fuper aio daldiui- Diuino fa in
no;ma non pero l'auuilifco tanto}ch'io lo reputi afsolut amen- incanti ; cioè
te nullo ; anzi quando io vo confederando quante , e quanto gli na tempre
marauigliofe cofe hanno intefe, inueBigate , & operategli Pre&nti •
huomini, pur troppo chiaramente conofeo io, & intendo efser
la mente humana opera di Dio, e delle più eccellenti,
SAGR, Io fon molte volte andato meco medefimo confiderando,in
propofito di quefio, che diprefente dite, quanto grande fio-*
G Vacu-
Ingegno vma
no mirabile-*
L*ìmìenzìone
dello fcriuere
ftupenda_» fo»
pra cucce l'ai-
tre .
98 Dialogo primo
l'acutezza dell'ingegno humano;e mentre io difeorro per tan-
te t e tanto marauigliofe inuenziom trouate da gli huomini ,
sì nelU arti t come, nella lettere , e poi fa refieffìonefipra il fa»
per mio tanto lontano dal poter/i promettere t non filo di ri-
trovarne alcuna di nuouo , ma anco di apprendere delle già,
ritrouate , con/ufo dallo fiupore t & afflitto dalla di/per 'azio-
ne, mi reputo poco meno , ebe infelice . S'io guardo, alcuna—*
Jiatua delle eccellenti , dico a memedejìmo , e quando /apre/li
leuare ilfouerchio da vn pezzo di marmale feoprire fi beila fi-
gura, che vi era nafeofa ( Quando me/colare, e difienderefo-
f>ra vna tela , ò parete colori diuerfi, e con efii rappre/entart
tutti gli oggetti vifibili,comevn Michelagnolo, vn Raffaello^
%m Tiziano (Sì 'io guardo quel che hanno ritrouatogli huo-
mini nel compartir gl'interualli Muficiy nello Babilir precet-
ti, e regole, per potergli maneggiar con diletto mirabile dell' v-
dito, quando potrò io finir di slupire l che. dirò, de i tanti , e fi
diuerfi. /frumenti? La lettura de i Poeti eccellenti di qual me-
rauiglia riempie, chi attentamente, confiderà Vinuenzìon de*
concetti, e la /piegatura loro I Che diremo dell' Architetturat
che dell'arte Mauigatoria l Mafopra tutte le inuenzionifiuf
pende , qual' eminenza di mente fu quella di colui , che s'im-
magino ai trouar modo di comunicare i/uoipiù reconditi pe*
fieri a qualfiuoglìa altra perfona, benché diflanteper lunghi/
fimo internatio di luogore di tempoi 'parlare con quelli) ch<L*i
fon netti ndie; parlare a quelli, che non fino ancora nati , nò
faranno yfi non di qua a mille, e dieci mila anni ? e con qual
facilitai con i varj accozzamenti di venti caratteruzzifipra
vna carta . Sia queflo il figlilo di tutte le ammirandt^
invenzioni humane% e la chiu/a de noftri ragio-
namenti di queBo giorno ,• & efiendo pafiàte
le bore più calde, il Sign. Saluiati penjò)
io, che hauràgufio di andare à go-
dere de i nolìri frefebi iru*
barca , e domani vi fia-
rb attendendo a-
mendue pet
con-
tinuare ì difeorfi
cominciata
GIORNATA
99
GIORNATA
SECONDA.
SALV. ffèSsgjnR^ E diuerfionì di ieri, che ci tor fero dal dritta
filo de' nojiri principali difcorfi furon tante ,
e tali , ch'io non so, fé potrò fenza Valuto vo«
Jiro rimettermi fu la traccia , per poter prece*
dereauantì*
SAGR, Io non mi merauiglio , che voi, che battete ripiena , e in*
gombratalafantafia, tanto delle tofi dette, quanto di quelle 9
che refìan da dirjt, vi trouiate in qualche confufione ; ma io,
che per ejferfemplice afcoltatore , altro non ritengo , che le cofi
vdite, potrò per auuentura col ricordarle fommariamente,ri->
mettere il ragionamentoju'ljuofilo . Per quello dunque,cb6
tni è refiato in mete ,fu la fontina de i di/corfi di ieri l'andar*
cfaminando da i fondamenti loro, qual delle due opìnionifia
più probabile, e ragioneuole : quella, che tiene lafùjlanza de i
corpi celefii efier' ingenerabile, incorruttibile, inalterabile, im-
pajfìbile, & infomma efente da ogni mutazione ,fuor , chi-»
dalla locale , e però effere vna quinta ejfenza diuerjìjfima da
quefia de i nojtri corpi Elementari generabili, corruttibili, al-
terabili) &c. òpur l'altra , che leuando tal difformità diparti
dal Mondo , reputa la Terra goder delle medtjìme perfezio-
ni, che gli altri corpi integrati delTvnìuerfo ' & efier' infom-
ma vn globo mobile, e vagante non men, che la Luna,Gioue,
Venere , ò altro Pianeta . Fecerfi in vltimo molti paralleli
particolari tra efia Terra , e la Luna , e più con la Luna , che
con altro Pianeta , forfè per hauer noi di quella maggiore , e
più fenfata notizia, mediante la fua minor lontananza . Et
hauendo finalmente conclufo quefla feconda opinione hauer
pili del verifimile delV altra, par mi, che'lprogrejfo ne tir affé a
cominciare a efaminare, fé la Terrafideua Rimare immobi-
le, come da ipiù e fiato fin qui creduto , òpur mobile, com<L~»
alcuni antichi filofofi credettero , & altri da non molto tem~
pò in qua Jiimano j e fé mobile,qual pojfa effere ilfuo moui-
mento ,
G 2 Salu, Già
io3 Dialogo fecondo
SALV. Già comprenda,, e rkonofco il fegno del noftro cammino :
ma innanzi , che fi cornine a procedere più oltre , deuo diruì
non so che/opra quefie vltime parole , che hauete detto dell' ef
ferfi conclufo la opinione,che tien la Terra datata delle mede-
Jime condizioni dei corpi cele/li, ejferpiu verifimile della con'
traria; imperocché quejio non ho io conclufo , fi come, non fon
ne anco per concludere ver un altra delle propofizioni contro-
U$rfem, nìa falò ho hauta intenzione di.prodtirre,tanto peri v-
na, quanto per V altra parte, quelle ragioni, e rifpofìe,inJìan-
ze, e finzioni, che ad altri fin qui fono fouuenute , con qual-
che altra ancor a,.che a me, nel lungamente pen far ui,e cafcatA
in mente, lafciando poi la decifione ali 'altrui giudizio .
S^iGR. Io mi era lafciato trasportare dal mio proprio fentimento$
e credendo, ,, che in altri douejfe effer quel che io fcntiua in me9
feci vniuerf ale quella conclufione, che doueua far particola-
re', e veramente ho errato >, e mafjìme nonfapendo, il concetto,
del Sign. Simplicio quìprefente .
$IMP. lo vi confejfo , che tutta quefia notte fono andato rumU
nando le cofe di ieri, e veramente trouo di molte belle, nuoue+
e gagliarde e -onfider 'azioni ; con, tutto, ciò. mi feniofiringer' af-
fai più dall'autorità di tanti grandi fcrittori, & in partico-
lare . Voifcotete latefta Sign» Sagredo y efogghignate , come
fé iodicefi qualche grande eforbitanza ..
8AGR. Io foggbigno folamente, ma crediatemi, ch'io feoppio nel
voler far forza di ritener le rifa maggiori ,. perche mi hauets
fatto, fouuenire di vn belli/fimo cafo. ,, al quale io mi trouai
prefente non fono molti anni , infiems con alcuni altri nobili
amici mieiyi quali vi potrei ancora nominare^
SALV, Sarà ben che voi ce lo raccontiate, accio forfè il Sign. Sim-
plicio ?ion continua fé di. creder d'hauerui eja mojfe le rifa .
SAGR. Son contento . "Mi trouai vn giorno in cafa vn medico
moltojlimato in Venezia, doue alcuni per lorofiudio,^ altri
per curiofità c.onueniuano tal volta a veder qualche taglio di
notomia,per mano, di vno veramente non men dotto, che di-
ligente , e pratico notomifia «. Et accadde quel giorno., che fi
Rifpofla ridi- andaua ricercando l'o.rigine,e no/cimento de i nerui,fopra di
cola di vn Fi- c^e }famoja controuerfia tra i medici Galenici, & i P eripa-
terminar do - tetici; e mofirando il notomifia, comepartendofi dal ceruello ,
oe iìa l' origi- epajfando per la nuca il grandi fsimo ceppo de i neruijfi an~
ne de i nexui . « dampoi difendendo per Ufpinak t e diramandoci per tutta
$Lc.orpQ$
Dei Galileo.1 xor
il corpo; e che filo vn filo fottilijfimo, come il refe arriuaua al
cuore, voltofiad vn gentil huomo , ch'egli conofceua per fiio-
fofo Peripatetico , e per laprefenza del quale egli haueua con
e/ir aord maria diligenza /coperto , e mofirato ti tutto , gli do- Origine de i
mandò sei rejìaua ben pago , e ficuro,V origine de i nerui ve- nerui fecondo
nir dal cerueUo, e non dal cuore ; al quale ilfilofofo, doppo ef- Anft.e fjcon
fere fiato alquanto j opra di fé , rifpofe . Voi mi battete fatto do l mediC1 •
veder quefiatofa talmente aperta, efenfaia, che quando il te-
fio d'Arifi. nonfuffe in contrario, che apertamente dice i ner-
ui nafcer dal cuore, bifognerebbe per forza confeffarla per
vera .
SIMP. Signori io voglìo,cbe voifappiate,cbe quesla dìfputa del-
l'origtne dei nerui nonèmiga così fmaltita,e decifa,come for-
fè alcuno fi per fuade .
SAGR. Ne farà mai alficuro , come fi habbiano dtfimili contri
dittori; ma quefio , che voi dite non diminuifce punto la fira«
uaganza della rifpofia del Peripatetico, il quale contro. a cosi
fenfata efperienza non produffe altre efperienze , ò ragioni
d'Annotile, ma la fola autorità, & il puro, ipfe dixit .
SIMP. ^Ari/iotile^onfi è acqui fiata fi grande autorità , fé non
per la forza delle fue dimofiraziom , e della profondità de i
fuoi difcorfi; ma bifogna intenderlo ye nonfolamente inten-
derlo, ma batter tanta gran pratica ne' fuoi libri, che fé nefia
formata vrìldeaperfetti/fima, in modo, che ogni fuo detto vi
fiafempre innanzi alla mente; perche e' non ha finito per il
volgo , nifi e obligato a infilzare ifitoi filogifmi col Metodo
tnuiale ordinato ;anzi , feruendofi del perturbato , ha mefib
taluolta laproua di vnapropofizionejra tefii, che par , cbts Requisiti per
trattino di ogni altra vofa; e però bifògnahauer tutta quella poter ben fi-
grande Ideale faper combinar quefio paffo, con quello,accoz- . °J?^ .;}"-*
zar quefio ttfio con vn altro remotifiìmo; cbV non e dubbio, via l
che chibauerà quefìa pratica faprà cauar dd fuoi libri le di-
mofir azioni di ogni f cibile , perche in ejfie ogni cofa .
SAGR. tSMa Signor Simplicio mio, come Veffer le co fé difieminate
in quà,e in là non vi dafafiidio,e che voi crediate con V accoz-
zamento , e con la combinazione di varie particelle trarne il Artifizio ar-
fugo, quefio che voi, egli altri filofofi braui farete con i te/li gllto per ap-
d Arifiotile , farò io con iverfidi Virgilio, òdi Ouidio , for- frrfij fiT
mandone Centoni , <& efplicando con quelli tutti gli affari de g voglia li»
gli buomini , e ifegreti della natura « Ma che dico io di Vir- bro.
G 3 gilio,
Inuenzione
de Tcl.efcopio
cauata da A-
rift.
101 Dialogo fecondo
giliOy ò di altro poetai io ho vn libretto afiai.piu breue d'Ari-
Jioiile, e d'Quidio , nel quale fi contengono tutte le fetenze , e
conpochtfsimo jìudio, altri fé ne può formar e vna perfetti/fi-
ma idea : e quefio e l'alfabeto ; e non e dubbio , che quello } che
faprà ben' accoppiare, e ordinare quejia , e quella vocale , con
quelle confortanti , o con quell'altre , ne cauerà le rifpofie ve"
rijfime a tutù i dubbj ,ene trarrà gli infegnamentidi tutte le
fetenze, e di tutte le arti , in quella maniera \ appunta \, che il
Pittore da ifemplici colori diuerfi ,feparat amente poftt ' fopra
la tauolozza va, con l'accozzare vnpoco di quefìoy con vn—*
poco di quello, e di quell 'altro j figurando huomini , pianttS)
fabbriche^ vccelli,pefci, <&" infomma imitando tutti gli ogget-
ti vifibili ,fenza che fu la, tauolozzafieno ne occhi , nepenne}
nefquamme,ne foglie, ni \fajjt '.. lAnzipureeneceJfario, che
nejfuna delle cofe da imitarfi , ò parte alcuna di quelle. , fieno
attualmente tra i colori-, volendo, che con ejjìjì pofpmorap-
prefentare tutu le, cofe; chefevifuffero v.g. penne, quefie
non ferirebbero per dipignerealtrOiXhevcceUi, o pennacchi .
SiALV. E" fon viui, e foni, alcuni \ gentil ìbuomini , chefuronpre-
fenti, quando vn dottor leggente in vno fìudmfamofo nel
fentir circoferiuere il Telefiopio, dafe non ancor veduto,dif>
fé, che l'inuenzione eraprefa da Arifiotiki e fattofi portami
vn tejloytrouò certo luogo ydoue fi rende la ragione» onde au-
uenga , che dal fondo d'vn pozzo molto cupo fi poffano dì
giomaveder le Stelle in Cielo ; e diffe a i circolanti , eccoui il
pozzo, che denota il cannone, eccoui i vapori grofiì, da i qua-
li è tolta l'inuenzione dei crifialli, & eccoui finalmente forti'
ficatdlavisla nel poffare ir aggi per il diafano più denfo , e-*
ofeuro^
SAGR. Quefio ì vn modo di contener tutti gli Scibili affai fimìle a,
quello, col quale vn. marmo contiene in fé vna bellijjìma, an-
zi mille bellt/pmefiatue, ma il punto fio a.faperlejcoprire; ò
vogliamdirey che e'fiafimile alle profezie di Giouacchino3ò a,
refponfi degli Oracoli de Gentili, che non s'intendono, fé non
doppogli euenti delle cofe prof etizate .
$ALV. Rdoue lafcìate voi lepredizìoni de* Genetliaci; che tanto
chiaramente deppo l'efito fi veggono nel Tema, ovogliam di-
re nella figura celefie l
SAGR. In quefio, guifò trouano gli %Alcbimìfiì> guidati dalVv-
mo$ melmeQmcQi tutti ìpìu ekuati ingegni del Mondo, non
Del Galileo . 103
auer veramente ferino mai d'altro, che del modo dì far l'O-
ro ; ma per dirlo finza pai: farlo al -volgo , effhra.yi.dati ghiri- a Ich • n 'fiì
bizando chi quesla , e chi quell'altra maniera di adombrarlo iterpi etano le
fotto varie coperte ; e piaceuoli/fima co/a è il fentirs i cornetti fauole de Poe
loro /opra i Poeti antichi, ritrouando i mijìerj importami/fi- ** P.er (egretì
mi, che fotto le fauole loro Jl nafe ondano; e quello, che impor- a *ar * ^'18 •
tino gli amori della Luna/lfuo fendere in Terra per Eh7 di-
mione; l'ira fua contro ^tteone ; e quando Giouejì corner-
te in pioggia d'Oro; e quando in fiamme ardenti ;e quanti gr a
fegreti dell'arte fieno in quel ^Mercurio interprete-, in quei
ratti di Plutone; in quei rami d'Oro .
SIMP. Io credo, e in parte so, che non mancano al Mondo de' cer-
velli molto firauaganti , le vanità de' quali non dourebbero
ridondare inpregiudizio d'Arifiotile , del quale mi par , che
voi parliate taluolta con troppo poco ri/petto , e la/ola anti-
chità , e l gran nome , che fi e acqui/iato nelle menti di tanti
bu omini fognatati , dourebbe bajiaVa renderlo riguardeuoU
apprt/fo di tuttii letterati*
SALV. Il fatto non cammina tosi Sign. Simplicio , sono alcuni
fuoi feguaci troppo pufillanimi, che danno occafioneò per dir
meglio, che darebbero occafione difiimarlo meno,quando noi
volejfimo applaudere alle loro leggereze.E voi, ditemi in gra-
zia, fete cosi femplice, che non intendiate ,che quando Ari/iof. Alcuni fegt^i
fujfe fiato prefente afenttr'il dottor , che lo voleua far autor cia A.ri«>(c.;e
del Telefcopio , fi farebbe molto più alterato contro di lui, che p,ua/;on'e 1 j"
contro quelli, che del dottore, e delle fue interpretazioni fi ri- quello col
deuano i <Auete voi forfè dubbio , che quando Arifi. vedejfe troppo voler-
le nonitàfeoperte in Cielo,? non fujfe per mutar opinione,<L~> p1?-1 accr.e-
per emendar ifuoi libri, cper accofiarfi alle più fenfate dottri-
ne, difeacciando da fé quei così poueretti di ceruello , che trop-
po pufillan imamente s'inducono a voler fofìenere ogni fuo
detto; fenza intendere, che quando lArifiotilefuffè tale,quale
efii fé lo figurano , farebbe vn ceruello indocile, vna mente
Olmata, vn animo pieno di barbarie,vn voler tirannico ,che
reputando tutti gli altri, come pecore fiolide volejfe, che i fuoi
decreti fufhro antepofii a ifenfi, alle efperienze , alla natura
ifte/fa ? Sono ifuoi feguaci, che hanno data l" autorità ad Ari-
Jìotile, e non e/fo, che fé lafia vfurpata, oprefa ; e perche e più
facile il coprirfi fotto lo feudo d'vn' altro , cheH comparire a—>
faccia aperta , temono , nifi ardifeono d! 'allontanar/i vnfol
G 4 PaJF°*
ice re
io4 Dialogo fecondo
paffo ; e più toflo che mettere qualche alterazione nel Ck~
lo di ^A ri/I* vogliono impertinentemente negar quelle ,. che
veggono nel Cielo della natura .
SAGl\j Quejii tali mi fanno fouuenire dì quello Scultore, che
Cafor'dirolo hauendo ridotto vn gran pezzo di marmo all'immagine ,
di certo Seul- non fo fe dvn Ercole , b di vn Gioue fulminante , e dato-
toie . gli con mirabile artifizio tanta viuacità, e fierezza , chemo-
ueua fpauento a chiunque lo rimiraua , effo ancora cominciò
ad hauerne paura t, fe ben tutto lo fpirito , e la mouenza~~>
era opera delle fue mani ; é l terrore era tale , che più non fi
farebbe ardito di affrontarlo con le fubbie , e'I mazzuolo] .
SAL V. Io mi fon più volte maravigliato, come poffa effer cb<L**
queJU-punbuali mantenitori d'ogni detto d'\Arifl. non fi ac-
corgano di quanto gran progiudizio e* fieno alla reputazio-
ne-, & al credito di quello , e quanto nel volergli accrefceri^
autorità gliene detraggno ; perche mentre io gli veggo* ojìi-
nati in voler fojlener proporzioni, le quali io, tocchi con ma-
no effer mamfesl amente f alfe; & in volermi perfuadere , che
cos'i far conuenga al verofibofofo\e che così far ebbe Ari/ìotile -
medefimo,moltofì diminuifee in me L'opinione,che egli babbitt
rettamente fìlofof aio intorno ad altre conctu/ioni a me più
recondite: che quando io gli vedefsi cedere, e mutare opinione
per le verità manifefìerio crederei, che in quelle, doue é per/i-
Jieffero, pot effer o hamrefalde àimoffrazÀoni da me non inte-
fe, òfentite ..
SAGR. 0 vero quando gli par effe di metter troppo della lor repu*
putazione , e di quella d' Ari/I. nel confeffar di non hauer fa-'
puta quejìa , o quella conclujione ritrouata da vri altro Ynon\
farebb'ei manco male ilritrouarla tra ifuoi telìi, con Raccoz-
zarne diuerfi , conforme aBapr attica lignificataci dal Signor
Simplicio! perch'afe vi e ogni fcibiU^e ben anco forza, che vi fi
poffa ritrouare ,
$ALV. Sign.Sagr^non vi fate beffe di quesito auuedimento,ch<L^.
mi par, che lo proponguiate burlando, perche non e gran tem-
po, che hauendo vnjilofofo di gran nome campo fio vn libro
dell'anima, nel quale , in riferir l'opinione d} Ari fi. circa V ef-
fer, bnon effère immortaleradduceua molti tefii ( non già dei
eitati da Aleffandro, perche in quelli dìceua , che Ariftit* non
trattaua ne anco di. tal materia, non che determin affé cofa ve-
runa attenente a ciò) ma altri dafe ritrouati in altri luoghi
¥ÌQQd~
'Del Galileo; ioT
reconditi, che piegavano alfenfo pernìziofo; e venendo auui*
fato , che egli alerebbe, auute delle difficultà nel farlo licen- O W™^
ziare, rifcrijfe all'amico, che non però reftajfe di procuramela JjJ^^Jfofr
fpedizione , perche quando non fé gli intrauerfajfe altro ojia- peppatetic«.
eolo, non baueua dijfcultà niuna ', circa il mittare la dottri-
na d'Ari/iotile,e con altre efpofizioni, e con altri tefti fojiener
V opinion contraria, pur conforme alla mente d'Arift.
SAGR. 0 quejìo dottor sì, che mi pub comandare, che non fi vuol
lafciar' 'in/inocchiar da lArijìot. mavuol'ejfo menar lui per-
ii nafo, e farlo dire a fio mòdo ; vedete quanto importa ilfa*
per pigliar il tempo opportuno : ei non fi deue ridurre a ne-
goziar con Ercole,mentre e imbizarrito,efu lefurie,ma quan
dojìàfauoleggiando tra le Meonie Ancelle . Ah viltà inau-
dita d' ingegni feruili : farfifpontaneamcnte ^Mancipio , ac-
cettar per inviolabili decreti^ ohligarji a chiamar/i perfuafo, e
conuinto da argomenti, che fono tanto efficaci, e chiaramente Pufillanimiw
concludenti , che glijìejfi non fanno rifoluerfi sy e1 fien punt^* e[ ac^d' Arift"
fcritti in quelpropofito , e fé eferuanoper provar quella tal
conclufione . Ma dichiamo la pazzia maggiore ; che tra lor
mede/imi fono ancor dubbj,fe lislejfoautore abbia tenuto [la
parte affermatiua , ò la negatiua . E egli quejìo vn far loro
oracolo vnafìatua di legno , & a quella correr per i rejponfi,
quella temere, quella riuerire, quella adorare i
SIMP. Ma quando filafci ^Arifì. chi ne ha da ej/erefcorta nel-
la Filofofia l nominate voi qualche autore .
SALV. Ci è bifogno difcorta ne i pacfi incogniti , e feluaggì, m&
ne i luoghi aperti, e piani i ciechi folamente hanno bifogno di
guida ; e chi e tale e ben cheji refiiin cafa . Ma chi ha zìi oc-
chi nella fronte , e nella mente, dì quelli fi ha da feruire pef
ifcorta ; ne perciò dico io , che non fi deua afcoltare lArifl. Il troppo adte
anzi laudo il vederlo , e diligentemente fìudiarlo , e folo bia- ri.re a Arift. e
Jìmo il darfgli in preda in maniera , che alla cieca fi J otto- biafimeuole.
fcriua a ogni fuo detto, e fenza cercarne altra ragione fi
debba bauere per decreto inviolabile . Il che è vn abufo , che
fi tira dietro vrì altro di [ordine e/Iremo , &e che altri non fi
applica più a cercar d'intenderla forza delle fue dima /tra-
zioni . E qualcofaìpiù vergognofa, chel fentìr nelle pu-
bliche difpute , mentre fi tratta di conclufioni dìmojlr abili ,
vfcir vn di trauerfo con vn te/io, e bene fpejfo [critto in ogni
altro propofito f e con ejfo ferrar la bocca aWauuerfario i
Noti conuìe-
ne che chi nò
filofofa mai fi
vfurpi il tito-
lo di filofofo ,
Mondo fend-
ibile.
Mondo /enfi-
bile.
i o 6 Dialogo fecondo
Ma quando pure voi vogliate continuare in quejìo modo dì
fiudiare , deponete il nome di Filofofi, e cbiamateui , ò Ilio-
riti ,0 ^Dottori di memoria ,* che non conuiene , che quelli,
che nonfilofofiano mai sì vfurpino l onorato titolo di Filofo-
fo . Ma e ben ritornare a riuaper non entrare in vn pelago
infinito , del quale in tutfhoggi non Ji vfcirebbe . Pero Sig.
Simp. venitepure con le ragioni, e con le dimofìrazioni vo-
Jlre, o di Arili, e non con te/li , e nude autorità , perche i di-
fcorjì nofiri hanno a ejfere intorno al mondo fienfibile , <l->
non fopravn mondo di carta . E perche nel difcorfo diie-
ri fi cauò dalle tenebre , e fiefpofe al Cielo aperto la Terra,
mojlrando , chèl volerla connumerare tra quelli , che noi
chiamiamo corpi celejìi , non era proporzione talmente con-
stinta, e prò Arata , che non gli rejìajfe qualche fpirito vitale,
feguita , che noi andiamo esaminando quelh , che habbiadi
probabile il tenerla fifa , e del tutto immobile , intendendo
quanto alfuo intero globo , e quanto poffa auere di verifimi-
litudine il farla mobile di alcun mouimento,e di quale. E per-
ette in tal quilìione io fono ambiguo , &U Sign. Simpl. rifio-
luto ìnjìeme con Arijì.j?er la parte dell' immobilità, egli di p af-
fo inpajfo andrà portando i motiuiper la loro opini me ,<& io
lerifpoHe, e gli argomenti per la parte contraria,^ il Signor
Sagredo dirà i moti dell' animo fuo , dr in qual parte e'fiifen^
tira tirare
SÀGR. Io fon molto contento, con quello però, che a me ancora-*
refti libertà diprodurre quel che mi dettaffe talhora il difcorfo
Jemplice naturale .
SALV, Anzi di cotejio io in particolare ve ne fùpplico; perche del-
le conjtderazioni più facili, e per così dire , materiali , <;redo ,
che poche nejìenojlate laficiate indietro da gli fcrittori, talché
folamente qualcuna delle più fiottili , e recondite può dtfide-
tarfìi emancare: e per inuejligar quejìe, qual' altra fiottigli ez-
zapub ejferpiu atta di quella dell'ingegno del Sign. Sagredo
acutìfifìmo, eperfipicacijfìmo ,
SAGR» lo fon tutto quel che piace al Sign. Salutati, ma di grazia
non mettiam mano in vn altra forte di diuerfioni dì cerimo-
nie ; perche orafonjìlofofo , e fono in Scuola, e non al Broio.
SALV* Sia dunque il principio della nojlra contemplazione il co-
fiderare, che qualunque moto venga attribuito alla Terra , è
necejfiario,chesa noi, come abitatori di quella, & in confeguen-
za
Del Galileo. 107
za partecipi del mede/imo, ei rejiì del tutto impercettibile, e co-
mi se nonfujfe , mentre che noi riguardiamo folamente alle Imon «ella
tofe terre flri; ma e bene all' incontro altrettanto neceffario,cbe «jL^Lfu;?;11»
■ii/-' • /-> r • /r» 7- . percettiuiii a
;/ meaejimo mouimento cijt rapprejenti comunijjimo di tutti gl'abitatori di
gli altri corpi, & oggetti vijìbili , che ejfendo feparati dalla—» quella .
Terra mancano di quello . A tal che il vero Metodo per in-
uejiigarefe moto alcuno/? può attribuire alla Terra, e potè-
do/ì, quale e'Jìa, e il conflagrare, £jr ojferuare, fé ne i corpi fé- Della Terra
parati dalla Terra ji feorge apparenza alcuna di mouimen- non_»poffono
io , il quale egualmente compera a tutti; perche vn moto , che effer 'altri mo-
folamìuii fcrrgejjt vg. nella Lunare che non hauejfe,chefar l^fi"cfte£j
mente con Venerea con Gioue, né con altre Sielle, no potrebbe ,{0j apparifco-
in veruna maniera efser della Ter ra,ne di altri,cbe della Lu- no effer eomu
na . Hora ci e vn moto generalifsimo , e mafsimofopra tut- ni di. tutto '1
ti, & e quello per il quale il Sole, la Luna, gli altri Tianeti, e reft? IqJJÌ
le Stelle jìjfe, & infomma VVniuerfo tutto, trattane la fola—» }a Terra.
Terra, ci appari/cono ignitamente muoucrji da Oriente ver- Moto, diurno
fo Occidente dentro allo fpazio di venti quattr 'hore^e quefìo, fi moftra co-
in quanto a quejia prima apparenza, non ha repugnanza di munimmo a-*
potere efìer tanto della Terra fola, quanto di tutto il rejlo del ^Q trattone \\
Mondo, trattone la Terra; imperocché le mede/irne apparen- Globo terre-
zejì vedrebbero tanto nell'vnapojizione, quanto nell'altra . ftre .
Quindi e , che ^Arijìotile, e Tolomeo, come quelli, che haueua- Arift.e Tolo-
no penetrata quella conjìderazionc , ?iel voler prouare la—» jj^° COntro ai
Terra ejìer immobile, non argumeniano contro ad altro mo- m0i0 diurno
uimento , ebeaquefìo diurno '•> saluopefó, che Arifìot. tocca attribuito alla
vn non so che cotro ad vn' altro moto attribuitogli da vrìan- Terra .
fico , del quale parleremo afuo luogo .
SAGR. Io re/io molto ben capace della necefsità, con la quale con-
clude il vofiro difeorfo ; ma mi nafee vn dubbio, del quale no
so liberarmi,e quefìo e , che attribuendo il Copernico alla Ter-
ra vn altro mouimento oltre al diurno, il quale, per la regola
pur hora dichiarata, dourebbe rejìare a noi, quanto alt appa-
renza, impercettibile nella Terra , ma vijìbile in tutto il.rejio
del Mo'ndo,p armi di poter necejfariamente concludere , o che
tgli babbia manifejlamenteerraio neWajfegnare alla Terra
vn moto del quale non apparijca in Cielo la fua general cor-
rijpondenza , ò vero che , fé la rifpondenza vi è , altrettanto
fia fiato mancbeuok Tolomeo a non nprouar queJlo,Jì come
reprpmi altro 0
Salu.Moìto
io 3 Dialogo fecondo
%ALV. Molto ragioneuolmente hauete dubitato, e quando verre-
--•- mo a trattare dell 'altro mouimen to, vedrete di quanto inter-
vallo habbia il Copernico fuperato di accortezza , eperfpica-
sita d'ingegno Tolomeo-, mentre egli ha veduto quello, che ef
fo non vedde, dico la mirabilcorrifpondenza,con la quale tal
mouimen tojì re flette in tutto il rejlo de i corpi celejti. Ma per
bora fofpen diamo quejla parte , e torniamo alla prima confi-
derazione;intorno alla quale andrò proponendo, comincian-
domi dalle co/è più generali, quelle ragioni, che par, ebefauo-
rifeano la mobilità della T erra, per fentir poi dal Sig.Simplì-
eio le repugnanti . E prima fé noi confideremmo folamente
la mole immenfa della sfera Stellata,in comparazione della-*
J, ,. piccolezza del globo terreftre , contenuto da quella per tanti
perchèpiii prò milioni di volte, e più penfer mo alla velocità del moto,cbe de-
babilméte de- uè in vn giorno, e in vna notte fare vna intera conuerJìonet
uà effer della jo non mi poffo perfuadere, che trouarfi poteffe alcuno , cbz->
Terra ^^-t » mteffeper cojapiù ragioneuole, e credibile,che la sfera celeflz^»
dell' V niuer- fuJft 1ue^a > c^e deffe la volta , &# globo terreslre refiaffL*
lo, firmo,
SAGRc Se per tutta Vvniuerfità degli effètti, chepoffòno batter1 in
natura dependenza da movimenti tali,feguiJfero indijferen->
temente tutte le medejtme confeguenzea capello,tanto dall' v-
napofizione, quanto dall'altra , io quanto alla mia prima , e
generale apprenfione,Jlimerei, che colui, che reputaffepiù ra-
gionevole il, far muouer tutto ìvniuerfo , per ritener ferma
la T erra, fuffe più irragioneuole di queUo , che fendo falito in
cima della vojìra Cupola, non per altro, ebe per dare vna vi-
jla alla Città, & alfuo contado, domandajfe, che fé gli fac effe
girare intorno tutto il paefè,accìo non haueJJeegliadbauerl&
fatica di volger latcfla* E ben vorrebbero effer molte ,e gran-
di U comodità , che fi traejfer da quella pofìzione , e non da—*
quefta, che pareggiaffèro nel mio concetto , efuperajfer quefio
affkrdo,fi che mi rendefferpìù credibile quella , che queìla—* .
Ma forfè Arifiotile, Tolomeo , e il Sign. Simplicio ci devono
trouare i lor vantaggi , li quali farà bene , chefìenpropojìi a
noi ancora, fé vi fono, ò mijìa dichiarato^ come e' non vi fie-
no, nìpojfano effere ,
$ALV* lo, fi come per mollo , che ci abbia penfato non ho potuto
trouar diuersità alcuna, cosimi par d'auertrouatOj ch<L->
dmersità alcuna non vi poffa effere ; \ onde io Jtimo il più
cer-
Del Galileo^ 109
ter caria efferin vano: perì) notate . Il moto intanto è moto,e
come moto opera, in quanto ha relazione a cofe,che di ejlo ma- ** "^f0 P^r j.e
cano;ma tra le co/e, che tutte ne partecipano egualmente nien- jj° eeiulmen-
te operayO1 \ come s'è' nonfujfe , E così le mercanzie, delizi te fi muouono
quali è carica I4 natte, in tanto si muouono, in quanto lajcia- è come fé non
do Venezia pafa no per Corfù,per Candia3per Cipree van- faffc&intan-
no in Aleppo , li quali Venezia, Qorfu* Candia, &c* reslano to -^ÌJ^
ni sì muouono con la natie; ma per le balle, caffè, & altri col- azione 3 cofc
li, de' quali è carica, efiiuata la nane, e rifletto alla natie me- che^* di elfo
desima il moto da Venezia in Soria è come nullo;h niente alte- mancano ,
ra la relazione, che e tra di loro ; e quejio, perche e comune a
tutti, Ò" egualmente da tutti eparticipata ; e quando delle ro-
be, che fono in naue vna balla si sia difcoflata da vna cafsa-^
vnfol dito, quejio folo farà flato per lei mouimento maggiore
in relazione alla cajfa , chél viaggio di dua mila miglia,fattQ
da loro di conferua .
SIMP. Quefla e dottrina buona, foda , e tutta peripatetica .
SALV* Io l'ho per più antica ; e dubito, che Arìft. nel pigliarla da
qualche buona fcuola, non la penetrale interamente,e chepe- Proporzione
rò, bauendola fcritta alterata , siajiato caufa di confusione P^^ .}?'
mediante quelli , che voglionfojienere ognifuo detto; E qua- ma alterata' /
do eglifcrijfe, che tutto quel , che si rnuoue , si muoue fopra—»
qualche cofa immobile , dubito , che equiuocajfe dal dire, che
tutto quel che si muoue,Jì muoue ri/petto a qualche cofa immo
bile , la qual proposizione non patifcc dijjiculià veruna, e l*
altra ne ha molte .
SAGR. Di grazia non rompiamo il filo , e feguite auanti il di-
fcorfo incominciato .
SALV. Effendo dunque manifejlo, che il motori quale Jta comu-
ne a molti mobili e oziofo , e come nullo-, inquanto alla rela-
zione di effi mobili Ira di loro , poiché tra di tjjì niente Jìmtt- p . i-rcorm
ta;efolamente e operatiuo nella relazione , che hanno effìmo- f0 per prCua-
bili con altri, che manchino di quel moto , tra i quali Jìmuta. r'if moto, di-
jabitudine,& auendo noi diuifo Vvnmerfo in due patti, vna urno effe* àsl
delle quali e necejfariamente mobile , e t altra immobile, per "Terra.
tutto quello, che pojfa depender da cotal mouimento, tanto e
far muouer la Terra fola , quanto tutto'l refìo del monda ;
poiché f 'operazione di tal moto non e in altro , che nella rela-
zione, che cade tra i corpi cekfii , e la Terra , la qual fola re-
lazione e queUa^be Jìmuta , H ora fé per confeguire ilmedt-
Jtmo
la natura no
Opera con mol
te cole quello
che può ope-
rar con po-
Dal mouimèV
to diurno nif-
funa mutazio-
ne nafce tia_j
tutti i corpi
Celefti3ma tut
te fi refendo-
no alla Terra.
Seconda C5-
fermazione->
che'l moto di-
urno fia della
Terra.
ito Dialogo fecondo
fimo effetto ad vnguem tanto fa fi Li fola Terra fi mnoua f
cejfando tutto il rtfto dellvniuerfo , che fi , rt fi andò firma
la T erra fola ,tutto Vvniuerfojimuoua di vnijiefso moto>cbi
vorrà crederebbe la natura? e he pur per comun confinfo non
opcracontinteruento di molte cofi quel , che fi può fare col
mezo di poche ) babbi a eletto di far muoutre vn numero im-
menfo di corpi vafli//imi,e con vna velocità inejìimabile ,pet
configuir quello , che col mouimento mediocre di vnfolo in-
torno al fuo proprio centro poteua ottener/i {
SIMP. Io non bene intendo , come quefto grandijfimo moto fia
come nullo per il Sole;perla Lunafper gli altri Pianeti , e per
V innumerabile fi biera delle Stelle Jìffe: e come direte voi ejfer
nulla ilpajfare il Sole da vn meridiano all'altro , alzarjtfo-
pra quejio orizonte , abbajfarfi fiotto quello , arrecare ora il
giorno, ora la notte;fimili variazioni far la Luna }e gli altri
Pianeti , eie Stelle jìffe ancora i
SALV, Tutte cotefite variazioni raccontate da voi non fon nulla,
fé non in relaziona alla Terra; e che ciò fia vero,rimouete con.
l'immaginazione la Terra , non rejìapiu al mondo ne nafce-
re,ne tramontar di Sole,ò diLuna,ne orizonti3ne meridiana
ne giomìyne notti\rìe infommaper tal mouimento nafce mai
mutazione alcuna tra la Lunari Sole , o altre qualfiuoglino
Stelkjfianfijfe , ò erranti; ma tutte le mutazioni hanno rela-
zione alla Terra, le quali tutte in fomma non importano poi
altro )Che'l moflrareil Sole ora alla Cina,poi alla Perfia,dopo
all' EgittOyalla Grecia,alla Francia, alla Spagna, alliAmeri-
ca <&c. e far l'ijieffo della Luna , e del rejìo de i corpi celejii : la
qual fattura fegue puntualmente nel modo medefimofiefen-
za imbrigar fi gran parte dell' vniuerfo , fi faccia rigirare in
fé fìeffo il globo Terrejlre . Ma raddoppiamo la difficoltà con
vn altra grandifiima, la quale e , che quando fi- attribuifia
quejio gran moto di Gielo,bifiogna di neceffità farlo contrario
a i moti particolari di tutti gli orbi de i Pianeti , de i quali cia-
fchedunofenza controuersta ha il mouimento fuo proprio da
Occidente verfo Oriente,e quejio affai piaceuole,e moderato^
conuien poi fargli rapir e in contrario) cioè da Oriente in Oc-
adente da quejio rapidifisimo moto diurno;douechefacendofi
muouer la Terrainjejleffa,fileua la contrarietà de' moti, <&
il jolo mouimento da Occidente in Oriente fi accomoda à tut-
te le apparenze,efodisfà a tutte compiutamente.
Quanto
Del Galileo; ut
SI MP. Quanto alla contrarietà dei moti importerebbe poco, per*
chi Arijìotile dimaiìra,che i moti circolari non fon contrari/ Moti circola*
fi a di loro; e che la loro non Ji puh chiamar vera contrarietà. "j n°np°'1 Q\*
SALV. Lo dunosi ra Arifìotile,o pur lo dice folamente, perchè co- nft0t.
sì compiuta à certo fuo àifegno ijè contrari) fon quelli., come
egli Beffo affermarne fcambìeuolmente fi dflruggonojo non
so veder e, come due mobili, cbe s'incontrino fopr a vna linea-*
circolare fi h abbiano a offender menjjche incontrando/i fb-
pra vna linea retta.
SAGR. T)i grazia fermate vnpoco . Ditemi Sig. Simpl. quando
due caualieri fi incontrano giofìr andò a campo aperto , opurt
quando duefquadre intere., o due armate in mare fi vanno
ad inuefìire , e fi rompono , efifommergono7 chiamerejìi voi
cotali incontri contrari/ tra di loro i
SIMT. Diciamoli contrari/ .
SAGR. Come dunque ne i moti circolari non e contrarietà ? que-
lli efftndo fatti fopr a lafuperficie della Terra , o deW acqua >
chefonOjCome voi fapete,sf eriche , vengono ad effer circolari •
Sapete voi Sig. Simp. quali fono i moti circolari , che non fon
tra loro contrari/ i fon quelli di due cerchj,cbe fi toccano per
difuora, che girandone vnofa naturalmente muouer l'altro
diutrfamenteymafevnofarà dentro all'altro e impojfibil,che
imoti loro fatti in diuerfe parti non fi contraftmo l'vru*
Paltro.
ZALV. Ma contrari/, ò non contrari/, queBe fono altere azioni di
parole, ^ io sò,che infatti molto più femplice , e naturai cofà
è il poter faluare ti tutto con vn mouimento foto , che X intro-
durne due, fé non volete chiamarli contrari), ditegli oppofìi :
né io vi porgo quejìa introduzione per imponibile , ne prete-
dò di trar da epa vna dimofìr azione necejjaria ; mafolo vna
maggior probabilità . Si rinterza tinuerifìmile col difordi-
<nare fproporzionatiffimamente l'ordine , che noi veggiamo
Jìcurameate effer tra quei corpi celesli, la circolazion de' quali Terza C6fer-
none dubbia, ma certiffima. E i y ordine e,cbefecodo che vrìor- mazione per
be e maggiore, fini/ce il fuo riuolgimento in tempo più lungot " medefìmo.
Ì7 i minori in più breue ; e così Saturno deferiuendo vn cer-
chio maggior di tutti gli altri Pianeti , lo complifce in trenf P!'?**" maS*
tinnii Gioue fi riuotee nel fuo, minare in anni dodici Mar- fj^A^i"^?!
, • j i -f /ri/ -v • i • r • gior tepo ran»
lem dua-yla Lunapajja iljuo tanto ptu piccolo tn vnjol me- n0 le loro con
fé t e non menfenjìbilmente vediamo delle Stelle Medicee , la ueriioni •
più
Tempi delle
conerfìoni de
Pianeti Medi
cei..
Moto delle
24. hore attri-
buito alla sfe-
ra altifìima di
[ordina il pe-
riodo delk_j»
inferiori.
Quarta. Con-
fermazione .
' Difformità
grande— tra t
mouiméti del
le Stelle riffe
particolari ,
mentre la lo-
ro sfera fia_*
mobile .
Moti delle
Stelle fiffe fi
accelerano , e
ritardano in
diuerfitempi,
quando la sfe-
ra ftellatà Ca
mobile.
ili Dialogo fecondo
più vicina a Gioucfar'ilfuo riuolgimento in breuifiìmo ter»'
j?o, cioè in bore quarantadue/, in circa3 la fèguente in tregior*
nije mezOjla terza in giorni fette , e lapin remota infedici. È
quefto tenore ajfai concorde, non punto verrà alterato , men-
tre fi faccia , che il mouimento delle ventiquattr hore fia del
globo terrestre in fé Beffo , che quando fi voglia ritener l%—>
Terra.immobile, enecejfario , dopo l'ejferpajfati dal periodo
breuijfimo della Luna agli altri confeguentemente maggiori
fino a quel di Marie in due anniye di lì a quel della maggiore
sfera di Gioueìn anni dodici, e da quefta all'altra maggiora
di Saturno , il cui periodo} di trent' anni ,è neceffario dico
trapajfare ad vn' altra sfera incomparabilmente maggiore , e
farla finire vn'intera reuoluzione in vintiquattr' hore . E
quefìopoi e il minimo difordi-namento, chefipojfa introdurr
re;perchè,fe altri volejfe dalla sfera di Saturno pafiarealla^
Jiellata}efarla tanto più grande di quella di Saturno ,quanto
a proporzione conuerrebbe,rèfpetto alfuo mouimento tardifi
Jimo di molte migliaia d'anni , bifognerebbe, con molto più
fproporzionato Jalto , trapajfar da quefta ad vrì altra mag-
giore^ farla conuertibile in ventiquattr hore . Ma dandofi
la mobilità alla Terra , lordine deperiodi vien benif/ìmo of
feruato >e dalla sfera pigrifjìma di Saturno fi trapaffa all<L~>
Stelle" fiffe del tutto immobili f e vienfia sfuggire vna quarta
dìfficoltàjla qual bifogna neceffària?nente ammettere, quando
la sferaftellata fi faccia mobile, è quefla e la difparità immen-
fa tra i moti di effe Stelle , delle quali altre verranno a muo~
uerfi velocijfimamente in terchj vafiiffìmi , altre lentifiima-
mente in cerchj piccoli/fimi, fecondo chequefte , e quelle fi tro-
ueranno piu,ò meno vicine a i poli ; che pure ha dell' ine onue-
niente,sì,perche noi veggiamo quelle,del moto delle quali non
Ji dubita , muouerfi tutte in cerchj mafiimi , sf ancora , perchè
pare con non buona determinazione fatto il conftituir corpi %
€he s 'babbuino a muouer circolarmente , in disianze immenfe
dal centro,e fargli poi muouere in cerchj piccolijfìmi . E non
pure le grandezze de i cerchj } & in confeguenza le velocità
de i moti di quefte Stelle , faranno diuerfijfìmi da i cerchj , e
moti di quell'altre , ma le medefime Stelle andranno varian-
do fuoi cerchj,efue velocità {e farà il quinto ìnconuèniente )
- auuengachè quelle, che due mìl'annifà erano 'nell'Equino'
xiale,& in confegueza deferiueuano colmato cerchj mafiimi,
tro-
Del Galileo. ri"/
froudndoftne ai tempi nojìri foritene p^r molùgradi , bifo~
gna chefiano fatte più iarde di moto, e ridotiejia muouerfiin
minore cerchie noni lontano dal poter accader che venga—*
tempo ,nel quale alcuna di loro , che peri 'addietro fi fi a moffa
fempre fi riduca congiugntndoji col polo a Bar ferma , e poi
ancora dopo la quiete di qualche tempo torni a muouerfi, do-
uè che l'altre Stelle ; chefi muouonoficuramete tutte defcrhio-
no,comefi ì detto, il cerchio maffimo dell'orbe loro, & in cuci-
lo immutabilmente fi ' mantengono. <~4ccrefc 'e l'inuerifimile (e
Jìa il fé fio mconueniente)a chi più fattamente difcorre , l'ef-
fere inefcogitabile qualdeua efìer la folidità di quella uà- Se/h Coafa?-
flifsima sfera , nella cui profondità fieno così tenacemen- inazione, «
te faldate tante Stelle , che fenza punto variar /ito tra /o-
ro concordemente vengono,confi gran di/parità di motipor-
tate in volta:Ofepure il Cielo e fluido , come affai più ragh'
neuolmente conuien credere , fi che ogni Stella per fé fleffa per
quello vadia vagando , qual legge regolerà t moti loro , & A
che fine per far che rimirati dalla Terra apparifcano comt^
fitti da vnafola sfera Ì A me pare , che per confeguirciò,fia
tanto pia ageuole,& accomodata maniera il cojìifmrk immo-
bili che l farle vaganti , quantopiii facilmenteji tengono a—>
fegno molte pietre murate in vna piazza , che lefchiere d<L-t
fanciulli , cbefopra vi corrono . E finalmente per lafettima sm;ma Ccn-
inftanza-fe noi attribuiamo la conuerfion diurna al Cielo al- fermazione .
tijJimOfbtfogna farla di tanta forzai virtu,che feco porti l'in
numerabil moltitudine delle Stelle fiffe, corpi tutti vafiifiìmi ,
e maggiori affai della Terra, e di più tutte le sfere de i J^iane-
ti^zncorcbè , e quefìi , e-quelle per lor natura fi muouano in
contrario 5 & oltr-e a qutflo e forza concedere , che anco l'ele-
mento del fuoco, e la maggior parte dell' aria fiaao parimente
rapiti, e che il fu lo piccol globo della Terra refli contumace , e
renitente a tanta virtù ; cofa, che a mepare,che habbia molto
del dijfcile,ne faprei intender come la Terra corpo penfile, e Terra pernio,
librato fopra'l fuo e entro ;in differente al moto,& alla quiete , e librata in-*
pofìo,e circondato da vn' ambiente liquido,non doueffe cedere \n mezo ^u*'
ella ancor a,ij effer portata in volta. cMa tali intoppi no tro- ^e n°£a r^
uiamo noi nel far muouer la Terra,corpo minimo, & infen- fjere aj rap^
fibile in comparazione dell' vniuerfo, e perciò inabile al fargli mento del mo
violenza alcuna . to diurno «,
SAGH, lo mijento raggirar per lafantafia alcuni concetti cosi in
H con*
ii4 Dialogo fecondo
confufo defiatimi da i difcorfi fatti ; che s'io voglio potermi &
attenzione applicar' alle, cofeda dirfì7e forza, ch'io vegga f^
mifucctdejfe meglio ordinargli}, e trarne quel coftrutto,che vi
èjèperb ve ne farà, alcuno ; e per auuentura il procedere per
interrogazioni mi aiuterà a più ageuolmentefpiegarmi. Però
domando al Sig. Simp.prima,fe e' crede, che al medejimo cor-
po femplic e mobilepojfano naturalmente competere diuerfi
mouimenti,o pure , che vnfolo conuenga , chejìa il fuopro»
pria j e naturale ,.
„, ... SI MB* D'vn mokik femplicevnfolo,e non più può effere ilmo»
fem plice vrul to,che gli conuenga naturalmente, egli altri tutti per accide-
C>lo è il moto te,e per participarione;in quel modiche a colui , che paleggia
naturale , t-> per lanaut,fuo maio proprio e quello del paleggio, e per par -
gli altri per ticipazioneqmUo, che lo conduce in porto }doue egli mai col
participio" $a]figgio non farebbe arriuato ,fe la nane, col moto fuo non
vetbauejè condotto..
SAGÙ,. D itemi. fecondar iamente . Quelmouimento, che per par-
tieìp azione vien comunicato a qualche mobile,mentre egli per
fejiejlofi muoue di. altro moto, diuerfi dal participato , e egli
necejfario y che rifeggain qualche fuggetto per Jefiejò , opuf
pub ef/efancoin natura. Jenz 'altro appoggio t'
SIMP. lÀrift. vi.rifponde aJutte quefte domande,e vi dice, che fi
Y v come d'vn mobile vno è il moto,così di vn moto,vno è il mo*
fenza *^l fuc- hile,& in confeguenza,, chefenza l'inerenza deljuofuggetto ,
gecto mobilie « w°& pub,ne. e£ere,nè anco immaginarfi alcun mouimento.
SAGR. Io vorreijcbe voi mi dicefle nelierzo luogoje voi credete^
che la Luna,e gli altri Pianeti,e. corpi celefii babkiano hrmo*
uimenti propri),e quali^e* Jtano ..
SIMP. Hannogli, e fon, quelli, fecondo iqualt,i vanno fcorren*
do il.Zodiacojla Luna in vn mefe3HSolein vn'anno, Marte,
in dua,la sfera fiellata in quelle tante migliaiaM queftifonQi
ì moti loro proprij,e naturali *
SAGI^. Ma quelmoto3col quale io. veggo le Stelle fife , e con effe
tutti i Pianeti andare vnitamenteda Iettante a ponete ,e ritor-
nare in Oriente in ventiquat.tr' bore y in che modo gli capete l
SIMP.. H annoio per participazione .,
SAGR., Quefio dunque non riftedtin loro :. e non rifedendo in lo-
ro,™ potendo effer'fenza qualche fuggetto, nel quale e'rifeggO)
e forza farlo proprio,e naturale di. qualche altra sfera, ,
SIMP*, Eerqueftorifpet^okannoritrouatagUAfìrQnomi, &%
Del Galileo. it$
jfìofofitm' altra sfera altijjìmafenza Stelle , alla quale natu-
ralmente compete la conuerjìon diurna, e quejia hanno chia-
mata il primo mobile, il quale poi rapi/ce /eco tutte le sfere in-
feriori contribuendo^ participando loro il mouimentofuo .
SAGR. <JM a quando fenzn introdurr' altre sfere incognite , e->
vaslijjìmc,fenza altri mouimenti,ò rapimenti participati;col
lafciare a ciajcb eduna sfera il/uofolo,efemplice mouimentox
fenza me/colar mouimenti contrari) ,ma fargli tutù per il me-
dejìmo verfo,come è neceJ/ario,ch'e' sieno, dependendo tutti da.
vn fol principio ,tutte le co/è caminano,e rispondono con per-
fetttjfima armonia,percbè rifiutar quejlo partito, e dar ajfen-
fo a quelle così fìrane,e laboriofe condizioni i
SIMP* Il punto Jlà in trouar quejlo modo così femplice , t**
Jpedito*
SAGR. Il modo mi par belile trouàto . Pàté che la Terra Jìa il
primo mobile , cioè fatela riuolgereinfe ftejfa in ventiquattr*
bore,eperil medejtmo verfo, che tutte le altre sfere , che fenza
partteipar tal moto a neffun' altro Pianeta , ojielle, tutte au*
ranno i lor orti, occafi, & injòmma tutte l'altre appa-
renze .
SIMP. L'importanza e il poterla muouere fenza mille inconue-
nientt\
MALV- Tutti gli inconuenientift torranno via , fecondo , ebe voi
gli andrete proponendo : e le cofe dette fin qui fono folamente
i primis più generali motiui, per i quali par cbeji renda non
del tutto improbabile , che la diurna conuerfìone Jìa più tojlo
della Terra,che di tutto*! rejlo delP vniuerf odi quali w non—» \rna f0ia efpe
vi porto come leggi infrangibili, ma come motiui, che abbiano rienza ò fer-
qualcbe apparenza. E perche beniffìmo intendo, che vna fola n?a dimoflra-
cfpericnza,o concludente dimofir azione, che fi bauejfe in con- Z10ne abba.£te
trarioybajla a battere in terra quefli , & altri centomila argo- nj probabili. "*
menti probabilip ero non bifogna fermar/i qui, ma procedere
auanti,e fentire quel che rifpodeil Sig. Simp. e quali miglio-
ri probabilitàyO più ferme ragioni egli adduce in contrario .
SIMP. Io diro prima alcuna cofa in generale fopra tutte quefte
confi derazioni infìeme,poi verro a qualche particolare. 'Par-
mi che vmuerfalmete voi ui fondiate fu la maggior femplicità
e facilità di produrre i medejìmi ejfetti,7nentre Rimate , chz^>
quanto alcaufarglitantofìailmuouer laT'errafola,quanto
tutto' l refìo delmondO)trattone la Terra;ma quanto alVope-
H 2. razione
DVna virtù
rn fini ta_j par
che ù. debba
efercitarne_-#
più co fio vna,
gran parte eh®.
poca .
Dell'infinita
non è vna par
so maggior
dell'altra ben
che effe fiàno
tra di loro di?*
1 1 6 Dialogo fecondo
razione voi reputate molto pia facile quella, che quefla . iAt
. chi io vi ri/pondo, che a me ancora par lifiejfo , mentre io ri"
guardo alla forza mia non pur fimta,ma deboli/Jima ; ma ri»
i fpetto alla virtù del Motore}che è infinita , non e meno age-
uole il muouer l'vniuer forche la Terra,e che vna. paglia, E fé.
la virtù e infinita r perche non fé ne deue egli efer citare più
tojìo vnagranparte\ che vna mìnima ì per ianioparmi, che
il difeorfo in generale non fi a efficace ,.
SALK. Se io auefiìmai detta,che l'vniuerfo nonjìmuoueper. man-
camento di virtù nel Motore,io aurei errato , e la vojìra cor-
rezzione farebbe oportuna; e vi concedo >che a vna potenza— *
infinita tanto e facile il muouer centomila, quanto vno . Ma
queUo, che ho detto io non ha riguardo al Motore ,ma fola-
mente ai mobili,^ iniefi non folo alla loro refifienzajlaqua-
ìenon e dubbio ejfer minore nella Terra , che nell'vniuerfo 9
ma a i molti altri particolari pur* bora confiderai. tAl dir poi
ebe d? vna virtù infinita fia meglio efer citar ne vna gran-*
parte,che vnaìmnima,vi ri/pondo, che dell'infinito vnapar*
te non e maggior dell' altrayquando amenduefìen finite; nifi
può dire f che del numero infinito il centomila fia parte mag*
giore,che'ldue,feben quello ì cìnquatamila volte maggior di
quejlo ;e quando per muouer l'vniuerfo ri voglia vna virtù
Jinita,benche grandifsima in comparazione di quella , che ba-
fier 'ebbe per muouer la Terra fola, non però fé n'impiegbereb-
he maggior parte dell'infinita , ne minore farebbe che infinita
quella che reHerebbe oziofa : talché L'applicar per vrì effetto*
particolare vn poco più, bvn poco m no virtù non importa
nientepltreche l'operazione di tal virtù non haper termine^
fine il folo mouiméto diurno; mafonoal modo altri mouimeti
afsaì,che noi fappiamo,e molti altri più ve ne pQjfon'eJfere in-
cogniti a noi;auendo dunque riguardo a i mobilie no fi dubi
landò, che, operazione più breue ye Jpeditaè il muouer leu*
Terra, cheVvniuerfo,e di più auendo l 'occhio alle tante altre
abbreuiazionh>& ageuolezze 3cbe con queRofoloficonfegui-
fconOjVn verijfimo. afsiama d'iArifì. che c'infegna, che , frut^
Ura fitper plura^quod poteft fieri per pandora > ci rende
più probabile il moto diurno, ejfer della Terra fola, che dell'v*
n.iuerfo trattone la Terra *
§IMP+ Voi nel referir l'afsioma hauete lafciato vna claufula9
che importa il tuttofi mafsime mlprefentepropofito; la parti*
sola
o Del, Galileo . 07
xfa lafciata-e ìow'sequè bene ,* bifogna dunque hfimffi&af't*?
fefipojfa egualmente bene fodisfare al tutto con quefto , e»/
' con quello ajfunto.
%ALV. Il vedere [e l'vna,e l' altra pofizionefodisf accia egualmen-
te bene , fi copr edera dagli efami particolari dell' appareze,alh
qualifiba dafo disfare £chefin' orafi e difcorfo,efi di/correrd
ex hypotbcfhfupponedo > che quoto al fodisfare all'appareze
•<
amenduelepofizsonifieno egualmente accomodate. Làparti- J^Qi # %
cola poi ,ch e voi4 ite ejfere Hata lafciata da me,hopià toftofo- per piurl *&c.
fpetto, che fiafuper finamente aggiunta da voi. Perche il dire , l'aggiugnere ,
egualmente bene , e vna relazione , la quale necejjariamente t9ue iem » è
ricerca due termini almeno , non potendo vna cofa batter re- *upcrau© ,
lozione afejhfia, e dirfiv.g. la quiete effer egualmente buo-
n.tycomela quiete . E perche ^quando fi dice , inuano fi fa con
più mezi,quello che fi può fare con manco mezi , s'intende, che
quel,chefi ha da fare deua effer la medefima cofa , e non dm
cofe differenti ; e perche la medefima cofa non può dir/ì egual-
mente benfatta , come fé medefima;adunque raggiunta della
particola}egualmente bene,è fuperflìiafò vna relazione , che
va vn termine filo .
SAGR. Se noi non vogliamole ci ìntevuenga come ieri, ritorniji
di grazia nella materia , & il Sig. Simp. cominci a produr
quelle diff cult à , che gli paiono contrariane 'a quefianuoua
difpofizione del mondo .
Z1MP. La difpofizione non è nìioua,anzi anticbijjtma , e che ciò
„ fia vero Arijì. la confuta; e lefue confutazioni fon quefie . Ragioni d'A-
„ Prima.Se la Terra fi mouefse binfe fìefsaftando nel centro , tìlh per Ia_l»
„ ò in cerchio refendo fuor del centro}e nècefiario , che violente- 9!"ete «tella—»
„ men te ella fi mouejfe di tal moto ; imperòebe e' non e fuo na- C1 ra "
7, tu rale, che s'è f ufi' fuo, Vaurebbe ancora ogni fua particella— >;
„ ma ognuna di lorofimUoue per linea retta al centro. EJfendo
„ dunque violento, e preternaturale , non potrebbe efiere ftm-
„ piierno , ma l'ordine del mondo e fempiterno -7 adun-
,} que &c. Secondariamente tutti gli altri mobili di moto
„ circolare, parche restino indietro , e fimuouano di più di
„ vn moto, trattone pero il primo mobile ,per lo che farebbe ne-
j, ceffario,cbe la Terra ancora si mouejft di due moti: e quando
.j ciofcjfe , bifognerebbe di necejfità , che fifaceffero mutazioni
■>■> nelle : ttlltfijfe, il che non fi vede ; anzifenza variazione al-
,) cuna le medefime Stelle nafcor.o ftmpre da i medefimi luoghi*,
H 3 " & ne '
-
118 Dialogo pnnio
£y ne i medefimi tramontano.* 'Terzo. il pioto delle -parti e
del tutto}e naturalmente al centro dell' vniuerfo , e per queflo
ancora in ej/bfi /ià.Muoue pii la dubiiazion.erfe il moto del-
le parti e per andare naturalmente al centro dell' vniuerJb^Q
pure, al. centro, della Terra ; e conclude effer fuo inJfintfi pro-
prio di andare al dentro deW.vnmetfo;ì e per accidente al cen-
tro della Terranei qual dubbio fi dfèorfe ieri a lungo . Con-
: ferma finalmente, li&ejfocvXquarto argomento prefodaW e-
Jperien?a,de'grauiJiq%4lic<àdendo da alto a baffi ritengono a
perpendicolo fdpmAafuperfipk della Terra';e. medesimamente
i proietti, tirati a perpendicolo m alto } -a perpendicolo per 1<l->
medefime linee ritornano a baffo, r, quando bene fujfero Flati
tirati in immenfa Altezza . . Argomenti necejfariamjinte con-
cluder! ti il moto. Ityroì effer' al cen tro della Terra % che.fenza
puntò muQU&rfigti afpetta ye riceue .. Accenna poi in, vltimo
effer dagli Agronomi prodotte altre ragioni in confermazio
ne dell' ifieffè c.onclufioniydico dell' ejfer la Terra nel centro
deU}.vniuerfoj&. immobile;: & vnafola neproduceycbe. è Uri
Jponder tutte le appareqzerchefiveggonQne'mouimentidel
le Stell.e,alla posizione di effà 'Terra nel.centroy la quahrìfpo-
denzanonbaurebb^guando ella,non vifujfe,* Lealtrerprì)-
dotH [da^Tolo^eo j e-da altri Agronomi le potrò arrecare bora
fi cosici piace-, ò, dopo che bar eie detto quanto, vi occorra itu^
rijpqfia di quejte di ^Arifiotik ...
SALV* Gli argumen'thche fi producono in quefla materia, fon dì
Argomenti due generkaltri hanno riguardo' agli accidenti terrefiri, fen-
di dna. generi Za relazione 'alcuna. alle Stelle }.& altri [fi 'cattano [dalle appa-
intora-o allau.» reze.jò' offèmazionidelle coficelefii .. Gli argomenti d'tArift*
muco, o 4H1C-- j 1 . •*. • ■ \ r \ i r - r • n'
te della Ter- . olii. AJtronomt,peroJara benefe cosivi pare}ejammar quejti
n— » . prefi dalle ejpérienze di 7 "erra;e poi verremo all'altrogenere*
Argomenti di £ perche da Tolomeo,da Ticone, e da altri lAfironomi , e Fi-
Toiomeo di lofofi oltre, a gli argomenti dl%Arifi. prefi, confermati: , e forti-
ni oltre a_j, ficati da loro}ne fon prodotti [degli altrh fi ' potranno. vnirtut
quelli A' Ari- ti infieme>per non bauerpoi a.réplicarle medefimeyofimilit ri-
male, fpoflc du& volte ; Però Sig,: Simpi ò vogliate, referirgli voi , 0
vogliate jcb 'io vi leui quefta briga. } fon per compiacerui.. .
SIMT. Sara. meglio,che, voi gli portiate , ebej? bauercifàttor mag-
giore fiudio gli baretepiuin proto, & anco in maggior num.
%Altf« Ter la più gagliarda ragione fi produce da tutti quella,
dei
Del Galileo . 119
dei corpi 'gratti , che cadendo da alto a baffo vengono per vna
linea retta , e perpendicolare alla fuperjicie della Terra^argo- Primo argo-
mentojiimato irrefragabile,che\a Terra Jìia immobile pere tò, metoPreìo dai
quado ella haueffe la conuerjion diurna, vna Torrefalla so- ja a[to a ^f-
tnità della quale Jìlafciaffe cadere vn /affo , venendo portata fo .
dalla vertigine della Terra nel tempo chel f affo confuma Tizi
fuo cadere,fcorrerebbe molte centinaia di braccia verfo Orie-
te,eper tanto Jpazio dourebbe il [affo percuotere in Terra lon Confermai!
tano dalla radice della Torre\il quale effetto confermano con con l' efèmpio
vn' altra eJperienza,cioe e ollafciar cadere vna palla dipiom- del cadente^
bo dalla cima dell'albero di vna naue,che Biaferma,notando dalk«mw del
ilfegno doue ella batte, che è vicino al pie dell' albero; ma JLs IUUQ ^
da l medejimo luogo Jì lafcerà cadere la medejima palla, quan-
do la naue e aminola fuapercoffa farà lontana dall'altra per
tanto fpazio , quanto la naue farà feorfa innanzi nel tempo
della caduta del piombo, e quejio non per altro ,fe non,perche
il mouimento naturale della palla pofla in fua libertà e per li-
nea retta verfo 7 centro della Terra . Fortifica/i tal' argometo Secondo Ar~
co refperien^ad'vn proietto tirato in alto per gràdijjìma di- g°mento Pre*
Jlanza, qual farebbe vna palla cacciata da vna artiglieria-^ , to t;raJo °/ne_^
drizzata a perpendicolo fopra l'orizonte , la quale nella fali- grand 'altezza.
ta,e nel ritorno confuma tanto tempo , che nel nojìro paralle-
lo Vartiglieria,e noi infieme Jaremmo per molte miglia porta-
ti dalla Terra verfo Leuante,talche lapalla cadendo non po-
trebbe mai tornare appreffo al pezzo, ma tanto lontana verfo
Occidente,quanto la T erra f offe feorfa auanti. ^Aggiungono
di più la terza, e molto efficace efperienza , che e tirando/i con .
vna Colubrina vna palla di volata verfo Leuate,epoi vn'al- Terzo A rgo-
tra conegual carica, & alla medejima eleuazione verfo Po- "^i tn-i d'
nente, il tiro verfo Ponente riufeirebbe ejlremamente maggio ti^lieria verfo
re dell'altro verfo Leuante, imperocché mentre lapalla va ver leuante3e ver-
fo Occidente, e l'artiglieria portata dalla Terra verfo Oriente, *° ponente .
lapalla verrebbe a percuotere in terra lontanatali 'artiglieria
tanto fpazio, quanto e l'aggregato de' due viaggi , vno fatto
da fé verfo Occidente, e V altro dal pezzo portato dalla Terra
verfo Leuante : e per Yopp^fito del viaggio fatto dalla palla
tirata verfo Leuante , bifognerebbe detrarne quello , che ha-
uefìe fatto l'artiglieria feguendolaipojio dunque,per ef empio,
chel viaggio della palla per fé jìeffo f offe cinque miglia,e che la
Terra in quel tal parallelo nel tempo della volata della palla
H 4 fior-
Confermai!
1* argomenta
con i tiri ver-
fo mezo gio r-
no, e verio tra
montana.
Confermali
riileflò per i
tiri verfo Ie-
ttante, e verfo»
% % o Dialogo fecondo
fcorrefl tre miglia nel tiro di Ponente la palla cadrebbe in
terra otto miglia lontana dal pezzo , cioè le fue cinque verfo
Ponente,e le tre del pezzo verfo Leuante; mail tiro d'Orien-
te non riufeirebbe più lungo di due miglia , che tanto rejia de-
tratto dalle cinque del tiro , le tre del moto del pezzo verfo la
medefima parte . Ma Vefperienza mojlra i tiri ejkre eguali ,
adunque l' artiglierìajla immobile, e per confeguenza la Ter-
ra ancora . Ma non meno di quejìi i tiri altrefi verfo mezo
giorno, ò verfo tramontana confermano lavabilità della
Terra;imper occhi mai nonjì correbbe nelfegno , che altri ha-
■uefìè tolto di mira , ma fempre farebbero i tiri\ cojlìeri verfo
Ponente,per lofeorrere > che farebbe il berf aglio portato dalla
Terra verfo Leuante mentre la palla e per aria . E non fola i
tiri per le linee meridiane,ma ne anco i fatti verfo Oriente > 0
verfo Occidente riufeirebber giuflì ma gli Orientali riufeir eb-
bero alti,egli Occidentali baffi, tuttauolta ebefitiraffè dipin-
to in biaco. Perche fendo il viaggio della palla in amendue i ti
ri fatto per la tangente, cioè per vna linea parallela all'Ori*
zonte,& ejfendo che al moto diurno}quandofia della Terra *
lOrizonte fi 'va fempre abboffando verfo Leuante, & alzan-
do^ da Ponente (che pero ci apparifeono le Stelle Orientali al-
zarfi,e le Occidentali abbaffarjt) aduque il ber/àglio Orienta-
• le s'andrebbe abbacando] otto il tiro,onde il tiro riufeirebbz^»
alto,e l'alzamento delberj aglio Occidentale renderebbe bafso
il tiro verfo Occidente palchi mai non fi potrebbe verfo nifsu-
na parie tirar giuftos eperchìlefperienzaeincQtrario, efor~
za direbbe la Terra Ha immobile «
S1MP, Oh quefiefon ben ragioni^ alle fuaWk imponìbile troua^
vifpofia che vaglia *
SALV, Vi giungono forfè nuoue f
SJMP, Veramente sì . Et bora veggo con quante belle efperìen-
*ze la natura ci e voluta efser corte/è per aiutarci a venire m
cognizione del vero . Oh come bene vna verità fi accorda-*
con l'altra, etutteconjpirano al renderfi inefpugnabiU.
SAGR. ChepeccatQjche ì artiglierie nonfufsero al tempo di Arift+
haurebbe ben egli con efse efpugnàta l'ignoranza } e parlato
fenza punto titubare delle cofe del mondo .
SALV* Hobauuto molto caro , ebe queste ragionivi fien giunte
nuoue, acciocbì voi non vejìiatenell opinione della maggior
parte de è PwipaWishche sredonojcbefe alcuno fi parte dal~
Del Galileo. 121
la dottrina d'Arili, ciò auucnga da non hauereintefe né pe-
netrateben le (ut dimoflr azioni . Ma voi fentirete sicura- * *eguaci d«
; ,,- 1 • \ r 1 n r ■ 1 1 Copernico no
mente dell altre nouita , ejenttreie da queju jeguaci del nuo- £ota moiTi per
no Stilema produr contro a fé Beffi oJftruazioni,eJperienze , ignoranza del
e ragioni di forza ajfai ?naggiore,che le prodotte da Arisi, e le ragioni eoa
Tolomeo }o da altri opp tigri atori delle medejime conclufioni, e N"aiie c
così verrete a certificanti ,cbe non per ignoranza,o inefperie-
zafifono indotti afeguir tale opinione .
SAGR. Egli è forza , che con quejìa occajìone io vi racconti alcu-
ni accidenti occorfimi da poi in qua , ch'io cominciai a fentir
parlare di quejìa opinione. EJfendo aJfaigiouanetto,che appe-
na baueuo finito tlcorfo della filofojia , tralafciato poi per ef-
fermi applicato ad altre occupazioni, occorfe, che certo Oltra-
montano di T\o(ìecbio, e credo, cbelfuo nomefojfe Crijiiano £rìftian:> Vur
VvrHifioJeguace dell'opinione del Copernico, capito in quejie * *° jj^jj
bande* & in vna Accademia fece duafo ver tre lezzioni in » intorno all'o-
quefia materia) con concorfo di vditori , e credo più per la no- pinione_- dei
ulta delfuggetto,cbeper altro; io però non vinteruenni , ha- Copernico, e
uendo fatta vnafijfa impreljìone , che tale opinione non pò- °lue110 che M
tejje ejfere altroché vna foìenne pazzia;interrogatipoi alcu- am
ni, che vi erano flati yfentij tutti burlar fene , eccettuatton<L->
vno, che mi dijfe , cbe'l negozio non era ridicolo del tutto , z~>
perche quefìo era reputato da me per buomo intelligente af-
fai,e molto circo/petto ,pentitomidi non vi ejfere andato , co-
minciai da quel tempo in qua fecondo,che m'incontrazto in »
alcuno , che tenejfe l'opinione Copernicana a domandarlo fi
igii era fiato fempre dell' ijhjfo- parere , neper molti , ch'io »'
babbia interrogati bo trouato pur vnfolo^ che non m babbia
detto d' ejfere Jìato lungo tempo dell'opinion contraria , ma—*
effer pajfato in quejìa moffb dalla forza delle ragioni , che la
perfuadono:efaminatigli poi,ad vno,ad vno per veder quata
bene épojfedejfer le ragioni dell' altra parte, gli bo trouati tut-
ti bauerleprontiffime, talché non ho potuto veramente dire, 1 fegiiaci del
ebeper ignoranza, o per vanitalo per far , cime fi dice il bello Copernicojtut
fpiritojfi fieno gettati in quefìa opinione. All' incotro dìquan*-1 . *ono "ati
to io babbia interrogati de i Teripatetici, e Tolemaici ( cb<L^ {-Ha tale opir»
per curiqfità ne ho interrogati molti) quale fìudio babbiana) mone mai fé-
fatto nel libro del Copernico ,bo trouato pochijjìmi , ebeappe- guaci d'Arift.
na rbabbiano veduto,ma di quelli, ch'io creda, che Vhabbiano e *" Tolomeo
inte/o, nefiuno\ t de ifiguaci\purdtlla dottrina peripatetica ™£ ddhi con
12.2, Dialogo fecondo
bo cercato d'intenderete mai alcuno di loro ha tenuto V altra
* oj?inioney e parimente nonne ho trottato alcuno . La ond<L~>
confederando io come neffun'e, chefegua l'opinion del. Coper-
nico, che non Jìa fiato prima della contraria, e che nonfi.t-*
benijjtmo informato delle ragioni di Ari/i. e di Tolomeo , e
che all'incontro niffuno .è de feguaci di Tolomeo, <e d'<~AriJi.
chejia fiato p^er addietro dell'opinione del Copernico, e quella
habbia lafciata per venire in quella d'Arifi. confederando di'
co quefie cofe,cominciai a credere , che vno , thelafcia vrì opi-
nione imbeuuta col latte , efeguita da infiniti per uenir<u>
in un'altra dapochiffimi feguita , e negata da Uitte lefcuole ,
e che veramente fembra vnparadoffb grandijjìmo, bifognajfe
per necejfità , che fuffk mojfo}per non dir forzato, da ragioni
più efficaci» Per queflo fori io diuenuto curio fifpmo di toc-
car , come fi dice , il fondo di quefio negozio , e reputo a min
gran ventura l'incontro di amendue voi , da i quali iopojfa
fenza verunafaticafentir tutto quel eh' e fiato dettole forfè ,
che si pub dire in quefiamateria, ficuro di douer' effer' in vir-
tù de vofirì ragionamenti <cauato di dubbio ., epfofio in ifiato
di certezza,
SIMT, ilMa purché Vopinione,e lafperanza non vi vadia falli-
ta, e che in vltimonon vitrouiate più confufo,che prima »
SAGR. Mi par d' effer ficuro , che cotefio nonpofia interuenin^f
in veruna maniera,
SIMT?. E perche nò i io fon buon tefiimonio a me medefimo, che
quanto più fi uà auantipiu mi confondo ,
SAGR, Cotefio e indizio, che quelle ragioni , che fin qui vi erano
parfe concludenti , e vi teneuano ficuro della verità della— *
vqjìra opinione i cominciano a mutare afpetto nella vofira
mente, fa a lafciarui pian piano , fé nonpaffare , almeno in-
clinare verfola contrariala io,cbefono , e fono fiato fin' ora
indifferente, confido grandemente d'hauermi a ridurre in—*
quiete,e inficurezza,e voifiejfo non me lo negherete ,fe vole-
te fentir qualcofa miperfuada a così fper are.
SIMPj La fentir o uolentieri,e non men grato mi farebbe , che in
me operajfe il medefimo effetto .
SAGR. Vauorìtemi dunque di rifpondere alle mìe interrogazio-
ni . E prima , ditemi Sig. Simp. non èia conclusone , della
quale noi cerchiamo la cognizione ; fé fi deua tener co lÀrifi.
e TolomeOfChefiando ferma la Terra fola nel centro dell' uni-
uerfit
Del Galileo.^ 113
uerfo,i corpi celeftifi muouano tutti,o pur, fé fiando ferma la
sfera /iellata, O" il Sole nel centro, la Terra ne fia fuori , e fra-
no fa oi quei mouimèii, che. ci apparifcono ejfer del Sole,e delle
Stelle fijfe !
SIMP. Quejie fon le conciti/ioni, delle quali fi difputa.
SAGR. Quejie due conclufioni nonfon'ellen tali, che per neceffità
bifogna, che vnafia vera , e l'altra f alfa !
SIMP, Cofi e; noifiamo ili vn dilemma , vnaparte del quale bi-
fogna per necejjità,chefia vera,e l'altra falfa;perchì trai mo-
to^ la quiete,che fon contradittorij ,nonfi da vn terzo , fi che
fi pojfa dire la Terra non fi muoue,e non Jia ferma ; il Sole ,
e le Stelle non fi muouono,n\jianno ferme ..
SAGR. La Terrari Sole,e le Stelle,che cofafono in naturai fon-j
co fé minime, o pur confiderabili l
SIMP, Son corpi principalijjimi, nobìliJfimi,integranti dell' vni-
uerfo, vaftijfimi, confiderabilijfimì .. *
SAGR. RI moto , e la quiete quali accidenti fono in natura ? Moto3e quiete
SIMP. Tanto grandi, e principali ,che la naturafiajfa per quel- accidenti prin
Ufi dejinifce .. cipali in natu-
SAGR. Talché il. muouerfi eternamente ,. e Tejfer del tutto immo- ra-J :
bile fono due condizioni molto confiderabili in natura , &
indicanti grandi jfìma diuerfità ; e maffime attribuite a corpi . J .,
principali/fimi deUvniuerfo,in confeguenza. delle quali non -
pojfon venire fé non euenti difimi lifsimi.. .,-..':'-
SIMP. Cosìeficuramente ..
SAGR. H or rifpondetemi ad vn' altro punto .. Credete, voi, che
in Dialettica, in."l{ettorica, in Phifica,in Metajìfica, in. Ma-
tematica, e finalmente nellvniuerfitì de difcorfi, fieno argo*
menti potenti a perfuadere , e dimofirare altrui non meno le,
conclusioni falfe, che .leverei Nonpoffono
SIMP. Signor no,anzi tengo per fermo-, ejonficuro,, che per la—* efier'i falfi di-
proua di vnaconclufion vera, e neceffaria fieno in natura—* moftrabili co-
nonfolo vna,ma molte dimo jìr azioni potlfsim.e , e che intor- mei veri .
no ad e]fa fi pojfa difcorrere , e rigirarsi con mille , e mille ri- deii/ro^di-
fcontri ,fenza intoppar maiin veruna repugnanza ; e chiù* fl0n[ Vere pof
quanto più qualche Soffia v ole ffe intorbidarla , tanto, più. fono effer mol
chiara si farebbe fempre lafua certezza. : e che all' oppo sito per te ragioni có-
far apparir vera vnapropoùzionf alfa ,e p perfuaderla non cludentj, > ma
si pojfa produrre altro, che fallacie, Sofijmi, Paralogifmi, equi- *v ■
uocazioni,e difcorsi vani, incQnsislentiy e pieni, di repugnan-
•%e,e contradizioni,. Hora,
t i 4 D ialogo fe£o n do
SAGR. Hofa fé il moto eterno , € la quiete eterna fono decidenti
tanto principali in natura , e tanto diversi , che dà efsi non—*
pojfon dependere fé non, diuersifsime confeguenze, e mafsimc
Applicati al Sole , <£r alla Terra corpi tanto vajli , & insigni
nell'vmuerfo , & ejfendo dipiu impoffibile , che l'vna dellts
proposizioni contradittorie non sia verace l' altra falfa, e due
non si potendo per proue della falfa produrr 'altro, che falla-
eie ,<& t /fendo la vera perfuasibileper ogni genere di ragioni
concludenti , e demojìmtiue , come volete , che quello di voi
che si farà apprefo afoflener laproposizion vera non mi hab-
bia a perfuadere i bisognerebbe bene , ch'io fuffì d'ingegno
fìupido di giudizio Jìrauolto, ejlolido di mente,e d'intelletto,
e cieco di difeorfò, ch'io non bauèffìa difeernere la luce dallt^
tenebre -,le gemme da i carbonici vero dal falfo .
SIMT?. Io vi dico,e vi ho detto altre volte,che il maggior maejlro
per infegnare a conofeere i SofiJmi,e Paralogifmi, et altre fal-
lacie è flato Arijl, il quale in quejìa parte non si può mai ef-
fer 'ingannato .
SAG\^j VoiVbauete pur con lAriìì. che non può parlare , ■& io
A fi o fc'or- v* dicojchefe lAriJl.fojfe qui/ rimarrebbe da noiperfuafo , ò
rebbe pareo fiiorrebbe le nojlre ragioni,e con altre migliori perfuaderebbe
menti |ontra- noi. Ma che / voi medesimo nelfentir recitar l'efperienze del-
Pi » o mute- V artiglierie t non Vbauete voi conofeiute , & ammirate , e
rebbe opinio" confejfate più concludenti di: quelle d'Ariftotile i con tutto
ne* ciò non fento , chel Signor Salu. il quale le ha prodotta^ ,
e sicuramente efaminate , efeandaghate puntualijfìmamen-
te, confejfì d effer perfuafo da quelle,ne meno da altre di mag-
giore efficacia ancoraché egli accenna d'efìer per farci fentìre.
E non so con che fondamento voi vogliate riprender la na-
tura, come queUa,che per la molta età sia imbarbogita ,& h ab-
bia dimenticato a produrre ingegni Jpecolatiui,neJ appio, far-
ne più-Je non di quelli,che facendosi mancipi/ d'Ari/t. habbia-
no a intender colfuo ceruello , efentir co ifuoi fensi . cMa
fentiamo il rimanente delle ragioni fauoreuoli alla fua opi-
nione,per venir poi al lor cimento -^coppellandole, e ponderan-
dole con la bilancia del faggiatore.
SALV. 'Prima , che proceder pia oltre deuo dire al Sig. Sagr. che
inqueJtinoJìridifcorsifodaCopernichiHa, e lo imito quasi
fua mafcherajma quello che internamente abbiano in me ope-
ratole ragionijchepar ch'io produca infuofauorenon uoglio
> the
Del Galileo . 1 i f
che voi lo giudichiate dal mio parlare mentre fiamo nel fcf*
uor della rapprefintazione della fauola } ma dopù che a-
urò <dcpofìo l'abito , che forfè mi trotterete diuerfo das
quello , che mi vedete in fcena . Ora feguitiamo auanti *
Produce Tolomeo, & ' i fuoi feguaci vn' altra efperienzcu*
simile a quella de i proietti, <ÌF e delle cofe, chefeparate dalla-*
Terra,lungamente si trattengono per aria , quali fono le nu-
golc,egli vccelli volanti , e come che di quelle non si può dir , r^Tf i
£be fieno portate dalla Terra, non ejfendo a lei aderenti,non nugole , e da
par poffibile , ch'elle pojjìnfeguire la velocità di quella ; anzi gi'YCcelli»
dourtbbe parere a noi , che tutte velocijfimamentefimoueffe-
ro verfo Occidente j e fé noi portati dalla Terra paffiamo il
nofiro parallelo in vintiquattr1 bore, che pure e almenofedì-
ci mila miglia , come potranno gV vccelli tener dietro a vn
tanto cor/o i doue all'incontro fenza veruna fenjibil diffe-
renza gli vediamo volar tanto verfo Leuante, quanto verfo
Occidente, e verfo qualfiuoglia parte . Oltre a ciò fé mentri^»
corriamo a cauallo fintiamo afsai gagliardamete ferirci il voi Argomenta
to dall'aria, aual vèto douremo noi perpetuamète fentirdal- Pre*? dal ven-
l'Oriente, portati con fi rapido corfo incontro all'aria i e pur ferjrcj mentre
nulla di tale effetto fi finte . Eccivrì altra molto ingegnofa corriamo a-»
ragione prefa da certa efperieza,& e tale. Il moto circolare ha cauallo.
facoltà di eff rudere difjipare,efcacciar dal fuo centro le parti Argomento
del corpo,cbefi muoue qualunque volta,o'l moto nonfia affai Prel? . a *r**
tardo , ò effe parti non fan molto faldamente attaccate infìe- ^a. facilità di
me] che per ciò , quando v.g. noifaceffìmo velocifsimamente eftrudere ,, t^>
girare vna di quelle gran ruote , dentro le quali caminando dimpare.
vno, o dua buomini muouono grandi fsimipejt, come la mafi
fa delle gran pietre del mangano ,ò barche cariche, che dvn*
acqua in vn' altra fi traghettano strofinandole per terra ,
quando le parti di ejfa ruota rapidamente girata nonfojfiro
più che faldamente conte/le fi dijfìpertbbero tutte », ne per
molto, che tenacemente foffiro fopra la fua efìerior fuperjick
Attaccati faf si i o altre materie graui , potrebbero refìfler<Lj>
dB' impeto 2 che con gran violenza le f coglierebbe in diuerfo
parti lontane dalla ruota , ^T in confeguenza dal fuo centro »
Qjiando dunque la Terra fi moueffe con tanto, e tanto mag-
gior velocità, qualgrauità, qual tenacità di calcine, o difmaU
ti, riterrebbe ifaffì-, le fabbriche ,e le Città intere, che àafipre~
tipitofa vertigine nonfujèr lanciate verfo'l Cielo? egli huo°
1 2, 6 Dialogo fecondo
mini j e le fiere, che mente fono attaccati alh Terra , comt-*
re/ijìerebbero a vn tanto impeto i doue, che alToppofìio , <lj
quefle, & affai minori refijìen ze di /affetti , di rena, di foglie
vediamo quieti/Jimamente ripoCarfìin ferrale [opra qudla
ridurfi cadendo , ancorché con lenti/fimo moto . Eccoui Sig.
Simp. le ragioni poti f/ìmey prefe }per così dir e, dalle co/è terre-
Jlrì: reflano quelle dell 'altro genere , cioè quelle , che anno re-
lazione all'apparenze cekflije quali ragioni tendon veramen-
te più a dimofìrarVejfer la Terra nel centro dell' vniuerfo, $f]f
a fpogliarla in confeguenza del mouimento annuo intorno
ad ejfo, attribuitogli dal Copernico , lequali , come di materia
alquanto differente ,ft 'potranno produr dopo,. che aueremo
efaminataia forza di quefle fin quìpropofle ,
SAGR. Che dite Sig. Simp. paru'egli chel Sig. Salu.poffegga , e_->
fappia esplicare le ragioni Tolemaiche , e lArifloteliche i cre-
dete voi , che nijfuno peripatetico Jia altrettanto pfojfeditors
delle dimoflrazioni Copernicane Ì
SIMT. Se non fujfe il gran concetto, che per i difeorfi bauutifìn
qui mi fon formato della faldezza di dottrina del Sig. Salu.
e dell'acutezza d'ingegno del Sig. Sagredo,io con lor buoncu*
grazia mi vorrei partire fenza piùfentir altro , parendo-
mi impofjìbil cofa , che contradir fi pofia a fi palpabili efpe-
rienze , e vorrei fenza fentir' altro refìar nella mia opinione
anticha, perchè mi par, che quando bene ella fuffef alfa, l 'effe-
re appoggiata fu tanto verifimtli ragionila renderebbe feufa-
bile : e fé quefle fon fallacie , quali vera dimoflr azione furon
mai e osi belici
SAGR. ~Epur bene, che noi fentiamo le rifpofìe del Sig. Salu. /«_>
quali, fé faranno vere, è forza, che fieno ancora più belle, cj»
r r°peJ a- infinitamente più belle; e che quelle fien brutte , anzibrut-
come anco feì ti/fime ,fi e vera larpropjfizion metafificale , cbe'l vero , el
fo,e bruteo * bello fono vna cofa medefima,come ancora H falfo , e'I brut-
to . lJerò Sig. Salu. non perdiamo più tempo .
SALV. Fu t fé ben mi ricorda , il primo argomento prodotto dal
Sig. Simp. quello . La Terra non fi può muouer circolar-
mente perchè tal moto gli farebbe violento , e però nonperpC'
tuo: dell effer poi violento la ragione era , perche quando fof-
fe naturale, le parti fue ancora fi mouer ebbero naturalmente
in giro , il che è impoffìbile , perchè naturale delle parti è il
muouerfi di moto retto all' ingiù , Qui ri/pondo , che auerei
. * ' ha-
Del Galileo. nj
hauto caro , che lArijlotilefì fojfe meglio dichiarato, quando
dijfe le parti ancora si mouerebber circolarmente, imperocché K.ifpofta" ai
quello muouersi circolarmste può intendersi in due modiivno Prmi° JJfFf
ti *• n r . -S i f * /r ■ 7 mento d An-
e,cbs ogni particella j 'eparata daljuo tutto si mouejje circolar- ftQK\% }
mente intorno alfuo proprio centro ,defcriuen do i fuoi pie-
coli cercbiettini; l altro e, che muuendosi tutto 7 globo intorno
al fuo centro in ventiquattr bore 7 le parti ancora girajfero
intorno al medesimo centro in ventiquattr* bore . Ilprimo
farebbe vna impertinenza non minore , che [e altri diceffe ,
che di vna circonferenza di cerchio ogni parte bifogna ,. che sia
vn cerchio; ouero perche la Terra e sferica, ogni parie di ter»
ra bifogna , che sia vna palla , perche cosi richiede taf stoma r
eademeft ratio tori us, &partium.. Ma s'egli intefe nel*
l'altro, ciocche le parti \a imitazìon del tutto st mollerebbero
naturalmente intorno al centro di tutto il globo in venti"
quattf bore , io dico , che lo fanno ; & a voi in vece d'Arisi.
toccherà aprouar , che no,
SIMP. Quefìoe prouato da Arifl. nel medesimo luogo , mentre
dice, che naturale delle parti è il moto retto al centro dell' vni»
uerfo,onde[il circolare non gli può naturalmente competere*
SALV. Manon vedete voi , che nelle medesime parole vi tanto
la confutazione di quella rifpojla i
SIMP, In che modo ì e doue i
SALV. Non. die' egli, che'l moto circolare alla Terra farebbe vio-
lento i e però non eterno i e che qUeflo è ajfurdo perche l'ordi-
ne* del. mondo e eterno t
SIMP,. Dicelo ..
SALV,. cMa fé quello, che e violento non può ejfer eterno , pel
conuerfo, quello , che non può ejfer eterno non potrà ejfer na- „
turale, ma il moto della Terra all' ingiù non può ejfere altra- y^JeIJJ0. n»n
mente eterno, adunque, meno può effer naturale : ne gli potranno effere c-
ejfer naturale moto alcuno, che nonglifìa anco eterno . Ma cerno, e quel-
fe noi faremo la Terra mobile di motO' circolare , queflo potrà lo,«he nò pu«
efer'etern o ad e fa,. & alle partì , e però naturale . nou'potrà1 et
SIMP. Il moto retto è naturaliffimo delle parti della Terra, e fer naturale?
gli \eterno,rìe mai accader à, che di moto retto non fi muoua-
no; intendendo però fempre rimofftgli impedimenti ,.
SIMP. Voi equiuocate Sig. Simp, & io voglio pur vedere di li»
berarui dall' equiuoco , Però ditemi,credete voi , che vna no-
ve,cbe dallojìretto di Gibilterra andafe. verfo PaleJUna, po-
tefe.
ri'B Dialogo fecondo
te fé eternamente nauigare verjb quella /piaggia. ì mouen*
dofi fémpre con egual corfo .
' SIMP. Non altramente .
SALV.. E perche no i
SIMP, Perche quella navigatone e rifiretta , e terminata tra U
colonne ,el iito di Pale/ima, & ejfendo la dijianza terminata
fi p afta in tempo finito , fé già altri non volejfe col ritornare
in dietro con mouimento contrario , tornar poi a replicar il
medefimo viaggio , ma queiìo farebbe vn moto interrotto , e
non continuato .
S*ALV. Ver if ima rijpofla . Ma la nauigazione dallo fretto di
Magaglianes per il mar Pacifico,per le Moluccbe,per il capo
di buona Speranza,edi Vi per il medefimo fretto ', e di nuouo
per il mar Pacifico &c. credete voi , ch'ella fi potejfe perpe-
tuare i
SIM'P. Potrebbefi ', perche ejfendo queHa vna circolazione , che
ritorna in fefiejfa , col replicarla infinite volte,fi potrebbe
. perpetuare fenzaverunointerrompimento .
SALV, ^Adunque vna naue in quefio viaggio potrebbe durare*
nauigare in eterno .
SIMP, Potrebbe,quando la nauefuffl incorruttibile , ma diJJhU
uendofi la nauefi terminerebbe di necejfità la nauigazions .
SALV* iSMa nel mediterraneo , quando anco la nauefujfe incor-
«. - ,. ' ruttibile non però potrebbe muouerfi perpetuamente ver fo
ricercano ac- *Pales7ina , per ejfer tal viaggio terminato . Due sofe adun-
ciò il moto que fi ricercano, acciochevn mobile fenzaintermifiione^pofa
poffa perpetu- muouerfi eternamente ; l'vna e che il motopofsa di fua natu-
arfi ; io fpazio ra efiere interminato, e infinito^ l'altra,cbe il mobile fiapa-
^mobilein--- rimente incorruttìbile ;& eterno .
corruttibile*. SJMP. Tutto quefio è necefsario .
SALV. Adunque già per voi fi e/so venite ad batter confefsate efi
fer'impofiibde,che mobile alcuno fi muoua eternamente di ma-
\x » ìwìa! to retto ,efsendo che il moto retto, o uopliatelo in su, b uogliate-
Moto retto .. xJ .■«>., i", • . j n r ji
non può effe- ' *° mgiu,voiJteJso lo fate terminato dalla circonferenza, e dal
re eterno,e pe- • ; . fentro.'Si che quando bene il mobile , cioè la 'Ter rafia eterna ,
rò non può' ..,. tuttauia per non efiere il moto retto dì fua natura eterno,ma
1 1 rTnatur terminatifiìm^non pub naturalmente competere alla Terra.
AnzììComepureierifidìfseArif.medtfimoecoftrettoafar
il globo della Terra eternamente fi x abile . Quando poi voi di-
ì .ter che le parti della, Terrafempre fi mouerannoall! ingiù, ri'
mofijì
Del Galileo. n?
rhnoffìglt impedimenti) equiuocate gagliardamente ,percbtJ
*»//' incontro bifigna impedirle , contrariarle, e vio tentarla
fé voi volete , ch'elle si muouano , perche , cadute ch'elle fono
vna volta, bifogna con violenza rigettarle in ulto , acciò tor*
nino a cader la feconda : e quanto a gli impedimenti, quefìt
gli tolgono folamente l'arriuare al centro , che quando ci
fojfe vn pozzo , che pajfalfe oltre al centro , non pero vna^*
zolla di terra fi mouerebbe oltre a quello , fi non inquanto
traportata dall'impeto lo trapajfajfe per ritornarui poi , e
finalmente fermaruifi . Quanto dunque al poter fojienere f
the il mouimentoper linea retta conuenga , ò pojfa conuenir
naturalmente ne alla Terra, ne ad altro mobile , mentre l'v-
niuerfo refìi nelfuo ordine perfetto , toglieteuene pur giù del
tutto, e fate pur forza (fé voi non le volete concedere ti mo-
to circolare ) di mantenerle, e difenderle l'immobilita .
SIMP. Quanto all'immobilità gli argomenti di <-AriBotile,e più
gli altri prodotti -da voi mi parche la concludano necejfaria-
rnentefinora,egran cqfici vorranno per mio giudizio t a
confutargli ,
3ALV. Venghiamo dunque al fecondo argomento, che era, che
quei corpi, de i quali noi fiam ficuri , che circolarmente fi
muouono hanno pia d'vn moto, trattone il primo mobile , ^iP0"* al fi>
•e perequando la Terra fi mouejfe circo' armente, dour ebbe ni€nc0 1**°*
rnuouerfi di due moti ; dal che ne feguirebbe mutazione circa
gli orti,egli occafi delle Stelle fifie,il che non fi vede figuire, a-
dunque &c. La rifpofìa femplicijjima, e proprijjjima a que-
sta insìanza e nell'argomento fie/So, & Arijt. medtfimo ce la
mette in bocca, e non pub ejfere, che voi Sig. Simp, non l'hab*
biate veduta .
SIMP. Ne l'ho veduta, ne ancor la veggo,
SALV. Non può ejfere,percbe ella vi e troppo chiara .
SIMP. Io voglio con vofìra licenza dare vn' occhiata al Tefio *
SAGR. Faremo portare il te fio adejfo, adejfo .
SIMP. Io lo porto fempre in tafca , Eccoh qui. e so per appunto
il luogOjche e nel fecondo del Cielo al cap. 6. eccolo ; tesi. 97.
Praeterea omnia, qux fcruntur lationc circulari mbde-
ficere vidcntur^ ac moucripluribus vnalatione, praster
primam iphceram: quare & Tcrram neccf àrium cft , fi-
li e circa medium, fine in medio pofita fcratui', duabus
moueri lationibus. li autemhoc acciderit;neceflàrium
i cft
Argomento
d' Arili, con-
tro al moco
della Terra-*
pecca indue-*
saauierc . . ,
1 3 o Dialogo fecondo
eft fieri mutationes , ac conuerilones fìxorum aftroru .
Hoc autem non videtur fieri , fed femper eadern > apud
cadetti loca ipfìus , Se oriuntur , & occidunt . Hor qui
non veggo io fallacia nìjfuna , e parmi l'argomento conclu-
denti/fimo .
SALV* Età me quefla nuoua lettura ha confermata la fallacia-*
nelV argumentare , e di pia fcoperto vn' altra falfità . T?erb
notate . Due pqfìziom , b vogliam dire due condufioni fon
quelle , che Arifìotile vuole impugnare : l'vna e di quelli , che
collocando la Terra nel mezo lafacejfer muouere in feftefìa
circa l proprio centro. L'altra e di quelli, chi, cojlituendola—*
- \ lo.tana dal mezo, lafacejfero andar co moto circolave intorno
ad ejfo mezo . Et amendm quefie pofìzioni impugna-*
congiuntamente con Yiftejfo argomento. Horaio dico,cbe egli
erra nell'una, e nell'altra impugnazione;e che Terrore contro
la prima pojìzione è divno, equiuoco,ò paralogifmo;e contro
alla fecondai vna confeguenza falfa u Venghiamo allapri-
..ma pojìzione , che cofìtuifce la Terra nel mezo , e la fa mO'
bile in fé Beffa, circa il proprio centro , & affrontiamola con
l'ifianza d'iAriflotile dicendo : tutti i mobiliyCbefi 'muouono
circolarmente par che refìino indietro y e fi muouono di più
d'vna lazione eccettuata la prima sfera (cioè il primo mobile )
adunque, la. Terra mouendofi circa il proprio centro , effendo
pojianel mezo, bifogna chejimuoua di due lazioni, e rejii in
dietro; ma quando quejiofujfe bifognerebbe, cheji. var'taffero
gli orti , egli occafi 'delle Stelle fiffe , il che non fi vede far ilj >
adunque la Terra nonfimuoue &c. Quìi il paralogifmo ;
per[ifcoprirlo 9 difcorro, con lAriftotite in tal moda. Tu
dìo lAvijlotile chela Terra pofìa nel mezo non può muo-
uerfi in fé fiefa , perche farebbe necef sarto attribuirle dut
lazioni : adunque, quando non fujfe necejfario attribuir'
le altro, che vna lazion fola, tu non haureHi per impof
Jìbile, che di vna tal fola ella fi mouefle ; perche fuor di
propofito ti farefii ri/fretta a ripor X impojjìbilità nella-*
pluralità delle lazioni 5. quando anco di vna fola ella muo-
ver non fi potefle . E perche di tutti i mobili del mondo tu
faìche vnfolofimuoua d'vna lazion fola ,, e tutti gli altri di
più d*vna;e quejìo tal mobile ajfermì,che è la prima sfera, dot
quellopper il quale tutte le Stelle fijfe , & erranti ci apparifco-
m maouerfi concordemente daLmante^ Tonente$, quando
la Ter~
Del Galileo. 131
la Terra potejfe efièr quella prima sfera , che col muouerfi
d'.vna lazion fila facejfi apparir le Stelle nmouerfida Leuci-
te jn Ponente , tu non gliela negheresti : ma chi dice, che la—*
Terra pojìa nel mezo fi volge in fé fiejfa ,non gli attribui-
fce altro moto, che quello, per il quale tutte le Stelle appariro-
no muouerfi da Leuante, a Ponente , e cosi ella viene a ejfef
quella prima sfera , che tu Beffo concedi muouerfi d'vn a la-
zicne fila . Bifogna dunque, ò xArifiotilefe tu vuoi conclu-
der qualcofa, che tu dimoftri, che la Terra pofia nel mezo no
pojfa muouerfi ni anco di vnafola lazione;ò vero,cbe ne me-
no la prima sfera pojfa hauervnfolmouimeto,altrimentitt6
nel tuo medefimo filogifmo commetti la fallacia , e ve la ma-
nifefii , negando, & infieme concedendo Vijìejfa cofa . Vengo
bora alla feconda pofizione , che e di quelli , che ponendo la—»
Terra lontana dal mezo3la fanno mobile intorno ad effo, dot
la fanno vn Pianeta,^ vna Stella errante; contro alla-qual
pofizione procedei argomento , e quanto alla forma è conclu-
dente, ma pecca in materia ; imperocché conceduto , che la
Terrafimuoua in cotalguifa,e cbejt muoua di due lazio-
ni , non pero ne fegue di necefjità , che quando ciòfia^s'hab-
biano a far mutazioni negli orti,e negli occafi delle Stelle fif-
fe, come afuo luogo dichiarerò ; e qui voglio fcujar bene V er-
rore Ariflotile : anzi lo voglio lodar dbauer'egli arrecato il
più fittile argomento contro alla pofizion del Copernico , che
Arrecar fi pojia; e fi Vinjlanza è acuta , <iy in apparenza ccn-
tludenlifjima, vedrete tanto più efser fittile , <£r ingegnofa la
filuzione , e da non ejfir ritrouata da ingegno mcn' acuto di
quello del Copernici ; e dalla difficultà nell 'intenderla potrete
argomentare la dijficultà tanto maggiore del rhrouarla . La-
fciamoin tanto per bora la rifpojlain pendente , la quale a Kjfpofte al
fuo luogo ,e tempo intenderete dopo l hauer replicata Itnfian- terzo argomé»
za medefima d 'frittotele , e di più fortificata grandemente co •
a fauor fuo. Hor pafiiamo ali argomento terzo pur d'Ari-
fiotile-tintorno al quale non fa bifigno replicar altro, ejfendo-
fegli a bajìanza nfpoflo tra ieri, e oggi: imperocché e' replica ,
cbel moto de'gram e naturalmente per linea retta al centro,e
rercapoi.fi al centro della 2 erra, opur dell' vniuer fi, , econ-
tlude,che naturalmente al centro dell' vniuerfo , ma per acci- t? -r ft i
dente a quel della 7 erra. Pero poffìamo pafsare al quarto , qU3rCo algo-
se/ quale converrà, che ci trattengbiamo afsai ,per efser fon mento .
/ 2 dato
1 3 1 Dialogo fecondo
dato fopra quella efperienza,dalla quale prende poi forra le
maggior parte degli argomenti , che rejiano . Dice dunqut^
^AriHotile, argomento certijftmo dell'immobilità della Terra
sfsere il veder noi i proietti in alto a perpendicolo ritornar per
l'ijiefsa linea nel medefimo luogo,didouefuron tirati, Eque*
fìo,quando bene ilmouimento fufse altijjìmo , il che non pò»
irebbe accader-e,quando la Tevrajìmoutjfe; perchè nel tempa
cbeH proietto Jtmuoue in sù,e'ngiù f eparato dalla Terra , ih
luogo ,dozie hebbe principio il moto deÌproietto,fcorrerebbi~> ,
merci del riuolgimento della Terra , per lungo tratto ver/a
Leuante ,e per 'tanto fpazio,nel cadere il proietto percuotereb-
be in terra lontano dal detto luogo . Si chequi s'accomodai
l argomento della palla tirata in su coli artiglieria , fi ancora
l'altro vjàto da Ari/lotile , e da Tolomeo del vedere i graui
sadenti da grandi altezze venir per linea retta, e perpendico-
lare alla fuperficie terre/ire . Hora,per cominciar* a svilup-
par quejii nodi, dimando al Sig. Simp. quando altri negafit
a Tolomeo, e ad Arifi. che i graui nel cader liberamente da
alto venijferoper linea retta, e perpendicolare 3 cioè diretta al
centrn,con qual mezo lo prouer ebbero-».
ilMT. Col mezo del fenfo,il quale ci ajpcura , che quella Tom
$ diritta,e perpendicolare , e ci mofira quella pietra nel cadere
venirla radendo > fenza piegar pur' vn captilo da quejìa , à
da quellaparte, e percuotere al piede giujìo Jotto'l luogo don-
defu laj Hata.
SALV. Ma quando per fortunati glòbo terrefire fi mouejfe in
giro , éx in confeguenzaportafie feco la Torre ancora , e che
ad ogni modofivedefse la pietra nel cadere\venir radedo tifi-
lo della Torre, qualbifognerebbe,che fufse il fuomouimeto l
SIMPL. infognerebbe in quejlo cafo dir piùtofto[i fuoi moui-
menti'-, perche vno farebbe quello,col quale verrebbe da alto a
bafso, e vn altro converrebbe , ch'ella n'hauefse per Jèguir e il
corfo della Torre .
SALV* Sarebbe dunque il moto fuovn compoflodi due, cioè di
quello, col quale ella mifura la Torre, e dell 'altro,col quale el-
la lafegue* Dal qual compofìone rifugerebbe , vbe'ljàfso de-
fcriuerebbe non più quella femplice linea retta , e perpendico-
lare, ma vna trafuerfale,e forfè non retta ..
SJMP. Del non retta non lo so, ma intendo bene, che di ne-
tejjità farebbe trafmrfale , e differente adi altra, retta**
per*
Del Galileo, 153
perpendicolare , che ella deferì/se Banda la Terra immo*
èilzs .
SALV. Adunque dal /blamente vedere la pietra cadente rader la
Torre voi non potetejtcuramente affhrmare,che ella dtfcriua
vna linea retta, e perpendicolare, fé non fuppoBo prima , che
la T'erra Bia ferma .
SIMP. Cosi e, perche quando la Terra Jt mouefse il moto della
pietra farebbe trafuerjàle,e non a perpendicolo . d' A^td*
SALV. Ecco dunque ti paralogifmo d'Arifiotile, e di Tolomeo e- xoiòm'ecMicì
uidente,e cbiaro,e feoperto da voimedejtmo nel quale Jt fup- fuppor per no
pon per noto quello fibe s intende di dimojlrare . to quello che
SIMP. In che modo ? ame Jt dimojlra Jilogifmo in buona for- * in^uiftione «
ma, e non vnapetizion di principio.
SALV. Eccoui in che modo . Ditemi vnpocoinella dimojìrazio-
ne nonjt pon' egli la conclusone ignota ?
SIMP. Ignota , perche altrimentiil dimojìr aria farebbe fuper-
Kfluo.
SALV. *5Ma il mezo termine non conuieh'egli , chejta noto ì
SIMP. E necefsario, perchè altramente farebbe vn voler proua-
re ignotum per xque ignotum .
SALV. La noJlracQndztJìon* daprouarjt, e che è ignota , non è
la /labilità della Terra i
SIMP. Cotefae.
SALV. Il mezo, che deue ejfer noto, non è la caduta del f affo ret-
ta, e perpendicolare i
SIMP. Quejlo e il mezo .
SALV. Ma non se egli poco fa conclufo , che noi non poJJIamo
bauer notizia , eoe tal caduta J/a retta , e perpendicolare ,f_^
prima non ci e noto , che la Terra flia ferma { adunque nel
voftro Jìhgifmo la certezza del mezoji caua dall'incertezza
della conciufìone . Vedete dunque quale , e quanto è il pa-
raiogifmo .
SAGR. lo vorrei ingrazia del Sig. Simp. difender fefujfe pof
Jtbile lArifì. b almeno rejlar io meglio capace della forza del"
lavo/Ira illazione. Voi dite , il veder rader la Torre non
lafta per afjicurarjì, che'l moto del faffofìa perpendicolare
( che è il mezo termine del Jilogifmo) fé nonjifuppone , che la
Jerrajìiaferma,che è la conclujione daprouarjt ; per che qua-
do la Torre fi moueffk injìeme co la Terra,& ilfajfo la radef
fé, il moto ddfajfojanbbe trafucrfale, e non perpendicolare •
/ 2 <Ma
134 Dialogo fecondo
Ma io ri/ponderò, che quando la Torre fi 'moueffe , farebbe
impofsibile, che'l fafio cadefie radendola, e però dal cader ra-
dendo s'inferifce lajiabilità. della Terra .
SIMT. Così e perche a voler che'l fajfo veniffe radendo la Torre,
quando ella fuffe portata dalla Terrajbifo^nerebbe^he'lfaffb
baueffe due moti naturali, cioel retto verjol centra , e'I circo-
lare intorno al centro,il che e poi impojjìbìle*
SALV.. La diftfa dunque dì. Anjiotile cofifijìe nell'effer'impofftbi-
le,o almeno nelìì hauer egli jlimato imponìbile, che'l fatto po-
tejfc muouerfi di vn moto miiìo di retto, e di circolare ; perchè
quando e' non hauejfe hauuto per impoJJìbile,che la pietra po-
tejfe muouerfi al centro , éntornoal centri unitamente , egli
hauerebbe intefo , chepoteua accadere , che'l fajfo cadente pò-
tejfe. venir radendo la Torre , tanto mouendojì ella , quan-
Jojlando \ ferma, e in confeguenzafi farebbe accorto,che dt~*
quejio radere non fi poteua inferir niente attenente al mo-
toso alla quiete della Terra . Ma, quejio non ifcufa altra-
mente Anjiotile, non follmente, perche doueua dirlo quando
egli auejfe auto tal concetto , ejfendo vn punto tanto princi-,
pale nel fuo argumento,ma di. più ancora, perche non fi può
dir ne che tale effetto Jìa imponibile r tà che Ari/lotile Vhabbia
fìhnato imponìbile.. Non fi può dire il primo, perche di qui a
poco moflrerò , ch'egli e non pur pojjìbile , ma necejfario ; ni
meno fi può. dire il fecondo ,percìù Ari/lotile medefimo con-
cede al. fuoco V andare in su naturalmente per lìnea retta , è\
Àrift. anniet- muouerfi in giro col moto diurno participato dal. Cielo a tut-
te che il fuo* to l'elemento del fuoco , $r alla maggior parte dell'aria ;fLs
co fi rauouLf dunque e' non ha. per imponìbile mefcolareil retto in su col
là n^J1 fuana" circolare comunicato al fuoco , & all'aria dal concauo luna-
mrC& indirò re, a/fai meno dourà reputare imponìbile il retto in già del
per parricida.- fajfo col circolare, chefujfe naturale di tutto 'l globo terrestre 8
*ione , del quale il fajfo è parte .
SIMP. A me non par cotefia cofa , perchè quando l'elemento del
fuoco vadia in giro infieme con lìariafacilijfima , anzi necef-
faria cofa. e,che vna particella di fuoco , che da. terra for monti
in alto ,nelpajfar per Varia mobile riceua l'iHejfo mouimentot
e/fenda corpo così tenue,e leggiero ,e ageuolijjìmo ad ejfer mof-
fo;ma che vnfaffo grauijjtmo^ò vna palla d'artiglieria,che dai
alto vega a bajfo,efiagiàpojla infua balìa fi lafci traf portar^
ni da aria,nì da altro, ha del tutto dell' inopinabile . 0 lire chi
ti*
Del Galileo J 135
siìTefperìenza tanto propria della pietra la/cfata dalla cima
dell'albero della nane , la quaìmentrela naue jìa ferma cafea
al pie dell'albero, ma quando la naue cantina cade tanto lon-
tana dal medejìmo termine quanto la naue nel tempo della
caduta del fa/so è fior fa auanti ; che non fon poche braccia 9
quando l corfo della naue e veloce .
SALV. Gran di/parità è tra'l cafo della naue, e quei della Terra f
quando'l globo terre/ire hauejfe il moto diurno . Imperoc-
ché mani fé ftif sima cofa e che'l 'moto della naue,Ji come none . Disparità tra,
fuo naturale, cosi e accidentario di tutte le cofe , che fono ;;2— » l} ,rCà^. de*
J o s • ;■ 7 ì) _, u ■* iaiìo dalla ci-
ejsa, onde non e merauiglia , eoe quellapietra, che erantenu- ma dell'albe.
ta in cima dell' alberoflaJciata in libertà feenda a bajfo fenza ro della nane,
obligo difeguireilmoto della naue . Mala conuerfion diur- e dalla sómità
naji dà per moto proprio , e naturale al globo terre/ire , & <*e^a 1 °^re.
in configuenza a tutte le fue partii e come imprejfo dalla na-
tura e in loro indelebile , e però quel faffo , che e in cima della
Torre ba per fuo primario injìmto l'andare intorno al centro
del fuo tutto in ventiquattr' 'bore , eque fio naturai talento
efercita egli eternamente ,fia pur pò fio in qualfiuogliajiato .
E per rejìar perfuafo di quejio , non hauete a far altro , chis
mutar vri antiquata imprejfione fatta nella vojìra meniti ;
e dire ,fì come per auere filmato io finora , che fìa proprietà
del globo terre/Ire lo (lare immobile intorno al fuo tètro non
ho mai bauto dijftcultà,o repugnanza alcuna in apprendere ,
che qualfiuoglia fua particella refìi ejfa ancora naturalmente
ri ella medejima quiete; così e ben douere,cbe quando naturale
infinto fujfe del gì :bo terreno l'andare intorno in venti-
quattr' bore ,fìa d' ogni fua parte ancora intrinfea , e natu-
rale inclinazione , non lo ftar ferma , mafeguire il medfimo
corfo. E così fensavrtare m veruno inconuenienteji potrà
concludere , che per non ejfer naturale , ma fìraniero il moto
conferito alla nane dalla forza de remi, e per ejfa a tutte lt-j
cofe, che in la fi rnrouanojìa ben douere , che quel fajfo ,fe-
■ parato chee'fia dalla naue,fì riduca alla fua naturalezza , e
ritorni ad efer citare il puro , efemplìce fuo naturai talento . .,a Plrtc del~
Aggiugnefi, che e necejfario , che almeno quella parie d'aria , v^\[t piu a|_
the e inferiore aUe maggiori altezze dei monti , venga dal- te montagne-»
V apprezza della fupcrjiae terreftre rapira,e portata in giro ; o fegue il moto
'pure che, come nafta di molti vapori^ & efalazioni terre/tri, lielia itrr»'
naturalmente fediti U moto diurno , // che non auuiehedd-
I 4. l'aria ,
1 3 £ Dialogo fecondo
l'aria,che ì intorno alla nane cacciata da i remi : per lo cbtJ
l'argumentare dalla natie alla Torre non ba forza d'illazio-
ne; perche quelfajfo , che vien dalla cima dell'albero entra in
«un mezOjChe no ha il moto della nauer ma quel che fi parte dal
V, altezza della Torre fi troua in vn mezo, che ha Viììejfo mo-
to ,cbe tutto! globo terre/Ire , talchi fenz'ejfer impedito dall'a-
ria, anzi più tofiofauor ito dal moto di lei ypuofeguirel'vni-
uerfal corfo della Terra .
SIMP. Io non rejio capace , che Varia poffa imprimere in vvlJ*
-, j IP grandijjimo fa/so, o in vnagrojfa palla di ferrOyO di piombo t
ria atto avo*'- chepafsafse v. g. dugento libre-, il moto, col quale ejfa medefi-
tar feco cofe mafimuouey e che per auuentura ella comunica alle piume ,
kggicrifsime, -alla neue7 & altre cofe leggierijjìme; anzi veggo , che vnpefo
nu non le gra di quella forte efpofìo a qualfiuoglia più impetuofo vento
msimQ *. non vien pur mofso di luogo, vn fol dita p hor penfate fé l'r •
ria h porterà feco.
SALV. Gran difparitàe tra la voslra efperienza, fi nojìro cafo »
Voifatefopraggiugnere il vento a quel fafsopojio in quiete y
e noi efponghiamo nell'aria , che già fi muoue , ilfafso , e j&o
purfimuoue efio ancora con ViBejfa velocità , talchi l'aria-**
non gli haaconferire vn nuouo moto,mafolo mantenerli , ò
per meglio dire , non impedirli il già concepito : voi volete**
cacciar ilfafso d'vn moto Br aniero^e fuor della fua natura^
e noi conferuarlo nel fuo naturale .. Se voivoleui produrre
vnapiu aggiujìata efperienza,doueui dire y che sio/seruafse9
fé non con l'occhio della fronte, almeno con quel della mente f
sib che accaderebbe , quando vn' Aquila portata dall'impeto
, del vento, si lafciafse cader da gli artigli vna pietra; la quale,
perche già nelpartirsi dalle branche volaua alpari del vento ,
e dopo partita entrain vn mezo, mobile con egual velocità ,
ho grande opinione , che non si vedrebbe cader già a perpen*
dicolo , ma chefeguendol corfo del vento , & aggtugnendouì
quel della propria grauità 3 simouerebbe dì vnmoto tra-
fuerfal^j,
SIMP. Bifognerebbt poterla fare vna tale efperienza ; e poi fi-
sondo Veuento giudicare ; in tanto l'effetto della nane sin qui
mofira di applaudere all'opinion nojira .
S'AL V. Ben dice/le sin quì,perchì forfè di qui a poco potrebbe mu-
tar fembianza . E per non vi tener , come si dice, più fu le
à&ebette; ditemi Sig. Simp. parti 'egli inttrnameteichefejper
tknzA
Del Galileo. 137
rienza della naue quadri così bene al propoftto nqftro , e Zk_>
ragioneuolmente fi debba credere, che quello, che Ji vede acca*
aere in lei , debba ancora accadere nelglobo tevreBre {
SIMP. Sin qui vii e par fa disi; e benché voi habbiaie arrecate^*
alcune piccole dij uguaglianze ,non mipaion dì tal momento^
che bajìt a rimuouermi di parere.
SALV. lAnzì dejtdero , che voi ci continuiate , e tenghiate falda f
che l'effetto della Terra habbia a rifipondere a quel della naue*y
purctie , quar. do ciò fi fioprijje progiudiziale al vojiro bifo-
g?:o, non vi venijfe vmore di mutar penfiero. Voi dite '.per-
che, quando la naue fio, ferma, il f affo cade al pie delV albe-
ro, e quando eli' e in moto cade lontano dalpiede, aduquepet
il conuerfo, dal cadere il f affo al piede, fi inferifee la naue Hat
ferma, e dal cadérne lontano,*' argumenta la naue muouerfii
e perche quello, che occorre della naue, deue parimente accader"
della Terra iperb dal cader della pietra al pie della Torre fi
inferifee di mceffìtà l'immobilità del globo terre/Ire . Non e
quejìo il voflro di f cor fa Ì
SIMP. E per appunto ridotto in breuità, che lo rende ageuolifp-
mo adapprenderfi .
SALV. Hor ditemi , fi la pietra lafciata dalla cima dell'albero 3
quando la naue cammina con gran velocità , cadejfiprecifia-
mente nel medefmo luogo della naue , nel quale cafea, quan-
do la naue fa ferma, qualfiruizio viprefterebber quefle ca-
dute circa l'ajficuraruifi'l v affilio fìàfermo,ò pur fi caminai
SIMP. lAJfolutamente nijfuno: in quel modo,cheper efimpio dal ,
batter delpolfo non fi pub conofeerefi altri dorme ,òe defilo ,
poiché il polfio batte nell'iflejfo modo ne' dormienti , che nei
vegghianti »
SALV. BeniJJÌmo; auete voi fatta mai Vefiperienza della nauel
SIMP. Non V ho fatta ; ma ben credo u che quelli autori, che la~->
producono, l'abbiano diligentemente ofieruata; oltre chefico-
nofee tanto apertamente la caufa della di/parità r che non fa-
feia luogo di dubitare .
SALV. Cbepofa ejfir , che quelli autori la portino fienza auerla
fatta, voijlejfo nefeie buon tefiimonio, che fienza auerla fatta
la recate per ficura, e ve ne rimettete a buonafede al detto lo-
ro; fi come e poi non filo pojfibile , ma necefiario , che abbiano
fatto efii ancora ; dico di rimetterfi a ifiuoi ant ec efori , fienza
arriuar mai a v-no, che l'abbia fatta ; perchè chiunque la fard
trotterà
138 Dialogo fecondo
2 a pie,jr:j] >C1" trotterà Xtfiperienza moflrar iutto'l contrario di quel che vie-
bero delia na- ne fritto : cioè rnojlrerà, che la pietra cafcaftmpre nel medefiì-
ue batte nell'- ma luogo della natie, jìia ella ferma -, 0 muouafi con qualfiuo-
ifìeflb luogo- ■ glia velocità * Onde per effer la medefima ragione della Ter-
muouah la-» ra^ cfce ^e//a nau£) c]a\ cader la pietra fempre a perpendicolo al
frrma'# pi} della Torre non fi può inferir nulla dei moto, 0 della quie-
te della ferra.
SIMP. Se voi mi rimet effe ad altro mezo , che all' efiperienza , io
credo bene, che le dijpute nofirenonfinirebberperf crAa, per-
che quejìa mi pare vi: a cofa tanto remota da ogni vman di-
f cor fio , che nonlafci mimmo luogo alla credulità , ballapro-
babilità .
SAL V. E pur l'ha ella laj ciato in me .
SIMP. Che dunque voi non nauete fatte cento , no che vna pro-
na, e V affermate co sì francamente per Jicur a i io ritorno nella
mia incredulità , e nella medefima fìcurezza , che i'e/perienza
Jiafiata fatta dagli autori principali, che fé ne firuono , e che
ella moflri quel che e/fi affermano .
SALV. lofenza efiperienza fon Jtcuro , che l'effetto feguirà come
vi dico; perche così e necefisario, chefiegua ; e più v aggiungo ,
the voijlefso ancora fiapeìe , che non pub fieguire altrimenti ,
fé ben fingete , bjìmulate di fingere di non lo fiapere . Ma io
fon tanto buon cozzondi ceratili , che ve lo faro confefsarea
viua forza . *JMa il Sign.SagredoJìà molto cheto: mi par eu a
pur di vederui far non so che moto, per dir alcuna co/a.
SAGI^. Voleuo veramente dir non so che, ma la curiqfità , che mi
ha mojfa quejlofientir dire di far tal violenza al Sign. Simp.
che pale/i lajcienza , che e' ci vuole occultare , mi ba fatto de-
porre ogni altro dejìderio : pero vi prego ad effettuare il
vanto *
SALV. Burchi il Sign. Simplicioji contenti di rifipondere alle mie
interrogazioni, io non mancherà .
SIMP. lo rifponderb quel ctiefapro ,fiìcuro , che haurbpoca bri'
ga, perche delle co/e , che io te?;go falfe non credo ai poterne
fàptr nulla , efiendoche la fetenza* de veri , enon de fal/i .
. SALV. fon non dejìdero , ebe voi d.cìate , 0 ridondiate di faper
niente altro, che quello, che voificuramcaìenfiapete. i-er-j di-
temi . Quando voi bauejìe vna fiuperjicie pia?:,a puhtijjimci
tome vnofpecchio, e di materia dura comt l'acciaio, e e uè fu fi-
fe non parallela airori&onte, ma alquanto inclinata, e chejb-
pra,
De! Galileo. 139
pra di e fa voìponesìe vna palla perfettamente sferica , e di
materia grane, e durijjìma, come v.g. dì bronzo > lafciata in
fjta liberta , che credete voi , che ellafacejfe i non credete voi
(fi come credow ) che ella ftejfe ferma i
SIMP. Se quella fuperficìe fujfe inclinata i
StALV. Sì; che così gì. i bofuppoflo .
SIMP. Io non credo , che eliajì fermajfe altrimente : anzi pur
fon ficuro , ch'ella fi menerebbe verfo il decliue Jpontanea-
mente *
SAL V. Auuertite bene a quel che voi dite Sign, Simplicio, perchì
iofonjìcuro , ci/ e Ila fi fermerebbe in qualunque luogo voi la
pofafle*
SIMP. Come voi Sign . Saluiati vi fruite di quefta forte dì fup-
pofìzioni , io cumwciero a non mi marauigliar , che voi coti'
eludiate c^nclufiom falfijfime .
SALV. Hauete dunque per ficurifsimo} ch'ellajimouerebbe ver»
fo il decliue fpontaneamente (
SIMP. Che dubbio!
SALV. E quejio lo tenete per fermo,non perche io veV habbia in-
fegnata (perchè io cercano di perfuaderui il contrario ) ma
per voijiejjo, e per il vojìro giudizio naturale .
SIMP. H ora intendo il voflro artifizio ; voi diceui così per ten-
tarmi,e(come fi dice dal vulgo)per ijcalzarmi;ma non che iti
quella guifa credejìe veramente .
SALV. Così sia . E quanto durerebbe a muouerfi quella palla 9
e con che velocità i E auuertite, che io ho nominata vna pal-
la perfetti ([imamente rotonda , & vn piano efquifitamente
pulito , per rimuo-uer tutti gli impedimenti eHemi , & accì-
dentary . E così voglio, che voi aBraggbiate dall' impedimen-
to dell'Aria , mediante lafua refijienza alVeJfere aperta , e_->
tutti gli altri oslacoli accidentary ,fe altri ve nepotefsero ef-
fere .
SIMP. Ho comprefo il tutto benifsimo , e quanto alla vojlra do-
manda ri/pondo, che ella continuerebbe a muouerfiin infini-
to, fé tanto durajfe la inclinazione delpiano,e con mouimen-
to accelerato continuamente ; che tale e la natura de i mobile
grani , che vires acqnirant eundo : e quanto maggior fufse
la decliniti, maggior farebbe la velocità.
SAL V. Ma quandi altri volefse, che quella palla fi mouefse ali* in-
sù fopra quella mede/ima Juperficie , credete voi , che ella vi
éadafse i Spon-
r 40 Dialogo fecondo
SIMP. Spontaneamente rio , ma ben Jlrafiinataui } 0 con violerà
za gettai atti .
SALV. E quando da qualche impeto violentemente imprejfole %
ella fufse fpinta , quale-, e quanto farebbe ilfuo motoi
SIMP. Il moto andrebbe fempre languendo , e ritardando/i, pef
effer contro a natura , e farebbe più lungo , a più breue fecon*
do il maggiore , 0 minore impuìfo , e fecondo la maggiore , ò
minore accliuità t
SALV. Farmi dunque fin qui , che voi mi h abbiate cfplicati gli
accidenti d'vn mobile [òpra due diuerji piani ; e che nel piano
inclinato il mobile grauefpontaneamenie defcende , e va con-
tinuamente accelerandoji,e che a riteneruelo in quiete bifogna
vfarui forza : ma fui piano afcendente ci vuol forza a fpi-
gneruelo , & anco afermaruelo , e cbel moto imprefsogli va
' * continuamente f: emando , sì e he finalmente si annichila . Di-
te ancora di piti , che nel' on cafo , e nell'altro nafee diuerfità
dalVeJfer la decliuità fo accliuità del piano maggiore fo minore;
Ji che alla maggiore inclinazione fegue maggior velocità, e per
loppofito fopra'l piano accliue il medefìmo mobile cacciato
dalla medef ma forza in maggior dijlanzajimuoue, quanto
l'eleuazione e minore . Hora ditemi quel, che accaderebbe del
mede/imo mobile fopra vnafuperjicie , che nonfufse , rie ac-
cliue, rie decliue .
SIMP. Qui bifogna , co io peri fi vn poco alla rifpofìa . Non vi
efsendo decliuità , non vi pub efsere inclinazione naturale ai
moto ; e non vi ejfendo accliuità, non vi pub ejer reJijìenzcL-*
■all' effer mojfojalche verrebbe ad effere indifferente tra la pro-
pensione ,ela rejifìenza al moto 5 parmi dunque , che e' do-
rrebbe rejlarui naturalmente fermo. Ma iofonofmemorato,
perche non e molto, che'I Sign. Sagredo mi fece intender , che
così feguir ebbe .
SALV. Così credo quando altri ve lopofajfefermo; mafeglifujje
dato impeto verfo qualche parte, che feguirebbe i
SIMP, Seguirebbe il muouerfi verfo quella parte .
SALV. Ma di che fòri e di movimento? di continuamen te accelera"»
lo, come ne' piani declini, ò difuccejjìuamcnte ritardavo, come
negli accliui (
SIMP, Io non ci sbfcorgere caufa di acceltrazione,rie di ritarda.'
mento , non vi ejfendo riè decliuità , rie accliuità .
SALV, Si: ma, fé non vifujfe caufa di ritardamene, molto mena
vi dou-
Del Galileo.' ¥4?
vi dourebbe efser di quiete . Quanto dunque vorrefle voi,ebc
il mobile dura/se a muouerjì i
%1MP. Tanto quanto dura/se la lunghezza di quellajuperficie,
ni erta, ne china.
SALV. Adunque fé tale/pazio ju/fe interminata, il moto in e/sa
farebbe parimente fenza termine , cioè perpetuo ?
SIM P. Parmi di situando il mobile fufse di materia da durare*
$ALV*. Già qutjia si è fuppojìo, mentre Jì è detto,che fi rìmuoua-
no tutti gli impedimenti accidentarij , ^7 efierm % eia fragilità
del mobile in que fio fatto e vn degli impedimenti accidentarij.
'Ditemi bora, quale /limate voi la cagione del muouerjì quel*
la palla fpontaneamente fui piano inclinato^ nonfenza vio*
lenza J opra l'eleuato ?
SIMP, Perche Vinclinazion de* corpi graui e di muouerjì verfo'ì
centro della Terra,e folo per violenza in su verfo la circonfe-
renza: e la fuperfìcie inclinata e quella 3 che acquifìa vicinità
al centro, e l'accliue difcofìamento »
&ALV. Adunque vnafuperjìcie , che doue/fè ejfer non decliue , e
non accliue, bifognerebbe, che in tutte le fue parti fufse egual-
mente difiante dal centro » Ma di talifuperficie ve ne egli
alcuna al mondai
SIMP. Non vene mancano;ecci quella delnajlro globo terrefiref
fé però ella fufse ben pulita, e non quale ella ejcabrofa,e mon-
tuofa ; ma vi ') quella dell acqua, mentre e placida , e tran»
quilla .
SALV. Adunque vna natte, che vadia mouendojì per la bonac-
cia del <SMare,e vn di quei mobili , che /corrono per vna di
quelle fuperfìcie, che non fono ni decliui, né accliui, eperò di-
fpofìa, quando le fufser rimofsi tutti gli oracoli accidenta-
rij, <tX efìerni, a muouersi,còn l'impulfo concepito vna\volta9
incefsabiimen te, e vniformemenU .
SIMP. 'Par che deua efser così .
SALV. E quella pietra,cb'e fu la cima dell'albero, non si muou'el-
la portata dalla naue , efsa ancora per la circonferenza dìvn
cerchio intorno al centro; e per conseguenza dvn moto inde-
Ubile in lei , rimofsi gli impedimenti efìerni l e quejlo moto
none egli così veloce, come quel della naue ì
SIMP. Sin qui tutta cammina bene . %J\ia il reflo t
SALV. Cauatene in buonhora Ivltima confeguenza dapervoiy
fé da per voi hauetefapute tutte lepremefsc.
Voi
14* / Dialogo fecondo
$JMP* Voi volete dir per vltima concluJion,e,che mouendqfi quel-
la pietra d"vn moto indelebilmente imprcjfole ,\n;on l'è per la-
, filare, anzi e per feguire la nme ,fj in ultimo per cadere^*
nel mede/imo luogo, doue cade, quando la nane (là ferma ; e
così dico io ancora, che feguir ebbe, quando non ci fujftro im-
pedimenti ejìerni,cbe flurbafìero il mouimento della pietra— >i
dopò effer pofla in libertàri quali impedimenti fon due,Vvno
e lejfere il mobile impotente a romper laria col fuo impeto fo»
lo, ejfen dogli mancato quello della forza de* remi , del qualzs
era partecipe, some parte della nane , mentre era fu l'albero ;
l'altro è il moto nouello del cadere a baffo, che pur bifogna,cha
Jta d'impedimento ali * altro progrejjtuo,
$ALV. Quanto olì impedimento dell aria , io non ve lo nego , e_-»
quando il cadente fuffe materia leggiera ,come vna penna, ò
va fiocco di lana, il ritardamento farebbe molto grande , ma
in vnapjetra grau.ee piccolijjimoj E voi Jlejfo poco fd hauete
detto, che la forza del più impetuofo vento , nonbajìa a muo-
ver di luogo vna grafia pietra ', hqrpenfate quelche farà l'a-
ria quieta incontrata dalfajfo non più veloce di tutto'l naui-
lio; iutiauia, come ho detto , vi concedo qziefìo piccolo effetto ,
che può dependere da tale impedimento : fi come so , che voi
concederete a me, che quando laria fi. mouejfe con Vifleffa ve-
locita della maue, edelfajfo , l'impedimento far ebbe\ afloluta-
menìe nullo . Quanto all' altro del foprauegnente moto in—*
giù ; prima e manifesto, che quefti due, dico il circolare intor-
no al centro, el retto verfo'l centro , non fon contrari/ 3 ne de-
Jlruttiui Ivn dell'altro , ni incompatibili ; perche quanto al
mobile ei non ha repugnanza alcuna a cotal moto, che già voi
Jlejfo hauete conceduto la repugnanza ejftr contro al moto,che
allontana dal centro , e l'ihc. inazione verfo il moto , che au-
uicina al centro ; onde newffariamente fegue , che al moto, che
non apprefa, ne difcofla dal centro , nonba il mobile , ni re-
pugnanza , ne propenfione , ne in confeguenza cagione di
diminuirfiin lui la facultà imprt fagli ;eprche la caufa mo-
trice non e vna fola, chefìhabbiaper la nuoua operazione a
ìnlanguidire ; ma fon due tra loro difinte , ( delle quali li— »
grauità attende foto a tirare il mobile, al centro, e la virtù itn-
preffa a condurlo intorno al centro, non resla occajìone alcu-
na d'impedimento .
SIMP* Il difeorfo veramente è in apparenza afai probabile , ma
. in
Del Galileo. 143
in efènza turbato vn poco da qualche intoppo mal'ageuolea
fuperarfi; voi in tutto Iprogreffo battete fatta vna fuppofì-
zione, che dalla fcuola peripatetica, non di leggiero vi farà
conceduta , efèndo co/itraryffma ad Ari f otite, e quefta e il ■ ^f0ic5°- a"
prender, come cofa notoria , e manifefla, cbe'l proietto ftpara- n£ £ moff0 da
to dalproiciente > continui il moto per virtù imprecagli dal- virtù impref-
V ijìejfo proiciente , la qual virtù impreffa è tanto efofa nella— > fa,ma dal me-;
peripatetica f loffia , qu anio il pajf aggio d'alcuno accidente10 •
d'vnoin vn' altro fuggetio ; nella qual f loffia fi tiene3ccmc
credo , che vi fa noto, e bel proietto fa portato dal mezo,cht
nel noftro capì viene ad effer Varia ; e però fé quelfafo lajcia-
to dalla cima dell'albero douefe feguire il moto della naue,bi-
' fognerebbe attribuire taV effetto all'aria , e non a virtù im-
precagli; ma voi fupponete , che Varia non feguiti il moto
della natie, mafia tranquilla : oltre , che colui, che lo lafcia
cadere, non Vba a fagliare, ne dargli impeto col braccio, ma
deue femplicemente aprir la mano , e lafciarlo ; e così, neper
virtù imprecagli dal proiciente^ neper benefizio dell'aria pò-
tra il fajfo feguire l moto della naue , e pero refferà indietro.
SALV* Parmi dunque di ritrar dal vojìro parlare > che non vene»
do la pietra cacciata dal braccio di colui 3 lafua non venga** '
altrimenti ad e/fere vna proiezione .
$IMP. N on fi può propriamente chiamar moto di proiezione .
SALV. Quello dunque, che dice Arijìot. del moto, del mobìle,e del
motore de i proietti, non ha che fare ndnofìro propofito ; ejè
non ci ha che fare yperche lo producete i
tIMP. Troducoloper amor di quella virtù impreffa, nominata^
& introdotta da voi, la quale non effendo al mondo, non può
operar nulla, percheron entium nullas funt operationesj
e pero non folo del moto de i proietti , ma di ogn' altro , ebes
no fa naturale bifogna attribuirne Va caufa motrice al mezo9
del quale non fé hauuta la debita confider azione 3 e pero il
detto fn qui refìa inefficace .
SALV. Horsù tutto in buon'ora : ma ditemi, già che la vofìra in-
Jìanzaf fonda tutta fu la nullità della virtù imprejfa,quan-
do io vi habbia dimojlrato , cbe'l mezo non ha che fare nella
continuazion del moto de' proietti , dopo che fon feparati dal
proiciente , lafcierete voi in e/fere la virtù impreffa , òpur vi
moutretecon qualcti altf affatto alla fua deflruzione ?
\SIMP* Eimojfa l'azione del mezo , non veggp f cheftpojfa ricor-
rere ad
144 Dialogo fecondo
rete ad altro , che alla f acuità impreffa dal mouenìtJ •
SALV. Sarà bene,per leuare il più che fiapaffibile le caufe delVan*
darfene in infinito con le altercazioni , che voi quanto fi pub
diflint "amente /pianiate , qualfia l 'operazione del mezo , net
c&ntinuar'il moto al proietto .
SIMT. llproiciente ha il faffo in mano , muoue con velocità, e
forza libraccio , al cui moto, fi muoue non più il fajfu , cbt^
Operazione Varia circonuicina , onde il faffojnell e ffer' abbandonato dalla
del mczo nel ~ .,, . ? •» .\ r J-> .
continuare il mano ,Ji troua nell aria, che già Ji muoue con impeto , e da
moto al prò- quella vien portato : che, fé Varia non operajfe, ilfafso e A"
-ietto . drebbe dalla man o al piede del proiciente .
SALV. E voi fete fiato tanto credulo, che vifae la/ciato per/ua~
der quejìe vanità ,-mentre in voifiefso haueui ifenjida con-
Efperienze , e futarle, e da intenderne il vero? Però ditemi , quella gran—*
cagioni molte pietra , e quella palla d'artiglieria, che pofatafolamentefopra
contro alla-» vna fau0Ja reftaua immobile contro a qual/iuovlia impetuO'
cauta del mo- r r j i ■ ^ r^ ir a r r r a *~
co de'proietti, J° vento fecondo, che voi poco fa ajjermafie ,Je jujst fiata
poftada Ari- vna palla di fugherò ^altrettanta bambagia, credete , che il
botile . vento Vhauefse mofsa di luogo i
SIMP. xAnzi so certo , che Vhauerebbe portata via , e tanto più
velocemente-, quanto la materia fufse fiata più leggiera , che
per quejlo veggiamo noi le nugole e/ser portate con velocità
pari , a quella del vento Jiefso, che lefpigne .
SALV. E'I vento , checofa ti
SI MI?. Il vento fi definifee , non efser* altro, che aria mofsa,
SALV* Adunque Varia mofsa molto più velocemente , e'n mag~
gior dijlanza traporta le materie leggieriffme , che le gna~
uiffìme.
SIMP. Sicuramente*
SALV. *ZMa quando voi bauejle a fagliar col braccio vn fafso ,
e poi vnjiocco di bambagia , chi fi moucrebbe con più veloci-
tà , e in maggior lontananza l
SIMP. La pietra afsaifjìmo, anzi la bambagia mi cafeherebbea
i piedi.
SALV. <SMa ,fe quel che muoue il proietto , doppo Vefser lafciato
dalla mano , non e altro, che Varia mofsa dai braccio , e Varia
mofsa più facilmente fpigne le materie leggiere , che le grani,
€ome dunque il proietto di bambagia non va più lontano , e
più veloce di quel di pietra 1 bifognapure, che mila pietra re-
Jli qualchl coja oltre al moto dell'aria . Di più ., Je da quella
. traue
Del Galileo 7 145
tratte pende/se fo duefpagbi lunghi egualmente) e in capo del-
l'vnofufse attaccata vna palla di piombo , e vna di bambagia
•nell'altro., & amendueji ' aSontanafsero egualmente dal per-
pendicolo , epoi fi lafiia/sero in libertà: none dubbio, che l'v-
na, e l'altra fi mouerebbe ver/o' l perpendicolo, e che/pinta dal
proprio impentolo trapalerebbe per certo interuallo, e poi vi
ritornerebbe. Ma qual di quejii due penduti, credete voi,cbe
dura/sepia a muouerfi ', prima , che fermar/i a piombo?
$IMP. La palla di piombo andrà in quà,e'n là mille vólte,e que l-
la di bambagia dua, ò tre al più .
SALV. Talché queW impeto , e quella mobilità, qualunque fé ne
Jta la caufa ,più lungamente fi confierua nelle materie graui,
che nelle leggieri ; vengo bora a vn' 'altro punto , e vi doman-
do: perche l'aria non porta via ade/so quel cedro} ch'i su queU
la tauola /
SIMP. Per chi ella Beffa nonjtmuoue »
■SALV. Bifogna dunque, che il proiciente conferifea il moto alVa*
ria, col quale ella poi muoua il proietto . Ma fé tal virtù non
Ji pub imprimer», non fi potendo far paffar e vn3 accidente^»
d'vn fubbietto in vn altro, come può poffare dal braccio nel-
l'aria inone forfè Caria vn fubbietto altro dal brace io ?
SIMP. Rifponde/ì, che l'aria per non ejfer ne graue , ne leggiera
nella fua regione , è dìfpofia a riceuere facilijjìmamente ogni
impulfo, èT a conferuarlo ancora.
SAIàV. Ma fi i penduti adejfo , adejfo ci hanno molìrato , che il
mobile, quanto meno participa di grauità , tanto e meno atto
a conftruare il moto, come potrà ejfere, che l'aria, che in aria
non ha punto di grauità , ejìafola conferui il moto concepito?
io credo , e so che voi ancora credete al prefinte , che non pri-
ma Jì firma il braccio , che l'aria attor nogli . Entriamo ìyl-j
camera , e con vno feiugatoio agitiamo quanto più fi poffa—»
(aria ,* fermato il panno , conduca/i vna piccola candeletta
accefa nella stanza , o lafciuiji andare vna foglia d'oro vo-
lante, che voi dal vagar quieto dell' vna, e dell' 'altra, v'accor-
gerete dell'aria ridotta immediatamente a tranquillità. Io po-
trei addurui mille efperienze , ma doue non bajlajfe vna dì
quejle ,Ji potrebbe bauerla cura per difperata affatto .
SAG'Hj Quando Ji tir a vna freccia contrai vento , quanto è in-
credibil cofa, che quel filetto d'aria,fpinto dalla corda , vadia
al difpetto della fortuna accompagnando la freccia i Ma io
K ancora
t\6 Dialogo fecondo
ancora vorrei /opere vn particolare da Ariftot.pettl quaU3
prego il Sign* Simplicio} che mifauorifca di rifpofia . Quando
col mede/imo arco fujfero tirate due freccie, vna per punta al
modo confueto , e X altra per trauerfì , cioè pofandola per lo
lungo fu la corda , e così diBefa tirandola , vorrei J aperta»
qualdi ejfe andrebbe più lontana .fauoritemi ingrazia di ri-
jpojia ) benchì forfè la dimandavi paia più tojlo ridicola, che
altrimenti; e fcufatemi, perche io, che boycome voi vedeteyanzi
del groJfettOjche nox non arriuopiù in alto con la miafpetu*
latiua .
SIMP* Io non ho veduto mai tirar ìefreccieper trauer/ò,tutta*
uia credo , che intrauerfata non andrebbe, ne anco la ventefi*
ma parte di quel ch'ella va per punta »
SAGR. E perche fa ho creduto l'iftejfi, quindi e , che mi e nata oc*
cafione di metter dubbio tra' l detto d*<Ari/2ot. e l'efperienza ;
perche quanto aWeJperienza} s'io metterò fopr a quella tauola
due freccie in tempo y cbefpirì vento gagliardo y vna pòfata
per tifilo del vento , e V altra intrauerfata , il vento porterà
viafpeditamente quesla , e lafcierd Jiav V altra ; & il medefi*
mo par che douej/e accadere , quando la dottrina d"^4rifiotm
fujjè vera , delle due tirate con Varco : imperocché la trauerft
vien cacciata da vna gran quantità dell' aria moffa dalla cor-
da y cioè da tanta quanta e la fua lunghezza t douecbe l'altra
freccia non riceue impulfo da più aria , chefijia il piccoli/Jt'
mo cerchietto della fua grojfezza ; &io non so immaginarmi
la cagione di tal diuerfità, edejìdererei difaperla .
SIMP. La caufa mi par affai manifefia ; & e perche la freccia ti*
rataper punta ha a penetrar poca quantità d'aria, e l'altra ne
ha da fender tanta quanta e tutta la fua lunghezza.
SAGR* ^Adunque le freccie tiratey hanno a penetrar Variai Oh se
l'aria va con loro, anzit quella , che le conduce, che penetra*
zione vi può efiere ? non vedete voi , che a quejio modo bifb*
gnerebbe, che la freccia Jimouejfe con maggior velocità , che
l'aria (equefìa maggior velocità , chi la conferifce alla frec*
cialvorrete voi dir,che l'aria le dia velocità maggiore della fua
©ed'f?C u'mo- propria l Intendete dunque Signor Simplicio , che'l negozia
co de proietti, procede per V appunto a rouefcio di quel , che dice ^Aristotile ,
s non lo eoa- e che tanto efalfo , che'l mezo conferifea il moto al proietto 9
fenice . quanto e verot che egli folo e t che gli arreca impedimento ; e-»
mt e/o quejlof intendente fenza trouar difficoltà, che quandi
l'ari*
Del Galileo. 147
tariafimuoue veramente , molto meglio porta fico la freccia
per trauerfo , che per lo dritto, perche molta è l'aria, che la /pi-
gne in quella pofìura, epochiffima in quefia . Ma tirate con
l'arco, perche Variafià ferma , la freccia trauerfa percotendo
in molt'aria, molto viene impedita , e l altra per punta faci-
Ufi/imamente fupera l'ojiac ola della minima quantità d'aria t
che fé le oppone .
SALV. Quante proporzioni ho io notate in Arijlot. (intendendo
fempre nella filofofia naturale ) che fono non pur f alfe , niA
f alfe in manierat chela fua diametralmente contrariale vera,
come accade di quefia • tZMafeguitando il nofìro propojìto p
credo, che il Sig. Simp.refìi perfuafo , che dal veder cader la
pietra nel mede/imo luogo fempre , nonfipojja conietturare
circa il moto , ò la fi abilità della naue ; e quando ti 'detto fin-. »
qui nonglibafiajjey ci e V ejperienza di mezo , che lo potrà del
jlutto aj/icurare; nella quale ejperienza, al più che é potejfe,
vedere , farebbe il rimanere indietro il mobile cadente, quan-
do e1 f ufi e di materia afflai leggiera, e the Varia non feguijfe il
moto della naue ; ma quando Varia fi mouejfeton pari velo-
cita , niuna immaginabildiuerfiìtà fi trotter ebbe, ne in quejìa,
ne in qualfiuoglia altra ejperienza , come apprejflo fon per
drrui . Hor, quando in quefio cafo non apparijca diuerfitì
alcuna , chefideue pretender di veder nella pietra cadente*»
dalla fommità della Torre , doue il mouìmento in giro e alla
pietra non auuenùzio ,€accidentario, ma\naturale , ed eter-
no, e doue Varia figue puntualmente il moto della Torre, e la
Torre quel del globo ierrefire ì Hauete voi Sig. Simp. da re-
plicar altro /opra quefio particolare*
SIMP. Non altro, fé non,che non veggio fin quìprouaìa la mo-
bilità della Terra.
SALV. Ne io tampoco hopretefo diprouarla , ma filo di mofira-
re, come dall' ejperienza portata dagli auuerfary , per argo-
mento della fermezza non fi può cauar nulla ìji come credo
mofìrar dell'altre ,
SAGR. Digrazia Sig. Salutati , prima che pajfare ad altro , con-
cedetemi,^ io metta in campo certa dijflcultà, che mi fi è rag-
girata perla fantafia mentre voi flauìcon tanta flemma Jmi-
nuzolando al ^ign. Simplicio quefia ejperienza dalla naue i
ZALV. Noi fiam qui per dìfcorrerey & e bene, che ogn'vno muo-
ua le dijjicultà, cbtgiifouuengono , che quefia e lafirada per
K 2 venir'
Accidente
marauigliofo
nel moto de-*
proietti .
1 4 8 Dialogo feconda
venir in cognìzion del vero , Però dite .
SAGR. Quando fio, vero, che l'impeto, col quale fi muoue la nauep
resli impreffo indelebilmente nella pietra, dopo che s'efepara-
ta dall'albero , efiain oltre vero , che quejlo muto non arre*
chi impedimento , ò ritardamene al moto retto all' ingiù , na-
turale alla pietra , è forza, che ne feguavn effetto meraui*
gliofo in natura . Stia la naue ferma , efia il tempo della ca-
duta d'vn faffo dalla cima dell'albero due battute di polfo ;.
muoziafi poi la naue, .elafcifi andar dal medefimo luogo Vi*
Jfeffo faffo , il quale ,per le cofe dette , metterà pur' il tempo di
due battute ad arriuare a baffo , nel qual tempo la naue ha*
um v.g.faorfo venti braccia, talché u vero moto della pietra
farà fiato vna linea trafuerfale , affai più lunga della prima
retta, e perpendicolare , che e la fola lunghezza dell'albero 9
tuttauia la palla Vhauràpaffata nel medefimo tempo ; inten*
dafidinuouo il moto della naue accelerato affai più, fi che la%
pietra nel cadere dourà poffare vna trafuerfale ancor più IH*
ga dell'altra ; & infomma crefcendofi la velocità della, naue
quanto fi voglia, il faffo cadente defcriuerà le fuetrafuer-
fili femprepiù , e più lunghe , e pur tutte lepaffer.à nelle me*
defme due battute di polfo : $" a queBa fimilitudine , quan-
do in cima di vna Torre fufse vna colubrina liuellata, e con
efsafitirafsero tiri di punto bianco, cioè paralleli all' Orizon*
te , per poca, b molta carica:, chefidefse al pezzo, fi che lapaU
la andafse a cadere , bora lontana mille braccia ,- hor quattro
mila, horfei mila, hor dieci mila , <&c. tutti quejìi tirififpedi*
r.ebbero in tempi eguali tra di loro , t ciafcheduno eguale al
tempOjche la palla sfumerebbe a venire dalla bocca delpezzo^
fino in terra , lafeiata ,Jènz 'altro impulfo , cadere femplice*
mente giù a perpendicolo . Hor par merauigliofacofa., che-
nelVijìefso breue tempo della caduta a piombo, fino in terra »,
dall'altezza v»g*di ceto braccia, pofsa la medefimo paUa,cac-
siata dal fuoco, pafsarexhor quattrocento, hor mille,hor quat-
tromila, & hor diecimila braccia , fi che la palla in tutti i tiri
di punto bianca ,fi trattenga fempre in aria per tempi egualu
$ALV. La confider azione per lafua nauità è bellijfima,e quando
l'effetto fio vero, è merauìgliofo :edellafua verità io non ne
dubito : e quando non ci fufse l'impedimento^ accidmtario
dell' aria, io tengo per fermo, che, fé nell'vfcir la palla del pezzo
filafciafse eadefvtfaltra dalla medefimo. altezza giù apiom*
Del Galileo. 149
ho , amendue arcuerebbero in terra nel medefino inBaate ?
ancorché quella haueffe camminato diecimila braccia di dif:a-
za,e quejìa cento foìamente; intendendo , che il piano del!&
Terra fuffe eguale, che per Jìcurezza fi potrebbe tirare /opra
qualche lago . L'impedimento poi) cbepoteffe venir dall'aria,
farebbe nel ritardar il moto velocijjìmo del tiro. Hor,fe così
vi piace, vanghiamo alle foluzioni degli altri argomenti, già%
the il Sign.Sìmplicio rejìa (per quanto io mi creda) ben capa-
te della nullità di quejio primo , prefeda i cadenti da alto & ,
bajfo .
SIMP, Io non mifento rìmojfi tutti gli fcrupoli , e forfè il difet-
to e mio, per nan ejjèr di così facile, e veloce npprenflua,comt
il Sign. Sagredo . Eparmi, the quando quejio moto partici-
paio dalla pietra, mentre era fu V albero della naue,$ haueffe 9
tome voi dite, a conferuar indelebilmente in lei, dopo ancora^
cbefitrouafeparata dalla naue, bifognerebbe>cbejìmilmente9
quando alcuno , fendo fopra vn cauallo , checorrejfe veloce-
mente, ftlaf e iafle cader di mano vna palla , quella caduta in
terra continuaffeilfuo moto , efeguitajfe il corfo del cauallo»
fenza rejiargh a dietro , il quale effetto non credo io , che fi
vegga, Je non quando Colui , ch'ejul cauallo la gettajfe coru^
forza verfo la parte del corfo , ma fenza quejio, credo, ch'ella
re fiera in terra dou ella percuote .
SALV. lo credo , che voi v'inganniate d'affai ; efonjìcuro, chz^t
ly e/per ienza vi moftrerà il contrario , e che la palla arriuata ,
the fa in Terra, correrà infìeme col cauallo ^negli reflerà in-
dietro ,fe non quanto Vafprezza , <b" inegualità della fìrada
l'impedirà: E la ragione mi par pure affai chiara: imperocché,
quando voi,Jìando fermo , tit afte per terra la medt/ìm a pal-
la , non continuerebbe ella il moto anco fuor della voftra ma-
no i e per tanto più lungo interuallo , quanto la fuperfeiz^»
fufiepiu eguale , fi che v.g. fopra il ghiaccio andrebbe lonta-
nijjima i
SIMP. Quello non ha dubbio , quando io gli dò impeto col brac-
cio, ma nell'altro cafofifuppone , che colui , che e fui cauallo
la lafci foìamente cadere .
SALV. Cosi voglio io , chefegua: ma quando voi la tirate col
braccio , che altro rimane alla palla,vfcita, che ella vi è di ma-
no, che il moto concepito dal voftro braccio, il quale in lei con-
fettato , continua di condurla innanzi { bora , che importa 9
K 3 ebe
1 5 © Dialogo fecondo
che queir impeto fa conferito alla palla più dal vojfro Braccio,
che dal cauailo / mentre, che voijète a cauallo, non corre lau+
vofìra mano , & inconfeguenza la palla cosi veloce, come il
cauallo Jlejfo ! certo sii adunque nell' aprir folamente lama'
no , la palla fi parte col moto già concepito, non dal voflro
braccio ,per moto vofìro particolare, ma dal moto dependen-
te dall' ijiejfo cauallo , che vien comunicato a voi , al braccio ,
alla mano, e finalmente alla palla . Anzi voglio dirui di più,
tbexJe colui nel correre getterà col braccio la palla al contrario
del cor/a] ella arriuata, chefìa in terra,taluolta, ancorché fa-
gliata al contrario, pur feguiterà il corfo del cauallo, e taluol-
ta refìeràferma in terra ; efolamenteJìmuoueràalCoppofito
delcorfo,quando il moto riceuuto dal braccÌQ,fuperaJfe in ve-
locità quello della carriera . Et ì vna vanità quella di alcu-
ni, che dicono poterjì dal caualiere lanciare vna zagagliapet
aria , verfo la parte del corfo , e col cauallo feguirla, e raggiu-
gnerla, efinalmente ripigliarla * E dico vna vanità , per chi
a far, che il proietto vi torni in mano, bifogna tirarlo a\Vinsh
nel modo mede/imo, che fé altri Reffe fermo , perche, Jìa pure
il corfo quanto fi voglia vehee , purché Jia vniforme % <& il
proietto nonfìa vna. cofa leggierifjìma , fempre ricader à in—>
mano al proiciente, e fia pur gettato in alto quanto fi voglia*
SA GR. Da quejìa dottrina io vengo in cognizione di alcuni pro-
blemi affai, curio/i, in materia di quefti proietti ; il primo de*
quali dourà parer molto Brano al Sign. Simplicio : E ilpro-
ProMemi di- blemaì quefio . Ch'io dico , che è pojfibile, chelafciata cader
«crfi. e curiofi Jemplicemente la palla da vno, che in qualjiuoglia modo cor-
intorno a i ma ra velocemente , arriuata, che ellafiain terra, nonfolofegua
ti e proietti . fi C0TJq fa colui, ma di affai lo anticipi: il qual problema e con -
, nejfo con quefio , che il mobile lanciato, dal proiciente f opra- il
piano dell Qrizonte , può acquijìar nuoua velocità, maggiore
affai delia conferitagli da efjo proiciente , il quale ejfetto ho io
piu volte, con ammirazione ofjeruato , nello /lare a veder co-
> fioro , chegiuocano a tirar con le ruzzole , le quali fi veggo-
no , vfeite , che fon della mano, andar per aria con certa velo-
sita, la qual poi fé gli ac ere fc e af ai netf arriuare in terra, e fé
ruzzolando vrtano in qualche intoppo, che le faccia sbalzare
in alto , fi veggono per aria andar affai lentamente, e ricadu-
te in terra pur tornano a muouerfi con velocità maggior e^ma
quel che è ancora piùjirauagante, ho io ancora ojferuato , che
non
Del Galileo. 15 1
con folamcntc vano fempre più, velaci per terrai che par aria,
ma dì duefpazj , fatti amendueper terra , tal volta vn moto
nel fecondo fpazio e più veloce, ebe nel primo . Hor , che di-
rebbe qui il Sign. Simplicio ?
$IMP. ^Direi la prima cofa, di non bauer fatta cotale ojferuazio-
ne . Secondariamente direi , di non la credere ; direi poi nel
terzo luogo , che quando voi me ne accertale, e che demo/im-
tiuamente me l'infegnajle : voi fu/le vn gran Demonio »
SAGR. Di quelli però di Socrate , non di quei dell'Inferno . Ma
voi pur tornate fu quejlo infegnare; io vi dico , che quando
vnonon sa la verità da per fé , è imp off bile , che altri gliene
faccia fapere ìpojf) bene infegnarui delle cofe, che non fon, ni
vere, né f alfe , ma le vere , cioè le neceflarie , cioè quelle , ebe è
imponibile ad ejfer altrimenti , ogni mediocre difeorfo , ole sì
da fé y b è imponibile , che ei lefappia mai ; e così so , che crede
anco il Sign. Salutati: e però vi dico , che deiprefenti proble-
mi le ragioni fon fapute da voi, ma forfè non auuertite .
SIMP, Lafciamoper bora quejìa difputa, e concedetemi, ch'io dì'
ca, che non intendo, ne so quejle cofe , cbejt trattano t e vede-
te pur di farmi refiar capace de* problemi .
SAGT^ Queslo primo depende da vn' altro , il quale è ; onde au-
uenga, che tirando la ruzzola con lo fpago , affai più lonta-
no, &in confeguenza, con maggior forza va , che tirata con
la f empite e mano .
SIMP, Arijlotile ancora fa non so che problemi, intorno a que-
Jìi proietti ,
SALV, Sì , e molto tngegnofì, 4$ in particolare quello, ondeau-
uenga , che le ruzzole tonde vanno meglio , che le quadre .
SAGR, E di quejìo Sign, Simplicio non vi darebbe l'animo di fa-
pere la ragione, fenza altrui infegnamento t
SIMP. Si bene , fi bene ; malafciamo le beffe \
SAGR. Tanto fapete ancora la ragion di quefi 'altro* Ditemi
dunque ; fapete , che vna cofa , toejìmuoua , quando vien'
impedita fi ferma t
SIMP. Sollo , quando però l'impedimento è tanto , chebafli .
SAGR. Sapete voi, che maggiore impedimento arreca al rnobilz-j
l' bavere a muouerfi per terra, che per aria , effendo la terra—*
fcabrofa, e dura, e l'aria molle, e cedente i
SIMP. E perchè so quejlo, so ebe la ruzzola andrà più veloce per
aria , che per terra , talché il mio fapere ì tuito alloppojiio di
guel;cbevQÌjlimaui, K 4 Adagio
i i % Dialogo fecóndo
$AGR. ^Adagio Sìgn. Simplicio,. Sapete voi* che nette partì di
vn mobik , che giri intorno al fuo centro, fi ritrouanomoui^
menti verfo tutte le bande ? fi che altre afcendono , altre de*
fendono, altre vanno innanzi, altre all' indietro!
SIMP. La so , & Arijìot. me l'ha infegnato ,
SAGR. E con qual dimqftrazione , ditemela digrazia t
SIMP*. Con quella del Jènfo .
SAGR* ^Adunque Arijìot. vi ba fatto vedere, quel ebefenza lui
non bauerefie veduto i baurebbeu'eglipre fiato maiifuoioCf
shiì Voi voleùi dire, ebe Arijìot. ve Vbaueua detto , auuerti'
io, ricordato , e non infegnato . Quando dunque vna ruz~
zolafenza mutar luogo gira ìnfejlejfa , non parallela , wJ
eretta all' Qrizonte , alcune fue parti afcendono, le oppofle de»
fendono, lefuperiori vanno per un uerfo,, l'inferiori per il
contrario . Figurateui bora una ruzzola , che fenza mutar
luogo, uelocemente giri info jlejfa, efiia fofpefa in aria, echt
in tal guifa girando fia lafciata cadere in terra a perpendico*
lo , credete uoi, che arriuata, che ella farà in terra feguitsrà
di girare infefiefia, fenza mutar luogo,come prima t
SIMP. Signornò..
SAGR. rfMa che farai
SIMP. Correrà per terra velocemente*
SAGR. E uerfo. qua! parte i
SIMP.. Verfo quella dotte la porterà lafiua uertìginel
SAGR. Nella fua uertigine ci fon delle parti, cioè le fuperìorì,cfc£
fi muouono al contrario delle inferiori , però bìfogna dire &
quali ella ubidirà ;che quanto alle parti accendenti, e defeen^
denti , lune non cederanno ali altre , nel tutto andrà in già
impedito dalla terra, ne in su per ejfer graue .
SIMP. <Andrà la ruzzola girando per terra uerfo quella parte
doue tendono le parti fue Jùperiori.
SAGR. E perche non doue tendono k contrarie r cioè quelle , che
toccan terra l
SlMP. Perche quelle di terra uengono impedite ddU'aJprezza dei
tocc amento ,sìoedalliJlefiafcabrofità della terra, ma lefupe»
rioriydhefono nellar'n tenue, e cedente, fono impedite pochif
fimo , òmente, e però la ruzzola andràper il loro uerfo.
SAGR. Talché quellattaccarfi, per così dire , le parti di fiotto alla
terra, fa cfrelle refiano, efolofifpingono auanti lefuperion.
SALVo Epsrò+ quando, la. ruzzola- cadejè fui ghiaccio , ò altra
fuperfick.
Del Galileo i tf$
JuptrfickpuMtìfsima , non così bene /correrebbe innanzi, ma
potrebbe per auuentura continuar di girare in fe.flejfa,fen*
za acquiftar altro moto progrefpuo ..
SAGR. Efacil co/a , che casìfeguijfè ; ma almeno non costjpedi-
tamente andrebbe ruzzolando , come cadendo fu la fuperficis
alquanto a/pra . Ma dicami il Sign. Simpl. quando la ruz~
zola girando velocemente in fé Beffa vien la/ciata cadérti %
per chi non va ella anche per aria innanzi , come fa poh
quando e in terra ?
SIMp. Perche battendo aria di /òpra , e di fitto, ni quefiepartì*
ne quelle hanno doue attaccar/i , e non hauendo occafìone di
andar più innanzi, che indietro, cade a piombo .
SA G'J\. Talché la fola vertigine in fé fteflaffenz 'altro impeto,puo
fpigner la ruzzola, arriuatafche/ìa in terra a/fai velocemen-
te . Hor venghiamo al refìo. Quello fpago , che il ruzzolan-
te fi lega al braccio , e col \quale , auuolto intorno alla ruzzo-
la, t la tira, che effetto fa in e/fa /
SIMP. La cojìringe a girare in fé sle/ìa, per ifuilupparjt dalla-*
corda .
SAGR. Talché, quando la ruzzola arriua in terra, ella vi giu-
gne girando infejìefa , merci dello /pago . Non ha ella—»
dunque cagione in/e Jie/fa di muouerfì più velocemente ,pev
terra, che ella nonfaceua , mentre era per aria ?
SIMP. Certo sì ,perchèper aria non haueua altroimpulfo,chz^»
quel del braccia del proiciente, e fé ben haueua ancor la verti-
gine, que/ìa ( come fi e detto) per aria non /pigne punto , ma
arrìuando in terra al moto del braccio s'aggiugne la progref-
Jìone della vertigine , onde .la velocità fi raddoppia ; e già in-
tendo beni/fimo , che rimbalzando la ruzzola in alto , la/ita
velocità /cernerà , perche l'aiuto della circolazione gli manca*
€ nel ricadere in terra lo viene a r acqui/lare , e pero torna &
muouerfì più velocemente , che per aria . Rejlamìfoloda in-
tender , che in qu:fly fecondo moto per terra ella vadia più
velocemente>cbe nel primo, perchè così eUaft mouerebbe in in-
finito ^ccelerando/i fempre »
SAG !{. lo non ho detto a/ìolutamente , che que/lo fecondo moto
fiapìu veloce del primo, ma che può taluolta accader, cb'e'Jza
più veloce .
SIMT. Queslo e qudb , ch'io non capifco , e ch'io vorrei inten-
dere »
Mquefio
154 Dialogo fecondo
SAGR, E quefto ancora fapete per voi fleffo . Terò ditemi;quan~
do voi vi la folate cadérla ruzzola di mano, fenza che ella gi-
raffe in fé Beffa , che farebbe percotendo in terra ì
SIMP, Niente, ma rejierebbe quiui .
SAGR, Nonpotrebbyegli accader e,che nel percuotere in terra, elle
acquijiajfe moto i penfateci meglio .
SIMP, Se noi non la lafciajfimo cadere fu qualche pietra , che ba-
tieffe pendio, come fanno i fanciulli con le chiofe, e che batten-
do a sbiefciofu la pietra pendente,acquijìafie mouimento infc
Beffa in giro , col quale poi ella feguitajfe di muouerfì pro-
grejjiuamentein terra, nonfapreiin quaV altra maniera ella
poteffefar altro , che fermarjìdoue ella battejfe .
$A(jtR. Ècco pure, che in qualche modo ella pub acquiflar nuous
vertigine . Quando dunque la ruzzola sbalzata in alto rica-
de in giù, perche non pub ella abbatter/i 'a dare fu lo sbiefcio di
qualche fàfo fitto in terra , e che habbia il pendio verfo doue
è il moto, & acquiflando per talpercojfa nuouavertigine, ol-
tre a quella prima dello fpago , raddoppiar il fuo moto,e farlo
più veloce, che non fu nel fuo primo battere in terrai
SIMP. Hora intendo, che ciò può facilmente feguire . E vò con-
federando, che quando la ruzzola fi fac 'effe girare al cótrarioy
neirarriuare in terra , farebbe contrario ejfetto, cioè il moto
della vertigine ritarderebbe quel del proiciente .
SAGl{. E lo ritarderebbe, e l'impedirebbe tal volta del tutto,qua-
do la vertigine fujfe affai veloce . E di qui nafce lafoluzione
di quell'effetto , che i giuocatori di palla a corda più efperti ,
fanno con lor vantaggio ; cioè d'ingannar Vauuerfario col
trinciar ( che tale è il lor termine ) la palla ; cioè rimetterla—»
ton la racchetta obliqua ; in modo, che ella acqui/li vna verti-
gine infefìejfa contraria al moto proietto , dalchène feguita ,
che neìfarriuare in terra il balzo, che, quando la palla non gi-
raffe , andrebbe verfo Tauuerjario , porgendoli il confueto
tempo di poterla rimettere, rtfìa come morto , eia palla fi
fchiaccia in terra , ò meno affai del f olito ribalza*, e rompe ti
tempo della rimeffa . Ter quefìo anco fi veggono quelli , che
giuocano con palle di legno a chi più s'accojìa a vnfegno de-
terminato , quando agiuocare in vna Brada fa ffofa , e piena
, diintoppi, da far deuiafìn mille modi la palla , ne punto an-
dar verfo ilfegno , per nfuggith tutti , gettar la palla no ruz-
zolando per terra , ma dipofìaper aria , come fé baueffero a
gettare
Del Galileo.' s 155
gettare vna piafìra piana , maperche nel gettar la palla, ella
tfce di mano con qualche vertigine conferitale * dalle dita, tuè~
taucltacbe la mano Jì teneffef otto lapalla,come comuntmtn-
teji tiene, onde la palla nel percuotere in terra preffo al fegnò
trai moto del proic lente , e quel della vertigine -, /correr*, i It^a
affai lontana; per far , cV ella Jì fermi , abbrancano artifizio'
f amente la palla, tenendo la matto di [opra , e la palla ài fol-
to, alla quale nello fcappar vien conferita dalle dita la verti-
gine al contrario f perla quale nel battere in terra vicino al
Jtgno qmui fi ferma , o poco più auanti forre . Ma per tor-
nar'al prix cipal problema, che e fiato caufa di far nafeer que-
Jli altri ; dico , che epoffìbile , che vno moffo veloci/f imamente
Jilafa vf ir vna palla dimano,la quale giunta, che fìa in ter-
ra, non folo feguitt il moto di colui,ma lo anticipi ancora mo-
vendo/con velocita maggiore . E per vedere vn tal! effetto ,
voglio, che il corfojìa d'vna carretta , alla quale per banda di
fuori fìa fermata vna tauola pendente,/ che la parte inferio-
re reììi verfo i caualli , e la fuperiore verfo le ruote di dietro»
Hora , fé nel maggior corfo della carretta, alcuno , che vi fìa
dentro , lafcerà cadere vna palla giù per il pendio di quella—*
tauola , ella nel venir giù ruzzolando acquifera vertigine in
fejìejfa , la quale, aggiunta al moto imprtjfo dalla carretta-* ,
porterà la palla per terra affai più velocemente della carretta:
e quando fi accomodale vn' altra tauola pendente alVop-
po/to , fi potrebbe temperare il moto della carretta , in modo,
che la palla feorfa giù per la tauola , nell' arriuare in terra—»
reflajjè immobile , O' anco taluolta correjfe al contrario
della carretta . cMa troppo lungamente ci Jìam partiti dalla
materia , e fé il Sign. Simplicio re/la appagato della foluzìone
del primo argomento , contro alla mobilità della terra ,pre/o
da 1 cadenti a perpendicolo , fi potrà venire agli altri»
SALV. Le digrefjioni fatte fin qui, non fon talmente aliene dalla
materia , che fi tratta , chefìpojfan chiamar totalmente /pa-
rate da quella ; oltreché dependono i ragionamenti da quelle
cofe, ebefi vanno demando per lafantafìa , non a vn foiosa
a tre , che anco di più difeorriamo per nofìro gufìo , ne Jìa-
mo obhgati a quella grettezza, che farebbe vno , che ex pro-
fello tratta/e metodicamente vna materia, con intenzione
anco di publicarla. Non voglio, che il nofìro Poema fi astrin-
ga tanto a quella vniià , che non ci lafci campo aperto per gli
epijodi/,
V
15 £ Dialogo fecondo
gpifodij , per ìintroduzion de' quali dourà ballarci ogni pie»
colo attaccamento ,e quafìchenoicifufjìmo radunati a contar
fauole , quella fìa lecito dire a me , eoe mi farà fouuenire il
feniir la vojlra .
SAGR. Queflo a me piace grandemente) e già , che noifìamo m
quefìa larghezza , fìamì lecito, prima che p affare più innan-
zi, ricercar da voi Sign. Saluiati ,fe mai vi è venuto penfato
■qualfìpojfa credere , chefìa ìa linea deferitta dal mobile gr a'
zie naturalmente cadente dalla cima duella Torre a baffo , e Jc
vi hauete fatto fopra rejiejfione , ditemi in grazia ilvofìro
pen/ìero .
SALV. Io e3 ho taluolta penfato , e non dubito punto, che quandi
altri fujfefìcuro della natura del moto , col quale il graue de'
feendeper condurfì al centro del globo terre/ire , mefcolanda
poi col mouimento comune circolare della conuerfìon diurna^
Jìtrouerrebbe precifamente qual forte di linea fìa quella , che
dal centro della grauità del mobile vien deferitta nella compo*
Jìzion dì tali due mouìmenti .
SAGR. Delfemplice mouimento verfo il centro dependente dalla
grauità, credo, che fìpoffa ajfolutamentefenza errore credere^
che Jìa per linea retta, quale appunto far ebbe,quando la terra
fujfe immobile *
SALV. Quanto a queRa parte, non folamente pojjìamo crederla,
ma Vefperienza ce ne rende certi .
SAGR. CMa come ce ne affìcura Vefperienza ,ft noi non veggia-
mo mai altro moto , che il compojlo delli due circolare, £r in
giui
SALV. <Anzipur Sign. Sagredo non veggiamo noi altro, che il
femplicein già ; auuenga che V altro circolare comune alla—*
Terra, alla Torre, & a noi rejla impercettibile, e come nullo,
efolo ci rejla notabile quello della pietra non participato da
noi, e di queBo ilfenfo dìmófira, chefìa per linea retta , ve-
nendo fempre parallelo allajleffa Torre , che fopra la fuper-
Jìcie terre/Ire è fabbricata rettamente, & a perpendicolo.
SAGR. Hauete ragione, e ben troppo dappoco mi fon dimojìra-.
to, mentre non mefouuenuto vna cofa fi facile ; magia, che
queflo e noiijjìmo , che altro dite voi di defìderare, per inten-
der la natura di queflo mouimento a baffo ?
SALV» Non bafìa intender , che fìa retto, mabifognafapere,fe
Jìa uv#àfQrm£, o pure difforme ; sioe , fé mantenga* xfemprz^
vn'iììeffa
Del Galileo I 157
vrììftejja velocità , h pur fi vadia ritardando, o accelerando »
SAG1{. Già e chiara, cbefivà accelerando continuamente.
SALV. Ne quejio bafia, ma conuerrebbefapere fecondo qual pro-
porzione fi faccia tal accelerazione : problema , che fin qui
no credo, che fia fiato faputo dafitofofo,ne da matematico al-
cuno;ancorche dafilofofi, & in particolare peripatetici ,fie-
no fiati volumi intieri, egrandijfimi fritti intorno al moto,
SIMP. Ifilofofifi occupano fopragli vniuerfali principalmen-
te ; trouano le definizioni, & ipiu comuni sintomi , lafcian-
do poi certe fottigliezze, e certi tritumi, che fon poi più tofio
furiofità, a i matematici: & AriJiot.fi e contentato di defini-
re eccellentemente , che cojafia il moto in vniuerfale; e delia-
cale mofirare i principali attributi , cioè, che altro e naturale,
altro violento , che altro ìfemplice, altro e compofìo, che altro
e equabile , altro accelerato ; e dell'accelerato fi e contentato di
render la ragione dell' accelerazione , lafciando poi l'inuefii-
gazione detta proporzione di tale accelerazione, e di altri pia
particolari accidenti al mecanico , ò ad altro inferiore artifia .
SAGR. Tutto bene Sign. Simplicio mio . Ma voi Sign. Saluiati
calandoui taluolta dal trono della maefià peripatetica , hauete
maifcherzato intorno alV ìnefiigazione di quefla proporzio*
ne dell accelerazione del moto de' graui defcendenti i
SALV. Non mi e fiato bifogno dipenfarui , attefoche V accademi-
co nofiro comun* amico,mi mofìrogià vnfuo trattato del mo-
to , doue era dimofirato quefio, con molti altri accidenti '■> ma
troppo gran digrefjìone farebbe , fé per quefio vokfiìmo inter-
romper ilprefente difcorfo , ( che pure ejfo ancora e vna di-
grefjìone) e far come fi dice, vna commedia in commedia.
SAGR. Mi contento d'ajfoluerui da tal narrazione per alprefen-
te, con patto però, che quefla fia vna delle proporzioni rifer-
uata da efaminarfi tra le altre in altra particoìar feJJìone,per-
ebe tal notizia e da me defideratiffima : & intanto torniamo
alla linea defcritta dal graue cadente dalla fommità della—»
Torre ,fin o allafua bafe .
SALV. Quando il mouimento retto verfo il centro della terra fuf-
fe vniforme , ejfendo anco vniforme il circolare verfo Orien-
te ,fi verrebbe a comporre di amendue vn moto per vnalinea
fpirale , di quelle definite da Archimede , nel libro delle fut*>
fi ir ali : che fono, quando vn punto fi muouevniformemente
Jopra vna lima retta } mentre ejfapztr'vniformementefi gira
intorno
La linea de-
fcrittadal ca-
dente natura-
le, fuppofto ii
moto della ter
ra,cìrca'l pro-
prio centro ,
farebbe pro-
babilméte cir-
conferenza di
cerchio .
158 Dialogo fecondo
intorno a vn de ifuoi eHremi punii fijfo, come centro del fu»
riuolgimento . Ala perche il moto retto del grazie cadente , ìt
continuamente accelerato } ì forza , che la linea del compoHo
dei due mouimentì , fi vadia fempre con maggior proporzio-
ne allontanando fuccejjiuamente dalla circonferenza dì quei
cerchio , che haurebbe difegnato il centro della grauità della
pietra , quando ellafujje refiata fempre fopra la Torre : e bi-
fogna , che quejìo allontanamento fui principio Jia piccolo f
anzi minimo, anzi pur minimi/fimo , auuengacbe il grauz^0
defeendente, partendo/? dalla quiete, cioè dalla priuazion del
moto a baj/o, & entrando nel moto retto ingiù , e f anca , che
pafjìper tutti i gradi di tardità , che fono tra la quieie,e qual-
Jiuoglia velocità} li quali gradi fono infiniti : Ji come già a
lungo Ji e di/co rfo , e conclufo .
Stante dunque, the tale Jia ilprogrejb dell1 accelerazione , & ef-
fondo oltre dì rio vero } che ilgraue defendente va per termi-
nare nel centro della terra , bifogna, -che la linea tkljuo moto
compojìojia tale , che ben Ji vadia fempre con maggior prò*
porzione allontanando dalla cima della Torre , òper dir me-,
glio, dalla circonferenza del cerchio descritto dalla cima della
Torre , per la conuerfion della terra, ma che tali difcojìamen-
ti fieno minori, e minori in infinito , quanto meno , e meno
il mobile Ji troua efierfifcojiato dal primo termine douepofa-.
zia. Oltre dì ciò e neceffarìo, che quejìa tal linea del moto com-
pofio vadia a terminar nel centro della terra . H or fatti que»
Jli due prejuppofiì , venni già deferiuendo intorno al centro
A. coljemìdiametro A\B. il cerchio BI, rapprefentantemi il
globo terrefire , e prolungando il femidiametro <A\B. in G,
defcrijJìV altezza della Torre BG. la quale portata dalla—* *
terra, fopra la circonferenza BI. defenue con lafua fammi- '
tà Varco CD. diuifa poi la linea GA. in mezo in E. col cen-
tro E. ìnteruallo EG. deferiuo il mezo cerchio GIÀ. per il
quale dico bora , che afiai probabilmente fi può credere , cbt~*
vna pietra cadendo dalla fommhà della Torre G. venga mo-
uendofi del moto compofto del comune circola? a , e delfuo
proprio retto; imperocché fegnando nella circonferenza GD,
alcune parti eguali Ci7. J^'G. GH. HL. e da i punti F.
G.H.L. tirate verfo il centro A. linee rette, le parti di ejfe in-
iercettefrà le due circonferenze GD. BI. ci r appr e fenter an-
no fempre la medefima Torre GB, trafportata dal globo ter-
re/ire
Del Galileo : 15?
tejlre verfo DI. nelle quali linee i punti dotte effe vengono
f egate dall'arco del mezo cerchio CI. fono i luoghi doue di
tempo in tempo la pietra cadente Jìritroua : li quali punti fi
vanno fempre con mag- *
gior proporzione allon-
tanando dalla cima della
Torre, che è quello }che fa,
che il moto retto fatto Iti-
go la Torre , ci fi mofira
fempre più , e più accele-
rato; vede/i ancora, come
merci della infinita acu-
tezza dell'angolo del co-
tatto dell'i due cerchi DC
CI. il difcoflamento del
eadente dalla circonfere-
za CFD. cioè dalla ci-
ma della Torre , e verfo il principio piccolijjìmo, che e quanta
a dire il moto ingiù ejfer lentifjimo , e più , e più tardo in in*
finito, fecondo la vicinità al termine C. cioè allo fiato della—»
quiete ; e finalmente s'intende , come in vltimo , tal moto an-
drebbe a terminar nel centro della terra <^4.
SAGR. Intendo perfettamente il tutto , nìpojfo credere, chél mo*
bile cadente defcriua col centro della fua grauità altralineat
cbevnafimile .
SALV. Ma pian o Sign . Sagredo , che io ho da \portarui ancora—»
tre mie meditazioncelle , che forfè non vi difpiaceranno . La
prima delle quali e , che fé noi ben consideriamo, il mobile non w »>» «
fi muoue realmente d'altro, che di vn moto fèmplice circolare, m.m-,.1- ,.:„,
•/» 1 r r 1 m- • f te aaIla cima
fi come quando pojaua Jopra la Torre pur si muoueua di vn della Torre.fi
moto femplice, e circolare . La feconda e ancora più bella,im- muoue per la
perocché egli non si muoue punto più , b meno , che fé fufiL~> circonferenza
re/lato continuamente fu la Torre, ejfendo chea gli archi Non^muo-
CF. FG. GH. <&c. che egli haurebbe pajfati /landò fempre ue più,nème-
fu la Torre fono preci] amente eguali gli archi della circonfe- no, che fé fuf-
renza CI. rifondenti fittogli Jlef/ìCF. F.G. G.H. ère fé reflato la-.
dolche nèfeguita la terza merauigìia , che il moto vero, e reale Sli: ,.
della pietra non vien' altrimenti accelerato, ma e fempre equa- moto Cqliabi-
hle y <ÙX vniforme , poiché tutti gli archi eguali notati nella— * le , e non ac-
tirconferenza CD. à'i loro Qorrifpondentifegnati nella cir- cekrato .
confe-
léó Dialogo fecondo
conferenza CI. vengono paffati in tempi eguali ; falche noi
venghiamo Uberi di ricercar nuoue caufe di accelerazione >o dì
altri moti , poiché il mobile,tanto Jlando fu la Torre , quanto
feendendone , fempre si muoue nel modo medesimo , cioè cir-
colarmente con la medesima velocità , e con la medesima vni~
formità . Hor ditemi quel che vi pan di quella mia biz,*
zarria }
. SAGR. Dicoui r che non potrei a baslanza con parole efprimef
quanto ella mi par marauigliofa : e per quanto alprefente mi
Jirapprefenta all' intelletto ■> io non credo t che il negozio pajjl
altrimenti; e volefie Dio,che tutte le dimojìrazioni de jìlofojì
bauejfer la metà della probabilità di quejia . Vorrei bene per
mia intera fodisf azione fentir laproua , come quelli archi fo-
no eguali .
SALV. La dimolìrazion e facilijjìma . Intendete ejfer tirata**
quella linea IE. Et ejfendo il femidiametro del cerchio CD,
cioè la linea CA. doppio del femidiametro CE. del cerchio CI
farà la circonferenza doppia della eirconferenza,& ogn'arco
del maggior cerchio doppio di ogni arcojìmile del minore : &
in confeguenza la metà dell" arco del cerchio maggiore , eguale
all'arco del minore * E perche l'angolo CEI. fatto nel centro
E. del minor cerchio , e che injìjiefu l'arto CI. è doppio del-
v l'angolo CAD. fatto nel centro A. del cerchio maggiore , al
quale futtende Varco CD. adunque l'arco CD. e. la metà del-
l'arco del maggior cerchiojìmile all'arco CI. e però fono li due
archi CD* CI. eguali;e neli'ijìejfo modo Ji dimojlì erra di tut-
te le parti . Ma che il negozio, quanto al moto de i graui de-
f tendenti, proceda così puntualmente, io per bora non lo vo-
glio ajfermare;ma diro bene,chefe la linea defcrittadal cadète9
non e quejia per l'appunto , ella gli e fommamente projjìma ,
SAGR. Ma io Sign. dalmati vòpur bora conjìderando vn altra
co/a mirabile, e quejia è, che ,Jìanti quefìe confi derazioni , il
moto retto vadia del tutto a monte , e che la natura mai non
Moto retto Jeneferua , poiché anco queli'zfo, che da principio glifi con-
par del tutto cedette , che fu di ridurre al fuo luogo le parti de i corpi inte-
ei io in na" grali ,quando fuffero dal fuo tutto fep arate, e pero in praua
difpqfìzione coflituite , gli vien leuato } & ajfègn.ato pur al
moto circolare .
SALV. Qu e/lo fegu irebbe neceffariammte, quando Jìfujfe conclu-
do il globo terre/ire muouerji circolarmente } cofa , che io non
pretendo
Del Galileo. tòt
pretendo, che /la fatta , ma follmente fi e andato fin q&}) &jt
andrà confederando la forza delle ragioni', che vengono afe'
gnate da i jìlofojì per prona dell 'immobilità della terra , delle
quali quejla prima pH'tfi da i cadenti a perpendicolo patifee k
diffcultà , chehanete fentite :. le quali non so di guanto mo-
mento fieno par/è al Sign. Simplicio , e pero prima chepajfre
al cimento degli altri argomenti , farebbe hene,cb'ei producef
fé ,fe cofa ha da replicare in contrario -
$JMP. Quanto a quefìo primo >> confe[Jh veramente hauer fentì-
to varie foìtigliezze , alle quali non haueuo penfato , e come
clye elle mi giungono nuoue, nonpoffo hauer le rifpojle così in
pronto , ma quejìo prefo dai cadenti a perpendicolo, non lb&
per de ipiii gagliardi argomenti per l'immobilità della terra >
e non so quello, che accadeva dei tiri dell'artiglierie, e ma-fimi
di quelli contro al mòti ) diurno ,
$AGT{. Tanto mi defic fajìidio il volar de gli vccelli , qtìàM'o mi
fanno diffìcultà le artiglierie 7 e tutte le altre efperienze arre-
cate di fopr a , ^M a quefìi vccelli , che ad arbitrio loro vola-
no innanzi, e'n dietro . e rigirano in mille modi , e quelcb<Lj
ihiportapiu, (tanno le bore intere fofpefi per aria, quelli dico
vii fcompigliano lafantafìa , ne so intendere , come tra tante
girandole e no-n ifmarrifeano il moto della terra , o cornee*
poffin Uner dietro a vna tanta velocità, ebe finalmente fupe-
ru a parecchi , e pirretebi doppi il lor volo *
£ ALV. Veramente il dubitar voji'ro non è fnzà ragion? , e forfè
-il Copernico slejfo non ne douette trottar fioglimento di fua
intera fodisf azione ; e perciò per auueniura lo tacque, fé ben'
.meo nellef'ammar Maitre ragioni in contrario fu affai conci-
fo , credo per dirizza cC ingegno , sfondato fu maggiori, e più
alte contempi* zioni -, rtel modo , ebe i konipbco fi muo-uono
per l' import u/i.0 abbaiar de i picciol cani ■. Serberemo dunque
l'injlanz-a degli vcceili in vltimo,e'n tanto cercheremo di dar
fùdisfazionc al Sign, Sirtipl. nell'altre, col mof ì r ar gli almo dj
[olito , che egli fìejfo ha le foluzioni in mano , fé. bene non fé
n'accorge . E facendo principio da i tiri di vola ! a , fatti col
mecìef imo pezzo ,poluere,epalla,l'vnO Verfo Oriente, e l'altro
VcrJÒ Occidente, dicami qu al cofa f la quella , che lomuouea
credei e, che l tiro verfo Occidente (quando la rcuoluzion^*.
iiurna fujfe del ghbo terrestre ) dourebbe rmfeir piudunga
Ajfai, che l'altro verfo Leuante ,
. L Muoitàmì
Motiiio per il
quale par che
'1 tiro d'arti-
gtieria_> verfo
ponente deb-
ba riufeir più
lago che quel
lo veri© le-
uance .
Efperienza, di
vna; carrozza-
corrente--» per
vedere la dif-
feréza de. tiri..
iti Dialogo fecondo
SIMT".. ^Muouomi a così credere, perchè nel tiro verfo Leuan~
te, la palla mentre,) che e fuori dell'artiglieria , vien feguita-*
daWijhjfa artiglieria ,la quale portata dalla, terra, pur velo-
cemente corre verfo la, medefìma parta , onde la caduta della
palla in terra vien poco lontana dal pezzo ..All' incontro1 nei
tiro oc.ciden tale,, auanti, che la palla percuota in terra, il pez-
zo Jìì ritirato ajjai verfo Leuante,onde lofpazio tra la palla*
e 7 pezzo-, cioè il tiro, apparirà più lungo dell altro , quanta
farà fiato ilcorfo dell' artiglieria, cioè della terrat nftempijbe
amen due le palle fono fiate per aria*
SALK. lo vorrei ,. che noi trou affimo qualche modo dì faryvn t-*-
efpevienza chrrifpondeteial motodi qttejìi proietti, come queU
la della: naue al, moto de i cadenti da alto > a baffo, , e va peti"
v. fando la maniera*.
SAQ'H». Credo,che prona, ajjai accomodata farebbe il pigliare vna'
carrozzata f coperta , <è* accomodare in effavn balejlrone da
bolzoni ameza eleuaziane , accia iltiro riufcijfe ilmaflìmo di
tutù , e mentre icaualli corre/fero ,, tirare, una volt a verfo la
parte doue fi correre poivny altra verfo la contraria , facen-
do beni/fimo notare douefttroua la carrozza in quel mome-
to di tempo, chél bolzone fiacca in terra , fi nell-vno , come:
nell'altro- tiro ;.che così potrà, vederfiper appunto quanto l'v*
no. riefee maggior dell altro,,
SlMPo. "Farmi ', che. tale efperienza fio. molto accomodata ; e non
ho dubbio, cbel tiro,cioe,che lofpazio tra la freccia , e douefl
troua lacarrozzanelmomento,che la freccia/i ficca in terra,,
farà minore affai, quddo fi tira verfo ilcorfo della carrozzar
che qua do fi tira per loppofitoSìa per e/èmpio il tiro ìnfefief-
fo trecento braccia, e 'l.corfo. della carrozza , nel tempo, che il
bolzone fìà per aria, fia braccia cento , adunque tìrandoft
verfo il corfo. delle trecento braccia del tiro, lacarrozzetta nt
pajfa cento, onde, nella percof a del bolzone in terra, lo Jpazio
tra effo, e la carrozza farà braccia dugentofolamente,. ma-*1
all'incontro nell altro tiro correndo la carrozza al contrari»
del bolzone , quando il bolzone harà pajfate lefue trecento
bracciale la carrozza le fu a cento altre in contrariofa diflan*
za trapoBaJitrouerà effendi braccia quattrocento ••
SALV. Sarebbec'egli modo alcuno per far, che quejìi tiri rìufcifferfr
eguali l
SIM&*. Zq fionfagrdaltrfffjiodogcbecolfar^ar ferma lacqrroz*
m+ Q2eJ<»
Del Galileo. 163
SALV* Queflojìsà , ma io domando facendo covre? la carrozza.
a tutto corfo.
S1MP. Chi non ingagliardife Varco ,nel tirar fecondo ilcorfò:ì 4
poi Vindebolijfeper tirar contro al corfo .
SALV. Ecco dunque,che pur ci ì qualch' altro rimedio. Ma quan-
to bifognerebbe ingagliardirlo di più , e quanta poi indebo-
lirlo i
SJMP. NelVefempio nojlro doue battiamo fuppoHo, the l'arco ti-
ruffe trecento braccia ,bifognerebbe per il tiro verfoil corfo in'
gagliar dirlo tJì che tirajfe braccia quattrocento , e per l'altro
indebolirlo tanto , che non tir afe più di dugento, perchè così
fvno, e V altro tiro riufc irebbe di braccia trecento inrelazio*
ne alla carrozza ,ìa quale col fuo corfo di cento braccia , che
ella fottrarrebbe al tiro delle quattrocento, eVaggiugnerebbe
a quel delle dugento, verrebbe a rìdurgli amen due al/c**
trecento*
SALV. Ma , che effetto fa nella freccia la maggior , ò minor ga»
gliardia dell'arco i
SIA1P. L'arco gagliardo la caccia can maggior velocitaci più de-
bole con minore; e Vtfleffa freccia va tanto più lontano vntt
volta) che l'altra, con quanta maggior velocità ella ifcedMa
cocca Vvna volta, che l'altra.
SALV. Talché per far, che la freccia tirata tanto per Yvno, quan-
to per V altro vtrfo, s'allontani egualmente dalla carrozza—»
corrente, bifogna, che Je nel primo tiro dell' efempio propoflì
ella fi parte v*g. con quattro gradi di velocità, n di altro tiro
ella fi parta con duefolamente : ma fefì adopra il medtfimo
arco da ejfo ne riceue ftmpre tre gradi ..
• SIMP, Cosi e ; e per queflo tirando con l'arco medtfmo, nel corfo
dtlla carrozza , t tiri nonpojfon riufeire eguali .
SAL V. Mi ero f cor dato di domandar , con che velocità fi fuppo-
ne , puf in quefla efperienza particolare , che corra la car-
rozza .
SI AJP. La velocità della carrozza bifogna fupporla di vn grado
in comparazione di quella dell'arco , chtèlre ,
SALV. Si , sì, così torna il -conto giù fio . Ma ditemi , quando la
carrozza corre, nonfimuouono ancora con la medejìma ve-
locità tutte le co fé, che fon nella carrozza l
SIMP. Senza dubbio.
• S ALV. ^Adunque il bolzone ancora , e Varco » e la corda +fu /.*-»
«- quale e tefo * JL 2 Cosi e%
.,.
1 6 4 Dialogo fecondo
. SIMP. Coste*
SALF. adunque nello /caricare il bolzone verfi 'ii cor/o detlzs
^arrazza ,. l'arco imprime ìfuoi tre gradi di velocità in vn—*
bolzone,, che ne ha già vn grado , merce della carrozza , che
•ver/ò, fucila parte con tanta velocità" lo porta ; talchi ncll'v-
fair della cocca e' fi trotta con quattro gradi di velocitalo1 al-
l'incontro , tirando per l'altro verfo, il mede/imo arco confe-
rì/ce i fvoi medefirm.tr tgravdì in vn h ilzone, che.fi muove in
contrario-con vn grado, talché nel fepararfi dalla corda, non
vdireflano altim ,. che dua foli gradi di velocità.. Ma già voi
fiapO'haiM^e- depo/ìa, che per far e i titieguai'z,. infogna , che il
. bolzone fi * parta vinta volta con quattro gradi yeValtra con—*
due , adunque) fenza 'mutar^arco^ X.iRejfo corfo della carroz-
s . \ za è quello? che aggiufìa le partite , e l esperienza e poi qveUay
O&s che le figtììku coloro y che non vokficro fa non poteffero ejfer
capaci della ragione . H ora applicate quejìo difeorfo all'arti-
Scioglie lì' ì'ar*?-^ .gìienia , e ■■troverete, che mimuafi 'la terra :,.- ò Hia ferma, j tiri
«omento pre- fatti dalla medefima forza , hanno a riufeir fempre eguali
to dai tin d ^ : z^f0-^ai£u0,r^a parte indrizzatì vt L'error.editArijtotiky
'irridi.! criii ve?" : *■ *» i' *
fo lluaute , «* ' ■ ' i£h '-'^ clomeQ,di Ticonc^voJè^óyrdi'tnttigUakri^b^pmicttrt-
verfo ponea--- • qveUa>fi£à, k imLetcTat^impyefiione r che ha tevrafiia ferma. y
t£_ • dilla quale nota, vi potete > b fapete fpogliare , ne anco qvan-
. do volete fbfofare di quel che feguirekbe ,pofto che la terra Jt
<- . ■ tno-ue/Se-yè così nell'altro argomento non confidevando i% cht^r
mentre, che la pietra e fu la Torre, fa circa il muouerfiy ò non?
muover fi, quel che fa il globo terre/Ire, perche hauetefijfo nel-
la mente, e lie. la terra firn ferma, ■> dif correte intorno alla ca-
duta del fisfjh fempr^ mmc , fi; fi pagti/Jc dalla quiete., dovey
che bfùgn&dtte ,fc. la tenta Uà firma , il fajfo fi parte dalla,
quiete-, ef bende perpendicolarmente; mafie la terrafirnvoue^
la pietra alt-refi fi muove con pari velocità , ne fi parte dalla?
quiete) ma. dai -moto eguale a quel della terra , col quale me*
fola il fopravegnenie ingiù , e ne compone vn trafverfale,
SIMP.. M'a Dìo àvono*} come , fé ella fi muove trafuerfalmente. >.
la veggo io rniAn-'Vcxflretia:-nents-,- e perpeniìso'lafmentei que-
?A . Jìo-'h pvr.e vn negars.il fenforj/sanifcfio.ps:finonfidcue era-
ì v, ' Aere alfenfoper. quat aHrarpwtafi 'deve entrare afilofofare t"
SALlr. Ri/petto alla terr.®rsMa.Torre:, e>anoi,,chetvttidi confer-
va ci moviamo col moto diurno infieme , con la pietra, ilmoi-
• - p ! *' ìa diurno , ì come fé non fvffe , refiainfenfibile , refi a impep^.
fattikik^
Del Galileo. |*J
tenibile, efinza azione alcuna, e filo ci rejtd tifferuabile quel
moto , del quale noi manchiamo , che, ì il venire a bafio lam-
bendo la Torre . Voi non fiete il primo -, the finta gran re-
pugnanza in apprender quejìo nulla operarci moto tra le co-
fé y delle quali egli è comune -
£AGR. Hora mi fouuiene di certo mio fantafìicamento , che mi
pafsò vn giorno per l'immxginatiua , mentre nauigaua nel
viaggio di Aleppo, dotte andaua Cófolo della nofira nazione, ^ y® *)ta"jJe
t forfè perir ebtiejfer di qualche aiuto , per efplicar queflo nul- per moi|.raer jj
la operare del moto comune , & ' effir, come, fi non fujfe per nulla fperare
tutti i participanti di quello , e voglio , fé così piace alSign, dei moto e».
Simpl.difiorrerfieco quello,cbe alUrafantajlicaua da me filo, «une t
SIMP, La nouìtà delle cofi, che finto , mi fa curiofo, non -che tol-
lerante di afioliare tperò dite pure.
SAGR. Se la punta di vnapennada fcriuere f <cbe fufie fiata m
naue per tuttala mia nauigazione da Venezia fino in Alefi
fandretta , hauejfe hauuto f acuità di lafiiar vìfìbd figno di
tutto il fuo viaggio j che vejìigio, che nota3 che linea baurefc*
S brtfUa.lafiiatai '.
jSIMJP. Haurebbe lafciato vna lìnea diflefa ddVenezia fin U,n&
perfettamente diritta , oper dir meglio , difltfa in perfetto ar-
co di cerchio , ma duuepiù, e doue meno fìejfuofa, fecondo, che
il v 'affètti fujfe andato, or più , or meno fluttuando ;ma que-
Jlo in/le tterfi in alcuni luoghi vn braccio, o due, adejira, o a
finiflra, in alto, o a bafo , in vna lunghezza di molte centi-
naia di miglia, piccola alterazione hartbbe arrecato ali inti.ro
tratto della linea , fi che a pena farebbe flato finjìbile ; efinza
error di momento fi farebbe potuta chiamar* vna pariti
d'are oper fitto .
&AGR. Sicbt il vero ,vero, verijfimo moto di quella punta dipa-
na farebbe anco fiato vn'arco di cerchioperfato j quando il
moto del vajfello , tolta la fluttuazion dell'onde ~, fujfe flato
placido , e tranquillo . E fi hhauejfi tenuta continuarne a te
i >qudla mtdefma penna in mano , e folamentef haueffì'taluol-
, ta mojfa vn dito , o due in qua, ò in là : quaV alter azione ba-
rello arrecata a quel fuo principale , elunghijfimo tralto i
SIMP. Minore di quella, che arrecherebbe a vna linea retta, lun-
ga mille bracciali declinar in varij luoghi dall 'afiòluta retti-
.tudwe,quanto^ vn occhio di pulce .
£AGR. Quando dunque vn pittore,nelpartirfi dal porto, hauejfi
L $ wmin~
t€6 Dialogo fecondo
€&>mnéatù}& difegnar fopra vna carta con quella penna ,e co-
tmuato-t ìt dìfegno\ fino; im AUJfandretta , haurebbe potuta
eauardakmoto di quella: vninteraji'oria. di molte figure per*
fèllamente, dintor.nàte:,. e tratteggiate per mille , e mille. verfir
cmpaejì, fabbriche, animali, &T altre cofe,fe ben tutto, il ve-
ro, realeify ejenzial'mouimentofegnato. dalla punta di quel»
la penna, non farebbe, fiato altro,, che.vna ben. lunga, mafem*
plicijjìma lineai. E quanto alVoperazionpropria del pittore p
llifiejjo a capelta haur.ebbe delineato , quando la. naue.fuJpL^»
fata- ferma: ^ Che poi del moto lunghijjìmo della penna, non
vefiialìro veftigio, che quei tratti fegnatifu là carta, la cagio»
neneìl\eJfereftatoilgranmoto,da&enezàamA
comunedélla. carta > e della penna?, e ditutta quello, che era ini
naue ; Mal moti piccolini* innanzi, e*n\dietroyazdeJìra >,£&'
af nifi'r a ^.comunicati dalle, dita del pittore alla penna:, e. non*
al fòglio;, per. ejjer propri/ di quella, potettero lafciarrdifeve-
, . . . fiigiofu la carta, che a tali mouimenti reflaua immobile.Così
parimente e. vero, che mouendbf la. terra, il.motà della pietra
weLvenire.abajfo:3ÌLjìato;realmente:vn lungo, trattoci molte
centinaia >j!X anco ai moltemigliaia: di braccia, efèhauejJL^
. v. potuto Jegnarein. vn'aria:fìabilé , ò altra fuperficie* , iHratto
delfuo corfo, hauerebbe tajciataz vna: lunghijjimalinea.tr af-
sterfalè ima quella parte ditutto queftòmoto;,cbeìcomum^*>
delfaJfo^dla:Torre,edinoi,ci.refÌainfenfbilè,eco
fujfe, efolo rimane ojferuabile quella parte, della quale, ne la
Torre , ne n.oifiamo partecipi, che è in fine quello h con ch&
la pietra cadendo^rmjura: la; Torre*»
$A&V* Sottilijlimo-penjìero per ejplicar quefio punto ajìai dijficfc
elle, per ejlèt capito da molti» Hor , fé il Sign.. Simplicio non
> vuol replicar, attiro-, pojjiàmo poffare ali y altre efperienze , lo
feioglìmento delle quaìt,riceuerà non poca ageuolezza.dall<L&
cofe dichiarate fin qui »
$£M7B. Io non: ho che dir altro, fa' era mezaaftrattoju queldije-
gno,e:fuVpenfàrey comequei.tr attitirati per tanti verjì, di
qua, dì tìy imsù) in giù, innanzi, in dietro, intrecciati con~j>
centomìlatriiortole, non fono; in ejfenza,erealì[Jìmament?~*
altro) che pezzuolidi vna linea fola tirata,tuttapenvn ver/a
meàejìm&yfenzdverun'altra: alterazione,che.'A.declÌnar dal
tmtfoìdirittiffimotalùolìavnpochettino r adefrai e ajihiftra9
« BmuQuerJtla: punta della penna, or più veloce y&orpm
ì tarda»
Del Galileo T ìfj
farda, ma con minima inegualità . E considero , ehexnel me-
defimo modo Ji firmerebbe vna lettera , e cbequejli fcrittorì
più leggiadri, che per moBrar la fiioltezza della mano, fenza
fiaccar la penna dal foglio, in vnfol 'inatto Regnano con mil-
le , e mille rauuólgimentt vna vaga intrecciatura > quando
fujferoin vna barea , che velocemente fi or r effe conuerìireh-
bevo tutto il moto della penna , che in ejfenza è vnafolaiinea.
tirata tutta verfo la mede/ima parte , epochiffìmo infleffa9ò
declinante dalla perfetta drittezza, in vn ghirigoro , Et ho
gran gu fio , che ti Sign. Sagredom' babbia.de/lato quefiopen*
Jìero ipero fegutiiamoànnanzi, chela fperanza di poterne^»
fentir de gli altri vniterrà piuMttento »
$AGR. Quando voi Ùauefìe auriofttà di fentir di Jìmili ar*
guzie ,cbenonfouuengono così a ognuno, non cene.manca- SottHieze ak
no , e majjime in quejiacofa dellanauigazione;enon vi par- fai inlìpide ì-
rà vn bdpenfiero quello jche mi fouuenne pur, nella medejì- ironicamente
ma nauigazione i quando mi accorfi,che l ' albero éellamauè, <<jette,!e canate
fenza romperjt /opiegarfi ,baueua fatto più viaggio son ^alc[QjQ^aQl"-'
gaggia , cioè con la cima ,-cbe col piede ? perche la cima ejfindo .
più lontana dal.centro della terra, che non è ti piede , veniua,
Ad hauer.defiritto v filare odi vn cerchio maggiore del cerchio,
per il quale erapajfato il piede Ì
SIMJK^E.cojì^uandvribuomo.cammina fa più viaggio cól ca*
pò, che co i predi '**
£AGR. Lbauetedapervoi Beffo , e di vqfiro ingegno penetrata
btnijjimo . Ma non interrompiamo ti Sig. òaluiatt ,.
$ALV. Mi piace di veder, che il Stgn. SimpLcioJi va^ddefiran»
do , fi però il penjìero èfuo , t£ non Tua imparato (da certo li"
brettodixondufioni ^douenefonoparecchialtrinon men—*
vaghi, e arguti . Segue ,r€he noi parliamo Udiartigl cria erèt-
ta a perpendicolo fopra l'Orizonteicióèdd tiro verfo il nojbro /Inflanjacon-
vertice , e finalmente del ritornn:del/a spalla pei \ì0efia.lmea,:tro^moto di
fopra liftejfo pezzo, ancorché n élla lunga dimora , che ellafià "J110. dd }*-*
feparata dal pezzo y la terra T babbia per molte miglia portato &à\ .(tir0 per_
verfo Leuante; e par, che per tanto fpazio Mourebbe la palla pendicolare_>
cader lontana dal pezzo verfo Occidente; ilchenon^accade-; dcU'^Vrtiglie-
adunque l'artiglieria fenza ejfirfì màfia l'ha affrettata . La-> Vèm l 1 ouc •
Joluzione èl'ifìejfa, che quella della pietra cad.en.e dalla Tor- Jgf fnfffnS^
re ; e tutta la fallacia , e ì equiuocazioneconfìfie nel fippor mofuiindò l'~
Jèmpreper vtro qudlo che} in qui filone; perche ìauuerfario e^uiuoco»
L 4. ba
srtf 8 Dialogo fecondo
• ha fempre fermo nel concetto , che la palla fi parta dalla quie»
te nel venir cacciata dal fuoco fuor del pezzo; e partirfi dallo
flato di quiete non pub ejfier,fie nonfiuppofla la quiete delgloba
terreflre, cìm'èpoi la èoncìufione di che fi quijltoneggia; replico
per tanto , che quelli, che fanno la terra mobile, rispondono 9
(he l'artiglieria, elapalla, che vie dentro particip ano ilmede-
wtomoto, che ha laterra^ anziché quefìo infieme con lei ban-
n'eglinoda natura, e che pero la palla non fi parte altrimenti
dalia quiete ;ma congiunta col fuo moto intorno al centro, il
quale dalla proiezione insù, non le Vienne, tolto, ne impedì"
io ;.& in tal guìfa figurandoti moto vntuer fiale' fletta terra v
tjerfio Oriente fiopra l'ijlejfiopezzodi continuo fi mantiene, fi
nelV alzar fi, come nèlfitom& ,;e ìifteffò vedrete voi accader e9
facendo Vefperienza in nane di vna palla tirata in su a per-
pendicolo-con vnabalefìr a, là quale ritorna nelVifieffo luogo]^
muouàfi la naue,òflia ferma»
"■ " SAGR. Que&o fodisfà benijfimo al tutto * ma perchebh veduto p
che il Sign, Simplicio prende gufilo di certe arguzie da chiappa*
( comejidice ) il compagno, gli voglio domandare ,fe fiuppo-
Akra folaz * « fi0 $èr b°ra, chela T erra filià ferma > e fiopra ejfia l artiglieria
ne alla mede- ' eretiaperpendicolarmentexe drizzata al noftro Zenit, egli hot
àraainftanza „ difficultà nejfitna in intender , che quello e ilvero tiro a per*
pendicolo , e che la palla nel partir/i , e nel ritorno fità per afte
darperlifleffa linea retta,intendendofiemprerimojjt tutti glk
impedimenti efie#mf;&accMmtari/.\
SIMP, Io intendo) che il fatto deuafiucceder coslper appunto*
$AGJ{. Ma quando tartiglierìaJlpiantaJfe,non a perpendicolo^
ma inclinata verfio qualche parte-, qualdourebbe efier'ilmot&
della palla ? andrebbe ella forfè r come nell'altro tiro per la~*
linea perpendicolare,e ritornando anco poi per Viftefifia i
$IMP. Quetìo non farebb 'ella, ma. vficita del pezzo fieguiterebbt
ilfiuo moto per la linea retta y che continua la dirittura della
canna, fenon in quanto il proprio pefo la farebbe, declinar da
tal dirittura verfio terra .
SAGR. Talché la dirittura della canna e la regolatrice del moto
Proietti conti1 dellapalla : ne fuori di tal linea Jìmuoue, òmuouerebbe, fie'l
nuano.il mo- • < pefo proprio non la faceffe declinare in giù > epero poJlalcL**
to£ei- la linea tanna a perpendicoh,e cacciata la palla in su, ella ritorna pev
gue la direnò £0$a linea retta ingiù , perche il moto dellapalla dependén.»
oe del meco ^ H dalla fua granita) e ingiù per la mede/ima perpendicolare^
> 1 tkvim-
Del Galileo r
il viaggio dunque della palla fuor del pezzo, Corinna la dirit- fie^e coJpr?-
tura di quella particella di viaggio , ctie ella ha fatto dentro al iCiente , men-
pezzo : nonjti così / tre con effo e-
SIMP. Così pare ame. ranocóguinti,
SA \}R . Bora figurateui la canna eretta a perpendicolo, e che la—»
terra Ji volga in fé (ìejfa co'l moto diurno , e /èco porti V arti-
glieria-, duerni qualfarà il moto della palla dentro alla can~
na, dato cbejijìa fuoco i
SIMP. Sarà vn moto retto, e perpendicolare, ejfendo la canna-*»
drizzata a perpendicolo .
SAGR. Confidiate bene, perch'io credo, ch'e* non farà perpen di-
colare altrimenti: farebbe bene a perpendicolo ,fe la terra fìef-
fe ferma, perche cosi la palla no haurtbbe altro moto, che quel-
lo , che le venijfe dal fuoco . <SM a quando la terra giri , la—>
palla, che e nel pezzo, ha ejfa ancora il moto diurno, talchi fo-
prauuenendole ìimpulfo del fuoco, ella cammina dalla culat-
ta del pezzo alla bocca di due mouimeti, dal compoflo de qua- r> a \
li nerifulta, il moto fatto dal centro della grauità della palla t]r,jne della_I
ejfere vna linea inclinata . E per più chiara intelligenza,Jìa terra , la palla
neir artiglie-
ria eretta a_»
perpendicolo,
non fi muoue
per linea per-
pendicolare ,
ma per vna in
cimata.
l artiglieria AC. eretta,
& in ejfa la palla E. e
manifeììo, chejiando il
pezzo imobile, e datogli
fuoco , la palla vfcirà
perla bocda A. & ha-
urà co'lfuo centro , ca-
lcinando per il pezzo ,
defcritta la linea perpe-
dicolare E A. e quella—*
dirittura andrà figuì-
tadofuor dtlpezzo,mo
uendofiverfo il vertice.
Ma quando la terra— >
andaffe involta, & in w •**
confeguenza [eco porta fé V artiglierìa, nel tempo , che la palla
tacciata dal fuoco fi muoue f] e per la canna , l 'artiglieria por-
tata dalla terra , palerebbe nel Jìto T>E. e la palla B. nello
sboccare far ebbe alla gioia D. & il moto del centro della pal-
la, farebbe fiato fecondo la linea ED. non più perpendicola-
re ma inclinata ver/o Levante} e donando ( come già s'è con*
Ì70 Dialogo fecondo
citi/o) continuar la palla ilfuo mofoper l'aria fecondo la dì*
jrezion dtl moto fatto nel pezzo jl muto figa ira conforme al*
Vmclinazion della linea £cD.e-cosìnon farà altrimenti per*
pendicolare, ma inclinato verfo Leuante , verfo doue ar. cor '4
€ amina il pezzo; onde potr 'àia \pallaftguire il moto. della ter*
ra , e del pezzo . Hof eccuui Sign. Simplicio, moslrato, come
il tiro , che p arena .douer'effef.a perpendìcolo, non e altri*
menti* w
SIMT, -lononreflo ben capace di qziejto negozio ,e voi Signor
lSàluìatiì
SALV. Jo ne reftoin parte; ma vi ho non sòchefcrupolojheDfo
woglia, ch'io lo fappìa fpiegare , :E mi pare , che conforme a
quejlo ychefiì detto ., quando il pezzo fia a perpendicolo, eia
ter rajì muoua, la palla mon i/olonon.baurebbe a ricader, co*
me vuole Ariftotile, ;e Ticone,iontana dal pezzo verfo Occi*
dente ,ma ne anco,come voletewoi, fopra il pezzo, anzi affai
lontano verfo Leuante; perchìtconfouxnejalìa vojìra efpUca*
zione,ella haurebbe due moti Jìi qudlmoncordementela cac*
perebbero verfo quella parte {dot il moto comune della terra,
the porta V artiglieria, e la palla da GA«~ver/ò ED. & il fuo-
co , che la caccia perla linea inclinata 'BD . .motiamenduL-*
verfo Leuante, *epero fuperiori/al moto della terra..
SAGR. Nò Signore. Il moto, che porta la palla verfo -Leuante»
■vien tutto dalla terra, <& il fuoco non ve ne ha parte alcuna,
ilmoto, che fpìgne la palla insàì tutto delfuoco,ne vi ha che
far punto la terra ; e che fia vero ,non date fuoco , -.che .mai
non vfeirà la palla fuor del pezzo , ne pur \jì .alzerà vn ca*
pello, come ancora fermatela terra ,?edate jfuoco^ ila pallai»
fenza punto inclinarft ,-andrà $er Ma perpendicolare*, Ha*
wendo dunqueìa palla due moti, vno in su , ei' altro Un giro,
de' quali fi compone il trauerfaU BD.l'impulfo in sii ,§.tutto
del fuoco , il circolare vien tutto dalla terra, &m quél della
terra e eguale ; e perche gli èeguaìetla palla fìmantien fempr.e
a perpendicolo fopra la bocca dell artiglieria , e finalmente. in
quella ricade ; e manienendojì femprefopra la dirittura del
pezzo , appari/ce ancora continuamente fopra il capo di chi è
vicino al pezzo ,e pero ci pare, ebe èlhgiujio a perpendicolo,
falga verfo il nofìro vertice.
SlMP. A me rejia vn'altra difficultà , &eycheper éjfetfil mdfo
■della palla nclpe^zo vèlocyjìmOinonparpoJfìbile^che in quél
momento
Del Galileo r zjt
momento di tempo la trafpofìziom delt artiglieria da CA. in
ED. conferifca inclinazion. tale alla* linea trafuerfale CD,
cb emerce di ejfa ,la palla poi per ariapojfa tener dietro al cor fi
della terra ..
SAGR. Voi errate in più conti ; e prima Vinclìnazion della traf-
uerfale CD. credo, chejìa. molto maggiore di quello , che voi
vi immaginate-, perche tengo* fenza. anòbio, chela velocità del
moto terrestre , non foto fitto £ equinoziale, ma nel. noflr»
parallelo ancora fa maggior che quella della palla ,.mentre^*
Jìmuoue dentro al pezzo'Ji che l internatio CE. farebbe ajfo-
lutamete maggior e* che tutta la lunghezza delpezzo,e l indi-
zi azione della trauerfale , maggiore in confeguenza dimezza
angolo retta : maxofia poca, ojia molta la velocità delia, ter-
ra, in comparazione di queUa del fuoco , quejìanon importa,
niente, perche y fé la velocità della terra e. poca , & in confi*
guenzapoca Un din azione della trafuerfale; di poca inclina'
zione ci e anco di bifogna , per far che la palla continui di
mantenerli \ nella fua volatafopra il pezzo . Et infomma , fi
voi attentamente andrete conjiderando, comprenderete,che il
moto della terra,cdl trasferir fica il pezzo da C A. in ED.cÓ~
ferifce alla trafuerfale CD. quel di meno, o di più mclinazio--
ne, che fi ricerca per aggiuslare il tiro al fua bifogno .. ^Ma
errate fecondar lamente , mentre vokfte riconofcer la f acuità
del tener dietro la palla al motadtlla. terra, dall'impeto dei
fuoco , e ricadete ne/Terrore ,. inche par euaefer'incorfo poca
fa il Sign. ò aiutati '■ ,. perche il tener dietro alla terra el'anti-
chiffimo, e perpetuo motopartieipato indelebilmente, & infe-
parabilmente da ejfa palla ,came da cofa terrejire,e che per fua
natura lopojfìede, e lo pojfederà in perpetuo ..
$ALV. Quietiamoci pur Sign. Simplicio,, perchè il negozio cam-
mina giuflamente così y & bora daquejio difcorfo vengo a
intider la ragione di vn problema venatario di quejii imber-
tiatori , che. con l'archibufa ammazzano gli vccelliper aria ; Imberciatoti»
e perche io mi era. immaginato, che per corre rvccello,férmafic?mQ,*mm^~
fero la mira lontana dall' vccello , anticipando per certo fpa-\x per&ayia„ ?
zio , e più, o meno feconda la velocità del volo, e la lontanan-
za delìvecello^accio, che [parando, ^7 andando la palla a di-
rittura della mira, venijfe ad arriuav nellijiejfo tempo alme-
defimo punto, ejfa ctilfuo mata, e VvcceUo col fua valo,e così
Jl incanir afferò ,* domandando advno di loro 7fe la lor pra-
tica,
17* Dialogo fecoftcìo
tica fu {fetale , mirifpofedi nò, ma che l'artifizio era affai
• . più facile, eficuro; e che operano rullo jiejfo modo per appun-
to, che quando tirano all' vccello firmo ; cioè , che aggiujiano
la mira ali vccel volante, e quello co'l muover l'archibufo va*
no feguitandó, mantenendogli fempre la mira adojìo fin che
fparano e che così gli imbercialo , come gli altri fermi : bifo-
gna dunque, che quel moto , benché lento, che l'archibufo fa
nel volgerli, fecondando con la mira il volo dell" vedilo, fi co*
munichi alla palla ancora, e che in ejfa fi congiunga con l 'al-
tro del fuoco ; fi che la palla h abbia dal fuoco il moto diritto
in alto , e dalla canna il declinar fecondando il volo dell' vc-
tello tgiu/ìo, come puf bora fi e detto deltiro fi artiglieria; do-
ue la palla ha dal fuoco l'andare in alio vtrfo il vertice, e dal
moto della terra il piegar verfi Oriente, e di amendue farne
vn compoBo, cbejeguail corfo della terra,echea chi la guar-
da apparifcafolo di andare a dritto in su , ritornando per la
medejima linea dipoi in giù . Il tener dunque la mira conti-
ttuamenteindirizza.ta\verfo lofeopofà , .cheti. tiro va a ferir
giujio , £per tener la mira a fegno , fé lo feopo Bà fermo, an-
%' fc'orì'(L> e0 canna conuerrà , cheji tenga ferma ; e fé il berzaglìojì
l'iattanza pre muouerà , la canna fì Urrà a fegno: co'l moto; e di qui depen-
£a da 1 tiri d'- de la propria rifpoBa all'altro argomentodel tirar con l'arti-
artigli ena ver glieria al berzaglio, pojìo verfo M ezogiomo, o vtrfo. Setten-
fo mezo gior- trione ; dotte fi infìaua , che quando la terra fi mouelfe , i tiri
«io, e traino a- • r • 1 1 ■ n • ■ ■*/» ^ • ? jT »
€aaa ( ! riujcirebjber tutti cojtieri ver/o Occiaente , penne nel tempo ,
. the la palla vfeita del pezzo va per aria alfegn&j.quetioporta-
, to verfo Leuante 7 fi lafcia la palla per Ponente .'. Ri/pondo
dunque , domandando ,fe aggiuntata , cbejijia l'artiglieria
M fegno y e lafciata fìar così, ella continua a rimirar fempri^
l'ijiejjò fegno , muouaji laterra, ofiia ferma ? Cmuien ri-
fpondere, chela mira non fi muta altrimenti , perche , fé lo
fcopojìà fermo t l'artiglieria parimente fià ferma f e fé quel-
lo portato dalla terra fi muoue, muouefi con l'ifiejfo tenore
l'artiglieria ancora, e mantenendo fi la mira, il tiro riefcefem-
pre giù fio ; come per le cofe dette di fipra è mamfejìo .
SAG'R. Fermate vnpoco.in grazia Sig. Saturati.,, fin che io propa-
ga alcun penjìero , che mifiè moffo intorno a qzielìi imbercia-
toti d'vccelli volanti , il modo dell' operar de' quali , credo che
Jìa qual voi dite t credo cbel' effètto, parimente fegua del fe-
tfirì'vccUloi ma non mi par già ,. che tale operatone fìa del
tutto
Del Galileo 7 173
fatto conforme a quefla de i 'tiri dell' artiglierìa , lì quali deb*
bon colpire tanto nel moto del pezzo , e dello fcopo , quanto
nella quiete comune di amen due : e le dijformiià mi paion — »
quefìe . Nel tiro dell'artiglieria , effa-, e lo fcopo Jì muouono
con velocità aguale , fendo portati amendue dal moto del glo-
bo terre/ire j e fé ben talvolta l'effer il pezzo piantato pia
verfo il Polo, cheilberzaglio, & in confeguenza il fuo mota
alquanto più tardo-, come fatto in minor cerchio, tal differen-
za e wfe/fìbile,pcr la poca lontananza dal pezzo al fegno i
ma n ci uro dell imberci ator e il moto dell arclnbufo , col quale'
va fcgu itand o Ivscello e tardiflimoan comparazion del vola
di quello ; dal che mi par che nefeguiti , che quelpiccol 'moto r
che tonferifct il volger della canna alla palla , che vi e dentroy
non pvfiuy vfcita che ella e , multiplicarfì per aria, fino alla—*'
velocita del volo ddlvccello, in modo che ejfa palla fegli man-
tenga fempre indirizzata ; anzi par ch'e debba anticiparla, e
tafeiar/ila alla coda: a-jgiiigncfì ' , che in quejlo atto, l'aria per
la quale dtbbe pajfàr la palla , non Jì fuppone , che babbia lì
moto dell' vccello ; ma ben nel cafo dell'artiglieria, ejfa, el ber-
zaglw , t :l\ii ria intei media partecipano egualmente il moto
vmuerfal diurno . Talché del colpire dellimberciatore crede-
rà, che ne fu/fer cagioni , oltre al fecondar il volo col moia
della canna, V anticipai lo alquanto, con tener la mira innan-
zi, £r oltr a ciò il In ar ( com'io credo ) non con vna fola pal-
la , ma con btion numero di palline, le quali allargar/ doji per'
aria ? oscupanofpazio affai gra>. de , & oltre a queffo » l'ejire-'
ma velocita con la qtiale dall' vfcita della canna Ji conducono
ali vcctllo r
SALV. Et seco di Gzh'ntu il Volo dell'in gem ó del Sz</. Sagr. anti-
■ • ir'
cipa, e preuitne la tardità del mio, il quale forfè hartbbe au-
UertìU quejle difparità,ma nonfenza vna lunga applicazion
di mente . Ora tornando alla materia , ci re/la no da confule-
rar' i tiri di punto bianco verfo I,<cuà"U,c ver folPon'tP^i pi i-
mi de' quali, quando la terra fi muove Ife dourebbon riufeir Rffpofta al-
ftmpre alti fopra il berzaglió, e i fecondi baffi; auuengache le argomento
parti della terra Orientali , per il mulo diurno ?Jì Vano conti- *y pimto bià-
nvamète abboffando fotto la tangente parallela all' Orizonte, Co, Orientali,
che pero ci appari/cono le Stelle Orientali eleuarjì, & all'in- & Occkteiita-»
conirt) le parti Occidentali fi vengono alzando , onde le Stelle " 4
Oc-àdQntalì mojlrano di abbaffarfr-, e pero i tiri, che fon ag-
giupù
Soluzione dd
l'inflanza pre-
fa da i tiri ver
fo Leuante , e
verfo Ponete.
I legnaci del
Coperti. trop*
pò largamen-
te annettono,
come vere al-
cune propor-
zioni a(ìfaidub
foiofe .
*74 Dialogo fecondo
giù flati fecondo la detta tangèie allo feopo Orientale ('il qual
mentre la- palla vien perla tangente fi, abboffa ) doutrebber
riufeir' alti , egli Occidentali baffi, mediante l'jilzamento del
berzaglio}mentre la palla corre per la tangcnie;la nfpojla ìfì-
mde all'altre ■> perchè fi come lo feopo Orientale per il moto
[della terra fi va continuamente abboffando fatto vna tan-
gente , cberejìafe immobile ; così anco il pezzo perla medefi-
.ma ragione fi va continuamente inclinando , e feguitando di
rimirar fmpre V ijìejfo feopo ; onde i tiri ne rie/con giufii .
xlMa qui mi par' opportuna occafione di auuertir .certa lar-
ghezza , che vien fatta forfè con fouerchia liberalità da i fe-
guàci del Copernico alla parte auuerfa;dicodi concedergli, co-
me Jicure , e certe, alcune esperienze , che gli auuerfary vera*
mente non hanno mai fatte; come v.g. quella dei cadenti daU
ì albero della naue , mentre e in moto , & altre. molte ; tra le
quali tengo per fermo , che vnafta qitejìa del far proua , fé i
tiri d 'artiglieria Orientali rie] cori alti, egli Occidet ali baffi; e
perche credo , che. non riabbiano mai fatta ,, vorrei che mi di-
ceffero qual dmerfità e' credono, che fi dourebbe feorgere tra
i medejìmi tiri,poJìa la terra immobile, òpojiala mobile; epet
loro rifponda adeffo il Sign.. Simpl.
SIMP. Io non mi voglio arroger e~di rijponder così fondatamen-
te , come forfè qualche altro più intendente di me ; ma diri*
quello , che penfo così ali improuifo > che ri fionderebbero ; che
f in effètto quello , che già e fiato prodotto*; cioè, che quando
la terraJimoueffe,i tiri Orientali riufeirebber fempre alti}te) e,
dolendo , come par verifimile, muouerfi la palla per la tan-
gente >
$ALV. Ma s'io dicejjì, che così fegue in effetto , come far ejle a fe-
prouareil mio detto ?
SIM \P, Qonuerrebbe venir1 all' efperienza per chmrirfene ,
SALV, Ma credete voi , che Ji trouaffe bombar dier così pratico f
chetoglieffe a dar nel berzaglio ogni tiro , nella diffama v*g,
di cinquecento braccia (
SIMP, Signor no ; e credo , che non farebbe alcuno per efperto ,
chefujfe , che Jì prometteffe di non errar ragguaglzatamente
più d'vn .braccio ,
SALV, Come dunque ci potremmo con tiri così fallaci off curar*
in quello , di che dubitiamo i
$IMP. ÀJotremmQciaj/rtcurar'm due mcd.;l\no co'ltir^r molli
tirìi
Del Galileo. 175
tiri ; e l'altro , perchè ?i /petto alla gran velocità del moto della
terra la, deuiazion dallo fcopo ,. farebbe per mio parer gran-
dijjima .
SALI . Kjì\\ndiffìmar cioè affai più dyvn braccio , già che il varia*
di tanto? & anco dipiùji concede , cheaccafcbi ordinariame-
te anco nella quiete delglobo terre/ire .•
SIMp. Credo fermamente > che la variazion farebbe ajfai mag~
giore ~
SALi^. Hor voglio , eh e per noff roguflo facciamo co sì alla gr offa
v ti poco di calcolo rfe così vi piace , che ci fruirà anco ( fé il
computo batterà, come /pero) per auuertimento di non. fé ne
andar in altre occorrenze r come fi dice > così falcimente prefo
alle grida y e porger lajfenfy a tutto quello 7. che prima ci fi
rapprefenta alla font afta . E per dare ancora, tutti ì vantag-
gi a i "Peripateci, e Ticonici,voglio,che ci figuriamo effer fotto
• l Equinoziale per tirar con vna colubrina di punto bianco
verfo Occidente al berzaglio fn cinquecento braccia di difì'an-
za . Prima cerchiamo così ( come ho detto ) a vn diprejfb >
quanto può effere il tempo nel quale la palla vfeita dal pezzo
giugne alfegno ; chefappiamo ejfer breuifjimo , fòt aljicuro-
non e più di quello nelquale vn pedone cammina duepaffiy e
qutjto e ancor manco di vn minuto fecondo d' bora , perche
pofioy. cheti pedone cammini tre miglia per bora y che fono
braccia nouemila , ejfendo che vnhora contiene tremila—*
feicento minuti fecondi , vengono a far/Un vn fecondo paffì
dua, e mezOy vn fecondo dunque è più , che il tempo del moto
della palla . E perche la riuoluzion diurna è veniiquattr' bo-
re y l'Orizonte Occidentale fi alza quìndici gradi per bora ;
fioe quindici minuti primi di grado, per vn minuto primo di
bora;cioe quindici feóndi di gradopervn feudo d'hora;e per- ~. . ,'.
che vn fecondo e il tempo del tiro, adunque in qutjto tempo tfi quanto ; tiri
alza l'Orizonte Occidentale quindici fecondi di grado , e fa- d'artiglieria-»
io ancora il berzaglio : quindici fecondi pero di quel cerchio , dourebbero
del quale il femidiamttro fia di braccia cinquecento -, {che fcf-iuanardal fe«
ta/t e polio effer la lontanaza del berzaglio dalla colubrina.) 5noJo- deliaci
}i or guardiamo nella tauola de gli archi , e corde ( che ecco tara..
qui appzmto il libro del Copernico) qual parte e la corda di
quindici fecondi dtlfemidiametro, che fia braccia cinquecen-
to ; qui fi vede la corda di vn minuto primo effer manco dì
trenta parti di quelle , che il femidiametro>e centomila > adun^
17 £" Dialogo fecondo
quc delle mede/irne la corda di vn minuto facondo farà man*
CO di mezo } cioè, manco di vna parte-, di quali il femidiametrO
Jìa dugentomila,eperb la corda di quindici fecondi, farà man-
• co di quindici delle mede/ime dugentomila parti ; ma quello ,
* - •> che di dugentomila è manco di quindici) è ancor più di quello,
che di cinquecento e quattro centefìmi, adunque V alzamento
delberzaglio nel tempo del moto della palla e manco di quat-
tro centefimi,cioè di vn venticinque/imo di br 'accio -far 'a dun-
que circa vn dito ; & vnfol dito in conferenza farà lofua-
rio diciafeun tiro Occidentale , quando il moto diurno fufie
della terra'} Hora s'io vi dirò, che quefio fuario ctfeitiuame-
te accade in tutti i tiri ( dico di dar più baffo vn dito di quel
che darebbonOffe la terra non fi moueffe ) comefarcfle Sign.
Simplicio a conuincermi, moftrandomi con refperienzc ciò
non accadere l non vedete voi, che non è pojjìbile ributtarmi,
feprima no trottate vna maniera di tirar a fegnò tanto efat-
ta ,che mai non s 'erri d'vn capello ? perche -mentre, che i tiri
riufeiranno variabili di braccia , come de facto fono, io diro
fèmpretche in tiafebeduno di quelli fuarij vi e contenuto quel-
lo di vn dito cagionato dal moto della terra .
SAGR. 'Perdonatemi Sign. Salutati : voi feti: troppo libcrateper*
Con **ra» fot- ' c^e l0 ^/m a * £*tripateci , che 'quando bene ogni tiro inuejlijfc
tigl.iezza fi mo ' il centro fleffo del berzaglio , ciò non contrarierebbe punto al
ftra, 'che porto moto della terra; imperocché i bombardieri Jì fono efer citati-
li moto dalla fempre in aggiuflar la mira al berzaglio, & hanno fatto Li—>
£"r ra-.f ., -a^Cì" pratica di mettere il pezzo a fevno in modo , che ci dien den-
alienano de- f \ J ó ,'-/•; n r r
«e variar più, trottante il moto della terra ; e dicoy che fé la terra fi fermaj-
che nella quie fé i tiri non riufeirebbon giujli ; magli Occidentali riufeireb-
«& - hon baffi i & alti gli Orientali ; hor conuincami il Sign. Sim-
plicio »
SALK Sotùglkzz-6 degna del Sign , Sagredo * Ma habbiafi a ve-
dere qucjht variazione nel r^oto , o nella quiete della terra «
Contiiciie ef- non potendo ella ajpr ,fe non picsoUflima* non piidfe non ri-
fa molto cau- maner fommerfa nelle g'MttdiJfimg > ch'i per molti accidenti
to nel conce- continuamente accafeano -, È tutto quefìofìa detto , e conce*
i ci pe ^fx^~f duto per buona mifura ai Sign. Simplicio , e foto per auuer--
a quelli 3 che- timenio di quanto bij Fogni andar tcauto nel conceder, com<Ls
snai non l'hir vere molte efperienzt <$ quelli > che mai non Ih anno fatte, ma-
so*) fatte , animofamente le producono , quali bifogneribbe , chefufero»
perfèrur/alla cau fa loro : dico, che quello fi dà per giunta al
Sten*
Del Galileo : 177
$ìgn. Simplicio, per che la verità fcbietia e , che circa gli ejfèti?
diquefiì tiri,il medefimo deue accadere puntualmete tanto nel
moto, quanto nella quiete del globo terre/Ire: fi come accader à F.Cpcùcnzz, e
di tutte l'altre efperienze addotte , e che addur fi pojfono; lt^> *|glom cótro
qualijntanto hanno nel primo afpetto [qualche fembianza di ^^imante
vero , in quanto l'antiquato concetto dell'immobilità della—* apj-arifeono
terra ci mantiene tra gli equìuoci . concludenti ,
SAGR. Io per la parte mia rejlojìn qui Jbdisfatto apieno, <£T ìn~ in quanto ci
tedobenijfimo, che chiunque fi imprimerà nella fantafia que~ ^ng°no uf-f
Jla general comunicanza della diurna conuerfione tra tutte le * * *
toft terrejìri , alle quali tutte ella naturalmente conuenga,\in
quel modo,cbe nel vecchio concetto flimauano conuenirgli la
quiete intorno al centro ,fenza veruno intoppo di/cernerà la
fallacia , e l'equiuoc azione , che faceua parer gli argomenti
prodotti ejfer concludenti » Re/lami fi lamente qualche ferzi»
polo , come di /opra ho accennato, intorno al volar de gli Ver-
celli ; i quali, bauendo come animati /acuità di muouerfi a lo?
piacimetodi cetomila moti,e di trattenerfif eparati dalla terra
lugamete per aria,e qui con difordinatijfimi riuolgimenti an~
dar vagando , non rejlo ben capace, come tra fi gran mefeo-
lanza di mozamenti , non fi babbi a a confondere , efmarrir*
il primo moto comune ; & in qual modo,ref?ati , che nefieno
fpogliati, e* hpojfano compensare , e ragguagliar co'l volo , e
tener dietro alk Torri , & agli alberi, che di cor/o tanto pre*
lipitofo fuggono verfo Leuante, dico tanto precipitofo , cbt~*
nel cerchio ma/fimo del globo e poco meno di mille miglia per
bnra,delle quali il volo delle rondini non credo, che ne jaccU
cinquanta .
$ALV. Quando gli vccelli hauejero a tener dietro al corfo de gli
alberi con l'aiuto delle loro ali /farebbero frefehi ; e quando e*
venijfr priuati dell' vniuerf al conuerfione , refier ebbero tan-
to in dietro , e tanto furio fo apparirebbe! il corfo loro vevfb
Ponente, a chi pero gli potejfe vedere, chefupererebbe di affai
quel a*vna freccia ; ma credo , che noi non gli potremmo Scor-
gere, fi come non fi veggono le palle d'artiglieria, mentre cac-
ciate dalla furia del fuoco feorron per aria; ma la verità e che
il moto proprio degli vccelli , dico del lor volare , non ha che
far nulla co'l moto vniuerfale , al quale ne apporta aiuto , ne
dif aiuto : e quello , che mantiene inalterato cotalmoto ne gli
1 vestili,* Xariajlejfa,per la quale e' vannovagando , la quali
M -figui*
* 7 5 Dialogo fecondo
fluitando naturalmente la vertìgine della terra, fi carne con-
duce /eco le nugole, così porta gif uccelli , & ogn'altra cofa ,
che tn ejfaji riirouàffe pendente ; talché , quanto al feguir la
terra ,gli uccelli non v'hanno apenfare}eper quejloferuizio
potrebbero dormir fempre .
SA QR. Che Varia puffo condurfeca le nugole , come materie faci*
Lf /ime per la lor leggerezza ad effer moffe , e come fpogliati^j
d'ogn altra mdin'àzìòne in contrario; anzi pur come materie
partecipanti effe àncora delle condizioni , e proprietà terrene t
Capifco ìofenza difficulià veruna ; ma che gli vccelli , che per
ejfer animati pò (fon muouerfi di moto anca contrario al di-
urno, interrotto, che l'habbiano, l'aria lo paffa loro reflituire,
mi par.e alquanto dureito , e mafjime , che fon corpi folidi , e
gratti ;enoi, come difopra s'è dettotl veggiama ifafft, egli al-
tri corpi grani rejìar contumaci contro all'impeto dell'aria ; e
quando pure Jìlafc'ma fuper are , non acquijlano mai tanta
velocità, quanto il vento, che gli conduce ..
SALV. Non diamo Sign. Sagr.fi poca forza all'aria mojfa, la
quaVì potente a muouere, e condurrei nauiljben carichi, &
.:. a sbarbar le felue , e rouinar le Torri, quando rapidamente
ella fi min uè ; ne però in qu e fi e fi violenti operazioni fi pub
\.. ■ dire ,. che il moiofuofia a gran lunga così veloce , come quello.
della diurna, reuoiuzìone .
SIMP. Ecco dunque, che Varia mojfa potrà ancora continuar1 il
moto- a iproiettìy confórme alla dottrina d'Ariflotile, e ben mi
pareua slrana cofa, che egli hauejfe hautoa errar e^n quefta
. particolare.
SALV- Potrebbe fenza dubbio , quando ella potefjè continuarlo
in fé jìvjfa , ma Jt come ceffata il vento x ne le naui. cammina-
no i nì gli alberi fi [piantano , così non fi continuando il mo-
to nelVaria, doppo che la pietra è vfeita della mano , e ferma-
toci-il braccio , rejia , che altro fia , che l'aria quel che fa muo-
uer il proietto,.
S1MJP* E come ceffata il vento , ceffo, il moto della naueì anzi fi
vede , che fermato fi vento, £r anco ammainale le vele,il vaf-
f elio dura afeorrer le miglia intere ..
SALV. ^M a quejìo è contro di voi Sign. Simplicio, poiché ferma-
tal'aria , che ferendo le vele conduceua il nauilÌQy ad ogni
mòdo fenza V aiuto del mezo ei continua il corfo .
S1MP.. Si potrebbe dìre;chefuffe l'acqua il mezo, che conducefse la
&me 3elemmtenefse_ilmQtQ*. Totr^
Del Galileo; 279
SALV. Potfebbefi veramente dire ,per dir tutto Voppofito del ve*
ro;J?ercbè la verità è , che V acqua , con hfitagtàn\efiMenza
ali \t 'fer 'aperta dal corpo del vajfdlo , con gran fornito gli co
- trofia , negli la/eia concepir' agrari pezzo qutila velocita, che
il vento gli conferirebbe, quando i ofìaioìò ddV acqua non x&
fujfe : Voi Sign. Simplicio non douete mai bauer pojìo mente,
con qual furia l'acqua venga Hrifcianào intorno alla barca,
mentre ella vdoc emente Jpmta da i remi , o dal vento, forre
per V acqua /lagnante; che quando voi baue/ie badato a v>i—*
tal' effètto , non vi verrebbe bora inpenfiero di produr jìmil
vanità \ e vb comprendendo , che voi fiate fin qui fiato del
gregge di coloro, che per apprender come paffino f imiti negozjt
e per acquifiar le notizie degli effetti di natura e' non vada*
no su barche, h intorno a baie/ire, e artiglierie , ma fi ritirano
infìudio a fcartabellar g*in dici , e i repertori per trouar , fi
Arijiotile ne ba detto niente , & affìcurati, che fi fono del ve-
ro fenfo del tejio , ne più oltre defiderano , ne altro Rimano ,
j . ebefaperfe nepoffa , v ,4
SAGR. felicità grande, e da ejfer loro molto inuidìata ; perche, fi
il fapere e da tutti naturalmente de/iderato , e fi tanto e l'efi
fere quanto il darfiad intender d'cjere, e,fji godono di vnben de eT gff^
grandijfimo, e pojfon perfuaderfi d'intendere, edifapertut- mui^^d!
te le cofi, alla barba di quellitcbe conofeendo di nonjaper quel quelli che fi
cb'e' non fanno , ij in confeguenza vedendofi non fapcr ne Per^'-Jonodi
anco vna ben mmimiffima particella dello f cibile, s'ammazza- Nsrfe-« °Sni
no con le vigilie, con 'le contemplazioni , e fi macerano ini or- COia *
no a efperitnze, & ofieruazioni . Ma di grazia torniamo a
nojiri vccdlnnelpropofito dt quali voi baucuidetto,cbe l'aria
mofa congrandyfima velocità polena loro rcjlituir quelli-^
parte del mouimento diurno , che tra gli feberzi de ior voli
poteftro battere fmarrita ;fopra di che io replico , che l'aria
mojfa, non par che pò fa conferire in vn corpo folido, e grane
vna^ velocita tanta , quanta eia fua propria ; e perchè quella
ddl'aria e quanto quella ddla terra,nópareua,che Varia fujfe
bafiate a ri fi orar' il dann o della perdita n el volo degli vccelli.
SALI/, lldfcorfo vojlro ba in apparenza molto del probabile, &
il dubitar a propof ho non è da ingegni dozinali ; tuttauia
Uuaiane l 'apparenza, credo^ che mfijknza e non habbia vn
pi io più dt forza , che gli altri già confederati , efciolii .,
SAGR. h r. on t dubbio alcuno , che quando e. nanfa eonclvden- *
5, JVl z tene-
Si rifolue Par
eomento pre-
io dal volar
de gì* vccelli
contro al mo-
to della terra.
Efperìenza e&
la qual loia fi
moftra la nul-
lità di' tutte le
prodotte con-
tro al mot©
steli* terra.
1 8 o Dialogo fecondo
te necejfarìamente,la fiua efficacia non può efief\ fi non nuU
la ajfilutamente , perche, quando la conclufìoneè necejfaria-
mente in quejlo modo filo , nonfipuò produr per l'altra^»
parte ragion che vaglia .
S^éLF. L'hauer voi maggior difficultà in quesla , che nell'altre
infìanzSjparea me, che dependa dall' ej/èr gli vccelli anima-
ti^ poter per eia vfar forza a lor piacimento contro al prima'
rio moto ingenito nelle cofe terrene; nel modo appunto7 chzs
gli veggiamo mentre fon viui volar' anco all'insù , moto im-
pof/ìbilead efifì come graui ; doue che morti nonpojfon ,/e no
cadere a baffo ; e perciò fìimate voi , che le ragioni, che hanno
luogo in tutte le forti de i proietti detti difopra , nonpoffano>
bauerlo negli vccelli ; e queJì'è verffimo , e perchè è vero , pe-
rò non fi vede Sign. Sagredo fare a quei proietti, quekbe fan-
no gli vccelli > che fi voi dalla cima della Torre lafierete ca-
dere vn'vccel morto, e vn vivo , il morto fard quell'ifteJfo,cbt
fa vn a pietra ; cioè fiegviterà prima il moto generale diurno, e
poi il motoabajfo, come graue;mafe l'vccello Inficiato farà, vi-
tto, chi gli vieta , che rejlando Jempre in lui il moto diurnoy e*
non fi getti ca'l batter le ale verfio qual parte dell Qrizontcs
più gli giacerà i e quejlo nuouo moto , come fiuo particolare, t
non participato a noi}cifi deuefarfenfibile;e quando e' sifia
ca'l fiuo volo mojfio verfio Occidente, chiglì ha da vietare , che
ton altrettanto batter di penne , e* non ritorni in su la Tor-
re i "Perche finalmente lofipiccar'il volo verfio Ponente, no»
fu altroché vn detrar dal moto diurno,cbe ha v.g.dieci gradi
di velocitàjVn fiolgrado, onde glie ne rimanevano noue men*
tre volaua , e quando fi fiujfepofato in terra, gli ritornavano
i dieci comuni ; a i quali co 7 volar verfio Levante , pò*
teua aggiugnerne vno, e con li vndici ritornar fu la Torre ,
Et infomma , fi noi ben confedereremo , e più intimamente
contempleremo gli effètti del volar degli vccelli non diffèri»
ficono in altro da i proietti verfio tutte le parti del mondofial-
un, che nelVejfer quefii moffida vnproiciente eJterno,e quelli
da vn principio interno . E qui per vltimo figillo della nul-
lità di tutte le efperienze addotte, mi par tempo , e luogo di
moftrar* il modo di fperimentarle tutte fiacilijjimamente . Ri-
fierrateui con qualche amico nella maggiore fìanza, cbejìa-»
fiotto coverta di alcun gran nauilio, e qviui fate d'bauer ma-
fiche, farfalle* e Jìmiti animaletti volanti ijtauì anco vn gra&
vai*
Del Galileo. 1S1
&afo d'acqua, e dentroui depefceiti'->fofpéndajf anco inatto
qualche fecchiello , che a goccia , a goccia vadia -vzr fan do del-
l'acqua in vn altro vafo di angiifia bocca , che fa pò fio a baf-
fo ; e Jlando ferma la nane offeruate diligentemente , com<L~*
quelli animaletti -volanti con pari velocità vanno verfo tutte
le parti della fìanza ; ìpefcifi vedranno andar notando in-
differentemente per tutti i verfi , le Jiille cadenti entreranno
tutte nel vafo fottopofìo ; e voi gettando all'amico alcuna co-
fa, non più gagliardamente la [dovrete gettare verfo quella.-*
parte , che verfo quejìa , quando le lontananze fieno eguali ;
efaltando voi, come fi dice, a pie giunti, eguali fpazìjp affere-
te verfo tutte le parti . Offeruate , che haurete diligentemente
tutte quefìe eofe ; benché niun dubbio cifìa, che mentre il vaf-
fello Uà fermo non debbano fucceder così) fate muouerla na«
uè con quanta fi voglia velocità : che (pur che ilmotofìa—»
vniforme , e non fluttuante in qua , e in là) voi non ricono-
fcerete vna minima mutazione in tutti li nominati effetti', riè
da alcuno di quelli potrete comprender fé la naue camminat ò
pure fìà ferma . Voi f aitando p afferete nel tauolato i medtjì-
mi fpazv, che prima; ne perche la nauefimuoua velocijfìma*
mente, farete maggior fitti verlo la poppa , che verfo la prua,
benché nel tempo, che voi fiate in aria, il tauolato fottopoftoui
forra verfo la parte contraria al vojlrvfalto ; e gettando al-
cuna cofa al compagno, non con più forza bifognerà tirarla.
per arriuarlo ,/e egli farà verfo la prua , e voi verfo poppa ,
che fé voi fufefìtuati per l'oppofito : le gocciole cadranno , co-
me prima 'nel vafo inferiore , fenza cadérne pur vna verfa
poppa , benché , mentre la gocciola e per aria , la naue forra
molli palmi ; i pefci nella lor'acqua, non con più fatica note-
ranno verfo la precedente , che verfo la fuffequ ente parte del
vafo; ma con pari ageuolezza verrano al cibo pò fio su qual-
fiuoglia luogo dell orlo del vafo ; e finalmente le farfalle , e le
mofcbe continueranno i lor voli indifferentemente verfo tut-
te le parti ; ne mai accaderà, chef riduchino verfo la parete ,
che riguarda la poppa, quafì, che fuffero (Ir acche in tener die-
tro al veloce corfo della naue , dalla quale per lungo tempo
trattenendoli per aria, faranno fiate f parate; efeatb. velan-
do alcuna lagrima d'incenfo fi farà vn poco di fumo ,vedr af-
fi afcmdef in alto, <£? a gufa di nugolctia tratteneruiji -, e in-
differentemente muouerfi , non pm verfo quejìa , che quella
M 3 pane;
1 % % . . Dialogo fecondo
jtarJe : f <# f»fto queRa corrifpondenza d'effetti ne e cagione
l'effluii moto della naue comune a tutte le cofe contenute in
ejja, ér all'aria ancora , che per ciò di//ìio, che fifieffe fitto co~
uerta ? che quando fi Jleffe di/opra , e nell'aria aperta 3 e non
fèguace del corfo della naue , differenze più , cmen notabili fi
vedrebbero in alcuni degli effetti nominati , e non e dubbio ,
che il fumo rejìenbbe in dietro , quanto l'ariafleffa^ le mofcbt
parimente , e le farfalle impedite dall'aria non potrebber fé*
guiril moto della natte , quando da eflaper fpazio affai nO"
t abile Jì fepar 'afferò , ma trattenendoti^ vicine , perchè la na~
ueJìeffa,come di fabbrica anfrattuifa , porta feco parte deU
. l'aria fua projjìma tfenza intoppo ,ò fatica feguirebbon /<*— »
naue;eperjlmil cagione veggiamo tal volta nel correr la pò*
Jìa, le m.ofche importune h e i tafani feguir i caualli , volando-
gli bora, in quejlay& bora iti quella parte del corpo ; ma nelle
gocciole cadenti pochiffima farebbe la differenza ; e ne i fatti)*
ne i proietti graui del tutto impercettibile ..
$AGR. QueBeofferuazioni, ancorché* navigando, non mista ca*
duto in mente\di farle apofia, tuttauiafonpiù che. sicuro,che
fuccederan.no nella maniera racsontata ; in confermazioms
di che mi ricordo affermi cento volte trouato,effèndo nella mia
camera a domandar fé la naue caminaua , òjiaua fermale tot
volta eflendo fopr a fantasia. } ho creduto , che ella andaffepet
vn verfi r mentre il moto era al contrario . Per tanto io sin-
qui reflo fodisfatto j e capacijjìmo della nullità del valore d»
tutte l'efperienze prodotte in prouar più la parte negatiùa—> p,
che Xaffirmatìua della conuersion della terra. Resi a bora l'in"
Jlanza fondata fui veder per efperienza, come una uertigine
uelose ha j acuità di efìrudtre , edijfftpare le materie aderenti
alla machina , che uà in. uolta ; per lo che pareua. a molti % &*
anco a 'Tolomeo , che quando la terra si rigiraffe in JèJleffà—»:
con tanta uelocità , ifajjìy egli animali doueffero effèrjcaglia^
tìtierfo le Stelle , e che le fabbriche non poieffero con sì tenace
calcina effef attaccate ai fondamenti) che ejse ancora. nonpa*
tiferò un tale eccidio .
BALV. Prima , che venire allo fcioglimento diquefiainftanza—> p
nonpoffb tacer quello che mille volte ho offeruatoye nonfenz&
tifo, cadere nella mente qua/idi tutti gli huominit nel primo*
motto , cbefentono di queflo muouerfi\la terra , creduta d&
loro talmente jìffa; & immota, che nonfolamente ditalquk^
te mai
Del Galileo 7 1S3
tfe mai non hanno dubitato, ma fermamente creduto t_ che tut-
ti gli altri buomìni in/teme con loro Yhabbiauo /limata crea-
ta immobile, e tuie mantenuta/i in tutti i fecali desàr/t ; e fer-
mati/? in quejlo concetto, fìupifcono poi nelfeniire , che. alcu-
no le conceda il moto, quafiche, dopo hauerla egli tenuta im~
mobile, fciocc -amente penfi 'alt 'bora, e non prima ejfeì \fi ella-* „ ,
mejfa in moto, quando Pitagora , a chi altro fi fup.il primo , alcuni che pf-
a dir che ellafi muoueua. fiora, chetale fioltiffìmo penfiero mano Ja terra
.(dico di credere ebe quelli, ebe ammettono il moto.della terra , eiierlì comin-
Ih abbiano prima creduta jìabile dalla fua creazione fino al ciacaàmuouc
tempo di Pitagora , e folo fattola poi mobile , dopo ebe Tifa- ~ J* ° ^/c"*
gora la filmò tale ) troui luogo nelle menti de gli huomini cj§ àdfrerche
vulgati, edifenfo leggiero, io non me ne marauiglio ; ma che ella fi «ioue«
gli Arinoteli , e i Tolomei siano efsi ancora incorfiin quefìa ua~* ,
puerizia , mi par veramente affai più Jlrana , & inefcufabil
femplicità . . '
SAGR. Adunque Sig.Salu. voi credete ebe Tolomeo penfajfe di.
douerMfputando mantenerla {labilità della terra contro a—»
buomini , li quali , concedendo quella efferefiata immobile fi-
no al te npo di Pitagora , ali bora folamente affermajfero ef-
ferfi ella fatta mobile , quando ejfo Pitagora le attribuì il
moto Ì
%ALV. Honfipub credere altrimenti , fé noi ben confideriamo U
maniera co 'e tiene in confutare il detto loro ; la confutazione
del quale confile nella demolizion delle fabbriche, e nello fc a- Arift.e Tolo~
gliamento delie pietre , de gli animali , e de gli huomini jlefsi meo par che
verfo il Cielo : e perchè tal rouina , e sbaleftramento , non fi confutino la
può fare di edifizy,edi animali, che prima nonfieno in terra, ^bilìxì dei
ne in terra poffono collocarfi huomini , e fabbricar fi edifizy , ^hi^hà^fTe
fé non quando dia fleffe ferma , di qui dunque e manifejio , creduto , che
che Tolomeo procede contro a quelli , che bauendo per alcun eflTendo ella—»
)ttmpo concedutola quiete .alla terra, cioè all' hjra, che gli ani- ^at? lungo té.
mali, le pietre,e i muratori potetter dimorami , e fabbricaci ?°- crnì?' co*
Palazzi, e le Citta, la fanno poi precipito] amente mobile alla muouf»-fi al té
rouina,edi(lruzione delle fabbrichete de gli animali,^ e- Che podi Pi rag,
quando egli hauejfe prefo ajfunto di difputar contro a chi ba-
ite fé attribuito alla terra tal vertigine dalla fua prima crea-
zione , Vbaurebbe confutata co'l dire , che fé la terra fi fùffts
fempre mojfa , mai -non fi farebbe potuto coflituir'in eff'a , ni
fiere, ne huomini, ni pietre, e molto meno fabbricare e.difìzijt
e fondar Città &c. %^\1 4 Non
i #4 Dialogo fecondo
SIMT*. Non refio ben capace di quefia Ariftoielica > e Tolemaica
fconueneuolezza .
&ALV. Tolomeo, barguifce contro a quelli rchthanno filmata la
terra mobile fempre; b contro a chi ha filmato, che ella Jìa fia-
ta per alcun tempo ferma > e che poi fi t mejfa in moto. Se con-
irò ai primi doueua direna terra no fi e mojfa fempre, perche
mai non farebbero fiati huomini,ne animarne edifizij inter-
ralopermettedo loro la terre/ire vertigine il dimorarui. Ma
già che egli argomentando dice la terra non fi muoue, perchè
lefiere^gli huomini, e le fabbriche già pofie in terra precipite*
rebbono, fupponela terra effei fi 'ima volta- trouata in tal^r
fiato, che habbia ammeffo alle fiere ,,e a glihuomini il dimo-
rami, e' l fabbricami ; il che fi tira in confeguenza l'efierefia-
ta ella alcun tempo ferma , cioè aita alla dimora degli anima"
li, & alla fabbrica de gli edifizij * Refiate noi bora capace di
quanto io ho uolutodire }:
S1MP. TieBò) e non refio : ma quefiòpoca importa al merito del*
lacaufa fnè un erroruzzo di Tolomeo , commefio per inau-
uertenza , può ejfèr bafiante a muouer la terra , quando ella,
Jìa immobile:. Ma lafciatiglifcherzi, uengbiamo pure al net"
no dell argomento,, che a me pare infolubile ..
&ALV. Et io Sign. Simplicio lo uoglio ancora annodare, efiri-
gner da uaMaggioco'l mofirar ancor più fènfatamente,còme
fia uerOfChe i corpi graui girati conuelocita intorno a un cen-
tro fiabile acqui/iano impeto di muouerfiy aUonianandofi da
quél centro, quando ance re- fieno in flato dibauerpropenfio-
ne di andar ui naturalmente leghifiin capo di una corda un
fecchiellodentroui dell" acqua, e tenendo forte in mano l'altro
La Tertigìne capo, e fatto femidiametro la corda ■, e l br accio r e centro la
veoc« ha fa- fnodatma della JpaUa?facciaJÌ andare intorno uè locemente'
eulta, di e*Jr"^ ji uaf0 , fi che egli defcriuala circunferenza di un cerchio, il
pare»' * ' quale ,òfid parallelo ^ aWOrizOnte' ,bfiagìi erettolo in qualfi-
uoglia modo inclinato y in tnttii casi feguir a, cbeV acqua non
eajcherà fuoridel uafo; anzi colui , che lo gira fentirà firn*
pre tirar la cor da,e far forza, per allontanarsi più dalla fpaU
la ;efe nel fondo del fecchiello fi farà vn fòro) fi vedrà lofi"
qua zampillar y fuori non 'meno verfo il Cielo >,che lateralmen-
te, e verfo la terra ; e fi in cambio d'acqua fi metteranno pie*
trozze, girando neWifìefio modo fi fentirà far loro Vìjleffk-v
jwza GWfm atfoewd#y efinalmenU fi veggono* fanciulle
tixa.W
W9VMr
Del Galileo T i$f
tirar' i /affi in gran lon tananza, co'l muouer* in giro vnpez*
di canna, in cima della quale Jìaincajìrato il fajfo; argomen-
ti tutti della verità della conclusone , cioè , che la vertigine
con feri/ce al mobile impeto verfo la circonferenza, quando il
motofìa veloce : E perchè, quando la terra giraffe- infejtej3at
il moto della fuperjicie, e majjime verfo il cerchio mafftmo,co»
rae incomparabilmente più veloce, che i nominati , dourebbc'
eftrudef ogni cofa contro al Cielo .
SIAIP. Linfìanza mi par molto bene Jlabilitay e annodata, <u>
gran cofa ci vorrà per mio credere a rimuouerla, efciorla .
SALV. Lo Jcio'jlhnt'tito fuo dipende da alcune notizie,non meno
fapute, e credute da voi, che da mei ma perche e^c non vifou-
uengono.pero non vedete le rfciog}imentò,fenza dunque, ch'io
ve lo infegni (perche già voi lefapete ) co'lfemplice ricordar^
uelefaro yche voi fìejfo rifoluerete Vinfìanza .
SIMT** Io hopojio mente più volte al vojìra modo di ragionare?
il quale mi ha defletto qualche p'enfìero , che voi incliniate ci-> lì tìoftro fape
quella opinion di Platone, che noftrum feire fit quoddam r? è ,Xnrccrf£0
feminifd;^m> di grazia cauatemi di quefo dubbio,dicendo- còtido^Platd»
mi'lvojlro fenfo < fte #.
SALV* Quel ch'io fenta dell'opinion di Platone pojfo fìgnific ar-
itelo con parole , ^7 ancora con fatti. Già ne' ragionamenti
bauutijin qui mi fon io più. d'vna volta dichiarata confattiy
feguiro VisìejfùfliU nel particolare, che hauiamop le manf,ch€
potrà poi fruir ui, come efempio a più ageuolmente compren*
deve il mio concetto circa l acquijìo d di a fetenza > quando pe«
ro ci auanzi tempo per vn altro giorno, e non fi a di noia al
Sign. Sagredo, che noi facciamo quejla digrejfìóne .
$AGR. ^AnzÀ mi farà graftjjìmo , perché mi ricordò , che quando
fìudiauo logica mai non potetti rtjìar capace di quella tanta
predicata dimoflrazion potijjima di Arijtot.
SALV. Seguitiamo dunque,e dicami il Sig.Siffip* qualfìa il motoy
che fa quel f affetto Br etto nella cocca della cana mentre il fan*
ciullola muoue per tirarlo lontano i
SIMPo II moto del fajfo fin che e nella cocca e circolare, ciocca
per va arco di cerchio, il cui centro ììabite e lafnodatura del'
lafpalla i eilfemidiametrola Cannacori tiracelo .
SALV. E quando la pietra '/cappa dalla canna) quale ilfuó motot
feguit'ella di continuaci fuo precedente circolare? opur vg
pef altra linea „•
Jsfm
1 8 £ Dialogo fecondo
SIMP. Non feguif altrimenti di muouerfi in giro , perche così
non fi ' difco Ber ebbe dalla fpalla del proiciente , doue che noi
la veggiamo andar iontanijjtma .
SALV. i Diche moto dunque Jì muoue ella i
SIMP. Lafciate , ch'io ci penfi vn poco , perche non cihopiùfat*
tofantafia .
SiALV. Sign. Sagr. vdite all'orecchio: ecco il quoddam remi*
nifci in campagna bene intefo . Voi cipenfate molto Signor
Simplicio .
SIMP. Secondo me il moto concepito nelVvfcìr della cocca non—*
può ejferfe non per linea retta; anzi pur' e egli necejfariamett
per linea retta>,inUndendo del puro impeto auuentizio . Mi
.^ . .daua vnpoco difafìidio il vedergli defcriuer'vn arco , ma
fo "dal*^ perchè taV arco piega fempr e all' ingiù, e non verfo altra parte,
enteè folo per comprendone quel declinare vien dalla grauità della pietra,
linea eretta. -che naturalmente la tira albajfo . L'impeto imprefio > dicQ
fenz * altro , ch'i per linea retta .
SALV. Ma per qual linea retta? perche infinite , e v.erfo tutte lz^*
- ■ -bande fé ne poj/on produrre Jalla cocca della cana, e dalpun*
to della feparazion della pietra dalla canna .
SIMP, Muouefiper quella, che e alla dirittura del moto , che ha
fatto la pietra con la canna .
SALV. Il moto della pietra ,metre era nella cocca già hauete detto,
vbeì fiato circolare; bora repugna l'ejfer circolare , e a dirittu-
ra,non ejfendo nella linea circolare parte alcuna di retto.
SIMP. Io nonJntendOjChe'l moto proietto jia a dirittura di tutta
il circolare,ma di quell'vltimoputo, doue termino il moto cir-
colare. Io mi intendo dentro di me, ma non. so ben'e/plicarmL
SAL V. Et io ancora mi accorgo, che voi intendete la cofa, ma non.
bauetei termini proprij da efprimerla; hor quefii vegli pojjb
beninfegnario', infegnarui cioè, delle parole , ma non delizi
verità, che fon co/è; e per fami toccar con mano, che voifape»
tela cofa , e folo vi mancan o i termini da efprimerla ; ditemi,
quando voi tirate vna palla con Varcbibujò , verfo che parte
acquifieUu impeto di andare i
SIMP. lAcquijìa impeto di andare per quella linea retta, chefk-
gue la dirittura della canna,doe, che nondeclina ne a defira,
ne afinifira, ne in su-, ne ingiù .
SALV. Che infomma è quanto a dire, che non fa angolo nefiuno
€on la linea del moto retto fatto per la canna *
Così
Del Galileo. 187
SIMP. Così ho voluto dire *
SALV. Se dunque la linea del moto del proietto fi ha da, cotinuaf
fenzafar angolo f opra la linea circolare defcritta da lui men-
ti e fu co'lproiCÌentt;.efe da quello moto circolare deuepajfaf"
al moto retto, qual dourà effer quejìa linea retta Ì
SIMP. Non potrà effer, fé no quella, che tocca il cerchio nelpun-
to delia fepar azione, perche tutte l'altre mi par che prolunga»
tefeqìjtrebbonola circonferenza, e però conterrebber con ejft
qualche angolo *
$ALp. V 01 bemjjìmo hauete dijcorfo , e vifete dimostrato mez&
Geometra. Ritenete dunque in memoria , che il vofìro con-
cetto reale fifpitga con quejie parole ; cioè , che il proietto ac-
quista impeto di muouerjì per la tangente l'arco defcritto dal
moto delproicicnte nel punto della fepar azione di ejfo proiet-
to dal proicientt '~
SIMP. InUn io beniffmo, e quesl'e quel ch'io voleuo dire.
SALV. cD'vna linea retta, che tocchi vn cerchio, quale de fuoi
punti è il più vicino di tutti al centro di quel cerchio l
SIMP. Quel del contatto fenza dubbio ; perche quello è nella cir-
conferenza del cerchio, e gli altri fuor a ; & i punti della cir*
conferenza fon tutti egualmente lontani dal centro .
SALV. Adunque un mobile partendoji dal contatto, e mouendqfi
per la retta tangente, fina continuamentente difcojìando dal
contatto, & anco dal centro del cerchio .
SIMP. Cosièficur amente.
SALV.Horfe uoi hauete tenuto a mete lepropofizioni,che mi batte
te dette,ricÓgiugnetele infieme, e ditemi ciò che fé ne raccoglie .
SIMP. Io non credo pero dejfcr tanto fmemorato 3 ch'io non me
n'babbia a ricordare . Dalle cofe dette fi raccoglie, che il prò- Proietta fi
ietto mofio uelocemente in giro dal proiciente, nel fepararfi da muoue per 1*
quello , ritiene impeto di continuare il fuo moto per la. linea tangéte il cer-
retta , che tocca il cerchio defcritto dal moto del proiciente nel ciì*° *~? mot<J
punto della fepar azione, per il qual moto il proietto fi uàfem £^0 della fé
pre difcojìando dal centro del cerchio defcritto dal moto del parazione.
proiciente .
SALV. Voi dunque fin bora fapef e la ragione del uenir'efir ufi i
graui aderenti alla fuperficie duna ruota mojfauelocemente,
ejirufi dico, e lanciati oltre alla circonferenza}femprepiù lon~
tant dal centro .
SIMP, 2>/ quefto mi par di reftar' ajfai ben capace ; ma que^
fi*
f 8 8 Dialogo fecondo
Ha nuoua cognizione più tojìo mi accrefce , che mìfcemi Yìn»
credulità , che la terrà goffa muouerfìingiro con tanta velo*
" cità;fenza ejlruder verfo il Cielo le pietre gli animali , &c.
SALV. N eli' ijhfio modo ,che voi bautte faputo fin qui , faprete „
anzifapete anco ilrefio ; e co'lpenfaruifopra vene ricorde-
re/le ancora da peruoi ; ma per abbreviarti tempo vi aiuterà
io a ricordamelo . Sin quìhaueieper voi flejfo faputo , che il
moto circolare del proiciente imprime nel proietto impeto di
muouerjì , ( quando auuiene, ch'efifeparino )per la rettju*
tangente il cerchio del moto nel plinto della fepar azione , t-*
continuando per ejfa il moto vien fempre allontanando/} dal
proiciente & frauete dettole per tal linea retta continuereb-
be il proietto di muouerjì , quando dal proprio pefo non gli
fujfe aggiunta inclinazione all'in giù ; dalla quale deriua~*
l'incuruazione della linea del moto . Farmi ancora , che voi
barbiate fiiputo dapervoi,che quefia piegatura tende fimprc
verfo il centro della terra-, per chi là tendon tutti igraui. Ho-
rapajfo yn poco più atlanti, e vi domando , fé il mobile dop9
la fepar azione nel continuar il ftto moto retto fi vi fempre
allontanando egualmente diti centro , o volete dalla circonfe-
renza di quel cerchio del quaV il moto precedente fu parts3ehe
tanto è a dir,fevn mobile, che partendefi dal punto della ta*
gente } e ynouendofi per ejfa tangente fi allontani egualmente
dal punto del contatto, e dalh circonferenza del cerchio Ì
$IMP, Signor nq ;perch) la tangente vicino al punto delcontaU
to fi fcofìapochijfimo dalla circonferenza, con la quale ella,
contiene vn' angolo BrettiJJtmo , ma nell' allontanarli più , £
piùjl 'allontanamento crefce fempre con maggior proporzione;
fiche in vn cerchio^ che hauefie v.g. dieci braccia di diametro r
vn punto della tangente, chefufie lontano dalla circonferen-
za del cerchio tre , ò quattro volte più , che vn punto , che fu fi-
fe difcofio dal toccamento vn palmo ; e'ipunto, che fujfe lon-
tano mezo palmo, parimente credo, che apena fi difcojierebbe
la quarta parte della difianza del fecondo ] fi che vicino al
contatto per vn dito}ò due, appena fi forge che la tangente fi a,
fepar ata dalla circonferenza ,
SALV. Talchi il difcoR amento del proietto dalla circonferenza
del precedente moto circolare in sul principio e piccolijfimo l
S1MP. Quafi infenjìbile ,
&4LV* H or ditemi vn poco :il proietto 9 che dal moto del proici-
ciente
Del Galileo* 189
ente ricette ìmpeto di muouerfi per la retta largente , e che vi
andribbe ancor a, fi ii proprio pefo non lo tir affé ingiu,quan«
tojià doppo la fepar azione a cominciar a declinare a baffo?
SIMT. Credo , che cominci fubito, perchè non battendo chilo fo*
fienti , non può ejfer , che la propria granita non operi .
SALF. Talchi, fi quel fajfo , che f cagliato da quella ruota mofia
in giro con velocità grande, hauejfecost propenjìon naturale Proietto gra«
di muouerfi verfo il centro dell'ifieffa ruota , Jìcome e' l'ha di Vc ^u^ito> c"*
muouerjiverfo il centro della terra , farebbe fac il cofa , che e5 *fJ5J2Sf^
m ji \s n i , r *.'/r proiciente co-
ritornajje alla ruota ,opiu tojto , che e non JeneparUJje ; mjncja a 4^
perche ejfendo fu l principio della feparazione l'allontanarne- clinare,
to tanto minimiffimo , mediante l'infinita acutezza dell'an-
golo del contatto, ogni poco poco d'inclinazione, che lo ritiraf
fe verfo il centro della ruota , bacerebbe a ritenerlo fopra la
circonferenza .
91 MP. Io non ho dubbio alcuno, chefuppofìo quello, che non e,
ne può ejfer e-, cioè, che l'inclinazione di quéi corpi grani fuffe
di andare al centro di quella ruota, e' non verrebbero e/lrufif
ne fcaghati .
SALV. Ne io ancora fuppongo, ne ho bifogno difuppore, quel che
non} : perche non voglio negare, che i fa/fi vengano fagliati*
Ma dico cosi ptr fuppoj ìzione , acciò voi mi diciate il refio .
JFigurateui bora, che U terra Jìa la gran ruota, chemoffa con
tanta velocità h abbia a fagliar le pietre . Già voi mi battete
molto ben faputo dire , che il moto proietto dourà ejfer per
quella linea retta , che toccherà la terra nel punto della fepa-
razione : e quefla tangente, come fi va eìla.alloì stanando »0-
iabilmente dalla fupcrp eie del globo terrejtre i
SIMJP. Credo, che in milk braccia non s allontani vn dito .
SALV. Et il protetto noti dite voi , che tirato dal proprio pefo de-
cima dalla tangente verfo il centro della terra {
SJJWP, Hollo detto,e dico anco il refio; e intendo perfettamente,
che la pietra non fi feparerà dalla terra , poiché ilfuo allonta*
naifene su' l principio farebbe tanto, e tanto minimo, che ben
mille volte più vien"ad ejfer f inclinazione , che ha il faffo di
muouerfi verfo il centro della terra ; il qual centro in quefio
eafo e amo il centro della ruota . E veramente e forza con'
eedere, che le pietre , gli animali, e gli altri corpi grani non—*
fofion'efier eftrufi ; ma mi fanno bora nuoua difpcultà le cofit
UggieriJJìmei le quali hanno debolijpma inclinatone di calar
re al
x?q Dialogo fecondo
re al centro;onde mancando in loro la. f acuità di ritirar/! alta
fupirfcie,non veggo,cbe elle non hauejfero a eferefrufe: voi
poifapete, che ad deftruendum futfìcit vnum .
SALV. Daremo fodisf azione anco a quefio . Pero ditemi in pri-
ma, quel the voi intendete per cofe leggiere, cioè ,fe voi inten-
dete materie così leggiere veramente } che vadano all'insu , b
pur non a/volutamente leggiere, ma così poco graui, che ben
vengano a baffo,ma lentamente; per chi, fé voi intendete delle
affolutamente leggiere , ve le la/cerò effer'ejirufepiù , che voi
r.on volete .
SIMP. Io intendo di queRe feconde , quali farebbono penne, la-
na,bambagia , e Jtmili , a folleuar le quali bajia ogni mi?2Ìma
forza: tuttauia fi veggono Jìarfene in terra -molto ripofata-
mente-,
SALV. Come quella penna habbia qualche naturai propenfione
difender verfo la fuperjìcie della terra , per minima ,ch 'ella
fia, vi dico, c,he eWì bajìante a non la lafciar folkuare; e que-
Ho non e ignoto ni anco a voi ;però ditemi, quando la penna
fuffe efìru fa dalla vertigine delia terra, per -che Unea fi moue^
rebb'ella f
SIMP. 'Per la tangente nel punto della fepar azione .
SALV. E quando ella doueffe tornar -a rtunirfi ,per qual lìnea jì
muouenébe i
SIMP. Per quella , che va da lei al centro della terra -.
SALV. Talchi qui cafeano in e onfider azione due moti, vno della
proiezione , che comincia dal punto del contatto , e fegueper
la tangente , e V altro dell" indi nazione ali 'ingiù , che comincia
dal proietto , e vxperlafegante verfo il centro ; ■& a voler che
la proiezione fegua., bifogna cheì' impeto per la tangente pre-
uaqììa ali 'inclinazione per la fegante:- non fa così f ■
SIMP. Così mi pare.
SALV. <JMavhe sofà pare a voi , che fa necefaria , che fi troui
nel moto proiciente ; uccio che e preuaglia a quel dell inclina-
zione, onde ne fegua lo fiaccamente l'allontanamento della
penna dalla terra £
SIMP, lononlo so. - ' . ■■■■-
SALV. Come non lo Japete? qui il mobile} il 'mede/imo, cioè la me-
de/ima penna ; horcomepuo il mede/imo -mobile Ju perai e nel
, -moto , epreualere afefìefo ?
SIMP. Io non intendo > che e3 pò fa preualere , o cedere a fé
mede-
Del Galileo. 19 t
mede/imo nel moto, fi noti col rnuouerjt hor più veloce, e bop
più tardo .
SAIJf. Ecco dunque , che voi pur lofapeui . Se dunque dette fc-
guir li proiezione della penna , e preualere il fuo moto per la
tangmte*al moto per la fegante , quali bifogna , cbejhno li**
velocità loro /
SIMP. Bifogna, che il moto per la tangente Jìa maggior di quel*
l'altro per la jegante . Oh povero a me: b non e egli anco cen*
tornila volte maggiore , e non/blamente del moto ingiù della
penna , ma anco di quello della pietra / & io ben dafimphce.
dauut.ro mi ero lafciato persuadere ,. che le pietre non potreb*
bert(fe.r\Jìrufe dalla, vertigine, della terra . Torno dunque
a udirmi y e dico , che quando la terra Jì ' muouejfi , le pietre,
gli elefanti , le torri , e le Città volerebbero verfo il Cielo
per necefjìtà ; e per eoe ciò non figlie , dico che* la terra non Jì
muoue. »
SALV. Oh Siga. Simplicio : voi vi folleuate così pre fio , ch'io co-
mincerò a temer più di voi, che della penna . Quietateui vn
poco , e afcoltate .. Se per ritener la pietra , ò la penna annefi
fa alla fuperf eie della terra ci Tujfi di bifogno , chè'l fuo de-
fender a baffo fuffipm , o tanto quanto e il moto fatto per
la tangente ; voi harejle cagione a dir, che bifognafse , che ella
Jì mouefse altrettanto, bpiu velocemente per la fegante attin-
giti, che per la tangente verfo Innante: Ma non mi hauete
voi detto poco fa , che mille braccia di di/ianzaperla tangen-
te dal contatto, non rimuovono appena vn duo dalla circon-
ferenza ? Non balìa, dunque, che il moto per la tangente , che
e quel della vertigine diurna ,/ia femplic emente più veloce
del moto per la fegante , che e quel della penna all' ingiù , ma
bifogna, che quello Jìa tanto più veloce, chel tempo , che bafìa
a condur la penna vg. mille braccia per la tangente Jìa poco
per il muouerjìvn fai dito all' ingiù per la fegante ; // che vi
dico , che non farà mai ,fate pur quel moto veloce , e quello
lardo quanto vi piace .
SJMP. E perche non potrebbe efser quello per la tangente tanto
veloce , che non defse tempo alla penna d'arcuar* alla fuperfi-
eie della terra .
SALV- Trouate a mettere il cafo in termini , & io vi ri/pondero.
Dite adunque quanto vi par che baftafse far quel moto pia
veloce dt quejlo i
Dirò
Dimoftrazio-
*ie Geometri-
ca per proua-
rel'impofiìbi-
litàdeH'eftru-
iione median-
ce la vertigi-
ne terreftre •
t$& Dialogo fecondo
SI MI*. Diro per e/empio , che quando quello fufse 'vn millon ài
volte più veloce di quejlo , la penna , e anco la pietra ver-
rebbero ejirufi.
' _/". Voi dite così, e dite ilfalfi , filo per difetto , non di Logi~
ta , o di Fifica , ò di Metàfifìca , ma di Geometria; perche , fi
voi intende/te filo i primi elementi , faprefìe >cbe dal centro
del cerchio fi pub tirare vna retta linea f no alla tangente,
che la tagli in modo , che la parte della tangente trai contat-
tore la fegante, fìa vno, du?,e tre milioni di -volte maggiorai
quella parte della feganie, che re/la tra la tangente , e la cir 'con-
ferenza ; e di mano in mano, che la fegante farà più vicintt
al contatto , quesla proporzione f fd maggiore in infinito ;
onde non e da temere , che per veloce, che fa la\vertigine,e len-
to il moto ingiù, la penna , ò altro più leggiero pofi a comin*
dare a filleua/ft , perchè firnpre I inclinazione ingiù fupers
la velocità della proiezione .
rl{j Io non reflo interamente capace di quejlo negozio .
SALV* Io vene farò vna dimoflrazione vniuerfalijjìma , e ancs
af sai facile; Sia data proporzione , quella che ha laBA.alU
SA
C, tfta BA. maggior di C. quanto efserjt voglia ; ejìa il e et»
tbio il cui centro 1). dal quale bifigni tirare tvna fegante , fi
«he la tangente ad efsa fegante habbia la proporzione , che ha
*BA. alla C. prenda/ideile due BA. C. la terza proporziona*
k AI. e come ELad IA. così fi faccia il diametro FE*ad EG.
e dal
Del Galileo. ip3
9 dal punto G. tirifila tangente GH. Dico ejfer fatto quanta
bifognaua ; e come BA. a C. così ejfere HG. a GB. imperoc-
chi eJfend<j,come 31. ad IA.così FÉ. ad E G. farà compone do
come 'jBA* ad AI. così FG. a GÈ. E perchè la C. e media—»
proporzionale tra "B.A. %Al. e la GH. è media irà FG»
GB. però, come Tì^A. a C. così farà FG. a GH. cioè HG. a
GÈ. che è quel che bifognaua fare .
$AGR. 1{eFìo capace di quejla dimojirazione ; tuttauia non mi
Ji toglie interamente ogni fcmpolo; anzi mifento rigirar pei*
la mente certa confusone, la quale aguifa di nebbia denfa}i!f
ofeura non mi lafcia difeerner con quella lucidità , chefuol?—*
ejfer propria delle ragioni matematiche, la chiarezza ,e necef
Jità della conclusone . E qtiello in che io mi confondo è que-
Jìo . E vero, cheglìfpazy tra la tangente, e la circonferenza
fi vanno diminuendo in infinito verfo'l contatto , ma e anco
vero all'incontro , che la propenfione del mobile al defendere
.. fi yà facendo in ejfofempre minore, quanto eglifi troua pik
vicino al primo termine della fuafcefa , cioè allo fiato di quie-
te -, fi come è manifejìo da quello, che voi ci dichiarafte,mofira-
do,cbe ilgraue difendente partendo/i dalla quiete, debbepaf
far per tutti i gradi di tardità mczani-t:\t ejfa quiete , e quaU
Jiuogliafegnato grado di velocità , li quali fono minori, e mi-
non in infinito .: <Aggiugnefi , che ejfa velocità, e propenfio-
ne al moto , fi 'va per vn altra ragione diminuendo pure in
infinito ; e cibauuiene dal poter/i in infinito diminuire la—»
grauità di effo mobile ; talché le cagioni , che diminuifeono la
propenfione allo fendere , & in confeguenza fauorifcono la
proiczio>ie,fon due, cioè la leggerezza de! mobile,e la vic'mità
al termine di quiete , & amendue agumentabìli in infinito ;
le quali hanno all'incontro il contrailo divnafola caufa dei
far la proiezione, la quale benché effa parimente agume?itabi-
le in infinito, non comprendo^ come ejfa fola non pojfa refìar
vinta dall' vnione , & accoppiamento dell altre , che fon due p
pure agumentabìli in infinto .
SALV. Dubitazione degna del Sign. Sagredo , e per dilucidarla,
si che più chiaramente venga da noi comprefa , poiché voi an-
■£9ra dite d'zuerla in confufo , la verremo diBwguendo , con>
ridurla in figura; la quale anco forfè ci arrecherà ageuolezza
nelrifoluerla . Segniamo dzmqué vna linea perpendicolare
verfo il centro, efia quefìa .AG. & ad ejfafia ad angoli ret'
' N ti la
*94 Dialogo fecondo
fila Orizonfale <AB.fopra la quale fi farebbe il moto della
proiezione , e vi continuerebbe
d'andare il proietto con mouime-
to equabile , quando la grauità
nonio inclìnajje a bajjò . Inten-
da/? ora dal punto <-A. prodotta
vna linea retta-, la quale con la~~»
AB. contenga qualfiuoglia an-
golo, e fia quefia L4E. e notiamo
fopra la ^AB. alcuni fpazdj egua-
li Afifh. hk. e da efii tiriamo le perpendicolari fg. hi. kl. fina
allaAE. E perche , come altra volta fi e detto } ilgraue ca-
P
pò uà crefcendo; pofiiamo figurarci gli JpazJj Affh. hk.rap-
prefentarci tempi eguali ; e le perpendicolari fg. hi. kl^gradi
diuelocità acqui/iati in detti tempi ; fi che il grado dì uelocità
.acqui/iato in tutto iltempo,tAk. fia come la linea kLriJpetta
al grado h i. acqui/iato nel tempo <Ah. e'igradofg. nel tempo
±Af. li quali gradi kl. hi.fg. hanno (come e mantfefio) la me~
defima proporzione, che i tempi kA* hA. fA. e fé altre per'
pendicolari fi tireranno da i punti ad arbitrio, notati nella li~
neafA^femprefi trouerranno gradì minorile minori inin-
fimto,procea$ndo verjb ilpunto A.rapprefentate il primo in-
frante del tempo , e il primo fiato di. quiete ., E quefio riti-
r amento verfo A. ci rapprefenta la prima propensione al mo-
to ingiù, dìminuìta\in infinito per V auuicinamento del mo~
bile al primo fiato di quiete , il quale auuicinamento e. agu-
mentabile in infinito . Troueremo adejfo l'altra diminuzione
ài velocità , che pire fi può fare in infinito , per la diminu-
zion della grauità del mobile ; e quello fi rapprefenterà col
produrre altre linee dal punto A. le quali contengano angoli
minori dell'angolo BiAE. qualfarebbe quefia AD. la quale
fegando le parallele kl. hi.fg. né punti m.n*o. ci figurai gra-
di fo. hn* km. acqui/iati ne i tempi %Af. *Ah. Ak. minori de
gti altri gradi Jg. hi. kl. acqui/iati nei medefimi tempi, ma~*
quefii, come da vn mobile più graue , e quelli da vnpiù leg-
giero ; Et è manifefio , che col ritirar la linea E A. verfo AB,
tìfirìgnendo V angolo E AB. ( il che fi pub fare in infinito ,fi
some la grauità in infinito fi può diminuire) fi vkn parime-
le &
xs wx vj uinvu • I y y
te a diminuire in infinito la velocità del cadente , & in confe-
guenza la caufa, che impediua la proiezione ; e però pare, che
dall' vnione di quefte due ragioni contro alla proiezione, di-
minuite in infinito , nonpojfa ella ejfer' impedita . E ridu-
eendo tutto l argomento in breui parole diremo col rìììrignet
V angolo EAB.fi diminuifcono i gradi di uelocità Ik. ih. gf
^7 in oltre col ritirar le parallele kl. hi.fg. ver/o l'angolo A,
Jì diminuiscono pure i medefimi gradi, e l'vna, e X altra dimi-
nuzione fi ejlende in infinito ; ^Adunque la velocità del mo-
to in giufi potrà ben diminuir tanto, e tanto ( potendofi dop-
piamente diminuire \in infinito ) che ella non bajli per rejti-
tuire il mobile /opra la circonferenza della ruota , e per fare »
in confeguenza , chela proiezione venga impedita, e tolta.
All' incontro poi, per far , the laproìezion nonfegua , bifogna9
cbeglifpazij , per i quali il proietto deue fendere per riunir -
Jì alla ruota , fi facciano così breui, & angufii , che per tar-
da , anzi pur diminuita in infinito , chefia lafcefa del mobi-
le, ella pur bafli a riconduruelo ; e però bifognerebbe , che fi
trouafie vna diminuzione di ejfi Jpazij, non fòlo fatta in—*
infinito, ma di vna infinità tale, chefuperajfe la doppia infi-
nità, che fi fa nella diminuzion della velocità del cadente in
giù . Ma come fi diminuirà vna magnitudine più di vn' al-
tra, chef dimìnuifce doppiamente in infinito ? Hora noti il
Sign. Simpl. quanto fi pojfa ben filofof are in natura fenza
Geometria . I gradi della velocità diminuiti in infinito , fi
per la diminuzion della grauiià del mobile, fi per Xauuicina-
mento al primo termine del moto , cioè allo fiato di quieta ,
fempre fon determinati , e proporzionatamente rispondono
alle parallele comprefe tra due linee rette concorrenti hi vn*
angolo conforme air angolo BAE.ò 'BAD. ò altro in infini-
to più acuto, ma pero fempre rettilineo . Ma la diminuzio-
ne degli fpazij , per li quali il mobile ha da ricondurfi fopra
la circonferenza della ruota , e proporzionata ad vn 'altra—*
forte di diminuzione , comprefa dentro a linee', che contengo-
no vn' angolo infinitamente più flretto, & acuto di qualfiuo-
glia acuto rettilineo , quale farà quefìo . Piglisi nella per-
pendicolare <JiC qualsiuoglia punto C. e fattolo centro , de-
formasi con Xinteruallo CiA. vn arco AmP. il quale taglierà
le parallele determinatici de i gradi di velocità , per minimey
the elle siano ,e comprefe dentro ad anguBifiìmo angolo ret-
N 2 tilineO)
196 Dialogo fecondo
tilirieo; delle quali parallele le parti,che reflano tra Varco, e la
tangente Ali. fono le quantità de gli fpazij , e de i ritorni
Jòpra la ruota., fempre minori, e con maggior proporzione
minori -, quanto più s'accojiano al contatto, minori dico di ef-
fe parallele , delle quali fon parti . Le parallele compre f^j
tra le linee rette nel ritirarsi verfo V angolo diminuirono se-
precon la medesima proporzione , come v.g. efendo diuifa la
*Ah. in rnezo nel punto f. la parallela hi. farà doppia della—*
fg. e fuddiuidendo lafA. in mezo, la parellela prodotta dal
punto della diuisione farà la metà della fg. e continuando la
fuddiuisione in infinito, le parallele fujfequenti faranno fem-
pre la metà delle profiime precedenti : ma non cosi auuiem—*
delle linee intercette tra la tangente , e la circonferenza dei
cerchio ; imperocché fatta Vijleffa fuddiuisione nella f A* e po-
lio per efempio, che la parallela, che vien dal punto b. fujf<L*>
doppia di quella, che vien daf. quefìafarà poi più , che dop-
pia della fegu ente, e continuamente quanto verremo verfo il
toccamento A. troueremo le precedati lineecontenere le prof/i-
me feguenti tre, quattro, dieci, cento, mille, centomila, e cento
milioni, e più in infinito . La breuità dunque di tali linee si
riduce a tale, che di gran lungafupera il bifogno per far ■, che
il proietto per legger iffìmo, chejia ritorni } anzi pur Ji man-
tenga fempre la circonferenza ..
§AGR. Io refìo molto ben capace di tutto il difcorfo,e,della forza
ion la quale eglijlrigne, tuitauia mi pare, che chi volejfe tra'
cagliarlo, ancora potrebbe muouerci qualche difficultà, con—*
dire, che delle due caufe , che rendono la fcefà del mobile più,
epiù tarda in infinito, emanifefìo, che quella, che dependz-?
dalla vicinità al primo termine della fcefà , crefce fempre con
la medejima proporzione ,Ji come fempre mantengono Vifief-^
fa proporzione tra di loro le parallele-, &c. ma che la diminu-
■zjon della medejima velocità, dependente dalla diminuzione»:
d ella grauità del mobile ( che era la feconda caufa ) Ji faccia;
ejfa ancora con la medejima proporzione , non par così ma-
nifejlo . E chi ci ajjicurayche ella non Ji faccia fecondo lapro-
porzione delle linee intercette tra lafegante,e la circonferen-
za ; opur anco con proporzion maggiore i
$ALV. Io baueuopnfo , come per vero , che le velocità de ì mobi-
li naturalmente defcendenti, feguitajfero la proporzione delfe
loro gramtà9in grazia deLSig. Simpligio^e. d' Arijìotile, cheim
pia,
Del Galileo v tyy
più ìtioghì V afferma, come proporzione 'mantfejìa ; voi UèJfi
grazia dell' auuerfarioponete ciò in dubbio , & artrite poter'
tjfer, che la velocità fi ' accrefca con proporzion maggiore ; &
•anco maggiore in infinito di quella della grauità:onde tutto il
dif cor fo p affato vadiaper terra: refla a megfofìenerloyil dire*
cbe la proporzione delle velocità e molto minore di quella del-
le grauità : e così non /blamente folleuare ma fortificar equa-
tofie detto ; e di quefio ne adduco perproua Vefperienza , la,
quale ci mofìrerà , che vngraue anco ben trenta e quaranta
volte più di vn' altro , qu al far ebbe per efempio vna palla di
piombo,^" vna di fugherò, no fi mouerà ne anco a gran pezzo
più veloce il doppio . Hora}fe la proiezione non fi farebbe B
quando ben la velocità del cadente fi diminuijfe fecondo Ia~j>
proporzione della grauità, molto meno fi farà ella tutta voi*
ta, cbe poco fi [cerni la velocità,per molto , che fi detragga dei
pefo . Mapofìoanco, cbe la velocità fi diminuijfe con pro-
porzione affai maggiore di quella , con che fi fc emafie la gra-
uità, quando ben anco ellafujfe quella fieffa , conia quale fi
diminuirono quelle parallele , tra la tangente , e la circonfe-
renza , io non penetro neceffìtà veruna , che miperfuada do-
uerfi far la proiezione di materie quanto fi vogliano le igie-
rifime, anzi affermo .pure , cbe ella non fi farà '-, intendendo)
pero di materie non propriamente leggieriffime , cioè prìue di
ogni grami à1 e che per lor natura vadano in alto, ma cbe Itn-
tifón. amente dc/cendano, & h abbiano pochijfima grauità e
fc quedo,cbe mi muoue a così credere e, che la diminuzione dì
granita, fatta fi condola proporzione delle parallele trala-j»
tangente, e 'a arconferenzafba per termine vliimoj & aiti/fi-
•>nrj la nullità di pefo, come quelle parallele hanno per vltimo
termale della lor diminuzione l'i/iefio contatto, che e vnpun-
fj ir dwifibile: Hora la granita nonxfi diminufee mai fino
a l e / rmnt vl:imo > perche così il mobile [non farebbe graue9
ma ben lo fpazio del ritorno del proietto alla circonferenza
fi riduce ali vltima piccolezza , il che e , quando il mobile pò fa
[opra la circonferenza nell'i fìefso punto del contatto ; talché
per ritornami non ha bifogno di fpazio quanto; e però fa
quanto fi voglia minima la propenfìone al moto ingiù,fem-
pre e ella più che a baftanza per ricondurre il mobile fu la—»
ciy confi enza , dalla quale et d.ifia per lo fpazio mimmo , cioè
per niente. ...
N s Vera-
1 9 &■ Dialogo fecondo
SAQR. Varamente il difcorfa e molto fittile , ma altrettanto con*
eludente ;:$ e forza confejfare , che il voler trattar le quijìio-
ni naturali fenza Geometria e vn tentar di fare quello , che ì
imponìbile ad effèr fatto .
SALV, Ma il Sign. Simplicio non dirà cosi; fé bene io non credot
ch"ei. Jìa di quei Peripatetici,cbe diffuadono i lordifcepoli dal-
lofiudio delle matematiche, come quelle, che deprauanoil di"
feorfo, e la rendono meno atto alla contemplazione ,
SIMP. lo nari farei quefta torto a 'Platone, ma direi bene con
Arifiot. che ei sUmmerJe troppo, e troppo s'innagbì di quella-*
fua Geometria ; perche finalmente quefìefittiglìezze matte-
matiche Sign. Salu.fon vere in asìratto , ma applicate alla
materia fenfibile , e fisica,non rifpondono ; perchè dimoftrer-
ranno berti mattematici con i lor principi) ,per efempio , che
Sph^ra tangit planum in pun&Q ; proporzione Jimile alla
prefente ; ma come fi viene alla materia, le cqfe vanno per
vn altro verfo;: e così voglio dire di quefi 'angoli del contatto,
€ di quefie proporzione che tutte poi vanno a monte,quand9
fi vien e alle co/è. materiali , e fenfibili «;
SALV. Adunque voi non credete altrimenti , che la tangente toc-
chi lafuperficie del globo terrefìre in vn punto /
SIMP, Non fola in vn punto , ma credo, che molte , e molte de-
cine , e forfè centinaia di braccia vadìa, vna linea retta toc*
cando lafuperficie anco dell' acqua,non che detta terra,prima9
chefepararfi da lei ..
SALV. dM a s'io vi concedo quefia cofa , non v* accorgete voi , che
tanto peggio è per la caufa vofira : perche , fé polio , che leu. »
tangente da. vnfol punto in fuori fujfc f eparata dalla fuper-
fide della terra ,fi è ad ogni modo dimojirato , che per lagra-
Il vero, talora
acqinira forze n0 haurà egli caufa difepararfi, fé quell'angolo fi chiuda-*
dalle coacrar affatto, e lafuperficie, e la tangente procedano vnitamente l
Non vedete voi, cheaquefio modo la proiezione fi farebbe Jìi
ViJìeJJafuperficie della terra, che tato e quoto a dire,che ella no,
fi farebbe ì vedete adunque qualfia la forza del vero, che me-
tre voi. cercate d'atterrarla, i vqflri medefimi afialti lofolle-
Mano, e Vauualorano .. Magia , che vi ho tratto, di quejio er-
rore ,,non vorrei già lafciarui in quefì'altro,cbe voijlimafie%
shz. vna sfera materiale non tocchi yn piano in vnfol punto%
tvoxni
Del Galileo. fejyy
4 vorrei pur, che la conuerfazione > ancor che di poche orts »
battuta con perfine , che hanno qualche tognizion di Geome-
tria y vi faceffe comparir' vn poco più intelligente tra quei ,
ci?e »o« ne Janna niente , H or per mojlrarui quanto Jìa—*
grande l'error di coloro, che dicono, che vna sfera v.g. di bro-
zo non tocca vn piano v. g. d'acciaio in vn punto; ^Ditemi
qual concetto voi viformerejli di vno, che diceffe , e cofiante- .
mente afienerajfe , che la sfera nonfuffe veramente sfera {
SIMP. Lo filmerei per priuo di difeorfo affatto,
SALV In quefio fiato e colui, che dice, che la sfera tnaUriale non
tocca vn piano , pur materiale , in vn punto y perche il dir £.a sf«a,bcn-
quefio e l'ijleffb , che dire , che la sfera non e sfera , E che ciò che materiale
Jìa vero , ditemi in quello , the voi tofiituite ieffènza della—* tocca 'J pian»
sfera, cioè, che co/a è quella, the fa differir la sfera da tutti gli JJf S5f ^unro"
altri corpi solidi .
SIMP. Credo, che Yejfere sfera confifianelVhauer tutte ìelìnez^f r>ec • ae
rette prodotte dal fuo eentro fin' alla circonferenza eguali . ^m gfera
SALV* Talchi, quando tali linee non fuffero eguali, quel tal foli-
do non farebbe altrimenti vna sfera *
SIMP. Signor nò .
SALV. Ditemi apprejfo ,fe voi credete, che delle molte linee , cbe~*
fipoffon tirar tra due puntile ne pqfsa efsere altro , the vna
retta fola .
SIMP, Signornò.
SALV. Ma voi in ten detepure , che qu e/la fola retta farà poi per
necejjìtà labrcuijfima di tutte l'altre .
SIMP. L'intendo, e ne ho anche la dimofirazion chiara, arrecata
da vngranfllofofo Peripatetico , eparmi,fe ben mi ricorda ,
cb'ei la porti riprendendo Archimede , che. la fuppone tornii
nota potendola dimofirare .
SALV. Qutfij farà fiato vngran Matematico , hauendo potuto
dimofirar quel che ne feppe,n e potette dimofirare Archimede;
efevenefouuenijfelàdimofirazione , lafentirei volentieri;
ptrche mi ricordo beniJ[ìmo,che iAi chìmede ne i libri della sfe-
ra, e del Cilindro mette cotefia proporzione tra i pofiulati , e
Ungo per- fermo, che l'hauejfeper indimofìrabihe .
SIMP. GV* da, che mi fouuerà, perch' ella e affai facile, * breue ,
SAL V. Tari tofarà maggior la vergogna d'Archirhode, e la gloria
di cotejlojilofofo ,
SIMP, 1 ojaro la fu a figura , Tra i punti AT,. tira la lìnea ret-
N 4 ta
&©& , dialogo fecondo
ta AB. eia turtta <-A£B. delle
quali ei vuolprouare la retta
ejfer più breue; e la pronai ta- » /
tJimoftrazio-à &} nella curua piglia vn punto, -***=
ne d'vn peri- che farebbe G. e tira due altrui
^fT ' Pi f" rette AC' C3, k 1ualì àue fon*Piu lunghe della fola ABI
ìinea^rera è" C^K cost ^'imofira Euclide . Ma la curua ACB. e maggiore^
la brc-iuilima dtlle, due rette AC.CB. adunque à fortiori ila curua ACBm
di urte., farà mol o maggiore della retta AB. che e quello , ebefidoue»
• iiadimofìrare ».\
SALV. Io non credo, che a cercar tuttiJTaralogi/mi del mondo9
ParaJbgifmo fipotejfe trouare il più accomodato di q&efioper dare vn eie*
delmede^mo pio della più folenne fallacia ,ehefia tra tutte le fallacie, cioè
-pcifpatetico , di quella, che 'prouaign.Qtwxi per ignotius»
^fr^fc^SIMP. In che modo i
^ ?ir '&* h.$AIuXr., ComeJn the modo ? la conclufione ignota , che voi volete
\\ prouare , non è , che la curua ACB. fi a più lunga della retta
. } AB. il m.ezo termine, che fi piglia per noto, non e. che lucurua
ACÈ.fia maggior delle due AC.CB. le quali e noto ejfer
maggior della <~4Bi E fé vi è ignoto, che la curuafia maggior
- -, mdellafohz retta AB. còme non farà egli affai più ignoto,cbe
s>$ . ella ' fiamaggiore delle 'due rette AC GB. che fi 'fa ejfer mag-
giori della fola AB? e voi lo prendete per notai
SIMP. Io non intendo ancor bene doue confifìa la fallacia.
SALF. Gpm:e le due rette fìen maggiori della iAB.{ fi cornei na-
to per Euclide) tuttauolta, che la curua fia maggior delle due
r et ce ACB. non farà ella molto maggiore della fola retta
.. . AB( . :'
■SIMCP., Signorsì..
SALV* Ejfer maggiore la curua %ACB. della retta AB. e la con-
clufionepiù nota del meso termine , che e V ejfer la mede/ima-
surua maggior delle due rette AC GB. bora quando ilmezOr
ì manco noto della conclufione ,.fi.domanda prouare igno
tum per ignotius . Hor torniamo al noflro propofito;baflat,
che voi intendete la retta ejfer la.breuijfìma di tutte le Une<L->*
che fi, pojfon tirare fra due punti . E quanto alla principale
conclufione, voi dite} che la sfera materiale non tocca .il piano
in vnfol punto. .. Qualrè dunque ilfuo contatto i
SIMP. . Sarà vna parte della fuafuperfìcie .
§A;Ly9 E il contatto parimente d'va altra sfera eguale alla prfa
•
Del Galileo ." io-i
~mi , farà pure vna Jimil particella della fua fuptrficie ?
! SIMP. Non ci e ragione , che non deua efier così .
SALV. Adunqtte ancor le due sfere toccandoji , si toccheranno
con le due mede-
sime parìk 'ellt-j
difupe)fcie,per
che, adattandosi
ciafcheduna di
efie aiCfuffo pia-
no, e forza cu e si
adattino a?. cor
fradìlcro.lma-
Dimofirazio^
ne come la—»
sfera tccca '1
gìnateui bora le due sfere , /' cui centri AB. che si tocchino : e piano in viu»
congiungasi i lor centri con la retta linea AH. la quale paffe- iol punto.^
ràper il tocc amento . Pajftper il punto C. eprefo nel tocca- %
mento vn' altro punto D. congiungasi le due rette AD.'BD.
si che si onjìitutfca il triàgolo AD B. del quale i due lati AD.
DB. faranno eguali all'altro filo iACB. contenendo tanto
quelli-, quanto quefli due femìdiametri , che per la definizion
della sfera fono tutti eguali: e così la retta AB. tirata trai
due centri uìB. non farà la breuiffima di tutte > effendochh
due AD^DB. eguali a lei; il che perle vojlre concejjìoni e
ajfurdo .
S1MP. Quejla dimoflr azione coelude delle sfere in ajl •rattoìe non
delle materiali .
SALV. Affegnatemi dunque in che cofa consifte la fallacia del mio
argomento ,gid che non conclude nelle sfere materiali y ma si
tene nelle immateriali, e afiratte .
SJMP. Le sfere materiali fon foggiate a molti accidenti, ai quali
non foggiai dono le immateriali; E perche non puh effer,cht^>
pofandosi vna sfera di metallo fopravn piano , il proprio pe* Perchè la sfo-
fo non calchi in modo, che il piano ceda qualche poco. ,ò vero, ra in attratto
che Ville fa sfera nel contatto si ammacchi? In oltre quel piano toccni " Pia*
7 ■ n- Jy M J * m r i ». i no in vn pun-
docilmente potrà ejjer perfetto , quando non per altro , al- t0 ma no'n ja
meno per ejfer la materia porofa; e forfè non farà meh diffi- materiale,e in
cile il trouare vna sfera così perfetta , che habbia tutte le linee concreto «
dal cen tro alla fuperflcie egualiffìme per V appunto .
SALV. Oh tutte quefie cofe ve le concedo io facilmente , ma ellt^
fono affai fuor di propofìto ; perche mentre voi volete mo~
firarmi) che vna sfera materiale non tocca vn piano materia*
m
■*
*o t Dialogo fecondo
te in vn puntò , voi uì feruite a* una sfera , che non e sfera , •
d'un piano, che non e piano tpoicae per vojir^ detto, ù queflè
eofe non fi ìrouano ai mmdo, o fé fi 'trottano fi ' guafìano nel»
l' applicar/i 'a far l'effetto . Era dunque manco male > che voi
concedile la conclufione , ma condizionatamrntc , cioè, cbeje
Jidejfein materia vna sfera , e un piano, che fuJfero,e fi con»
feruaffero perfetti , si toccherebbero unfol punto , e nega/le
póitio potersi dare*
SIMP-j, Io credo, che la proporzione de ijtlofofi uadià intefa iti
cotejlo fenfo; perche non e dubbio}chelimperfezion della ma'
feria fi che le cofeprefe in concreto -non rifpondono -alle con*
siderate in a/tratto ■.
SALV. Come non si rijpondonoì Anzi quel che uoi fiejfo dite al
prefenteproua, chetile rifpondon puntualmente .
SIMP* In che modo i
SALV. Non dite uoi , 'che per Timperfezion della materia , quei
corpo , che dourebbe ejfer perfetto sferico , e quel piano , cbz^*
dourebbe ejfer perfetto piano , non riefeonopoi tali in concre-
to, quali altri fé gli immagina in aftr atto {
SIMP- Così dico.
SALV* Adunque ìuìtauolta the in concreto uoi applicate una sfe»
ra materiale a un piano materiale, uoi applicate una sfera n&
Le cole in a- perfetta a un piano non perfetto; e quejti dite', che non si toc»
ftratco riefeo- riK. , r . • ** ■ j 7 • a ^
no prtcìfamé- cano in un punto . Ma io ut dico , che anco in a/tratto una
te quali in-» sfera immateriale, che non sia sfera perfetta può toccare un
.concreto . piano immateriale,che non sia piano perfetto, non in un pun-
to, ma con parte della fua fuperficie , talchi sin qui quello, che
accade in concreto^ accade nell'ijlejfo modo in a/ìratto . E fa»
rebbeben nuoua cofa, che i computi , e le ragioni fatte in nu»
t fneriajiratti, non rìfpondejfero poi alle monete d' Oro,e d'Ar-
gento, e alle mercanzie in concreto ; Mafapete Sign. Simpl.
quel che accade ? Si come a uoler , che i calcoli tornino fopra i
Zuccheri, le Sete, e le Lane, bifogna, che il computista faccia le
Jue tare dì caffè , inuoglie , ^7 altre bagaglie : Così , quando
iljilofufo Geometra uuol riconofeere in concreto gli effetti di-
moHrati in ajiratto , bifogna , che difalchi gli impedimenti
della materia , che fé ciò faprà fare io vi ajficuro, che le cofefi
tifeontr eranno non meno aggiu Ratamente , che i computi
Aritmetici . Gli errori dunque non confifiono, nèneWafirat -
to, ne nel concreto, ne nella Geometria amUa Fifica, ma nel
calco-
Del Galileo. zoj
calcolatore , che non sa fare i conti giujlì . Pero*, quando voi
bauejìe vna sjera, <£r vn pi ano perfetti , benché materiali, n3
babbiate dubbio-, che Jì toccherebbero in vn punto. E fé quello
era , £r \ imponìbile ad hauerfi, molto fuor dipropofito fu il
dire, che SphVra amea non tangitinpun&o. Ma più vi
aggiungo Sign*Simpl concedutoui , che non Jì poffa dare in
materia vna figura sferica perfetta, ne vn piano perfetto ,cre*
dete voi, cheji ' pojfano dare due corpi materiali di fuperjìcie
in qualche parte, e in qualche modo 3 incuruata a/jco quanto.
Jì voglia irregolatamente i
SIMP. r£>i quejti non credo , che ce ne manchino .
SALV. Come ve nejìano di tali , quefii ancora Jì toccheranno in
vnprìnto ; che il toccarjìin vnfol punto non e migapriuile-
gio particolare del perfetto sferico, e del perfetto piano* Anzi
chi più fottilmente andajfe contemplando quejìo, negozio tro- ° CCir * *jj
zzerebbe, che più difficile ajjai e il trottar due cor pi, che Jì tocchi- e proprio del»
no con parte delle lor fuperjìcie , che con vn punto foLo;perche le sfere .per
a voler che due fuperjìcie combagino bene infìeme, bifogna , ò fette folameit
che amendue fieno efattamente piane, o che fé vna e colma , te \m ^ tut"
i 'altra Jìa concaua, ma di vna incauatura , che per appunto curlie ,
rifponda al colmo dell'altra, le quali condizioni fon molto più e più difficile
difficili a trouarfiper la lor troppo Jtretta determinazione , il troiiar figu-
re le altre, che nella cajual larghezza fono infinite * XQ> c^e " toc*
SIMP* Adunque voi credete , che duepittre , o due ferri prefì a S^S? i°~ *jjj*
e afe , e accoftati infìeme il più delie, volte fi tocchino in vnfol perfiCJie , che
punto l con vn punto
SALV* Negli incontri caufalì credo di no. ; si per chi ,per lo più felo *
fepra ej/ì farà qualche poco d'immondizia cadente ,. sì perche
nonfivfa diligenza in applicargli infìeme fenza qualche per-
iojfa ; & ogni poca bajìa a far che l 'vna fuperjìcie ceda qual-
the poco ali altra ;sì che fcambieuolmenteji figurino , almeno
in qualche minima particella , l'vna all'impronta dell altra ;
ma quando le fuperjìcie lorofujfero ben terfe , e che pofati
tmendue fepra vna tauola, acciocché l'vno non grauajfe fe-
pra all'altro , si jpingejfero pian piano l'vno verfe l'altro , io
non ho dubbio , che potrebbero condursi al femplice contatto
in vnfol punto »
$AG7{~ Egli e forza, che con voftra licenza io proponga certa-*
mia difficultày.natami nel fentir proporre alSign. Simpl. la
wpojjìbilitàtcbe. } nelpoteni trottare vn corpo materiale,efo~
lido,
Figura sferica
più facilmen-
te -s'imprime
di og ti alerà.
r-
£ìgura circo-
lale porta fo-
la tra i pofhi-
lari.
Figure sferi-
che di diuerie
grandezze fi
pQflb.no for-
mare con yn
folo itruaiétos
& o $ Dì alogo feco n do
lido, che hàbbia perfettamente la figura sferica ; t ne! vedergli
-Sign. Sahi. predargli in certo modo, non contradicendo, Vaf-
fenfo;perb vorrei fapere, fé la mede/ima diffcultàfi troni net
figurare vn folido di quale ne altra figura, cioè per He hiar ar-
mi meglio , fé maggior difìcultà fi troni in voler ridurre vh
pezzo di marmo in figura d'vna sfera perfetta , che d'vna—*
perfetta piramide ro d'vn perfetto cauallo , ò d'vna perfetta
iocufta-,
$ALV« Per quefta prima rifpojla la darò io ; e prima mi feuferh
dJl'affenfo , the vi pare, ch'in habbiapreiìato al Sign.Simpl,
il quale era folamente pera tempo ; perche io ancora hauenò
in animo, auanti che entrare in aiti a materia , dir quello jebe
per auuentura farà l'ifleffo , o affai conforme al voslro pen-
fiero ; e rifondendo alla voBra prima interrogazione dico f
che fé figura alcuna fi può dare a vn folido , la sferica e ìafa-
cili/fimafopra tutte d'altre , fi come e anco la femplicijjima , e
tiene tra le figure folide quel luogo , che il cerchio tiene tra le
Juperficiali : la deferizion del qual cerchio , come, più facile di
tutte le altre, effa folade fiata giudicatala i matematici degna
d 'effer pofìa tra i pofìulati attenenti ajle deferizioni dituttzs
l'altre figure: Età talmente facile laformazion della sfera f
$he fé in vna pia/ira piana di metallo duroficauerÀ vn va-
cuo ùr colar e, dentro al quale fi vadia riuolgendo cafualmen-
te qualfuoglia folido , affai grofamente tondeggiato , per fa
iìeffo,fenz altro artifizio, fi ridurrà in figura sferica, quanto
più fia pojfibile perfetta ; purché quel tal folido non fia mi-
nore della sfera, chepaffajfeper quel cerchio ;e quel che ci e an-
che di più , degno di confìderazionee yche dentro a quel me-
defimo incauo fi formeranno sfere di diuerfe gradezze. Quel-
lo poi, che ci voglia per formare vn cauallo, e ( come voi dite)
vna locufta, lo lafcio giudicare a voi , chef ape te , che pochi/fi-
mifinitori si trouerranno al mondo atti & poterlo fare . E
credo, che il Signor Simplicio in quefio particolare non diffen-
tira da me .
SIMP^ Non so fé io diffentapunto da voi . Uoppinion mia e,che
nejfuna avelie nominate figure si pofia perfettamente ottenere*
ma per auuicin arsi quanto sipofsa al più perfetto grado, cre-
do -, che incomparabilmente sia più ageuole il ridurre il folids
in figura sferica , che informa di cauallo, b di locusla.
SAGR. E quefia maggior difficuìtà da che credete voi, chetila de*
,. penda ì Sì come
Del Galilea. 2.0-f
SIjMP. Si come la grand' ageuolezza nel formar la sfera deriuà
i.ada fu a a'JoiutafimpiicìtàjÓ' vniformìtà, così la fortuna ir- , ?*?£ ,!r.^0>
' legatati: a > ei.ae cLfftcJi/fmo iintrodur V altre figure . -1 V ,Cr l *
SASIi. Aapriqiùpi come l'ir rtgolarìtà è caufa di di]pcultà,anco la
figura tu ynfiajfo i quo con vn martello a cafo,farà delle dif-
ficili a introdurci ' , efjtnào cjfa ancora, irregolare forfè più di
quella del e auaUo (
SIM P. Così deue efere .
SA&R. c?da dittmi : quella figura qualunque ellajtfia , che ha
quel f affo, ball 'egli per fai f/j imamente , à pur no i
SIMfr Quella che egli ba, l'ba tanto perfettamente, che nefiurìal-
tra iefiajfesìa tanto puntualmente ..
SA&R. Adunque fé delle figure irregolari , e perciò diffidila co»
Jeguirfi, pur fé ne trouano infinite perfetti/firn amente otte-
nute , coti qual ragione fi potrà dire-, che la femplìcìfiìma , e
per ciò facilijfìma più di tutte , fi a impojfibìle a ntrouarfii
SA L ff. Signori e on voflrapace, mi par che noifiamo entrati in—*
vna dfputa non molto più rikuànteycbe quella della lana ca-
prina, e doue,che i noflri ragionamenti dourebber continuar
di ej/er' 'intorno a cofe ferie , e rileuanti, noi confumiamo il _.
tempo in altercazioni friuole, e di nejfun rìlieuo . Ricordia- jejp yniuerfo
moci in grazia , che il cercar la costituzione del mondo e d<L*> e dei più no*
maggiori , e de più nobil 'Problemi , che fieno in natura ; <l~> biliproblemi.
tanto maggior poi , quanto viene indrizzato [allo fcioglimen-
to dell'altro ; dico della caufa deljiujfo , e refiujfo del marz^j ,
cercata da tutti i grand' huomini, che fono fiati fin qui, e fior-
fé da mun ritrouata :però quando altro non ci refiida pro-
durre peri 'afioluto feioglìmento dell'in fìazaprefa dalla ver-
tigine della terra-, che fu l'vltìma portai a per argomento della,
fu a immobilità circa il proprio centro , potremo pafire allo
fcrutinio delle cofe, che fono in prò , e contro al mouimento
annuo .
SAGR. Non vorrei Sign. Saluiati, che voi mifura/le gl'ingegni
di noi altri, con la mifura del vojiro : voi auuezzo fempre ad G3 '
occuparui in contemplazioni altìjfime , filmate friuole,e bajje
tal'vna di quelle,che a noipaiono degno cibo de' no (Ir i intel-
letti :però t aluolt a per fodis fazione nofira non vi /degnate di
tbbajfaruìa cocedere qualcofa alla nofira curiofità.Quàto poi
allo feioglìmento dell' vltima infianza , prefa dallo fcaglia-
mento della vertigine diurna ? perfodisfare a me} bajlaua af-
fiti
La caufa del-
la proiezione
non crefee fe-
condo la pro-
porzione del-
la velocità ac-
crefeiuta per
far la ruota—»
maggiore. ■
tog -Dialogo fecondo
fai meno di quello, che si e prodotto; tuttauia le co/è, che Jt fon
dette foprabbondantemente , mi fon parfe tanto curio/è , che
non polo non mi hanno fiancata la fantafìa, ma me l'hanno
con le loro nouità trattenuta fempr e con diletto tale,che mag-
gior nonfaprei defìderarne; pero ,fe qualche altra fpecolazio-
ne rejìa a voi da aggìugnerui, producetela ptire , ch'io per la
parte mia molto volentieri la fentirb *
SALV. Io nelle cofe trouate da me hbfempre fentito grandijfìmo
diletto,e doppo que fioche e il ma/fimo, prouo gran piacere nel
conferirle con qualche amico, che le capifea, e che mofìri digu-
Jiarle : hor, poiché voi fé te vno di quejii, allentando vn poco
la briglia alla mia ambizione , che gode dentro di fé 7 quando
io mi mojiro pia perspicace di qualche altro reputato di acuta,
vifìa, produrrò, per colmo,e buona mifura della difcujfìon—»
paffata, vtf altra fallacia, de ifeguaci di Tolomeo }e d'AriftoU
prefa nel già prodotto argomento .
SAGR. Ecco, che io auidamente mi apparecchio afentirla .
SiALV. Noi hauiamojin qui trapalato, e conceduto a Tolomeo,
come effetto indubitabile , che procedendo lo fc agitamento del
fajfo dalla velocità duella ruota , mojfa intorno alfuo centro
tantoft accrefcala caufa di ejfo fcagliamento, quanto la velo-
cita della vertigine si agumenta; dal che si inferma , che effen-
do la velocità della terreflre vertigine fommamente maggiore
di quella di qualsiuoglia macchina , che noi artijiziofamente
poffiam far girare; l'efirusio'ne in confeguenza delle pietre , e
de gli animali, & e. douejfe efier violeniijjìma . Hor a io noto-,
che in quejto difeorfo e vna grandiffìma fallacia, mentre noi
indifferentemente, <&" afìolutamente paragoniamo le uelocità
tra di loro . E vero , che s'io fo comparazione delle velocità
della medesima ruota , ò di due ruote eguali tra di loro , quel-
la , che pia velocemente farà girata, con maggior impeto fca-
glierà le pietre, e crefeendo la velocità , con la medesima pro-
porzione crefeerà anco la caufa della proiezione ,• ma quando
la velocità sifacefe maggiore, non con l'accrefeer velocità nel-
Vifìeffa ruota , che farebbe co' l fargli dar numero maggiore di
conuerfìoni in tempi eguali ; ma cò'l crefeere il diametro, e far
là ruota maggiore,fi che ritenendo ilmedefimo tempo di vna
conuerjìone, tanto nella piccola , quanto nella gran ruota , e
fo lo nella grande la velocità fuffe maggiore , per effer la fua
;■'• dir conferenza maggiore, nonjìa chi creda ■, che la caufa dello
faglia-
Del Galileo. 2,07
fc agli amento nella gran ruota crefcejje, fecondo la proporzio-
ne della velocità della fua circonferenza , verfo la velocità
della circonferenza della minor ruota , perche quefìo ìfalsif-
Jtmo, come per adejfo vna fpeditijfìma efperienza ci potrà mo*
Jìrar così alla grojfa;che tal pietra potremmo noi fagliare coti
vna canna lunga vn braccio , che con vna lunga fei braccia
non potremo,ancorchè il moto dell 'ejtremità della canna lun-
ga, cioè della pietra incajìrataui,fujfepìu veloce il doppio del
moto della punta della canna più corta , xbe farebbe , quando
le velocità fujfero tali , che nel tempo di vna co nuerfione inte-
ra della canna maggior 'e, la minore nefacefse ire .
SAGH^. Qutjlo Sign. Salutati , che voi mi diteggia comprendo io
douere necef arsamente fucceder così ; ma non mi foutùen già,
prontamente la cauf a, perche eguali velocità non babbiano a
operare egualmente in ejlrudefi proiettila ma af sai più quella
della ruota minore , che £ altra della ruota maggiore ;perh vi
prego a dichiararmi} come il negozio cammina »
SIMP. Voi Sign. Sagr. quejìa volta vi fete dimojirato dij/ìmile a
voi medefìmo,che folete in vn momento penetrar tutte le co/è,
& bora trapafsate vna fallacia pojìa nell' efperienza delle ca-
ne , la quale ho io potuto penetrare : e quefia e. la diucrfa ma'
niera di operare nel far la proiezione hot con la canna breue,
& hor con la lunga ; perche a voler , che la pietra fc appi fuor
della cocca,non bifogna continuar vniformemente tlfuo mo-
to, ma alt bora ch'egli e veloci/fimo conuien ritenere il brac-
cio , e reprimer la velocità della canna ;perloche la pietra, che
già e in moto velocijjìmo-, frappa, e con impeto Jì muoue , ma
tal ritegno non fi pub far nella canna maggiore, la quale per
la fua lunghezza-, ejlejjìbilità non vbbrdtfre interamente al
freno del braccio , ma continuando di accompagnare il fajfo
per qualche Jpazio , co'l dolcemente frenarlo ,fe lo ritten con-
giunto, e non,come ,fe in vn duro intoppo hauejfe vrtato, da
fé lo lafcia fuggire ; che qucndo amendue le canne vrtajfero
in vn ritegno, che lefermaffr, io credo, che la pietra parimen-
te frapperebbe dall' vna, e dall'altra, ancorché imouimenti lo-
ro fujfero egualmente veloci .
SAGR. Con licenzia del Sign. Salutati ri/pondero io alcuna cofa
al Sig. Simplicio, poiché egli a me fi e riuoltato;edìco , che nei
fuo difcorfo vi è del buono , e del cattiuo; buono, per chi quafi
tutto e vero ,* cattiuo ? perche non fa in tutto al proposto no-
pò,
Dato che la
Vertigine di-
urna filile del»
la terra, e cne
ella per qual-
che repentino
ollacolo,ò in-
toppo fi fer-
male le fab-
briche , e le.-*
mótagne ftef-
fe , e forfè tut-
to'! Globo fi
dilToluerebbe,
2/oS- Dialogo fecondo
Jiro^ veri/fimo e, che quando quello , che con velocità pòrta là
pietre , vrtafe in vn ritegno immobile,eJ/è con impeto ferre-
rebbero innanzi; feguendone quell'effetto , che tutto il giorno
fi vede accadere in vna barca , che [correndo velocemente ar-
: - veni ,. & vrti in qualche oracolo, che tutti quelli , che vi fon—*
-dentro, colti allimprouuifo repentinamente traboccano, e ca-
lcano verfo dotte correua il nauilio ; E quando il globo ter-
re/lire incontrale vn intoppo tale, che del tutto refijlejfealla—»
Jua vertigine, € lafermajfe, ali" bora sì ch'io credo che nonfo-
lamentele fiere, gli edijizij,ele Città, ma le montagne, i laghi,
e i marififouuertirebbero , e pur che il globo jiejfo nonfidif-
Jtpajfe; ma niente di queBofà alpropofito nojlro, che parlia-
mo di quelche pojfafeguire al moto della terra girata vnifor-
memente , e placidamente in fefiejfa, ancorché con velocità
grande . Quello parimente , che voi dite delle canne è in parte
vero; ma non fu portato dal Sign. Salu. come coja , che pun-
tualmente Jì'aJJejll alla materia di cui trattiamo y ma folamen-
te, come vn'efempio, che così alla grojfapojfa desiarci la men-
te a pia accuratamente confiderare ffe crefeendofi la velocità)
in qualjìuoglia modo, con Vifiejfa proporzione fi accrefea la
caufa della proiezione : fiche v.g. fé vna ruota di dieci brac-
cia di diametro, mouendofi in maniera, che vn punto della—»
fua circonferenzapajfajfe in vn minuto d'hora cento braccia,
e perciò hauejfe impeto di fagliare una pietra , tale impeto fi
accrefee centomila volte in vna ruota, che hauejfe vn milion
di braccia di diametro ; il che nega il Sign. Saluiati, &■ io in-
clino a creder Vifleffo ; ma non ne f apendo la ragione, l'ho da
effo richieda, e con defiderio la fio attendendo .
SALV. Eccomi per dami queUafodisf azione , che dalle mie forze
mi farà conceduta ; E benché nel mio primo parlare vifiaper-
parer, eh' io vadia ricercando co fé aliene dalpropofito nojtro ,
■ tuttauia credo , che nel progrejfo del ragionamenio,trouerre-
■' . . mo, che pur non faranno tali . Pero dicami il.Sign. Sagredo
-«« . in quali cofe egli ha offeritalo confìfier la refijienza di alcun—»
• - i mobile all' ejfer mojfo .
SAGR. Ioperadejfo non veggo ejfer nel mobile refijienza inter-
na allejfer mojfo , fé non la jua naturale inclinazione , e pro-
lì -.. : penfione al moto contrario , come, ne' corpi gratti ,\che hanno
fti " ìpTopenfion&almoiùjriygiu , la refijienza è al moto injà ; <&*
-©ss i'--%p detto, refislsnzdHnUma, percbì'.diquejìa credo^che voi
inten-'
Del Galileo? toj
intendiate , e non dell'eterne , che fono accidentali , e molte!
tALV. Cosi ho voluto dire , e la vofira perfpicacità hapreualfo al
mio auuedimento , ma sto fono fiato fcarfo nelV interrogare,
dubito, che il Sign. Sagr. non habbia con la rifpofìa adequata I 'incllnm<*l
4 pieno la domanda; e che nel mobile , oltre alla naturale in- ne de i graui
flinazione al termine contrario Jìa vn altra pure intrinfeca, a* m°t0 in gin
e naturale qualità , che lo faccia renitente al moto . Ferodi- l^fc^J^Ì
temi di nuuno ;non credete voi , che l'inclinazione v.g. de i mow m g^
granì di muouerfì ingiù , fa eguale alla fefìjienza de i mede*
simi ali efftre fpmù in sui
$AGR. Credo, chetila sia tale per Vappu^to; e per quefto veggo
nella bilancia due pesi eguali refìar fermi nell'equilibrio , re-
sìjìendo lagraziità dell' vno ali 'ejfef 'alzato ,allagrauità,con la
quale l'altro premendo in giù alzar lo vorrebbe .
tALV. 'Benijfimo , sì che a voler, che ì'vno alzajfe V altro bisogne-
rebbe accrefeer pefo al premente, o fcemarlo all'altro . Ma, fé
nella folagrauità consiRe la resiflenza al moto in su , onde
auuiene, che nella bilancia di braccia di/eguali, cioè nella Ha-
dera,t aiuoli a vnpefodi cjl>libbre,col fio graziare in giugno
i bajlante a alzar ne vno di quattro libbre , che gli contrare-
rà ; e potrà quejto di quattro , abbafsandosi, alzare quello di
tento, che tale e l'effetto del romano verfo -il grane pefo , cbz^t
noi vogliam pefare i fé la resiflenza aWefser mofso risiede nel-
la folagrauità , come pub il romano col fuo pefo di quattro
libbre fole resijìere al pefo di vna balla di lana , o di feta , che
farà ottocento , b mille ; anzi pure potrà egli vincere co'ljuo
momento la balla, efalleuarla i Bifogna pur Sign.Sagr. dire,
the qzù si lauori con altra resijlcnza}e con altra forza, che con
quella della femplice granita .
SA GR. E necef sarto , che sia così: pera ditemi quale qziefia fecon»
da virtù .
tALV. E quello, che non era nella bilancia di braccia eguali; con'
siderate qual nonità e nella Jìadera; <tx in quejta di necejfìtà
tonsifle la caztfa del nuouo effètto .
SAGR. Credo, chel voRro tentare mi habbia fatto foumnir non
soche* In amendue gli Brumenti si lauora co'lpefo, e co'l
moto ; nella bilancia i monimenti fono eguali , eperò Ivn pe-
fo bifogna, che fuperi l'altro in granita per muouerlo ; nell*
Jìadera ilpejo minore non mouerà il maggiore, fé non,quan*
io quejlo si muouap oc offendo appefo nella minor difianzjf^
e f\
li o Dialogo fecondo
e quello Jtmuoua molto, pendendo da diflanza maggiore ; bt*
fogna dunque dire , che l minor pefo fuperi la rejijtenza del
maggiore co'l mziouerfì molto, mentre V altro Jì muoua poco .
SALV. Che tanto e quanto a dire , che la velocità del mobile men9
grazie cópenfalagrauità del mobile più graue, e meno veloce.
■ t.— . SAGR. Ma credete voi, che la velocità rifiorì per l'appunto la~~»
La maggior . ,, . v , - ., f n *r ,.
velocità com- granita? cioè-, che tanto Jia il "momento , e la forza di vn mo-
penfa preci fa- bile v.g. di quattro libbre dì pefo, quanto quella divn dicent9
mente la rnag- qualunque volta quello hauejfe cento gradi dt velocità^ que-
gior gramea. jjQ quattro gradi folamente ?
SALV. Certo sì, come io vi potrei con molte efperienze mojirare ;
ma per bora bajliui la confermazione di quefìa fola della--»
Jladera;nella quale voi vedrete il poco pefante romano all'ho-
ra poter fa Bene re, & equilibrare la grauijfìma balla, quando
lafua lontananza dal centro, /opra il quale fi fojliene , e vol-
ge/ila Baderà , farà tanto maggiore dell'altra minor dijìan-
za, dalla quale pende la balla , quanto il pefo a (fiuto della-*
balla e maggior di quel del romano . E di qztefio non poter la
gran balla colfuopefo , follcuare il romano tanto men gra-
ne, altro non fi vede poterne ejfer cagione, che la di/pariti de i
mouimenti , che, e quella , e quejlo far dourebbero,mentre che
la balla con l'abbaffarfì vn fol dito , facejfe alzare il romano
cento dita ; (pò fio, che la balla pefajfe per cento romani , e la
diflanza del romano dal centro deUaJiaderafuJfe cento volte
più della diflanza tra'l medeftmo centro ,, è l punto della fo-
fpenfion della balla ) il muouerfì poi lofpazio di cento dita il
romano, nel tempo, che.ld balla fi 'muoue per vnfol dito, è l'i-
fiefi° > £be'l dire ejfer la velocità delmoto del romano cento
volte maggior della velocità del moto della balla. Hora-~>
fermateuì bene nella fantafìa, come principio vero, e notorio,
che la refìflenza , che viene dalla velocità del moto-, compenfa
quello , che depende dalla grauiià d'vn' altro mobile ; sì che, in
eonfeguenza ,tantorififle ali ejfer frenato vn mobile d'vna
libbra, chefimuuua con cento gradi di velocità , qztato vn al-
tro mobile di cento libbre , la cui velocità fa d'vn gradò j oh .
Et all' ejfer moffì, dzie mobili eguali reffìeramio egualmente ,
fefìhaurannoafar muouere con egzial velocità ; ma fé vno -
douerà ejfer mojlo più velocemente dell'altro, farà maggior
rejìjlenza, fecondo la maggior velocità , che fé gli vorrà con-
ferire . 'Dichiarate quefìe cofe, venghìamo all'efplicazion del
nofìro
Del Galileo; iti
noRro problema , e per più facile intelligenza facciamone vn
poco di figura . Ejìano due ruote difeguali intorno a quejto
ceniro A. e della minore fa la circonferenza BG. e della mag-
giore CEH . <tx ilfemidiametro ABC.fia eretto all'Orizonte,
e peri punti \BC. fogniamo le rette linee tangenti *BF. CD. e
negli archi BG. CE. fieno prefe due parti eguali BG. CE»
c7 intenda/} le due ruote ej/èr girate fopra t lor centri con
eguali -velocità , fiche due mobìli , li quali fariano verbigra*
zia due pietre pofìe ne punti B. e C. vengano portate pei*
le circonferenze \BG. CE. con eguali velocità , talché nel'
l'ifteffò tempo , che la pietra B.fcorrer ebbe per Varco BG. Icl~>
pietra C. pafferebbe Varco CE. Dico adejfo , che la vertigi-
ne della minor ruota , e molto più potente a far la proiezione
della pietra CB. che non e la vertigine della maggior ruota del-
la pietra C. Imperocché douen do fi , come già fi e dichiarato
far la proiezione per la tangenie,quando le pietre B.C. douef
fero f epara rfi dalle lor ruote , e cominciare il moto della pro-
iezione da i punti B.C. verrebbero
d ali impeto concepito dalla vertigine
fagliate per le tangenti BF. CD.
'Per le tangenti dunque 'BF. CD.
hanno le due pietre eguali impeti di
feorrere , e vi feorrer ebbero ,fe da-*
qualche altra forza non ne fujfero
deuiate ; nonjìà così Sig. Sagredo?
SAGR. Così mi par ± che cammini il ne-
gozio .
SALIS. Ala qual forza vi par , chepojsa
elfer quella , che deuij le pietre dal
muouerfi per le tangenti, dous l'im-
peto delia-vertigine veramente k^>
caccia t
SAGR. E , ola propria grauitàt ò qual-
che colla, che le ritienpofate , b attaccate fopra le ruote .
SALV. Ma a deuiare vn mobile dal moto,doue egli ha impeto,non
ci vuoVegli maggior forza)) minore, fecondo che la deuiaziO'
ne ha da ejfer maggiore, b minore i cioè , fecondochì nella de-
viazione egli dourà nell'ifìejfo tempo paffar maggiorerò mino*
re fpazio ?
SAGR, Sì, perchè già di fopra fa conclufo > che a far muovere vn
O * mobile.
tt£ Dialogo fecondo
mobile; con quanta maggior velocità Jì ha da far muonenJ^
tanto bi fogli a , chejìa maggiora la virtù mouente .
%ALV. tìora confederate ,, come per dentarla pietra della minor
ruota dal moto della proiezione f che ella farebbe per la tan-
gente BF. e ritenerla attaccata alla ruota, bifogna, che la prò»
pria granita la ritiri per quanto è lunga lafeganteFG. ò ve*
ro la perpendicolare tirata dal punto G.fopra la linea'BF»
doue che nella ruota maggiore il ritìr amento non ha da effe*
pia , che fi Jìa la ft gante 'DE. ò vero la perpendicolare tirata
dal punto E. fipra la tangente DC. minor' affai della FG. e
Jempre minore, e minoretfecondot che la ruota Jì face ffe mag-
giore $ e perche quelli ritiramenti Jì hanno a fare in tempi
eguali, cioè mentre^ chefe paffano li due archi eguali BG. CE»
quello della pietra B. cioè il ritiramento FG, donerà e/Jer pia
veloce dell'altro DE. e però molto maggior forza Jì ricercherà
per tenerla pietra B. congiunta alla fua piccola ruota, che lai
pietra C. alla fua grande, ctìeilmedejìmo, che dire, che tal po-
ta cof a impedirà lofcagliamento nella ruota grande, che non
lo proibirà nella piccola . E manifeflo dunque , the quanta
piùfìcrefce la ruota, tanto Jì feema la caufa della proiezione»
§AGR. Da quejlo, che bora intendo , merce del vojlro hingofmi-
nuzzamento mi par 'di poter far rejìar pago il mio intelletto
ton affai breue difcorfo; perche venendo dalla velocità eguale
delle due ruote impreffo impeto eguale in amendue le pietre^
per le tangenti tjì vede la gran circonferenza co'l poco fepa-
rarjì dalla tangente, andar fecondando in vn certo modo , e
son dolce morjofuauemente raffrenando n ella pietra l'appe-
tito, per cosi dire,difeparar(ì dalla circonferenza; sì che qua-
lunque piccol ritegno, ò della propria ìnclinazìo-ne, ò di qzial-
che glutine, bafia a manieneruela congiunta ; il quale poi re-
ità invalido a ciò poter fare -nella piccola mota, la quale co'l
poco fecondar eia direzione della tangente, con troppa ingor-
da voglia cerca ritenere afe la pietra ; e non effhuio il freno,
e'I glutine più gagliardo di quello , che manteneva V altra pie-
tra vnita con la maggior ruota , Jì Strappa la cavezza } ejì
eorreper la tangente . Ter tanto io non jolamenie rejlo capa-
ce dèll'hauer tutti quelli errato, che hanno creduto crefcerjìla
xagione della proiezionej'econdo chejì accrefee la velocità del-
la vertigine; ma di più vo confederando , chefcemandojì Uu*
proiezione nell'accrefcerjila ruota , tuttauokactiejì manten-
ga
Del Galileo. atj
ga la meàejima velocita in ejfe mote: forfè potrebbe effer vero»
chea voler, che la gran ruota fcagliajfe come la piccola , tifo*
gnaffe crefcerle tanto di velocità , quanto fé le crefce di dia-
metro, chefarebbe,quando le intere conuerfionifìfiniffero in
tempi eguali; e così fi potrebbe Jlimare, chela vertigine della)
terra non piufufie bafiante a fagliare le pietre , che qualfi-
uoglia altra piccola ruota, che tato lentamente fi gir ajj e, che im
ventiquatt'hore dejfe vnafola riuolta.
SALV. Non voglio per bora , che noi cerchiamo tani * oltre', bafla*
che ajfai abbondantemente habbiamo ( s'io non m'inganno)
mofirato l'inefficacia delVargumento , che nel primo afpetto
pareua concludentiffimo, e tale era flato fornaio da grandini-
mi huomini : & affai benefpefo mi parrà il tempo, e le parole*
fé anco nel concetto del Sig. Simp. hauerb guadagnato qual-
che credenza,no diro della mobilità della terra,ma almanco del
non ejfer l opinion di coloro , che la credono , tanto ridicola , e
fìolta, quanto le f quadre de3 fìlofofi comuni la tengono .
SIMP. Le foluzioni addotte fin qui airinjlanze fatte contro tt~*
quefia diurna reuoluzion della terra prefe da igraui cadenti
dalla fommità d'vna Torre , e da i proietti a perpendicolo in
su , o fecondo qualfiuoglia inclinazione lateralmente verfo
Oriente, Occidente, Mezzogiorno, b Settentrione , &c.mè
hanno in qualche parte fcemata l'antiquata incredulità con-
cepita contro « tale opinione ; ma altre maggiori difficultà mi
Jì aggirano adejfo perlafantafia ; dalle quali io affolutamen-
te non mi [apra maifuiluppare, ne forfè credo , che voi me- Altre oppofì-
defimi ve ntpoirie difciorre ; e pub anco ejfer e , che venute zioni di du®
non vi fimo all' orecchie, per chi Jòno affai moderne. E quefie autori moder-
fono le opp»jìziòm di due autori , che ex profefìò , fcriuono "' contro a^
contro al Copernico ;h prime fi 'leggono in vn libretto di con- P ni •
clufìoni naturali ; k altre fono d'vngran Filofofo , e Mate-
matico infieme, infera in vn trattato, che egli fa ingrazia—»
d'Arifiotile, e della fifa opinione intorno alì inalterabilità del
Cielo, doue eiproua, che non pur le comete, ma anco le Belle
tiuoue , cioè quella del j :7tantadua in Cajfiopea , e quella del
ficentoquatiro nel Sagittario non erano altrimenti fopra le
sfere de i Pianeti,ma ajfolutamente fotto il concauo della Lu-
na nella sfera elementare, ecibdimoflra egli contro' a Ticone,
Keplero-, e molti altri ojferuatori aflronomi ; e gli abbatte con
le loro armi mèdefìme , cioè per via delle par allafjì : Io, fé vi e
0 3 in pia-
Prima oppo-
iìzione dell'-
autor moder-
no del libret-
to delle con:
elulioni .
Vna palla d'-
artiglieria có«
fumerebbe—»
più di otto
giorni nel ca-
der dal con-
cauo della Lu
na iìno al cen-
tro della ter-
ra 3 fecondo
l'opinione del
V autor mo-
derno del le-*
conclufioni •
2 t 4 Dialogo fecondo
in piacere, produrrò le ragioni dell' vno, e dell'altro , perchè le
ho lette pia d'vna volta con attenzione^ voi potrete efiaminar
la hr forza 3 e dirne il vojlro parere .
SALV, Ejfendoche il nojìro principal fine e di produrre , epon-
derar tutto quello, che e flato addotto in prò , e contro a i due
Siflemi,Tolemaico,e CopernicanOjnon ìbenepafiar cofa alcu-
na delle ferine in cotal materia .
SIMP. Comincerò dunque dall' injìanze contenute nel libretto
delle conclufioni, e poi verrò all'altre . 'Primieramente dun-
que l'autore con grand' acutezza va calcolando quante miglia
per bora fa vn punto della fiuperficie terrefìre , poflo fitto
l'Equinoziale, e quante Jì fanno da altri punti pofli in altri
paralleli, e non contento di inuefligar tali mouimenti\in tem-
pi horarìj ,gli troua anco in vn minuto d'bora; ni contento
del minuto, lo ritrouafino a vno fcrupolo fecondo: ma più e*
va infino a moflrar' apertiffimamente quanie miglia farebbe
in tali tempi vna palla d'artiglieria , pofla nel concauo delV
Orbe Lunare, fuppofiolo anco tanto grande , quanto Viflejfo
Copernico fé lo figura, per leuar tutti ìfutterfugy all'auuer-
fario;efatta quefì'ingegnqfiJfima,^X efiquijìtijjìma fupputa-
zione, dimoflra , che vn grazie cadente di lafsu confumerebbe
af sai pia di fiei giorni, per arriuar fino al centro della terra ,
doue naturalmente tendono tutte le cofegraui . Hora,quan*
do dall' afeolutapoteza diuina,ò da qualche Angelo fufse mi-
racolofamente trasferita lafsu vna grofipjjtma palla di arti-
glieria,e pofla nel nojìro punto verticale,e di lì lafciata ìnfiua
libertà, è benperfuo , e mio parere incredibilijfima cofa , cbo
ella nel dejcendzre a bafsofi andafse fiempre mantenendo nel-
la noBra linea verticale, continuando di girare con la terrat
intorno al fuo centro, per tanti giorni^ deferiuendo fiotto l'E-
quinoziale vna linea fpirale nel piano di efso cerchio mdfft-
mo ; e fotta altri paralleli, linee fpir ali intorno a Coni, e fiotto
i Poli cadendo per vnafemplice linea retta . Stabilifcepoi , e
conferma quefta grand' improbabilità co'lpromouer per mo-
do di interrogazioni molte difficultà impofipbili a rimuouerfi
da ifeguaci del Copernico > e fono , fé ben mi ricorda .
$tALV. Piano vnpoco di grazia Sig. Simp. no vogliate auuilup-
parmi con tante nouità in vn tratto ; io ho poca memoria , t
però mi bifogna andar dipajfo inpajfo . E perche mifiouuie-
mhauergià voluto calcolare in quanto tempo vn Jtmil grò*
uè ca*
Del Galileo. 215
uè cadendo dal concaio della Luna , arriuerehbe nel centra
della terra t e mi par ricordare , che il tempo non farebbe Ji
lungo ;farà bene, che voi ci dichiate con qual regola queflau^
tore h abbia fatto ilfuo computo .
SIMP. Hallo fatto ,perprouare ilfuo intento à fortiori , van-
taggiofo affai per la parte auuerfa,fupponendo, che la veloci*
tà del cadente per la linea verticale verfo il centro della terra,
fujfe eguale alla velocità delfuo moto circolare sfatto nel cer-
chio majfìmo del concauo dell'Orbe Lunare ; al cui raggua-
glio verrebbe a fare in vnbora dodicimilafeicento miglia te-
defche ; cofa , che veramente ha dell' imponibile ; tuttauia per
abbondare in cautela , e dar tutti i vantaggi alla parte , ei la
fupponeper vera , e conclude il tempo della caduta douere ad
ogni modo ejferpiu di fei giorni .
SALV. E quejì'è tutto ilfuo progrejfo ? e con queBa dimofìrazio-
neproua il tempo di tal cafcata douer% ejferpiu di fei giorni?
SAGR. Parmi , che e'fijia portato troppo difcretamen te , poichì
effendo in poter delfuo arbitrio dar qual velocità gli piaceua
a vn tal cadente*; & in confeguenza farlo venire in terra in
fei mefi ', & anco in fei anni, Ji e contentato di fei giorni. Ma
digrazia Sig. Saluìati racconciatemi vnpoco il guJìo,co"l dir-
mi in qual maniera proccdeua il vojiro computo ; già che voi
dite hauerlo altra volta fatto ; che benfonjicuro, chefelque-
Jìto non ricercaua qualche operazione fpiritofa , voi non v$
barefle applicata la mente .
SALV. Non bafìa Sig. Sagr. che la conclusone fi à nobile, e gran-
de, ma ilpuniojià nel trattarla nobilmente . E chi non sà,cbe
nel refecar k membra di vn animale,fì pojfono fcoprìr mera-
uiglie infinite della prouida, efapientijfima Natura-, tuttauia
per vno, che ti notomiffa ne tagli, mille nefquarta il beccaio}
C7 io nel cercar bora di fodisfare alla vojira domanda,non so
con quale delli due habitifiaper comparire in Scena ;purpre~
fo animo dalla comparfa deli" autor del Sig. Simp. non rejkrb
di recitarui (fé mifouuerrà ) il modo, che io teneuo. Ma pri-
ma , ch'io metta mano ad altro , non pojfo lafciar di dire , che
dubito grandemente, che il Sig. Simp. non habbìa fedelmente
ref erito il modo, col quale quejlofuo autore troua, che la pal-
la d'artiglieria nel venir dal concauo della Luna ,fino al cen-
tro della terra , confumerebbe più di fei giorni ; perche, s'egli
bauejfefuppojio , che lafua velocità nello fendere fujfe fiata
0 4 eguale
)
z 1 £ Dialogo fecondo
eguale a quella del coricano ( come dice il Sig.Sìmp. che e*fup->
pone ) ji farebbe dichiarato ignudi/fimo anco delle prime , e_-»
più/empiici cognizioni di Geometria;anzi mi marauiglio, che
Vijlejfo Sig. Simp. neW ammetter la fuppojìzione , ch'egli dice,
non 'vegga l'eforbitanza immenfa , che in quella Ji contiene,
SIMP. Ch'io habbia equiuocato nel riferirla , potrebbe eJJere; ma
che io vifcuopra dentro fallacia-, non e Jicur amente .
SALV. Forfè non ho ben'apprefo quel che hauete riferito . Non
dite voi, che quejì 'autore fa la velocità del moto della palla-**
nello fendere eguale a quella , ch'ell'haueua nello andare in
volta,Jlando nel concauo Lunare, e che calando con tal velo-
cità, Ji condurrebbe al centro in fei giorni i
SIMP. Così mi par , ch'egli fcriua .
SALV. E non vedete vrìeforbitanza fi grande f ma voi certo Is
dijfimulate: che non può effer, che non fappiate, chél femìdia*
m Esorbitanza- metro del cerchio e manco, che la fejìa parte della circonferen-
areom&o ore- za> e c^e tn €0nfi^uenza $ tempo,nel quale il mobile pafferà il
fo&dalla palla fhmidiametrojarà manco della fé fìa parte del tempo nel qua.'
cadente.-» dal lemojfo con la medejìma velocità palerebbe la circonferenza}
concauo della e che pero la palla feendendo con la velocità , con la quale Ji
*,un*' ■ muoueua nel concauo , arriuerà in manco di quattr'hore
al centro, poJìo,che nel concauo compie jfe vna reuoluzìone in
bore ventiquattro, come bifogna , ctfeifupponga per mante*
nerji fempre nella medejìma verticale .
SIMP. Intendo bora beniffìmo l'errore; ma non glie lo vorrei at-
tribuire immerit amente , & t 'forza, eh 'io habbia errato nel
recitar* il fuo argomento, e per fuggir di non gli rìaddoffav
degli altri, vorrei hauere ilfuo libro ; e fé cifujfe chi andajffr
a pigliarlo, l'hauerei molto caro .
SAGPyj Non mancherà vn lacchi , cheanderà volando ; & ap-
punto Ji farà fenza perdimento di tempo ; che intanto il Sig*
Salu. cifauorirà delfuo computo .
SIMP. Potrà andare, che lo trouerà aperto szìl mio banco, injìe-
me con quello dell'altro,, che pur argomenta contro al Coper-
nico .
SAGR. P aremo portar quello ancora ,perpiùjicurezzaj <ÙX ìyl~*
tanto il Sig. Salutati farà il Juo calculo ; hofpedito vnferui-
tore.
SALV. Auantìdiognì altra co fa , bifogna confederare , come ili
mowmeoto de ìgraui defeendenti, non g vniforme,, ma par-
tmdofi J
Del Galileo. Ì17
tendo fi dalla quiete vanno continuamente accelerando/i ; ef- £«0 djl tenuf
fato conofcìuto , & oferuato da tutti , fuor che dal prefato po della ca-
autore moderno , il quale non parlando di accelerazione lofi duta della pai
equabile . Ma quefìa general cognizione e di niun profitto , la d' artiglie-
quando non fi fappia , fecondo qual proporzione fia fatto r jaiiC<J"car
quejto accrefctmento di velocità: conclufione fiata fino a i th finoai centro
pi nojhi ignota a tzitti i Filofofi; e primieramente ritrouata,e della terra .
dimojìraìa dall'accademico nofiro comun' amiconi quale in al-
cuni Cuoi fcritti non ancor pubblicati , ma in confidenza mo~
Hrati ame,ij ad alcuni altri amici fuoi,dimoJira, come l'ac- Accelerazio-
selerazione del moto retto de igraui, fi fa fecondo i numeri ne del moto
impari ab vnitate, cioè, che fegnati quali ,e quanti fi voglino naturale de i
tempi eguali ,fe nel primo tempo partendofi il mobile dallas gra»i » p *e"
quiete bauerà pafiato vn tale fpazio , come per e/èmpio vna J^*!.:0 [m^A
canna, nel fecondo tempo pa fera tre creine , nel terzo cinque cominciando
nel quarto fette, e così conseguentemente, fecondo ifuccedenti dall'vnità .
numeri caffi', che infomma e iifìefio , che il dire, che gli fpazij Gli fpazij pak
pajfati dal mobile, partendofi dalla quiete , hanno tra di loro feudal gpu«
proporzione duplicata di quella , che hanno i tempi, ne' quali come j qua.
tali fpazij fon mifurati; b vogliam dire, cheglifpazij pajfati, drati de tem»
fon tra di loro, come i quadrati de tempi . pi ,
SAGR. Mirabil cofa finto dire; e di queslo dite ejferne dimnflra*
zion Matematica ?
SALV. Matematica purifiima , e non folamente di quefla , ma di
molte altre belltjfime paffioni , attenenti a i moti naturali, e a
i proietti ancora, tutte ritrouate, e dimofìrate dall' amico nor jntera cmro3
firo, & io le ho vedute, e ftudiate tutte con mio grandijfimo uafcienzadel-
gufio, e merauiglia, vedendo fu/citata vna nuoua cognizione V accademico
intera , intorno ad vnfuggetto, del quale fi fono fcritti centi- intorno al mo
naia di volumi ; e ni puf vna fola deli infinite conclufioni to *ocaie-
ammir abili , che vi fon dentro > è fiata offeruata ,. e intefa da
alcuno prima , che dal nojìro amico .
SAGR. Voi mi fate fuggir la voglia d'intender pia oltre de i no~
Jiri cominciati difeorfi , e filo fentire alcuna delle dimofira-
zioni, che mi accennate; però, ó ditemele alprefente, b almeno
datemi ferma parola di farne meco vna particolare fejfione >
& anco prefente il Sign. Simplicio ,fe haurà gufo di fentire
le paffioni, <£? accidenti del primario effetto della Natura .
$JMP. Hauerollo indubitatamente }ancor che, per quanto appar*
tiene alJHofofo naturale, io non credo, che il defeenderea cer*
temi'
1 1 8 Dialogo fecondo
te minute particolarità Jìa necefarìo , bafìando vna general
cognizione della defnizion del moto , e della diflinzione di
naturale, e violento, equabile-, e accelerato, eflmili; che quan-
do quejio non fujfeba flato, io non credo , che Ari/lot. hauejfe
pretermejfo di ingegnarci tutto quello , chefujfe mancato.
SALV. 'Può ejfere . Ma non perdiamo più tempo in queJlo,ch'io
prometto /penderci vna meza giornata appartatamente per
voflrafodisfazione, anzi puf bora mifouuiene hauerui vrì
altra volta promejfo di darui quejia medesima fodisfazione .
E tornando al nojlro cominciato calcolo del tempo nel quale-
il grazie cadente verrebbe dal concauo della Lunarino al cen-
tro della terra , per proceder non arbitrariamente , eacafo%
ma con metodo concludenti/fimo, cercheremo prima di ajfìcu-
rarci con l'efperienzapiu volte replicata in quato tempo vna,
palla v.gr. di ferro venga in terra dall'altezza di cento brac-
cia.
SAGR. Pigliandoperò vnapalla di vn Ital determinato pe/ò , e-*
quellajìefa /opra la quale noi vogliamo far il computo del
tempo della fcefa dalla Luna .
SALV. Quejio non importa niente, perche palle di vna , di dieci >
di cento, di mille libbre, tutte mifureranno le medesime cento
braccia neWifieffb tempo .
S1MP. Oh quejio non cred'io,ne meno lo crede AriJlotile,ch e feri-
ne , che le velocità deigraui defeendenti hanno tra di loro la
mede/Ima proporzione delle loro grauità .
SALV. Come voi Sjg.Simplicio volete ammetter cote fio per vero,
p ,,._ bifogna,che voìerediate ancora, che lafciatenell ' ijìejfo mome-
tiftotile nelP- ^° cader due palle della medesima materia , vna di cento lib-
affermare^ i bre, e l'altra d'una, dall'altezza di cento braccia , la grande
graui cadenti arriui in terra prima , che la minore sia fcefa vn fot braccio ;
muóuerfi fé- hora accomodatele voi potete, il voflro ceruello a imaginar-
Dorz'one ^deù J/ ^ ve^er la gran palla giunta in terra, quando la piccola sia
le grauità lo-' ancora a men d'vn braccio vicina allafommità della Torre .
ro . SAGR. Che quejia proposizione sìa falsijjìma, io non ne ho vn—j>
dubbio al mondo, ma che anco la vojira sia totalmente vera ,
non ne fon bzn capace ; iuttauia la credo, poiché voi rifoluta-
mente l'affermate ; il che fon sicuro , che non farejle , quando
non ne hauejìe certa efperienza , ò ferma dimofir azione ;
SALV. Monne l vna, è l'altra, e quando tratteremo la materia
dei motifeparatamente ve la comunicherò; intanto, per non
"... kaue-
Del Galileo. zip
battere occasione di pia interrompere tifilo , ponghiamo di
voler fare il computo fopravna palladi ferro di cento lib-
bre, la quale per replicate esperienze ,fcende dall'altezza di
cento braccia in cinque minuti fecondi d'hora : E percbì,come.
vi ho detto, glifpazij, cbefimtfurano dal cadente, crefcono in
duplicata proporzione; cioè fecondo i quadrati de' tempi, ef
fendo che fi tempo di vn minuto primo e duodeclupo del tempo
di cinque fecondi ,fe noi multiplicberemo le cento braccia, pei1
il quadrato di 12. cioè per 144. baueremo 14400. che farà il
numero delle braccia , che il mobile medefimo p afferà in vn
minuto primo d'hora; efeguitando la medejima regola,perchì
vnhorae 60. minuti multiplic andò 14400. numero delizi
braccia pajfate in vn minuto, per il quadrato di 60. cioè per
7.600. ne verrà j 1 840 000. numero delle braccia da pajfarfi
in vrìbora, che fono miglia 17280. E volendo fapere lofpa-
zio , che fi palerebbe in 4. bore multiplicberemo 172X0. pet
1 6. [che e ti quadrato di 4.) e ce ne verranno miglia 2/6480.
il qual numero e affai maggiore della dìjìanza dal concauo
Lunare al centro della terra, che e miglia 1 96000. facendo
la disianza del concauo f 6. femidiametri terrefiri , come fa
V autor moderno; &ilfemidiametro della terra 3500. miglia
di braccia 3000. Vvno, quali fono le nofire miglia Italiane .
^Adunque Sig. Simplicio quello fpazio dal concauo della Luna,
al centro della terra , che ti vofìro computiHa diceua non pò*
terfip affare, fé non in affai più di fei giorni;vedete come, fa-
tendo il computo fopra l'efperienza , e non su per le dita , fi
p afferebbe in affai meno di 4. bore; e facendo il computo efat-
to Jìpajfa in bore 3. min. primi 22. e 4. fecondi.
SAGR. Digrazia caro Signor non mi defraudate diqueslo cai»
culo efatto, perche bifogna, chefia cofa beBtJJìma .
SALV. Tale e ver amente, pero battendo ( come ho detto ) con di*
ligente efperienza ojferuato , come vn tal mobile pajfa caden-
do l'altezza di 100. braccia in $ .fecondi d'hora, diremo ,JLs
700. braccia fi pafiano in $.fecodi, braccia j88oooooo. (cbt
tante fono f 6, femidiametri della terra) in quanti 0. fecondi
fi paleranno l La regola per queff operazione e , chefimuU
ttpUcbi il terzo numero ,per il quadrato del fecondo ne viene
j4700000000.il quale fi deue diuidereper il primo , cioè, per
io 0. e la radice quadrata del quoziente, che e 12124. e il
num. cercato,cioe i2i24.min.fecon, d'hora, che fono horej9
min. primi 22> e. 4, fecondi* Uh
ll-Q.
Dialogo fecondo
14700000000
3S9SÓ
io
1212.4,
202,
l
SAGR. Ho veduta l'o-
perazione , ma non 100. $. $88000000
intendo niente del- A "B C 2$
la ragione del così — — —
operare, ne mi par 1
tempo adejfo di do- «
mandarla » 22
SALV. %Anzi ve la vo- —
glio dire, ancorché 24.1
non la ricerchiate , -• > do
per chi e affai facile . 24.22
Segniamo quefii tre —
numeri con le lette- 24240
re A primo, B fico-
do, C terzo * A.C fono ì numeri degli Jpazfj* 55 VI numera
del tempo; Ji cerca il quarto numero pur del tempo , E perche
noifappiamo ■> chi ' qual proporzione ha lofpazio A. allo fpa-
zio C. tale deue hauere il ■quadrato del tempo B. al quadrato
del tempo, chef} cerca; però per la regola aureafì multiplìche-
rà il numero C.per il quadrato del numero B. & il prodotto
fi diuidera per il numero <-A. & il quoziente farà il quadra-
to del numero, che fi cerca, e lafua radice quadrata ,farà l'i-
, ftejfo numero cercato . H or vedete, come e facile da inten-
derfi.
SAGR. T'ali fono tutte le cofe vere, doppo che fon irouaìe , ma il
punto flà nelfaperle trottare . Io re/io capaciffìmo , e vi rin-
grazio . E fé altra curio fifa vi rejìa in quejla materiali pre*
go a dirla {perche s'iodt: 7o parlar liberamente , dirò con lice-
zia del Sig. Simp. che da i voftri difcorfi imparo fempre qual-
che bella nouità, ma da quelli de fuoifilofofi , non so d'hauer
fin bora imparato cofe digran rilieuo .
SALV. Pur troppo ci remerebbe da dire in quefii mouìmenti loca-
li; ma conforme al conuenuto > ci rifirberemo ad vnafeffìont
appartata ; e per bora diro qualche cofa attenente ali s autor
propoflo dal Sign. Simplicio , al quale par d'hauer dato vn—>
gran vantaggio alla parte , nel concederle , che quella palla
d'artiglieria nel cader dal concauo della Luna jpojfa venir
con velocità eguale alla velocità, conia quale fi farebbe moffiz
ingiro reflando lafsu , e mouendofì alla conuerfìon diurna .
Hora togli dico, che quellapalla cadendo dal concauoftno al
centro
Del Galileo.' tzt
Cèntro acquifera grado di velocità affai pia ,ehe doppio detti.'
velocità del moto diurno del concauo Lunare ; equejto ma*
Jtrerò io confuppojli veri/fimi, e non arbitrari}. Douete dun-
que fapere, come ilgraue cadendo, & acqui/landò fempre ve- Umobile wk<
locità nuoua, fecondo la proporzione già detta,in qualunque dente quand*
memente fenza più crefeerìa ; in altrettanto tempo , quanto è co" per lltr«c«
Jiato quello della fuafcefa,paJfèrebbeJpazio doppio \delpaffa- tanto tempo
to nella linea del precedente moto ingiù . E cosi per e/empio, con m°to vni
fé quella palla nel venir dal concauo della Lunaalfuo centro ™f ?e paue-
JL*rr i • ■ • r j- j- 1 rebbe ipazio
va confumato bore 3 . mm. primi 22. e 4. fecondi , dico, ebe jopio del paf»
giunta al centro fi troua cojìituitain tal grado di velocitante fato col mot«
fé con quella , fenza più crefcerla , continuale di muouerfi accelerate.*
vniformemente , pajertbbe in altre bore 3. min* primi 22*
e 4-fec. il doppio diJpazio> cioè quante tutto 7 diametro intero
dell Orbe Lunare ; e perche dal concauo della Luna al centra
fono miglia 1 gó 000. le quali la palla pafia in bore 3. min,
primi 22. e 4fec. adunque^ fiate quello eh" e detto)contimian-
do la palla di muouerfi con la velocità, ebe fi troua bauerenel-
l' arrivare p.l centro, paffer ebbe in altre bore 3. min. primi 22*
fafcc.fpazio doppio del detto , t óè miglia 3 g 20 00. ma la me»
dfimajiando nel concauo della Luna , che bà di circuito mi'
glia 1232000. e mouendofi con quello al moto diurnofareb-
be nel medefimo tepo,cioe in bore 3. min. primi 22. e 4-fec. mi"
glia 172SS0. ebefono afsaimanco, che la metà delle miglia—*
3Q2000. Ecco dunque > come il moto nel concauo noni qual
dice l 'autor modemo,cioe di velocità imponibile a partictparfi
dalla palla cadente, &c.
SAGR. Il difeorfo camminerebbe benìf/imo , e mi quieterebbe ,
quando mi fu/se faldata quella partita del muouerfi il mobile
per doppio fpazio del paffato cadendo in altro tempo eguale
a quel della fee/à, quando e coniinuaffe di muouerfi vnifor-
memente col mafiìmo grado della velocità acqui/tata nel de- .
fce>?dere,propofizione anco vn altra volta da voi fuppojla—*
per vera >ma non dimofirata.
ZALV. Quefìe vna delle dimoFirate dalnoftro amico, e la vedrete
afuo tempo ; ma intanto voglio con alcune conieiture -, non
inftgnarui cofa nuoua,ma nmuouerui da vna certa opinione
sortir aria, mofìrandoui , che forfè così pofja efiere . SoJptn~
dendo/i
11 moto de i
endul* grani
perpetuert b
be rimoffi gì'
impedimenti.
I
^Quando il
Globo terre-
Are furie per-
forato vn gra-
*e defcenden
te per tal foro
pulserebbe a-
icédendo poi
oltre al cen-
tro per altret-
tanto fpazio
quatofù quei
4aJ.la.fc.efa. ,.
i£i Dialogo fecondo
dendoficon vnfilo lungo, efottik legato al palco vna palla di
piombo, fé noi la allontaneremo dal perpendicolo, lafciandola
poi in liberta , non battete voi ojferuato , che dia declinando
pajftràfpontaneamente di là dal perpendicolo poco meno , che
altrettanto ?
SAGR. L'ho ojferuato benìjfìmo , e veduto , ( mafsimefe la palla
faràgraue affai ) che ellaformonta tanto poco meno delljL^
fcefa', che ho taluolta creduto , che Varco afcendentefia eguali
al defendente, e però dubitato , che lefue vibrazioni potejfc-
ro perpetuarfi ; e crederò , che lo farebbero ,fefi potejfe leuar
^impedimento dell'aria , la quale refifiendo all' ej/er' aperta^ >
ritarda qualche poco. y <kj, impeàifce il moto delpendolo ; ma
t impedimento e ben poco; di che e argomento il numero gran'
de delle vibrazioni r che fi fanno auantii che il mobile fifer»
mi del tutto ...
£ALV. Nonfi perpetuerebbe il moto Sign. Sagr. quando ben fi
leuajfe totalmente l'impedimento dell'aria , perche verìevrù
altro più recondito affai».
SAGR. Equal'ì che 'altro, non menefòuuieneì.
&ALV» Vigufierà ilfentirlo , ma ve lo dirò poi ; intanto feguitia*
mo, . Io vi hòpropoHa V ojferuazione di quefio pendolo , accio
khe voi. intendiate , che l'impeto acquijìato nell'arco defcen-
dente , doue il moto ì naturale, e per fé Beffo potente, a fofpi*
gnere di moto violento la medefimq patta per altrettanto fpa-
zio, nell'arco fimile afcendente-, e tale dicoperfefiefso, rimofsi
tutti gì' impedimenti efierni : Credo anco chefenza dubitarne
s'intenda , che fi come nell'arco defcen dente si. va crefcendo la
velocitàfino al punto infimo del perpendicolo ; così da quefio
per l'altro arco afcendente fi vadia diminuendo xfino all' e»
/iremo punto altifsJmo , e diminuendo con l'ifiefseproporzio-
ni con le quali fi venne prima agumentando ,fi che i gradi
delle velocità , ne i punti egualmente dislanti dal punto infi-
mo, fieno tradì loro eguali . Di qui par mi ( difcorrendoco» ,
vna certa conuenienza ) di poter credere r che quando il Glo~
bo Terre/tre fufseperforato per il centro , vna palla d'arti-
glieria fendendo per tal pozzo acquifierebbe fino al centro
taVimpeto di velocità .,, che trapalato il centro la /piglerebbe
m super altrettanto fpazio, quanto fujfe fiato quello della ca«
duta, diminuendo fempre la velocità oltre al centro con de-
znmmtifimili a gl'incrementi acqui/iati nello fendere fa'ti
tempo,
Del Galileo . 223
tempo che fi confumerebbe in quefio fecondo moto afctndenie
credo, che farebbe eguale al tempo della fcefa. Horafe il mobi-
le co'l diminuir fuccefsiuamente, fino alla totale ejlmzione, il
fommo grado della velocità f che hebbe nel centro , conduce il
mobile in tanto tempo per tanto Jpazio , per quanto in altret-
tanto tempo era venuto con lacquifio di velocità , dalla total
priuazione di ejfa , fino a quel fommo grado ;par ben ragia-
neuole, che quando fimouejfefempre co'l fommo grado di ve-
locità trapajfafse in altrettanto tempo amendue quelli Jpazij |
perche fé noi andremo co la mete diuidédo quelle velocità t
in gradi ere/centi, e calati, come v.g. quejli num. fiche ì &
primi fino alio .fien o i crefeenti , e gli altri fino all' i.i $
calanti , e quelli del tempo della fcefa , egli altri del tem- 4
pò della fedita fi vede , che congiunti tutti infiemefan- £
no tanto ^quanto, fé vna delle due parti di lorofufsefia- 6
ta tutta digradi majjìmi , e pero tutto lo Jpazio p affato 7
con tutti i gradi delle velocità crefeenti^ e calanti (che e S
tutto il diametro intero) deu'effer' eguale allo Jpazio p
pajfato dalle velocità majfime, che in numero fono la io
metà dell'aggregato delle crefeenti , e delle* calanti . Io io
mi conofeo ejfcrmi aJJai duramente Jpiegato , e Dio vo- p
glia , ch'io mi lafci m tendere . 8
SAGR. Credo d"hauere intefo benifiimo , & anco di poter in 7
breui parole moflrar , ch'io ho intefo . Voi haueie volu- S
io dire , che cominciando il -moto dalla quiete,^ andan- /
do fu 'te ejjìu amente crefeendo la velocità con agumentì 4
eguali , quali fon 0 quelli de' numeri conJegucnii,comin- £
aando dall' v ni tà , anzi dal zero, che rapprefenfa lo fa- 2.
to di quiete , d: '-ponendogli cosi , e cc?Jegutpttment<Ls 1
quali nepiaceffe, fiche il minimo grado Jìa il z^,eì ma fimo-
v.g. s • tutti questi gradi di velqcità^con i quali il mobile o
fi e- moJpOyfiznno lajòmma di 1 j". ma' quando il mobilefi 1
:. lotte, fé con tanti gradi in numero, quanti fon quejli , e 2
che eiafebedunofuffe eguale al mgfjìmo, che e /. l'aggre- 3
gaio di tutte quefìe velocità farebbe doppio dell'altre^) 4
cioè 3 0 . e pero mouendofi il mobile per altrettanto tem~ /
po> ma con velocità equabile, e qual'e quella del fommo grado
$ . donerà poffare Jpazio doppio di quello', chcpafsb nel tempo
accelerato, che comincio dallo flato di quiete .
SALV. Voi conforme alla voslra velocifima , e fottilijfima ap-
prenfiuO)
ne de i grani
naturai menti
decèdenti ere
fee di sgomi-
to ia m®meB«»
<$%$ Dialogo fecondo
prenftua, bautte Jpiegato il tutto affai pia lucidamente di mtt
sfattomi amo venire in mente di aggiugnere alcuna co/a di
più ; imperocché effendo nel moto accelerato l'agumento con*
tinuo, non fi pub compartire i gradi della velocità , la quali**
tempre ere/ce, in numero alcuno deter-
minato, perche mutando/i di momento M i — ',,agr" ■■■■*■ A
in momento fon fempre infiniti ; pero
meglio potremo efemplificare la noflra
intenzione figurandoci vn triangolo*,
qual farebbe quefìo ABC. pigliando
nel lato AG. quante parti eguali ?i<l~>
piacerà AD. *DE. EF. FG. e tirando
per ì punti DEFG. linee rette paral-
lele alla bafe BG. doue voglio , che ci
émaginiamo le parti fegnate nella linea
%AG. ejfèr tempi eguali, e le parallela
tirate per i punti 'DEFG. rapprefen-
tarci i gradi delle velocità accelerate , e
srefe enti egualmente in tempi eguali, &'
il punto- A. effer lo Rato di quieterai quale partendofi il ma»
bile habbia v.g. nel tempo <SdD. acquifiato il grado di veloci"
tà DH. nelfeguente tempo hauer crefeiuta la velocità fopr*
il grado DH. fino al grado EI. e confeguentemente fattoi»
maggiore ne i tempi fuccede.nii,fecoiìdo i ere/cimenti delle li*
net FK. GL> &c , ma perche l'accelerazione fi fa continuami*
te di momento in momento-, e non intercifamente di partii
quanta di tempo in parte quanta : ejfendopofio il termine A*
some momento minimo di velocita, cioè, come Rato di quiete ,
g come primo injiantedel tempo fujfeguente iAD. tmanife*
j?o; che -Manti l'acqui fio del grado di velocità DH. fatto nei
tempo .AD. fi epa/fato per altri infiniti gradi minori , e mi*
&ori guadagnati ne gli infiniti injìanti, che fono nel tempo
DA. corrifponde?2tiagU infiniti punti) che fono nella linea—*
£> A. però per rapprefentare la infinità de i gradi di velocità,
sbe precedono al grado DH. infogna intendere infinite linee
fempre minori, e minori, che fi intendano tirate dagl'infiniti
punti della linea DA. parallele alla DH. la qual infinità di
Unse ci rappresela in vltimo lafuperfide del triagoloAHD*
t cosi intenderemo qualfiuogliafpaziopajfato dal mobile, con
mpt$ i sbi Mminùando dalla quiete Jivadia vniformemenU
Del Galileo i àì>
gltelerado, hautr confumato, àrcfierfiferuìto di infiniti gtfr
di di velocita ere/centi, conforme all'infinite linee, che comin* \
dando dal punto A, fi intendono tirate parallele alla linea~*
HD. & allei E. KF. LG. BC. contìnuandofi il moto quatto
to ne piace .
Hot 'a finiamo finterò parallelogrammo *AMBC. e prolun*
ubiamo fino alfuo lato BM. non filo le parallele fegnate nel
triangolo, mala infinità dì quelle , che fi intendono prodotti
da U.'itii punti del lato AC. eficome la BC. era majfima del*
U infinite del triangolo, rapprefenianteciilmajjìmo grado di
velocità aequifiato dal mobile nel moto accelerato, e tutta la—*
. Juperficie di ejfo triangolo era la mafia, e lafomma di tutta la*
velocità, conia quale nel tempo AC.pafsò vn talefpazio, cosà
il parallelogrammo viene ad ejfer'vna majfa, ir aggregato di
■altrettati gradi di velocità,ma ciafeheduno eguale al mafiìmo)
BC.la qual majfa di velocità viene a ejfer doppia della majpt
dtlle velocità crefeenti del triangolo , fi come ejjo parallelo»
grammo e doppio del triangolo; eperò,Je il mobile,che cadedo
fi e [erutto de i gradi di velocità accelerata,conforme al trian*
golo ABC. ha palpito in tanto tempo vn talefpazio,} ben ra*
gioneuoìe, e probabile, che f emendo ji delle velocità vniformif
t rifpondenti al parallelogrammo, pajfi con moto equabile nel
meàefimo tempo fpazio doppio alpajfato dal moto accelerato •
SAGR. Re/lo interamente appagato . E fé voi chiamate quefio vn
difeorfo probabile, quali faranno le dimofir azioni necejfariet
Voleffe Dio, che in tutta la comune filofofia , fé ne trouajft**
pufvna delle fi concludenti .
SIMP. Nonbifogna nella fetenza naturale ricercar VefquiptA
euidtnza matematica .
SAGR. Ma quejìa del moto non e quifiion naturale? e pur non-*
trotto, che di ejfo ^Arijlotile mi dimofiri\pufvn minimo acci- Nelle fciefl?#
dente. Ma non diuertiamo pia il nofiro razionamento , e^> naturali n° ft
voi Sig. Saluiati non mancate in grazia di dirmi qztello, che [>eniféZÌ ma„
mi accennajìe ejfer cagioni del fermare il pendolo , oltre alla tematica
refifienza del mezo alV ejfer' aperto .
SALV. Ditemi: di due pendenti da difìanze dìfeguali, qudlo, che
e attaccato a più lunga cordaio fa lefue vibrazioni più rarel
SAGR. Sì quando fi mouejfero per eguali difianze dal perpen*
dicolo .
SALV* Coteslo allontanarfi piu,o menofion importa niente,per»
P cbt
f! pendete d*
corda più Ina
fa fa le fue \b+
razioni più
raderne il pc
dolo da corda,
breue.
Vibrazione
del medefimo
pendolo fi fi-
no con la me-
definia feequé
tz. , fiano effe
grandi, ò pic-
cole.
Cagione , che
impedifee il
pendolo, e lo
riduce alla_^
^uiere ,
Coronò care-
na doue è at-
caccaco il pé-
dolo , fi piega
in arco uelle
librazioni di
quello , e non
fi diltende di*
mcaratnte ,
*>%6 Dialogo fecondo
ttìè il mede/Imo pendolò fi le fue reciprocazioni femprc fot 'fé
tempi egiiàliyjìeno quelle lunghijfimefo breuijfìmeycwe rimuo-
uafi il pendolo ajfaijjìmo , o pochi/fimo dal perpendicolo , e fé
pur non fono del tutto eguali, fon elleno infenfibilmente dif-
ferenti, come l' esperienza vi pub mojlrare: ma quando ben le
fujfero molto dif eguali, non disfauorirebbe , ma fauorirebbe
la caufa noftra; Imperocché fegniamo il perpendicolo AT>. e
penda dal punto A. nella corda AC. vn pej'o C. & vn altro
pur nella mtdefima più alto, chefia E. e dfcojìata la cordii~>
AC. dal perpendicolo , e lafciata poi in libertà i pefi CE. Ji
moueranno per gli archi CB.D. EGF* & Upefo E. come pèr-
dente: da minor difianza, & anco ,. come (per vojiro detto )
allontanato meno, vuol ritornare indietro più prejìo, e far Is.
fue vibrazioni più frequenti, che II pefo C. e però gli impedir. ì
il tra/correre tant' oltre verfo il termine D. quanto farebbe f&
fujfe libero*; e così recandogli in ogni vibrazione continuo im**
pedimenio, finalmente lo ridurrà al-
la quiete, lì ora la corda medefima
( leuando ì pefi di mezo ) e vn. com-
pofio di molti pendoli graui , cioè eia-
fcheduna delle fue parti e vn tal pen-
dolo attaccato piu,e pia vicino alpu-
io A.eperb dijpojio a far le fue vibra
zioni/ètnpre più, e più frequenti; &
in confeguenza e habile ad arrecare
vn continuo impedimento al pefo C*
fegno di quefio ne e , che fé noi offer-
ueremo la corda AC. la vedremo di-
Jiefa non rettamente, ma in arco;, e fé
noi in cablo di corda piglieremo vna
tatena , vedremo tale effetto affai più
manifejto ; e maffime con l'allontanar 'affai il vraue-C. dai
perpendicolo AB. imperocché per-ejfer la catena compofìa di
molte particelle fnodate % e ciafeheduna affai grazie > gli archi
AEC. AFD.fi vedranno notabilmente incuruati . Per qut-
fio dunque, chele parti della catena, fecondo che fon più vici"
ne al punto A. voglion far le lor vibrazioni più frequenti,
non lafcianofc.orrer le più bafie,quanto naturalmente far 'eb-
bero ; e con il continuo detrar dalle vibrazioni del pefo Cri-
nalmente lo fermano, quando ben l'impedimento dell' aria fi>
gQteJfe tor via * tAppunt&
Del Galileo. 2.2/7
9ÀG1{. ^Appunto fono arrivati i Uhi; pigliate Signor Simplicio^
e trottate il luogo? del quale fi dubita .
SIMP. Eccolo qui, doue egli incomincia ad argumentar contro al
moto diurno della terra , hauendo egli prima confutato Van*
mio . Motus terr| annuus aiìcrcre Copernicanos cogit
coiuie; £ oncia eiu&em quo ridia nani > alias idem terra?
Hcmìij-hciium ce milieu ter ad Solcrn.efietconucxfum
obu morato km^pei auerìò , E cesi la metà della. terra non
vedrebbt mai il ..ole .
SALV. Parm: lo primo ingrejfo ? chequefibuomononjì
f.a ben figurate Lrpa/ìzton dd Copernico,perche s'egli bauefi
U àu ueruto cerne e fi far l'afe dd Globo terre/Ire perpetua-
te parallelo a fejfefso ; non harebbe detto ? che la metà
della terra non vedrebbe mai il Sole , ma che Vanno farebbe
fato vn fot giorno na.ìu? ak, cioè , che per tiitte le parti delta?
terra jì Jan bbe haute, fi me/i di giorno , e fei mrjì di notte ,
come bora accade agli h abitatori fattoi Polo: ma quefiofìagU
perdonato , e venghiamo al rejìo .
SIMP. Segue . ISane autem girationem Terr§ impoiììbilem
ef e fic dcmonflramus. Quefìo apprefso è la dichiarazioni
della feguente figura ., douefi 'veggono dipinti molti grauide-
feenden ti, e leggieri afeendenti , e vccclli chef trattengono per
aria, &c.
SAGR. Moflrate di grazia . Oh che belle fgure , che vcceUi , che
palle, e che altre belle cefi fon q-uefìe f -
SIMP, Quefìe fon palle ,che vengono dal confuto ddLi Luna .
SAGR. Equeflacbce.
SIMP. E vna chiocciola, che qua a Venezia chiam'an buouolì; che
ancor ef a vien dal concauo della Li, '^a .
SAGR. Si fi: quefì'e che la Luna h ì cosi g/and'ejf cada fopra que^
flipefi q/ireacei, che nói chiamiamo pefei armai,
SIMP. Queffe poi quel calcolo ch'io diceuo di quello viaggio in
vn giorno naturale, in vnbo. a , in vn minuto primi , (j in
vn fecondo , che farebbe vn punto della terra, pojlo folto l'E-
quinoziale , & anco nel parallelo di.j-i.gr. fi piifigue que-
llo , dou'io dubito non hauere errato nel referir lo ,pero leg-
giamolo . Kis pofitismecefse euVcrra eiixuJamer mora,
omnia ex acre eidem , &c. Qupd fi hafee pila, equales
ponemus pendere, magnitudine granii ate ? & in con-
cilio : ri.cr:: lunaris pofltas libero deicenfui permuta*
Pz ' mus
itfif* Dialogo fecondo
tnus ,6. mótum deorfum sequemus ccleritatc motul
circum( quod tamen fecus,eft cum Pila A. &c. elaben-
tur minimum ( vt multum cedamus adueriàrijs ) dies
fex : quo tempore fexies circa terram, &c.
9ALV. Voi pur troppo haueui fedelmente referita Cinslanza dì
quejl'huomo* Di qui potete comprender Sig. Simp. con quan-
ta cautela dourebbef andar quelli , che vorrebber dar' a crede*
re altrui , quelle co/è , che forfè non credono ejjìmedefi-
mi . Perche mi pare impoffibilcofa , che quejt 'autore non fi
bauejfe ad accorceresti t fjifiguraua vn cerchio, ilcuidiame*
tro ( che apprejfo i Matematici è manco ,che la terza parte del-
ia circonferenza ) fufsepiu di 72. volte maggiore della me*
deJtma:errore,che pone efser' afsai più di 200* quello ch'i man»
CQtPvno-,,
SAG'l^. Forfè, che quejle proporzioni 'Matematiche \che fon vere
in aftratto , applicate poi in concreto a cerchififtci , & elemen-
'. tari , non rifpondon così per appunto^ Se ben mi pare ,. che t
Bottai per trouare ilfemidiametro del f odo dafarjiper la bot~
terJìferuono della regota in aftratto de* Matematica ancorché
tali fondi jìen cofe afsai materiali, e concreteiperb dica il Sign*
Simplicio lafcufa di quefi 'autore ; e fé gli par e che lajlficapof
fa differir tanto dalla Matematica ..
SIMP» La ritirata non mìpa,rfuffiziente,perchì lofuario e trop-
po grande; e in quefto cafó nonjaprei, che dire altro, fé non
the quandoqs bonus , &c. Mapojlo che il calcolo del Sign»
• Salu.fiapiugiuBo , e che il tempo della fcefa della palla non
fufsepiu di tre bore ; parmìad ogni modo , che venendo dai
toncauo della Luna dlftante per Jtgr and' inieruallo , mìrahii
tofa farebbe, che ella hauefse infìinto da natura di mantener-
fijemprefopra'lmedejimo punto della terra, al quale nella^*
fua partita ellafopraBaua , e\non più. toBo reftar in dietro
per lunghi/fimo internatio ..
$<ALV- L'effetto pub effer mirabile , e non mirabile , ma natura-
le, e ordinario, fecondo,che fono le cofeprecedeniiiimperoccbè^
fé la palla ( conforme a" fuppofìi> che fa l'autore) mentre fi
tratteneua nel con.cauo della Luna haueua il moto circolarti
delle ventìquattfbore infieme con la terra, e co'l reflo del con*
tenuto dentro ad effo concauo} quella medefima virtù , che 1$
faceua andare in volta auanti lo fendere , continuerà di far-
le mia/amo. mllofandere^x tantum abdìfcbeelki nonfia.
pev
Del Galileo . iì>
^r fecondati ti moto della terra , ma debita reììare indiare P
■the più tofìo dourebbepreuenirlo; effendocbi nelVauuicinarfi
4tlla terra il moto in giroba da ejfer fatto continuamente pcfi
ter chi minori; talchi maìenendofi nella palla quella medejim^
melodia, cbe ell'baueua nel concauo, dourebbe anticipare , co*
m:bò desto, la vertigine della terra ; ma fé la palla nel conca*
no mansaua deU% circolazione,non ì in obbligo nello fender*
di mantenerfiiperptndkolarmenttfopra quel punto della ter*
ra, che gli erafottopofo, quando la fcefa cominciò : Mi il Co*
pernico, ni alcuno de fuoi aderenti lo dirà ,
$1MP. Ma V autore farà inftanza, come voi vedete , domandar**
do da qual principio dependa queflo moto circolare de'grauìj,
e de leggieri ', cioè ,fe da principiò intemo, ò e/lemo »
%ALV* Stando nel Problema di che fi tratta>dico, cbe quelprìnci»
pio, cbefaceua andar kt palla in volta, mentre era nel conca*
■uo Lunare,* il medefim.Q,cbe gli mantiene la circolazione an-
to nello fendere; la] cerò poi , cbe l'autore lo faccia interno ,è
efierno a modofuo ,
VIMP. L'autore prousràicbc non pub efier ne interno,nì efterwu
$ALV. Et io ri/pondero ,che la palla nel concauo nonfimuoueua%
e faro libero dal douer dichiarare, come difendendo refi firn-
pre verticale al medefmo punto , atiejGCÌjè ella non vi r§*
fiera .
$IMP. 'Bene; ma come ìgraui, e i leggieri nopofono bautrprìn*
cipio ne intemo, ni efierno di muouerf circolarmente, ni an-
co il globo ttrreftrejì muouer a di moto circolare ; e così ha»
uremot intento*
QALV. Io non ho detto, cbe la terra non habbia princìpio, ni efier-
no, ni interno al moto circolare, ma dico , che non so quii de*
dua ella fi rabbia; & il mio non lo fapere, non ha forza di le-
uà? glielo; ma fé queflo autore sa da che principio fieno moffi
in giro altri corpi mondani > che ficur amante fi mu mono; di-
to , cbe quello, cbe fi muouer la terra, e vna cofafimilt a quel-
la, per la quale fi ' muoue Marte , Gioite , e che e' crede , che fi
muoua anco la sfera Stellata ; e f egli mi ajficurerà chi fìa il
mouente di vno di quefli mobili , io mi obbligo a fizpergli dire
ehi fa muouer la terra . Ma più, ; io voglio far l'islej/ò , s'ei
mt sa inftgnare chi muoua le parti della terra ingiù .
%1MP. La caufa di queft' ejfetto i notiJfimate ciafehedun sa , che è
lagrauità »
¥ 2 Voi
a 3 • Dialogo fecondo
SiALV. Voi errate Sìg. Simpl. voi doueui dire, che cìafcbedun sft,
ch'ella fi chiama granita ; ma io non vi domando del nome ,
ma dell' ejfenza della co/a: dilla quale efienza voi non fapete
punto più di quello, che voi fappiate dell' ejfenza del mouentt
le S ielle in giro ; eccettuatone il nome,che a quejìa ì fiato pofo,
NÒ fi ha mag e fatto familiare, e domejiico per la frequente efperienza , che
gicr cognizio mille volte il giorno ne vcggiamo;ma non e che realmente noi
ne di chi muo intendiamo più, che principio, ò che virtù fìa quella,cbe muo*
iia i graui al- ue la pietra ingiù, di quel che noifappiamo chi la muoua in-^
chi muoua le sù,feparata dalproicunte, ò chi muoua la Luna ingiro,eccet~
Stelle in <?n o: foche ( come ho detto ) il nome , che più Jìngulare , e proprio
rè di c^ueiie.-» gli babbi amo augnato di grauità -, doueche a quello con ter-'
cai.le lappia- mine più generico ajfegnamo virtù imprejìa , a quello dia-
f!^»? ?«SLq m0 intelligenza, o affiliente , o informante ; & a infiniti altri
fiiali da noi, moti t diam.o loro per cagione la natura .
$IMB«. Parmi, che quejì 'autore domandi affai manco di quello, S-
che voi negate la rifpofta; poiché e' non vi chiede qualjìa par»
ticolarmente, e nominatamente il principio, che muoue i gra-
tti , e i leggieri in giro; ma qualunque e' si sia,cercafolamentef
fé voi lojtimate intrinfeco, ò eJìrinfeco;cbe fé bene v-g> io non
so, che cofa sia lagrauitàper la quale la terra defeende ; s ope-
rò, eh' ell'è principio interno , poiché non impedito fpontanea*
mente muoue; $r all'incontro so, che il principio , che la muo»
uè in su, e eJier?io;ancorche io nonfappia, che. cofa sia la virtù,
ìmprejfale dal proiciente .
%ALV>. In quante quiftioni bifognerebhe divertire, fé noi volem-
mo decidere tutte le diffìczilià , che si vengono attaccado l'vna
in confeguenza dell'altra; voi chiamate principio eHemo , (fr-
anco lo chiamerete preternaturale^ violento quello,che muo*-
ve il proietto grane all' insù ; ma forfè non e egli meno *jnter*
I a vìrvh , ch« no. ,e naturale, che quello, che lo muoue in giù; può chiamar fi
conduce i prò per auuentura efìerno,e violento, mentre il mobile e congiun*
ietti graui in to col proiciente,mafeparato,che cofa ejlevna rimane per mo*
°3 non » , e tore della freccia , ò della palla ? bifocna pur necefariamenU.
meri naturale, ,. , J .. . . , f , J « £ r JJ
che ia grameà ®ire, che quella virtu,che la conduce in alio,Jia non meno in-
che gii muoue. terna, che quella-, che la muoue in giàj & io ho così per natur
«i baili» r ale il moto in su de i graui per l'impeto concepitOjCome il mos-
to in giù dependente dalla granita .
$JMP. Qntjìo non ammetterò io mai, perche queflo ha ilprincipi*
interno naturale f perpetuo^ quello eJlerno,violento,e finità..
Sevo*
Del Galileo." fkft
SALV. Se voi vt ritirate dal concedermi , che i principi) dei moti
dei gratti ingiù, & in su, fieno egualmente interni , e natu-
rali, cbefarejte s'io vi diceffi, che ìpoteffero anco [ejfère il me-
de/imo in numero ?
SIMP. Lo lafcio giudicare a voi .
SALV. Anzi volito io voi ftcffo per giudice; *? 'ero ditemi , ere- -^ . .
dete voi, che n el mede imo corpo naturale poi ano rifeder prm tnr„ r ' r
. .. . 7 . , ~ J \ j, -, J * trai ij non t o t-
api) interni, cbejiano tra di Loro contrari/ $ fono rileder
SIMP. Credo a (folut amente di no . naturalmence
SALV. Della torà, del piombo, dell'oro, Ò' in fomma delle male- "el medeiiin»
rie grauiffìme , quale Rimate voi, cbejìa la lor naturale in- t&eu*«
trinfeca inclinazione , cioè a qual moto credete voi, che'l lor
principio interno le tiri i
SIMP. Al moto ver/o il centro delle cofe gravi, cioè al centro del-
l'vniuerfo ., e della terra , doue non impedite fi condurreb-
bero ~
SALV Talché, quando il globo terrestre fujfe perforato da vn—j
pozzo , cbepafaffeperil centro di ejfo,vna palla d'artiglieria
lafcia a cader per e Jfo, moffa da principio naturale, O intrin-
feco, fi condurrebbe al centro ; e tutto quello moto farebbe ella
fpontaneamente, e per principio intrinjeco : non Jìà costì
SIMP. Così tengo io per fermo,
SALV. Ma giunta al centro, credete voi, cbf ella paffafìe più oltre,
bpur, che quiui cejfer ebbe immediatamente dal moto'
SIMP. Credo, che ella continuerebbe di muouerjiper lunghe/imo
fpazio .
SALV. Ma qucflo moto olire al. centro, non far ebb" egli all'insti, e
per vojìro 'detto preternaturale, e violenti} e da qual' altro
principio lo farete voi dependere, faluocbe da queìl ifìejfo, che
ba condotta la palla al centro , e che voi hauete chiamato in-
t , e n aturale l trottate voi vn proiciente e/hrno, che gli
foòraagiunga di nuouo per cacciarla ih su , E questo , che fi T,
aice dei moto per il centro, fi vede anco quajsu da noi : impe- raje ^ couuer.
) . \ ^impeto interno di vngraue cadente per vnafùperfi- te per fé iteffo
ce decliue ,fe la mede/ima piegando fi da bajjbfi 'refletterd in in quello, che
su, lo porterà fenza punto interrompere il moto anco all' insù: " Ci iamapre-
Vna patta a piombo pendente da vno Jpago rimo -fa dui per- • ,
pendicelo ,defcende jponianeamente tirata dall'interna meli-
nazione , e fenza interpor quiete trapaffa il punto infimo ; e
jtnz' alti o Jcp-, .-.ì.uegt. tnie motore Ji muouein su. io sojhts
P 4 voi
%%& Dialogo fecondo
. noi non negherete, the tanto e naturale, & interno de t grati
jlprincipio, che gli muoue ingiù , quanto de i leggieri,qutllo^
itbegli muoue in su : onde ia vi metto in conjìd erazione vns
galla di legno , la quale feendendo per aria da grande aitez*
g,a,eperb mouendojì da principio interno , giunta fjpt 'a vna~J
profondità d'acqua, continua lafuafcefa, e sentì altro moto-"
re eHcrnoper lungo tratto Ji fommer gè; e pur e il moto ingizà
per l'acqua gli è preternaturale, e co tutto ciò dtpende da prin-
cipio, che è interno, e non ejìerno della palla . Éccoui dunque
dimofìrato,come vn mobile pub ejfer mofio da vnojhjfo prin*
cipio interno di mouimenticontrarij ».
$IMP. lo credo, che a tutte quefteinflanze ci fieno rifpojle , ben*
sheper bora non mi fouuengano ; ma comunque ciojìa, con*
tinua l'autor di domandar da qual principio dependa quejto
moto circolare de igraui, e de i leggieri; ciò} %,fe.da principio
intemo , b efterno: efeguendo dimojlra , che non può ejfer n\
i'vno ,n\ l'altro , dicendo . Sì ab extcrno ; Deus ne illuni.
excitatpercQntmunmnikaculum? an vero Angelus»
an aer ? Et hunc quidem multi aflìgnant . Sed centra.
$ALV. Non li affaticate in legger l'in fìanze, perch'io non fou.
di quelli, che attribuife a tal princìpio altana ambiente . Quan-
to poi al miracoloso all' Angdo)piu tojìo inclinerei in quella-*,
parte; perche quello, che comincia da diurno miracolo , b da^*
operazione angelica, qual'ì la trafport azione d'vna palla d*
artiglieria nelconcauo della Luna, non ha deli f improbabile *
ibe tn virtù del medcfiwo principio faccia anco il rejlo . Mav,
quanto all' aria, a me hajìa, che ella nonimpedifea il moto cir-
colare de i mobili, ebeper ejfafìdkt, cheji muouono he perciò
fare balìa ( tu più Ji ricerca ) che ejjg fimuoua dell' i/ìejjb mo*.
'to, e che con la medefma vdocitajìnifca le fue circolazioni +
che il globo terrefire .
MlMF* BtegU injurgerà parimente contro a que si o;db mandando
(hi conduce intorno l'aria, la natura yb la vioìenzaì e confuta
la natura con dire, che ciak contro alla verità, all'efpmenz^,^
alVifteffo Copernico ,
$AJLV* Contro al Copernico non e altrimenti, il quale non ferme:
tal cofa,equeJi' autor glie l'attribuifct con troppo eccejjb di cor^
tefia; anzi egli dice, e per mio parer dice bene, che la parte del-
l'aria vicina alla terra, efjendo più prejìo euaporazion terre-
ilrtjgw batter la mede/ima natura^ naturalmente feguir e ik
Del Galilea! *$j
pio moto ; o vero per ejfrgli contigua ,/eguirfa 'ih quella ma-
niera, che ì Peripatetici dicono , aie laparteftiperiore,e Véle*
mento ad fuoco-, feguono il moto del concauo della Luna , fi
tbe a loro tocca a dichiarare , fé cotal moto Jìa naturale, o vio-
lento *
$IMP. Replicherà fautore, che fé l Copernico fa muouere vna->
parte dell'aria inferiore folatnente,mancando di cotal moto la
fupertore , non potrà render ragione , come quell'aria quieta
fia per poter condurf eco i mede/imi grauit e fargli fecondare
il moto della terra .
fALV. Il Copernico dirà , che quejla propenfiion naturale de i
corpi elementari difeguire il moto ievrejire ha vna limitai -l-* £a propenf #*
sfera, fuor della quale cejferebhe tal naUtraleinclinazk>ne;ol ae de i corpi
trecbè, come bó dettj, non e l'aria quella , che porta feco i mo- elementari m
bili, i qiialt, fendo fep arati dalla terrafeguono ilfuo moto ;fi £§Uir « tcrr*t
the cajeano tutte le injìanze,cbe quejìo autor produce per prò- cf JLa \mi '
. uar,che l'aria pub non cagionar cotali ejfetti *
SIMP. Come dunque ciò nojia bìfognerà direbbe tali ejfetti dept*
dano da principio interno, contro alla qual pofizione obori*
unturdifficiriimx, immò inextricabiles quxftiones fc-
c\mdx,chefonolefeguenti. Principiumilludinternum
vcl eft accidens, vel fubftantia , fi primum, quale nani
illud?namqualitas loeomotiuacircii ha&enus nuila
videtur efle agnita .
fiALV. Come nonjì ha notizia di alcuna tnon ci fono quefìe , the
muouon intorno tutte quefìe elementari materie infieme co»
la terra i vedete, come quell'autore fuppon per vero f nello >
eb't in quijìione .
SIMP. Et dice, che ciò non fi vede, e pai mi,ehe babbia ragione m
quejìo.
SAL V. Non fi vede da noi , perche andiamo in volta infieme to#
loro *
SIMP. Sentite l'altra in Flanza* Qua: etiam fi efTct, q noman-
do tamen inueniretur in rebus tam con trarijs? in igne*
vrin aqua ? in aere, vt in terra ? in viuentibus, vt inani-
ma carentibus ? r.
SALV. Toftoptr bora, che Y acqua, e il fuoco fien tonttaftj l, t9me
anche Caria, e la terra ( che pur ci farebbe da dire affai) il più*
tbe da quefio nepoflafeguire,farà, che ad ejji non pojfono ef
Jer comuni i moti , the Prà loro fien eontraryìfithx vg.ilme.'
-
2-3 4- Dialogofecondo
to in su , chi naiu? limante compete al fuoco , non pojfa cor**
petere all'acqua; ma che fi come c/fa e per natura contraria al
fuoco , così a ìsì Gónumga quel moto , che e contrario al moto
del fuoco, eoe [arili maio dcoi'imn; ma.il moto circolare,cht
non e contrario } ne al furi Uni , ne al deoriiim > anzi che Ji
può mefcolare con amendue , come il medtfimo Arifìot. affer-
ma ,per che no potrà egualmente competere a i grata y & a i leg-
' gkm ? 1 moti poi,che non pò ffon ejfer comuni a i viuenti, & a
i non vizienti, fon quelli, che dependon dall'anima ; ma quel-
li, che fon dil corpo, iti quanto egli ^.elementare ,&. in confi-
' guenzapariìcipante delle qualità deglielementi , perche non
hanno ad ejfer comuni 'al cadauero , d9" al vìuenle ? lì però ,
quando il moto circolare fia proprio degli elementi , dourà ef
^fir comune dei miììi ancora,
BAGJt. E forza , -che quzfì autor creda , che cadendo vna gatta—*
moria da zrnafinflra , non pojfa ejfer , che anco viua cipo-
tejfe cadere , non e/fendo cofacDnueniente , che vn cadauero
partecipi delle qualità, che conuengono ad vn viuente ..
SALV. Non conclude dunque il difeorfo di queff autore contro a
chi die effe il principio del moto circolare de i gratti , e de i leg-
gieri,ejfervnaccìdente.inierno; non so quanto e 'Jìaper dimo-
firare., che non pojfa ejjèf, Tina fujlanza, ....
SJMP. Infurge contro a quejlo con ?nolte oppofizioni . La pri-
ma delle quali e que fi a . Si fecundum ( nempe fi dicas tale
principium elle lùbftantiam ) illud dì aut materia , aut
torma , aut còmpoiìtum 5 fed repugnantiterum tot di-
uerfee rerum natura , quales funt aues , limaces , faxa,
fagittae., niues, fumi, gran din cs, pifees , &c. qua; tamen
omnia ipeae , & genere difterentia mouerentur a natu-
ra fua circulari tejr; ipia naturis diiierfìflìma , &c.
SALV. Se quejk cofe nominate fono di nature diuerfe , eie co fé
di nature diuerfi non poffono batter' vn moto comune , bijo-
gnerà , quando fi debba jbdisfare a tutte, penfar 'ad altro, che
a due moti folamtnte i?i su , e in giù , e fé fine deue trottar
vno per le freccìe,vno per le lumache, vn' altro per ifaJ]i,vno
per ipèfcij bìfogn era penfar e anco a i lombrichi ,eai topazi/ ,
e all'agarico, c'ae non firn men di ferenti di natura tra di loro,
■ che la gragnolila, e la nette .
SIMP. Par eoe voi ve. ne burliate dì quejlì argomenti .
SALV- ^Anzi nò signor Simplicio , ma giàjie rifpofìo difopra ,
cioè,
Del Galileo. 235
ti de, che fé vn moto ingiù, b vero in sii può ccnuenire alle ca-
ie nominate, potrà non meno co'nuenir loro vn circolare ■ e
Jìando nella dottrina Peripatetica, non porrete voi diuerf i
maggiore tra vna cometa elementare, e vna jiella celesle , chi
ti a vnpefee, e vn'vccello i e pur quelle fì muouono amen due
Circolarmente. H or feguite il fecondo argumento .
SIMT. Si terra ftarei per voluntatem Dei , rotarent ne es-
tera an non: li hoc ralliim e!l A natura gyrari,iì illud, re-
deunt priores quailiones ? oc lane mirimi eiiet, quoj
Gauia pifciculo, Alauda nidulo ilio , & Corims limaci,
petreeq; edam volens imminere non po.net .
%ALV. lo per me darei vna rifpoBa generale ,che dato per volon-
tà di Dio, che la terra cejjajfe dalla vertigine diurna , quegli
vccellifanbber tutto quello, che alla medefìma volata di Dio
piacejfe. Ma fé pur cote/lo autore def derafie vna più partico-
lar rifpoJla,gh direi, che e' fare b ber tutto l'oppo/ito di quello,
che e facejfero,quado ,metre eglino feparati dalla terra fi trat-
tenejfer per ariaal globo ttrreflre per volontà Diurna, fìmet*
tejfe inafpettatamente in vn moto prccipitofijfimo: tocca bora
a que fì autore, ad ajfìcurarci di quello, che in tal cafo accade-
rebbe *
SAGR. 'Digrada Sign. Saluiati concedete a mia richieda, a que*
Jt 'autore, che fermandofì la terra per volontà di Dio , l'altre
cofe da quella f eparate continuajfer di andar in volta del n ot-
turai mouimento loro , e f enti amo quali imponibili , o incon-
uenienti ne feguirebbero: perche io per me non so veder difor-
dini maggiori di quefli, che produce l'autor medefimo,cioe,cbi
l'allodole, ancorché le volejfero , nonfipotrebber trattener fo-
pra i nidi loro, ne i corbifopra le lumache , ofopra ifaffi: dal
che ne feguirebbe, che a icorbi conuerrebbe patirfi la voglia—»
delle lumache, egl'alludolinifi morrebber di fame , e di fred-
do, non potendo efier ne imbeccati, ne couati dalle lor maàrì^.
Quejia e tutta la rouina ch'io so ritrar , che feguirebbe fi ante
il detto dell 'autore . Vedete voi Sign. Simplicio , fé maggiori
inconuenienti feguir ne douejfero .
$lMp. lo non ne so feorger di maggiori , ma e ben credibile , che
V autore cifeorga oltre a quefìi altri difordini in natura , che
forfè per fuoi degni ri/petti non ha volfuti produrre . Segui*
rò dunque la terza inììanza . In fuper qui fit vt iftae res ta
variai tantum moueantur ab Occafuin Ortum paralle-
la»
*3 £ " Dialogo fecondo
Ise ad&qttatorem? vt iempcr xnoueantur, numquafli|
quieilant ?
$ALV. cMuouonfìda Occidente in Oriente parallele aW Equino»
zialefenzafermarfi, in quella maniera appunto , che voi «•#•
deie , che le Stelle jìffe fi muouano da Leu ante a Ponente pah
ralk le ali 'Equinoziale ferìza fermarfi .
tlMP. Quare quo font altiores celerius , quo humiliorcs
tardius ?
%ALV. Perche in vna sfera, ò in vn ter ch'io , che fi volga intorni
alfuo centro , le parti più remote deferiuono cerchi maggiori*
t le più vicine gli deferiuono nelVifieffo tempo minori ,
IMP. Quare quae iEquin odiali propiores in maiori , qux
remotiores in minori circolo feruntur ì
S4JLV. Perimmitar la sfera HtUata, nella quale le giù vicine ai-
V Equinoziale fi muouorì ìri cerchi maggiori , che le più lon-
tane .
&IMP. Quare Pila cade fub ^Equinoziali tota circa ccntru
terrs ambitu maximo , celeritate incredibili > fub polo
vero circa centrum proprium gyro nullo , tarditate i u-
prema volueretur ì
SALV. Perimmitar le Stelle deljirmamento, chefarebbon Vijtef*
fojjel moto diurno fuffe loro .
SIM'P. Quare eadem rcs?pila vgr. plumbea,*! femel ferrar»
circuiuit deferipto circulomaximo,eamdem vbiq; non
circummigret fecundum circulum maximum , fed
translata extra ^quinodialcm in circulis m'iAoribus a-
^getur /
SALV. Perche così farebbero , anzi pure hanno fatto in dottrine
di Tolomeo alcune Stelle fiffe, che già erano vìcinijfme all' E"
quinoziale , e deferiueuan cerchi grandijjìmi , & bora che nò
fon lontane gli deferiuon minori*
SAGR. Oh s io poteffi tenere a mente tutte quejle belle cofe,mi par-
rebbe pur d'bauer fatto il grand 'acqui/io ; bifogna Sig. Sim-
plicio, che voi me lo prejìiate quefìo libretto , perche egli e for-
za , cheperentro vijìa vn mare di cofe peregrine $ ^T efquifi-
ÙJJÌme .
$JMP. Io ve ne faro vnpreftnte .
SAGR. Oh quejio nò, io non ve nepriuerei mai \ ma fon Jìnittjf
ancora le interrogazioni i
SJMP* Signor no: finite pure , Si latio circularis grauibus, oc
kuibus
Del Galileo? tif
fcuibus efl: naturalis, qualis eftea quse'fit fecudu linear»
re&am ? nam il naturalis , quomodo , & is motus qui
circuiti eft, naturalis eft, cum ipecie difFerat à redo.*
li violcntus , qui fit vt miilìle ignitum furfum euolans
(cintilloium caput iurfum à terra, non autemjcircum
voluatur , &c.
$ALV* Già mille volte fi e detto , che il moto circolare e naturale
del tutto, e delle parti , mentre fono in ottima difpofizione , il
retto e per ridurr all'ordine le parti difordinate;fe ben meglio
4 dire 3 che maini ordinate , ne di/ordinate nonfimuouon di Del moto mi-
moto retto , ma di vn moto mifto , che anco potrebb yejfer circo- ft°* noi non-^
iarefehietto ; ma a noi rejìa vifibile, e ojferuabile vna partii pS^^ircola*
fola di quefio moto mifìo2cioè la parte del rettor recandoci l'ai' £e t perchè d»
tra parte del circolare impercettibile, perchè noi ancora lo par- quella fìamq
ticipiamo : e quefio rifponde a i razzi , // quali fi muouono in partecipi»
su-, e in giro ; ma noi nonpojjìamo difiinguer'il circolare,per-
(he di quello ci mouiamo ^m'ancora : ma quefi autore non**
credo, che habbia mai capita quejia mijìioneì poiché fi vede co-
me egli refoluiamente dice, che i razzi vanno in su a diritto p
e non vanno altrimenti in giro ►
S1MP. Quarecétrumlpherfdelapraerub iEquatore ipiram
deferibit in eius plano, liib alijs parallelis ipiram deferì-
bit in cono 2 mb polo deicendit inaxe lineam giralem>
decurrensin fuperficie cilindrica coniignatam ì
SAL V. Perchè delle linee tirate dal centro alla circonferenza della
sfera j che fon quelle per le quali ìgraui defcendono,queUa^* »
che termina nell'Equinoziale difegna vn cerchio, e quelle,cht
terminano in altri paralleli defcrìuon fuperficie coniche ; e-»
Vajfe non deferiue altro , ma fi refi a nell'efserfuo . E fé io vi
debbo dire il mio parer liberamente, diro , che non so ritrarre
da tutte quetfe interrogazioni cojlrutto nijfuno , che rilieui
contro al moto della terragerebe s'io domàdajfi a quefi auto»
re ( concedutogli , che la terra nonfimuoua ) quello , che ac-
cader ebbe di tutti quefii particolari , dato che ella fi mouefie9
tome vuole il Copernico :fon benficuro, che e* direbbe, che nt
feguirebbon tutti quefii effetti, che egli adejfo oppone, cometa
inconuenienti per rimuouer la mobilità ; talchi nella mente di
quefi'huomo le confeguenze necejfarie vengon reputate affùr»
ai: ma digrazia Jè ci è altro, fpediamoci da quefio tedio *
9jMP» In quefio, ebefegue ci g contro al Copemico,efuoiJègua*
tijht
*3$ Dialogo fecondo
ci, che voglion,cheil moto delle parti feparate dal fu o tutto J?4
folo per riunir fi al fuo ttitto ; ma che naturale ajfolutamente
Jìa il muouerfi circolarmente alla vertigine diurna ; contro a
i quali in fi a dicendo, che conforme all' oppinion di cojloro; Si
tota terra, vnà cum aqua in nihilum redigere tur, nulla
grando, aut pluuia è nube decideret, fed naturaliter ta-
tuili circumferrctur, neq; ignis vllus , aut igneum afeé-
deret, cum illorum non improbabili fentètia ignis nul-
lusiltiupra.
%ALV. La prouidenza di queflo fìlofofo e mirabile , e degna di
gran lode ;-attef oche e' non fi contenta dipenfare alle cofe , che
potrebbon accadere,Jìante il corfo della natura, ma vuol tro-
var fi prouuiflo in occafione , chefeguìjfero di quelle cofe , che
f Mutamente fi sa, che non fono mai per feguire . Io voglio
ique, per fentir qualche bella fottigliezza, concedergli , che
quando la terra,e l'acqua andajfero in niente, ni le grandini,
ne la pioggia caclejfero più, ne le materie ignee andajfirpiu in
alto, ma fi trattenejfer girando; che farà poi i e eh e. mi oppor-
rà ilfilofofo { . y ■
SIMT. Loppqfìzione e nelle parole che feguono immediatamen-
te; eccole qui . Quibus tamen experientia,&: ratio aduer-
fàtur .
$ALV. Hora mi conuien cedere , poiché egli ha fi gran vantaggio
fopra di me , qua Tè l'ejperienza, della [quale io manco ; perche
fin bora non mi fon mai incontrato invedereì.cke'liglpbo ter-
rejtre, con l'elemento dell' acqua fa andato in niente, fi ch'io
habbià potuto ojferuare quelche in queflo piccol finimondo fa-
ceva lagragnuola,e l 'acqua. ^Ma ci die' egli almanco per no-
fìra fetenza quelche faceuano /
SIMP. Non lo dice altrimenti .
SALV. Cagherei qualfiuoglìa coja a potermi abboccar con quella
per fona , per domandargli rfe quando queflo globo fparì , e'
porto via ano il centro comune della grauità,ficom'io credo,
nelqual cafo,penfo, che la grandine, e l'acqua reftajfero,come
, infenfate, efelide tra le nugole fin za faper, chefarfidi loro;
ì pottrdbe anco ejfer , che attratte da quel grande fpazio va-
cuo, lafciato mediante la partita del globo terreflre ,fi rarefa-
. ceffer tutti gli ambienti, & in p articolar laria,cbe e sommamen-
te difiraibile,e concorrefero con fomma velocità a riempierlo;
e forfè ì corpi più foUdi, e materiali , come gli vccelli , che pur
di ra-
Del Galileo. t$'$
di ragione ne doueuano efser\molti per aria jì\rìtirarorto pia
verjò il centro della grande sfera vacua ( che par ben ragio-
neuole, che alle fuflanze, che [otto minor mole contengono af-
fai materia, fieno a/segnati i luoghi più angufti, lafciando al-
le più rarei più ampli ) e quiui,mortijì finalmente di fame , e
rifiuti in terra, f or mafserovn nuouo globettino, con quella
poca di acqua , chejìtrouaua all' bora tra' nugoli . Potrebbe
anco effere, che le medefime materie, come quelle, che non veg-
gon lume non s ' accorgejfero della partita della terra, e che al-
la cieca fcendejfero al j olito penj andò d' incontrarla^ apoco a.
poco fi conducejfero al centro , doue anco di pref ente andreb-
bero, fé l'ijlefb globo non l'impedifle . E finalmente per dare
a quefìofilofofo vna meno irrifoluta rijpojìa , gli dico , che so
tanto di quel che feguirebbe dopo V annichilazione del globo
terrejire, quanto egli haurebbe faputo, che fujfe per feguir di
ejfo, & intorno ad ejfo , auanti , che fujfe creato : e perchè io
fonficuro, eh' e direbbe, che nonjifarebbe,ne anco potuto im-
maginare nijfuna delle cofefeguite , delle quali la fola efpe-
rienza l'ha fatto feienziato, dourà non mi negar perdono , e
feufarmi s'io non so quel che egli sa delie cofe, che feguirebbero
doppo l 'annichilazione di eflo globo ; attefoche io manco di
quefi' efperienza , che egli ha . 'Dite bora fé ci e altra cofa .
HMP. Ci e quejla figura , che rapprefenta il globo terrejire con
vna gran cauità intorno alfuo centro , ripiena d'aria ; e per
mojlrare , cheigrauinonji muouono in già per vnirji co'l
globo terrejire , come dice il Copernico , cojlituifce quejla pie-
tra nel centro', e domanda pqfta in libertà quel che ellafareb-
be', & vn altra ne pone nella concauità di quejla gran cauer-
na , e fa l'iflejfa interrogazione . Dicendo quanto alla prima»
Lapis in centro conftitutus aut afeendet ad terram in
punitimi aliquod, aut non. Si fecundum : falfum eft
partes ob folam ieiunótionem à toto ad illud moucri.Si
primum omnis ratio, & experientia renititur, neq; gra-
ma in fuaegrauitatis centro conquiefeent. Item flfuf-
penius lapis liberatus decidat in centrimi, fepara bit fé i
toto contra Copernicum, ììpendeatrefragatur omnii
expericntia, cum videamus integro s fornices corruere.
SiALV. Ri/ponderò, benché con mio di fauuant aggio grande, già
che fon alle mani con chi ha veduto per efperienza ciò , cht^
f armo quejìi fa/fi in quejla gran cauerna ; cofa che non—*
£$5 Dialogofecondó
bò vedutalo; t diro, che credo, che prima fiano le eojegrauìf
^f ima fono le (be n centro comune della grauità ; fi che non vn centro , e bq
«afe le graia , ^ nQn n c^e vn punìQ j^diui/tbile , e pero di nelfu na effi<*
«he il centro . c „ , * J, r *. . Jf , -v*
«iella aranità» tacui,fia quello, che attragga aje le materie graut, ma che e/Se
materie cofpirando naturalmente alXvnione , fi formino vn
eomun centro, che e quellojntorno al quale confifiono parti
ài eguali momenti : onde filmo , che trasferendo/i il grandi^»
aggregato de i graui in qualfiuoglia luogo, le particelle, ch<Lu
dal ttiìto fujfer ftp arate lo feguir ebbero, e non impedite lo pe-
Trafponédofì netrer ebbero fin doue trcuajfero parti men graui di loro : ma\
%\ grad a.o|r^* geruenuiefin doue i ine onìr afferò in materie)più graui , non
ui le particel- Jèenderebber più . Eperòfiimo , che nella cauerna ripiena—*
le feparate da d'aria tutta la volta premerebbe , e filo violentemente fi fo-
ttìo lo fegui* denterebbe fopra quell'aria, quando la durezza nonpotefss
teobono . tfser fuperata , e rotta dallagrauità ; mafia/fi fiaccati, credo,
she fenderebbero al centro , e non foprannoterebbero all' a*
ria ; ni per ciò fi potrebbe dire , che non fi mouefsero alfua
tutto , mouendofilà,doue tutte le parti del tutto fi mouer ebbe*
ro, quando nonfufsero impedite*
Si MP. Quel che refiaecerto errore,chyeì nota in vnfeguacedel Co-
pernico, il quale facendo , che la terra Jìmuoua del moto an-
nuo,e del diurno in quella guifa,ch e la ruota del carro fi muO'
uè fopra il cerchio della terra, <txinfefiejsa, veniua a fare , ò
il globo terrefire troppo grande , o l'orbe magno troppa picco-
lo; attefoctìè $ 6$ . r evoluzioni dell' Equinoziale, fon meno af-
fai, che la circonferenza dell'orbe magno .
ZALV. Auuertite , che voi equiuocate , e dite il contrario di
quello, che bifogna,chefiafc ritto nel libretto; imperocché bifo-
gnadire , che quel tale autore veniua a fare il globo terrefire
troppo piccolo , ò l'orbe magno troppo grande , e non il terre-
fire troppo grande, e l'annuo troppo piccolo .
SIMP. L'equiuoco non e altrimenti mio : ecco qui le parole del
libretto. Non videt,quodvelcirculum animimi a*quo
minorem, vel orbem tcrreumiufto multò fabricer. ma*
iorem .
SALV. Se il primo autore h abbia errato, io non lo pofso fapere>
poiché V autor del libretto no lo nomina, ma bene mamfefio, e
inef cuf abile Verr or del libretto , kabbia, b non habbia errata
quel primo feguace del Copernico , poiché quel del libretto
trapafiafenza accorgerai vnerror fi materiale, e non lo nota,
e non
Del Galileo 1 H*
t non lo emenda . Ma queflofìagli perdonato, come errore**
più toslo d'inauertenza , che d'altro . Oltre che, fé non,ctìio
fono ornai /fracco, efazio di pia lungamente occuparmi , e Non remi gaa
con fumare il tempo , con affai poca vtilità in quelle molto leg- l} P.oter» con
. J . , . r. ■ JJ rf v ■'' ,n i / la circonderei!
gieri aUercaziom, potrei mojtrare, come non e tmpoj/tbUe,cbe za dl yn cer.
vn cerchio,anco no maggior d'vna ruota d'vn cartolo l dar dio piccolo ,
no pur 3 6 $ .ma anco meno di 2,0 . reuoluzioni,può deferiuere, e poche volte'
o mifurare la circonferenza non pur dell'orbe magno , ma di riuolcaco mi-
vno mille volte maggiore ; e queììo dico per mofirare , che no jjljjj^ Vna_J
mancano fottigliezze affai maggiori di quejla, con la qualts linea maggio-
que R autore nota l'errordel Copernico: ma digrazia re/pi- re di qual fi
riamo vnpoco , per venir poi a quefi altro filofofo oppojìtor voglia gradii*
del mede/imo Copernico. fimo cerchi®,
SAGR. Veramente ne ho bifogno io ancora; benché habbìa fola*
mente affaticato gli orecchi ; e quando iopenfajfì di non ha-
nera fentir cofe piuingegnofe in que fi' altro autore , non so
s'io mi rifolueffì a andarmene ai frefehi in gondola .
SI MT. Credo, chefentirete cofe di maggior polfo ; perche quejl'ì
flofofo confumatiffìmo, e anco gran matematico , & ha con*
futato T icone in materia delle comete , e delle Jìelle nuoue*
"SALV. E egli forfè l'autor medejimo dell' Antiticone ?
S1MP. E quello /iefo; ma la confutazione contro alle Belle nuo-
ue non e nell' Antiticone ,fe non in quanto è" dimojlra , ch<L-*
elle non erano progiudiziali all' inalter abilità, <&? ingenerati-
lità del Cielo, Ji come già vidiffi; ma doppo V Antiticone ha-
uendo trouato per via di Tarallaffe modo di dimoftrare, che
ejfe ancora fon cofe elementari, e contenute dentro alconcauo
della Luna, ha fritto quejì' altro libro; De tribus nouis
ftellis,&c. & ' inferitoui anco gli argomenti contro al Co-
pernico : io falera volta vi produfsi quello , ch'egli haueua—»
fritto circa quefìe (Ielle nuoue nell' Antiticone, doue egli non
negaua, che le f afferò nel Cielo;ma dimoflraua, che la hr pro-
duzione non alteraua l'in alter abilità del Cielo,e ciò facci/ egli
eon dfeorfo puro flofof/co ,nel modo, ch'io vi diffì. E non mi
fouuene di dir ui, come dipoihaueua trouato modo di rimuo-
utrlt dal del); perche procedendo egli in quesla confutazio-
ne pr V;a di computi, e di ^Parallajfì, materie poco b niente^
comprtftda me , non l'haueuo lette; efolo haueuo fatto fìu-
diofopra quefìe injlanze contro al moto dilla terra , che fon
pure naturali .
2^ Intendo
Nella, opi-
nion del Co-
pernico n" gua
Ha il criterio
della fUoioria,
Il moto co-
rniate è come
fc non f alfe.
Si confuta in
altra maniera
1! argomento
prelo da i ca-
denti a per-
pendicolo .
a 4 * Dial ogo fecondo
SALIT. Intendo beni/fimo, e conuerrà doppo , che hauremofentite
le oppqftzioni al Copernico , chefentiamo , b vergiamo alme-
no la maniera) con la quale per via diparallajfedimofira ef-
férejiate elementari quelle nuoue fielle , che tanti Aflronomi
dì gran nome.cojlituiron tutti altifjlme , e tra le fielle del fir-
mamento ; e come quefì 'autore conduce a termine vna tanta
tmprefa dì ritirar di Cielo le nuoue felle, fin dentro alla sfe-
raelementare, fari bm degno d'efser grandemente efaltato, e
trasferito ejfo tra lejieUe, b almeno, che per fama fìa tra quel-
le eternato ilfuo nome . TPeròfpediamici quanto prima da,
quefia parte, che oppone ali 'oppinion del. Copernico^ comin-
ciate a portare lefueJnJianze..
SIJUP. Quefienon occorrerà leggerle ad verbum, perche fono
molto proliffe; ma io , come vedete, nel leggerle attentamente
più volterò contrajfegnato nella margine le parole doue. con-
JÌJìe tutto il neruo della dimojir azione , e quella ba fiera legge-
re . Il primo argomento comincia qui . Et primo il opinio
Copernici recipiatur Criterium naturalis Philofophiae
ni prorfus tollatur , vehementer faltem labefàdari vi-
detur ... // qualGriterio vuole fecondo r opinione di tutte le
fette de1 Filofof , cheilfenfo, e l' efperienza Jiano le nojirz^-
forte neljilofofare ; ma nella pqfìzion del Copernico i fenfi
vengono a ingannar/i grandemente , mentre viabilmente
feorgono da.vicino in mezi.purij]ìmi,i corpi grauijjìmì fen-
der rettamente a perpendicolo , ne mai deuiar vnfol capello
dalla lìnea retta; contuiiocià per il Copernico la vifia in coft'
tanta chiara s'inganna , e quel muto non e altrimenti retto f
ma mi fio di retto, e circolare .
SALV. Quefio è il primo argomento, che Arijìotile,.e Tolomeo , e
tutti i lor feguaci producono , al quale si e abbondantemente
rifpofio, e mofirato il paralogifmo -, <£j" a fai apertamente di-
chiarato) come il moto comune a noi,ÌX agli altri mobili, è -co-
me fé non fufe;ma perche le conclufìonì vere Hanno mille fa-
uoreuoli rincontri, che le confermano , voglio in grazia di
quefio filofofo aggiunger qualche altra co fa; e voi Sign. Sim-
plicio facendo la parte fua, rispondetemi alle domande.; e pri-
ma ditemi, che effetto fa invoiquella-pietraj la quale cadendo*
dalla cima della Torre , e cagione , che voi di tal mouìmento
vi accorgiate; perche fé l fuo cadere nulla dì più , ò di nuouo*
operaffein.voi.di quello, cbejt operaua la fua quiete in cimai
della
Del Galileo . 2,43
de Ha Torre , voificur Amente non vi accorgere/le della fuo—»
/cefo, ne diBinguerefte il fuo muouerfi dal fuo fear ferma .
SIMP. Comprendo il fuo difendere in relazione alla Torre,
perche hor la veggo a canto a vn tal fegno diejfa Torre ,poi
ad vn bajfv} e cosi fuc ceduamente fin che la f cor go giunta in
terra .
SALV. ^Adunque ,fe quella pietra fit fé caduta dagli artigli d'v-
na volante Aquila , efcendejfepcr lafmplice aria inuifìbile,
e voi non bauc/ìe altro oggetto vifìbile, efiabilecon chi far pa-
rallelo di quella, nonpotreBe il feto moto comprenderei
SIMP. lAnzipur men' accorgerei , poiché per vederla mentre èCndefìcom-
altijfima,mi conuerrebbe alzarla tejia, e fecondo , ch'ella ve- prenda ilmo-
nife calando mi bifogn crebbe abbacarla, £r in fommatnuo-1® "' vn ca~
iter continuamente , p quella , agli occhi, fecondando il feto
moto .
SALV. lì ora bautte data la vera rìfpojìa ; voi conofeete dunque
la quiete diquelfajfo, mentrefenza muouer punto l'occhio ve
lo vedtte fempre aitanti , econofceie, eh' ei fi muoue , quando \\ motodellv
per non lo perder di vijla, vi conuien muouer l'organo della occhio ci ar~
vifìa , cioè rocchio . Adunque ititi au olia che ,• 'fenza muouer gujfce d moto
mai l'occhio voi vi vedejle continuamente vn oggetto nell'i- V J?»
flefo afpetto, fempre lo giudicherete immobile .
SIMP. Cndo, che cosi bifognajfe neccjfariamente .
SALV. Figurateui bora d'ejfefin vna naùe>e d'hauerf fiato l'oc-
chio alla punta dell'antenna ; credete voi, che , perche la natte
fi muoue fé anco vtlociffìmamenie, vi bi fogna/Se muouer l oc-
chio per mantener la vifìa fempre alla punta dell'antenna , e
feguitare il fuo moto t
SIMP'. Sonficuro, che non bifogner ebbe far mutazion nefuna ,
e che non fio la vijìa, ma quando io v'hauejjì drizzato la.^>
mira d'vnarcbibufo , mai per qualsiuoglia moto della naue ,
non mi bifognerebbe muouerla vnpclo ,per manteherutl'X->
aggiuflata .
SALV. E quesìo auuiene,pefthì il moto , che confr'fce la' naue
all'antenna , lo confrifce anche a voi, ffi al voBrò occhio ;Jì
che non vi conuien muouerlo punto per rimirar la cima del-
l'antenna; (ir in confguenza ella vi apparifee immobile. No-
ra trasferite quejlu difeorfo alla vertigine della terra , & al
fajfo pò fio in cima della Torre, riti quale voi non potete di-
fcernereil moto , perche qutl mouimentQ i) che bifogn a ,p£rfe~
Q^_2 guido ■
*44- Dialogo fecondo
guirlol bautte voi comunemente, con lui dalla terra y ne vt
conuien muouer l 'occhio . Quando poi gli fopraggiugne il
moto all'ingiu , che e fuo particolare , e non vojlro , e che fi
me/cola co' 7 circolare, la parte del circolare , che e comune del-
la pietra, e dell'occhio, continua d'effer "impercettìbile, efolofi
fdfnfibile tiretto , perche , per feguir la , vi conuien muouer
l'occhio abbuffandolo . Vorrei per tor d'error quejìo filofofa
potergli dire , che vna volta andando in barca , facejfe d'uà'
Efperiéza.che' uerui vn va/o affai profondo pieno d' acqua, <£r haueffe acco-
iTioKra, come modato vna palla di cera , od 'altra materia, che lenti/sima-
1J:OCOC mu mente [tende Ile al fondo , fi che in vn minuto d' bora appena
iLuie, calajje vn braccio, e facendo andar la barca quanto più velo-
: , ■ ! ; 03 . cernente poteffe, talché in vn minuto d'hora facejfe più di cèto
• » ■ braccia,leggiermente immergeffè nellacqua la detta palla,e la
lafciaffe liberamente fendere , e coti diligenza offeruaffe il fuo
moto . Egli primieramente la vedrebbe andare, a dirittura
verfo quel punto del fondo, delvafo, doue tender ebbe, quan-
do la barcajìeffe ferma ; & adocchio fuo -, & in relazione al
vafo, tal moto apparirebbe perpendicolarifsimo , e rettifimo ,
, e pure non Jì può dir che nonfuffe compoìfo dtl retto in giù, e
del circolare intorno all' elemento, dell' acqua : E fé quefte cofe
accaggiono in moti non naturali , ex in materie , che noipof-
fiamo farne l'efperienze nel loro fiato di quiete, e poi nel con"
trario dtl.moto , e pur quanto ali apparenza non fi forge di-
uerfìtà alcuna, e par che ingannino il fenfo , che vogliamo noi
dijìinguere circa alla terra , la quale perpetuamente è fata—*
nella medefìma coftituziom quanto al moto , 0 alla quietts ?
Et in qual tempo vogliamo in effafperimentare.,fe differen-
za alcun a fi forge tra quefli accidenti del moto locala ne'fuoi
diuerji flati di moto,e di quiete, fé ella in vnfolo di quejìi due.
eternamente fi mantien e l
SAQR. Quejli difeorfi m'hanno racconciato alquanto lo fiomacof.
il quale queipefei, e quelle lumache in parie mi haueuano co-
turbato;^ il primo m'ha fatto fouuenire la correzione d'vn"
errore, il quale ha tanto apparenza di vero , che non sa , fé dì-
mille vno non V ammetteffe per indubitato . E quefìofù, che
nauigando inSoria,e trouandomi vn Telefcopio affai buonoy
Jlatomi donato dal nofìro comune amico , che non molti gior-
ni auantiVhaueuainueJìigato,propofì a quei marinari, che
. : farebbe Jtato idi gran hnejìzìo mila nauigaziom LadoperarlU*
sua*
Del Galileo . £41
sii la gaggìa della naue,per i/coprir vaffellì da fontano, e rieo-
nofcergli :fu approvato il benefizio , ma oppoBa la difficultà . Confiderà*
del poterlo vfare, mediante il continuo fluttuar della natie , e f10"6,,0" ^
r- -ri- j li» // j r •* ■ * .. * circa '1 pocerfi
majsims-m Ju la cima dell albero , doue l agitazione e tanto- yfare -$ cc]c„
maggiere,e che meglio farebbe fiato chi l'baziejfe potuto ad jpe- feopio cou la
rjrt? al piede, doue tal mouimeto è minore, chejn qual/ìuoglia medefrma fa-
udirò luogo del uaffello . Io (non voglio afeondere l'errar.1*™}® lrt
mio ) concorfi nel mede/imo parere , e per aÙ bora non repli- bero denana-
cai altro: n e fiprci dirui da che muffo tornai tra me jìejfo a ru- ue quaas« ai
minar /òpra quello/atto , e finalmente m accorfi della mia—» piede .
femplicità (ma però Jcuf abile ) fieli ammetter per vero quello,
che è falfifsimot dico fai fo,, che lagitazion majìima Ideila gag-
gia, in campar azion della piccola del piede dell'albero , debba
render più difficile i'v fi del Telefiopio neW incontrar l'og-
getto ,
SALV. Io farei fiato compagno de i marinari , $P anche vofirQ
fui principio .
SIMP. Et io parimente farei fiato, e fono ancorarne crederei co'l
penfarui cent'anni intenderla altrimenti',
SA3R. Potrò dunque io quefìa volta farui a tut 'i due ( come fi
dice ) il maefiro addojfo . E perche il proceder per interroga-
zioni mi par, che dilucidiaffai le co fé), oltre al gufi o , che fi ha
delio J e alzare il compagno, cavandogli di bocca \, quelche non
fapeua difapere, mi fruirò di tale artifizio. E. prima iofup-
pongo, che le naui, fu/te, ò altri legni, cheficercadifcopnre9
e rie onofe ere fieno lontani affai , cioè 4. 6. io. ò 20. miglia ,
perchè, per nconofeer i vicini ,non e* e bifogno d'occhiali:^ in
sonfeguenza il Telefcopiopuo in tanta diftanza di 4. b 6. mi-
glia comodamente fioprire tuttofi vaffello , & anco machina
affai maggiore. Hora io domando quali in ifpezie,e quanti in
numero fiano i mouimenti , che fi fanno nella gaggia, depen-
denti dalla futiuazion della naue .
SALV. Figuriamoci, che la naue vadia verfo Leuanie: pri na nel
mar tranquilli/fimo non ci farebbe altro moto,che queftopro- \f nu'menrf
grejfìuo, ma aggiunta l'agitazion dell'onde cenefaràvno,à\$tttVLx\ de-
che alzando , &"■ abbafsando vicendeuolmente la poppa , e l.i—> pendenti dal-
prua,fa che la gaggia inclina innanzi, e indietro ; altre onde *a fluttuazio-
facendo andare il va/sello alla banda, piegano l'albero a ^.fle della naue»
Jira, e afiniftra; aire pofson girare alquanto la naue, e farla
defletter, diremo con l'artimone dal dritto punto Orientale ,
su
a 46 Dialogofecondo
horvtrfo Greco, hor ver/o Sìrocco : altre, folkuando per di
fitto la-carina potrebber far che la naue, fenza deflettere -, fi*
lammteji alzafse, &. abbafsafse;& ìnfimma par mi } che in
Due mutazìo- fpezie quefti mouimentijìen due, vnocioe, che muta per an-
m fatte nel 1 e gQ\0 la direzion del Tele/copio, e l'altro, che la muta , diremo
pendenti dall' ?er ^tnea>fenza mutar angolo, cioì\mantenendo fempre la ca-
aeitazìon del*- na- dello finimento parallela afiftefsa .
U nàue . SA3R. . Ditemi apprefio ;fi noi battendo prima drizzato il Tele-
fiòpio lì a quella Torridi Btirano,lontana di quàfii miglia,
lo piegafsimo per angolo a de/ira > ò afini/ira, ò -vero in su ■>%
in giù afillamente quato evn nero d'vgna>che effetto cifarcb-
be circa l'incontrar' efsa Torre ?
$ALV>. Ce la farebbe immediati [par ir dalla vifta,perche vna tali
declinazione, benché piccoli/sima qui >può importar là le cen-
tinaia] e le migliaia delle braccia .
SAGCI{1 Ma fi fenza mutar V angolo, conferuando fempre la—»
cannaparallela afe fleffa, noi la trasferi/fimo 10.012. brac-
eia più lontana a dejira, ò afini fira, in alioT ò a baffo, che ef-
fetto ci cagionerebbe ella quanto alla Torre i
SALV. . tAJfolut amente impercettibile ; perche fendo gli fipazìj qui,
e la contenuti tra raggi paralleli, le mutazioni fatte qui , e là,,
conuien che fieno eguali , e perche lo fpazio , che fiuopre là lo
Jtrumento e capace di molte di quelle Torri; pero non la per-
deremmo altrimenti di vifta . .
SAGR. Tornando bora alla naue,pofftàmo indubitabilmente af- -
fermare , che il rnuouere il Tele/copio a dtflra, ò afiniflra, in
su, ò ingiù, ifX anco innanzifo indietro 20. b 2j. braccia,ma-
ienendolo pero fempre parallelo a fi fìefìo, non può fidare il
raggio vifiuo dal punto ojjeruato nell'oggetto, più che le mede-
Jìme 2$. braccia; e perche nella lontananza di 8. ò io. miglia-
la fioperta dello firumento abbrac e eia fpazio molto più largo,
the lafufìa , 0 altro legno veduto ,però tal piccola mutazione ■
non me lo fa perder di villa . L'impedimento dunquc,ela—*
saufa dello fmarrir l'oggetto no ci pub venire, fi non dalla^*
muiazion fatta per angolo; già che per l'agitazton della naue,
la trafportazion del Telef copio m alto, ò a bajfo, a dejira, b j*
fìnifìra , non pub importai gran numero di braccia . Hor a
fupponete d'hauer due Telefiopij fermati vno all'inferiore
parte dell'albero della naue,e l'altro alla cima non pur dell' aU
hero, ma anco dell'antenna altijfima, quando con ejjafifà la*
penna.
Del Galileo." 147
penna, e che amenduefien drizzati al va (fello dijcojlo i o .mi-
glia, ditemi, fé voi credete , che per qua l fi fia agitazion del-
la nane-, e inclinazion dell'albero, maggior mutazione, quan-
to all' angolo, Jì faccia nella canna alti ff ima , che nella infimaì
Alzando- vìi onda lapmafarà ben dare indietro la punta-*
dell'antenna 30.0 4.0. braccia più che il piede dell'albero , e_>
verrà a ritirar indietro la canna fuperiorc per tanto fpazio,e
la inf e, iore vn palmo fol amente ; ma l'angolo tanto Ji altera
nell'vno finimento, quanto nell'altro, e parimente vn'onda,
the venga per banda tra/porta a delira, & afinifìra cento
volte piu la canna alta, che labajfa ; ma gli angoli , 0 non, fi
mutano , ojìalterano egualmente . Ma la mutazione a de-
fìra,o afinifìra, innanzi, 0 in dietro , in sii , ò ingiù , non
reca impedimento fenjìbilc nella veduta de gli oggetti lontani)
ma fi bene grandi ff ima l' alterazione dell' angolo ; àdunquCs
bifogna necejfariamete confejfare, che l'vfo del Tclefcopio nel-
la fommità dell'albero non e più difficile, che al piede', auuenga
che le mutazioni angolari fon eguali in amenduei luoghi .
3ALV. Qzianto bi fogna andar circofpetto prima , che a-ff amare ,
0 negare vna proporzione; io torno a dire, che nel fentir pro-
nunziar refcìutamenfe, che per il mouimento maggiore fatto
nella fommita dell'albero, che nel piede ciafeuno fi perfuade-
rà, che grandemente fa più difficile l'vfo del Tele] copio, su al-
to, chea baffo . E così anco voglio feufar qzieifìojoji , che Ji
dijperano, efigettan via contro a quelli, che non gli voglion
concedere, che quella palla d' artiglieria , che e veqgon chiara-
mente venire a baffo per vna linea r£tta,e perpendicolare, af-
folutamente fi muoua in quel modo; ma voglion che l moto
fuofiaper vn'arco, O" anco molto j e molto inclinato , e trafi
tierfale; maialiamogli in quefl'anguflia , e fentiamo l'altre
oppofìziom, che l'autore , che hauiamo a mano , fa contro al
Copernico .
SJ/rfT. Continua pur l'autore di moslrare, come in dottrina del
Copernico bifogna negare ifenfi, e le fenfazioni maffìmt-j ,
qualfantbefe noi, che fintiamo il ventilar d'vna leggierifsi- Voto arimi*
ma aura,non habbiamo poi afentire l'impeto d'vn vento per delia terra-*
petuo, che ci firifee con vna velocità , che forre più di 2 $20. deurebbe ca-
migha per bora, che tanto e Ij fpazio , che il centro della tir- |e1Detuo -^
ra co'l moto anr. uo trapafìa in vn'horaper la circonferenza gaollardilsi-
dell'orbe magno , come egli diligentemente calcela; e perche ,co- mo .
Q^4 me et
24$ Dialogo fecondo
me zi amputai parer del Copernico , cum terra monetar
circumpofitus aer, motus tamen eius velocior licet, ac
rapidior celerrimo quocumq; vento a nobis non fenti-
retur, feci lumma tu tranquillitasreputaretur, nifi alius
motus acc edere t . Quid eft vero decipi fenliim^niil h^c
efletdeceptio?
SALK. E forza, che quejìo filo fofo creda , che quella terra , che il
Copernico fu andare in giro injiemecon Varia ambiente per
la circonferenza dell' orbe magno, non Jia quefìa doae noi
babitia?no ; ma vn' 'altra feparata , perche que/ìa nofira con-
duce fico noi ancora con la medejima vdncitàfua , e dell" aria
eirco/iantei E qual ferita pofsiam noifentire, mentre fuggia-
j , . ^ mo coti egual corfo a quello di chi ci vuol giojir are i quejìo Si-
deri femore.-* gnor e se, [cordato, che noi ancoravamo non men, che la ter-
con la mede- fa, e laria menati in volta, e che in confeguenza fempre fia-
fima parte no* mo toccati dalla medejima parte, d'aria x la quale, pero non ci
ci fenice. feri/ce .
SIMP. Anzi nò, ec conile parole, che immediatamente feguono.
Praterea nos quoq> rotamur ex circunductione ter-
rai, ócc.
SALV+ Hora nonio pojfo più ne aiutare rnì feufare ; ftufatela
voi , e aiutatelo Sig. Simplicio .
SIMP. "Per ora così improuuifamente non mifouuien difefadi
mia fodisfazione .
SALV. Ombe ci penfercte flanoìtt , e difenderetelo poi domarivjn-
tanto f enfiamo l'altre oppoflzioni »
SIMP. Seguita pur Vifiejfa infìanza , moftrando T che in via del
In via del Co . Copernico bifogna negar le jenfazioni proprie ; imperocché
permeo bifo- quejìo principio, per il quale noi andiamo intorno con la ter<-
gna negar lt ra ,oe noBro intrinfeco ,òcie efterno ; cioè vn rapimento di
&Jfa terra ; e fé quefio fecondo e, non fentendo noi cotal rapi'
mento , conuien dire , chel fenfo del fatto non fenta il pro-
prio obietto congiunto, ne lafuaimprefsione nel fenforioima
fé il principio e intrinfeco, noi non fentiremo vn moto locale
deriuante da noi medejìmi , e non ci accorgeremo mai di vna
propenfione perpetuamente annefsa con efso noi .
$ALV. Talchi l'inftanza di quefio filofofo batte qua , chefia quel
principio, per il quale noi ci mouiamo con la terra, 0 efierno,b
interno , douremmo in ogni maniera fentirlo , e non lo fen-
Unio , non e ni ìvtiQ > ni l'altro , e pero noi non ci moviamo?
min
Del Galileo. 249
ne in conseguenza la terra . Et io dico, che può e fiere neWvn„ * ™°r°efl?I
modo , e nell'altro, fenza che noi lo fentiamo . È del poter' 'e/Ve ò interno^ ò
fefejìerno l'efperienza della barca rimziGue ogni dijficult.ìfo-Q^cmo fenz'-
prabbondaniemente, e dico fopr abbondantemente- perche, pò- eifer da noi
tendo noi a tutte V bore farla muouere , & anco farla Jiarfer- compreio , <a
ma, e con grand' accuratezza andare ofìeruando ,fe da qual-
che dtuerjità, che dal fenfo del tatto pof sa efser comprefa, noi
pof slamo imparare ad accorgerci, fé lafìmuoua ,bnò, veden-
do, che per ancora nonjìì acquijìata tale faenza, a che mara-
vigliar jì, fé l'ifìefso accidente cirefìa incognito nella terra , la
quale et può bau^r portati perpetuamente, fé nza potere mai Moto della
jperimentar lafua quiete Ì Voifetepur Sig. Simpl. per quel barca infenfi-
ch'to credo, andato mille volte nelle barche da Padoua, e fé voi j. • a Ail&l
volete confefsafil vero,non hauete mai fentita in voi la par- ^ZXìKXO quan-
ticipaztone di quel muto, fé non quàdo la barca, arrenandolo to al fenfo dcj
vrtando in qualche ritegno, fi e fermata , e che voi cogli altri tatto.
pajj egg.tr t colti alt improuuifofete con pericolo traboccati. Bi-
fogner^bbe > che il globo terre/tre incontrale qualche intoppo,
che larrejìajfe, che vi affìcuro, che all' bora vi accorgerete del-
l'impeto, che in voi rj/iede , mentre da ejfo farefìe fagliato jyfoto della-»
verfo le /felle . Ben e vero, che con altro fenfo , ma '.'accampa- barca fenfibi-
gnato co'l difeorfo, potete accorger ut del moto della barca,cioì le alla viita_»
con la vtfla,mentre riguardate gli alberi,e le fabbriche pojlts congiunta col
nella campagna, le quali ejfen do fep arate dalla barca, par che y^^ j.errc.
Jìmuouano in cotrarioimafeper vna tale esperienza volefìe fl.re compren-
reslare appagato del moto terreftre , direi , che riguardale le deft nelle ilei-
/ielle , che per ciò vi apparifeono muouerfi in contrario . Il le •
marauigltarfipoi di nonfentir cotal principio, pofo,chefufe
nofìro interno , è penfìeromen ragioneuole iperchefe noi no
fentiamo vnfimile, che ci vien di fuori, e che frequentemente
Jì parte, per qual ragione douremmo feniirlo,quando immu-
tabilmente rifedejfe di continuo in noi { Hora tea altro ìyl~»
quefto primo argomento .
S1MP. Ecciquefia efclamazioncella . Ex hac itaq; opinione
necelTeefrdiffiderenoftrisfenfibus, vtpenitus fallaci-
bus,vel ftupidis in fcnfibilibus,etia coniun&ilTìmis diiu-
dicahdis; quam ergo veritatem fpcrare poffumus a fa-
cilitate adeo fallaci ortum trahentem ?
SALV. Oh io ne vorrei dedur precetti più vtiti) cpiùjicurì , im-
parando ad ejferpiù circujpetto, e rnen confidente circa, quel-
lo,che
t $ o Dialogo fecondo
lo, che a prima giunta ci vien rapprefeniato da ì fenfìt che ci
pofono facilmente ingannare . E non vorrei , che quejio au-
tore fi ajfannajfe tanto in volerci far comprender co'ljenfo
quejio moto de igraui defendenti efferfcmplic.e rettole non—*
di altra forte, ne Ji riferitile, & ejclamajfv , perche vna cofa—*
tanto chiara, mdnifefta , e patente venga mejfa in diffcultà ;
perchè in quejio modo dà indizio di credere, che a quelli, ch<Ljf
dicon tal moto non effer' altrimenti retto, anzi più tofio circo-
lare,paiadi veder J'enfatamente quel fajfo andar" in arco ,già
che egli inuitapiu il lorfenfo , che il lor difeorfo a chiarir/i di
tal' effetto : il che non è vero Sig. Simplicio , perche fi come io ,
che fono indifferente irà quejìe opinioni , efolo aguifa di co-
mico mi immafche.ro da Copernico in quefle rapprefentazioni
no/ire, non ho mai veduto, ne mi eparfo di veder cader quel
fajfo altrimenti, che a perpendicolo , così credo , che a gli occhi
di tutti gli altri fi rapprefenti l'ijlejfo . Meglio è dunque, che
depofta l'apparenza nella* quale tutti conuenghiamo , faccia-
mo forza co'l difeorfofo per confermar la realtà, di quellafopev
ifeoprir la f uà fallacia.
iSAGT^. Se io potejji vna volta incontrarmi in quefloflofofo, che
pur mi pare, che fi eleui affai fopra molti altri fguaci dtWi-
jtejje dottrine , vorrei infegno di affetto ricordargli vn acci-
dente , che aftolutamente egli ha ben mille volte veduto ; dal
quale, con molta conformità di quefto, che trattiamo , /ipub
comprendere quanto facilmente pofa altri reftar 'ingannato
dalla femplice apparenza ■> ò vogliamo dire rapprefenrazione
delfenfo . E l'accidente e il parere a quelli , che di notte carni-
nano per vna ftrada d effer feguitati dalla Luna con paffo
eguale al loro, mentre la veggono venir radendo le gronde de
i tetti, fopra le quali ella gli apparifie,in qtteìlaguifa appun-
to, che farebbe vna gatta, che realmente camminando fopra i
tegoli3te?ieJfe loro dietro . Apparenza, che quando il difeorfo
non s interponejfe, pur troppo maràfejlamente ingannerebbe
i lavijìa . ' : l
SI MI?. Veramente non mancano Vefperìenze, le quali ci rendo-
noJ, 'curi delie fallacie de i f empiici fenjì ' ; pero, fofperidedo per
Argomenti . ^Qra CQ^an sj fazioni , ftntiamo ili ar?omenti,che feeuonoxhe
Contro almo- - n J . ,. J " l> ■: ' y & , , ' ,.
to della terra Jonprefi, come e dice, ex rerum natura . Il primo dei quali
preiì ex retata e , che la terra nonpuòmuouerjidifua natura eli tre, meui-
#<itvra ., menti grandemente dmerjij ò vero bifognerebbe rifiutar^
molte
Del Galileo . 1 5 1
molte dignità manifefle . La prima delle quali e \ che ogni ef-
fetto depende da qualche caufa. La feconda, che nejfuna co/a Tre dignità,
■produce se mede/ima : dal che ne-fegue, che non èpofsibile , che iuppon-
il mouente , e quello che e mojfo fi ano totalmente lìfìejfa co- ^e
fa'. E quefio non foto nelle cofe, che fon mojfc da motoria
€]ì'rìnfcco3 e maniffto, ma fi 'raccoglie anco da i principe '• pro-
poli Viiìefo accadere nel moto naturale dependente daprin-
ci no intrinfeco ; altrimenti, effendo che il mouente, come ma-
Mente e caufà,eH mojfo, come mojfo e effètto, il mede/imo total--
mente fr Job1: caufi , & ejfetto . ^Adunque va corpo noìt^r
muoue lutto se, cioè, che tutto muoua-, e tutto jìa mojfo ; ma
bi fogna ueJa co fa mojìa distinguere in qualche modo il prin-
cipio e f dente della mozione , e quello, che di tal mozione fi
muoue . La terza dignità e , che nelle cofe fuggette- a ìfenfì
vno in quanto vno, produce una cofafula , cioè l'anima nel-
l'animale produce ben diuerfe operazioni , ma con ijìrumenù
diuerfì , cioè la vi/ta, Xvdito, V odorato , la generazione , ma
con iftrumenti diuerfì . Et in fommafi forge nellecofe- fen-
fibili le diuerfe operazioni deriuar da dmerfità , chefìa n ellaVh corpo fera >
caufa . Hora ,fefi congiugneranno quejìe dignità, farà cofa pliee , quale è
chiari fsima, che va corpo femplice , qual'c la terra , non fi pò- *a terra>non «
l i j- r j : e J • u. j può miiouere
tra di uà natura muouer interne di tre mouimenti '/rande- Jj,-;,.. mn1.: ,t;
J 1 . >> • ; \ ' 7 r /»■■'•/• ul tre inou ui-
mente diuerji; imperoccheper Lejuppojiztoni fatte, tutta non lieril.
muoue se tutta ; bifogna dunq; dijtinguere in lei tre principi]
di tre moti ; altrimenti vn principio mede/imo produrrebbe^*
più moti; ma contenendo in fé tre principe di moti naturali ,
oltre alla parte mojfà, non farà corpo femplice , ma compojìo T „- -
di tre principij mouenti, e della parte mojfa . Se dunque la—> uo mu0Uere
terra e corpo femplice , non Jìmouerà di tre moti ; anzi pur d'alcuno de i
non fi mouerà ella di alcuno di quelli , che le attribuifee il moti attribui-
Copemico, douendofì muouer d'vnfolo , efsendo manifejìo, ciS^ .^al ^o-
per le ragioni di Ariftotile, che ella fi muoue alfuo centro, co- Pernico •
me mofirano le fue parti , che fendono ad angoli retti alla fu-
perfeie sferica della terra .
8JLF. tSMolte cofefarebbon da dirfi,e da confiderarfi intorno aU
la tejlura di quefio agomento ; ma già che noi 'lopofsiamo in Rifpofte agli
breui parole rifoluere , non voglio per bora fenza necefsità arg°men" ce
diffondermi ; e tanto più, quanto la rifpojla mi viendal me- della tempi©
defìmo autore fomminifìrata ', mentre egli dice nell'animale fe ex rerum *s:
da vn fot principio efser prodotte diuerfe operazioni ; onde io tara,
per
Quarta di gnì
ti cótro al rao
Co della terra.
BÌeiTure negli
animali, necef
Xarieper la di
uerfìtade'mo
uimenti loro .
Altro argo-
meato contro
al triplicato
moto della_j
terra.
te fleflìom ne
gli animali nò
fon fatte per
la diuerfità de
i mouimenti .
Moti degli a-
nimali so tut-
ti d'vna forte.
I capi de gli
oflì mobili fo-
no tutti roto-
ndi.
à 5 % Dialogo fecondo
per oragli ri/póndo , con vn Jìmil modo da vn fol prìncipi*
deriuare nella terra diuerfi 'mouimenti .
$IMP. A quejla rifpojla no Jì quieterà punto V autore dell' in/ìa-
za, anzi vien pur' ella totalmete after ata da quello, che eifog-
giugne immediatamente per maggiore ftabiltmeto dell' impu-
gnazion fatta; Jì come voìjentirete . Corrobora dico V argo-
mento con altra dignità, che e quefìa . Che la natura non—*
manca, ne Jopr abbonda nelle cofe necejfarie . Quejìoì mani-
fejìo a gli o Rematori delle cofe naturali, e principalmente de-
gli animali, ne1 quali, perche doueuano muouerfi di molti mo-
uimenti ,la natura ha fatte loro molte flejfure , e quiuì accon-
ciamente ha legate le parti per il moto, come alle ginocchia, a i
fianchi per il camminar de gli ammalile per coricar /t a lor pia-
cimento . In oltre neWbuomo ha fabbricate molte flejfioni , e
fnodature al gomito , & alla mano , per poter1 efercitar molti
moti . Da quejìe cofejìcaua l'argomento contro al triplicato
mouimento della terra . 0 vero il corpo vno, e continuo fen-
ica ejferefnodaio daflejfura nejfuna,puo efer citar diuerfi mo-
uimentito vero nonpub,Jenza hauer le flejfure; fé pub fenza,
aduque indarno ha la natura fabbricate le flejfure negli ani-
mali; che e contro alla dignità : maje non può fenza* adunqs
la terra,corpo vno , e continuo, epriuo di flejfure, e di fnoda-
meti,non pub dijua natura muouerfi di più moti.Hor vedete
quanto argutamente va a incotrarla vojìra rijpofla , che par
qua fi, che l'hauejfepreuìjla .
S^ALV. Dite voifu'lfaldo, ò pur parlate ironicamente i
SIMP* Io dico dal miglior fenno ch'i m'habbia .
SALV. Bifogna dunque, che voi vi fentiate d 'hauer tanto buono
in mano , da poter' anco fojìener la diftfa di quejlo Jilofofo ,
contro qualche altra replica,che gli fujfe fatta in contrario;pe-
rb rijpondetemi vi prego in Jua grazia , già che non pojfìamo
bauerlo prefente . Voi primieramente ammettete per vero ,
chela natura habbia fatti gli articoli , lefleflure , e fnodature
a gli animalì,accìocbeJìpojfano muouer dì molti,e diuerfi mo-
uimenti; & io vi nego qujìa proporzione ; e dico , che leflef-
Jioni fon fatte, acciocchì V animale poffa muuuere vna, òpiìt
delle fue parti, reflando immobile il re fio ; e dico, che quanto
aUefpezie, e differenze de' mouimenti quelli fono di vna fola,
cioè tutti circolari ; e per quello voi vedete tutti i capì de gli
oj/ì mobili ejfer colmi, ò caui , e di qujlt altri fono sferici , che
fon
Del Galileo." z$
fon quelli, che hanno a muouerjì per tutti iverfijcomef
fX net-
la fnodatura della [palla il braccio deT Alfiere nel maneggiar
Vwfegna-, e dello firozziere nel richiamar co'l logoro il falco-
ne ; e tale lafejfura del gomito ,fopra la quale fi gira la ma-
no nel forar col fucchiello; altri fon circolari per vn folver-
Co ; e quali cilìndrici , cùe feruono per lemembr 'a, che fi pie- „. n .
gano in p» (ol modo, come le parti delle dita l vna /opra l al- neceffità <jei-
tra,ijc~ Ma fé a ~a più particolari incontri vn fola general Teiìer' i capi
difcorfo ne può far conofer qutfta verità ; e quejìo e , che di de gli offi tuo*
qjn corpo lolla:) , che fimuoua, refìandovno de Cuoi eflremi ^\ rotontil •
r ■• -\ . i J - rr r i Et 1 moti del-
fenza mutar luogo, il moto non può ejjer ,Je non circolare; e pàmmaje ttlt_
pei chi nel muouer Inanimale vno dille fue membra non lo fé- u circolari.
para dall' alti ofuo conterminale, adunque tal moto e circola'
re di neceJJitX .
SIMP. Io non l'intendo per quejìo verfo; anzi veggo io l'anima-
le muouer fi di cento moti non circolari ,e diuerjijjìmi tra loro,
e correre, e f altare, e falere, e fendere , e notare, e moli' altri .
SALV. Sta bene. ;. ma cottjìi fon moti fecondarij , dependenti da i
primi, che fono degli articoli, e delle jiejfure : al piegar delizi Moti feconda
gambe alle ginocchia, e delle cofee a if anch'i , che fon moti cir- f.1J 'f e amm*
colati delle parti ; ne viene in confeguenza il fatto , a ilcorjo , ^i ^Xìm^
che fon mouimenti di tutto l corpo , e quejìi pojfon ejjer non per il moto
circolari . H ora, perche del globo terrefìre non f ha da muo- della terra nò
. uere vna parte fopra vn altra immobile ; ma il mouimento J? ncercanei-
deue efier di tutto il corpo, non ci e bijogno di jiejfure .
SIMP. Quejìo (dirà la parte) potrebbe ejfer,quando il motofuf
fe vnfolo, ma V ejjer tre, e diuerf /fimi tra di loro , non e pof
fbile, che s' 'accomodino in vn corpo inarticolata.
SALV. Cotejìa credo veramente , che farebbe la rifpofìa delflofo-
fo . Con tro atta quale io infurgo per vn' altra banda; e vi do-
mando, je voijtimate, che per via di articoli , eflejjureJìpO'
tejje adattare il globo terrefìre alla particip azione di tr<L~*
moti circolari diuerf i Voi non rijpondete ? Già che voi
tacete rijpondero io per il flofojo , il quale ajfolutamente du
rtbbe di sì; perche altrimenti far ebbe fato fuperfuo ,e fuori
del cafo il metter m confi 'derazione, che la natura fa le fiefjìo'
ni, acciocché il mobile pojja muouer fi di moti differenti, e che
pero non hauendo il globo terrefìre jiejfure , nonpuòhauer'i
tre moti attribuitigli '.perche, quando egli hauefie fìimato,ch&
m anco per via di jiejfure fi potejfe render' atto a tali mouime*
1 5 4 Dialogo fecondo
Si defìdera fa- ^ - harebbe lìberamente pronunziato il globo. non poter muo-
eT^iiali Aerili- uerfidi tre moti . Horaftante que fio. io prego voi , e/?er ^o/,
re il globo ter fefujfepofjìbìle iljilofofo autor delìargometo, ad efermi cor-
reftre potreb- te/è d'infegnarmi in qn tal maniera bifognercbbe accomodar le
be rhouerlì di fic/fure, acciocchì i tre moti comodamente poteffero efercitarfi:
l' motl a " e vi concedo tempo per la rifprofia quattro , e anco fei me/I .
Intanto a me pare , che vn principio folo poffa cagionar nel
Vn folo prin- globo ierrefìre più moti, in quella guifa appunto , come dian-
cipio può ca- zi rifpofi , che v.nfol princìpio col mezo di varij Jirumenti
gionar più mo produce moti ryiultiplici , e diuerfi nell animale ; e quanto al-
ti nella terra.. l'articolazione non ve nebifogno, douendo ejfer'i mouimentì
del tutto, e non di alcune parti ; e perche hanno ad ejfer circo-
lari, la femplice figura sferica e la pia bella articolazione , che
domandar fi poffa ,
SIMP. Al più, che vifidouejfe concedere farebbe , che ciò potejfe
accader d'vn mouimentofolo , ma di tre diuerfi al parer mio,
e dell'autore non epojfibile; come egli pur continuandole cor-
roborando Vinjìanzafeguefcriuendo . Figuriamoci co 7 Co-
pernico, che la terra fi 'muoua per propria facultà,e da princi-
Altra infissa p0 jntrjnf€C0 da Decidete in Qriéie nel piano dell' E clinic a;à?
e Rato amoto oltre a ciò che ella fi yiuolga pur da principio intrìfeco intorno
citila terra. al fuo proprio centro da Oriete in Occidente-^ per il terzo mo-
to cV ella per propria inclinazione fi pieghi da Settentrione in
Au/iro,, Ò all'incontro . Effendo ella vn corpo continuo,^
non collegato con fle/fioni, e giunture, potrà mai la nojìra—»
Jìimatiua, e 7 nojìro giudizio comprendere , chevn medefimo
principio naturale, e indi/Unto, cioè , che vna medefima pro-
pensione Jì dijìragga infieme in diuerfi 'moti , e quafi contra-
rilo nonpoj/o credere, che alcuno Jìa per dir tal co/afe non
chi a dritto , e a torto hauefie prefo a fofìenere quejìa pofi-
zione »
$ALV. Fermate vnpoco : e trouatemì quefio luogo nel libro; mo-
Hraie . Fingaauis modo cum Copernico terram siliqua
fua vi, & ab inclito principio impelli ab Occam ad Or-
tum in Eclip tica? piano , tmn rurius reuolui ab indito
etiam principio circa mini et centrimi ab Qrt'u in Occa-
r funi . tertio deiledi ruiiits luopte nutu a iepteiitrione
dell' impugna in A uiirum, & vicimm . lo dubitano big. Simplicio, chas
tor del Copci voi non hauefie prefo errore nel riferirci le parole deWsiuto-
nico. ? e, ma veggo, che egli sltjfo, e pur troppo grammente, fi ingan-
nai
Del Galileo. 25 5
na, e con mio di/piacere* comprendo , cb'e' fiepojlo ad impu-
gnar vna porzione, la quale e' non ha ben capita; imperocché
quefli non fon-ji movimenti, chél Copernico attribuifce alU
terra. E donde caua egli, che'l Copernico faccia il moto an-
nuo per l'Eclittica contrario al mito, circa il proprio centro /
bi fogna che e' non habbia letto il fuo libro, che in cento luoghi,
ÌX anco ne i primi capitoli ferine tali movimenti e Ifer amen-
due verfo le mede/ime parti, cioè da Occidente -ver/o Oriente .
Mafenzafenlirlo da altri , non dovev egli per se ftefjb com-
prender e\ che attribuendofi alla terra i movimenti , che Jì le-
vano l uno al Sole, e l 'altro al primo mobile, bi fognava, cht^r
fujfero nece/fanamentefittipJ mtdifimaverfo ..
SIMP. yjuar date-pur di non errar voi , & il Copernico injìeme.
Il moto diurno del primo mobile no e egli da Levate a Ponete)
C7 // moto annuo del Sole per l'È eclittica , non e per Voppofito A-i'gute, & in1'
7 T , r , \ r. . rr, L . hemeiempli-
da Ponente a Leuante i come dunque volete , che i medejimi cc in:ftaZa coti
trasferiti nella terra, di contrari} diuengan concordi i troal Coper-
se? 7^. Certo, che il Sig.Simpl. ciba fcopertal origine dell' error meo.
di quefìojìlofofo : e forza,, che ejfo ancora habbia fatto l'ijief-
fo difcorjo .-
SALV. H or che fi pub cauiamo d'errore almanco il Sigi Simpli-
cio, il quale vedendo le Relle nel nafeere alzarjì [opra l'Ori-
zzonte Orientale, non hard difRcultà nell intendere , che qua- c- m^n-c^a~
j r m 1 n n ,, ì r 11 m 01 manireita—*
do tal moto non jujje delle /relle, bijognerebbe necejjariamen- i'err0re dell'
te dire , che iOrizonte con moto contrario fi abbajfafie;^ in oppofiton-* ,
confeguenza, chela terra fi volgejfe in se fìejfa al contrario di dichiarando ,
quel che ci fembrano muouerfi le Belle, cioè da Occidente ver- come l niotl
fo Oriente, che e fecondo ly ordine de fegni del Zodiaco.Quan- no efs^0 del-
topoi all'altro moto, ejfendo il Sole fifso nel centro delZodia- la terra fono
co, e la terra mobile per la circonferenza di quello ,perfar che per il medefi-
/*/ Sole ci apparisca muouerfi per e [so Zodiaco, fecondo l'or di- mo ver"> » V
1 ■ r ■ 1 r ■ 1 1 * •■'■'/ j -, non contrari).
ne de i Jegni , e necejsario, eoe la terra cammini , Jecondo il
mede/imo ordine, attefoche il Sole ci apparifee fempre occupar
nel Zodiaco il grado oppoflo al grado , nel quale fi troua la-»
terra; e cosìfeorrendo la terra verbigrazia l'Ariete, il Sole ap-
parirà feorrer la Libra , epafsando la terra per il fegno del
Toro, il Sole feorrer a per quello dello Scorpione; la terra per
% Gemini , // Sole per il Sagittario ; ma quefi'e muouerfi per il
medefimo verfo amendue , cioè fecondo V ordine de' fegni: co-
me anco era la revolvzion della terra circa il proprio centro,
m
Da vn'altro
più graue er-
rore lì m'oflra
l'oppciìtore—'
auer fatto po-
co iludio nel
Copernico .
Si d.:bita,che
l'oppofitore_->
non abbia iu-
te fo il teizo
moto attribui-
to dal Coper-
nico alla tema
i i 6 Dialogofecondo
SIMP. Hb-mtefo benì/j?mo,nefaprei qual cofaprodur per ìfgr&~
uio d'vn tanto errore .
SALV. fJMa spiano Sign. Simplicio , che cen'è vn'altro maggior
di quejio: &ìf cb'e'fà muoueria terra per il moto diurno in-
tomo al proprio centro da Oriente ver/o Occidente ; e non co-
prende, che quando quefìo fujfe, il mouimento delle z^.hore
dell' vniuerfo ci apparirebbe fatto da Ponente verfo Leuantei
perloppofìio giujio di quel-che noi veggiamo .
SIMP. Oh io , che appena ho veduti i primi elementi della sfera
fonjtcuro, che non harei errato Jì grauemente .
SALV. Giudicate bora quale fludio fi pub fìimare} che habbia fat-
to quejìo oppofìtore ne i libri del Copernico, fé e prende al ro-
uefeio quefìa principale , e majjìma Ipotejì, fopra la quale fi
fonda tutta la fomma delle cofe , nelle quali il Copernico dif-
fente dalla dottrina d'Ari/ìotile }e di Tolomeo . Quanto poi
a quefìo terzo moto, che l'autore pur di mentedel Copernici*
affegna al globo terre/ire, non so di quale e' Jì voglia intende-
re : quello non e egli Jìcuramente , che il Copernico gli attri-
buifee congiuntamer.te con gli altri due,annuct e diurno , che
non ha che fare co'l declinare verfo Aujìro , e Settentrione;ma
fòloferue per mantener V affé della reuoluzion diurna conti-
nuamente parallèlo afefìejfo ; talché bifògna dire , ò che l'op-
Jjofitore non habbia comprefo quejio , ò l 'habbia diflìmulato*
Ma benché quejio falò graue mancamento bajiajfe a liberarne
dall' obbligo di più occuparci nella con ftder azione delle fue op-
pqfizioni; tuttauia voglio ritenerle in Jìimayjì come veramen-
te meritano di eflef apprezzate affai più, che mille altre di al-
tri vani oppojitori . Tornando dunque aUinJlanza,dico,che
i due mouimenti annuo , e diurno. non fono altrimenti con-
trari/j anzi fon per il medejìmo verfo , eperopojfon -depende-
re da vn mede/imo principio . Il terzo vien talmente in con-
feguenza dell'annuo , da perfejiejfo , efpontaneamente > che
non vi bifogn achiamar principio interno, ne efierno {come a
fuo luogo dimojìrero) dal quale } come da caufa venga—»
prodotto,
:SAG'I{. Vogliopufio ancora, feorto dal difeorfo naturale , dire a
■ quefìo oppojitore qualche cofa;il qual vuol condennare il Co-
pernico, fé io non gli so puntualmente rifoluere tutti i dubbi/ 9
e risponderà tutte le oppojìzioni, che ei gli fa ; quajt che in — »
sonfegumza, della mia ignoranza fegua n te efsar tornente la-»
faljìtà
Del Galileo. t$?
Jaljttà della fua dottrina . Ma fé quejìo termine di con dm-
nar gli feriti ori gli par luridico, non dourà parergli fuor di
ragione , fé io non approuero Art fiutile , e Tolomeo , quando
egli non rijolua meglio di me le dijficultà mede/ime , ch'io gli
promuouo nella loro dottrina . È' mi domanda quali Jiano i
principi/ per i quali il globo terre/ire fi muoue del moto an- „ . _ , '!",
nuo nel z.oatacc , e del diurno per l equinoziale m jejtejjo . mC£jefima ;n.
Dicoglt, che e fono vna cofajìmilea quelli, per i quali Satur- ftenza}con esé
no fi muoue per il Zodiaco in 30. anni;& infeftefso in tempo pi di mouimé-
moltopiu breue, fecondo l'Equinoziale , comelofcoprirfi, <ÙX ll /'nuli dì al-
afeonderfì de ìfuoi globi collaterali ci mojìra* E vna cofajì- 'j.1 C0XPl Ge
mi le a quella per la quale ei concederebbe fenza fcrupolo , che
il Sole feorrej/e l'Eclittica in vn'a-ano; <o .in fé fìejfo fi riuol-
gejfe parallelo ali Equinoziale in manco d'vn me/è; comefèn-
fatamente mo frano le fue macchie . E vna cofafìmil'a quel-
la, per la quale le felle medicee feorro no il Zodiaco in 12. an*
ni , e tra tanto fi volgono in cerchi piccolifjìmi , & in tempi
breuijfìmi intorno a Gioue*
SIMP. Que 'fi 'autore vi negherà tutte queflecofe , 'tome inganni
della vifta, mediante i crifialli del Telefcopio . ,
SAGR. Oh que fio farebbe vn volerne troppo per fi, metre e* vuo-
le, che l'occhio femplice non fi pojfa ingannare nel giudicar il
moto retto de grani de feen denti , e vuol che e fi inganni nel
comprendere qutjh altri mouimenti,mentre la fua virtù vien
perfezionata , cF accrefeiuta a trenta doppi/ . Diciamogli
dunque, chela terra partecipa la pluralità di mouimentiin—*
vn modofmile ; e forfè il medefìmo,co'l quale là calamita ha
il muouerfi in giù , comtgraue, e due moti circolari, vno Ori-
zontale , e l'altro verticale fotto il Meridiano . Ma che più,
ditemi òign. SimpL tra £ hi credete voi, che que f autore met-
te jfe maggior diuerftà , tra il moto retto, el circolare, a tra il
moto , e la quiete /
SIMP. Tra il moto , t la quiete fìcuramente . E quefì'ì manife- p,^ differente
fio, perche il moto circolare non è contrario al retto per Arift. è il moto dal.
anzi è concede, che fi ' pojfano mef colare i il che è ingoffitila^ *a c]"iete > cne
del moto, e della quiete . jj moto retto
SAGR. Ac.unquepropofi zione meno improbabile e il porre in vn
corpo naturale due principi/ interni, vno al molo retto , e_-»
l'altro al circolare , che due pur interni vno al moto , e l'altro
alla quiete . H ora della naturale inclinazione , che rifegga—*
R nelle
z 5 8 Dialogo fecondo
nelle parti della terra di ritornar al fuo tutto -, quadop'er vio-
l rl^oncX lenza ne vengono ftparate , concordano infame amendue le
pollano aitri- pofizioni ; e filo diffentono nell'operazion del tutto ; che que-
huire alla ter- Jia vuole, che per principio interno Jìia immobile , e quella gli
ra due princi- attribuifee il moto circolare'-, ma per la voiìra conce/pone, e di
pi) in^nn ai queflojìlofifo, due principi/ , vno al moto, e l'altro alla quie-
ti cu colare ie fon>incompatìbili injìeme , fi come incompatibili fono gli
che aite al mo $ff&tù > wa non già accade quejio de i due mouimenti , retto , e
to,.& alla tiuie circolare-, che nulla repugnanza hanno. fra di loro .
te- SALV* ^Aggiugnete dipiù, che probabiliffìmainente pniò ejfere,che.
Moto delle ^ mouimento, che fa la parte della terra fcparata , mentre fi
para dtila ter . , iCj.xj.rtr ■ f j- •» r*
ra ritornando riconduce aLJuQ tutto ,Jia eJJo.anc.Qra circolare .come digiaji t
al fuo tutto. dichiarato ;.talchì per tutti i ri/petti yinquàto- appartiene al
può efler cir- prefente cafo, la mobilitài/embsapm accettabile, che la quiete ..
colare ». Horafeguite Sign. Simplicio quello che refia ..
SLMP. Fortifica l'autore linfianza con additarci vn'alireajfur-
do., cioè., che gli ftefii 'mouimenti conuengano a nature firn*
mamente diuerfe; ma l'offeru azione ci in fegna, l'operazioni f
Diueriìtà di e i moti di nature diuerfe efler diusrfi pela ragione lo. confett-
inoti con eri- ma, perche altrimenti non hauremmo ingrejjò per co'/iofiere,e
ice a conoiccr diftinmer le nature, quando elle non haueffero i lor moti , &
k diueriica dr ù ■ , ■ r 3 /? n ■ ■ JJ j n r n
nauu-e(> operazione che ci Jcorgefero al/a cognizione delle Jujtanze ,
$AGR. lo ho dna , à tre volte offeruato ne i difeorfidt quefì auto-
re, che per prona) che lacaja jlia nel tale , e mi tal modo , e' fi
feruedel dire, che in quel talmodofi accomoda alla no/ira in-
telligenza , a che altrimenti non hauremmo adito alla cogni-
zione di queiìo;? adi quel!! ahropar cicalare , ò she il Criterio-
& atura nri- della filofofiafi guaderebbe , quafi che la natura prima facejfe.
ma.- icce k co- -^ cerutn0 a „n huamìni e poi dilponefft k co fé conforme alla
le a modo Ino,, • v » , , - ,, ■ ■ -..• ■ ■ ni
e i oi fabbricò i capacita de loro intelletti; ma io filmerei più pre/te la natura
diicori? dt gli; bauer fatte prima le cofe a fuo modo, e poi fabbricati i difeorfi
huomim abili humanih ab ili a poter capire ( ma pero, con jatica grand<Ls )
a intenderle. ale un a- e of ade' ' fuoi fegreti* .
SALV*. lo fin dell' ifiejfa opinione^ UMadifeSign. Simpl. quali
fimo quefle nature diuerfe ,. alle quali contro all' ojjeru azio-
ne, & alla ragione il Copernico. ajfegna moti). <ÙX operazioni
medfirne i
$JMi\ Eccole . L'Acqua, e l'Arra l( che pur fino nature diuerfe
dalla terra ) e tutte le cofe, che in tali elementi Jì trouano ha-
tanno ciafcbedtma quei tre mouimenti , che il Copernico fin*
gend
Del Galileo* t$?
gè nel globe terre/ire ; tfegue di dimojirar Geometricamente ,
come in via del Copernico vna nugola,cbeJìafoJpefam aria; H Copernico,
e che per lungo tempo ci foprajìia al capo,fenza mutar Luogo, a"eEna con-»
bifogna necejfariamente, eh' eli' h abbia tutti ti e què mouimen- delìmeopera-
ti, che ha ti globo terre/tre ; ladimojlmzioneequejla , e voi la z\om a nature
potete legger da per voi , c/fio non lafaprei riferir a mente, diuerfe.
%ALV. Io non ijiar.à altrimenti a leggerla , anzi /limo fuperjluo
ihauer^elapojla-, pereti io fon Jìcuro,. che neffuno degli aderi-
ti del moto delia terraglie la negherà . Pero ammejfagli la di-
mofì razione pai U amo ddlin/lanza : la qual non mipare,cbe
ìyabbia molta forza di concluder nulla contro alla pofizio- \
ne del Copernico, auuengacbè nien te Jì deroga a quei moti, e a ^,x
quelle operazioni, per i qualijì viene in cognizione delle na-
ture, &c. Rifondetemi in grazia Sign. Simplicio . Quelli ac-
cidenti ne* quali alcune\cofe puntualifsimamente conuengo-
no, ci pojfon 'eglin feruire per 'farci conofier le diuerfe nature
di quelle tali cofe? ^ : * Dagli acet.
SIMP. Signor nò : anzi tutto Toppo/ito, perebe dall'identità delle denti cernimi
operazioni, e degli accidenti non Jì, può argumentaretJàluo , non fi pò (fon©
. . che vna identità di nature . conofecre Ir—»
SALV. Talché le diuerfe nature del? acqua, della terra, , dell'aria, J?.ature xU€r"
e dell'altre cofe, che fono per quejh elementi, voi non l'arguite
da quelle operazioni , nelle quali tutti quejìi elementi, e loro
Anne fi conuengono, ma da altre operazìonhjlà costi
SIMP. Così* in effetto.
SALV. Talché quello , che lafciaffe negli elementi tutti quei moti,
operazioni , & altri acadentiper i quali Jì dijlinguono le lor
nature, non ci priucrebbe del poter venire in cognizione di ef-
fe j ancorché e rimoueffe poi quella operazione, nella qualt^*
unitamente conuengono, e che perciò non ferue nulla per la
dijlinzione di tali nature .
SIMP. Credo, che il difeorfo proceda benifsimo .
SALV. otta , che la terra , l'acqua, e l 'aria Jìano da naturai
egualmente cojìituite immobili intorno al centro , non e opi-
nione voftra, dell'autore^ di Arijlotile , di Tolomeo, e di tutti
i lor feguaci l
SIMP. E riceuuta, come verità irrefragabile .
SALV. --Adunque da quefla comune naturai condizione di quie-
tare intorno al centro , non Jì trae argomento delle diuerfe
nature di quefti dementi, e cojè elementari ; ma conuieriap-
R 2, pren-
TI conuenir
gli eleràéti in.
vn moto co-
mune0iaoaim-
portipiù, 3 ò
meno che il
ccawtnire in
vaaqujececó»
tienicnit^ .
Corpi del me-
jdefìmo gene-
re banuo moti
cbe.conutngo
Doingenere^
Altro argo-
mento pur co-
irò al v,oj.er-
n:co.
^rgumentaiì
dal eher per
natura tene-
troia la terra,
e lucido riso-
le , e le frelìé
fifie , quella^*
e (Ter mobile, e
quefti immo-
bili.
1 60 Dialogo fecondo
prender tal notizia da altre qualità non comuni; e però chi le-
uafte agli elemeti folamete quefta quiete comune,* gli lafciaf-
fé loro tutte V altre operazioni non impedirebbe punto laftra-
da, che ne guida alla; cognizione delle loro ejfenze. Ma U Co-
pernice non leua loro altro, che quefta comune quiete }e glie la
tramuta, in vn comunifimo moto, lafciandogli lagrauità , la
leggi erezza, i moti in sù,,in giu,piu tardi, più veloci, la rari'
tà, la denfìtàx le qualità di caldo, freddo, (ecco, humido , & in
fomma tutte l altre cofe . Adunque vn tal aj/urdo, qual s'im-
magina quefto auto.re,non e. altrimenti nella pofizion Coper-
nicana :. ne il conuenir e in, vna identità di moto, importo--»
più, ò meno, che il, conuenirein vna identità di quiete , circa l
diuerffeare, 0 non diuerjìficar nature * Hor dite fé ci e altra
argomento incontrario «.
SIMT. Seguita vna quarta inftanzaypreja pur da vna natura-
le ojferu azione, che e' , che i corpi del medefimogenere,hanna
moti, che convengono in genere, ò vero couengona netta quie-
te . Ma nella porzione del Copernico, corpi, ch£ conuengo-
■■ no in genere t. e tra di loro/ìmflijfJìmiharebbono in quanto al
moto vna fomma feonuenìenza r anzi vna dìametral repu*
gnanzay imperocché Jìelle tanto irà di loro f miti t,nulladime~
no net mota farebbero tanto dirimili , poiché fei pianeti: an*
drebbonoin volta perpetuamente, ma ti Sole,e tutte, le Beliti
jìjfe perpetuamente farebbero immote »
SALV. La forma dell'argomentare mi par con eludente ; ma credo
bene,, che l applicazione t. a la materia fa difeitofa ; e purché
V autore voglia perfìfìere nelfuoa/Sunto, la e onfeguenza ver-
rà fnz'altro direttamente contro di lui,ilprogreJp> dell'argo-
mento e tale; tra i corpi mondani fi cene fono, che perpetua-
mcntefì muouona, e fono i fei pianeti; degli altr * cioè della—»
terra, del Sole , e delle fìelk fife fi dubita chi di loro fimuoua ,
e chìflia fermo, ejfendo nectjfario. » che fé la terra fià ferma , il
Sole ,. e le flette fijfefi muouano , e potendo ancìf ejere , che il
Sole, e le fife Hefsero immobili , quando la ierraji muouefset
tercafi, in dubbio del fatto., a chi più convenientemente fi
pofsa attribuire il maio , &a chi là quiete . Detta il naturai
difcorfo, che il moto debba fìimarfi "e/sere di chi più in genere %
& in efsenza conuìene con quei corpi, che indubitatamente si
muouono\e la quitte di chi da i medesimi più difsente; & ef-
fendi) che vn eterna quiete, e perpetua moto fono accidenti
diuer-
Del Galileo . 16 1
diuersìfsimie manìfjìo, che la natura del corpo fempremobi'
le, conuien, che sia dìuersifima dalla natura del femprejla-.
bile . Cerchiamo dioique1mentrejììa'mo ambigui del moto , e
della quiete , fé per ina di qualche altra rileuante condizione
potefirno inue fugare chi più conuenga con i corpi sicuramen-
te mobili, ò la terra, o pure il Sole, eie felle fife. M a ecco la~->
natura,fau or euole al noftro bifogno ,e desiderio, cifomminì-
ftra due condizioni insignì, e differenti non meno, cbe'lmoto-,
e la quiete, e fono la luce , e le tenebre -, cioè Vefser per natura'
fpkndidifsimo, e l'efer ofeuro, epriuo di ogni luce :fon dun-
que diuerfìjjìmid'efenza i corpi ornati d'vrì interno, ed eter-,
no fplendore, da i corpi priui d'ogni luce . Triuadi luce è lai
terra,fplendidiffìmoperfeJiefsoì il Sole , e non meno le flette
fife . Ifei pianeti mobili mancano totalmente di luce, come
la terra; adunque Vejfenzaloro conukn con la terra, e diffen-
te dal Sole, e dalle Belle jijje ; mobile dunque eia terra , im*
mobile, il Sole, e la sfera /iellata .
:SJMT. Ma l'autore non concederà, e be ifei pianeti fien tenebro-
fi , e sùtal negatiuaji terrà faldo ; ò vere egli argomenterà la
■conformità grande di natura trafeipianeti,e il Sole, e le felle
fife, e la difformità tra quejii , e la terra da altre condizioni >
che dalie tenebre, e dalla luce; anzi hor c/fio maccorgo,neWin-
Jìanza quinta, che fegue, ci e pò fi a la di f par ita fomma tra la
■terra, e i corpi celefìi ; nella quale eglifcriue , Che gran con- Altra diffe-
fufìone, e intorbidamento farebbe nel Sijiema dell' vniuerfo , renza tra ìa._t
e tra le fue parti, fecondo VIpoteJi del Copernico ; imperocché terra, e i e: i ^i
irà corpi celejli immutabili, & incorruttibili , fecondo Ari/io- ?^!e^~ £v3
tile, e Ticone, & altri, tra corpi dico di tanta nobiltà, per con- [^J^à^ *
fejjìonc di ognzino, e dell' ifiejfo Copernico y che a ferma quel-
li effer ordinati, e difpofìi in vn ottima cojìituzione , e che da
quelli rimuoue ogni inconjìanza di virtù ; irà corpi dico tan-
to puri, cioè tra Venere, e Marte collocar lafentina di tutte le
materie corruttibili, cioè la terra } l'acqua , l'aria, eiuttii
mijìi.
Ma quanto più prejìante diflribuzione,e più alla natura conue-
niente , anzi a Diojlefb architetto , fequefìrari puri dagV
impuri ,i mortali da gl'immortali , come infegnano l'altr^j
fcuole, che ci infegnano , come quejle materie impure, e cadu-
che fon contenute nell angujìo concazio dell'Orbe Lunare ,fò-
pra'l quale con ferie non interrotta s'alzano poi lecofe Ce-
ùfli* R 3 E vero,
Copernico
mette pertur-
bazione-* nel
Vniuerfo d'-
Ariftotilc.
Paralogismo*
dell'autor del
l'Antiticone .
Stoltamente
par detto la_i
terra_» efler
fuor del Cie-
lo.
Argomento
prefo dagli a-
nimali cht-/
hano bifogno
di ripofo, ben-
ché il moto lo
ro fia natura-
le.
26" a Dialogo fecondo
SALV.Evtro,che'l Sijlema Copernicano mette perturbazione nel-
Vvniuerfo d 'Arifiotileimainoiirattiamo^deUvniuerfonoflro
vero, e reale. Quando polla di/parità d'ejfenza tra la terra,
e i corpi, Celejii. la: vuol quell'autore, inferire dall'incorrutti-
bilità di. quelli, e corruttibilità\di quefìa in via d'Ariflot. dalla
qualdifparità e! concluda il moto.douer 'efler del Sole, e delle
fijfe , e l'immohilit.à:deUa,ter.ra,và vagando nel Paralogifmo,
fupponendo quel.che e in. quiBione; perche Arifìotileinferifce
Ijncorruttib/litàde! corpi Celefii dal moto ,,del quale fi di/pu-
ta,fefia loro, ò della terra . Della vanità poi di quejie reto-
riche illazioni, fé n 'e parlato a baftanza . E qual.cofapiu in- .
fulfa, che dire la terra , egli elementi, ejfer relegati h efeparati
dalle sfere Cele/li, e confinatidtntro alt Orbe. Lunare) Ma no
e lyQrbjeLunare,vna.delle Cele/li sfere , efécondoM confenfi'
loro compre/a nel mezo di tutte l'altre i Nuoua maniera di
feparare i puri da gl'impuri, e gli. ammorbati dà 'J ani , dar' a.
gì 'infetti ftanza nel cuore, della. Città ::io, credeua, che il.laze-
r.ettofe ledouejfefcoftarepiu.chsfùjfepojfìbìle •.-.. ILCoperni-
co ammirala dijpofizione delle parti dell' vniuerfoper hauer'
Lddiojcoftìtuitaia gran lampada , che doueua rendere ilfom-
mo fplend'ore atuttoilfuo. Tempio nel. centro dì efio, e n on. da:
lina banda.DeireJ/erpoiil globo terreftre.tràYen.er,ee,M ar-
te, ne.tratteremo in.breue ;e/voijiej/o in grazia, di.queff au-
tore farete pnoua di. r.imuouemelo ..Ma. digrazia non intrec-
ciamo quefti fioretti rettomi, con la faldezza, delle, dimoftra-
zioni3je lafcìamogli agli oratori,, opiu tofto ai poeti. , li quali,
hanno faputo con lor piaceuolezze inalzar con laude cofe. vi-
li/fine., & ancorai volta perniziofe .. E fé altro cirefta fpe~
diamoci quantoprima..
SIlMP.Cièilfè/to, &vltimo argomento, nel qualìei pone per cofà
molto inuerifimile,che vn corpo corruttìbile,e difsipabilejipof
fa muouereÀlvn, moto perpetuo, e regolar eie quefto conferma:
con Fe/èmpio degli animali, li quali.mouendofidimoto\aloro
naturale, pur fi ftr accano, & hanno bifogno di ripofo per re-
ftaurar.e.le forze; ma cke.hadaifaretalmouimento con quel
della terra immenfo alparagon del loro ? ma pia : farla muo-
uere di tre moti difcorrentk,\e.diftraenti.in parti, diuerfe. / chi
potrà mai offerir tali cofe.,faluo che quelli, che fi fusero giu-
rati lor difenforii Ne.vale in quefto. cafo, quelcbe produce il
Copernico, che per \effere quefto moto ^naturale alla terra, e no
violento
Del Galileo T ±6$
violento opera contrari/ effetti da i moti violenti) échefidif
Jbluon bene, nepojlon lungamente fuffìfter le cofet alle quali
fifa impeto , ma le fatte dalla natura fi confermino neW otti-
ma loro difpofizione; non vai dico- quefta riJpofta,che vierì
atterrata dalla noftra . Imperocché X animale^ è pur corpo
naturale, e non fabbricato dall'arte, & ilmouimento fuo ìi
naturale , deriuando dall'anima, cioè da principio intrinjèco;
e violento e quel moto , il cui principio è fuori , & al qualz^j
niente conferifee la cofa mojfa: tuttavia, fé V animai continua
lungo tempo il fuo moto fi Jlr acca , & anco fi muore, quando
fi vuole sforzare oftmatamente , Vedete dunque, come in—*
natura fi incontrano daiutte le bande vefìigij contrariane
alla pofizìom del Copernico , ne mai de' fauor abili . E per
non bauer'-a ripigliar più'la parte di quefìo oppofitorefentite
quel ch'ei produce contro al Keplero ( coH quale ei difputa) in
propofito di quello, che ejfo Keplero ifiaua contro a quelli , a
i qualipare inconueniente , anzi impofifibilcofa Vaccrefcer' in
immenfo la sfera jlellata, come ricerca la pofizion del Coper-
nico . Infià dunque il Keplero dicendo . Difficilius eft ao
cidens pr? ter modulimi fubie&i intendere, quarti fobie- . Argomento
cium fincaccidcntcaugere. Copernicus igitur veri- faUordeieco-
fìmilius facit , qui auget Orbem Mcllarum fìxarù abfq; pernico .
motu, quam Ptol?meus qui auget motùfìxarum ini- L'autor dell'-
menià velocitate . La qual'infianzafcioglie V autore , ma- Antiticone in-
rauigliandofidi quanto il Keplero s'Inganni nel direbbe nel- V? contro al
l Ipotefidi Tolomeo fi crefea ti moti) fuor del modello del fu-
bietto : imperocché a luipare,che non fi accrefea , fé non con-
forme al modello , e che fecondo il fuo accref cimento fi agu-
menti la velocità del moto, il che proua egli configurarsi vna
macina , che dia vna r^uoluzione in 24.. bore , il qual moto si Crefce la ve-
chiamtrà tardijfimo ; intendendosi poi il fuo femidiametro l0cica ^ mo~
prolungato sino alla difianza del Sole , la fitta efìremità ag- códoche cre-
guaglierà la velocità del Sole;prolungatolo sino -alla sfera Jlel- fee il diame-
tata3 agguaglerà la velocità delle fife , benché nella circonfe- tr0. <tel cer-
renza della macina sta tardi/fimo . Applicando bora quefia °*
considerazione della macina alla sfera fteliat a, intendiamo
vn punto nel fuo femidiametro vicino alceniro,quantfe il fe-
midiametro della macina : il medesimo moto, che nella sfera—*
[iellata e veloci/fimo , in quel punto farà tardijfimo ; Ma la
grandezza del corpo e quella, che di tardijfimo , lo fa diuenir
R 4- velo-
Efplicazione
del > ero fenfo
iel detto del
}< splero^eiUa
Uiìefa.
Iagrandeza,e
piccoleza del
corpo fanno
diuerficà nel
moto, ma non
nella .quiete..
Ordine della
natura è il far
circolare gli
orbi minori in
tempi più bre
ui ,&i mag-
giori intempi
più lunghi.
264 Dialogo fecondo
velocì£ìmo,ancorche e continui d'ejfer'il medefìmo, e così lou*
. velocitò crefee non fuor del modello del fubietto, anzi crefee fe-
condo quello^ la fua grandezza, molto diuerfamente da quel
che ft ima il Keplero .
SALV. Io non credo,che que fi* autore fifa formato cocetto del Ke-
fiero così tenue,e baJfo,cbe e' pojfa perfuaderfi,che è no habbia^
Ìntefo,che il termine altijjìmo d'vna linea tirata dal cetrofìrì
ali Orbe (iellato fi muoue più velocemente, che vn punto della
medefima linea vicino al centro a due braccia . È però è for-
za , che e} capifea,, e comprenda, che il concetto , e l'intenzione
, del Keplero e Baia dì dire, minore inconueniente.ejfer l'accre-
fcefvn corpo immobile afomma grandezzate l'attribuire
vnafomma velocità a vn corpo pur vajìif/imo , hauendo ri'
guardo al modulo, cioè alla norma , & aWefempio degli altri
corpi naturali: ne i quali fi vede, checrefeendo la difìanzadal'.
centro, fi diminuifee la velocità; cioè, che i periodi delle lor cir-
colazioni ricercano tempi più lunghi. Ma nella quiete, che no
è capace difarfi maggiore, ò minorerà grandezzata piccolez-
za del corpo non fa diuerfità veruna. Talchi , fé larifpofta—»-
dell'autore debbe andar' ad incontrar l'argometo del Keplero,,
è necejfario, che ejfo autore fimi, che al principio mouente l'i-
Jlejfo fia muouer dentro almedefimo tempo v n cotfpo piccolif
Jimo, & vno immenfo, effendoche l'augumento della velocità
vienfenz altro in confeguenza dell' accrefcimento dellamole..
Ma quejì e poi contro alle regole ^Architettoniche della. natu~
m,la quale ojferua nel modello delle minori sfere, fi come veg-
giamo ne i pianeti, e.fenfati/fìmamente nelle felle medicee , dì
far circolare gli orbi minori in tempi più breui; onde il tempo
della reuoluzion di Saturno e più, lungo di '-.tutti i. tempi del-
l'altre sfere minori, ejfendo di 30. anni; bora ilpajìar da que-
fìa a vna sfera grandemente maggiore , e farla muouer'in — »
2uf.hore ,puo ben ragioneuolmente dir/i vfeir delle regole del
modello . Siche, fé noi attentamente confider.eremo, larifpo-
Jla dell'autore va non contro al concetto, e fenfo deli argomen-
to, ma contro allafpiegatura, el modo del parlare; doueanco
l'autore ha il torto, ne può negare di non hauer'ad artedifji-
mulato Vintelligeza delle parole, per graziar' il Keplero d'vna
troppo crajfa ignoranza; ma Vimpoflura e.fìata tanto grojfo-
lana, che non ha potuto confi gran tara difalcar del concetto^ ,
che ha della fua dottrina imprejfo il Keplero nelle menti de i
UtiSr
Del Galileo . i€$
liti era ti . Quanto poi allinBanza contro al perpetuo moto'
della terra, prefo dall' efftr'impojjìbilcofa, che ella continua ffe
fenza jìraccaìfì, efendo che gli animali Befsi, che pur fi muo-
uon naturalmente-, e da principio interno Jì Braccano^ ba-
rio bifogno di ripofo per relajsar le membra .
SAG'l^ Ali par di fentire il Keplero rifondergli, chepur ci fono R.f „ fi
degli animali, che fi 'rinfrancano ^ dalla Jìanchezza co' l volto- je^ Keplero
lar/iper terra ; e che pero non fi deue temer, che il globo terre- con certa ar-
Jirefì jlraccbi ; anzi ragion euolmente fi pub dire , che e' goda guzia coperta.
d'vn perpetua, e tranquillifsimo ripofo , mantenevi doji in v rì
eterno rmoltolamento . /
SALV. Voi Signor Sagredo fete troppo arguto , e fatirico :. ma—f'
lafciamo pur gli fcberzi da vna banda y mentre trattiamo di
cofe ferie .
SAGR. Perdonatemi Sig. Salu. quejlo , ch'io dico non e miga così
fuor del cafo, quanto forfè voi lo fate, perche vn mouimentOy
che ferua per ripofo,eper rimuouer la franchezza, a vn corpo
defatigato dal viaggio, pub molto più facilment&feruire a non
la lafciar venire;Ji come più facili fono i rimedi/ preferuatiui, Gli animali-
che i curatiui. E io tengo per fermo, che quando il moto degli non fi llanche-
animali proceda jfe come queJio,che viene attribuito alla terra, ^eb^no <ìua"
é non fi fiancherebbero altrimenti;auuenga che lofiancarfi il D°0cederTe°co
corpo dell? animale , deriua per mio credere, dal l'impiegare meouello,che
'Dna parte fola per muouer fejìejfa , e tutto il rejlo del corpo : viene attribui
come v.g.per camminare fi impiegano le cofce , e le gambe fo- to a* gl°D0 ter
lamerfteper portar loro jlejfe , e tutto il rimanente; all'incon- i^ • ' dej_
travedrete il mouimento delcuore efler , come infatigabile , i0 ftancarfi gli
perche muoue fi folo . In oltre non so quanto fa vero , ch<Lj> animali .
il mouimento dell ' animalefìa naturale , e non più tofìo vio- Moto dell'a-
le» fo 5 anzi credo ycbejipojfa dir con verità , che l'anima—* jj* > -? plLu-?"
muoue naturalmente le membra dell animale di moto preter- ^ violen-
naturale r perche , fé il moto ali insiti preternaturale ai cor- to3che natura-
ci graui '■ , l'alzar le gambe, e lecofcie, che fon corpi graui le.
per camminare non fi potrà far fenza violenza , e pero
non fenza fatica del mouenie ; il falir su per vna fiala— »
porta il corpo graue contro alla fua naturale inclinazio-
ne ali in su y onde ne fegue la Banchezza , mediante la
naturai repugnanza della grauità a cotal moto ; ma—»
per muouer' vn mobile di vn mouimento , al quale e' non
ha repugnanza nijfuna , qual lajfezza , ò diminuzione»
di virtù.
"Non fi fcema
la forza doue
non iene efcr-
,cìta punto ..
L'inftanzadei
Chi: fi.ritorce
contro a iui
iteifo .
Per le propo-
rzioni vere sì
incontrano ar-
gomenti con-
cludenti , ma
non perlefal-
fe.
z66 Dialogo fecondo
di virtù-, e di forza si deue temer nel manente ? e perche sì de~
uefvemarlaforma., dotte non fen efercit a punto i
SIMF. Sono t moti contrarij,dei quali il globo terr.eR.re sì figura
muo.uer.si, quelli /opra i quali, l'autore /onda la /uà in/iàza •
SAGR. Già si è. detto, che non /ono altrimenti contrari} , e che in
qmfìo l'autore si ì grandemente ingannato , talché il vigore
di tutta l'inftanza si volge contro l'impugnator medesimo ,
mentre é voglia, che il primo mobile rapi/ca tutte. le sfere infe-
riori contro , al moto , il quale ejje nell'i fkejfo tempo, e conti-
nuamente >efer citano , Al primo mobile dunque tocca a fian-
carsi, che oltre al muouere/ejkjfo deue condurtant' altre sfe-
re, le quali di più con mouim.ento \contrario gli contrajlano »
Talché queU'vltima conclusione, che X auto f inferma, con dir
che .dif correndo per gli effetti di natura s'incontrano fempre
cofe fauor abili per V opinion d Ariflotìle, e Tolomeo, e non—»
mai alcuna, che non contrari/ al CopernicOfhabifogno d'vna
gran confederazione; e meglio e dire, che fendo vna di queRe
duepofizioni vera, e V altra necejfariamente /alfa , e impo/Jì-
bile, che per la /aX/a s'incontri mai ragione, esperienza, ò retto
di/cor/o ,j chele fea fauoreuole , fi come alla vera neffuna di
quefte. cofe può zffer ripugnante. Grandiuerfetà dunq; con*
mm, icbje/itrom.trÀidi/corfii (egli argomenti, che fi produco'
no dMVvna, € dalV altra parte in prò , e contro a quejle duz^>
opinioni, la/orza de i quali la/cerò, che giudichiate voi ììejh
Sign. Simplicio .
SALV, Voi Sig.Sagr.tr aportato dalla velocità del vofiro ingegno
mi taglìa/ie dianzi il ragionamento,mentre io voleuo dire al»
cuna co/a in rìfpofi&diquejl'vltimo argomento dell* autore; e
benché voi gli bajbbiate più , cbeafujficìmza nfpofeo, voglio
ad ogni modo aggiugner non so che , che All' bora haueuoirL-*
mente . Egli pone per co/a molto inuerifimile , che vn .corpo
difsip abile, e corruttibile,qual'£ la terra, pojfa perpetuamente
muouerfe d'vn mouim.ento regolare , ma/sime vedendo noi
gli animali finalmente ftancarfi, & hauer necefsità di ripofo;
egli accrefce l'inuerifemik il douer'effere tal moto di velocità
mtomparabile , eìmmenfa , ri/petto a quella de gli animali .
H orato non fo intendere, perche la velocità della Terr%~*
Vhabbìa di prefente a perturbare ; mentre quella della sftr.a.^>
stellata tanto, e tanto maggiore non gli arreca di/turbo più
confederante > che fé gli arrechi la velocità d'vna macine } la
quale
Del Galileo. 2,67
quale in 24>hore dia vnafola reuoluzione . Se per efier l .i—>
velocità della conuerfion della, terra fui modello dì quelli—»
della macine. ,.nonfi'tira.in confeguenza cofe di maggior effi-
cacia di quella,, ce/si l'autore ditermr lo [tane arji della terra ;
perche ne. anc.oqualfiuoglia ben fiacco » , e pigro, animale , dico
x'è.anco.vn Camaleonte.}fi foraccherebbe colmuauerfinon più Più è da te-
dì cinque , òfet braccia: in 24. bore ; ma fé è vuol confederar mer^ *J tìzii-
la velocità nonpiùful.modello della macine yma afoìutame-f13/1^^*
te , & in quanta in 24. bore il mobile ha da pajfarevno Jpa-ciìQ nej qiqI
zio grandi/sima, molto più fi dourebbe moftrar renitente a~ho .-terreftrc .
concederla: alia sfera: stellata:, la quale, con, velocità. incompa-
rabilmente maggiore di quella della terra , deue condurfeco
migliaia di corpi, ciafebedun grandemente maggiore del globo
terre/tre ..
befferebbe ora, che noi veàefsimo leproue, per le quali V autore
concludele ftellenuDue del.y 2. e del 6 0 4^ejfereftate.fubluna-
ri, e non celefti, come.comunemente.fiperfuaferagli Aftro-
nomi di quei tempi i.imprefa veramente grande,: mahòpen-
fatOjpereJfermi talefcrittura nuoua, e lunga per i tanti- cal-
coli,cbefarà\pik efpedìenie, che io trafiafera, e domattina ne
vegga quel più, ch'io potrò, e domani poi , tornando a i /oliti t
ragionamenti , vi rferiefea quello che baurò ritrattole fé ci a-
uanzerà tempo verremo a di/correre del mouimento annuo
attribuito allaterra .. Intanto ,fe voi bauete Ida dire alcuna
cofi, & in particolare il Sign.Simpl. intorno alle cofe attenen-
ti al moto diurno, ajfai lungamente dà:meefaminato, ci aua-
za ancoravn poco ditempo da poter difeorrere .
SIMP. ^Ame non refia altro,chedìre:,je non cheidifeorfi hauti
in qttefio giorno ■> mi fon ben parfi ripieni di penfieri molto
acuti, e ingegnofi, prodotti per la parte del Copernico" in con-
fermazion del moto della terra, ma non mi fento già perfua-
foa crederlo;percbìfinalmente.lecofedette nonconcludori al-
tro, fé non che le. ragioni per la fiabilità. della terra non fon— >
necejfarie ;manon pero fi e prodotta dimofir azione alcuna
per la parte contraria , la qualenecejfariamente conuinca, e
concluda la mobilità .
SALV. Io non ho mai prefo Sig. Simpl. a. rimuouerui dalla vo-
Jìra opinione;ne meno ardirei didefinitiuamevte fentenziar
foprafigranlìtigio;mafolamente èfiata,efarà anco nelle di-
fput azioni feguenù, mia intenzione dijarui manifejio , che
quelli.
2 £ 8 Dialogo fecondo
quelli, che hanno creduto, che queflo moto velocifsimo delizi
2,4. horefla della terra folade no -dell' vnìuerfo grattane la fola
terra, non fi erano perfuafl, che in cotalguifa pote/Ie,e douef
>fe ejjère, come Jt dice, alla cieca; ma che bemfsimo autunno ve-
:àute,fenùte, & efaminate le ragioni della contraria opinio-
ne, & anco non leggiermente rifpoHole . Con quella -mede-
sima intenzione, quando cosìjìa digujlo vojlro , e del Signor
Sagredo, potremo paffare alla e onjìder azione dell' altro -moui-
mento,pnma da Arìjlarco Samio, e poi da Niccolo Copernico
attribuito al medefemo globo terre/ire, il quale e , come credo ,
che voi già abbiate feritilo , fatto /òtto il Zodiaco dentro allo
fpazio a" vrì anno intorno al Sole immobilmente collocato nel
centro di. ejfo Zodiaco .
SIMP. La qmjlione e tanto grande , e tantonobile, che molto cu-
riofametefentirò difcorrtrne?preJupponendo d'hauer'afentiv
tutto quello, che in tal materia Ji pojfa dire . <Andròpoi me-
co mede/Imo facendo con mio comodo rejhfion maggiore fo-
pra le cofefentite, e dafentirjì;e quando altro io. non guada-
gni, non farà poco il poterne con più fondamento di/correre .
SAGR. Adunque per non fiancar più il Sign. Salutati , faremo
punto a i ragionamenti d'oggi 3 e domani ripigliamo , con-
forme alfolito i difcorJt,con ifperanza d'auefafintirgrarujf
nouità.,
SIMP' Io lafcio il libro delle Belle nuoue , ma riporto queflo del*
le conclujìoni , perriueder quello , che vi e ferino contro
al moto annuo , che deue ejfer la materia de*
ragionamenti di domani •
GIORNATA
i6$
GIORNATA
TERZA.
SAQR.
*2S^n^?£J ^ dejìderio grande, con che fono flato af
53' '^^"a? pettando la venuta di V. Signoria , per
fc? pel fentir le nouttà de ipenfieri intorno alla
4j/> conuerjione annua dì queslo noflro glo-
bo , mi ha fatto parer lungbijfime le bore
notturne p affate , <kx anco quefte della
mattina } benché non oziofamentetrafcorfe , anzi buona par-
tevegliatein riandar con la mente i ragionamenti di ieri; pon-
derando le ragioni addotte dalle partì afauor 'delle due con-
trark pofizioni T quella d'AriJìotilc „ e Tolomeo* equefia dì
Arifìarco, e dd Copernico : e veramente parmì , che qualun-
que di queRiJìì ingannato -, fi a degno difcufa ; tali fono in
apparenza le ragionile gli pojfono bauer perfuasi?tuttauol~
ta perir x che noi e i ferma/fimo fopra le prodotte da ejfì primi
autori grauijJSmi ;Ma come che l'opinione peripatetica, per la ,
fua antichità ha auti molti feguaci, e cultori > d'altra poc biffi-
mi , prima per l ofiurità, e poi per la nouità,mi pare fiorger~
ne tra quei molti r & in particolare tra i moderni efserne al~
cum , che per fojlentamento dell' oppìnione da e[fi iìimatave*
ra, abbiano introdotte altre ragioni afsai puerili yper non—*
dir ridicole r
SAL V. Uiflefso è wcorfo a me , e fan to più , che a V. S. quanto io
ne ho fentite produrre di tali* che mi vergognerei a ridirle, no
Àirh yper non denigrare la fama dei loro autori yi nomi dei ..
quali si pofsonftmpre tacere, ma per non auuilir tanto Tono- renXnprimafi
re del genere' bum ano * Doue io finalmente ofseruando , mi fififana nella—?
fono accertato efset tra gli huomtni alcuni ',i quali prepo fiera-' mente la con-
mente difeorrendo, prima si slabili/cono nel ceruello la con- elulione dalor
elusione, e quella,^ perche sia propria loro, & diperfona ad ef e|"ecìllca » e P01
si molto accreditata, si fifsamente s'imprimono, che del tutto 'quella i difeor
e impojfìbile l eradicarla giamai: & a quelle ragioni, ebe a lor a loro»
medesimi fouuengonOj b che da altri fentono addurre in con-
formazione ddh Jì abilito concetto, per f empiici, fàìnfulfis,
che
zjq Dialogo terzo
che elkfìano, prejlano fubito ajfenfo , & applaufo : \<& alVìn-
contro , quelle , che lor vengono opposi e in contrario , quan-
tunque ingegno/e, e conclùdenti-, non pur riccuono con nau-
jèa 3 ma non if degno ,\& ira acèrbi/sima , e taluno di co fioro
fpinto dal furore non farebbe anco lontano dal tentar qualjt-
voglia machina, perfupprimere , e far tacer l'auuerfarto ; <&
io ne ho veduta qualche efperienza ,
SAGR. Quefii dunque non deducono la conclusone dalle preme/i
fé, ne là \ fi abili f cono per le ragioni, ma accomodano-, oper dir
meglio fiomodano,e trauolgon lepremejfe, e le ragioni alle lo-
ro già.flabiUte,e in€.hiodat£conclu/ioni . N^n e ben' adunque
àmen tarfì, con fìmili ; e tantomeno , quanto la pratica loro è
non folamente ingìoc onda rmapericolòfa ancora . Ter tari'
to feguiteremo col nojlrp Sign. Simplicio, conofeiuto da m<L*»
di lunga mano, per fruom$ idi ' fimma ingenuità, e fpogliato ii%
tutto te per tutto d'imalignitàioltre che e affai pratico nella pe-
ripatetica dottrina; fi che iopojfo afficurarmi, che quello , che
non fouuerrà ade£operfoj}entamento_ del? opinione d'Arift.
non potrà facilmente fouuenire ad altri.- Ma eccolo appun-
. to tutto andante il quale quefìo giorni Jì e fatto dejìderar<~*
*un gran pezzo; -fi/tuamo appunto dicendo mal di voi, .
SIMF. "Bifogna non accufarme, ma incolpar Nettunno di que-
jla mia così lunga dimora ;che nel rejtujfo di quejla mattina
ha in maniera ritirate V acque, che la^gondola^.sé^micQndu-
. ceua\, entrata non molto lontano di qui in certo canale, doue
non, fon fondamenta, ère/lata infecco ,emièbifògnato tar-
dar lì più.d'vna grojfa ora in afpettare il ritorno delmare : e
quiuijìando così fenza potere fmontar di barca, che quqfi re-
pentinamente-arrenò ,Jèno andato ojferuando vn particola-
re, che mie pan fc \ affai i-mar 'auigkofo: & 'l Ycbt 'nel calar l'acque
Ji vedeuan fuggir via molto velocemente per diuerfì riuoletti9
Motedeirac- ftndo già il fango in più parti feoperto; e mentre io attendo A
qua tra'l re- confiderar quejl ' ejfetto,veggo in vn tratto cejfar queflo moto,
fìuifo , el' iiui-. efenza interualló alcuno di tempo cominciar* a tornar la me-
te non niter- Jeftma acquain dietro, e di retrogrado far/i il mar diretto, se-
*, "■■■" , %a re ftar pure %rn momento Ba donarlo: ejfetto, che per tutto
il tempo , che ho praticato Venezia non mi e incontrato il ve-
derlo altra volta. ,/ >
SAGR. Non vi debbe anco efler molte volte accaduto il refiar così
infecco trapiccolijjìmi riuoletti ;per li quali, par auerpochif-
jima
Del Galileo. 271
Jtma decliuìtà V abbaiamento , ò alzamento foto di quanto l
gfojfa vna cavia, che faccia lafuperfìck del mare aperta, ì af-
fai per fare /correre, e ricorrer l'acqua per tali nuolettiper ben
lunghi fpazij ; fi come in alcune fpiagge marine:] V alzamento
del mare di 4.0 6. braccia folamente fa fparger l'acqua per
quelle pianure per molte centinaia , e migliaia di pertiche.
SI Mi3. Qutjio intedo beni/fimo, ma haurei creduto,cbe tra ìvlti-
mo termine dell'abbaiamento , e primo principio deli alza-
mento douejfe interceder qualctie notabile mueruaUo di
quiete .
SAGR, Quefto vifirapprefenterà, quando voi porrete mente alle,
mura, 0 a ipali , dotte quefle mut azioni Ji fanno a perpendi-
colo 7 ma non è > che -veramente vi Jìa flato di quiete .
SIMP*. Mipareua, che per effer qztefli due moti contrari), douejfe
tra di loro effefin mezo qualche quietej. conforme anco alla—»
dottrina d Aristotile, che dimoflra 1 che in pun&o jregrefìus
mediar quies.
SAG'l^. Ali ricordo beni/fimo di cottflo luogo: ma mi ricordo an-
cora , e he quando fìudiauojilofojia non reflai perfuafo della
dimo^r azione d Àrifiotile ; anzj ebebaueuo molte efperienzt
in contralio: le quali vi potrei anco addurre, ma non voglw9
the entriamo in altri pelaghi, ejfendo couenuti qui per difcor-
rer della materia nojira ,fefaràpoJJibi\e ,fenza interromper"
la, come abbiamo fatto queft altri giorni pajfati ~
ZlM'T^ .E pur conuerràyfe non interromperla, almanco ^prolun-
garla affai, perche ritornato ierfera acafa mi mejjìa rileggere
il libretto delle conclufìoni, douetrouo dimofìr azioni contro
a quefio monumento annuo-, attribuito alla terra , molto conr
eludenti; e perche non mijìdauo di poterle così puntualmen-
te riferire, ho voluto riportar meco il libro ..
SAGR.. Hauete fatto bene ; ma fé noi vogliamo ripigliare ì ragio-
namenti conforme all' appuntamentodi ieri , cjnuerrafentir
prima ciò, che aura, da riferirci il SSalu .intorno allibro delle
[ielle nuouttf poi fenz altri inter rapimenti verremo al moto
annuo ► Ora , che dice il Signor Salutati in propofito di tali
Jielle ifonelkn veramente fiate traportate di deh in quefìe
più bafi e regioni , in virtù de calcoli dell' autore prodotto dal
Sigi. Simplicio i
&ALV* Io mi me/fi ierfera a legger' i fuoi progrejji^ equefia matti-
na ancoragli badata yn' altra feorfa per veder pure, fé quel
che
%jz Dialogo terzo
the mi pareua hauer letto la ferivi era fcritto veramente-, oft
eranojìate mie larue,e imaginazioni fantaftiche della notte: et
infomma trouo con mio gran cordoglio ejferui veramente
fritto, ejlampato quello, che per riputazion di quejìojìlofofo
non h aurei voluto , Che e* non conofea la vanità della fua
imprefa , non mi par pojfìbile ; sì perche Te troppo J coperta , sì
perche mi ricordo hauerlofentito nominar con laude dall'ac-
cademico amico nojtro iparmì anco co/a troppo inuerijtmile ,
che egli a compiacenza di altri Ji pojfa efer indotto ad hauer*
in così poca Jlima la fua riputazione, cb*e'jìjìa indotto a far
pubblica vn opera, della quale nonpoteua attenderne altro*
chebiafìmo apprejjo gì intelligenti*
SA GR. Soggiugnete , chefarann u a/fai manco ., che vn per cento
a ragguaglio di quelli, che Io celebreranno, <& ef alter anno fo-
pra tutti i maggiori intelligenti , che fieno , ò fieno fiati già
; mai : vno che habbia faputo foflener la peripatetica inaltera-
bilità del Cielo contro a vnafebiera d Aflronomì, e che per lo?
maggior vergognagli habbia atterrati con le lor proprie ar-
mi; e che volete jchepojfano quattro, ofeiper prouincia, chts
feorgano le fueleggierezze, contro a gV innumerabili ,che non
fendo, aiti a poterle fcoprire,n£ comprenderete ne vanno pre-
fi alle grida, e tanto più gii applaudono , quanto manco V in-
tendono i aggiugnete).che anco quei pochi , che intendono ,fi
after r anno. 4i dar rifpofìa a fritture 'tanto bajfe,e nulla con-
- eludenti; e ciò con gran ragione, perche per gì intendenti non
a > cene bifogno, e per quelli , che nonintendono è fatica butta-
<ta via*
&ALV* Il più proporzionato ga/ìigo al lor demerito farebbe vera-
mente ilfilenzio, fé non fujfef altre ragioni,, per le quali e for-
fè quaft n ecefsario il rifentir/i: l 'vna delle quali e ., che noi al-
tri Italiani ci facciamo fpacciar tutti per ignoranti y e diamo
da ridestagli Oltramontani; e ma/june a quelli, chefonfepa-
rati dalla nojìr a religione ;& io potrei moliraruenedita.lt af-
fai famofìythe si burlano del nofìro Accademico > e di quan ti
Matematici fono in Italia, per hauer la fiato vj ciré in -luce, e
manieneruisi fenza co 'tradizione le feiocchezze dì vntal JLo-
renzini contro gli AIiror,omi;ma quefio pur 'anco si potrebbe
pafsare, ri/petto ad altra maggior occasione di rifa , che si po-
tè].} e porger loro dependen te: da Ila difjimul azione degl'intelli-
genti intorno alle leggerezze di quejìi simili oppositori* oII<lj
- ..dottrine da loro non mtefe . Io non
Del Galileo r *?£
SACR. Io non voglio maggior* e/empio della petulanze* di co fio*
ro,e dcW infelicità d'vnpari dd CopernJeo,Jbttopofio ad^Jèr*
impugnato da chi non intende ne anco la primaria fu* pofi-.
zione^per la quale gli Vmoffa la guerra .
$ALV. Vowon meno refierete marauigliato delia maniera del con-
futar gli Agronomi, che a firmano le fieUe nuout ejfere fiate
fuperioria gli urbi de pianeti ; e per auueniura ndfirma-
mcntofieffo*
SASR. cMacome potete voi in fi hrette tempo bauercfaminat&
tutto cote fio libro, che pure e vngran volume^ i^ìforzafitìà^
le dimojir azioni fien o in gran numera i
SALV. Io mi fon fermato su qutfte prime confutazioni fue, nelle
quali con dodici dimoRr azioni fondate fopra leofieiuazìora
Idi dodici Afironomi, che tutti /limarono , che la fella nuou*
dd 72. apparfa in Caffìopeafujfe nel firmamento, prouaper
l'oppofito lei ejfere fiata fullunare , conferendo a due a due**.
i 'altezze meridiane, prefe da diuerfi ' ofjeruatort in luoghi di
■digerente latitudine procedendo nella maniera , che apprejf®
intenderete . E perche mi par nell'efaminar queftq primo fio*
progrejfo dhauere feoperto in quefi autore ztna gran Ionia*
nanza dal poter concluder nulli contro a gli Afironomi in—*
fauor de' filo fofi peripatetici, e che molto , e molto più conclu-
dentementefi confermi l'opinion hro , non ho volfutoappli-
tarmi con vnafimil pazienza nell'efaminar gli altri fuo' mè-
todi, magli ho dato vnafeorfa ajfai /uperfiaale?ficuro , ch<L-»
quella inefficacia, che e in quitfte primeimp&gnazjaniyfia'pjt?
rimente nell'altre : E fi come vedrete in fatta , p ocòifime pa-
role baftano a confutar tutta quefC opera f-éencòè confiniti*
ton tanti, e tanti labonofi calcoli, come vOiVt-dete «. l'ero feti- -vfer0(*- arr -
t'ite H mio progrejfo . tifila quefi 'autore per '■ trafigger % come lutj ^ ( ^j^.
dico, gli auuer farli con lt l>r proprie armi ,vn hutnero gran- m cóintar gii
de d 'ofieruaziom fatte da l >r mtdtfimi jciitpurfoym da 12..0 Aiuwnomi , 9
/ j. auto: i m numero, e jopra v> a parti ai ■■ untile fa fuoi cai- a .f m
tali, e conclude talij Ielle ejfere fiate itftììori alia Luna. Ho- *" "
r a perche il proceder per intefroga-óoni xnipiace&ifai i.,:già che
non ci e l'autore fteffo , rifpondami il $i§; òiwfUMk doman-
de eh' io far àcquei ch't creder àtcke fu ffe per rifpotì&ereeffo . B
fupponendo di trattar ddla già detta fltlla dèi 7Z..,ap afa in
Cafiopea, dittrm.Sig. .SJwpL- fe^vot credete , che ella poteffiu
tjfer nellifiefib tempo collocata in diuerfi lunghi, cìoetfier tra
[X S gli
£7 4- .Dialogo terzo
gli ekmsnti , & anco tra gli orbi de' pianeti, <& anco fòprtL~>
qucHi, e tra le /ielle fife, & anco infinitamente più alta..
SlMJt3. Non. e dubbio, che bifogna direbbe ellafujfe in vnfol luo-
go, i7 in vn a fila, e determinata diBanza dalla terra .
SALVs adunque, quando le ojferuazioni fatte dagli Ajtronomi
fujfer giu/ie , e che i calcoli fatti da quejio autore non fujfer o
. trrati, bifognertbbenecejfariamente , che da tutte quelle , e da
tutti quejii fé ne raccoglitjfe la medejìma lontananza fempre
per appunto: non e vero {
$IMP. §m qua arriua intendere il mio difeorfo, che bifognereb-
be ) chefujfe così di necejjìtà ; ne credo , che l'autore contro-'
dicejfe*
SALF. Ma quando de' molti , e molti computi fatti , non ne riu-
i ■: f ci fero pur due folamentej che t accorda jfero , che giudizio ne
. fareBe t
SIMP* Giudicherei, che lutti fujfer o fallaci , bper colpa del com-
putifiax oper difetto degli ojferuatari ; & al più, die fi potejfe
dire, direi, che vnfolo, e non più fujfegiujlo ; ma nonfaprei
* V già elegger quale ^ .
SALF.. Vorrefie voi dunque da fondamenti falfi dedurre , e fi a-
*- bilir per vera vna conclufione dubbia i certo nò . Hora i cal-
coli di quejio autore fon tali, che nejpmo confronta con vn>*
altro, vedete dunque quanfedaprefiarior fede >
SIM'JP. Veramentercome la cofajtacoù, quejio ì vn mancamen-
to notabile .
$AGR. Voglio pure aiutare [$Sign* Simplicio, è l'autore: con dire
al Sign . Saluiati, che ilfuo motiuo concluderebbe fa n mcejfa»
h . riamente, quando l autore haUejf è mtrappeforavokr-.deter-
- . ' minatamente ritrouare quanta fujfe la lontananza della fel-
la dalla terra, iithe non credo, chefia fiato il fuo intento;ma
folo di dimofirare,cheda quelle o/feruazioni fi iiratua lafiella
effere fiata fullunare . Talchi, fi dalle dette ojferuazioni , e
- v. da tuttii computi j ?atti fopra di effe, fi 'raccoglie l 'altezza del*
la Bella fempre minor di quella della Luna , tanto bafia alt
i. autore per 'cnnuincerdfvùd crajfi£ìnia ignoranza tutti quelli
\j4fironomi, che per difetto di Geometria, od' \Aritmetica—>%
non battevano f apulo dalle ter faedifime ofseruaziont dedur-
re vere Cónclufionì.
&ALV. Sara dunque conueniwtc, ch'io mìvolgaa vpi Sig. Sagr,
cfje tanto accortamente Jojìenete la '4ottrìm4i quefio autore •
E per
Del Galileo. *7l
Bper veder di fare, ebe anco H Sig. Simpl. hencht inefperto di
calcoli, e dimofir azioni, reffìi capace almeno della non conclu-
denza dille dimo lira zio ni\di quejio autore , prima metto it»
eonjìder azione, comc,& ef so, e gli ABronomi tutti , con i qua-
li egli e in controuerjìa, conuengono, che la /iella nuoua fufsQ
P'tua di moto proprio , e foto andafse in giro al moto diurno
ad primo mobile; ma di! sentono circa il luogo , ponendola-*
quelli nella region Gelejìe, cioè /opra la Luna, eper auuentu-
ra tra le /ielle jifse , e que/ìi giudicandola vicina allajterras ,
fioè fatto al cohcauo dt li'oi he Lunare . B perchè il j ito della,
fieila nujua, ddla quale fi parla yfuverfo ^edentnone^enon
in gran lonlanan-ui dal Polo,in modo/bea noi Settenir Ozia-
li ella non tramontaua mai ,fu ageuol co/a il poter prendere
con frumenti Agronomici le fue altezze meridiane, tant%U
minime fotto il Polo, quanto le maffimefopra ; dalla conferen-
za delle quali altezze , fatte da diuerfi luoghi della ierra,pojli
in varie dtfìanze dal Settentrione , cioè tra di loro differenti
quanto all' altezze 'Polari , fi potcua argomentare la lonta-
nanza della /iella: Imperocché, quando ella fu jfe /lata nel fir-
mamento tra le 'altre fife, le fue altezze meridiane prefe iti—*
dmerfe eleuazioni di Polo, conueniua , chefuffero tra di loro
differenti con le mcdefme differenze , che tra effe tleuazionijl i,c efeuazJo-
ritì ouauano;cioe per efempio, fé l'tleuazione della /iella fopra ni minime, e
V Orizonte era 30. gradi, prefa nel luogo, doue l'altezza Po- roaflime dell*
lare era v. 7. gradi 44 . conueniua > che Celeuazione ddla me- • ,nuoi:a»
j r ci,, /• ir r * 7 • '/• •■•■«- « nrn dj fenico
dejima stella, Juffe crejciuta 4.0 ;. gradi in quei pacffipmòet- ROira adoro
tentrionali , ne quali ti Polo fu jfe più alio gli jìef/ii ,4. 0 ;. più, che k ai-
gradi . Ma quando la lontananza della /iella dalla terrcL-> te/ze Molari,
fuffe affai piccólajn cemparazion di q ut Ila del firmamento, J5 [d * "H°.u^
le altezze fue meridiane , conuien che accofland ci al itttcn- AX* n "À ,r*
r il ■ ■ j, 1 , ■ -, mamento.
trione , crejeano notabilmente più che l altezze Polari : e'du
quel maggiore aca efcmienio , cioè dall' ecceffb ddl'accrefcme-
to dell' tleuazion della /iella, fpra l'accrtj'ciwentu dell'altez-
za Polare ( che fi ' e marna differenza di pai atiajft ) ff calcala
prontamente con metodo cuiaro., eficuro , la lontananza dd-
la f,ella dal centro della terra . Hora que/to cutore Mglia le
offeruazio ni fatte dù /_?. Affli onomi indiuerfe ti. nazioni di
Polo, e conferendo Vna particella di qudleafi; a elezione, cal-
cola con dodici accoppiamenti l'altezza ddLa /Iella r.uozta ef-
fe? e Jlataftmpr e fotto la Luna \ ma ciò confeguifce egli con *.
u 2 pigmei-
' ' -
tjé Dialogo terzo
prometter/i tanto erajfa ignoranza in tutti quelli , alte mani
de' quali potefe pervenire il fuo libro , che veramente mba—*
fatto naufea ; éX io fio a vedere comeglt altri AHronowit > &
in particolare il Keplero 3 contro al quuk principalmente in-
ueifce queJl"autore ,Jì contenga in fìlenzio } che pur non gli
fìtol mot ir la- lingua in bocca ; fé già egli non ha fìimato tal*
imprefa troppo bajfa: Hora per fame auuertiti voi , ho tra-
fritte fopra quejto fgko U conclufom f, che e raccoglie dalle
fue hz^indag n>, delle quali la prima e delle due ojferuazioni
là Del Maurolico, e dell Hainzelio 9 onde f racco-
glie la fella ejfere fiata lontana dal centro man-
co di 3 v ^femi diametri terrefri , ej/èndo la diffe-
reza diparallaj/e gr. 4.42. m.pri, e 3 o.fec. — —3 » femid-
X. E calculata dall' o/feru azioni delVH.aìnz.el'10 co»
parali. &. mipr. e jo.fec. eji raccoglie lafua U-
tanan&adalcentr&pm di 2$.. femid*
j.. E fopra le ojferuazuni di-Ticone } e dell' Hain-
zeho con paralLdi io., m.pn. e f raccoglie la di-
fìanza del centro poco menadi 19. femià*.
4.. E fopra l'ojleruaùoni di T icone , e del Land-
grazio con para IL di 1 4. m,pr^ e rende la diman-
dai centro circa io* femick
/. E fopra. Vojferuazioni dell' Hainzelio, e di Gem-
ma conparaU.di 42.rn.pr.. e 30.fec.per la quale
fi raccoglie la dijì&za circa : — 4. femii»
, é,. E fopra l'ofìeruazioni del Landgrauio , e del
Camerario-co parali, di 8 . m.pr. e fi ritrae la di^
flaza circa 4, femid*.
f. E fopraXojferuazifmì di T icone , e dell' Hagecio
conparalLdi 6, m.pr. eji raccoglie la difìanza 31 . Jcmid».
$. E con lojfer nazioni dell' Hagecior e dell' Vrfno
con paralLdi jj.m.pz^e rende ladifanza della _£
fella dallafuperficie della terra ■ 2». Jeniidl
p. E fopra Le ojferuazioni del Landgravio r e del
Bufchio con parali, di re. m.pri. e rende la-di- *
ftanza dalla fuperf eie della' Urrà -48 .. difimid'*
IO. E fopra l'ofseruazioni del Mauirolico, e del Mu-.
nofo con parali, di 4^ m^pr. e 30 .Jec. e rende la fc
diftanza dalla fùperjicie della terra /. dijèmid*
il. EconleofseruaziojjiddMunq/iof e di Gemma,
«a»
Del Galileo. ijj
. ton parali, di jf.m.pr. e redono la diftanza dal
centro circa ■ ■ /j. [ernia .
li. E con le ofseruazioni dd Munofto , e ddVrfi-
no con parali, digr.i. e 36. m.pr. e fi ritrae la
diftanza dal cemro meno di 7. fimid,
Quffte fono 12. inuefigazio ni fatte dall'autore a jua elezione9
tra moltifime, che, come egli dice, poieuano farfi,con le com-
binazioni delle ojferuazioni di quefii 13. offcruatork le quali
12. e cred. bile, che J/eno le più fauoreuoli per prouare il fan
intento .
£. 1 3R. Ma io vorrei /opere , fé tra le altre tante indagini pre-
termejfe da'! autore ve ne fono di quelle t che fujfero in JuQ
disfauore,cioe dalle quali calcolando fi raccogliere la Jìelia.~>
nuoua efere Hata [opra la Lunatfìcome mi par così a prima
fronte di poter ragioneuolmente dubitare ; mentre io veggo
quefìe prodotte e/fer tanto tra di loro differenti , che alcuna
mi danno la lontananza dellajìella nuoua da terra 4. 6. io,
100. e mille, e millecinquecento volte maggiore l'vna ,cbe L'
altra; talché pò fo ben fofpettare,cbe tra le non calcolate ve ne
fujfc qualcuna in fauor della parte auuerfa ; e tanto più mi
pare di poter creder ao, quanto io nonpenjò, che quelli Ajlro-
nomi oferuatori mayicafero della intelligenza., e pratica di
quelli computi, che non penfo, che dependano dalle più afìru-
fe co/è del mondo . E ben mi parrà co fa pili che méÀstcolofaifè
mentre in quefìe 12. fole indagini ce ne fono di quitte , ch*L~>
rendono lajìdla vicina alla terra a poc/je miglia, a altre, che
per piccoli fimo internatio la rendono inferiore alla Luna, ni
fé ne troui alcuna, che a fauor della parte auuer fa la renda—*
almanco per 20. braccia fopra Corbe Lunare . E quel che farà
poi p:u firauagante , che tutti quelli tAfirùnomì fi ano flati
cosi ciecbi, che non babbiano fiotta una lor fallacia tanto pa-
tenie .
tALV. Cominciate bora a preparanti l 'orecchie a fentir con injì~
nita ammirazione a quali ecce n' di ipnfìden tu della propria
autorità, e dell'altrui bedordagg.ne trafporìa il defìderio di
contradire , e mofirarfi pm intelligente degli altri . Tra lts
indagini tralafciate dall'autore ce ne fono di qudle , che ren-
dono la fella nuoua non pur fjpra la Luna, ma fopra le jieU
kjìffì ancora, e quefìe nonfon p )C,ie , ma la maggior parte ,
tQmz vedrete in qucyf altro figLo djue io l'ho vegflrate .
S 3 _ Ma,
17 & Dialogo terzo
SAJR. <SMa , che dice fautore di quesle i forfè non le ha confi-
derate )
SALV. Le ha confederate pur troppo, ma dice', che le ojferuazioni
fopra le quali i calcoli rendon iajìella infinitamente lontana^
fono "errate, e che non pojfono tra di loro combinarfi '.
SIMT. Oh quejìa mi par bene vna ritirata debole % perche la par-
te potrà con altrettanta ragione dire, che errate fiano quelle 9
onde eglifottrae la /iella ejfere fiata nella regione elementare,
SALV. Oh Sign. Simpl.fè mifuccedeffe difarui rejlar capace del-
l'artifizio, benché nongran cofa artijiziofo di quefìo autoret
vorrei defiaruimerauigUa} <tX anco fdegno,mentre forge fte ,
come egli palliando lajuafagacità co' i velo della voftra fem-
plicità, e de gli aLri puri filofof,fi vuole infinuare nella vo-
fìr a grazia cd'lgrattarm le orecchie , e co' l gonfiar la voffìra
ambizione , moflrando dihauer conuinti,, e refi muti quejli
AfìronomettijCbehano voluto ajfalir e linefpugn abile inalte-
rabilità del Ciclo peripatetico, e quel che e più ammutitogli , e
tonuinti con le lor proprie armi . lo ne voglio fare ogni sfor-
no; <ÙX intanto il Sign. Sagr. condoni al Sign. Simpl. & a me
il tediati j forfè vn po' troppo, mentre con Jo.ucrcbiu circuito di
parole (fouerchio dico, allafua veiocif/ima apprenfìua)ande-
ro. cercando di far pakfe cqfa,che ì bene, che non gli re/ti afeo-
fa t e incognita .
$.A<i J^. la non fohfenza tedio, ma con gu/ìo fentirh i vofìri di-
• feorfi; e così cipotejfero interuenire tutti i jilofoji piripatetititt
accio potefèro comprendere quanto deuano reiiaf obbligati a.
quei io lor protettore ..
BALV* Ditemi Sign. Simpl.f voifete ben reflato capace , comt^%
fendo la /iella nuoua collocata nel c<. rsuio meridiano, là verfo
Settentrione ,. a. vno, che da mezzo giorno cammina/f vecfo
Tramótana tanto fé gli andrebbe eleu andò [opra l'Qrizonte
V.ifiejfa fella nuoua , quanto il \Polo, tuttauolia che ella fufse
veramente collocala tra le felle fife ; ma , che quando ella—»
fufse notabilmente più bafsa, cioè più vicina a terra, ella ap-
parirebbe ej,euarfipiù del mede/imo 2' olo ; efemprepiù,quan-
- to la vicinan za fufse maggiore t
SlMlJ. Tarmi d'efserne capaci/fimo, infogno di che miprouero *.
far ne vna figura matematica , & in quefto cerchio grande
noterò iltolo P. e in queftì due cerchi più baffi noterà du^^»-
felle vedute da vn punto in, terra,, chejia A» e. le due felle fie*
no
Del Galileo ♦
noquc/leBC.vc-
dure per la mede-
Jima linea ABC,
incontro a vna
fella fifa D. cam-
minando poi in
Urrà fino al ter-
mine E. le du<L->
ftelle mi appari-
ranno ftparate^s
dalla fi/sa D. es
auuictnatefi al
Polo P. e più la
più bafia B. che
mi apparirà in G. emanco la C. che apparirà in F. ma lafifx
D. batterà mantenuta la medefima lontananza dal Polo .
8ALV. Veggo, che voi intendete benijjìmo . Credo, che voi com-
prendiate ancora, come, per efser laftella \B. più bafsa della-**
C. l'angolo, che vien co/titztito da i raggi della vifta , che par-
tendoli dai due luoghi AE. fi congiugono in C. cioè queft*
angolo AC E. è più fretto, b vogliam dir più acuto dell'ango-
lo coftituito in B, da i raggi <AB. EB.
SIMP. Si vede alfnfo beni/fimo „
SALV. Et anco per efser la terra pìccolijjima , e quafi infenfbiU
rifpetto al firmamento,^' in conftguen za per -efser brtuijj 'imo
lo fpazio AE. che fi può camminare in terra ,in eomparazion
dell' immen fa lunghezza delle linee EG. E P, da tetta /ino al
firmamento, venite a intenderete .eia fella C. fi potrebbe al-
zare, e allontanar tanto, t tanto dalla terra » tue l'angolo co-
futuito in efia da i raggi, che partono da i med^fimi punti
iAE. diuenife acuii fimo ^ e come afsolutammte inferifitetle, e
nuli ■> .
SIMP. E quefto ancora intendo io perfettamente .
SALV. Horafappiatt Sign. SimpL che gli Afronomi, e Mate-
matici han'no trouate regole infallibili per via di Geometria ,
ed Aritmerica,da potere,merce delle quanti à di quefti angoli
2?.C. e dùlehro difftrenze,cohgwgt>endoui la notizia della
dìftanza de i due luoghi ~A. E. ritrouare a vn palmo la lon-
tananza delle cofe fublimì ; tuttau dia però , che detta di/ian-
&*, e detti angoli fiano prefi giufii .
S 4- Talchi,
iSo Dialogo tèrzo
$IMP. Talchi, fé le regole dependenti dalla Geometrìa , e dalTA-
ritmetica fongiufte , tutte le fallacie , & errori , che s incan-
ir afsero nel volere inueftigar tali altezze di fteìle nuoue, o di
comete , o di altro , conuien, che dipendano dalla diftanza-*
iA.E. e dagli a'ngoli \B. C. non ben mifurati . E così tuttt^
quelle dìuerfìtà , che Jì veggono in quefte iz. indagini,depen-
dono non da difetti delle regole de i calcoli, ma da errori com-
mejfì nell' inueftigar tali angoli, e tali diftanze,per mezo del»
le ofseruazioniiftrumentali »
SALV. Qosìì , ni di, quefio cafca diffidata veruna. Hora con-
uien, che attentamente notiate, come nell allontanar la ftella
da B. in C. onde l'angolo Jì fa Jempre più acuto , il raggio
E BJ.fi va continuamente allontanando dal raggio <AKD.
dalla parte di fotio l'angolo; come moftra la linea ECF. la—*
cui parte inferiore EC* è pia remota dalla parte AC. che non
è la EB* ma non pub già mai accadere , che per qualunq; im-
menfo allontanamento le linee ^AD. Ef. totalmente Ji dif-
giunghino, douendoji finalmente andare a congiugner nella
ftella : e folamentejì potrebbe dire, chele Ji feparafsero , eji
riducefsero ad efser parallele, quando l' allontanamento fufse
infinito, il qual cafo non Ji può dare . Ma perche (?iotate be~
ne)la lontananza del Firmamento >in relazione alfapiccolez-
za delia terra, come già s'è detto, fi reputa, come inJinita\pero
V angolo contenuto dai raggi , che tirati da i punti A. E»
andajfero a terminare in vna fella fi (fa , fi filma cornea
nullo ,. <tXeffìraggi , come due lince parallele : e pero fi
conclude , che aii'aora folameniejì potrà[a fermare la slella
nuoua •e/fere fiata nel Firmamento, quando dalla collazione
delle ojferuazioni fatte in diuerji luoghi, Jì raccolga co'l calco-
lo? angolo detto ejfer'infenfìbile, e le linee, come par alide. Ma
quando V angolo Jìa di notabil quantità -, mriùten necejfaria-
mente la fella nuoua efser più bajfa d. llejffi : & anco dells
Luna, quando però l'angolo ABE.fujJe maggiore di quello ,
che fi cojìixuirebbe né centro della Luna .
SIMT3. Adunque la lontananza della Luna non ì tanto grande^
che vn final * angolo in lei refìi ìnfenfibìle ?
SALV* Signor no : anzi è egli fenfibile non folo nella Luna, mcL->
nel Sale ancora ,
SIMP. Ma fé quefio. è , potrà anco ej/ere, che tale angelo Jìa ofser-
uabìle nella Bella nuouaffenza che ella Jìa inferiore al Sole^
non che alla Luna, Cotefto
Del Galileo. 281
SALI*. Chiedo può efiere, &■ e anco ne i prefenti cefi, come vedre-
te a fuo luogo ; che , quando bauero /pianata la fìrada in—>
pianterà , eoe voi ancora , benché non intelligente di calcoli
Ajtronomici-, pojfìate refìar capacele toccar con mano,quanìo
quefi autore ba uauutoptu la mira diferiuere a compiacenza
de i Peripatetici co l palliare, e dijfìmular varie cofe,che afta*
bili mento del vero-, co' l portarle con nuda fincerità ; però fe-
guìawo oltre . "Dalle cofe dichiarate fin qui , credo , che voi
rejìiate capaci/fimo , come la lontananza della Bella nuoua
non fi può malfar tanto immenfa > che'l più volte nominata
angolo interamente fu anifea, e che li due raggi de gli ofserua-
tori da i luogbi A. E. diuengano linee parallele : e venite in
confeguenza a comprender perfettamente , che quando il cal-
colo ritraefse dalle ofseruazjoni, tal angolo efser totalmente
nullo, 0 le linee efser veramente parallele, faremmo ficuri Vofi
feruaziom efser' almeno in qualche minimo che , errate : Ma,
quando il calcolo ci defse le medefime linee e fserfi dif separate
non folamente fino all' equidifianza, cioè fino all' efser paral-
lele, ma bauer trapafsato oltre al termine , & efser fi allargate
più ad alto,che a bafso, all' bora bifogna rifolutamente conclu •
dere le ofseruazioni efsere fiate fatte con meno accuratezza ,
& mfomma efsere errate; come quelle, che ci códucono ad vn
mamfcfto impo/j.'btle . Bifogna poi, che voi mi crediate,e fup-
ponghiate per cofa verijfima, cioè due linee rette, che fi partono
da due punti ftgnati fopra vn altra retta , all' bora fon più
larghe in alto, cijeabafso, quando gli angoli comprefi dentro
di efse fopra quella retta, fon maggiori dt due angoli retti ì e
quando quefìi fufsero eguali a due retti ; efse. linee farebbero
parallele; ma fé fufsero minori di due retti , le linee farebbero
concorrenti, e prolungate ferrerebbero il triangolo indubita-
bilmente.
SIMP. lofenza prefiaruifede ne ho faenza ; e no fon tanto nu-
do di Geometria, cìSio non fappia vna proporzione, che mille
volte ho bauuto occafione di leggere in Arijlot. cioè , che i tre
angoli d'ogni triangolo fono eguali a due retti ;Jalche s'io pi'
glio nella mia figura il triangolo ABE.pofto,che la linea E A,
fu/se retta, comprendo benijfimo , come ifuoi tre angoli %A.E.
*B> fono eguali a due retti; e che in confeguenza li due foli
E A. fon minori di due retti , tanto quanto e i angolo B. On-
de allargando le linee AB. EB. ( ritenendole però ferme nt^
punti,
tfi Dialogo terzo
punti <y£E. )Jìn che V angolo contenuto da efse , vevfo le partì
B.fuanifca , li due da bafso ref eranno eguali a due retti ,. $T
effe linee faranno ridotte aWejfer parallele : Bfejì feguitajjc
di slargarle più , gli angoli a i punti E. A, diuerrebbero mag-
giori di due retti .
BALV. Voifete vrì Archimede; e mi hauete liberato dallo jpendet
più parole in dichiararui,come tuìtauolta che da i calcoli fi ca-
i/aj/e li due angoli A. E. ejfer maggiori di due retti , iojkrua-
zionifenz altro vengono ad ejfer e errate , Qiiejì e quel tanta
ti/io dtfìderauo, cae voi capijie perfettamente , e eh io dubita-
no di non hauer'a poter dichiarar in modo , che vnpuro filo-
fofo Peripatetico ne acquifìajfefcura intelligenza . Horafe-
gmtiamo quel che refìa , E ripigliando quello, che poco fa mi
concedefìe , cioè , che non potendo ejfer la fiella nuouain pia
luoghi, ma in vnfolo , tuttauoltacbèi calcoli fatti fopra li-*
ojferuazioni di quejìi Afronomi non ce la rendono nel mede-
fimo luogo,} forza, e he fa errore nelle offruazioni, cioe,ò nel
prender l'altezze polari,h nel prender l'eleuazioni della fella,
è nelPvna, e nell altra operazione , Hora, perche nelle molte
indaginijfatte con le combinazioni a due a due , dell ojferua-
zioni pochìffìme fono ^ chef rincontrino a render la /Iella nel
medefimòjito ^adunque quejìe pochij/ìme fole potrebbero ejfèf
le non errate , ma le altre tutte fono afsolutamente errate,
SAGR. 'Bifognerà dunque credere a quejìe pochifjìme fole, più che
a tutte l'altre infeme; e perchè voi dite , che quejìe , chef con-
cordano fon pochijjìpie y & io tra quefìe 12. ne veggo duL~>t
che rendon ladffianza della /iella dal centro della terra—*
amendue ^..femidiametri,chejono quejìa la quinta, e lafefia,
adunque più probabile e , che lajìellanuouajiajlata elemen-
tare, che celefìe . . -
SALV. Non fa così; perche fé voi notate bene non ci e fritto /«-»
dijianza efsere fiata puntualmente 4.. fmidiametri , ma circa.
4femidiametri,maperò,voi vedrete,cbe tali due di/ianze dif-
feriuano tra diloro per molte centinaia di miglia . Eccouele
qui ; vedete , che quejìa quinta , 'che è 13 3 h p. miglia , fume-
rà lafefta , che è miglia 13100. qua/i di 300. miglia .
SAGR. Quali fon dunqm \quefte poche, che s'accordano in por la
. fella nel mede fimo luogo}
SALV. Sonper difgrazia di quefto autore cinque indagini ycht^
tutte la ripongono neljirmamento) come voi vedrete in que-
Ji 'altra
Del Galileo. - 183
f? altra nota, doueio regiftro molte altre combìnazìo?ii . M&
io voglio concedere all' autore pia di quello , che per auuentu-
fa mi domanderebbe', che e infomma > che in ciafcuna combi-
nazione delle ofseruazionijìa qualche errore ; il che credo ,
eòe afs olut amente Jia necef sarto \ per chi \ fendo 4. in numero '
le ofseruazioniy che feruono per vna indagine3cioe duediuer-
fe altezze di Polo^ e due diuerfe eleuazioni di [iella , fatte da Strumenti a-
diuerfi ofseruatori, in diuer/i luoghi > e con diuerfi frumenti) fo^2jjfta er
chiunque babbia qualche cognizione di tal pratica dirà non rar faciline t«..
potere efsere, e uè tra tutte 4. nonjìa caduto qualche errore: e
majjime men trecche noi veggiamo %che nel prender" vna fola
olezza di Polo co'l medejimo ftrumento,nel medejìmo luogo,
e dal mede/imo ofseruatorejhe l'ha potuta far mille volte,tut-
tauiajivà titubando di qualche minuto^ efpefso anco di mol-
ti) come in quefto medesimo libro potete vedere in diuersi luo-
ghi. Suppa/ie quefte cofe'%ì io vi domando Sign.Simpl.Jt voi
credete*y chequtfto autore tenga i 13* ofseruatori m concetta
d buommi accorti 3 intelligenti) e defiri nel maneggiare tali
Jtrumentiy 0 pur per huomini grojfolani-> e inejperti t
$1MP* Non può ej[èrjchye' gli reputi Je non molta cauti , & in-
telligenti ; perche quando e' gli fiimafse inetti a tal 'efercizio ,
potrebbe dar bando alfuojìefso libro , come nulla concluden-
te, per e fftr fondato f opra fuppojìzioni piene di errori ; epet
troppo femplicifpaccer ebbe noi , mentre ey credefse con l'ine-
fperienza di quelli perfuaderci per vera vna fua f alfa propa-
Jiziom^j »
ZALV. ^Adunque comequejli oJpruatorìjTen tati J, e die pur con
tutto ci'jhabbiano errato , e pero conuenga emendar loro er-
rori , per poter dalle loro ofstruazioni ritrar quel più di noti-
zia j chejiapofsibde , conueniente cofa e che noi gii applichia-
mo le minori , e più vicine emende , e correzioni , cheftpoffa ;
purch'ellt baflino a ritirar l " ofseruazioni daltimpojfbilita al-
ia pojfi'biliià ; fiche vgr.fe fipuo temperar 'vn manifflo er-
rore , & vn patente impaljìbile di vna loro ojftruaziane, con
ìaggiugnere, 0 detrarr. 0 ver 3 . minuti > e con tale emenda
ridurlo al pojJìbile-,non[ì deua volerlo aggiujìare con la giun-
ta , afuttrazione del 1 ;. 020. 0 /<?..
tlMP. Non credo,,che l'autore contradicejje a quefto; perche con-
ceduto, che e'fìano buomini giudizio/! , <S? efperti >JÌ deuzs
creder più prejìo che egli habbiano errato dipoco,che d'affai «.
Hot
(
2,84- Dialogò terzo
&ALV. Hor notate appre/Io . De i luoghi, doue collocar la fletta
nuQ.ua , alcuni so manifeBamete impof}ibili,<kx altri po/fibili •
lmùj[Jìbile acutamente e , che ella fufie per infinito inter-
uallofuperiore alle flette Jijfe, perche vn tal filo n,on ealjnon-
do; e quando fujfe la Bella pò fla là, a noi farebbe fiata inuijì-
hile : e anco impo/fibile , che ella andajfe Jer pendo foprajafu-
pcrjicie della terra ; e maino più, che e ila fu]) 'e dentro all'ijtejfò
globo terreno . Luoghi pojjì bili fono queBt , de' quali sì e in*
oontrouerfia., non repugnando al noflro intelletto , che va9
oggetto vifibile,in afpetto di fletta, potejfe e jfer f opra la Luna,
non men che [otto . Mora mentre fi va cercando di ritrarper
via ài ojferuazioni} e di calcoli fatti con quella jicurezza, alla
quale la diligenza humanapuo arriuare , qual veramente^*
Jujfe ilfuo luogo ,Jìtroua \ che la maggior parte di ejji calcoli
la rendon piaghe per infinito internatio Juperiore al Firma-
mento, altri la rendon pruffima allafuperjìcie della term , &
alcuni anco fotta tal fuperficie;e degli altri, che la ripongono
in luoghi non impofsibili, nifsuni fi concordano tra di loro :
dimodoché conuien dire tutte le ojferuazioni ejfer necejfaria-
mente fallaci; tale he, fé noi vogh arno pur da tante fatiche ri*
irar qualche \ frutto >> bi fogna ridurji alle correzioni \ emen-
dando, tutte l'ofseru azioni .
SIMP. Ma l'autore dirà , che delle ojferuazioni , che rendano la
Bella in luoghi impofsibilì,nonJi deuefar capitale alcuno,co"
me quelle,cbe infinitamente fono errate , e fallaci; e folojì deb-
bono accettar quelle, che la cojlituifcono in luoghi non impof-
jìbili; e tra quefle /blamente andar ricercando per via dei pi fa
probabili, e più numerofi rincontri ,fe non il f ito ^particolare,
egiuflo, cioè lafua vera diflanza dal centro della terra, alme-
no divenire in cognizione , fé ella fu tra gli dememi io pur
tra i corpi Celejli. .
SALV. Il difeorfo , che fate voi adejfo fé quell'iflefto , che ha fatto
l'autore afauor della caufafua , ma con troppo irragioneuol
difauuaniàggio della parte;e quefl'è quel punto principale che
mi ha fatto fopramodo marauigliare ddla troppa confidenza,
cb'e'jie prefa,nonmen della propria autorità , che della ceci-
tà, & inauuertenza degli 'uòfironomi; pei t quali io parlerà,
e voi rijponderete per l'autore. E prima io vi domando, fé gli*
Aflronomi nell'offeruave con lorojlrumeii.e cercar v.g.quà'ta
Jla l" ekuazione d'vna fletta fij^r a l'Jnzonte ,pofso;. o dtmar
dal
Del Galileo. sSj
dal vera tanto nel più , quanto nel meno ; cioè ritrar con er-
rore, che e'Jafia taluolcapiù alta del vero-, e taluolta pia baffa;
9 pure fé l'errore non può mai efser ,fe non d'zm genere , cioè*
the errando fempre pecchino nelfouercbio, e non mai nel me~
no, e fempre nel meno, ne già mai mhfouerchio t
tIMP. lo non ho dubbio, cbejia egualmente pronto l'errare nel'
Ivno, ebe nett altro modo .
$ALV. Credo,cbe l'autore risponderebbe il medefimo,hora di que-
Jii due generi d'errori > che fon contrari/ , e ne' quali pofsono
efiere egualmente incorfìgli ofseruaiori della fletta nuoua,ap-
plicati al calcolo, l'vn genere renderà La ft ella più; alt a del ve'
ro, e l'altro più. bafsa: ti perchè già noi conuengbiamo,che tut-
te le ofseruaziom fan' errate , per qualragione vuol\quefl'au»
tore,cbe noi accettiamo per più congruenti ca'l vero quelle,cbt
mo/ìrano la /iella efere /tata vicina, che l'altre, che la moflra-
nofoztercbiamente lontanai
&JMT*. Per quel , che mi pare bauer ritratto dalle cofe dette finì
qui , io non veggo, ebe l'autore vi vfi quelle ofseruazioni, &
indagini, tbe potcj ter renderla fletta lontana più ebe la Lu-
na, 43 anco più del Sole , ma /diamente quelle, che la fanno
remota ( come voijìefo bauete detto }ptu che per vn 'infinito
interuallo , la qual di/lanza, perchè voi ancora recufàte,come
imponibile, però egli trapaf sagome per infinitamente conuin-
\ te difil/ità: e di impofìibilità cotali ofseruazioni : parmi dun-
que, che fé voi volete conuincer l'autore,voi debbiate produrr
re indagini più efatte,optù in numeroso di più diligenti ofser-
ttatori, te quali coflituifiano la jieìla in tanta , e tanta lonta-
nanza fopr a la Luna, ofopra al Sole r in luogo infommapof-
flbile ad efserui, fi come egli produce quefle 12. che tutte ren-
dono la fella fiotto la Luna m luoghi , che fono al mondo , e
doue ella poteua efserc .
fALV. Ma Sign . Simplicio qui conjtfle l'equiuoco voflró, e dell7
autore; voflrùpervn rifpetto , e dell' autore per vn' altro .
Jofcorgo dal voflro parlare, che voi vi fete formato concetto*
ebe l 'eforbitanzeycheJi commettono nello flabilir la lontanaz*
della fella , vadano crefeendo fecondo laproporziont degli
irrori, che fi fanno fopra lo frumento nel favi' ofseruazioni;
e ebe , per il conuerfo , dalla grandezza delle eforbitanze rfi
fofa argomentar la grandezza degli errori ; e che pero, fin-
tendo dire ritrarji dalla tale ofseruazione la lontananza del*
laftdUt
z%6 Dialogo ferzo
la Fidia ejfir infinita, fa neccjfario t'error nelVoJferuare effe-
re fiato infirmilo, e perciò inemendabile , e come tale recufabde;
mail negozio Sign. Simplicio mio non cammina cosi, tacine
bauer comprefo,come /ha que/lo fatto, nefcufo voi,come mefi
perto ai tali maneggi , ma non pojfo già fiotto fimil manteS»
palliar lerror detf autoreti quale, dij_j emulando l intelligenza
& quefio, che fi e perfuafo,tm noi veramente non fuffimo per
tri tender e, ha fperato feruirji della noslra ignoranza, per ac-
ereditar maggiormente la fua dottrina, apprejfo la moltitudi-
ne de ipoco intelbgenti : pero per auuertimento di quelli , che
fon più creduli, che intendenti }e per trar voi d errore, fiappia-
te, che pub ejfere ( e che il più delie volte accadeva ) che vna—*
ojferuazione, la quale vi dia la fletta, per efempio t nella lon-
tananza di Saturno, con l'accrefeere, o detrarre vnfiol minu*
to dall' eleuazione prefa con lo flrumento , la fard dmemr'm
dijlanza infinita;e pero dipojfibile impoj]ibile;e per il conuér-
fio, quei càlcoli, che fabbricati fopra tali ojferuazÀonivi reft*
dono la (Iella infinitamente lontana > molte volte può efière 0
che con ì aggiugnere, òfeemare vnfol minuto , la ritirino in
fito pofifbile:e quefio, eh* io dico d'vn minuìo,puo accadere an-
cora con la correzione d'vn mezo, e d'vnfefio , e di manco «
Hora fifiateui ben nella mente , che nelle difianze altiffìmz^
qual'e v.g. l'altezza di Saturno, ò quella delle flette fife , mi*
n imifjìmi errori fatti dall' ojfètuatore fopra loflrumetQjredo*
noti (ito determinato, epojfibile, infinito, ér imponibile , Ciò
non così auuiene delle di/lanze fubtunari, e victne allajerra9
douepuo accadere, che l'oJferuazione,dalla quale fifia raccol-
to la fletta ejfer lontana v.g. 4. femidiametri terrefirijt potrà
crefeere, ò diminuire nonjolamente d'vn minuto,ma di diecip
e di cento, e di affai pia ,fenza che il calcolo la renda non pur
infinitamente remota, ma ni anco fuperiore alla Luna.Lom»
prendete da quefio , che la grandezza de gli errori, (per così
dire) jlrumentali, nonfihadafiimare ddl' efito del ^calcolo #
ma dalla quantità fìejfa de i gradi, e de' min uti , e he fi nume*
rano fopra lo frumentone quelle ojferuaziom s' hanno a chia-
mar più giujìefo meri errate, le quali con la giunta , ò figura-
zione di manco minuti, reflituifcono la /fella in luogo pofi/-
bile ; e tra i luoghi pojfibili il vero /ito conuien credere , cbz^»
fuffe quello, intorno al quale concorre numero maggiore del-
le difianze fopra lepiùgiufie ojfcrm&ìQni calcolate . .
io non
Del Galileo. _. 1S7
SI M7. Io nonrefio bzn capace di quello , che voi dite ; ni so per
mz fìejfo comprédere, come pò fa e fere, che nelle diflanze muf-
firne maggior eforbiianza po/Ja nafeere dall' error d'vn fai
minuto, eoe nelle piccole da io. oda 100. e pero harei caro di
intenderlo .
jALV. Voi ìfe non per teorica, alme no per pratica, lo vedrete da
quejìo biette funto, ch'io ho fatto di tutte le combinazioni , e
di parte delle indagini tralafciate dall'autore , te quali io ho
calcolate, e notate /opra qutfto medefimo foglio.
SAGR. Conuien dunque, che voi, da ieri in qua, che pur non fon
paffute più di iS. hore, non habbiate fatto altrot che calcolarti
fenza prender 3 n è cibo, n èfonno .
SALV, Anzi ho io prefo l'vno,e l 'altro rifloro; ma io fòfimili cal-
coli con gran breuità; e s'io debbo dire il vero mi fon maravi-
gliato non poco, che quefi' autore vadia così per la lunga , &
interponendo tante computazioni no punto necejfarie al que-
Jito, che fi cerca . E per piena intelligenza di quejìo , <£r anco
acciò f pedtt amente fi polfa conofeer quanto dalle ojferuazioni
degli Afironomi,de i quali fi ferue Fautore, più probabilmen-
te fi raccolga la fiella nuoua potere ejfere fiata fupenòre alla
Luna,~& anco a tutti t pianeti, e tra le (ielle fi/se, e più alta—»
ancora,bo traferittefopra quefia carta tutte iofseru azioni re-
gtfirate-dal medefimo autore, che furon fatte da 13. Afìrono-
mi,douefon notate le eltuazioni Molari, e le altezze della /iel-
la nel Merid:ano, tanto le minime fiotto il Polo , [quanto k-p
majfime.) efuperiori, e fon queììe .
_ bicone.
Altezza del Poh gr. SS-S^- mi. prì
Altezza della * gr. $4. u.la mafsima.
2.7. ^7. mi. pr. laminimi,
E queftefono del prì- .
mofirkio : ma-dei
fecodo la majimae 27.4j.mi.pri.
Ainzjelio.
^Altezza Polare gr. 48.22. mi prì.
*Alte&za- della* gr. 76.54. mi.pri.
76.33.jni.pri. e 4S.fa
76.3j.mi.pri.
20. g.mi.pri. e 40.fec*
&SS
Dialogo terzo
2Q . 9. mi.pri. e 30 ./et.
20. 9. mi.pri. e zo.fec.
PmurQsQ Scalerò «
Altezza PoLfi. $4. mi.pr.
Altez. ddla
fletta 79.; $. m'uprL
Landgrauio ,
Altezza Polare fi.iB. mi.prh
altezza della
Jlella 79.30.mi.pru
^Altezza Polare gr*
Dellajiella
Camerario*
$2.24. mi.prL
% 0.30* mi.prL
£,0.27. mi.prh
So. 26. mi.prL
24.2%. mi.prL
24.20* mi.prL
24.17. mLprL
Agecio .
Altezza Pol.gr. 48. 22.rn.pr.
Dellajiella 20. r j.m.pr.
Munojìo .
Altezza Poi. 30.30* mi.pri.
Stella 6 7. 30. mi.pri.
j 1.30. mi.prL
Vrjtno .
Altezza ToL 49*24.171 pr»
Stella 79.
22.
Gemma*
Altezza Poti* ■ $>o . 5 0 mupri.
Stella 7 9. 4$. mi.pri.
Maurolico *
Akez.Pol.gr. 3 8. 30. mi.prL
Dellajiella 62.
Bufcbio *
Altezza Poi. $ 1*10. mi.prL
Stella 7 9. 20. mi.prL
2 2. 40. mi.prL
Altezza Poh
Stella
Reinoklo .
fi.18. mi.prL
79.3Q. mLpri.
2.3. 2. mipri.
plora per veder tatto il mio progrefso , potremo cominciar dm
quefti calcoli , che fon 4. trapajsaii dall'autore , forfè , per chi
Janna contro di Uà j aUefoube cm.iiu-fcoholajìellafopra la
Del Galileo. 289
Luna per molti femidiametri terrejìri . 21 primo de' quali l
quejìo calcolato /opra V offeruazioni del Landgravio d'Affla s
e di Ticone; che fono -, -anco per conceffion dell' autore-, de ipiù
efquifiti o/feruatori, & in quejlo primo dichiarerò l'ordimsi
cbe tengo nelVinueiìigazione , la qual notizia vi fruirà per
tutti gli altri , attefo cbe -vanno con la mede/Ima regola , non
variando in altro, cbe nella quantità del dato,cioe ne i nume-
ri de i gradi, dell'altezze Polari,e delle eleuazionifopra l'Ori-
zonte della /iella nuozta , della quale Jl cerca ladifianza dal
centro della terra in proporzione al fimidiametro del globo
terre/ire; del quale in quejio cafo niente importa ilfaper quit-
te migliafìa ; onde il rifoluer quello , e la disianza de' luoghi
doue furon fatte l' ofleruazioni, come fi quefi 'autore,} fatica,
e tempo gettato via, ?i e soperchi l'babbia fatto , emajjlme, che
in vltv.no e torna a riconuertir le miglia trouatem fcmidia-
metri del globo f erre/Ire .
SIMP. Forfè f: quello per ritrovar con tali mifurepiu piccole , e
con le loro frazioni la diflanza ddla (iella determinata fino a
4. dita; per chi noi altri, che non intendiamo levo/ire regola
■^Aritmetiche^ e fliamoflupef atti nel fentir le e oncìujloni men-
tre leggiamo vgr. ^-Adunque la cometa, ò Ut jìellanuoua era
lontana dal centro della terra trecento fettantaf remila otto*
centofette miglia , e più dugeni'vndici, quattromila nouanta
fettejlmi „ a i e {opra quelle tato preci fé puntualità,
•* ■* 4097 doue fi regifirano tali minuzie , for-
miamo concetto, chejla impojjìbd cofa,£he voi , che ne' vojìri
calcoli teneteconto d'vn dito,pottjle in vltimo ingannarci di
100. miglia ,
SALV. Qu<jia vofira ragione, e feu fa farebbe accertabile , quando
in vna difianza di migliaia di miglia vn braccio di più , b di
meno fu/fé di gran rilieuo, e quando le fuppofìziom , che noi
pigliamo per vere,fufer cosi certe, che ci ajjicur afferò, che noi
fujflmo per ritrarre in vltimo vn indù bitabil verità : ma qui
voi vedete nelle 12. indagini dell'autore le lontananze della
Jìdla, che da efle fi raccolgono ejfer differenti l' vna dall'altra
(e pero lotane dal vero) di molte cetinaia, e migliaia di miglia:
borametre iojia più cheficuro,che quel ch'io cerco deue neceffa
riamente differir dal giù fio di centinaia di miglia,a che propo-
sto affannar/i nel calcoloper •la gelofia di non ifmagar d'vn
ditoì Ma venghiamo finalmente all' operazione y la qual' io
T rifoluo
z <? * Dialogo terzo
rifoluo in tal modo., Ticone > come Jì vede nella nota>oJferub
la /iella nelV altezza!? olare di gr. Sf'S%- mi.pri. E l 'altez-
za Polare del. Landgravio fa jj.jÉ. mi.pri. L altezza della
JìellanelmeridianOjprefa da Tic onefùgr. 27.4$. mi.pri. lì
Landgravio Ifc trovò altagr. 23. $. mi.pri- Le quali altezze
fon queflè notate qmf Ticone To./ $.$8.m.p.* 2j.4.$.m.p.
appreffò\c<ome.vedete\Land. TPo.siuS.m.p.* 23. s.m.p.
Fatto, qrudrto fottraggo le
mmori dalle maggiori,ereJiano — 4.40. m.p. 4.42. m.p..
quejle differenze qui fitto. \ Parali.. 2. m.p.
Douela differe-
za delV altez-
ze Polari 4.
40. mi.pri. e
minore della
dijfereza del-
l'altezze, del'
la * -4.42.rn..
pri. e pero c'è
differenza di
parallajfe gr..
0. 2. mi.pri.
Trovate que
Jìècofe, piglio Ang.BAU. 4.40 .m.p.cordafuaZi 42. parti dì
Vijìejfa figu-\ BDF. p2.20.m.p.(qualiils?.AB.hooooo
ra dell'auto-^ BDC.j*$4.4$,m.p.\ r . 426 $7..
reidoe quejia BCD. 0. 2.m.p.J "Jtm $8.
nella- quale il-
punto B. e il
luogo delLad
gramo. 'D. il
luogo di Ti*
cone.C. luo-
go della* A.,
centro della
terra . AB E.,
linea vertica-
le del.Land-
grau. ADF.
di Ticone , e
fan- -
/*.
42657.
&142.
8142,
8; 3*4-
170628.
426 )7>
34x2 $fà.
s*
S9>
34T3-
S7i>
13*94*
Del Galileo. 291
t angolo 'BCD. differenza di parallaffk . E perche l'angolo
BAD. compre/o tra le •Verticali e eguale alladijìanza dell'al-
tezze 'Polari farà g. 4.40. mi.pri. eh noto qui da parte: e di
ejfo trono la corda dalla tauola degli archi , e corde ; e la noio
apprejfo , chee 8142. parti f di quali il fimi 'diametro Ah. e
100000. Trouo poi l'angoloBDC. facilmente , imperacene
la metà dell'angolo B-AD. che e 2. 20 .mLpìi. giunta a v,z^»
retto dà l'angolo BDF. Q2.20. mi.pri. al quale grugnendo l'
angolo CDfr. che e la dijianza dal vertice della maggiore al*
tezza della f eliache qui e 62.1 f.mipri. ci dà la quantità dtU
Ì angolo BDC. 15 4.4 5. mi.pri. il quale noto irfìeme co'lfuo
fino, prefo dalla tauola , il quale e 42 6 57. efòtto qziefìo, noto
Ì angolo della parallajfe BCD^ 0. 2. mi.pri. co Ifuo fino 58.
eperefò nel triangolo BCD. il lato D'B. allato BC.è come il
Jino dell'angolo oppojlo BCD. al fino dell'angolo oppojlo
'BDC. adunque, quando la linea HD.fujfe 58. BC. farebbe
42657. E perche la corda DB. è 8142. de' quali il Jemidia-
metro BA.e 1 00000. e noi cerchiamo di fapere quante delle
medefime parti fìa BC. perà diremo per la regola aurea ,fi~*
quando BT). e 58. "BC. e 42657. quando la medefìma DB,
fujfe 8142. quanto farebbe la BCfpero moltiplico d fecondo
termine, per il terzo mi viene 3473294. il quale fi ' deue diui-
dereper il primo, cioè per 58. & ti quoziente farebbe il nume-
ro delle parti dilla linea BC. di quali dfemidia<netro -lAD. e
j 00000. e per fapere quanti fonidiametriB A contende/le la
medefìma linea !/> C. bifugnerebbe di nuozto dtuidere il niùde-
Jìmo quoziente trottato per iooooo. & haremmo il numero
de femidiametri compre/i in BC. Hot a Unum. 34731 3*34*
diuifo per $8. da 59881 6oj__. comeji vede qui .
5988160 \
S$ \ 347?i3294*
S7L7W£
S4 3
88160
E quefìo diuifo [per 1 00000. ci da dà 59.
i 1 00000. 1 59 \ 88160.
100000
T 2 Ma
* $ z Dialogo terzo
M a notpiffamo abbreuiare ajfai l'operazione, dìuidendo ilprì*
mo quoziènte trovato , cioè 3 473 132 94. per il prodotto della
multipl.cazione delli due numeri j8. e j 00000, eòe e
I I *9\
f8 I 00000 [3473 I 132^4. e ne vien parimente*
S7*
S
$113294
w
jSoaooa
E tanti femidiam etri fon contenuti nella UneaBC. ai quali ag-
giuntone vnoper la linea AB. baueremo poco meno } che 61*
Jèmidiam.per le due lince ABC. e però la diHanza retta dal.
eentro A.. alla Bella C farà più di óo.femidiam. adunque-*
viene ad ejfer fuperiore alla Luna , fecondo Tolomeo ,piu di
27 . femidiam.. e fecondo il Copernico più di S. polio che la—»
lontananza della Luna dal centro della terra in via diejfo
Copernicofta , qual dice V autore ,femidiam. $2. Con quella
Jimile indagine trouo dall' oferuazioni del Camerario , e del
Munojto lajiella tornar Jttuata in vnajimil lontananza—» t
iioe efla acorapiù di óo.femidiam. e quejlefono le ojferuazia-
ni 3 e quelìo apprejfo il calcolo .
Altez. J~Camer.f2.24.mp. altezza 24.2$. m. pi
I*ol.del\mMuno.3 g.30 .m.p. della * jj.30.mp,
Dijfer&ze dettai- J2.j4.m.p. j.2.;8.m.p. diffr. della
Uzze 1?ùL J2.s4.m.p. alt.della *
Differenza ài par allajfe 0. 4.m.p.et ag.BG\D.±
{BAD~ I2.$4.m.p..e lafua corda 22466*.
BDC.j6j.;p.m.p.\ R . . 30930,
BCD. 0, 4.™>$JJ uà*
Del Galileo «
pegola aurea .
22466
116. 30930 22466
*?3
673980
2021 94
6739$
116
-Diftanza 2?C. femid*
S9
694& | 733&0. J9.equaJi6o,
1144
io
La indagine apprejfo efaitafopra due ojferuazioni di T icone , e
del jMunojìo; dalle quali Jì calcola lajìella ejfere fiata lonta-
na dal centro della terra femidiam. 478, e più.
Altezze fT icone $$.$&. m.p. altezza 84. o«
Tol.di "\Mun. 39.30+m.p+ÀeUa* 67.30.mp.
Differeze dell'ai- ■ j 6.30.m.p. dìffèrJelU
Uzze Poi* jó.28.m.pt j 6. 28. mp. (alt. della*
Differenza diparallaffe, o. zjn.p. et ag.BCD
{BAD, 1 6.28.mp. lafua corda 2>b 640*
BDC,J04.i4.m:p.\ « . . 96930,
BCD, o. 2.mp.fJ*m j8.
-■--»«
"Pegola aurea .
gS. 96Q30 28640
2S640
3877200
■S8t>8
77S44
193M
i
! 47*
$8 I 27760 \ 7S*OQ
4S06
SS
T 3 Qg+
i?4 Dialogo terzo
Quefì indagine , ehefegue dà la falla remota dal eentro più di
3 $8. femidiamsirì .
•Altezze f Peuc ero fT.s4.mp* altezza ?p.f ó.m.p*
poteri \Munofio 3<fr3Q.m.f* della * 67.30.mp.
l &,24-m.p* J2.2 ó.m.p.
j2.24-.mp»
O. 2,mp,
{BA&. J2^z4.m>pt corda 21600,
BDC.Lo6,i6>mp.\ n . 9S99Ó»
BCD. o. 2,m#.ftm $:&
Regola aurea .
/£— P/^ptf — 21 tf09
21Ó00
$7 S 97 60Q ~'r~-
9S99<5
191992
uni . 11 nini ai»M»ni j
I ^ I ^
X* I 207J/ \ IJÓOQ,
3339
4*
VDa queft' altra indagine la Jìellajtritroua ejfer lontana dal cen-
tro più di 7/ 6.femidiametri .
tjiluzze fLandgr, $1.1 8.m.p. della 7 9 '3 0 .tn$*
goUÙ \Ainzel. 48.22.m.p.Jìella. 76.33.mp e4j.fee>
2.j 6,mp, 2.s 6,m.p*.e ij. feu
2,5 6. mp.
0. 0* *}•/**•
BAD. ■&*ffan.p. eorda $120*
BDC.mr.s8.mp» \ r .
8C£. 0,0, l$-foJJm
ì 97U£
Bei
Del Galileo T ip$
Regola aurea .
f 97US $t*°
$129
fa i . i r i i I i • ■—»«■■
9784$
4S022J
71 )
$009
4
66400
Quelle, come vedete fon cinque indagini, le quali rendon Infici-
la ajfaì fuperiore alla Luna, doue voglio, che voi facciate con-
Jìder azione fopr a quel particolare, chepoeofà vi diffì>cioe,cbe
nelle di fìanze grandi, la mutazione, 0 vògliam dir correzio-
ne di pocbi/}ìmi evintiti rimuoue la Jìella per gradifilmifpa-
z.ij ; come per efempio, nella prima di quefìe indagini , doue il
t.ilcolo refe la fella 60* fèmidiamitri remota dal centro con la
parallaffedi 2. minuti; chivolejfe fojlencre , cheeUafuffe nel
Firmamento ,no ha a corre ger nelle offruazioni aUro,che 2.
minuti, e anco meno , percuè all' 'h ora eefia la paratìa (fé -, ò di-
uien e jù piccola , che rende la Jìella in lontananza immenfa%
quale fi ricette da tutti ejfer quella del Firmamèto. Nella fecó-
da indagine V emèda di màio di ^..mi.p.fà ìtfiejfò. Nella terza,
t nella quarta , pur come nella prima, due minuti foli ripon-
gon la Jìella anco fopr a le fife . Nella precedente va quarto
d'vn minuto, cioè 1 5 .fecondi, ci danno Vifieffo. cManon co-
sì auuerrà nelle altezze fublun ari) imperocché ■, fgur attui pu-
re qual lontananza più vi piace , e fate proua di voler correg-
ger le indagini fatte dall'autore , & aggiufìavle , fi che tuttis
rifpondano nella med. firn. % determinata lontananza, voi ve-
drete quanto maggiori emende vi bifogneràfare .
SAGR. Non farà fé non bene per nofìra piena intelligenza veder
qualche eftmpijdi quefìo, che dite .
SALV. Stabilite voi a voftro beneplacito qual fi fia determinata
lontananza fublunare doue cofiiiuir la Bella , che conpoca.~»
briga potremo, affìcurarci , fé correzioni \ finirti a quefle , cbz-*
babbiamo veduto baFìarper ridurla ira lefijfe , la ridurran-
no nel luogo da voi si abilito •
T 4, Ptt
x<)6 Dialogo terzo
SAGR. Per pigliare lapiùfauoreuole difìanzaper Vantare, por*
remo,chef/a quella, che e la maggiore di tutte le inuefiigate da
efio nelle fue 1 2. indagini ; imperocché, mentre Jt è in contro*
uerfìa tra gli Aflronomi, ed ejfo, e che quelli dicono lajiclla—»
ejfere fiata fuperiore alla Luna-, e quefìo inferiore, ogni poco-
jpazio, che e' laproui ejfere fiata, fiotto, gli dà la vittoria ,
SALV. Pigliamo dunque lafieitima indagine fatta /opra Le oJJer~
nazioni di Tkone,e di Taddeo Agecio,per le quali troua l'au-
tore lajiella ejfere fiata lontana dal centro $2.fiemidiametri ,.
il qual /ito e il \piu fauoreuole per la parte fina : e per dargli
ogni vatagghjvoglio, che oltre a quefìo la paghiamo nella più
disfauoreuole lontananza per gli AJlronomi, quali e il colla*
caria anco [opra il Firmamento . Pofìo dunque ciò , andiam
ricercando quali correzioni farebber necejfarie applicare al-
X altre fue ri. indagini , accio fiublimafisero la fie.Ua fino alla^*
dijìanza di jz.jèmidiam. E cominciamo dalla prima calco*
latafopra l-ofiser nazioni dell' Aitizelio, e del Maurolicomella
quale l 'autore troua la dijìanza dal centro circaj.jemidiam*.
con la parallafse digr. 4. 42. mi.pri. e jo.fiec. reggiamo ho-
ranfie co'lritbrarla a 20. mi.pri.folame.ntc fi ekuafino alle
^z.femidìametri 1 ecco l operazione brcuiffìma , egiufta'.mut-
tiplico il fino* dell '^Angolo MDC.per il fino della corda**
%Ainz. P0/.48.32.- * j6.5^.mp^e so.fec.
Maur.„PoL3$-3o.— — * 62.
9.52. 14.34.w2-j>. eso.fec.
9.52..
Parallaffk ^.^z.rmp. e so.fec.
*BAD\ g.^z.m.p. corda 17200.
'BDC.ioS.2i.mp. e so,fec.Jino 94910.. 9491 o
SCI), Q.iQ.m.p. fino 582, 17200
1 8982000
66437
9491
2*
5S2 I 16324 I 520QC»
468 &
t Del Galileo l 2^7
2?D. e parto Tauuenimento detrattone le ^.vltimt figure, per
tifino. delia ParaUaffe ne viene z%.femidiam- e mezo, talché
ne anco per la concezione di gr. ^.zz.m.p- 8 so. fecondi , tolti
dagr. 4^.2.m.p. e so^fecojj.ditfi eleua. lafiellafino all'altez-
za di $z. f emidi ametri-, la qu al correzione per intelligenza-*
del Signor Simplitivhdi mintiti primi zóz. e mezo .
Nella feconda operazione y fatta fopr a Vofferuazioni dell' <yHn-
zelio, e dello Scutero,co¶llaJ/e digr. o.S.mi.pr. e so.fec.
trouafi la Bella in altezza di 2 5 .femidiam. in circa. x come fi
/ vede nella feguenie operazione ..
BD. Corda 616.6.
BDC'\fìni -T 979*7'
2Cn.JJmt \ 247*
979*7
6166
■
587922.
587922.
979-87
587922
J ■ '
247
24
•
6041
8784.2
1103
II .
E ritirando la] Paràflajfe 0.. 8 . mi. 'pri. e s o.fec. a y.mp. il cui
fino e 204. fi veletta lafiellaa so. femidiametri in circaynon-»
bafla dunque la correzione di 1 .mi. pri.. e 30. fecondi.
I 20 '
204 I 6041 87842
1965
12-
H or reggiamo qual correzione bifogna per la terza indagine^*
fatta su V ojferuazioni dell' Ainzelio, e dt Ticone, laqualren-
de lafiella alta circa 19. femi/iiametri, con laParallajfe io.m~
pri. Gli angoli folìtiy e lor finire corda trouati dall'autore fon
quejli; e rendono ( come anco nell'operazione dell'autore)
AngoB
t$t Dialogo terzo
{■'BAD.gr. 7.36. corda 13254.
*BDC. i$$.')Z.m.p.Jtno 40886.
ÌBGIX o.io.m.p. fino 291.
15254
40886
—1 '■ "■■' ' '
79524
106032
106032
53016
18 j II 30
291 1 5419 I 03044 1 175 I 5419
250 16
ISI
tabella lontana circa 19. fimi diametri ,Ì?ifogna' dunque per
alzarla fcemar là Parallajf conforme alla regola, cbe egli an*
Torà ojferua nella nona-indagine : ponghiamo per tanto io-*
Parallajfe ejfir 6. rki.pri.it cui fino e 175. e fatta la diuifionc,
fitfoua ancor Meno di 31 .femidiametriper la diRanza dell*
Jlella . E dunque la correzione di 4. mi.jr.pocajter HMfogna
dell'autore .
funghiamo alla quarta indagine r fa' al U rimanenti con la me-
dejlma regola, e con k corde , è fini ritrovati àaWaUtormede-
Jtmoiin queRa la cParallaffee\àe.mii pri. e l'altezza trouata
manco di lo.fimidiametri , e dimin uendo la Parallajfe da-~>
14. mi.pl a ^.m.p. ad ogni modo vedete , come la fella non fi
tleua ne ancofrpoa 3 i.femidiam. non hajia dunque la cor*
nzJoneJi lo.m.p. fopra i^.m.p.
:. ■ ,. :,.'■- \ ■. ! W ''" - ' - " . " ' ■ • ■-■■ SÌ
-v- SD. sorda 8142.
,■--■■ e ■; "■■ ■■■■> >BD"C. fitt® 43235. ,-: . •- • .iAV>..-.'
.'. v. BOB. fmi>'-'-'~ '.^Qfi ;■ - ■ .vo ' "
Del Galileo. t$$
4323$
8142
864701
172940
-4323 5
34.5&8Q
16 l
iw
30
3520 |
4
^T##* quinta operazione dell autore babbiamo ijtniy e la corda,
carne vedete., e la Parallajfe e 0.42. mi.pri. e 30.fec. la quale
rende l'altezza della -fella circa ^.femidiametri^e correggendo
la Parallajfe\ con ridurla da i àfZ.mi.pru e 3oJfeca 5. mi.pri.
f olaments non bafìa per alzarla ne anche Jino a 28 .femid.
l'emendazione dunque di 37. mi.pri* e so.fec. època.
s
TT>.
còrda 4034»
BDC.Jìna
97998.
f CD* fin*
12,36.
.
9790*
.
4034
.
39199*
:293994
391992
A
.
1 27l
H5 1 3953 I 23932
— —
1058
3
Neil*
$<$o Dialogo terzo
Neliafejta operazione iaeoràa, ifini, e la Tarallaffefon tali , d
lajldlafi troua ejfer'-alìa circa 4. fer,ii diametri , veggbiama
douvlnfiTÌdnce)calandoria£>a<'aliaJ'e daS.a vri/olo mi.pri.
ecco l 'operazione fé la fletta non più alzata , che fino a 27. fé-
vnidiametri in circa ;non bajìa dunque la correzione di 7-ra»
pri.fopra S.m.pri.
BD. corda 1920.
- B&G. -fino- 40248.
B.CD. 8, fino, Oi zs^
cs.
" ' , " ' ... I . . ' ' .'.:
4024$
- I920™"
,-
■."".? ì ' 8O496O • ^
> ■...,.;*-.-, 36223 i-
40248-
. .. ^. '...-... a. U.':,
:- '■ t&akb
29 I 772
&Vwì 19S
—
76160
Nell'Ottawa operazione la corda, ifini ; e la ParallaJJè, come ve-
dete fon tati 7 x dà qui calcola l' autore V altezza della Jlella fé-
midiametrpti*Amezo, con la Parallajfe di^.mp. la qualz^»
ridottala ijjfcprda-tuttauia la Jiella lontana manco di 24. Jè*
midiametri} la correzion dunque di 42. m.p. non bafia •
BD. corda 1804^
BDC. fino 0136643.
11» BQD* fina- 29,
Ì6643
* - , f ■ } h 1
■'■ I '- 1 '
1804
e
146572
293144
36643
29
22
661
03972
35
z
Vegr
. Del Galileo. 30T
Vediamo bora la nona . Ecco la corda , i fni , e la PuraBàffi »
eoe e 1 f.mi.pr. Onde Factor calcola h lontananza della fleUd
dalla fuperjìcie delia terra ej'Jer manca di vn quaratafetiefimo
difemidiamctro, ma quejìo e con error dtl calcolo, imperocché
la vien veramente , come no* vedremo qui adefio più divn—»
quinto: ecco, che vengono arca 90 cbejònpùdi vn quinto,.
43 6*
BD. (orda 232..
BDC. fino 39046*.
BCD^fino 436.
232
r
78092
117138
78092
456 | 90 | 58672
Quello, ebefoggittgne poi V autore in emenda delle ojferuazioni ,
cioì,cbe no bafìa ritirar la differenza della Parallajfe,ne a vn
Jol minuto, ne anco aWottaua parte di i.m.p. e vero . <SMa io
dico , che ne meno la decima parte di i mi.pri.ridurrà V altez-
za della Jlella a-32-.femidiametri, imperocché il fino della deci~
ma parte di i.mi.pri. cioè di ó.fec. e 3 . per il quale, fé nellcL-»
nojtra regola , noi diuideremo pò. ò vogliam dire ,fe noi di-
uideremo per 300000. 9058672. ne verrà jofS67* cioè
poco più di 3 0 .femidiam. e mezo. io 0000.
La decima dà l'altezza della (itila vn quinto di/èmidiametro,c8
quefi angolo, fini, e Paraìlajfe, ebeegr. 4.30. m.p. la qual<L^
veggo, ebe ridotta dagr. 4.3o.m.p. a 2.m.p, ad tigni modo n&
Qromuoue lajìellafino a 29. femidiam,
*BT>. corda- 1746*
BDC. fino 92050..
B^D. 4,50. fino 7846*-
o
$©3 Dialogo terzo
1746
Q20S0
87300
349*
IS7I4
27
j8 | 1607 | 19300
441
4
Uvndecima rende la JUlla all'autore remotaprca 1 3 . femidìam*
con la Parallajfedv$$.m.p* veggiamo, ridicendola a 20.m,
pn. doue innalzerà la /iella; Ecco il calcolo Xtleua apoco me-
no di 33 .femidiam.la correzione dunque e di 3$, poco men%
foprajs.mp.
BD. eorda 1974$*
BDC. Jìno 96166.
BCD. 0.55. Jina i6qq*
p6i66
19748
639328
384664
673 1 6z
86 $494
$6166
3*
$82 I 18990
IS3$
S6
S6168.
La duodecima, con la PanallaJ/edijrr. 1.36. m.p. rende lajlella
alia meno di 6 .femìdiametri\> ritirando la ParaUafìe a 20.m.
pri. conduce la fìella a meno di jo„ fimi diametri di lontana»*
za, non bajla dunque la correzione digr.i .1 6.mp*
Del Galileo .
303
2?D. corda 17258.
'BDC. Jtno 961 50.
22CD.. 1.36. Jtno 2792.
17258
96150
862900
17258
105548
155322
1 28 1
5S2 1 16593 1 56700
4957
29,
Quejlefono le correzioni delle Tarallajfe
~~ delle io. indagini dell'autore , per
ridur la Jlella in altezza,
di 3 z.femid. .
Gr. i.ii.. Gr. 1.11.
^.zi.m.p.e so.fec.
4.
io.
37.
7-
42.
14. e so.fec.
4.28. — — —
35. ,
I..16. ■ ■■ —
-fop. 4.42.50.
-Jop. 0.10.
-fpp.0.14..
-fop. 0.42.30.
-fop. 0.18.
-Jop. 0.43.
'-fip.O.K,.
-fop- 4.30.
^.0.55.
-yò/;. 1.36..
216.
540.
756..
296. 60.
540. 9-
836.540.
Di qui Jz vede, come per ridur la * ■ aW.alìez. di 32-
femid.bifogna dalla fomma delle Earall.% 36. de-
ttarne 7$6.e ridurle a %o*ne.acobajla tal corez*
3,04 . Dialogo ter zo
T>i qui fi vede (fi come bò notato qua dreto ) che quando Vati»
torefiabiliffe di voler riceuer per vero filo della Bella nuoua
la dtflanza di \2.fiemid. la correzione dell' altre fue io. inda»
gim(e dico io. perche lafèconda,effindo ajj'ai beri altajì ridu-
ce all'altezza di 32.femid. con 2.m.p. di correzione) per far ',
che tutu refìituijfcro detta /Iella in tal diBanza , ricerchereb-
be un ritiramenio di Par alla/fi tale, che tra tutte le futtr azio-
ni importerebbero più di 7 fò. mi.pri. doue ctie nelle /. calco-
late da me,che rendono la Bella /opra la Luna} per corregger-
le sì, che la cojìiiuifcano nel Firmamento,baBa la correzione
- di min. iG^ezm quarto folamente *
Hora aggiugnete a quejle,altre /. indagini, che rendono la /Iel-
la preci/amente nel Firmamento ,/enza bifogno di veruna—»
correzione , & hauremo io. indagini concordi a coBituirla
nel Firmamento, con la fola correzione di /. di loro (come s'h
veduto ) di min. io.evn quarto^ Doue, che per la correzio-
ne dell'altre io. dell'autore per ridurla in altezza di$2.fe-
midìam. vi bisogneranno l'emendazioni di min. 7 sa. /òpra
-min. 836. cioè bifogna, che dalla fomma di 83 6. fi ne detrag-
gano 7/ 6. a voler che la/iella fi ekui all'altezza di 3 z.femid*
& anco tal correzione non bajìa .
Le indagini, poi the immediatamente fenz* altra correzione ren-
don lajhlla/enza Par alla/fi , e perciò nel Firmamento , &*
anco nelle più remote parti dì ejfo ., àxmjòmma alta quanto
tìBe/fo Polo, fon quefie /. notate qui .
fnin.pri.
>-J \Gr.$i.S4j \79'S<f-
'Paucero.
•o.ja 0.30.
Landgra.\Al , fGr.sr.i8.\ dettaci79'30'
lAinzel. JAlUz"Fol\Gr.^.22.S tz"^U \7*-3.4-
2. fé. 2,$\6.
T icone,.
Peucero
\Altez.Poi:{<tr's^{8'\Altez. della «f*f A
J \.Gr.si.S4-S \79.S6-
4' 4* . 4- 4*
Del Galileo. *3©S
R«noUory fGr.SuiS.\Al UZ,MÌ^Ì 79-30.
%Amzel. J \^Gr.4ò.22.j {.30.34.
2. $6. i.$6.
Cr^ar\Aluz.Pol.XQ/;^\AUezMna*X^;
xAgttlQ* J \Qr.4o.22.j \^2Q.t$,
4. 2. 4. 2,
Del refio degli accoppiamenti , che fi pojfon fare delle ojferua-
■zioni di tutti qttefti Agronomi, quelli, che rendon la Fidia per
infinito fpazio fublime, fon molti più innumero yrioecina—*
30. di più,vhe gli altri, che danno calcolando la Bella fotto la
Luna; e perche ( fi comefiam conuenuti) è da credere , che gli
offèruatori babbiano errato più prefio di poco, che d' ajfai,ma-
nifefìa cofa e , che le correzioni da applicar/i ali 'ofseruazioni,
che danno la * alta in infinito nel ritirarla a baffo , prima , e
eon emenda minore, la conduranno nel Firmamento, che fot'
to la Luna , talché tutte quefìe applaudono aW opinione di
quelli-, che la mettono tra lefijfe: aggiugnete,che le correzioni,
chefi ricercano per tali emende, fono ajfai minori, che quelle,
per le quali lajiella dall' inuerifimil vicinità fi può ridurrti
all' altezza più fauoreuole per quejio autore, come per gli ese-
pipafatifii veduto; tra le quali imponìbili vicinità ce ne fon
j. che par che rimuouano la Bella dal centro della terra ,per
manco dijlanza d'vnfemidiametro , facendola in certo modo
andar'in volta fiotto terra , e quefiefon quelle combinazioni ,
nelle quali effindo l'altezza Polare d'vno de gli ojferuatori ,
maggiore dell'altezza Polare dell'altro , l'eleuazion della Jìel-
iaprefa da quello, e minore dell' eleuazione della fella di que-
jio . E fono tali combinazioni le notate qui apprefso.
QueRa prima e del Landgrauio con Gemma ; Doue Valtez.Pol.
del Landgrauio fi.i8.mi.pri. e maggiore dell'altezza Pola-
re di Gemma , che e ;o.;o.mi.pri. ma l'altezza della /Iella del
Landgrauio 7 0.30. mi.pri. e minore di quella della Jiella di
Gemma 7 0.4$. mi.pri.
Gelt'}^^l ^}Altez.della*
L"ndZr\Alt^Pnl Sr-iS.\ÀJ^ Jo„^ 7p.jo.
79-4-S-
V Le altre
fo9 Dialogo terzo
Le altre due fono quejìe ài folto •
*±bio\Mez.Pol. S'-I0-\Altcz.MU* "f0'
Xjemma.J S°-i°'J 79-4S*
Eeinoldo.
Gemma
°'\Altez.Pol. U'l8-\AltezJella* *****
• S /o./o.jT 19>4$-
Da quello j chejìn qui v'ho mojìrato, potete comprendere, quan-
ta quefia prima maniera d'inuefiigar la difianza citila fidiate
prouariafublunare, introdotta dall' autor e, Jìa disfauoreuolc
per la caufafua „ e quanto più probabilmente , e chiaramente
Jì raccolga la lontananza di quella ejfer fiata fra le più remo-
te JleUejìfte ..
$IMP.. Sino a quefia parte , mi par che affai manifejìamente Jìét
/coperta la poca efficacia 'delle dimoflr azioni dell' autor e;ma io
veggo, che tutto quejìo vien comprefo in non molte carte del.
libro , e potrety e/feti che altre fue ragioni fuffer pia conclu-
denti x che non fon quejìe prime .
$ALV* <Anzì non pofìon' effer,fenon men valide fé vogliamo,che
lepajfate cijìano efempioper le rimanenti;attefoche (Jt come e
manifefìo ( l'incertezza,? poca concludenza di quelle, chiara-
mente Jì comprende deriuar dagli errori commeffì nelle offer*
nazioni firummtali, dalle quali si e creduto le altezze Polari,
e della/iella effcre fiate prefegiujìamente, ejfendo in effetto er-
rate facilmente tutte,- e pur per trouar H altezze del Polo han-
no hauuto gli Afironomi fecoli ditempo da impiegaruifia lor*
agio ; e le altezze meridiane della Jìella fono più ageuoli da—»
o/Ieruarfi, come quelle, che fono terminatijfìme , e concedono
qualche fpazio all' offkruatore di poterle cotimiare, come, quel-
le, che non fi mutano fenjìbilmente in tempo hreuiffìmo t comt
fanno le remote dal Meridiano . E fé quefio e , fi cornei ve-
rijfìmo, qualfde vorrem noi prefìare a calcoli fbndatifopra
ojferuazioni più in numero, più difficili afarfi,piu momenta-
nee nel variarjì,co la giunta appreffo di fìrum'etipiu incorno*
di , e pi?) fallaci i Per vnafemplice occhiata , che ho data alle
dimoflr azioni feguenti, i compiiti fon fatti fopra altezze dell*
Bella prefe in diuerfi cerchi verticali , che chiamano con voce
^Arabica ^Azimutti , nelle quali off eru azioni Jì adopran»
frumenti mobili, nonfolone i e èrebi ver tic ali, ma nell'Ori-
zonte
Del Galileo: }#f
t.onte ancora nel mede/imo tempo ; in modo che conuien nelì
ifleffb momento, che fi prende l ' altezza,bauer neW Qrizontz^j
offeruata la difianza del verticale, nel quale lajìella,dal Ale'
ridiano; in oltre dopo notabile mieruallo di tempo conuien—»
reiterar l'operazione, e tener minuto conto del tempo decorfòp
fidandolo d'horiuzioli,b d'altre ojfruaziuni dijìelle:vna tal
mataffa di offimazioni va poi conferendo con vri altra Jtmile
fatta da vn' altro ojferuatore, in vn' altro paefe, con dìuerfo
iìrumentn , & inaiuerfo tempo; e da quefìa cerca l'autore di
ritrar quali farebbono fiate l'altezze della fiella, e lelatitudi-
ni Qnzontali accadute nel tempo, & bora dell' altre prime of-
feruazioni, e /opra vn tale aggiuftamento fabbrica in vltimo
tlfuo calcolo . Lafcio bora giudicar a voi quanto Jìa da pre-
Jiarfede a ciò, che da fimili indagini fi ritrae , Óltre, che io
non dubito punto , che quando altri Ji volejfe martirizare fo-
fra tali lungblffìmi computi fi trouerebbe ,Jicome nei paffa-
ti, ejferpiu quali, chefauorijfero la parte auuerfa , che l'auto-
re: ma non mi par, che metta conto prender/i 'vna tal fatica ,
per cofa, che non e tra le primarie intefe da noi .
8AGR. Io fon dalla voflra in quefia parte: ma fendo quefìo nego-
zio circondato da tante confufionì, incertezze , & errori ,fo-
pra qual confidenza hanno tanti Aflronjmi afleuer antemen-
te pronunziato la nuoua (iella ejfere fiata altijfimaì
%ALV. Sopra due forte di ojferuazioni femplicijfime, facìlififime, e
verijjìme ; vnafola delle quali e pia che a bafianzaper àlficu*
rame dell' ejfere fiata locata nel Firmamento , ò rimeno per
lunghijjìmo tratto fuperiore alla Lunayvna delie quali eprefa
dalV egualità,)) poco differente inegualità delle fue lontananze
dal Polo, tanto mentre eli 'era nell'infima parte del Meridia-
no, quanto nella fuprema: l'altra e l'bauer lei conferuato per-
petuamente le medefime dijianze da alcune flette fife ,fue cir-
circonuicine , & in particolare dall' vndecima di Caffìopea,rìo
p'm da efsa re-mota digr. i.e mezo dalli quali due capi indu-
bitabilmente fi raccoglie, ol'afsoluta mancanza di Parallajfè,
b vna piccolezza tale , che ne affìcura con calcoli fpeditiff imi
della fua gran lontananza dalla terra .
SAGR. Ma quefie co fé non fono ftate comprefe da quefìo autore Ì
e fé egli le ha veci zite, in che modo fé ne difènde ?
SALV. Noi fogliamo dire, che quando altri, non trouando ripie-
go, che vaglia contro a ifuoi falli, produce friuolifimefcufe,
V 2 cerca
3 o 8 Dialogo terzo
cerca di attaccar/ì alle farri del cielo ; ma queft autore ricorri
non alle corde} ma alle fila de' ragliateli del ciclo ; come aper-
tamente vedrete nell' andare' efamir arido quefti due punti
pur bora accennatiui . E prima quello , che ci moftnno le di-
Jianze Polari,advno advno de gli ojferuatori l'ho io notate
in quefti breui calcoli ; per piena intelligenza de' quali deuo
primamente auuertirui , come tuttauolta, che la /iella nuoua-,
o altro fenomeno Jì a vicino a terra , girando al moto diurna
intorno al Polo, più di /tante fi mo Brera da eJfoymentrefi tro-
tti nella parte di /otto nel meridiano ,che quando è nella fupe-
riore , come in quefìa figura fi vede : nella quale il punto T.
denota il centro della terra; 0. il luogo dell' oJferuatore;il Fir-
mamento l'arco VPG.il Polo P. il fenomeno muouendoji per
il cerchio FS. vedefi hor fitto il Polo per il raggio OFCÒ*
horfopra, fecondo il raggio OSD.fi che i luoghi veduti nel
Firmamento, fiano D.Cima i veri , ri/petto al centro T . fo-
no B.A. lontani egualmente dal Polo . 1)ouegid è manifefio
il luogo apparente del fenomeno S.. cioè il punito D . ejfer pia
vicino al Polo, che non è l'altro apparente luogo C. veduto per
il raggio OFC* che e la prima cofa da notar/i. Conuiene , che
neljecondo luogo voi notiate, come Veccejfo della apparente
inferior difìanza dal Polo,fopra V apparente fuperiore dijla-
zapur dal Polo, e maggiore, che non e la ParaUajfe inferiore
del fenomeno; cioè, dico, che Vecce jfo dell' arco CP. (diBanza
inferiore apparente )fipra l'arco PT). ( difìanza apparente
fuperiore ) è maggiore dell'arco CA. ( che e la ParaUajfe infe-
riore. ) Il che fi raccoglie facilmente^ imperocché di più eccede
l'arco CP.ilTD. cbeilPB. t fendo PB. maggiore di P2X
ma PB.e eguale a PA.e l'eccejjo di GP.fopra PA.e VarcoCA»
aduq;l'eccejfi dell' arco CP fop. Varco PD. è maggiore dell'arco
CA. che e la Parallajfe del fenomeno po/to in F\ che è quel,che
bifognaua fapere * E per dar tutti i vantaggi all'autore, vo-
glio,che Jupponghiamo la ParaUajfe della /Iella in F. ejfer tut-
to Veccejfo dell'arco CT*.(cioì della difìanza inferiore dal Po-
lo) fopra Varco T2>. ( difìanza fuperiore . ) Vengo adej/oad
efaminare quel che ci danno le ojferuazioni di tutti gli Agro-
nomiprodotti dall' autorey tra le quali non ce-n'epurvna,che
nonglifiain disfauore, e contraria al fuo intento . E. faccia-
mo principio da que (ledei cBufchio, il quale trouo la difìanza
Mia Bella dal Toh, quando gli era fuperiore ejfer gr. 28.10.
mipri.
Del Galileo. 309
mi.prt. e la inferiore efiergr.2S.30.mi.pri. sì che Feccefisoegr.
o.zo.mi.pri. il quale voglio, che prendiamo ( a f attor dell au-
tore ) come fé tutto fu/se Parallafse della Beila in F. cioè Vari"
golo TFO.La diftan- Vh- *^— j?^>
za poi dal vertice , cioè
l'arco CV.ègr. 67. 20.
mipri. Trouate quefite
due cofe prolungbifi la
linea CO. efupraefsa
cafchi la perpendicolare
TI. e confederiamo il
triagolo TOI. del qua-
le l angolo I. e retto, el
I OT. noto per efscr al-
la cima dell'angolo vo V
C. diftanza della fella
dal vertice ; inoltre nel
triangolo TIF. pur rettangolo,} noto l'angolo F.prefo per la
rParallafse,notinJì dunq; da parte li due angoli IOT. l'Jr'T.
e diefi fi prendano ifini, che fino, come fi vede notato. E per-
che'nel triangolo IOT. di quali parti il fino tutto TO. e
1000 00. di tallii fino TI. e 91276. e di pia nel triangolo
IFT. di quali il fino tutto TF. e x 000 00. di tali tifino 'i \ .
e $%2. per riirouar quante par tifa TF. di quelle , eoe TL.
e 1 ooo 00. diremo per la regola aurea . Qj^ando TI. e / 8 2 .
TF. è 100000. raa quando T I . fife 92276. quanto firtvoe
TF. moltiplichiamo 9227 6. p iooooó.ne viene 9217600^10
e quefto fi deue partire per s%2. he viene ìcQm.ejìyed<L~>
1 $854982. e tante parti faranno in TF. di quelle, eh e in TO.
fono /ooooo. Onde per voler fapere quante linee TO. fono
tn TF. divideremo 1 58 s4.982.per 1 ooooo. n everrai Jò. e
mezo proffimamente, e tanti femidiam. farà la diftanza dilla
fella F. dal centro T. e per abbreuiar l'operazione , vedendo
noi, come il prodotto del multiplicato di 92276. per rcoooo.
ti deue diuider prima per $82. e poi il quoziente per jooooq.
potremo fenza la multiplic azione di 92276. per 100000. e co
vnafnla diuisione del sino 92276. per il sino $8z. confguir
fubito Vìftefso , come si vede lì fiotto ; doue 92276. diuifo per
$8 2. ci dà Viftefs6'ilt8. e mezo in circa . Tenghiamo dunque
memoria , come la fola diuisione del sino TI. come sino dell1
* V 3 ango-
1 1 o Dialogo ferzo
. angolo TGL diuisoper il sino Ti. come sino deWàgolo-IFT*
ci dà la difianza cercata TF. in tanti femidiam. TQ.
Arsoli f10T.67.20.m.p.-\ri 92276.
m&m \lfT. 0.20.W.p.fJmt S82.
ri.
tf
ri.
TP.
~\$u2» _ ■ IO 0.0 00-. 92276.
0.
i;8$4(>8z
$82
9227600000.
$407002746
49297867
32S4*4
xooooQ | j $8 1 S4982
m
§82
92276
34070
492
3
Vedete bora quel che ci danno le ojferuaztoni del Penetro •, del
quale la dijìanza inferior dal Poloegr. 28.21.mi.pn. e la—>
Jupesior-e.gr. 28.2. mi.pri. la differenza gr.0.1 9 . mi.pri. e la
dijìanza dal vertice gr. 6.6. 22.mi.pri. dalle quali cofeji racco*
glie la dijìanza dellajhlla^dal -centro quafi 16 6. femidiam».
Anolì fI4C.66.27.?*p.'Yi/ùi 9167*.
tS3
• I
• • ■■
■ • " a«àk
91672. s SS
36397'
312
■ 4
■Esc*
Del Galileo. jit
Ecco quel che ci moflra Vcfèruazione di bicone prefa la più fa-
uoreuole per l'auuerjario : cioè la difìanza inferiore dal To/a
gr. 2S.13.mpri. e la Juperiore iS.i.mi.pri. lafciando la diffe-
renza ;cbe ìo,.\\ .mi.pri. come J e tutta fujfe Parallajfe : la di*
Jìanza dal vertice gr.62.1 ymi.pri. Ecco quzjòtto l'operazio-
ne, e la lontananza della jìcUa dal centro ritrovata :Jemidta+
metri 276 9
16. .' - ■ ' ' *
'mi . -
■ ?20.
Angoli l1/^:0^'^ /ir,
■ -276 9
S8SOO 16,
2418
Vojfèruazìone del T\einold. ctie-lafeguentecirendela diftanz*
della /iella dal ceìitrofemidiam. 7 p^
. ... \lAC.b6.s%.m.p.C r . 92026.
^*0hJlEC.o;w\fim 1,6.
ilo | 92Ò2Ó..1 16.
I 10SS8. •
Dalla feguente ojfenuazion del Landgravio Jì ritrae la dijlanzA
della fella dal centro femidiam. 1057.
Angeli VItf^7,&-fki 92°'2'
«* JIEG, o. ì.m.p.\f 87.
f057 »'
"87 I 92012.87
I 5663.
5
'Prtfe dal Camerario due 'delle fue ojferuazionì più fauoreuoli
pei l'autore, fi troua la lontananza della jìella dal centra fé-
midiametri 314J.
■
V 4 ^Angoli
"Sff Dialogo terzo
■
29 I 9H53.
I 4295
Lofpri" azione del Munofio non dà Parallafse , e pero rende la
fi ila nuoua tra le fife altiffìme: quella dell '^Ainzelio ce la dà
rv:vo:aper infinito Jpazio , ma con emendazion di vn mezo
minuto primo la rìpon tra lefifse: e Vifiefso fi ritrae dallVr fi-
no, con Scorrezione di 12, m.pr. De gli altri lAJlronomi no
afono le dfianze fopra, e fiotto il Polo, onde nonfipuò ritrar
co/a veruna . Hor vedete, come tutte le ofseruazioni di tut-
ti conusngono. in disfauor dell'autore in collocar lajìella nelle
:,-• regionì.CeleJli, ealtijfime.
SAGR. tSMa che difefa trou'egli contro a fi patenti contrarietà )
SALV. Vno di quei deboliffìmifili : dicendo, che le Parallajfi ven-
gono diminuite merce delle refrazionije quali operando con-
tràriamente fublimano il fenomeno ,doue le ParallaJJì lab*
bafsano . Hora quanto vaglia quefio miferabil refugio , giu-
dicateloda quefio , che quando quefi effetto delle refrazioni
fu/se di quella effìcacia,che da non molto tempo in qua alcuni
lAJlronomi hanno introdotto , al più chepotefse operar circa
ìekuarpiu del vero vn fenomeno fopra l'Orizonte , mentre,
tghfiadigià altozj. 0, 24. gradi, farebbe il diminuirgli circa
3 . minuti di Parallafse,il qual temperamento e fcarfijjìmo per
rilrar lajìella fiotto la Luna y & in alcuni cafi e minore , che
non e il vantaggio conceduto da noi nell' ammetter, chel'eccefi
fi della disianza inferior dal Polo fopra lafuperiorefià tutto
parallafse, il qual vantaggio } cojk a/sai più chiarate palpabi-
le, che l effetto della ref razione , della grandezza del quale io>
dubito, e nonfenza ragione . Ma più , io domando quefi au-
tore s'ei crede , che quelli lAJlronomi , delle ofseruazioni. dei;
quali egli fiferue, hauefisero cognizione di quefti effètti delizi
refr azionile vi facefsero fopra confider azione , 0 nò: fé gli co-
... nobbero,e confider afono , eragioneuol credere , che. di ejfite-
nefser conto nell' afsegn are le vere eleuazioni della ftella—> *,
facendo a quei gradi di altezze ,che fopra gli frumenti fi fior-
geuano ; quelle tare che erano c.onuenienti. merci dell'altera-
tuoni
Del Galileo^ 313
zioni delle reflazioni; immodo che le diftanze pronunziata
da loro fu fiero poi le corrette, e giù fé, e non le apparenti , <l~*
falfe . Ma sei crede , che tali autori non facefsero refieffìone
/opra le dette refrazioni , conuien confefsare , che eglino hab*
hi ano parimente errato in determinar tutte quelle cofe,le qua-
H non fi pof sono perfettamente aggiufare fenza la modifica-
zione delle refrazioni ; tra le quali cofe vna e l'inuefigazione
precifa delle altezze polari, le quali comunemente fi prendono
dalle due altezze Meridiane di alcuna delle felle fife, fempr e
apparenti, le quali altezze verranno alterate dalla refrazio-
ne nell'ifefso modo appunto,cbe quelle della fella nuoua;tal-
ebe l "altezza polare,che da efsejì deduce,verrà difettofa,e par-
tecipe dell' ifefso mancamento , che queft' autore afcriue alle
altezze afsegnate alla fella nuoua; cioè, e quella , e quefe po-
fte con pari errore più fublimi del vero . M a tale errore , per
quanto appartiene al noftro prefente negozio, nonprogiudica
punto -.perche non hauendo noi bifogno di faper' altro , che la
differenza tra le due diftanze della fella nuoua dal Polo,me-
tre ella glifi inferiore, e poi fuperiore, chiara cofa e, chetali
diftanze far an l'ifefe,pofta l 'alter •azion della reflazione
comunemente per la fella , e per il Polo , che comunemente
emendata per quefio, e per quella : udrebbe qualche momento,
benché dtbolfsimo,l 'argomento dell' autore, fé egli ci hauefie
ajjìcurati, che l'altezza del Polo fufse fata afsegnata precifa,.
v e emendata dall' error dependente dalla reflazione , dal quale
non fi fufsero poi guardati imedefimi tAfìronomi nell'afse-
gnarci l'altezze della fella nuoua',ma egli di ciò non ci ha fat-
ti ficuri, ne forfè ce ne poteuafare,ne forfè (e quefto è più ere-
dibile) tal cautela e fiata tralafciata dagli oferuatori ..
5AGR. P armi fopr abbondantemente annullata quefta infianza;;
pero ditemi in qual maniera e' fi libera poi da quelVhauer ma-
tenuta fempre la medefima diftanza dalle felle fife fue clr-
conuicine .
SALV. Apprendendofifimìlmente a due fili ancor più deboli del-
l'altro: l'vno de' quali e pur legato alla refrazione , ma tanto
men faldamente, quanto e' dice,che pur la reflazione operan-
do nella fella nuoua , efublimandolafopra il vero fito rende
incerte le diftanze vedute dalle vere, comparate alle felle fife
fue vicine: ne pofio a bafanza maravigliarmi , cornee difft-
nudi daccorgerfi, chela medefima r ef razione lauorerà nell'i-
ftefsa
514- Dialoga terzo
fejfo modo nella /iella nuovi , je nùì'aatha fua vicinai
fubllmando amendue egualmente ,o:,dt da tale accidente)
l'mteruallo tra effe refh inalterato , JJ alerò refugio ì ancor A
più infelice , e tiene affai dèi ridicolo ; fondandoci fopra l'er-
rore, che può nafeere nell'operazione pejfa strumentale; men-
tre che l' ojferuazione non potendo cosluuire il centro della—»
pupilla dell'occhio nel centro del fejtante (Jirumenio adopra-
to[nell 'oj/eruare gVinterualli tra due (ielle ) ma tenendolo
cleuatofopra detto centro quant'e la diflanza diejfa pupilla
da non so cheojfo della gota doue s'appoggia il capo dello fru-
mento, fi viene a formar nell'occhio vn' angolo più acuto di
quello y che fi forma da i lati del fé fi ante ; il qual' angolo de*
raggi dijferifc e anco dafe fiejfo , mentre fi riguardano Jiellc
poco cleuate [opra l'Orizonte,e le medefìme poi pofie in gran-
de altura ;fi 'fa dice tal' angolo differente , mentre fi vadia-*
eleuando lo frumento , tenendo ferma la tefla ; me fé nell' al-
zar il fef ante fi piegajfe il collo indietro , e (ìandaffe eleuan*
do la tefla infieme con lo frumento , l'angolo all' bora fi con*
feruerebbe l"ifleJfo . Suppone dunque la rifpofìa dell 'autor 'e—»»
che gli ojferuatori nell'ufo dello flrumento non habbiano al-
zato la tefla conforme al bifogno ; co/a che non ha del verifi*
mile . fM. a pò /lo anco , che cosi fujfe feguito , lofio giudica-
re a voi qual differenzapuòeffere tra due angoli acuti di due
triangoli equicrun , i lati dell' vno de i quali triangoli fi ano
lunghi eiafeuno quattro braccia, e quelli dell'altro quattro
braccia,meno , quante il diametro d'vna lente ; che affoluta-
mente non maggiore può efere la differenza tra lalunghezzA
dell'i due raggi vifìui , mentre la linea vien tirata perpendi-
colarmente dal centro della pupilla , fqpra il piano dell' 'afl<L~*
del fef ante ( la qual linea non è maggiore , che la groffezza-~>
del pollice ) e la lunghezza de i medefimi raggi , mentre ele-
uandofì il fef ante , fenza alzar infieme la tefla , tal linea—»
non cade pm a perpendicolo fopra detto piano, ma inclinafa-
€endo Vangalo verfo la circonferenza alquanto acuto . Mot
per liberare in tutto , e per tutto quefio autore da quefìe infe-
iici/Jime mediata ,fap pia {già che fi vede, che egli non ha mol-
ta pratica nell'vfo de gli frumenti agronomici ) che nei lati
delfefiante, ò quadrate fi accomodano due traguardi, vno nel
centro, e l'altro nell 'ejiremità oppofta , i quali fono eleuati vn
ditOy òpiu dal piano dell'aliene per lefommità di talitraguar-
difi.
Dei Galileo. 31$
dìjìfàpaffar'il raggio dell 'occhio, il quale occhiò sì tiene an co
• remoto dallo finimento vìi palmo, ò due, òpiù ancora ; talchi
ne pupilla, ne ojfo di gota , ni di tutta la per fona, tocca ,rìejt
appoggia- allo finimento , il quale finimento ne menojìfojiie-
nt, 0 fìekua in braccia, e majjìme , fé far anno dì quei grandi,
come [icoftuma, li quali pefando le decine, e le centinaia , ÌT
anco te migliaia delle libbre Jìfojiengono fopr a bajijaldijjìme:
- ■ falche tutta l Hnjlanza fuamfee . Queftifono i futierfugìj dì
quefto autore, i quali quando ben fuffero tutto acciaio, non lo
potrebbero folkuare dyvn centefìma di minuto ; e con quefiifi
perfuade di darci a credere , dhauer compenfata quella diffe-
renza, che importa più di cento minuti ; dico del nonjì eJSer*
QJferuata notabil diuerjìtà nelle diftaze tra vnaffìa,e la nuo-
uaftella in tutta la lor circolazione; che quado e Ciaf uff fiata
projfima alla Luna,doueuafarJÌ grandemente, cofpicua anco
allafemplice vifta,fenzaftrumeto veruno,e ma//ìme parago-
nandola co L'vndecima di Cajfìopeafua vicina agr.i .e mezo,
che di più di due diametri della Luna doueua variarJÌ,come
ben auuertirono i più intelligenti Aftronomi di quei tempi .,
SAGR. cMipar di vedere quell'infelice Agricoltore,che dopo l'ef
fergliftate battute,e deftrutte dalla tempejta tutte lejue af pet-
tate ricolte y va con faccia languida , e china raggranellando
reliquie così tenui , che non fon per baftargli a nutrir ne.
anco vn pulcino per vnfol giorno .
$ALV. Veramente,^ con troppo fcar fa proui/ione d'arme s'è le-
vato quell'autore contro a gì' impugnatori della inalterabili-
tà del Cielo, e. con troppo fragili catene ha tetato di ritirar dal-
le regioni altiffìme lajìella nuoua di CaJJìopea in quejlebaffe-,
& elementari . E perche mi pare, che affai chiaramente fi ' Jìa
dimostrata la differenza grande , che è tra i motiuidi quelli
AHronomi,e di queflo lorooppugnatore, farà benebbe lafcia<-
ta quejia parte, torniamo alla nojìra principal materia ; nella-
quale fegue la considerazione del mouimento annuo comune-
mente attribuito al Sole, ma poi da Ariflarco Samio inprima,
e dopo dal Copernico, leuato dal Sole, e trasferito nella terra;
contro alla qual posizione fento venir gagliardameteprouijlo
il S.Simp~<& in particolare con lo. ftoc co, e con Infeudo del li-
bretto delle conclusioni , a difquisizioni matematiche ,l 'oppu-
gnazioni del quale farà bene cominciare a proporre ,
&IMP. Voglio, quando così vi piaccia , riferbarU in vltimo, conm
quelk,che fono, levitimi ritrattate*. J Sarà
3 t 6 Dialo pò terzo
SALV. Sarà dunque necefjario, che voi , conforme al modo tenu-
to fin qui 3 andiate ordi/ia.amtKte propu^ndo le ragioni in
\ . contrario y jì dArìfiotile 3 come di altri an nchi , il che fon per
far" io ancora, acciò no.ircfii nulla indietro ftnza ejfef atten*
tamente confiderai & efaminato, e parimente USign.Sagr*
con la viuacità delfuo ingegno, fecondochè fi fentiràfueglia*
re, produrrà in mezo i fuoi penfieri .
SAGR. Lo j 'arò con la miafolita libertà ; e perche voi così comari'
date, farete anco in obbligo difcufarla .
SALV. lìfauore obbligherà a ringraziami, e non afcufarui.Ma
l cominci hor mai il Sign. Simplicio apromuouer quelle difficul-
tà 3 che lo rifpingono dal poter credere , che la terra aguifade
gli altri pianeti fi pojà muouer' ingiro intorno ad vn centro
flabile .
SIMP. La prima , e maffìma diffimltà è la repugnanza , & imo-
patìbilità,che e tra l'effer nel centro}e Vefferne lontano; perche,
quando il globo terreslrefi babbia a muouer* in vrì anno per
la circonferenza di vn cerchio , cioè fiotto il Zodiaco, e imponì-
bile 3cbe neWijìeffo tempo éfìa nel centro del Zodiaco;macbe la
terra fa in tal centro e in molti modi provato da AriiìùL da
Tolomeo, e da altri .
SALV. Molto bene difcorretey e non e dubbio alcuno, che chi vor-
rà far muouer la terraper la circonferenza di vn cerchio , bi-
fogna prima , che e' proui , che ella non fa nel centro di quel
tal cerchio; feguita dunque bora, che noi vegghiamo,fe la ter*
rafia, ò nonfia in quel centro , intorno al quale w dico>ch<L*>
ella fi gira, e voi dite, ch'elle collocata -, e prima , che quefo , è
necejfario ancora y che ci dichiariamo , fé di quefio tal centro
habbiamo voi, & io l'ifiejfo concetto, ò nò . T?e rò dite quale, e
douee quefo voflro intefo centro . • ■ .
SIMP. Intendo per centro quello deUvniuerfo , quello del mon-
do, quello della sfera fellata, qziel del Cielo .
SALV. Ancorché molto ragioneuolmente io poteffi 'metterui in—*
. _ , r , controuer/ia, fé in natura ha vn tal centro;eììendo che ni voi,
flato prouato ne a^n bamaiprouatOjJe il mondOjtafimto,efiguraio,opu-
da alcuno fé ve infinito , e interminato ; tuttauia concedendovi per 'bora ,
il Mondo fia che et fi *a f nito, e dì figura sferica terminato, e che per ciò hab-
finito , ò infi- . fca n fiu0 centro, conuerrà vedere quanto fia credibile \ che la
*It0 * terra, e non più tofto altro corpo, fi rifroui in ejfo centro.
SIMP. Che il mondo fia finito, e terminato, e sferico % lopfouas
'^Arìfiotile con cento dimoHr azioni . Le
cce ne-
che ey
ila mobile .
Del Galileo. 517
fALV. Le quali fi riducono poi tutu ad vnafola, e quella fola ài
niente, pò c:jì fé togli negherò ilfuo ajfnnto > cioè , che ìvm~ J-c - ^"f**
uerjo Jia mobile, tutte le fue dimojìr azioni cafeano . perche t Z™l'^zx \
non prona ejjer finito, e terminato, fé non qudlo dell "ve me r- c>ìe i'vnjllCrfo
Co , che e mobile . Ma per non muliiplicar le difvuie-x.oaceda- fa finito cafea
Jìper bora} che il mo'ndojì a finito, sferico,^ habbia il few cen~ no tacer
tro . E già che tal figura, e centro fi e argomentato dalla mo- pl ,*V
bilità, non farà, fé non molto ragioneuole , fé dagfifieffi mo-
ui?nenii circolari de corpi mondani, noi andremo alla parti- _,
colar inuesligazione del fìto proprio di tal centro: Anzi Arifi. tr0 jej|. yn^
medefìmo ba egli pur neW ifiejfa maniera difeorfo , e deterrai- llerfo quel pù»
nato ,facedo centro dell' vniuerfo queWifiejfo, intorno al qua- to intorno al
le tutte le Cele/li sfere fi girano ', e nel quale ba creduto venir quale tutte le
collocato il globo terrefire . Hora ditemi Sign. Sirnp. quando L~L£€ e
Arijìotilefi irouafie coslretto daeuidentifiìme efperienze &-* Si dubita di
permutar in parte quejìafua difpofizione,& ordine dell vai- z, jppofizioni
uerfifÒ1 a confejfare d efifer fi ingannato in vna diquefie due repugnati alla
prjpofizionijCioe, ò nel por la terra nel centro, ò nel dir, che le iua dottrina.,
sfere Celejìifimouejfero intorno a cotal centro, qual delle due teret>be Anf.
confejìoni credete voi, eh" egli elegejfe / neceflitato a__»
$IMP. Credo, che quando il cafo accade ffe , * Peripatetici riceuerne vna-
$ALV. N on domando de i Peripatetici, domando d'Arijl. mede-
fimo, che quanto a quelli so beni/fimo ciò che rijpondercbbcrOy
ejfì corner euerentijfimi, & humilijfimi mancipi/ d' Ari fi. ne-
gherebbero tutte l 'ejperienze,e tutte l'ojfiruazioni del mondo,
e recherebbero anco di vederle , per no le hauere a confeJfaref
f direbbero, che il mondo sia , comeferifie Arifi. e non comt^>
vuol la natura,perche toltogli l'appoggio di quelV autorità,con
che vorrefìe, che comparijfero in campo ? E pero ditemi pure
quel che voi filmate, che fujfe per far Arifi. medefìmo .
$1MP. Varamente non mifaprei rifoluere qual de' due inconue*
nienti é fujfe per reputar minore ,
&ALV. Non vfate digratia quefio termine di chiamar* ìnconue-
niente quel chepotrebb'ejfer necejfario', che fujfe cosi . Incon-
uenientefu il voler por la terra nel centro delle celefii reuolu-
zioni; magia che voi nonfapete in qual parte é fujfe per in*
tlinare-, filmandolo io huomo di grand" igegno , andiamo efar
minando qual delle due elezionifia la più ragioneuole,e quel-
la reputiamole fujfe la riceuuta da Arisi otile . Ripigliando
dunque ilnofiro. ragionamento da principio ,e pofio ingrazia
à'vArifi»
Ji8 « Dialogo terzo
d"Arifi. che il mondo (della grandezza del quale non hahbta»
tnofenfata notìzia àlwe alle Hdlefifie ) come [quello , che e dì
figura sferica , e circolar mete Ji muoiie habbia nectjfariami-te%
e ri/petto alla jìgura , e ri/petto al moto vn centro , & ejfèndo
noi oltre a ciò (curi , che dentro alla sfera (iellata fono molti
orbi l'vno dentro all' 'altro con loro felle, che pur circolarmen-
te fi muouono, fi cerca quel chef a più ragioneuol credere , c_>
dire , che quefii orbi contenuti fi muouano intorno all'ifiejfo
centro del mondo fo pure iìitor no ad altro affai lontano da—*
quello ì 'Dite bora Sign. Simplicio il parer voflrotcirca que*
fio particolare
P'ù conueni- SIMP. Quando noi potè/fimo fermarci f opra quefio folo prefup-
ente è che il pofìo,e chefujfimofi-cìirì dì non poter incontrar qualche altra
contenente , e cofa, che ci d'ifiurbajfe, io direi, che molto pia ragioneuol fuffe
il contenuto fi fì ^jre> cjos ji continente , e le parti contenute Jimouejfer tutte
muouano m- c-na vn comt{n centro, chef opra diuerfi .
fo centro, che $Mfe? Hora quandofia'vero , chel centro del mondo fa Yi/ìeffo ,
lopra diuerfi . che quello intórno alqualefir/iuoziono gli orbi de i corpi mo~
Se il cétro del dani,cioe de* pianeti, cerìijjìma cofa e, che non la terra,mapik
mondo è l'i- tofìoìl Solefitroua collocato nel centro del mondo . Talché
ilo "r toi> quanto a quefìaprima/èmplice,e generale apprenfione,il luo-
no al quale fi g° di mezoe del Sole, e la terra fitroua tanto remota dal cen-*
nuio'jonoi pia tro, quanto daWìfiejfo Sole .
netUl Sole, e SIA1P. Ma da che argomentate voi, che non la terra, ma il Sole
non la terra, e j}^ mi centro defle conuer sioni de" pianeti i
e^0 . SALV. ' Concludesi da euìdeniiffìme, e perciò necejfariamente con-
cludenti,o/ìeruazioni , delle quali ie più palpabili ,per efcluder
la terra da coiai centro , e collocami il Sole , fono il ritrouarsi
n~ . . tutti i pianeti bora più vicini, & bora più lontani dalla terra
dalle quali fi con differenze tanto grandi , che v.gr. Venere lontanijftma si
raccogliete il trouàfei volte più remota da noì,che quando eli' e vicinifsima,
Sole, e non la e Marte si inalza quasi otto volte pia in vno , che in vn altro
terra effer nel fiato . Vedete intanto fé lArifiot. s ingannò di qualche poco,
cetro e e 1 e- . creder, che e fulTero fempre egualmente remoti da noi.
uoluzioni ce- '.../. M „•; ,*..<-* , . . ,
letti . S1MP. Quali poijono gì indìzi/ , che i mouimenti loro Steno in-
torno al Sole?
SALV. Si argomenta ne ì tre pianeti fuperiorì , Marte , G'wut~> >
e Saturno, dal trouarsifempre vicmijjìmi alla terra , [quando
fono aWopposizion del Sole, e lontanifsimì quando fono ver-
fo la congiunzione , e que fio auukinamento f & allontana-
mento
Del Galileo! 319
mento importa tanto, che Marte vicino si vede ben 60. volte £a mut*f %f
r 1 ivi ,r. ■ >• ligure in ve*
maggiore, che quando e hntamjsimo . Di Venere poi, e di ngre arg0mé-
Mercurio si ha certezza citi rivolgersi intorno al Sole, daino ta il ino moto
si allontanar mai molto da lui3 e dal veder/egli borfopra, & effer' intorno
bor Cotto, come la mutazion di figure in Venere conclude ne- al Sole.
rn -.^ 1. - <■ J i 11 • j. ^ • La Luna non
ceratamente , Della Luna e vero , che ella non si può m ve- , fepararg
run modo f parar dalla terra per le ragioni 3 che più di/tinta- ^\\A tcrr*.
mente nelprogreffo si produrranno.
$AGR* Io mi afpetio tihauer afentir co/e ancor più merauigliofè
dependenti da que fio mouhnento annuo della terra > che non
fono fiate le dependenti dalla conuer sione diurna .
$ALV. Voi non v'ingannate punto ; perche quanto alt operar il
moto diurno né" corpi cetefii non fu, ne potette e ffef altro , che ,^.oto annim
• !/»• •»■ /* ••»/* . r »■ j della terra mtt
tifarci apparir l vniuerjo precipito] amente Jcorrer in contra- fcojant}0fi Cq
rio ; ma quefto moto lannuomefiolandq/i con i moti partico- j motj de gli
lari di tutti i pianeti, produce moltifsimeftrau aganze >le qua- altri pianeti
li hanno fatto j/n/jora perder la fcherma a tutti i maggiori produce appa
buomini del mondo . Ma ritornando alle prime apprenjìoni renz? "rau2~
generali, replico che il centro delle cele/ti conuerjìoni de i cin- °
que pianeti, Saturno, Gioue, cMarte, Venere,e Mercurio ,e il
Sole; e farà del moto della terra ancora, fé cifuccederà dimet-
terla in Cielo . Quanto poi alla Luna queftaha vn moto cir-
■ tolare intorno alla terra , dalla quale (come ho già detto) in—j
modo alcuno nonjìpuofeparare,ma non pero refta ella d'an-
dare intorna al Sole t insieme con la terra e ol mouimento an-
nuo .
HMP. Io non refto ancora ben capace di queftaftrutturafeforfc
co 'l farne vn poco di difegno s intenderà meglio , e più ageuol-
mente si potrà decorrere intorno ad ejìa .
SALV. E così sia ; anzi per voftra maggior fodisfazione , e mera-
uiglia injieme , voglio , che voi fu J so la difegniate , e veggiate
come, non credendo d'intenderla, ottimamente la capitele foto
co'l rifponder' alle mie interrogazioni la de fcriuerrete puntu-
almente . Pigliate dunque vn foglio, e lefefte; Ejìa quefta—»
carta bianca l'immenfa efpanjìone deììvniuerfo , nella quale
voi bau et e a dif tribù ire , & ordinar le fue parti , conforme a ~R"e&n ^ *;
che la ragione vi detterà . E prima éfsendo,chefenza mio in- vniuerfo dalle
fegnameto voi tenete per fermo_ la terra efser collocata in que- apparenze .
fto vniwjrfoyperb notale vn puntò à voftro beneplacito intor-
no al quale voi intendete ella efser collocata, è conirafsegnaie-
io con qualche caf attere , '' ' - Sia
■
Jio Dialogo terzo
BIM*P. Siaqueftofegnato A. ti luogo del globo terre/ire.
SALV. Benefta . So feconda riamente , che voi fapete beni/fimo},
che efsa terra non e der ro al corpo folare , ne meno a quello
contigua, ma per certo Spazio di/tante, e però af segnate at So-
le quaX altro luogo più vi piace remoto dalla terra a voftro bt*
neplacito, equefto ancora contrafsegn'ate .
&IMP. Beco fatto : Sia ti luogo del corpo folare qutfto fegnato Q*
SALV. Stabiliti qttefti due , voglio, che penjtamo di accomodarti
corpo di Venere in tal maniera, che lo fiato , emouimentofuo
pofsafodisfar'a ciò , che dì eflicì mojtrano lefenfate apparen-
Del Galileo . 3 2, i
ze; e pero riduceteui a memoria quello,che, òper i difcorfi pafi-
fati) òper vo/ire proprie offeruazioni hauete comprefo accade-
re in tale/iella: e poi affìggatele quello fiato, che vi parrà con-
ttenirfele .
SIMP, Po/io che fieno vere le apparenze narrate da voi, e che ho
lette ancora nel libretto delle conclufionì, cioè, che talejiella no
fi difcojii mai dal Sole, oltre a certo determinato internatio di
40 . e tanti gradi, fi che ella gii mai non arriui non /blamen-
te alloppofizion del Sole, ma ne anco al quadrato, ne tampoco
ali a/petto fejlilese più, che ellafimojìri in vn tempo quafi 40. Venere gran-
volte maggiore, che in altro tempo, cioè grandiffìma , quando diflima verio
fendo retrograda va alla congiunzion vefpertina del Sole , e Vefpe"f/n1"^
piccoli ffima, quando con mouimento diretto va alla congiun- piccoliffima_»
zion mattutina ; e di più fendo vero , che quando ella appar verfo la mat-
grandifsimafi mojiri di figura cornicolata , e quando appar tutina.
piccolifsimafi vegga rotonda perfettamente, fendo , dico, vere
totali apparenze, non veggo, chefipojfa sfuggire di affermare
talejiella raggirarfi in vn cerchio intorno al Sole , poiché tal- Si concluder
cerchio in ninna maniera fi pub dire, che abbracci, e dentro di neceflariamé-
fé contenga la terra, ni meno, chefia inferiore al Sole, cioè tra te Ve"ei!e raS
ejfo, e la terra, ne ancofuperior'al Sole ► Non può tal cerchio „0 ai 50]c ,
abbracciar la terraperche Venere verrebbe taluolta alloppofi-
zion del Sole, non pub effer inferiore , perchè Venere cir cai v-
na,e l altra cogunzione co' l Sole fi mostrerebbe falcata; né pub
ejfer Juperiore, perche fi mostrerebbe fempre rotonda , né mai
cornicolata ; e però per il ricetto di leifegnerò il cerchio QH*
intorno al Sole,fenza che egli abbracci la terra ►
SALV* Accomodata Venere yè bene , che penfiate a Mercurio, il
quale , come fapete, trattenendo/i fempre intorno al Sole mol-
to meno da lui fi allontana, che Venere ;però confiderate qual
luogo connenga a/degnargli *
SIMP. None dubbio, che immitando egli Venere, accomodati^- T] . „
ma ftanza farà per lui vn minor cerchio dentro a quelio di J ?;U?Jl"™"
■wr ■ 1 et 1 ir 1 rr> i 11 r> J • ' to ai iviercii-
Venere, e pure intorno al Sole ej/endo maj/ime della Jua vici- t\o fi concia-
nità al Sole, argomento,^ indizio affai concludente la viua- de effer intor-
cità delfuofplendorefopra quello di Venere, e degli altri pia- noal Sole dé-
neti: potremo dunque con tal/ondamentofegnare il fuocer- y 1 orbe"1
ch'io, notandolo con li caratteri BG.
SALV. Marte poi doue lo metteremo /
SIMP, Marte, perche viene all' oppofizion del Sole, è neceffàrio,
X che
M-srte Dccef-
Variamente co
prende détro
al fuo orbe la
terra , e anco
iiSoìe*
Matte alPop-
polìzion del
Sole lì morirà
feifanta volte
maggiore, che
ver lo la con-
giunzione »
Gioite , e Sa-
tiirno circon-
dano effì anco
ra la terra, e']
Sole*
fappreflamé
to , e difcolla-
mento de i tre
pianeti fupe-
riori importa
il doppio del-
la diitanza del
Sole-
Pi uerfìtà del
1' apparente-*
grandezza mi
cor' in Satur-
no, che in G io
uè j e in Gio-
ue,cheinMar
te, e perchè.
Orbe della__»
Luna abbrac-
cia la terrai,
ma no il Sole.
3 2,x Dialogo terzo
che coli fuo cerchio abbracci la terra; ma veggo, eh* é bifogntù*
per necefità ch'egli abbracci il Sole ancor a;imper occhi venen-
do alla congmnzion ctfl Sole ,fe é non gli pajfafe difopri—>>
ma gli fufse inferiore, apparirebbe comicolato, come fa Vene-'
pe, e la Luna : ma eglifi moftr a fempre rotondo , adunque è
■nccefsario , che egli includa dentro al fuo cerchio non meno il
Sole, che la terra „ E perchè mi fornitene, che voi babbiate det-
to, che quandoefo e aU'oppofizion del Sole,fimoftra 60. vol-
te maggiore, che quando e -verfo la congiunzione, parmi , che
molto bene fi 'accomoderà a qztefte apparenze vn cerchio intor-
no al centro del Sole, e che abbracci la terra, quale io noto
adefsd , e contro/segno DI. doue Marte 'nel punto D. e vici-
nifsimo alla terra, & ì oppojìo al Sole: ma quando è nel pun-
to I. e alla cangimi zion col Sole, ma lontani/fimo dalla terra.
E perche Tifi effe apparenze fi of sentano in Gioue , £r in Sa-
turno, fé ben con afsai minor diuerfìtà in Gioue, che in Mar-
te, e con minor" ancora in Saturno, che in Gioue: mi par com-
prendere, che molto acconciamente fodisfaremo anco a quejìi
due pianeti, con due cerchi pur intorno al Sole, e queflo prima
per Giouefegnandolo EL. & vn altro fuperiore per Saturno
- notato FM»
SALV. Voi fin qui vi fete portato egregiamente . E perchè (come
vedete) V appref samento, e difcojìamento de' tre fuperiori vieti
mifurato dal doppio della dijìanza tra la terra, e l Sole,queJla
fa maggior diuerfìtà m Mar. che in Gioue, per e/sere il cerchio
DI. di Marte, minore del cerchio EL. di Gioue, efimilmente,
per chi quejlo EL. e minore del cerchio FAI. di Saturno , la—>
medefima diuerfìtà e ancor minore in Saturno , che in Gioue;
e cìo puntualmente rifponde all' apparenze . Rejìa bora , che
penfiate di afsegnare il luogo alla Luna .
SIMP. Seguendo l'ijiefso metodo , che mi par concludenti/fimo ,
poiché reggiamo, che la Luna viene alla congiunzione, & al-
l'oppofizione del Sole , e necessario dire , che il fuo cerchio ab"
bracci la terra, ma non bifgnagià , che egli abbracci il Solt^>t
perche quando ella fufse verfo la congiunzione, non fi mo-
strerebbe fidcata, mafempre rotonda , e piena di lume . Oltre
che già mai non potrebbe ella farci , comcfpefse volte fà,V eciif-
fe del Sole, con finterporfitra efso, e noi; è dunque necefsario
afsegnarle vn cerchio intorno alla terra, qual farebbe queflo
NrP.fiche cojììtuita in T. ci apparifea dalla terra A. cógiun-
ta ca'l
Del Galileo. 323
taco'l Sole, ùndcpofsa talboraeclifsarlo, epofia in N.fiveg*
ga oppo/tJ al Sole, & in tale fiatopofsa cadere nell'ombra del-
la terra, & ofcurarfi .
SALV. Hora, che faremo Sig. Simplicio delle /ielle fife l Voglia-
mole por difseminate per gì' immenfi abijji dell' vniuerfo in—»
diuerfe lontananza da qualfiuoglìa determinato punto; bpuf
collocate in vna fupcrficie sfericamente difefa intorno a vn
fuo centro'ificbecìafchedunadi lorofia dalmedejìmo centro
egualmente difiante ?
SIMT. Più tofto torrei vnaftrada di mezo ; egli af segnerei vn*
erbe defrìtto intorno a vn determinato centro , e comprefo Situazione
dentro a due fuperficie f eriche , cioè vna alùffìma conuefsa, e probabile del
l'altra inferiore , e concaua, tra le quali coftituirei V innume- ^ , *eJ? TV
rabil moltitudine delle felle -, ma pero in diuerfe altezze,e que- /^~,ajg jasfe-
fta fi potrebbe chiamar la sfera dell vniuerfo continente den- ra dell'viiiue»
tro di figli orbi de i pianeti, già da noi difegnatì . fo «
$ALV* adunque già bauiamo noi Sign. Simp.fin qui ordinati i
corpi mondani giufto fecondala difribuzion del Copernico ,.
e ciò fi e fatto di propria mano voftra; e di più atuttibauete-
voi afsegnati mouimtnti propri/, eccettuatone il Sole,laterray,
e la sfera ftellata; O" a Mercurio son Ven. bauete attribuitogli
moto circolare intorno al Sole, seza abbracciar laterraiintor-
no al medefimo Sole, fate /nuouer li tre Juperiori, Mar. Gio.e
Saturjomprendédo la terra detro a i cerchi loto, ha Lunapoì
nò pub muouerfi in altra maniera,cbe intorno alla terrazza
abbracciar il Sole, e pure in quefti moti couenite voi ancora co'l
medefimo Copernico . Rejiano bora da decidere tra il Sole, la ^a qln-cte jj
terra, eia sferaJleUata tre cofe, cioè la quiete, che apparifce ef- moto annuo,
fer della terra-, ti mouimento annuo fiotto il Zodiaco , cheap- & il diurno
parifce effer del Sole ; e il mouimento diurno ,. che apparifce ef- ^ei.l0"° 7^"
fer della sfera flellata, con participarlo a tutto il refio dell' vni- {Sj^S * S^
uerfo, eccettuatone la terra . Et ejfendo vero, che tutti gli or- firmamento.
hi de' pianeti, dico di Mercurio, Venere, Marte, Giouei, e Sa- Di vna» sfera
turno fi muouono intorno al Sole,come centro loro;di ejfo So- mobile,più ra
le par tanto pia ragioneuole, che fiala quiete , che della terra , S10"611*?1 co&
quanto di sfere mobili, e più ragioneuole, che il centro fìiafer- [\ [uo centro-
mo, che alcun altro luogo da ejfo centro remoto ; alla terra-* fìa frabile,chc
àunque,la qualrefia cofiituitain mezo aparti mobili,dico tra q»al fi uoglia
Venere, e Marte, che l 'vna fa lafua reuoluzionein noueme- altra ftapar-
fit e l'altro in due annit molto acconciamente fi pub attribuire *
X a il.m&
£24 Dialogo terzo
iìmouimento d,vri>anno,lafciando la quiete al Sole. E quan-
do ciò fia yfigue per necejfaria ccnfiguenza , che anco il moto
Dadofi il mo- diurno Jta delia terra; imperocché , fé Bando fermo il Sole , la
to annuo alla terra no fi riuolgejfe in fé fìejìa, ma filo hauejfe il moutmento
terra conine- annuo intorno al SoleJl nofiro anno non farebbe altroché vn
anco il diui> giorno ? & vna notte, cioefii me/idi giorno, efei mejì di not*
no. te, com' altra volta s'è detto , Vedete poi quanto acconciamen'
te vien leuato daWvniuerfo il precipitofijfimo moto delle 24»
bore, e come lejìelle fife , che fono tanti Soli,conforme alno-
Jiro Soìe,godono vna perpetua quiete . Vedete in oltre quan-
ta ageu olezza fi troui in quejioprimo abbozzamento ,per re*
der le ragioni di apparenze tanto grandi ne' corpi celejìu
SAGR. Io lafcorgo benijjìmo , ma Jt cime voi da quejlafimplicità
raccogliete gran probabilità per la verità di cotalfiflema,altri
forfè per V oppoftto, ne potrebbe far. contrarie deduzionv,dubi-
tando nonfenza ragione, come ejfendo talcoftituzione anti-
'hijjìma de Pitagorici, e tanto bene accomodata all'apparen-
ze habbiapoi nelprogrefso di migliaia d'anni hauto così pochi
feguaci,efiafin da Arijlot. medefimo fiata rifiutata-, e doppo
Viftefso Copernico, vadia continuando neWiftefsa fortuna .
8ALV. Se voi Sig, Sagr. vifojle alcuna volta abbattuto , fi cori io
molte, e molte volte incontrato mi fono, afentir quali forte di
Jcempiezze bajlano a render contumace , & ' imperfuafibile il
vulgo alprejlar V orecchio , non che Vajfenfo a quefle nouità,
credo, che ajfaiin voi Jl diminuirebbe la merauiglia del tro-
-uarfi così pochi feguaci ditale opinione,ma poca Jlima per mio
■ parer e fi deuefare di ceruelli, a i quali per confermagli,efijfa*
Difcorfì più , mente ritenergli nell'immobilità della terra, concludenti/fimo)
che puerili ba dimoFlr azione è il vedere, comejlamani non faranno a defi-
fìanti per nte naf in Costantinopoli, nejìafera a cena nel Giappone , e che
lieiP ^d ' e fon certì-> c^e ^a ierra) comegrauiffìma non pub montar sufo-
della labilità Pra & ^o/e > e poi a rompicollo calare a baffo , di quefli tali , il
della terra. numero de' quali e infinito, non bifogna tener conto, ne regi-
firar le lorofiiocchezze , e cercar di fare acqui/lo d'buomim,
nella cui difinizione entra filo il genere, e manca la differen-
za, per hauergli per compagni nette opinioni foitilijfjtme , e de-
lie atijjtme . In oltre qual guadagno crederete voi di poter
malfare con tutte le dimofirazioni del mondo , in ccrue'iìi ta-
to flolidi, che non fono per fi jìefiìbajtsmtiaconofar lelàr
così eftreme pazzie / JMa la mia Sig. Sagr. e molto dijfirente
dalla,
Del Galileo; }z$
dalla voftramerauiglia, voi vi marai/iglt4té y yhe così 'pochi
Jianofeguaci della opinione de" 'Pitagorici ; & ìoftupìfco , co-
mefèjta maijln qui trottato alcuno, che Vbabbid abbracciata)
tfeguita : nepoffb a bajìanza ammirare l 'eminenza dell' inge- :
gno di qudli, che l'hanno ricevuta* e iìimata vera, & hanno Goffrali qua-
con la vivacità dell'intelletto loro fatto forza tale a i propru to fia ìmpro-
fenfi ', che habbiano pò futoantepor quello , che il dijc&rfj gli babile i'opi-
dettaua,a quello <,cbe U 'fenfate esperienze gli moffì auanó aper- nion ^e* Co*
tijjìmamenie m contrario . Che le ragioni contro alla verti- Peai*g0 •
gì ne diurna della terra già efaminate da voi habbiaho gran-
difsima apparenza , già l'habbiamo veduto , e Yhauerle rice-
uute per concludent'ifsime i l 'olemaici, gli Arijìot elici , e tutti '
i lorfeguaci, è ben grandifsimo argomento della loro efficacia;
ma qudle efper lenze, the apertamente contrariano àlmoui-
mento annuo fon ben di tantopiù apparente repugnanza, e he j a ragione , %
( lo torno adire) [non poffò trouar termine alVammirazhn il ciliegio \r\
mia, come habbiapojfuto in Arijìarco , e nel Copernico far la A nitauco, eJj*
ragion tanta violenza al fenfo , che contro a qmftoeìtu (ì Zia nr Pp™1-*
fatta padrona della loro credulità. ► H no alféio ma-»
SAOR. Jddunquejìamo per hauere altri contrafti gagliardi con- nifeflo.
tro a quedo mouimento annuo ancora \ì
SALV. Siamo', e tanto euidenti, efenfati,.che fie fenf) fuperiore , e
più eccellente de i comuni , e naturali non siaccompagnaua
c:n la ragione, dubito grandemente \, che io ancora fa: ei fiato
affai più ritrofo contro al siftema Copernicano, di quello , che
ftaio non fono, doppo che pia chiara lampada, chelaconfueta
mi ha fatto lume .
SAGR. Hor dunq; Sig. Salu. vegnamo , come si dice alle frette ,
eòe ogni parola, che si f pende m ahro mi par gettata via-,
SALV. Eccomi afruirui . Già vi ho difegnato la forma delfìfie-
ma Copernicano ; contro alla venta del quale muoue prima
Jierifsimo affatto Alarte ifleffb,il quale, quando fujfe vero,che Marte muou«
variajfe tanto le fue diflanze dalla terra, che dalla minima al- ^ei"° affako
la maf sima lontananza ci fufse differenza quanto e due voi- c^nt^° a* &&%
te dalla terra al Sole, farebbe ntcejfario,cbe quatzdo e a noi vi- u" °Pern»
cinij/rmo fi moflraffe ilfuo difeo piudi 60. volte maggiore di
quello , che fi moslra quando e lontani/fimo ; iuttama tal di-
uerjità di apparente grandezza non ciji forge; anzi nella op-
pofzioneal Sole, quando e vicino alla terra, non fimojìra ne
anco 4. 0 j. volte più grande, e he quado vèrfo la congiunzio-
X 3 ne vie-
Apparenze di
Venere fi mo»
ftrano difeor-
di dal fiitema
Cop arnie.
Altra difficili
tà molla da_»
Venere còno
al Copernico8
Venere fccon
do il Coper-
nico, ò lucida
per fé ftefla ., ò
di iuftanza tra
fparente.
11 Copernico
tace la pòco
variata gran-
dezza in Ve-
nere, & irw
Marte .
La Luna per-
turba affai 1'
ordine [de gli
litri pianeti .
Ìi6 Dialogo terzo
ne viene occultato fotto i raggi del Sole. Altra, e maggior difit-
alitaci fa genere, che fé girando intorno al Sole,come afferma
il Copernico gli fu fé horafopra , & bora fotto , allontanan-
àojì, éX apprejfandofia noi , quoto verrebbe ad efkfil diame-
tro del cerchio da lei de fritto, quando fu] fé fotto il Sole , e a-*
noi vicini] jlma , doterebbe il fuo difeo moììr arci/i poco meno
di 40. volte maggiore ; che quando hfuperiore al Sole , vicina
all' altra fua congiunzione,tutta via la differenza e quafìim-
percettibile . Aggiugneji vn' altra dijjicultà , che quando il
corpo di Venerejia per fé fìeflo tenebrofo , e foto rifplendd, co-
meta Luna, per rilluminazion del Sole, come par ragioneuo-
le;quando. ella fi ritrouafotto il Sole dourebbe moBrarcifi fal-
cata, comèta Luna, quando parimente elle vicina al Sole : ac-
cidente, che in ieinan apparijce; per lo che il Copernico prò-
. nunzìbi che eliaco fujfe lucida per fé medefìmajo che lafua 'ma-
. teria fu/se tale. , cheputefse imbeuerfi del lumefolare , e quello
tra/mettere per tutta la fzi a profondità, Jì che potef se mojlrar-
cijìfempre rifplendente;. & in quejio modo fuso il Copernico
il non mutar figura in Venere 5 ma della poco variata gran-
dezza di lei non difse cofa veruna, e di Marte afsai meno del
fuo bifogno;credo per non poter afua fodisfazion faluare vn*
apparenza tanto repugnante alla fua ':pofizione,e pur per fuo*
fo da tanti altri rincontri ci Jì mantenne , e Ihebbe per vera »,
Oltre a quejle cofe,. il far che tutti i Pianeti infìeme con la ter-
ra Jìmuouano intorno al Sole , come centro delle lor conuer-
sioni , e che la Luna fola perturbi cotale ordine , & habbia il
fuo mouimento proprio intorno alla, terra; e che insieme insie-
me, & efsa, eia terra, e tutta la sfera elementare si muouà in
vrìanno intorno al Sole, par che alteri in gttifa lordincrche lo
renda inuerisimile , e falso . Quefìefon quelle dijfcultà ,_ che
mi fanno marauigliare,come AriJìafCo,e il Copemico,che non
puòefser, che non Ih abbiane ofseruaie,non le hauendo poi po-
tute rifoluert , ad ogni modo habbiano per altri mirabili ri-
feontri confidato tanto in quello, che la ragione gli dettaua,che
pur confidentemente habbiano affermato non poter la ftrut-
tura dell' vniuerfo hauere altra forma, che la da loro dijigna-
ta . Ci fono poi altre grauijjìme, e bellijìime dijjicultà, non co-
li ageuoli da efser rifoluU dagli ingegni mediocri, ma pero pe-
netrate, e dichiarate dal Copernico. , le quali noi rimetteremo
£ìù di fotto, doppo che hauenmo rifpojio ad altre opposizioni
di
Del Galileo .^ 32,7
dì altri, che si mofirano contrarie^ quefi a posizione . Hora
venendo alle dichiarazioni, e rìfpqftemlle tré addotte grauijfi- Si rifponde al
meobiezioni,dico,cbe le due prime non folamente non contra- Ie $nJ?e tr^
, r A r 1 ;~ r 1 x opposizioni
nano al si/tema Copernicano, ma grandemente , (ty aj soluta- c£„tro aififtt
mente lo fattori/co no ; perchè , e Marte , e Venere si moftrano nu Coper.
difeguah a fi fiefsi, fecondo le proporzioni afegnate; e Venere .
fatto il Sole si moftra falcata, e va puntualmente mutadofue
figure nello ftcf so modo, che fa la Luna .
SAGR. Ma coni e fiato quefto occulto al Copernico , e manifefio
a boi l
SALV. Qtiejle cofe non pojfono ejfer comprefifie non colfenfo del*
la vifìa, il quale da natura non e Rato conceduto agli buomi-
ni tanto perfetto, ebefia potuto arriuare a di/cerner tali diffe-
renze; anzi pur lojìrumenio fìeffo del vedere afe medejimo
reca impedimento; ma doppo che all'età nojìra e piaciuto a Dio
di concedere aWbumano ingegno tanto mirabiC inuenzion di
poter perfezionar la nojìra vifia colmultiplicarla^..6.io.20 .
30. e 4.0. volte, infiniti oggetti, che ò per la loro lontananza,
oper la loro efirema piccolezza, ci erano inuifibili , fi fono col
mezo del Telefcopio refi vifibilifiimi .
SAGR. Ma Venere, e Marte, non fono de gli oggetti inuìfibìli per-
la lor lontananza, ò piccolezza, anzi pur gli comprendiamo
noi coti lafmplice vifìa naturale: pei chi dunque non difìin-
rruiamo noi le differenze delle grandezze , e figure loro .<*
SALV. In quello ci ha gran parte l'impedimento dd nofìro occhio ,\ .
n r? ìi- ti 1 , ■ ■ Kapione on-
sre/So, come pur bora vi ho accennato , dal quale gli oggetti ri- ^e aiuicnga
Jplzndtnti, e lontani non ci vengono rapprefentati ' J empiici , e che Venere, e
febietti; ma ce gli porge inghirlandati di raggi auuentizij , e_^ Marte non ci
Stranieri, cosi lunghi, efolti,cheil lor nudo corpicello cifimo- appariicano
Jìra ingrandito io. 20.10 0. e mille volte più di quello, cb<Lsya'u*1 £raclc*
ci fi rapprefenterebbe, quando fé gli leuaffe il capellizio radio- uiene.
fo nonfuo .
SAGR. Hora mi fouuiene d"hauer letto non so che in quefla ma-
teria, non so se nelle lettere solari ,fi nel Saggiatore del nofìro
amico comune, ma non farà fé non bene, fi per ridurlo in me-
moria a me, /i per intelligenza del Sig. Simp. che forfè non ha
vifle tal: fritture, dichiararci più dif tintamente, come flà que-
fto negozio, la cui cognizione penfo , ebefia molto neceffaria }
per ben rtjiar capace di quello, che horafi tratta .
SlMjr\ A me veramente giugne nuouo tutto quello , che dì prese-
ci 4 tevien
Operazioni
del Telefco-
pio reputate-*
Fallacie da i
Peripatetici .
318 Dialogo terzo
te vien portato dal Sìg. Salu. che per direil vero non ho hauto
curio/ita di lègger cotefii libri, né ho fin qui preflato molta fede
all'occhiale nuouamete introdotto ; anzi feguendo le pedate de
gli altri [filofofi Peripatetici miei conforti) ho creduto ejfer fal-
lacie, e inganni de i crijlalli quelle , che altri hanno ammirate
per operazioni Ftupende : e però quando iofiafìn qui fiato in
errore) mi farà caro d'eterne cauato ; e allettato dall'altre no-
uità udite da voi farò più attentamente aftntire ilrefto .
SALV. La confidenza) che hanno quefti tali huomini del proprio
loro accorgimento e non meno fuor di ragione,di quel chefia
lapocajlima, che fanno del giudizio altrui; & e gran cofa,cbc
fi Rimino atti a poter giudicar meglio d'vn tale frumento se-
za hauerlo maijperimentato, che quelli) che milk) e mille efpe-
rienze ne hanno fattet e ne fanno ogni giorno . Ma lafciamo
di grazia quefìafirta di peruicaci,chenonfi pojfono ntanco
tajfare, fenza hon orar gli più , che non meritano . E tornai
do al noflro propojito dico, che gli oggetti rifplendenti)òfìa che
il lor lume fi refranga nella humidità)Che èfopra le pupille, o
fi reflettane gli orli delle palpebre, fpargendo i fuoi raggi re-
fieffifopra le mede/ime pupille , òfiapur per altra cagione , Jì
mojlrano aW occhio noflro circondati di nuoui raggi , e perca
maggiori affai di quello, che ci fi rapprefenter ebbero i corpi lo~
rofpogliati di tali irradiazione; e quejìo ingrandimento fi fa
con maggiore) e maggior proporzione, fecondo che tali oggetti
lucidi fon minori, e minori ; in quella guifa appunto, cbeJLa
noi fupponejfimo , che il ricrefcimvnto d,é crini ri/plendentì,
fuffe v.g. quattro dita, la qua) [giunta fatta intorno a vn cer-
chio , che haueffe quattro dita di diametro accrefeerebbe noue
volte lafua apparente grandezza ; ma
più piccoli.. SIMP, Dubito, che voi habbiaie voluto dir tre volte ; per chi ag-
giunto quattro dita di qua , e quattro di là al diametro d'vn
cerchiO)Chefia pur quattro dita, fi viene a triplicar lafua qua-
lità, e non a crefcerla noue volte i
SALV« Vnpoco di Geometria Sign, Simp. E vero, che'ldiametrOt
re r ere/cetre volte , ma lafuperficie , che e quella della quale noi
parliamo, crefee noue volte: perche Sìg. Simp. le fuperficie de i
cerchi fon fra di loro , come i quadrati de ilor diametri;^ va
cerchio , che habbia quattro dita df diametro , ad vn altroché
ne habbia dodici, ha quella proporzione , che ha il quadra-
to di quattro al quadrato 7édi dodici, cioè ? che hai 6. a 144. e
però
: Oggetti ri-
fplendenti fi
móftrano cir-
condati di rag
gì auuentizij.
Ragione per
la quale i cor
fi luminofi il
inoltrano in-
granditi tanto
più quanto sa
f erfìciali cre-
feono in pro-
dorzion dupli
cata delle lo-
to linee...
Del Galileo.' 31?
pero farà maggior di quello none volte, e non trecche fi a par
auuertimento al Sig.Simp. E feguendo atlanti, fé noi aggiu-
gneremo la capellatura medejìma di quattro dita a vn cerchio
ci/e bauejp due dita di diametro folamente , già il diame*
tro della ghirlanda farebbe dieci dita , e la piazza del cerchio
ali area del nudo corpicello farebbe come 100. a 4.. chetali fo-
no i quadrati di io. e di 2. l'ingrandimento dunque farebbe
di 2j. volte tanto ; e finalmente le 4. dita di crini aggiunte a
vn picchi cerchio d'vn dito di diametro ,l' ingrandirebbero Si.
volta: e così continuamente i ricrefeimenti fi fanno con mag-
gior, e maggior proporzione, fecondo che gli oggetti reali , che
fi ' rierefeono, fon minori, e minori .
$AG7{j La dijficultà, che ha dato faiìidio al Sig. Simp. veramen-
te non l'ha dato a me , ma fon bene alcune altre co fé , delizi
quali io defidero più chiara intelligenza ; & in particolare^
vorreiintenderefopra qual fondamento voi affermate, che ta-
le ricrefcimentofiafempre eguale in tutti gli oggetti vifibi li.
SALV. Già mi fon io inparte dichiarato, mentre ho detto ricrefeer
folamente gli oggetti lucidi , e non gli ofeuri ; bora aggiungo Gl'oggetti
il rimanente, che degli oggetti rifplendenti quelli che fon di lu- qUato fono Jdi
ce più viua, maggior fanno > e più forte la rejìeffione fopra la luce più viua,
no fi r a pupilla; onde molto più mojìrano d'ingrandirfi, che i tanto più mo-
manco lucidi; e per non mi dijlenderpiu lungamente fopras j.tran0 diriere
queflo particolare venghiamo a quello, che la vera Maefira ci
tnfegna . Guardiamo quejiafera, quando l'ariafia benejcu-
rita,la [iella di Gioue; noi la vedremo raggiante affai, e molto
grande; facciamo poi pajiar la vifla nofìra per vn cannello, a
anco per vn piccolo fpir aglio , chefirignendo il pugno ,& ac- Esperienza fa
co/iandocelo all'occhio lafceremo tra la palma della mano ,e le ^lie ' c . m?~.
dita, over amente per vn foro fatto con vn fiottile ago in vna mento nelle_-»
carta, vedremo il difcodel medefimo Gioue Jpogliato de irag- ftelle, median
gi,ma cosìpiccolo?cbe belo giudicheremo minore anco della fefi te i raggi au-p
fantefima parte , di quello che ci apparifee lafuagran fiaccola uentizij .
veduta con l'occhio libero : potremo doppo riguardare il Cane r meno^del
Jìella belliffima , e maggior di tutte V altre fife , la quale all'oc- Qàtìe
ch'io libero fi rapprefenta non gran fatto minor di Gioue; ma
toltagli poi nel modo detto la capellatura, fi vedrà ilfuodifco-
così piccolo , che ben non fi giudicherà la ventefima parte dì
quel di Gioue , anzi chi none di vifia perfettìjfima a gran—»
fatica lo forgerà ; dalchefipuò ragionevolmente concludere^
ch&
Il Sole, eia
Luna ricrefco
no poco.
Mofrran* con
euidente efpe
rienza i corpi
più rifplendé
ti irraggianti
più affai de i
manco lucidi.
Telefcopio ot
timomczoper
leuar la capei
latura alle ilei
le.
Altra fecoda
cagione del
poco ricrelci-
mento appare
te di Venere .
330 Dialogo terzo
-che tale (iella , come quella eoe e di vn lume grandemente più
vitto, che quel di Gioue, fi lafua irradiazione maggiore , che
Gioue lajua : l'irradtazhm poi del òole , e della Luna e come
nulla., mediante la grandi z ra loro, la quale occupa per fé fola
tanto fpazio neìl.occbio y.o/lro , che non lafcia luogo per 1 rag-
gi auuentizif; tal che ì dfchi loro fi veggono tqfi, e terminati.
Potremo a/f curarci della rnedefl>na verità con vn altra efpe"
rienza da me più volte fattà;a// /curarci dicotome i corpi fple-
denti di luce più viuact fi 'irraggiano affai più che quelli, cì>L~*
fono di luce più languida . Io ho più volte veduto Gioue , e_>
Venere infieme lontani dal Sole 2 $. 0 3 0. gradi, & ejfendo l'a-
ria affai imbrunita , Venere pareva bene 8. & anco io . volte
maggior di Gioue , mentre pero fi riguardauono con l'occhio
libero;ma guardati poi co'l Telefcopìo il di/co di Gioue Jifcor-
geua veramente maggior quattro,e più volte di quel di Vene-
re; ma la viuacità dello splendor di Venere, era incomparabil-
mente maggiore della luce languidijjìma di Gioue;il che da al-
tro non procedeua, che dall' effer Gioue lontanijfìmo dal Sole,
e da noi, e Venere vicina a noi , Ò~ al Sole , Dichiarate quefìe
cofe non farà diffeile a intender comepojfa ejfer, che Martes
quand'e àWoppoJìzion del Sole, e però vicino a terra fette vol-
te, epiùf che quando e verfola congiunzione, appena cifìmo-
Jlri maggiore 4.0 /. volte in quello fiato, che in quefio, mentre
lo doueremmo vedere più di 50. volte tanto ; di che la fola ir-
radiazione e caufa ; ebe fé noi lofpoglieremo de i raggi auue-
iizij , lo trouereyno precfamente ingrandito con la debita pro-
porzione: per Iettargli poi la chioma il Telefcopio e Vvnico, e*
V ottimo mezo £il quale ingrandendo ilfuo difeo poo. ò mille
volte, ce lo fa veder nudo, e terminato, come quel della Luna,
e differente da fé fkeffo nelle due pojìzioni, fecondo la debita— *
proporzione a capello . In Venere poi, che nella fua congiun-
zion vefpertina, quando e fotto il Sole fi dourebbe mofirar
qua/14.0, volte maggiore , che nell'altra congiunzion mattu»
tina , e pur non fi vede ne anco raddoppiata; accade, oltre al-
l'effetto della irradiazione, ch'elle falcata ; e lefue corna oltre
all' effer fottili , riceuono Ultime del Sole obliquamente , e pero
affai languido; talché per ejfer poco, e debile , meno ampia, z~>
viuacefi fàla fua irradiazione, che quando fi mofìra a noi
co'lfuo emisferio tutto lucido ; ma pero il Telefcopio aperta-
mente ci mojira lefue coma così terminate 7 e dijìmte , comzm^
quelle
Del Galileo . 331
quelle della Luna,e veggonfi come di vn cerchio gran di/fimoy
©* a proporzione maggiore quelle qua/i 40. volte del J ito rne-
dejhn) difcoy quando efuperioreal Sole neWvltimafeia appa-
rizh/i m.ittutina .
SAG-R. Oh Niccolò Copernico qual gujlo farebbe flato il tuo , nel
veder confi chiare èfperienze confermata quefia parte del tuo
fi, tema i .
SALV. Si,ma quanto minore la fama della fublimità del può inge-
gno apprejfo agl'intendenti ( mentre fi vede , come pur difsi Copernico
dianzi , tiauer e Ai collantemente continuato nel? affermare , Periuaio MiT
r 1 .1 • • .1 t -, r r r • n le ragioni co-
Jcorto dalle ragioni, quello di cui lejenjate ejperienze ynostra- tro aj le fenfa„
nano il contrario;cbe io non pojfo finir di fìupire\ch'egli hab- te esperienze.
biapur coftantemente voluto perfifìere in dir, che Venere giri
intorno al Sole, £r a noi fa meglio di fei volte più lontana—»
vna volta, che vri altra , e pur femprefl mofìri eguale a fi— »
Jìejfa , quando ella dourebbe mofirarfi quaranta volte mag-
giore »
SAGR. In Gioue, in Saturno t & in ^Mercuria credo pur, che fi
deuano- veder' ancor le differenze delle lor grandezze appa-
renti puntualmente rifpondere alle lor variate lontananze..
SAL V. Ne duefuperiori le ho io preci famete ojferuate qua/i ogni
anno da ventidua anni in qua. : in Mercurio non si può fare
ojferuazione di momento per non si lafciar egli vedere,fe non Mercun° non
nelle] uè majsime digrefsioni dal Sole,nelle quali lejue difìan- re offeniazio-
z.e dalla terra fono infensibilmente difiguali , e però talidiffe- nj fc
renze inojfèruabili; come anco le mutazioni di figure, che af-
folutamente bifogna, che feguano,,come in Venere; e quando
lo vediamo dourebbe ma jirarfi in figura di mezo cerchio , co-
mefi Venere ancora nelle fue majfime digrefsioni ; ma il fuo
di/co e tanto piccolo , elfuo splendore tanto viuace ,per ejfevr
egli cosi vicino al Sòie, che non bafla la virtù del Telefcopio a ?^n?"e^ *a
radergli il crine , si che egli apparifca tutto tofato .. Reftaci da ta j^muoiier
rimuouer quella, che pareua grande fconueneuolezza nel mo- fila terra ia-
to della terra,cioe che volgendofi tutti i pianeti intorno al Sole torno al Sole,
ella folamente nonfolitaria come gli altri , ma in compagnia non folitaria 3
della Luna infìeme con tutta la sfera elementare andaffe in » ma- lr\c?ìmKZ"
> ■ * 1 e 1 ju, • r ■ r n ir\- n /r gnu della Lll
vn anno intorno al Sole; i$ infieme infiemefi mouejje l ijtejja £a d
Luna ogni mefe intorno alla terra. Qui e forza efclamar'vn*
altra volta, & e [aitar e l ' ammirabil perfpicaciià del Copernu
CO), & infìeme compiagner la fua difauuentura} poiché egli no
VI US
Il i Dialogo terzo
vìzit al nojlro tempo, quando per tor via l 'apparente affur di-
ta del mouimeto in coferua delta terra, e della Luna vediamo
Gioue, qua/ì -un' altra terra , non in conftrua di vna Luna ,
ma accompagnato da quattro Lune andare intorno al Sole in
12. anni , con tutto quello, che può efftr contenuto dentro a,
gli orbi delle quattro (ielle Sttedìcee . /
SAGR. Per qual cagione chiamate voi Lune i quattro pianeti
Giornali /
SALV.Tali /ìrapprefentarìellenoacbifìado in Gioue le riguar"
Stelle medi- dajjl; imperocché ejftperfe Beffe fon tencbrofe, e dal Sole rice-
cee fono come nono il lume, il che e manifeflo dalfuo rimaner' eclijfate, qua-
cuattro Lune j0 eniran0 nei cono dell 'ombra di Gioue;e perde di effe viefo-
iie °l n° °ia lamHe illuminato l'emisfer:oy:be riguarda ver/o il Sole,a noir
che siamo fuor de i loro orbi ,epiu vicini al Sole Jlmojìr ano
fempre tutte lucide , ma a chi fu (fé in Gioue fi mo/lrertbbero
tutte lumìnofe , quando fu fero nelle parti fuperiorì de i lor
cerchi; ma nelle parti inferiorucioe tra Gioue, el Sole,daGio*
uefìfcorgerebbon falcate ; & in fomrna farebbero a i Giouia-
li le mutazioni Beffe di figure , che a noi terreflrifà la Luna .
Vedete bora quanto mirabilmente fi accordano co' Ifi/ìema^*
Copernicano queflre tre prime corde}cbe da princìpio par euan
Jìdijfonanti . \Di qui potrà intanto il Sig. Simp. vedere con
quanta probabilità sipoffa concludere, che non la terra , ma il
Sole sia nel centro delle comtersioni de i pianeti . E poiché la
terra vien collocata trai corpi mon dani , che indubitatamente
si muouono intorno al Sole, cioefopra Mercurio , e Venere , e
/òtto a Saturno , Gioue, e Marte; come parimente non fari
probabilijjimo, e forfè neceffario concedere, che effa ancora gli
vadia intorno i
SIMP* Quefli accidenti fon tanto grandi , e cofpìcuì , che non e
poffìbile, che Tolomeo^ gli altri fuoifeguaci non ne babbiano
■ hauuto cognizione, ^ bauendol bauta , e pur necejfario , che
babbiano ancor trouaia maniera dì render ditali , e così fen-
fate apparenze f ufficiente ragione, & anco affai congrua,e ve*
risimile , poiché per si lungo tempo e Hata riceuuta da tanti , e
Principale tanti.
%°ì° c€ ?■ j SALV. Voi molto ben di/correte; mafappiate, che il principale feo-
render ra<no- P° ^e ^Pur^ Afìronomi e il render jolamente ragione delle ap-
ne deli'appa- parenze ne ì corpi cekjlì , ^r ad ejfe ,0 ai mouimenii ddl^»
irenze . jlelle adattar tali jjr ut ture, e composizioni di cerchi, che i moti
fecondo
Del Galileo. 333
fecondo quelle calcolati rispondano alle mede/ime apparenze ,
poco curandojìdi ammetter qualche eforbitanza , che in fatto
per altri ri/petti bauejfe del difficile . E Vifiejfo Copernico feri- Copernico re
uè hauer egli né 'primi fuoi fludij refiaurata la fetenza Affra- #aur.° {.' Altro
nomicafopra le medefimefuppofizioni di Tolomeo , e in ma- SSSJ^^? C
mera ricorretti i mouimenti de i pianeti , che molto aggiufla- di Tolomeo .
tamente rifpondeuano ì computi alV apparenze, e V apparenze
a i calcoli , tuttauiaperò che fi prendeua feparatam ente pia-
neta per pianeta . Mafoggiugne, che nel voler poi comporre
infieme tutta la Bruttura delle fabbriche particolari, ne riful-
iaua vn mojìro , £y vna chimera compofta di membra tra di
loro fproporzionatijfime, e del tutto incompatibili; fi che qua-
lunque fi fodisfacefe alla parte delV Afironomo puro calcola-
tore; no pero ci era lafodisfazione>e quiete dell ' AJlronomofi- Quello , eh©
lofofo . E perche egli molto ben" intendeua , che fé con ajfunti motte il Co-
falfiin natura fi poteuanfaluar le apparenze celeRi , molto Peirnic<? f 2"
meglio ciò fi farebbe potuto ottenere dalle verefuppofizioni,fi fl-ema * U°
mejfe a ricercar diligentemente ,fe alcuno tra gli antichi huo-
minifegn alati bauejfe attribuita al mondo altra firuttura—>,
che la comunemente riceuuta di Tolomeo, e trouando , che al-
cuni Pitagorici haueuano in particolare attribuito alla terra
la conuerfion diurna , & altri il mouimento annuo ancora ,
cominciò a rincontrar con quejle due nuoue fiippofizioni le
apparenze, e le particolarità de i moti de i pianeti, le quali tut-
te cofe egli baueua prontamente alle mani , e vedendo il tutto
con mirabil facilità corrifponder con le fue parti, abbraccio
quejla nuoua cofiituzione, & in efiafi quieto .
SJMT. cMa quali eforbitanzefono nella cofiituzione Tolema-
ica,che maggiori non ne fieno in queiìa Copernicana .
SALV. Sono in Tolomeo le infermità , e nel Copernico i medica-
menti loro . E prima non chiameranno tutte le fette dei filo- Sconnenetio-
fofi grande fconueneuolezza, che vn corpo naturalmente mo- lezze •> c'ne fo-
bde in giro fi muoua irregolarmente f opra il proprio centro }e "? ney
regolarmente [opra vn altro punto i e pur di tali mouimen ti
difformi fono nella fabbrica di Tolomeo , ma nel Copernico
tutti fono equabili intorno al proprio centro . In Tolomeo bi-
fogna ajfgnare a i corpi cele/li mouimenti contrari/ , e far che
tutti fi muouano da Leuante a Ponente ,et infieme infieme da
Ponente verfo Leuante ; che nel Copernico Jon tutte le reuo*
luzion cele/li per vnfol verfo da Occidente in Oriente . dMa
che
Grarrdiflìmo
argomento a
fauor del Co-
pernico è il ri
muouer le fra-
zioni 3 & i re-
greffi da i mo
ci de' pianeti »
Il folo mota
annuo della—s-
serra cagiona.
le {grandi ine-
gualità dì ma
to ne' cinque
pianeti.
Dimorfr-azio*
ne delle ine-
gualità de i 3.
pianeti fupe-
riori dependé
ti dal moto à-
m:o della, ter-
334. Dialogo terzo
che diremo* noi dell'apparente mouimento dei pianeti tanta
difforme , che nonfolamente bora vanno veloci , <& bora più
tardi, ma taluolta del tuttofi 'fermano;^ anco dopo per mol-
to/pazio ritornano in dietro i per la quale apparenza falua-
veintroduffe Tolomeo grandinimi Epicicli , adattandone vn
per vno a ciafcbedun pianeta, con alcune regole di moti inco-
gruenti , li quali tutti con vn /empiici/fimo moto della terra
Jì tolgono via . E non chiamerete voi Sig. SimpL grandi i/fi-
mo ajfurdo ,fe nella coBruzion di Tolomeo , doue a c'iafcun
pianeta fono ajfegnatiproprìj orbi, Vvno fuperior' all'altro,
bifognajfe benefpejfo dire , che Marte,cofiituito fopra la sfera
del Sole,calafie tantoché rompendo V orbe folare fatto a quello
fcendejfey, & alla terra più, che il corpo folare fi auukinalfe , e
poco appreffo fopra ilmedefìmo Jmlfuratamentefi alzajfei E
pur queBa, & altre eforbitanze dal. folo, efemplicijffimo mo-
mmeto annuo della terra vengono medicate..
$AGM> QueBe Razioni regre/Jì, e direzioni , cbefempre mi fon— *
parfe grandi improbabilità,vorrei io meglio intender 'troomL**
procedano nelfijiema Copernicano ..
SALV^ Voi Sig. Sagredo le vedrete proceder talmente , che queBa
fola coniettura dourebbe ejfer bafìante a chi nonfujfe,più che
proteruo, 0 indifciplinabile , afarloprejlar l'afienfo- a tutto il
rimanente di tal dottrina . Vidic&dunq; che nulla mutato
nel mouim£to di Saturno di $ osanni, in quel di Giouedi iz*.
m quel di Marte di 2.in quel di. Venere- di ^. mefi, e in. quel di
Mercurio di So. giorni incirca, iLfolo mouimento. annuo del-
la terra tra Marte , e Venere cagiona le apparenti megualità-
né moti di tutte le /. Belle nominate ^ E per facile, zpiena in*
tslligenza del tutto ne voglio defcriuer lafuafigura^Ber tan-
to fupponete nel centro O.ejfer collocato il Sole , intorno al
quale noteremo l'orbe defiriito dalla terra col mouimeto an-
nuo HGM.& ilcer 'chio defcriiiovgr. da Gioue intorno al
Sole in 12. anni fia queflo bgm. e!nelìa sfera fìellata inten-
diamo il Zodiaco j/us. In olire.neìX orbe annuo della terra pre-
deremo alcuni archi eguali BG .CD .D E '.E '1 \FG.GH .H I \.
IK.KE.EM. e nel cerchio di Gioue noteremo altri archi paf
fati ne* medefimi tempi,ne' quali la terra pajfa ifuoi, che fieno
bc.cd.de.ef.fg.gh.hi.ik.kl.lm. che faranno a proporzione eia-
fcheduno minor di quelli notati nell'orbe della terra, fi come il
mouimejitodi Gioue folto il Zodiaco e più tardo dell'annuo ,.
SuppQr
Del Galileo :
yxn pz u qa rtt
Hi
Supponendo bora , che quando la terra e in B. Gìouejìa in b»
ci apparirà a noi nel Zodiaco eflere in p. tirando la linea retta
Bbi. Intenda fi bora la terra mojfa da CB. in e. e Gioue da b.
in e. nefijìejfo tempo ; ci apparirà Gioue ejfer venuto nel Zo*
diaco
Rcgrem* pia
Irequéti in Sa
turno , meno
in Gicne , e_^
meno ancora
in Marte , e-*
jperehè .
Regrefiì di
Venere , e di
Mercurio di-
nioflrati da_j
Apollonio, e
dal Coper„
33$ Dialogo terzo
diaco in q. e moffo direttamente, fecondo l'ordine defegnipq,
pajfando poìla terra in D. e Gioue in d. fi vedrà nel Zodìaco
in r. e da E. Gioue arriuato in e. apparirà nel Zodiaco in s.
mojìo purjempre direttamente . Ma cominciando poi la ter'
ra a interporjì più dirittamente tra Gioue, e'I Sole, venuta^*
che ellajìa in F. e Gioue in f. ci apparirà in t. già hauer co-
minciato a ritornare apparentemente in dietro fotto il.Zodia-
€0 } & in quel tempo , che la terra bauerà pajfato L'arco EF*
Gioue Jì farà trattenuto dentro a i punti st. e mojìratojì a noi.
quaji fermo, e jlazionario . Venuta poi la terra in G. e Gioue
ing. ali oppofizion del Sole fi vedrà nel Zodiaco in u. e gran-
demente ritornato indietro per tuttofano dei Zodiaco tu*
ancorché egli feguendofempre il fuo! cor/a vnif òrme fìa ve-
ramente andato innanzi non foto, nelfuo cerchio , ma nelZo-
diaco ancora rifpetto al centro, di ejfo Zodiaco , & al Sole in.
quello collocato .. Continuando poi, e la terra , e Gioue i mo«
mmenti loro* venuta , chejìa la terra in H. e Gioue in h.fi
vedrà grandemente tornato indietro nel Zodiaco per tutto
l'ano ux. Venuta la terra ini* e Gioue in il nel Zodiaco fi
farà, apparentemente mojfoper il piccolo fpazìo. xy* Ò" iui ap-
parivafiazìonarioiQuando poi confeguentemente la terra fa-
rà venuta in K. e Gioue in k.nel Zodiaco haurà pajfato l'ar-
sa yn* con moto diretto-, efeguendo il cor fo fuo, la terra da L,
vedrà Gioue in L nel punto z*. E finalmente Gioue in m.fi
vedrà dalla terra M. pajfato ina, con moto pur direttole tut-
ta lafua apparente retrogradazione nel Zodiaco farà quanto
e Parco sy Sfatta da Gioue mentre, che egli nel, proprio cerchio-
pajfa l'arco \èL e la terra nelfuo l'arco El* E quefìo, che fi e.
detto di Gioue, intendafi di Venere, e di Marte ancora , $2 in
Venere tali regrefiì ejftr alquanto più frequenti, che in Gioue,.
per ejfer'il moto fuo più tardo dì quel di Gioue , fiche la terrai
in più breue fpazio di tempo lo raggiugne : in Marte poi fon
più rari per ejfereilmotofuopiu veloce,cbe quel di Gio. Onde
la terra più tempo fpende in r acquili arto . Qzianto poi a Ven*
& a Mercur^ i cerchi de i quali fon comprefi da qtiel della ter-
ra,apparifcono pur le lorofiazioni, e regrefiì cagionati non da
imotidi quelli, che realmente fien tali, ma dal moto annuo di
ejfa Terra, come acutamente dimofira il Copernico con ApoU
Ionio 'Pergeo nel Uh. j, delle fue reuoluzioni al Cap. SS'
Voi ve.-
Del Galileo. f0
Voi vedete SS. con quanta ageuolezza , e /implìcita il moto an*
nuoy quando fujfe della Urrà , fi accomoda a render ragione
delle apparenti eforbitanze, chefiojfèruanone imouimenti
de i cinque pianeti, $aturno>Gioue}Martet Venere, e Mercu- Moto anni»
rio, leuandole via tutte, e riducendole a moti equabili , e rego- della tcrra_»
lari . E di quejìo marauigliofo effètto è fiato Niccolò Coper- «tiffimo a re-
ni co il primo, che ci ha re/a manifefìa la cagione . Ma di vn* ^die™ tfr'rL»!»
altro non men dì quejlo ammirando , e che con nodo forfè di can;e<le i eia*
più difficile fcioglimento firigne l'intelletto humano ad am- que pianeti .
metter quefia annua conuerjìone , e lafciarla al nojlro globo U Sole ifleflò
terre/Ire, nuoua , & inopinata cornatura cen arreca il Sol<L-> n«o <Se*
ffejfo , il quale mofira dì non auer voluto ejfo falò sfuggir j^j^ terra,
V atte fi aziona dì vn-z conclusone tanto in/igne, anzi,come te-
Jiìmonio maggior di ogni eccezione, ci e voluto ejferea parte*
Sentite dunque l'alta, e nuoua marauiglia .
Fùii primo feopritore, & o/Jeruatore delle Macchie ffòlari,Ji co-
me di tutte l'altre nouìtà ctUlìi , il no/ho academico Lìnceo; e "C ccadcrrn~
j ' j r qq Linceo ITI»
quelle fcopers'egli Canno 1610. trouandofi ancora alla lettu- mo fCOpr,core
ra delle ^Matematiche ntllo iludio di Padova]; e quivi, & in dell. Macchie
Venezia ne parto con diuerfljde i qualìalcuni vivono ancora: folari , e di
& vnanno doppo le fece vedere in '7{pma a molti Signori, co- tutte \ a*[r^n*
me egli affé ri [ce nella prima delle fa e Ut tire al Sig. Marco Vel- n°il\Q^ fè*!
ftro Di-ùviro d'^Augujìa . Ejfofu il primo, che contro alle progrellì dell*
opinioni de 1 troppo timidi , e troppo gdoji dell 'inalterabilità Academico
del Cielo , affermo tali -iMacchìe cjfcr materie, che in tempi per lungo té-
ir eui fi produceuano, ejìdijfolueuanG : che quanto al luogo, P° ìa*ftrioal*
erano contigue ai corpo del Sole > e che intorno a quello jì ligi- nj 'fella Mao
rauanoio vero portate da /l'i f te/Io globo folare, che in fèjlejfochk folari.
circa il proprio centro nello [pazzo quaffi di vn mefe J? riuol-
geffe, finivano loro conuerfioni; il qual moto giù dico Jzd prin-
cipio f a-/ffi dal Sole intorno ad vrìAjfc eretto al piano dell' E-
cLtiica : aitt/o che gli archi deferitti da effe Macchie fopra il
difeo del Sole appariuano ali occhio nofìro lince rette , & al
piano dell Eclittica parallele: le quali pero venivano alterate
in parte di alcuni movimenti accidentary , vaganti , ò' irre-
golari, a 1 quali elkn1: fon fottopojie , eper i quali tumvliua-
piamente, e Jinza ordine alcuno fi vanno tra di loro mutan-
de di (ito , bora accozzando/} molte infieme, horadijfeparan-
dqfit éx alcuna in più diuidendofi, e grandemente mutando fi
dijigureper lo più molto Urauaganti . E benché tali ircefa-
T ti mu-
3 3 8 Dialogo terzo
**' mutazioni alter afferò in parte il periodico primario eorfo
dicjfe Macchie, non fecero perì) mutar penjìero all' Amico no»
Jlrojiche ei credejfe}cht di tali deuiazionifuffe alcuna cagioni
effènziale, e ferma , ma continuo di credere , che tutta l'appa-
rente alterazione deriuajffe da quelle accidentale mutazioni:
in quella guifa appunto , che accader ebbe a chi da lontane re»
gioni ojfiruajfe il moto delle nofìre nugole ; le quali Ji 'Scorge-
rebbero muouerfìdi moto velocijjìmo , grande, e coftante por-
tate dalla vertigine diurna della terra (quando tal moto fu/»
fefuo ) in vtnùquatt' bore per cerchi paralleli air Equinozia-
le, ma però alterati in parte da i mouimenti accideniarij cagio»
natigli dai venti , // quali ver/ò diuerfe parti del mondo ca»
Jualmente lefpingono . Occorfe in quejlo tempo, che il Signor
Velferogli mando alcune lettere fritte da certo fìnto <-Apelle
in materia di queffle Macchie , ricercandolo con injlanza , che
^Macchie ; al che egli fodisfece con tre lettere x mojìrando pri»
ma quanto fuf ero vani ipenffìeri di Apelle; efioprendoglife»
condiariamente leproprie opinioni: con predirgli apprefo,che
tifolutamente Apelle confìgliatofì meglio col tempo, era per
.venire nella fua opinione , fi come poi figuì . E perche parut
gì noBro Academico (fi come parue anco ad altri intelligenti
delle cofe della natura ) d"auere inuejìigato, e dimojirato nelle:
dette tre lettere, fé non quantoffìpoteua dalla curio/ita huma»
na defiderare, e ricercare, almeno quanto fi poteua per huma»
ni difiorfìconfeguire in cotal materia , intermejfe per alcun—*
tempo (occupato in altri Jludij) le continuate ojferuazioni , €
filo per compiacere a qualche amico ,faceua fico tal volta al»
cuna ojferuazione alla fpezzata: fin che in coir aioffì meco dop»
pò alcuni anni-, ejfendo noi nella mia villa delle Selue, in vns.
delle filari ^Macchie folitaria affai grande, e denfa , inuitati
anco da vna chiariffìma, e continuata ferenità di Cielo , fi fe-
cero a. mia richiefla ojferuazioni di tutto il tran/ito di quella f
appuntando diligentemente, fipra la carta i luoghi di giorno
ingiorno nell'ora , che il Soleffttrouaua nel ^JVleridiano ; iy
accortici, come il viaggio fua non era altrimenti per linea ret»
ta, ma alquanto incuruata, venimmo iti penffìero di fare altre
o/Jerudzioni di te?npo in tempo: alla quale imprej a gagliarda»
manie. cijUmulh vn cornetto , che repentinamente, c^fio in—»:
mente.
Del Galileo. 33$
Mente alVOfpìte mio, e con tali parole mei conferì .
Filippo a gran confeguenza mi par che ciji apra laftrada. Im- Concetto re-
perocché. Ce l'Alfe intorno al quale si riuoke il Sole non è eret- pentinarnente
* i- 1 --. / • j ;i> tt in- r j- 1 caduto ;n me-
toperpendicolarmeteal piano dell hclitUca,majopra di quel- ■ ^^, pc^
lo e inclinato t come il pur' ora ofieruato pajfaggio incuruato demico Lin-
mi accenna, tal contestura auremo degli fiati del Srie , e della ceo intorno a
terra, quale ne si ferma, né si concludente da verun altro rin- *a Eran confe^
tonirononne e sin qui fiata Commini/irata . Io rifuezliato Sutn7a c ie~^.
f _ . n i- r ■ ■ a -\ . -r veniuaapprei
da fi alla promefa gli feci injtanza, accio apertamente mijco- f0 a, moto del
prijfe ilfuo concetto . Et egli . Quando il moto annuo fìa~~>. le Macchie-*
della Terra per £ Eclittica intorno al Sole ; e che il Solefìa co- folari .
flit ulto nel centro di ejfa Eclittica, & in quello Ji volga in/Ls p M^tazjoni
sìeJfo,non intorno all'Afe di ejfa Eclittica ( che farebbe l'Afe c^icn"|rlj nei
delmouimento annuo della terra) ma fopravno inclinato, mpiiuhéti del-
Jirane mutazioni conuerrà , che a noi fi rapprefentino ne i le Macchiti .
mouimenti apparenti delle Macchie folari,qu andò ben fi pò- pr^ue^ute ^
ga tale Afe del Sole ptrfìiìer perpetuamente , & immutabil- i m™^
mente nella medefìma inclinazione , & in vna medefìma di- ^0 annuo di-
rezione verfo l'ijìejfo punto dell' Vniuerfo . Imperocché cam-. fé della terra.
minandogli intorno il globo terre/ire al moto annuo , primie-
ramente conuerrà, che a noi, portati da quello, ipafaggi del"
le Macchie ben talvolta apparifeano fatti per linee rette , ma
quejìo due volte l'anno folamente , ex in tutti gli altri tempi
fi migreranno fati: per archi fenfbilmenie incuruati. Secon-
dariamente la curuità di tali archi per vna metà dell'anno ci
apparirà inclinata al contrario di quello , chef forgerà nel'
l'altra metà; cioè, per fei mefilconuejfo de gli archi j ara ver-
fo lapartcfuperiore del difeo filare e per gli altri 6. mefì verfo
l'inferiore. Terzo cominciando ad apparire , e per così dire , a
nafeere ali occhio nofiro le Macchie dalla parte fìnifir a del dì-
feo folare,ij andando ad occultarfì, e a tramontare 'nella par-
te delira , i termini Orientali , cioè delle prime \comparite per
fé; mefì , faranno più bafjì de i termini ìpppofìi delle occulta-
zioni, e per altri fei mefì accadeva per l'oppofito, cioè , che na-
feendo effe Macchie da punti più eleuati , e da quelli defeen-
dttìdo 7 ne i corf loro verranno ad afcónderjì in punii più
baffi: e per due giorni foli di tutto V anno faranno tali termi-
ni degli orti, e degli occafì equilibratiidoppo i quali libramene
ti cominciando pian piano l'inclinazione dei viaggi delizi
Maccbie,e di giorno m giorno facendof. maggiorenti tre mefì
T 2. giugne-
Primo acci-
dente da fcor-
gerfi nel mota
dell'*-* Mac-
chie folan : e
confeguente-
mcnte fi efpli
cano tatti gli
«-lai ;
#40 Dialogo terzo
giugnerà alla omma obbliquità , edili cominciando a dimì*
nuir/t, in altrettanto tempo fi ridurrà all'altro equilibrio.
Accaderàper la quarta marauiglia , che il giorno della mxffì-
ma obbliquità farà l'tslejfo , che quello del pa (faggio fatto per
Unea retta , e nel giorno della librazione apparirà Varco del
viaggio più che mai incurvato . Negli altri tempi poi fecon-
do, che la pendenza fi andrà diminuendo >, e incamminando/i
verfo l' equilibrio > V incuruazione degli archi de i pajfaggi per
l oppofito fi andrà agumentando ..
$AGR. loSign.Saluiati mio conofèo , che l'interr&mperui il di-
feorfo è mala creanza , ma non men cattiua iiimo , che fia il
lafciarui diffonder più lungamente in parole ,mentre elle ven-
gano > come/i dice, buttate al vento: imperocché 3 adirla li'
ber amente , io non mi so formar concetto alcuno di/tinto pur
di vna delle conclufiani, che hauete pronunziate ; ma perche^
apprefe così ingenerale, & inconfufo mi fi rappre/èntano
tofe di amm r abili confèguenze 3 vorrei pure in qualche ma*
niera efferne fatto capace .
SALV. Uijìejfo , che accade a voi , auuenne a me ancora , mentre
con nude parole mi furon portate dal mio ofpite r il quale mi
ageuolopoi l'intelligéza col figurarmi il fatto fopra vnó "fru-
mento materiale , che non fu altro t che vnaftmplice sfera—* p
feruend.ofi di alcuni de' fuoi cerchi , ma in altro vfo di quello^
al quale comunemente fono ordinati . Ora in difetto dello—*
sfera ifuppliro con farne difegni in carta , fecondo , che bifo-
gnerà .. E par rapprefentare il primo accidente da me propo»
fìo, il quale fa , che ipaffaggi delle Macchie , due volte Van-
nofolamente, poteuano apparir fatti per linee rette sfiguria-
moci quejio punta O. ejfer centro dell orbe magno , 0 vogliam
4ire dell' Eclittica , e parimente ancora del globo dell' ifiejfo
Sole ; del quale mediante la gran dijia.nza , che e tra ejfo , e la
ferra, pojfiamo fuppor noi terreni di vederne la metà 1 per§
deferiueremo quejio cerchio ABC1D. intorno al medeftmo es-
tro O. il quale ci rapprefenti il termine ejiremo , che diuide , $
fepara l'emisferio del Sole a noi apparente dall'altro occulto ,
E perchè l'occhio nojìra , non meno , cbe'l centro della terra ,
ì intende ejfer nelpiano dell'Eclittica , nel quale e parimente il
sentro del Sole, pero rfe ci rapprej enferemo il corpo solare ef-
fer fegato dal detto piano , la fazione all' occhio, noflro appari*
$Àvm linea, retta, quale fia la 2?Q23. epojiafopra di ejfo-*
Upet*
Del Galileo» 34*
U perpendicolare AOC.farà l'^Ajk di efla Editika3e aei mot-
to annuo delglobo terrefìre . Intendiamo ora ti corpo joì&rs
a A
(finza mutar centro ) riuolgcrf in fefitfo, non già intorno
-aÌI' A fé AOC* { che e V eretto al piano dell'Eclittica ) ma in-
torno ad vno alqu.it o inghiaio, qual fa qr.ee/Io EOI. ilqua-
le Afcfi'To, & * immutabile fi mantenga perpetuamente nella
mede/ìma inclinazione , e direzione verfo i mede/imi punti
del Firmamento, e deW-vn'merfo . E perche nelle reuoluzioni
del folar globo, ciafehedun punto della fua fuperjicie(trattom
ìpoli ) de ferine la circonferenza d'vn cerchio , ò maggiore , ò
minore, fecondo eh 'e' fi 'ritratta più b men remoto da effìpoli,
prefo il punto j? \ egualmente di fiante da quelli , fegniamo il
diametro FOG. che farà perpendicolare ali Affé EI. e farà
diametro del cerchio majjìmo deferitto intorno a ipoli EI.Po-
Jìo ora , che la terra , e noi con lei ,fia in tal luogo dell'Eclitti-
ca, che Perni* ferio del Sole a noi apparente -venga terminato
dal cerchio AB CD. il quale paffandu ( come Jhnprefì ) per i
poh AC. paffì ancora per li EI. e manifejìo,cht il cerchio maf-
Jìm ; // cui diametro e FG. farà eretto al cerchio ^A'ECD. al
quale e perpendicolare tiraggio, che dall' 'occhio nofiro cafea—*
Tòpra ti centro 0. onde il mede/imo raggio cad,e nel piano del
cerchio , il cui diametro e FG. e perù la fua circonferenza ci
apparirà vna linea retta }e lifiejfz, che FG.perlo che qualun-
que volta nel punto F.fuJJe vna Macchia , venendo poi por-
tata dalla folar conuerfione, fegnerebbefopra lafuperjìciedel
Sole la circonferenza di quel cerchio , che a 'noi appare vna li-
nea retta . Retto dunque apparirà il fuo paffaggio . Eretti
ancora appariranno imouimenti di altre Macchie t le quali
ntWifìeJfa reuoluzione defcriuejfero minor cerchi, per effe?
T % tutti
34* Dialogo terzo
<- tutti paralleli al majjìmo , e l'occhio noflropojìo in diffanz*
immenfa da quelli . Orafe voi confidersrete , come , doppo
cbe auràfcorfo la terra infei mejìla metà dell'orbe magno,efi
farà cojìituìta incontro all'emisferio del Sole, cbe ora ci e oc-
à culto ,fi che il terminator della parte, che allorfarà veduta fia
Vifìejfo cerchio ABCD. chepurpajferàper UpoliEI.inten'
derete , che Vifìejfo accader à de i viaggi delle Macchie, cioè, che
tutti appariranno fatti per linee rette . JM a perche tale acci-
dente non ha luogo ,fe non quando il terminator pajfa peri
poli Eli & ejfo ttrminatore di momento in momiìo, median-
te ti moto annuo della terra ,fiva mutando , pero momenta-
neo e il Juopaffar per i poli fìjjì EI . & in confeguenza mo-
mentaneo e il tempo dell'apparir diritti i moti di ejfe Macchie*
Da quefìo, che fin qui fi e detto , fi viene a comprendere an-
cora, come , ejfendo l 'apparizione , e principio del moto delizi
Macchie dalla parte F. procedendo verfo G.ipajfaggi loro
■ fono dallafiniflra, afcendendo verfo la defìra ; ma pofia la
terra nella parte diametralmente oppofìa, la comparfa delizi
^Macchie intorno a G.farà bene alla fini jir a del riguardan-
te, ma ilpajfaggiofarà defendente verfo la defìra F. Figu-
riamaci bora la terra ejjerfiiuataper vna quarta lontana dal
prefente fiato , efegniamo in quejì' altra figura il terminator e
*ATÌC\D. e V Affé, come prima, -^iC.per il quale palerebbe il
piano del nofiro Meridiano } nel qual piana farebbe ancora
l'Afe della reuoluzion del Sole, con ifuoipoli , vno verfo di
noi, cioè nell' Emhferio apparente, il qual polo rapp refe lutere-
mo col punto E. e l'altro cadcrà nel! 'Emufìrio occulto , e la
noto I. Inclinando dknq; l'A/fe EI. con la fuperior parte E.
verfo noi,il cerchio majjìmo defritto dalla conuerfion del So-
le farà quejio BFDG. la cui metà da noi veduta , cioè BFD.
non più ci apparirà vna lìnea retta ,per non effipoU EI.
nella circonferenza ABCD. ma fi mofìrerà incuruata , e col
fuo conueffò verfo la parte inferiore C. Et è manifefio , chi^r
Xifìejfo apparirà di tutti i cerchi minori paralleli al majjìmo
'BFD, Intende/i ancora, che quando la terra farà diametral-
mente oppofia a quejio fiato, fi che vegga l'altro Emisferio del
Sole, il quale ora è. occulto, vedrà del rmdefimo cerchio majjì-
mo la parte DG\B. incuruata col fuo conuefso verfo la^»
parte fuperiore A. e i corfiì delle Macchie in quejìe cofìi-
tuzÀonifaràno prima per l'arco BFD. e poi per l'altra D GB*
ek
Del Galileo. 343
ek lor prime apparizioni , eVvltime occultazioni fatte intona'
no a i punti BD. faranno equilibrate, e non quelli più, ò me-
no eleuate di quefie.Mafe noi porremo la terra in tal luogè
dell'Eclittica , che ne il finitore ABCD. ni il Meridiano AG»
pafi per ipoli deW^Afe EI. comeadeffo vi mojlro difegnan-
dò quejìa ter za figura , doue il Polo apparente E. cafca tra—*
ìarco dei terminatore ^A\B, e lafezaone del ^Meridiano AQ^
il diametro del cerchio maf-
fimofarà FOJ. c7 U femi-
cercbio apparente F MG. è
l'occulto GSF. quello incur
uato colfuo coutjfo N.. ver-
_/© la parte inferiore , e que-
Jlo piegato colfuo colmo S,
vtrfo la parte fupcriore del
Sole . Gl'ingre/fi , e Vvfcìte
delle Macchie , cioè i termi-
ni F.G. non faranno libra-
ti , come i pafati BD, ma
FF .più baffo, e" l G. più al-
toimaben con minor differenza, che nella prim a figura. L'or*
co ancora F NG. farà imuruato,ma non tanto quanto ilpre-
tedents BFT), onde in tal coflituzione i pafiaggi delle lìlac-
thie faranno afcendenti dalla parte fini fra t, verfo ladefira
G. e far anno fatti per linee cur uè , Et intendendola terra ef-
fer collocata nel fio diametralmente nppofìo , fi che l'Emù fe-
ria del Soleadeffj occulto fia il vedutole dal medefimo finito-
re --ABCD. terminato , manifeflamente fìfcorge , cheti cor/o
delle Macchie far. ì per Varco GCF. cominciando dal punto
fubblime G. che pur farà dalla fìnijira del riguardante, &
andando a terminare detendendo verfij la de/Ira nel punto
F. Intefo quanto fin qui ho efpofìo , non credo ) che refli dififì-
eultà veruna in comprender , come dalpaffare il terminator e
dei folari Emisferi per i Poli della conuerfion del Sole, ò a-*
quelli vicino, o lontano n afono tutte le dìuerfità ne gl'appa-
renti viaggi delle Macchie , fi che quanto più ejffiT oli f.ì an-
no lontani da ejfo terminatore tanto più i detti viaggi faran-
no incur uati, e meno obbliqui: onde nella mafiima lontanan-
za , che è quando detti Poli fono nella fezion del Meridiano,
la airuita e ridotta alfommo , ma fobbliquità al minimo fcióh
T 4. all'equi-
344 Dialogo terzo
all'equilìbrio , eomcdìmofira la feconda figura. Ali* incontro*
quando i Poli fono nel terminatore , come mofìra la prima fi-
gura, V inclinazione e mafiìma , ma la curuità e minima , e ri-
dotta alla rettitudine . Partendo/iti terminator da i Poli,co-
rnincia la curuità a farfif enfi bile , con andar fiempre crefeen-
do, e obbliquità, e inclinazione fi va facendo minore .
Quefiefono lefirauaganti mutazioni, chemidiceua lofpite miot
che farebbero apparfe di tempo in tempo ne iprogre/fi dell<L->
u74,acchiefolartytuttauolta , che fufft fiato vero, che il moui-
mento annuo fufse della terra , e che il Sole cofiituito nel cen-
tro dell' Eclittica fi fufse girato in fé Refsofopr a vn' Afe non
eretto , ma inclinato al piano di e/sa Eclittica ..
$AGR. Io re/io afsaì ben capace di quefte confeguenze , e meglio
credo , che mei imprimerò [nella fantafia nell'andark rincon-
trando con accomodar vn globo con tale inclinazione, riguar-
dandolo poi da diuerfe bande . Re/la bora,cbe ci diciate, quel-
lo,cbe dipoifeguì circa gì eueti delle immaginate confeguenze^
SALV. Seguinne,cbe continuando noi per molti , e molti mefi a
^y . far diligentijjìme ofseruazioni , notando con fomma accura-
che fi offerua- Uzza i pafsaggi di varie Alacchie in diu.erfì tempi dell'anno,,
reno furon_* fi \trouarono gì 'euenti puntualmente rifpondere. alle predi-
xifpondéti al- zioni ..
|e predizioni . $AG1{. Signor Simplicio: come que/h , ebedice il Signor Salutati.
fia vero; ( ne già conuiene por dubbio fopra le fue parole ) dì
faldi argomenti , e di gran canietture , e difermijfime efperi-
enze bar anno bifognoi Tolemaici , e gli Arijlotelici , per bi-
lanciare, vn' incontro di tanto ptfo , e far sì , che la loro opinio-
;Blche il moto ne non ^a Ivliimo tracollo ..
annuo attri- SIMP.. Piano Signor mio, ebe forfè voi nonfite ancora doueper
buito alla ter» auuentura vtperfuadcte d 'efsere '. peruenuto .. Imperocché iot
ra rifponda— » fé ben non mi fono interamente impadronito della materia-*
ze deHe^Mac- ^el. difiorfo fati a dal Sig. Salmati, non trono che la mia logi-
chiefolari nò ca , mentre riguardo alla forma, .m.infegnì, che tal. maniera
però ne fegue d'argomentare m'induca necejfità veruna di concludere afa-
cheperilcon- uqr d.eWipotefi Copernicana , cìoì delia /labilità del Sole nel
uerfo dal™- centro delZodiaco , e della mobilità della terra, foito la di lui
Je Macchie-* circonferenza . 'Perche , fé bene e. vtm} che po/ia la tal con-
fi debba infe- nerfion del Sole , eia tal circuizion. della terra, fi debban ne-'
xire il moto cefsariamentefcorger nelle Macchie filari le tali , e tali flra--
?"" ° e er ^e* uaganze. %. non perù nejeguita r che argomentando per il corir
td&rjOf.,
Del Galileo. 34$
nerfo, dallo fcorgerjì nelle M accbie tali ftrauaganzc ,Ji debba
necefsariamente concludere Interra muouer/i per la circonfe-
renza , e'I Sole efser polio nel centro del Zjdìaco . Imper occhi
cbima.fìcura, che limili fìrauaganze nonpofsano anco efser
vedute nel Sole mobile per l'Eclittica da gii abitatori della ter-
ra f abile nel centro di quella / Se voi non mi dimofìrate pri-
ma , che-di tale apparenza non/ìpqfsa render ragione, quan-
do Jì faccia mobile il Sole, e [labile la terra , io non mi rimoue-
rò dalla mia opinion e,e dal credere^ cbe'l Solejì muoua , e las
terra jìia immobile .
$AGRK Strenuamente si porta il Signor Simplicio ,. e molto acuta-
mente s'oppone, efojìien laparte d'Arijiotile , e di. Tolomeo :
e, sto debbo dire il vero, mi par che la conuerfazione del. Sign*
Saluiati, ancor che siajiata di tempo breue, l'babbia addsjìra-
to a/sai nel di/correr concludentemente . Effètto, che intendo
e/sere jìato cagionato in altri ancora . Quanto poi all'inue-
Jìigare , e giudicare , fé delle apparenti eforbitanze ne i moui-
menti delle Macchie folari sipofea render competente ragio-
ne lanciando la terra immobile > e mantenendo mobile il Sole ,
afpetterò, chelSign. Saluiati ci mamfefìi il fuo pensiero , che
ben e credibile^ he egli v babbi a fatto f opra rcfiejJìone,e ritrat-
tone quanto in tal proposito si può produrre .
$ALV. lo ci ho più volte penfato , & anco difcorfone con V amico,
& o/pile mio : e circa quella, che siano per produrre i Filofojì-,
egli AJlronomi in mantenimento dell 'antico sijìema ,per vna
parte siamo sicuri , sicuri dico , chei veri, epuri "Peripatetici j • ^{^
ridendosi di chi s'impiega in tali , algujìo loro , insipida Peripatetici
fciocchezze, fpaccieranno tutte quejie apparenze per vane il- fi rideranno
lusionide crifìalli : & in quejìa maniera, con poca fatica si li- delle-»- Mac-
bereranno dall' obbligo di penfar più oltre . Quanto poi aiFi-cnlc J e °
lofofi Afìronomi,djppo bauer noi con qualche attenzione fpe- jjj^. mufloni
colato ciò che si potefse addurre in mezo , non habbiamo inue- de crifìalli del
Jligato ripiego, che bajìi per fodisfare vnitamente alcorfo delle Tekfcopio;,
Macchie, t? al difcorfo della mente . Io vi efporrb quello che
si e fouuenuto , e voi ne farete quel capitale , che il giudizio
voBro vi detterà .
Pojio che gli apparenti mouimenti delle Macchie folari Jìano
quali difoprafi e dichiarato, epojìa la terra immobile nel cenr
ir 0 dell'Eclittica , nella cui circonferenza Jia collocato il cen~
ira del Sole > e necejfario che di tutte le diuerjìtà ehejìfc.orgo^
na'm
(Quando la
tèrra fìa immo
hi Le nei cen-
tro del Zo-
diaco bifogna
aceri b u ire al
Sole quattro
mouimenii di-
»er(ì , come lì
dichiara—» al-
hijìgp .
3 4d? Dialogo terzo
no in ejt mouimenit le cagioni rifeggano in moti che Jtanù
nei corpo folcire : il quale primieramente conuerrà,cbe in/Ls
Jie/fò fi riuolga portando fecole Macchie ; le qualifi èfuppo-
fio , anzi pur dimojtrato e/sere aderenti allafolarfuperficie ,
Infognerà fecondarmmente dire , che l'Afe dilla Jolar con-
uerjione non fìa parallelo ali Afe dell'Eclittica, che è quanta
a dire , che non fìa eretto perpendicolarmente fopral piano
dell'Eclittica , perche, fé fujfe tale, ipafaggidi efse Macchia
ti apparirebber fatti per linee rette, e parallele ali Eclittica. E
dunque tale Afe inclinato , poiché ipafaggiper lo più appa-
ri/con fatti per linee curue . tiara nel terzo luogo neceffario
dire che ImcUnazion di quejìo Affé non fi a fi fi a, e riguardan-
te di continuo verfo ti mede/imo punto dell i^niuerfo , anzi
ohe di momento, in momento vadia mutando direzione ; per-
che ^quando la pendenza riguardale continuamente verfo Vi-
fìejfo punto , ipàffàggi delle Macchie non cangerebbero già
mai apparenza ; ma retti , o curiti , piegati in su , ò ingiù , of-
fendenti, ò defeendenti, che apparijfero vna volta, tali appa-
rirebber fempre . E forza dunque dire tale Afe ejfer conuer-
tibile ; e talora trouarfì nel piano del cerchio e/Iremo termina-
tor dell Emisferio apparente , allora dico quando i pajfaggi
delle A'Jaccbie apparì/cono fatti per linee rette , e più che mai
pendenti , il che accade due volte l anno : altre volte poi tro-
uarfì nel piano del meridiano del riguardante, in modo fate
che Ivno defuoi Policafhi nel folate Emisferip apparente,c
l'altro nell'occulto ; & amendue lontani da i punti ejiremi , o
vogliam dire da i Tali d'vn altro Ajfe del Sole , il quale fio— »
parallelo ali Afe dell'Eclittica'-, ( il qual fecondo Affé conuer-
rà necejfariamenie ajfegnare al Globo del Sole ) lontani dico
tanto quanto importa l inclinazione deWiAjfe della reuolu-
zione delle Macchie ; e di più che il polo cadente nell Emisfe-
rio apparente vna volta fìa nella parte fuperiore , e l'altra^»
nell'inferiore : perchè del cosi accadere neceffario argomento
eme danno ipajfaggi quando fono equìhbrati,e nelle lor maf-
Jìme curuità,hora col conuejfo loro verfo la parte inferiore,^/
altra volta verfo la fuperiore del difeo folate. E perchè tali fìa
tifi vano contìnuamete mutado?facendofì le inclinazioni ,e le
incuruazioni or maggiori, &or minori; e talora riducendo/i
quelle all' equilibrio perfetto ,e queflt alla perfetta dirittezza,có
ttien necejfariamenie porre VtjieJJò Affé della reuoluzione me-
Jìrua
Del Galileo . 3 47
Jirua delle Macchie bauere vna fua propria conuerjioneper la
quale i fuoi 'Poli defcriuano due cerchi intorno a i Polid'vn'
altro Afe, il quale per ciò conuiene ( come ho detto ) ajfegna-
re al Sole , il fhmdiametro de i quali cerchi rifponda alla qua-
tit.ì dell' 'inclinazione del medejtmo AJJe . Et e necejfario , che
il tempo delfico periodo fia d' vn'anno, auuengache tale è il te-
po, nel quale fi ' reBituifcono tutte l'apparenze , ediuerfità ne
i paraggi delle Macchie . E delfarjila conuerjione dì quejìo
CÀjfefopra i Poli dell altro AJ/e parallelo a quel dell' Eclitti-
ca} e non intorno ad altri punti , ne fon manifefìo indìzio le
maffìme inclinazioni, e lemajftme incuruazioni, le quali fon
fempre della medejlma grandezza . Talché finalmente per
mantener la terra Jìabile nel centro ,farà necejfario attribui-
re al -ole due mouimenti intorno al proprio centro, fopra due
differenti Affi, l'vno de i quali finifca la fua conuerjìone in
vn'anno, e l'altro la fua in manco di vn mefe; il quale ajfun-
to all'intelletto mio si rapprefenta molto duro , e quafi impof
fibile : e quejìo depende dal douerji attribuire allijiejfo corpo
folare du altri mouimeti intorno alla terra fopra diuerfi Af-
fi, defertuendo con l'vno l'Eclittica in vn'anno , e con l'altro
formando fpire , b cerchi paralleli all'Equinoziale vno per
giorno : onde quel terzo mouimento , il qualfi debbe ajfegna-
realglobo del Sole injejiejfo (non parlo di quello quafi me-
fìruo , che conduce le Macchie , ma dico dell 'altro , che deue
trasferir l'Afe , & i Poli di quejìo meflruo ) non fi vede ra-
gion nejfunaper la quale ei debbafinire il fuo periodo più to,+
jio in vn'anno, come dependente dal moto annuo per l'Eclit-
tica, che in ventiquattrhore3 come dependente dal moto diur-
no fopra i Poli dell'Equinoziale . So, che quefìo, che dico al
prefente e afsai ofeuro , ma vi fi farà manifefìo quando par-
leremo del terzo moto annuo afsegnato dal Copernico aìla-~>
terra . Ora quando quelli quattro moti tanto tra di loro in-
congruenti ( li quali tutti per neceffìtà conuerrebbe attribui-
re all'ijìefso corpo del Sole )Jìpofsano ridurre avnfolo,e fem-
plìci (fimo afsegnato al Sole [opra vn'Afsenon mai alterabile ,
e ebefenza innouar cofa veruna nei mouimenti per tanti al-
tri rincontri afsegnati al globo terrejlreji pofs.a così ageuol-
mente faluar tante Brauaganti apparenze nei mouimenti
delle Macchie filari 7par veramente^ che il partito non Jìa da.
ncufarji%
Quejla
34-8 Dialogo terzo
Queslo Signor Simplicio è quanto fn' or a èfouuenuto alVamU%
nofìror<& a me dapoterfi prodttrre , in efplicazion di quejia
apparenza , dai Copernicani , e da i Tolemaici per manteni-
mento dille loro opinioni . Voi falene quel capitale, che il giù*
dizio vo/lro viperfu'ade .
SIMP. Io mi conojci) inabile a potermi intromettere in vna decì-
sone tanto importante . E quanto al concetto mio me nefìa-
ri) neutrale; con ifperanza per o , chejìaper venir tempo , cbt
■illuminati da più alte contemplazioni , che non fono quejli
no fin vmani difcorfì, ci debba efsere suelaia la mente , e tolta
via quella caligine, che bora cela tiene ojfufcata .
:SAGR. Ottimo, efanto e il conjìglio, al quale si attiene il Sig. Sim-
plicio, e degno d'efser da tutti riceuuto, efeguito, come quello,
che dreriuandodallafommafapienza^efuprema-autoritàfSO-
lo pub con sicurezza efsere abbracciato . Ma per quanto à
permefso di penetrare -al difcorfo birmano , contenendomi de-
tro a ì termini delle conietture, e delle ragioni probabili ■> dirb
bene vn poco più refluamente-, che no?ifà il Sign. Simplicio,
non hauerira quante fottigliezze io mai mi habbiafentit<L~>,
incontrato mai co fa di maggior marauiglia al mio intelletto,
riè che più grettamente m'babbia allacciata la mente (tratto-
ne le pure Geometriche , & Aritmetiche dimoflr azioni ) di
qtiefle due cometture,prefe l'vna dalle fazioni, e retrograda-
zioni de i cinque pianeti , e l'altra da quefìe firauaganze de i
mouimenti delle Macchie folari : e perche mi pare , che elleno)
tanto facilmente , elucidamente rendala vera cagione di ap-
parenze tanto flrauaganti , mojìr arido ^come vn folo femplice
■moto , mefcoìaio con tanti altri pur femplici , ma tra di loro
differenti s fenza introdur diffcultà alcuna , anzi con leu ar
tuttexpueUe, eh" accompagnano l' altra posizione , vb meco me-
desimo concludendo necefsariamentebifognare,che quelli, che
rejìano contumaci contro a quejìa dottrina fo non habbian »
fen titefònnn habbian o in tefe quejìe tanto manifejla mentii
concludenti ragioni .
SAL V. Io non gli attribuirò titolo ne di concludenti, ne di non—t
concludenti, attefochè , come altre volte ho detto , rintenzio»
mia non è fiata di rifoluer cofa veruna fopra così alta quis-
tione , ma folo di proporre quelle ragioni naturali , &ajlro-
nomiche, le quali per l'vna, e peri altra posizione pofsono da
me addursi , lafiando ad altri la determinazione ,- la qual<L->
non
Del Galileo. 3 4-?
non dourà in vltimo efser 'ambigua, attefoche^nztenendo-vnm
delle due coftituzioni efser nec e [saviamente vera , t l'altra nt-
ce Isa riamente falfa , impoffibil co fa e, che ( Handù pero trai
termini detfe dottrine bumane) le ragioni addotte per la par*
te vei a nonfimamfejiino altrettanto concludenti , quanto le
in contrario vane , C inefficaci .
SA S . ì . Sarà dunque tempo,cbe /enfiamo le opposizioni del libret-
to deiU conclusioni^ à difquisiziom che il signor Simplicio ba
riportata .
S1MP. Ecco il libro , & ecco illuogo doue l'autore prima breuc~
mente defcrtue Usifìema mondano conforme alla posizion del
Copernico, dicendo terram igitur vna cu Luna,totoq;hoc
elementari mundo Copernicus,&c.
SALV. Fermate vn poco Signor Simplicio , che mi pare , che que-
Jìo autore in quefìo primo ingrefso si dichiari molto poca in-
telligente della posizione) la quale egli intraprende a voler con-
futare , mentre dice, che il Copernico fa che la terra insieme
con la Luna va deferiuendo in vn'anno l'orbe magno mom-
doji da Oriente, verfo Occidente: cofa, che si come e falfa , &
imponibile, cosi non fu mai profferita da quello ; ma ben la fa
egli andare al con tr aio, dico da Occidente verfo Oriente , cioè
fecondo l'ordine de ifegni; onde tale apparifee poi efser il mota
annuo del Sole coflituito im n obi le nel centro del Zodiaco.. Ve-
dete troppa ardita confidenza di vna. ^Mettersi alla confu-
tazione della dottrina di vn altra » & ignorare i fuoi primi
fondamenti fopra i quali s'appoggia la maggiore, e più impor-
tante parte di tutta lafabrica * Quefìo e vn cattiuo principia
per guadagnarsi credito apprefso il lettore: mafeguitiamopiù
auanti .
SJMP. EfplicatoVvniuerfalsifiema , comincia a propor fue in-
Jìanze contro a quefìo mouimenta annuo t e le prime fon que-
Jìe eh' e' pro'ferifce ironicamente^ inderisione del Copernico^
e defuoi flguacifcriuendojcbe in quefta fantafticacoftituzia-
ne del Mondo conuien dir folenniffimefc iocchezze ; cioè, che 'l T . •»,
Sole , Venere, e jvter curio fon folto, alla terra , e che le mate- certo ]jt>retta
riegraui vanno naturalmente all'in sù,e le leggiere all' ingiù: proporte iro-
e che Crifto.noftro Signore, e Redentore fall agli inferi , efeefe nicamente e®
in Cielo , quando s'auukina al Sole ,. e che quando Iofue co- trP a* Copejf?
mando al Sole , che si ferma/se, la terra si fermò , ò vero il Sole nico*
ùmof se al contrario della ttrrah e che quando il Sole ì in Catf*
$$o Dialogo terzo
ero, la terra feorreper il Capricorno . E che i fegni Iemali
fanno laftate} egli tfìiuah ti verno; e che non Lf itile alla ter-
ra , ma la Urrà alle felle nafee , e tramonta , e che l'Oriente
comincia in Occidente , e l uccidente in Oriente; & 'in fomma
che quasi tuttofi corfo del <ShL ondo si travolge • .
SALV. Ogni cofa mi piace fuor che Vhauermefcolaii luoghi della
fiera Jcrittura,fempre veneranda , e tremenda^ tra que/te^j»
puerizie purtroppo fcurrdi , e volfuto ferire con cofe f acro-
fante, chi per if e terzo, e da burla flofof andò, non afferma ne
nega , ma fatti alcuni prefuppoJii,ò ipotefì familiarmente ra*
giona .
SIM'P. Veramente ha fcandaUzato me ancora , e non poco ; <lj
majjime co' i foggiu gner poi, che fé bene i Copernìcbiflì rifpo-
dono,bencbe affai fìrauolt amente a quejle,ejimili altre ragio-
ni, non pero potranno f disfare , e rifpmdere alle cofe, chz^
feguono .
SALV* Quefìèpoi peggio di tutto; perchè mofìra d'hauer cofe più
efficaci, e concludenti, che le autorità delle Sacre Lettere ; ma
di grazia r ineriamo quejle, epajjiamo a i difcorji naturali, &
humani ; anzi pure quando e' non produca tra le ragioni n a-
turali cofe di miglior fenfo, eh e quejle fin qui addottepotremo
lajciar da banda tutta qutjìa tmprefa , perchè io fìcuramentt
non fon per fpender parola in rifponde, re a inezzie così feem-
pie : e quello che egli dice , che i Copernicbijii rifpondono a-*
quefìe injìanze èfalfijfimo, né fi può credere, che huomo alcu-
no/i metteffe a co?i/umar il tempo tanto inutilmente .
SIMP. Concorro io ancora neWijteffo giudizio: però fentiamo
l'altre infìanze, che egli arreca per molto più gagliarde . Et
ecco qui, come voi vedete egli con calcoli efaitijjìmi conclude ,
Ponendoli il c]oe quando lorbe magno della terra nel quale il Copernico fò
f10^ n"110 c^e t^afcorr^ *& vrìanno intorno al Sole,fuffe come infenfi-
bifoena , che ^e ri/petto alVimmenfità della sfracellata, fecondo , ebe l'i-
vna itllea fitta fieff° Copernico dice, che bìfogna porlo ,conuerr ebbe dì necejji-
lìa maggiore fa dire, e confermare, chele Belle fife fajferoptr vnadijian-
<ìi tutto 1 orbe za inimmaginabile lotane da noi , e che le minori dì loro fuf-
£n * fero più grandi, che non è tutto l'ifìefo orbe magno, <fc? alcu*
ne altre maggiori affai di tutta la sfera di Saturno ; moli
veramente pur troppo vaile ,& incompren/ibiiì ; ò" incre-
dibili .
SALV. logia ho veduto vna cofafimile portata da Ticone , con-
tro
Del Galileo . 351
tro al Copernico, e non è bora, che bo /coperta ìa f aliaci a, b per
dir meglio le fallacie di quefìo difcorfo fabbricato /opra lpo- Argométo 'di
tefifal/ìjfìme, e/òpra vn pronunciato delmedefimo Coperni- tofopra jpoM
to.pnfo da i puoi contraddittori , con vnapun, ualijjìma Jlret- fi taife.
tezza, come fanno quei litiganti, chehauenda il torto nel me- Litiganti, che
rito principale della caufa ,fi attaccano a vna fola par viuzza hanno il rotto
incidentemente prò ferita dalla parte , e su quella Strepitano11 attaccano a
fin za prender Joita : E per vofirapiu chiara intelligenza^; della parte.-»
bauendo il Copernico dichiarato quelle mirabili confieguenze, detta accidf-
the dcrw.ano dal mouirmto annuo della terra negli altri piai- temente .
neti , cioè le direzioni , e retrogradazioni de i tre fuperiori m
particolare; foggiunfi , che queBa apparente mutazione (ebe
più in Marte, che in Gioue ,per ejkr Gioue più lontano , e-»
meno ancora in aturno per ejfierpiu totano di Gioue, Jì fior- L'apparente
geud) nelle felle fi JfereBau a infienfibile perla loro immtnfia diuerfìtà di
lontananza da noi in comparazion della difianza di Gioue,b moto de i pia-
di Saturno . Qui fi leu ano su gli auuerfarij di quejìa opinio- j?oetJ.. rf V?~
ne, eprefa quella nominata infienfbilità del Copernico , come f^eile. iilfe»
preja da lui per cofa , che realmente , & affolutamentefia—»
nulla , e foggiugnendo , che vna Bella fifa anco delle mi-
nori e pur fènfbile, poiché ella cade fiotto il fenfo della vifia ,
vengono calcolando , con linteruento di altri fialfi ajfiunti ,,
e concludendo , bi fognare in dottrina del Copernico ammet-
tere, che vna Beìhfijfa fi a maggiore affai , che tutto l'orbe
magno. Ora io per dtficoprir la vanità di tutto quefìo prò- _
grejfo , mofirerò , che dal porre, che vna Bella fissa della fi- fi^a jg]]a Vf"f
Jìa grandezza non Jìa maggior del Sole , fi conclude con di- {fa grandezza
mojlrazion veracc,che la dijìanza di efjejìelle fisse da noi vie- non fi'a mag-
ne ad efier tanta, che bajìa per far , che in effe non apparifca—> por ^c} -Sole,,
notabile il mouimento annuo della terra , che ne i pianeti ca- u . . lta
r j- j~ rr ir • • • v~ • rr • che nei piane
gionaji grandi, iy ojjeruabili variazioni; <&r mjieme partita- tj £ gride nel
mente mofirerò le gran fallacie negli ajfiunti de gli auuerfarij le fìfle refta_*.
del Copernico . come infenlì-
B prima fuppongo con Vifìefso Copernico, e concordemente
con gli auuerfarij , che il femediametro dell orbe magno t ch'è. Difianza dei
la diBan^a della terra al Sole, contenga 1208. fiemidiametri Sole contiene
di ejfia terra . Secondai iamente pongo,con l 'affenfi rde 'i mede- \z?f\ femid»
fimi, e con la verità,il diametro apparente del Sole nella fua—> Diametro^el
mediocre difianza effier circa vn me fo grado, cioè minuti prì- Sole_> me*©.
vù 3 Q.cbe fono iSQQ.ficQndiiCiQÌiQXooO' terzi • Eperche grado*.
m
tìforfhrtfo dì
«rtfa fìifa delia
.prima gran-
«ezzàj e d'vna
biella itila .
Diametro àp-
parcce dei vo
le, tjiLKo tnag
gioie di cpueì
5.' vu* iuia „
©iftanza d'v»
na fiifa ddla
(élla gradezza
quanto fìa pò
fio la ikltaèf
fer eguale al
Sole.
Nelle ftelk-»
fiffe la diuerfi
tà d'afpettò ca
gionata dall'
orbe magno,
poco maggio-
re della cagio
nata dalla ter
ra nel Sole.
Stella della-»
fella grandez-
za pofta da Ti
(Coneje dall'au
tor del libret-
to centofeimi-
lioni di volte
maggiore del
bifogno .
Computo del
la grandezza
della fifia ri-
fpetto all'or-
be magno.
5'5i Dialogo terzo
il diametro apparente a" vna filila fi fisa della prima grandez*
za non è più di $.fiec. cioè 300. ter. ó' il diametro di vna fi.fi-
fa della (ejla grandezza j oJer. (e q ut e il ma/fimo errore d<L~*
gli auuerfarij del Copernico) Adi. nque il diametro del Sol*
contiene il diametro d'vna fifa dilla Je/ia grrdezza 2160*
volte . E pero quado fi pò ne/ se vna fi/sa dilla fefla grandez-
za ejfier realmente eguale al Sole, e non maggiore, e bei il me-
defimo, che dire.quavi do fi allori innaffi il òole tati to, che ilfiua
diametro fi mofìraffe vna delle 21 60. parti di quello , che ci fi
mofira adeffo , la dijìanza fina converrebbe ejhr 2160. volte
fnaggiore di quello, che e bora in effetto, che 't quanto dire , chi
la diiìanza delle fisse della fi fìa grandezzafia 2160. fiemi»
■diametri dell'erbe magno . È perche la diflanza del Sole dalla
terra contiene di comune ajjènfio 1 20 8 '. ficmidiametri di efisa
terra ,ela difìanza delle fisse ( come fi s detto ) 2160. fimi"
diametri dell'orbe magno,adunque molto maggiore(cioè qua-
fili doppio ) ì il fimidiametro della terra in comparaziont^*
dell'orbe magri 0 , cbe'l fimidiametro dell'orbe magno in rela-
zione-alia diflanza delia sfera stellata ì e per eie la diuerfiià
di appetto nelle fìjfie cagionata dal diametro dell'orbe magno
poco più ojferuabile può ejfier di quella, che fi offèrua nel Sole t
der mante dal fimidiametro della terra .
SAGR. Queftaper il primo fiatino fa vngran calare .
SALV, Fallo veramente poi che vna filetta fifa della fiefia gran*
dezza-, che al iompuiodi quefìo autore bifognaua per~mante-
nimento del detto del Copernico , che fuffe grande quàto tut-
to Vorbe magno , tot porla fidamente eguale al Sole , il quaì
Sole è minore affai della centofieimilionefima parte di ejfio orbe
fnagrio,,rende la sferajìellata tanto grande , e alta , che bafif&
per rknuouere l wììanza fatta contro ejfio Copernico .
SAGJ\. Fatemi digrazia quello computo ,
SALV. Il computo e facile, ebreuijfimo. Il diametro del Sole ì
vn dici fimidiametro della terra , $T il diametro dell'orbe
magno contiene dei medefimi 241 6. per ditto comune delizi
parti; talché il diametro dell'orbe contiene quel del Sole 220,
volte profiìmamente; E perche le sfere fono tra di loro , come
i Cubi de i lor diametri , facciamo il Cubo di 220. cbe\
1064S0000. & haueremo Vorbe magno maggior del ScI<l~*
ttntofiejmilioni , e quattrocent 'ottantamila volte , al qual or-
ile magno diceva quefi' autore douef efere eguale vn a fella
della fiefia grandezza . L'erro?
Dei Galileo. flf?
ÌAGR. Verfdr dunque di cofìoro confijle nelf ingannar fi JòraZ
mamente nel prender il diametro apparente delle fi elle fife .
^ALV. Cotejlo e l'errore, ma non efolo; e veramente io rejio gran-
demente ammirato , come tanti ^Afironomi , e pur di gran-^
nome, quali fono Jilj agrano, Albategno, Tebizio , e più mo- Inganno
ternamente i Ticoni , i Cla-ui/, & in fomma tutti i predecef munc di tute»
fon al nojtro accademico, fifien così altamente ingannai i ne l^1 aitronom»
determinar le grandezze di tutte lefitlle , tanto fijfè , quanto SSdczxèiill
Mobili, trattine i dua luminari}; ne babbiano pojto cura alla fe Hgiie,
irradiazione xiuuentiziajche inganneztolmente le rnoflr-a cen-
to, e più volte maggiori , che quando Ji veggono fenza crini ;
tnonfipuofcufare quefla loro inauuertenza , perche era in
lorpotefià il vederle a lor piacimento fenza i -crini , che bajia
guardarle nella lor prima apparizion delia fera , ò vltìma oc- Venere rend*
cultazion dell'aurora; e fé non altro Venere , che pure fpejfe mefciifabUe i'
volte fi vede di mezo giorno cosìpiccoia, chebè bifognaaguz- error degli *-
zar la vifia, e che pur poi nelLi feguente notte comparifee vna fonefd^ternlì
grandi ffìma fiaccola, gli doueua fare accorti della lor fallacia , nar ie gfandea
che no crederò già che eglino jiimajfcro il vero difeo ejfèr quel- ze delle itelk»
lo, chefìmofir a nelle profonde tenebre, e non quello, che fi
forge nell'ambiente luminofo, perche inofiri lumi, che vedu-
ti la notte di lontano apparifcon grandi > e da vicino mofira-
no la lor vera fiammella terminata, e piccola, poteuano a fuf-
ficieuza fargli cauti ,• anzi s'io deuo liberamente dire il mio
parere , credo ajfolutanente , che nejfun dicofìoro , ne anco
T icone fìejfo tanto accurato nel maneggiare flrumenti Afiro-
nomici, e che tanto grandi, {7 efatti , fenza rìfpiarmo di fptfc
grandi [[ime ne fabbrico, fi fieno mejfimai a voler prendere , 9
mfurare l'apparente diametro d'alcun-a /Llla, trattone il So-
ie , e la Luna ; ma penfo, che arbitrariamente, e come fi dice a
occhio , vno di loro de ipiu antichi pronunciale la co fa ejfer
tosi, e che ijeguaci poi fenza altro rìfeontro , fé ne fieno fiati
al primo detto ; che quando alcuno di loro fi fujfe applicato al
fame qualche i iproua fi farebbe fenza dubbio accorto dell 'in-
ganno .
$AG£L Ma fé eglino macauano del Tele/copio, e voi di già hauete
detto, ctie l'amico nofiro con tale flrumento e venuto in cogni-
zione della verità, deuono gli altri reilare feufati^e non accu~
fati di negligenza .
SALV* Qutjiofeguinbbe, quando senza* IT elefcopio nonfipottfi
Z» fé otte-
Modo per mi*
furare il dia-
jnetro appa-
rente d'vna— »
iìeUa,.
$ 5 4 Dialogo terzo
fé ottenere V'intento . E vero, che talefirumento.co*l moslrar
il di/co della fella nudo, & ingrandito cento, e. mille volte ,
rende l'operazione più facile afrai,. ma fi pub <anco fenza lo
frumento confeguir,fe ben. non così efattamente J'iftejfo , &
io più volte, l'ho fatto , e'I modo , che ho 'tenuto è. quejìo . Ho
fatto pendere, vna cordicella verfo qualche jlella,& io mi son
fruito della lira, che nafce tra. Settentrione, e Greco, e poi con
l 'apprejfarmi ,e slontanarmi da ejfa corda trapojia tra me , e
la fella, ho trouato il pojlo, dal quale lagrojfezza della corda
puntualmenteminafconde la Jiella: fatto qnefto hoprefo la
lontananza dall'occhio alla.corda, che viene a ejfer'vn de lati,
che comprendon l'angolo, chejì forma nell'occhio , e che infijic
fopra lagrojfezza della corda, e cheìfimile , anzi l'ifiejfo , che
l 'angolo, cbe.nella sfera Jìellata ìnfijiè fopra il diametro della,
Jiella, e dalla proporzione della grojf zza della corda alla di'
Jianzadall\Qcchìoallacorda,con ìatauola degliarchi,e corde,
ho immediatamente, trouata la quantità dell'angolo : vfando
però la [olita, cautela, che. si ojfevuamel. prendere angoli così
acuti di non formare il concorfo de. raggi vifuali nel. centro
dell'occhio , doue non vanno fé non refratti, ma oltre all'oc»
chio, doue realmente la grandezza, della, pupilla gli manda a»
concorrere..
SAGI^ Capi/co quefla cautela, fé ben vi h'ovn.non so, eh e. di dub-
bio, ma quelchemidàpiufaftidio e , che in quejìa operazione,
quando fi faccia nelle tenbere della notte,, mi par che fi mifuri
il diametro, del difeo irraggiato , e non il.vero,e nudo della-
fella:. ,
$:ALV. Signor nò , perchè la corda nel: coprir* il nudo corpicelh
della fella, leua.via i capelli, che non Jonfuoi , ma del nojtro *
occhio, dei quali rimanpriuofubito, chef gli nafeonde il ve-
ro di/co; e voi nel far l'o/Jèruazione vedrete , come inajpetta-
tamente vi si cuopre da vna. fottil cordicella quella affai .
granfiaccola,chepareua non douerfi nascondere, fé non dop-
pò ofiacoloafiai maggiore \per mifurar poi efatttjjìmamentey:
eritrouar quantedi . tali grojfezze di corda entrino nella di-
ftànzà dell'occhio , piglio , nonvn foto diametro della corda,,
ma accoppiando molti pezzi della medefima fopra vna tauola, ,
sì che fi tocchine?, prendo con vncompafso tutto lo fpazio oc-
cupato dai $.020. di loro, e coniai mifur a rnifuro la lènta*
nanzagtà con altro più fottil Jìlo,prefa dalla corda alconcor*-
fode]
Del Galileo r ì$J
fi de' rag&* vìfuali . Econquefta afsaì efatta operazione tro*
no il diametro apparente^' vn ra fifsa della prima grandezza ,
fumato comunemente 2. min.pri. <& anco 3. min. pri. da'Ti- Dkmetro «P*
toue nelle fue lettere Agronomiche e ap.i 67 . non efser più di vna ti*'a delia
S.ftc.cbeevna:Mle24.-òdeUe-s6.partidi quello, che #£"™*Sp*ù dì
ban creduto :hor vedete fopraxbeigrauUrrorifoii fondale le cnrHie *m;nll.
lor dottrine . kti4tcondi.
JfAGR. Veggo , e comprendo benìfjimo, ma prima ,chepafsarpiù
oltre vorrei proporre il dubbio , che mi nafee nel ritrouare il
concorfo de' raggi vifuali oltre ali occhio, quando fi rimirano
oggetti comprejìfùtto angoli molto acuti ig e la-dijfUultìmia-j*
procede dai parermi, che tal concorfo pofta éfserthorpiù lon-
tano, & bormeno , e quejto non tanto mediante la maggiore,
ò minor grandezza dell'oggetto , che Jì riguarda , quanto che
nel riguardare oggetti dell' iftif sa grandezza mi pare, che'l co-
corfo de* raggi per certo altro rijpetodeua far/i più , e meno
remoto dal? occhio .
SALV. Già veggo doue tende la perfpicacità del Sig. Sagr. diligen-
ti/fimo ofseruatore delle cofe della natura , e farei benqualfì-
uogliafcommefsa, che tra mille , che hanno ofseruato ne gatti
ftrigncr/i , & allargar/i afsaijjimo la pupilla dell'occhio, non ^°.T.G 7 ,,, f*
ve ne fono due, ne forfè vno, chehabbia ofseruato vnfimilzs %\^llQ ft allar"
ejfctto far/i dalle pupille degli huomini nel guardare, mentre ga , e li rutri-
#7 mezojia molto , 0 poco illuminato , e che nella aperta Inceli gne.
cerchietto della pupilla fi diminuif ce afsai;fichend riguarda-
a e il difeo del iole, fi riduce avna piccolezza minore divn—*
grano di panico , che nel mirare oggetti non rifplen denti ,<l~»
dentro a mezo men chiaro fi -allarga alla grandezza di vna\
L,tte, opiu, o in fomma quefio allargamento, -e Jìrignimenio
Ji diuerjijicapiù ajfai , che in decupla proporzione : Dal che è
tnamfejto, che quando la pupilla e dilatata molto,* neceffàrio,
eoe l'angolo dd concorfo de raggi fia più remoto dall'occhio ;
il rhe accade nel riguardare gli oggetti poco luminoji. Dottri'
na fomminijiratami nuovamente dal òign. Sagr. per la qua-
li , quando fi h abbia a fare vn ojferuazione efattijjima , e di
gi dn confcgueììza, venghiamo auuertili a douerfare l'inue- %
fi ignizione di tal concorfo nell'atto dell' ijleffia /) di molto jimi-
le operazione ; ma in quéRa per mani fé far l'errore degli
Ajfronomi , non vii ncceffaria tanta accuratezza ; perche,
■qua/. do anco afauor della parte noi fupponeffmo tal concor-
Z z fifarfi
Come fi troia,
ladiftanzadel
concorfo de i
raggi della pu
pilla,
5 5* Dialogo terzo
fo farfifopra Tifiefa pupilla poco importerebbe , per efer U
fallacia loro tanto grande . Non sòSign. Sagr.fe quefio vo-
kua ejfere il vofiro motiuo .
SAGR, Quefl'eper appunto, & ho caro , che nonjiajlatùirragio*
neuole, come m'ajjìcura Vejfermi incontrato con voi; ma ben
con quejia oc e afone fentir et volentieri in che modo fipofsa^*
inuefitgare la dijianza del concorfo de' raggi vifuali . ;
SALV. Il modo e afsai facile , & e tale . Io piglio duefìrifee di
carta, vna nera, e V altra bianca , e fa la nera larga per la me-
tà della bianca: attacco poi la bianca in vn muro, e lontana-*
da efsa férmo l'altra fopra vna bacchetta, o altro fofiegno , m
dijianza di ij.020. braccia , e allontanandomi da quejia fe-
conda per altrettanto fpazio per la medejima dirittura,cbiara
co/a e , che in tal lontananza concorrerebbono le linee rette ,
che partendofì da i termini della larghezza della bianca—* >
pajjaffero toccando la larghezza dell'altra Jirifcia pojia—»
inmezo: ondenefeguitay che quando in tal concorfo fi pò»
nefse l'occhio , la Jirifcia nera di mezo affonderebbe precifa-
mente la bianca oppo/ia , quando la vijìa Ji facefse in vnfot
punto: ma fé noi troueremo3che l'ejiremità della Jirifcia bian-
ca apparifeafeoperta ,farà necefario argomento > che non da
<vn punto fola efeono i raggi vifuali; E per far che la Jirifcia
bianca refi occultata dalla ner a }bi fognerà auuicinar l'occhio:
accoftatolo dunque tanto , che la strifeia di mezo occupi la rè~
mota, e notato quanto e bifognato auuicinarji ,farà la quan^
tità di tale auuicinamento , mifura certa di quanto il vero co-
corfo de' raggi vifuali Ji fa remoto dall'occhio in tale opera-
zione, & haueremo dì più il diametro della pupilla,-, b vero di
quelforoy onde efeono i raggi vi/uali : imperocché tal parto-*
farà egli della larghezza della carta nera, quale la dijianza—»
dal concorfo delle linee , che fi produjfero per Vejiremità delle
sarte,al luogo, doue flette V occhio,qttando prima vedde occul-
tar/ila carta remota dall'intermedia, qual'e dico tal dijianza
della lontananza tra le due carte . E pero, quando voleffimo
con efquifitezza mifurare il diametro apparente d'vna/iella9
fatta Vojferuazione nel modo fopr ad etto bifognerebbe far pa-
ragone del diametro della corda, co 7 diametro della pupil-
la; e trouato v.g. il diametro della corda efer quadruplo di
quel della pupilla , e la dijianza dell'occhio alla corda efèrpep
ej empio 2 e. ir accia } diremo il vero concorfo delle linee prò*.
Del Galileo* §$j
dotte da i termini del diametro della fletta per i germini dei
diametro della corda andare a concorrer lotane dalla corda—*
40. braccia, che così sarà oJferuata,comeJideue la proporzio-
ne tra la dijìanza della corda al concorfo delle dette linee, eia
diBanza da tal concorfo , el luogo dell'occhio , che debbe effer- •
la mede/ima, che cade trai diametro della corda , eH diametro
della pupilla .
ZAGR, HòintefobeniJ/tmo, e pero fentiamo quel che adduce il Si*
gnor Simplicio in dìfefa degli auuerfary del Copernico .
SIMP. Ancorché quello inconueniente majjìmo , e del tutto in"
credibile indotto daquefii auuerfary del Copernico Jìa per il
difeorfo del Sig. Salu. modificato ajfai , non però mi par tolta
via in maniera, che non gli rimanga ancora tanto di vigore „
che basii per atterrar cotal opinione; perchè ,Jè ho ben capito f
lafomma, & vltima conclusone-, quando ji ponete lejiellz^f
della fejla grandezza ejfer grandi quanto U- Sole ( che pur me
par gran co/a a crederjì) tuttauia remerebbe vero \ che torbe
v" magno bauejfe a cagionar nella sfera fìellata mutazione } o
diuerfità tale, qual'è quella , che il femidiametro della terra-*
produce nel Sole, che pure ì ojferuabde; onde nonjtfcorgendo
ne vna tale, ne tampoco vna minore nelle Jijfe, parmi, che pet
quello il movimento annuo delta terra re/ti pur defolato , t-/
diftr ut to .
SALV. Voi ben concludere/te Sig. Simp. quando non cifuffe altro >,
da produr per la parte del Copernico; ma moli" altre cofe ci re-
Jlano ancora; e quanto alla replica fatta da voi , nejfuna cofa
ci ojìa, che noi non pojjiamo fuppor la lontananza delle fijfe
ejìer ancor molto maggiore di quello, cheJìefatto,e vnijìejfo.,
e chi fifa altro, che non voglia derogare alle proporzioni am-
meffe da i fevuaci di Tolomeo, hi fognerà, che ammetta per co- A"ronomif<»
• j.- rr r io. 1 e n. n * rr • ,r- • uengono che
uenientijjima coja il por la sfera stellata ajjaijfmo maggiore jej^ mapOj0r
■ancora di quello, che pur bora habbiamo detto douerfj, ttima- tardàza delle
re : Imperocché conuensdo tutti gli Agronomi, che della mag- cóuerfioni ne
gior tardanza delle conuerfloni de' pianeti , nefìa cagione la «a cagione la
maggioranza delle loro sfere, e che per ciò Saturno fìa più tar- Teaz|| 10j Pjd]
do di \jioue, e Gioue del Sole, perche quello ha a deferiuer cer- orbi .
<hio maggiore di quejto, e quejio di que/f altro, &c* confidera-
do, che saturno v.g. I altezza del cui orbe ènoue volte mag-
giore , che quella del Sole , e che per ciò il tempo di vna reztolu-
zaone di Saturno e 30. volte più lungo,che quello di vna con-
Z j uerfion
3 5 8 Dialogo terzo
uevjton del Sole, ejfendo che nella dottrina di Tolomeo vneu*
eonuerfion della sfera Bel lata fi fin ifia in 36000. anni%doue
quella di Saturno fi 'fimi/ce in 30. e quella del Sole in vno ,
argumentando con fimile proporzione , e dicendole l'ofbe di
Con altra fu» Saturnoperefierp. volte maggiore dell'orbe del Sole,firiuòl-
porzione pre- ., gè in. tempo 30. volte maggiore, per la ragione euerfa quanto
la da gli aftro douerà ejfer grande quell orbe,che fi 'riuolge 36000. volte più-
nomi ii calco- tardo £ fi trouerà la difianza della sfera Jlellata douere \ejftr
za' deUe "fiffé 10800 .femididmetri dell" orbe magno , che farebbe ; . voltz^*
douere efiere appunto maggiore di quello, che poco fa la calcolammo doue-
10800. femid. : s reefier quando vnafijfa della fefia grandezza fufie quanto e
dell'orbe ma- # Sole, bor vedete quanto minore ancora dourebbe per tal ri-
£™ •. ^ fpetto ejfer la diuerfità cagionata in ejfe dal \mouimèto annuo
porzione.!» di \ della terra * E quando con fimil relazione noi volejfimoar-
Gioue > e di '. gumentar la lontananza della sfera JleUaia da Giouey$fla—»
Marte fi troua Marte , quello ce la daneb.be ijooo. e queBo 2700 o* femid*
la sfera fìella- dell'orbe magno , cioè ancora maggior quello 7 . e que]to\ 1 2+
più lontana ) vo*te ' c^c nm ce ^ ^aua la&randez,za della fijfa fuppofia^*
eguale al Sole ..
SJMT. fJMipar, che a quefiofi potrebbe rijpondere, cbe'lmoto
della sfera /Iellata si e doppo Tolomeo ojferuaio non ejfer cosi
tardoycomeejfo lofiimò;anzi mi pare hauere intefor che l'iftef-
fo Copernico e fiato Vojferuatore ..
$ALV° Voi dite beni/fimo, ma non producete co fa , che fauorifca
puntola caufa de i Tolemaici, li quali no hano mai recufato il
.: moto dei 3600 o.anni netta sfera Bellataperche tata tardità
lafacejfe troppo vafia, & immenfa, chef talimmenfità non
era da concederli in natura, doueuano prima che bora negare-
vna conmrfione tanto tarda, che nonpotejfe con buona pro-
porzione adaitarjtjfe non ad vna sfera digrandezza intoir
lerabile ..
SAGR. Digrazia Sig. Saluiati noperdiampiù tempo in proceder
per via di tali proporzioni congente, che fono accomodate ad
ammetter cofe fproporzionatifiime, talché ajfolutamete co loro
per queBa Brada non e pojfìbile guadagnar nulla; e qualpiù
Jproporzionata proporzione fi pztb immaginare di quella, che
quefii tali trapàjfan 0 , & ammetto n 0, men tre che fcriuendo
non ci ejfer più conueniente modo di ordinar le celeBi sfere •>
che'l regolar/i con le diuerfità de' tempi de' periodi loro,, mette-
da digrado in gradone più. tard£.,fopra le pia veloci, coBitui-
ta^che.
Del Galileo; $~i)
ia,che hanno altifiima la sfera fieUata , come tardìfftma pia
di tutte glie ne coììituifcono vna fuperiore,e per ciò maggiore,
e la fanno muonere in ventiquattr bore }mentre che lafua in"
feriorejì muoue in 36000. anni t Ma di quefìejpropor&io»
n alita, fé ne parlò a baftanza il giorno pacato ,
$ALV* Vorrei Sign. Simp. chefofpefaper vnpoco l 'affezione , che
voi portate a ifeguaci delia voslra opinione , mi diceilefince-
r amente, fé voi credetele efifì nella mente loro comprendano
quella grandezza, che dipoi giudicano non poter per lafua
immenfità attribuirfi all'vniuerfo ; perche io quanto a we_? Grandezze , e
tredo di nò; e mi pare, che fi come neWapprenfion de" numeri, numeri immé
tome fi comincia a pajfar quelle migliaia di milioni l'immagi- pre°fu-,]-Cjn»
nazionfi confonde, ne può più formar concetto,co$ìauumga noltio incei*
Ancora neW apprender grandezze, e diflanze immenfe , fiche letto,
interuenga al difeorfo effetto filmile a quello, che accade alfen-
fo , che mentre nella notte frena io guardo verfo le fìelle,giu-
dico alfenfb la lontananza loro effèr di poche miglia, ne efiei*
le (Ielle fiffe punto più remote di Gioue,ò di Saturno, anzi pur
rie della Luna . ^Mafenza più ; confiderete le controuerfie
pafiate tra gli Afironomi, <& i filo fofi Ter ipatetici ,per cagio-
ne della lontananza delle /Ielle nuoue di Gajfiopea , e del Sa-
gittario, riponendole quelli tra le fiffe, e quefìi credendole più
baffe della Luna . Tanto e impotente il noftrofenfoa difiin-
guerc le diftanze grandi dalle grandi ffìme, ancor tcbe quefte in
fatto filano molte migliaia di volte maggiori di quelle . Ba-
nalmente io ti domando,oh buomo fiocco : Comprendi tu co
V immaginazione quella grandezza dell' vniuerfo, la quale tu
giudichi poi ejfer troppo vafta i Se la comprendi ; vorrei tu
ftimar, chela tua apprenfione fi eftenda pitiche la potenza—*
Diuina, vorrai tu dir d'immaginarti cofe maggiori di quelle^
che Diopoffa operare ? Mafie non la comprendi , perche vuoi r
apportar giudizeo delle cofe da te non capite ì
SIMl\ Qutftì difcorfi camminari tutti beni/fimo , e non fi nega ,
cbe'l Cielo nonpoffa fuperare di grandezza la noftra imma-
ginazione, come anco Vbauer potuto Dio crearlo mille volte-»
maggiore di quello, che e ; ma non deuiamo ammettere neffu- '
na co fa effèr ftata creata in vano, & effèr oziofa nel vniuerfio;
lì ora mentre , che noi vtggiamo quefto bell'ordine di pianeti
difpofti intorno alla terra in di ftanze proporzionate al pro-
durre fopra di quella fuoi effetti per benefizio noftro , a chi-»
Z 4. fine.
La natura } e
Dio fi occu-
pano nella cu-
ra de gli huo-
mini come fé
altro non cu-
rafseró.
Efempio del-
la cura di Dio
fopra il gene-
re ymano tol-
to dal Sole „
3 6& Dialogo terzo
fine interpardipoi tra Vorbefupremo di Saturno, e la sfera-J
/iellata vnofpaziq vajiiffimojenza /iella alcuna fuperfiuo , e
vanoì^a zhefin&lper comodo, <&, vi,ik di chi i
SALV.. Troppo mi par, che ci arroghiamo Sig. Simp. mentre vo-
gUamo , che la fila cura di noijta l opera adequata , & il t$r-
mine, oltre al quale laTZiumafapienza, e potenza niuna al-
tra qofa faccia , q dijponga ;. maio non vorrei, che noi abbre*
uiajfimo tanto lafua mano, ma ci contentammo Ai ejfer cer-
ti) che Iddio, eia natura talmente fi occupa al gommo delle
cofe humane , che più applicar non ci sipotrebbe,quando altra
eura non hauejfe, che la fila del genere hzimano ; il che mipa?
%e con vrìaccomodatiffimo, enqbili/Jìmo efempio poter dichia-
rare, prefi dall'operazione del lume del Sole , il quale mentre
attrae quei vapori , ò rifcalda quella pianta , gli attrae , e la
ri/calda in modo, come fé altro non hauejfe che fare ; anzi nel.
maturar quel grappolo d*vua,anzi pur quel granella filo ,vi
fi applica, che pia efficacemente applicar non vi fi potrebbe r
quado il termine di tutti ifuoi affari fujfe la fila maturaziO'
ne di quel grano. Mora, fi quefìo grano riceue dal 5o/c-»
tutto quello , che riceuer fi può , ne gli viene vjurpato vn—»
mìnimo che dal produrre il Sole nelPiJieJfo tempo mille , c->
milV altri effètti $ d'inuidia, 0 difìoltizia farebbe da incolpar
quel grano, quando e ' credeffe , òchìedejfe , chenelfuo prìt
Jòlamentefi impiegajfe V azione de raggi folari . Son certo ,.
che niente fi lafcia indietro dalla dìuina prò uidenza di. quel-
lo , che fi ajpetta al gouerno delle cofe humane ; ma che non—*-
pojfano ejfere altre cofe nelEvniuerfi dependenti dall'infini-
ta fua fapienza, non potrei per me jiejfo , per quanto mi
detta il mio difeorfo accomodarmi a crederlo ; tuttauia—»-
quando pure il fatto fiejfe in altra maniera -, nejfuna re-
mìtenza farebbe in me , di credere alle ragioni , che da più
alta intelligenza mi venìjfero addotte . In tanto , quando
mi vien detto, che farebbe inutile evanovnimmenfijpa-
zio ìntrapoHo tra gli orbi de i pianeti , e la sfera [iella-
ta priuo di Belle , & oziofi» come anco fuperfua tanta-
immenfità, per ricetto delle fiellefijf e y che fuperi ogni no-
Jìra apprenfione , dico , che è temerità voler far giudice ìl:
nofiro deboliffimo difeorfo delle opere di Dio , e chiamar^
vano, ò fuperfluo, tutto quello dell vniuerfo ,, chenonfer-,
uè per noi*
Dite
Del Galileo! jtfi
SÀGI^ Dite ture, e credo, che direte meglio , che noi non fappia~
mof cbe/erua per noi, fàioflimo vna delle maggiori cirro- E j>ran temr-
ganze, anzi pazzie , che introdur fl xpo/fano, il dire , perch'io nta. al ,phl*"
non so a quel cbemiferua Gioue, b Saturno , adunque que- uerfa flj-pfluo
fli fon fuper 'fluì, anzi non fono in natura ; mentre che, oh tutto quello ,
flolti/Jìmo huomo , io non so ne anco a quel che miferuanole che non inté-
arterie , le cartilagini , la milza, b il f eie , anzinèfaprei d'ha' diamo efler
nere ilfele , la milza, ò i reni, fé in molti cadaueri tagliati no ° ^ noi*
mi fu/fero flati moftrati ; & alt bora /blamente potrei inten-
der quella^ che operi in me la milza , quando ella mi fujfe Ie-
ttata . Per intender quali cofe operi in me queflo , b quel cor- ^.If"?
pò celefle (già che tuvuoi,cbe ogni loro* operazione fiaindriz- qJ,ajche ftella
xata a noi ) bifognerebbe per qualche tempo rimuover quel g potrebbe-»
tal corpo; e quell'effètto, ch'iofentijfi mancare in me, dire, che venire in co-
dependeua da quella fletta. Di più chi vorrà dire , che lojpa- gmzione-» di
zio, che co fioro chiamano troppo vaflo, & inutile tra Satur- .? f ; «of.
no, eie Rette fijfefiapriuo d'altri corpi mondami forfè perche "
non gli vediamo? adunque i quattro pianeti Medicei, e i com<*
pagnì di Saturno vennero in Cielo , quando noi cominciami ~
mo a vedergli , e non prima ? e così le olire innumerabili flette ~oKox!o <Sfcztz
jijfe non vi erano auanti, che gli huomini le vede/fero i le ne- fn fcielo irtai-
bulofe erano prima folamente piazzette albicanti, ma poi noi fibilia noi .
t o'I Telefcopio Xhauiamo fatte diuentare drappelli di moliti*
flette lucide, e beUiJJìme . Profuntuofa , anzi temeraria igno-
ranza degli huomini .
SALV. Non occorre SigSagt .diftenderfi più in quefìe infruttuo*
fé efager •azioni ifeguitiamo il noftro inflituto , che e di efami'
nave i momenti delle ragioni portate dall' vna , e dall' altra
parte, fenza determinar co fa alcuna, rimettendone poi il giù*
di zio a chi ne fa più di noi; e tornando su i noflri difcorfi na-
turali, & humani,dico, che quefio grande, piccolo, immenjò f C
minimo, &c .fon termini non a]foluti,ma relatiuiji che là me- e
defima cofa paragonata a diuerfe , potrà bora chiamarfiim- °
menfa , etal'borainfenfibile , non che piccola . Stante queflo
io domando in relazione a chi la sfera /tettata del Coperni-
co si può chiamare tròppo vafta ; quefta per mìo parerti*
non pub paragonarfl , ne dirfl tale , fé noi in relazione-*
a qualche altra co/a del medeflmo genere ; hor pigliamo
la minima del medeflmo genere , che farà l'orbe luna--
ff j, e fé l'orbe ftellato fi deue Jèntenziare per troppo
vaftOy
Vanita del di
icorfo di quel
li , che giudi-
cano la sfera
ilellata trop-
po vaila nella
pofizion—» del
Copernico.
362, Dialogo terzo
va fio, ri/petto a quel delia Luna ogn altra grandezza, che t$
Jtmile , ò maggior proporzione ecceda vn* altra del medefimb
genere , donerà dirfi troppo va/la, & anco per quetta-ragione
negarfi, che ella fi 'ritroui al mondo , e cosigli Elefanti , e 1<l*
Balene , faranno fenz 'altra chimere , e poetiche immagina*
zioni , perche quelli , comi frappo vafliin relazione alle f or*
miche , le quali foxo animati tcrrefiri , e quelle rifpctto allt-*
fpillancole, che fono pefci?c veggonftdificuro effere in rerum
natura ,/arebbono troppo fini furati , perche afiòlutamentt^»
V Elefante , e la *£ alena fuper ano la formica , e la f pillane ola
con affai maggior proporzione , che non fa la sfera fìellatz-*
quella della Luna sfigurandoci noi detta sfera tanto grande f
quantobafia per accomodarfi alfifiema Copernicano; di pia
quanto $ grande la sfera di Gioue, quanto quella di Saturno,
ajfgnateper recett acolo di vna fiellafola\, e ben pìccola , ;#_-»
comparazione di vnafijfa ì cerio], che fé a ciafeunafifiafi do»
uejfe confegnar per fuo ricetto tal parte dello fpazìo modano f
bisognerebbe far l'orbe douefìanzia Vìnnumerabil moliitudi*
ne di quelle molte., e molte migliaia di volte maggiore di quel-
lo, chebaflaptr il bifogno del Copernico . In oltre non cbia~
mate voi vna Bella fifsa piccolijfima , dico anco delle più ap-
parenti, non che di queUe,che fuggono la noflra vifia;e le chia-
miamo così in comparazione dello fpazio circonfufo 5 Hora f
quando tutta la sfera fìellatafufse vn corpo folo rijplendente
chi è che non capifea , che nello fpazìo infinito fi può af segna*
re vna diftanza tanto grande , dalla quale tale sfera lucida-*
apparifie così piccola, &anco minore di quefto, che dalla ter*
ra cipare ade/so vnaftellajìfsal dì lì dunque giudicheremmo
alì hora piccola quella medefima cofa , che bora di qui cbia*
miamo fmifuratamente grande ,
li quanto vna SAGB. Grandìjjìma miparl'inezzia di coloro , che vorrebbero,
fola ilelia. che Iddio hauejse fatto Vvniuerfo più proporzionato alla pic-
cola capacità del lor difeorfo , cbeaWimmenfa , anzi infinita
fua potenza .
SIMP. Tutto quefto, che voi dite va, bene1; ma quello fopra di che
lapartefà inftanza, e Vhauerea concederebbe vna ftélla fifsa
babbiaad efser non pure eguale, ma tanto maggiore del Sole,
che pure amendue fono corpi particolari fituati dentro all' or-
be [iellato: E benparmì, che molto aprqpofito interroghi que-
ff autore , e domandi» A che fine, & a benefizio di chi fona
macchine.
Xo fpazìo affé
gnato per vna
fifià è molto
minore-* di
quello d'va-»
pianeta ,
Vna ftella fi
chiama picco-
la rifpetto al-
la grandezza
dello fpazio,
che la circon-
da-
Tutta la sfera
ilellata da 16-
tananza gran-
de potrebbe.-»
apparir picco
Del Galileo. 363 /
n macchine tanto vafte i prodotte forfè per la terra, cioè per vn Inftan*e &e}?
*;....„/•//- , r 7\ J J r .-V>A r ■/* autor del li-
»> piccolij/imo punto? e perche tanta remote,acaoccbe apparijca- eretto per in-
» »o tantine, e niente afsolutamentepofsano operare in terra ? terrogazioni .
»> tf cbepropojìto vnajpropojitata immenfa voragine tra efse, e
t> Saturno ìfrufratorie fino tutte quelle co/e , che da ragioni
•> probabili non fon foftenute .
SALV. JDairinterrogazioniychefà queft'huomo, mi par chef pò f R^pofte aue
fa r accorre , che quando si lafciftare il Cielo , le felle , e le di- interrogazio-
ftanz£ della quantità , e grandezze, ch'egli ha sin" bora credu- ni dell' autor
to C benché nifsuna comprensivi grandezza egli già mai non del libretto »
fé ne sia sicuramente figurata ) ei penetri benifsimo, e refi ca-
pace de i benefizi} y che da efse prouengano fopra la terra , la
quale non più sia vna cofetta minima,ne che efse sienpiu tan-
to remote, che apparifcano così piccoline , ma tanto grandi
quanto bafta per potere operare in terra ; e che la diftanza tra
effe, e Saturno fa proporzionata beni/Emo , e che ej^li di tutte T r , . ..
M a ri ir- r 1 7 / -i- • • j 11 r ; L'autor del h
quejte coje habbia molto probabili ragioni;delle quali ne haue- t,rett0 fi e0iv.
rei volentieri fentito qualcuna;ma ilvedere>che egli in quefte fonder e fi có-
pocbe par oleji confonde^ fi contraddice, mi fa credere ch'enfia tradice nelle
molto penuriofo , efearfo di quefìe probabili ragioni % e chts *\ie interroga-
quelle, ebeei chiama ragioni, fieno più tojlo fallacie, anziom- Z10ni "
tre di vane immaginazioni . Imperocché io domando ade (Io _
ir a- in- * r ^ i ± * Interrogazio-
a lui ,Je quejti corpi cekjtt operano veramente J opra la terra, ni £atce |ji>att.
e fé per tale effètto fono fati prodotti delle tali, e taligrandez- tor del libret-
te, & in tali, e tali difanze dijpofii, b pure, fé non hanno,che to,eon le qua-
dre con le cofeterrene.Senon han che fare con la terra; feioc- J* *Lmo?r5*t
ebezza grande è il voler noi terreni effer1 arbitri delle gradez- jnefncacia cie*
Z£ > e regolatori delle loro locali difpofiziom , mentre fìamo
ignoranti/fimi di tutti i loro affari, e interefjì; ma fé dirà , che
operano , e che a quejlofinefìano indrizzati, viene ad affer-
mare quello > che per vn 'altro verfo egli medefimo nega , & a
laudar quello , che pur bora ha dannato , mentre diceua che i
corpi celefli locati in tanta lontananza > che dalla terra appa-
rifean fantini, non pojfono in lei operar cofa alcuna, jMar
buomomio r nella sfera ftellata già [ftabilita nella diftanza che
ellafitroua, e che da voi vien giudicata per ben proporziona-
ta per gì infiuffi in quefte cofe terrene ; moltifpme felle appa-
rifono piccoliffi me, e cento volte tante ve ne fono del tutto a-
noi inuifibili ( che e vn' apparire ancor minori, che tantino}
adunque bifogna che voi ( contradicendo a voi medefimo }
neghiate
Che gli ogget
-ti lontani ap-
parivano pic-
coli è difetto
dell' occhio ,
come fi dimo-
ftra.
Ticoncò fuoi
aderenti non
hanno tentato
di vedere , fé
nel Fir-memé-
to fia apparé-
za alcuna con
tro, ò in fauo-
re del moto
annuo .
364 Dialogo terzo
neghiate bora la loro operazione in terra; b vero,cbe (contri
.dicendopure a voi fìejfo ) concediate , che l'apparir iantine ,
-non detrae della loro operazione; bfiveramente(e queftafarà
piàjìncera, e modefìa concezione) concediate , e liberamente
confettate, cbè',1 giudicar nojìro circa le loro grandezze , e di-
Jianzejia vna vanità , per non dir prò/unzione ,ò temerità •
S1MP. Veramente veddi ancor io fubito, nel legger quefìo luogo,
la contradizion manifefìa , nel dir che lejtelle (per così dire )
del Copernico apparendo tanto pkcoline non potrebbero ope-
rare in terrai no Ji accorgere d'hauer coceduto l'azione Jòprs
la terra a quelle di Tolomeo, efue., che appari/cono non pur
fantine , ma fono la maggior parte inuifibili .
SALV* ìlMà vengo ad vn altro pu n to yfopra chefondament odi-
te egli, che le Jielle apparifeano tosi piccole ì forfè perchè tali le
veggiamo noiìe non fa egli ,che quefìo viene dallo Jìrumento,
che noi adoperiamo in riguar 'darle. , cioè dall'occhio nqftrot
e che ciò fia vero , mutando jìrumento le vedremo maggiori, e
maggiori quanto ne piacerà ;*chi sa che alla terra tche le rimi'
rafenza occhi , elle non fi mofìrinograndiffìme , e quali real-
mente elle fono i dMa è tempo, che taf date quefie leggerezza
venghiamo a cofe di pia momento % e pero hauendo io già di»
mofìrato quefie due cofe : prima quanto bafiipor lontano il
Firmamento , fi che in lui il diametro dell orbe magno non—»
faccia maggior dìuerfità di quella^ chef à l'orbe terrefire nella,
lontananza del Sole; e poi dimojlmto parimente , come, per
far che vhafìeUa del Firmamento ci apparifea della grandez-
za■, che noi la veggiamo,no ì neceffario porla maggiore del So-
le ■: vorrei Japer, fé T icone , b alcuno de" fuoi aderenti ha ten-
tato mai di inuefìigare in qualche modo , fé nella sfera falla-
tafi feorga veruna apparenza,per la quale fi pojfa più refoUi-
tamente negare, b ammettere il moto annuo della terra»
IGR. lo per loro rifpondereidinb, né tanpoco hauerne bauuto
bìfogno ; già che il Copernico fìejfo è , che dice tal diuerfità no
vi ejfere :ed ejji, argomentando ad hominem , glie l'ammet-
tono ; efopra quefìo ajfunto mojìrano l'improbabilità , che ne
fegue, cioè, che farebbe neceffario far la sfera tanto immenfa 9
che vna (iella fifa per apparirci grande, come ci apparifce,co&+
uerrebbe, che in realtà fu fé vna mole così immenfa , che ecce-
dere la grandezza di tutto l'orbe magno zcofa che è poi , come
ejfì dicono , del tutto incredibile . ;
lo fon
Dei Galileo 7 3^
SALV. lo fon del mede/imo parere, e credo appunto, ch'egli argo*
mentino contro all'buomo , più per difefa d'vrì altro b uomo 9
cbeper brama di venire in cognizion del vero ; e nonfolame-
tt non credo , che alcun di loro fi ft a applicato al far tal'offer- Aftronoitti
nazione, ma non fonficuro ancora , fé alcuno di ejfì fappia~~» forfè non nari
quale diuerjìtà d ou effe prò dur nelle jìffe il mouimento annuo no auuertito
della terra, quando la sferajìellata nonfujfe in tanta diftan- Seguano*!
za, che in effe tal diuerjìtà per lafua piccolezza fuanifie jper- m0to annuo
(beilcejfare da taVinquifizione , e rimetter/i al femplice detto della terra .
del Copernico, puh ben bafiare a conuincer Vhuomo, ma non
già a chi arirfì del fatto ; potendo ejfer , che la diuerjìtà ci Jìa f
ma non cercata ; oper la fua piccolezza, òper mancamento di Alcune cofe_^'
Jìrumenti efatti, non comprefa dal Copernico ; chenonfareb- non comprefe
be quefìa la prima cofa,che egli per mancanza di Jìrumenti, ò & Coper. per
peraltro difetto non hafaputa : e pur fondato fopra altre fai- S^aSS?
diffìme conietiure affermo quello,a cuipareuano cotrariare le s
cofe , non comprefe da lui; che come giàji dilfe , fenza il Tele-
feopio, ne Marte poieua comprender/i crefeer 60. volte, e Ve-
nere 40. piti in quella,che in quefìa pofitura;anzi le differen-
ze loro apparifeono minori affai del verojtuttauiafiepoi ve-
nuto in certezza,tali mutazioni efferuia capello , quali ricer- Ticone,& al-
caua il si/iema Copernicano . Hor così farebbe ben fatto ri- tri arg°ment*
11 r Tj. l r^ ir? • r no contro al
cercare con quella ejquiJiUzza, cbejipotejse maggioreje vna moto annuo
tal mutazione, che dourebbefeorgerfì nelle ' Jìffe ,poflo il moto per la inuaria-
annuo della terra, effettiuamentejìofferuafie, cofa che affolu- bile eleuazicyj
tamente credo non effer fin borafiata fatta da alcuno , e non. ^ i>0l°»
fot amente fatta , ma forfè ( come ho detto ) ne anco da molti
benintefo , quel che cercar Jì dour ebbe . Ne mi muouo a cafo
adir cosi , perche già veddi certa frittura a penna di vno di
quefii anticopernicani, che diceua neceffariamete douerfegui-
re, quando tal 'opinion fuffe vera, vn continuo alzamento, <&
abbaiamento del Polo di 6. mejìin 6. mefì, fecondo , che la—>
terra in tanto tempo , per tanto fpazio , quante il diametro
dell orbe magno fi ritira hor verfo Settetrione, hor verfo Au-
fìro ; epurglipareua ragioneuole,anzineceffario,chefeguen-
do noi la terra, quando fujjìmo verfo Settentrione,doueJJÌm&
bauere UTolo più eleuato , che quando fiamo verfo ilmezQ
giorno . In queflo medefimo errore incorfe4vno per altro affai
intelligente matematico , pur feguace del Copernico , fecondo
fbe riferifee Tifane néJ'uQÌ Froginnafmiafac%684. il qualq
§ 6ó Dialogo terzo
diceva hauer'offeruato mutar fi \V altezza Polare,^ ejjer aiuti
fa la fiate dal verno: e perche T.icone^nega il merito della cau*
fa , ma non danna l'ordine , cioè negati vederfi mutazione»
nell'altezza polare ,ma non condanna tale inquifizione , co»
tne non.accumodata a conftgvirqvel che fi cerca, viene a di-
ehiararfi, che egli ancora jlima l'altezza Colare variata, b no
variata di ó.mefiin 6. mefì efStr buona riprova per efclvde-
re,ò introdurre il movimento, annuo .delia-terra ,
$IMCP. Veramente Sign. Salviati^che a me amora par che dovejfc
feguirl'ijieJp)_rimperocche.io non credo , che voi mi negherete^
ebefe noi camminiamo folamente 60. miglia verfo Tramon-
tana il Palo ci fi alzerà vn grado , & accojlandofi parimente
per altre 60. miglia al Settentrione ci fi alzerà il *Polo vn al-
tro grado, Ò'.c. H ora, fé V accoflarfi ,,e dìfcojiarfi 60 . miglia—*
folamentefàsìnotabìl mutazione nell'altezze Polari, che do-
tterà far 'e il trafportaruiXa terra , e noi injieme non diro óo*
miglia, ma 60. migliaia i
MALV. Pioverà fare (fefi deve fegvir cotefìa proporzione ) che il
Tolo ci fi alzerà mille gradi.. Vedete Sign. Simplicio quanto
pvo vrìinveterataimprifiÌQne.. Voi per ejferuififfato nella—»
fantafia pertanto anniyxke il Cielo fia quello, che fi rivolga in
ventiquattr'hore fe non la terra , e che in confeguenza i Poli
di tal r evoluzione fiano nel Cielo , e non nel globo terre Pire >
non potete ne anco per vn bora fpoglìarviqvefi' abito , e ma-
fchtrarui del contrario , figurandovi -, .che la terra fio—»
quella , che fi muoua folamente per tanto tempo , quanto
bajla per concepir quello , ahe ne fegvirxjbbe , quando q velia
bvgia fvjfe vera . Se la terra Signor Simplicio è quella ,
.che fi mvove in fefiejfa in ventiqvattf.hore , .in lei fono i
Poli) in lei e l Affé , in lei ì l' Equinoziale , cioè M cerchio
vnajfìmo deferitto dal pvnto egualmente diftante da ìJJoli , ini
lei fonagli infiniti paralleli maggiori ,,e minori defcritti da $
pitti della fuafuperficie piu,e mei, o.difiati 'dai Poli '-in lei fono
tutte quefiecofe , e non n ella sfera Jiellata , che per tjfere im-
mobile manca di tutte, e folo con l'tmaginazionevi fi poffono
■ figurare , prolungando V Affé della terra finlà , dove termi-
nando ftgnerà due punti foprapofli ai no fìri Poli, fa'. il pia-
vo dell equinoziale difìefo t figurerà in Cielo srn tene hi 0 a fe
gorrifpon dente . Hot a , fe il vero Affé, i veri Poli , // vero
equinoziale UrreBri non fi mutano in terrattuttauolta, cbg,
voi
Del Galileo . 3 6y
voi ancora reHereie nel mede/imo luogo in terra , trasportate
pure la terra doue vi piace, che -voi già mai non cangerete abi-
tudine,^ ai Poli, ne ai cerchiane ad altra cof 7 terrena;eque- Il moto doue
Jìoper effir cotal tra/portamento comune a voi ,.&'a tutte le è comune,è co
coje terrefiri; (£r // mota doue e comune, e come [e no vìfùfìe;e ?«• non V1
Ji come voi non muterete, abitztdine a i Poli terreni(dbitudine
dico fi che vi fi alzino, o vi s'abboffino ) così parimente non la
muterete a i Poli figurati in Cielo, tuttauoltache per Poli Ce-
le/li intenderemo ( comegiàfi è definito ) quei due punti , che
dall' affi terref reprolungato fin là,vì vengono fegnatLE ve-
ro, che fi mutano tali puntinelCielo, quando il tra/portarne-
io della terra vien fatto in tal modo , che ilfuo '-Affi vadia a
ferire in altri , & altri punti della sfera cdejte immobile , ma
non fi mutala nofira abitudine ad efii, sì che. il fecondo ci fi
ehm più che.il primo .. Chi vuole ,. che. de i punti del Firma"
mento, rifpondenti a i polì della terra , Xvnofegli alzi, e l'al-
tro fi gli abboffi, bifogna camminare interra verfo l'vno
allontanandofi dall'altro,che il tra/portar la terra , e co lei noi
medefimi (come ho già- detto ) non opera niente .-
SAGR. Concedetemi ingrazia Signor Saluiatr, cb'hfpiani affai
chiaramente quefìo negozio, convn efempìo,fe bengroffiola* tempio acco
no altrettanto però accomodato a quefìo propofito .Figurate- modatoperdi
ui Sig. Simpl. d'ejferein vn a galera , e che fiondò in poppa— > chiarar, come
babbiate drizzato vn quadrante, ò altro fìrumento AJìrono- l'altezza del
mico allafommità dell'albero deltrinchetto,comefevoi vole- P n.on
fte prender lafuaeleuazìone,la quale fuffie v.g.40.gradi,non' diante il moto
e dubbio^, che. camminando voi per corfia verfo l'albero 2 j. ò annuo della^
j 0 .paffiytornando a drizzare il medefimofirumento alla me- terra .
defìma fommità dell'albero , trouerete lafua elèuazioneeffier
maggiore, <& effir crefcìuta v.g. 1 0 . gradi ; ma fé in cambio di
camminar' i detti 2$. 0 30. p affi verfo l'albero , voi refiando
fermo in poppa ,facefie muouer tutta la galera verfo quella
parte, crederete voi , che mediante il viaggio, che ella haueffi
fatto de i 2/: 0 30. paffi,leleuazio del trinchetto vi fi mofiraf
fe di 10.gr. accrefeiuta Y
$IMP. Credo, & intendo, che ella nonfivantaggierebbe ne anco
vnfol capello per ilviaggio di mille , ne di centomila miglia 9
non che di 3 o.pafsi', ma1:redo bene, che , fé traguardando la
fommità del trinchetto fi fufse incontrato vna Jìella fissa ad
tfser nella medefima dirittura, credo dico t che tenendo ferma
il qua-
$:£"$ Dialogo terzo
il quadrate doppo hauer navigato ver/o laftella 6o.mtglìa,ta
mira batterebbe bene alla punta del trinchetto , come prima ,
ma non giàpiù alla /iella, lattiate mi si farebbe eleuata vn
grado .
%AGR. lAla voi non credete già chél traguardo non hattefse a-*
quel punto della sfera fìellata, che rifponde alla dirittura del»
la fommità del trinchetto ì
SIMP. Queilo nò) ma il punto farebbe variato^ rimarrebbe fot»
to alla /iella prima oj 'semata .
SAGR. Cosìfià per appunto . ^Mafìcome quello , che in queffe*
fempio rifponde aWeleuaziondella fommità dtli 'albero, non
e la ftella, ma il punto del firmamento , chefitroua ridia di»
pittura dell 'occhio, e della cima ddl 'albero , cosi nel cafo efm»
plif 'cato , quello , che nd Firmamento rifponde al Polo della
terra , non e vnaftella}h altra cofaffsa del Firmarne?} to,ma
e quel punto nel quale va a terminar l'Afse ìerreftre diritta-
mente prolungato fin là} il qu al punto non e fisso , ma vbbidi»
Almoto anno f€e a$e mutazioni, che face/se il rPolo terreno ; E però Ticone,
della terra_j» ò altri, che haueuano portato quefia inftanza , doueuano di-
pub feguir mu re } cbe a fal mouimento della terra, quando vero fufe,fi do»
tazione i qual- crebbe conofeere, & ojjeruar qualche diuerfità neWalzamen-
aon nel i olo ! *°> & abbaiamento, non del Polo , ma di alcuna fella ffa
verjb quella parte, che rifponde al nofro Polo .
SIMP. Già interi do bemffimo l'eqmuocoprefo da co fioro , ma no
però mi fi toglie la forza, che mipargrandijjima dtW argomen-
to portato in contrario ,quando fi riferifea alla mutazion del»
le felle, e non più dtl Polo ; attefo che, fé il mouimento della
galera di 60 .miglia folamente mi fa alzarfi vna ftella fifa per
vn grado, come non potrà molto più venirmi vnafimd mu-
tazione, iy anco maggiore affai/fimo, quando la galera fi traf-
portajjè verfo la medefima ftella per tanto fpazio , quante il
diametro dell'orbe magno}che voi dite ejfer'il doppio di quello,
che e dalla terra al Sole i
Si riuolge 1 e <j^q j£, QZìi $}?. Simplicio ci ì vn* altro equiuoco, il quale verame-
crede che al & vot intendete , ma non vijoumene l intenderlo , & to cer-
nioco annuo fi cherodi ricordamelo: però ditemi . Se quando, doppo haz^ere
de'far grà mu aggiu fiato il quadrante a vna ftella fi fa,e trouato v.g. lafua
tazione cica situazione ejjèr 40.gr. voifenza muoueruidi luogo melina»
d'Vna^klial» fte ^ ^at0 ^e q&adrante,si che la fella rimanejfe deuatafpra
Uffa. quella dirittura , direte voi perciò la Jtdla hauer' acqui] tato
maggior eUuazione i Lerto
H v..., '. ■
■ : ',
Del Galileo l ^69
S1MP. Certo no, perche la mutazionefi e fatta nello Jìrumento, e
non neU ojferuatore , che babbia mutato luogo, mouendojì
-ver/o quella .
SAGR^ cM a quando voi nauigate, o camminate /òpra la fupet»
ficie della terra , direjìe voi, che nelmedefimo quadrante non
fifacejfe mutazione alcuna,maficonferuajfefempre la mede-
fima eleuazione rifpeito al Cielo, tuttauolta , che voi fiejfo no
V inclina/le, malo lafciajìejè are nella prima cojìituzione H
$IMP. Lafciate, ch'io ci penfivn poco . Direi fenz altroché non
la confèruajjes per ejfer'il viaggio, eh 'io fò, non in piano } ma
■ - /opra lacircunferenza del globo terrestre, la quale dipajfo in
paffo muta inclinazione rifpetto al Cielo > & in conseguenza
. la fa mutare allo finimento, chef opra di lei la conferita .
SAGR. Voi beni/fimo dite; & anco intendete, che quanto maggio» z '
re, e maggiore fujfe quel cerchio ,fopra il quale voi vi mone» . ,. __' .
Re, ta ntepiù miglia bìfognerebbe camminare,perfar che quel- . <
la Bella viji alzajfe quel grado di più; e che finalmente-^ qua» • • •• l
do il moto verfo la fleUafttffeper linea retta , più ancora con- ' -
uerrebbe muouerfi , che per la circonferenza di qualfiuoglia
grandi/fimo cerchio . -, ,, .. -
SALV. Si, per chi finalmente la circonferenza <kl cerchio infinito, •■.... y..,
e vna linea retta, fono Vijìefla-cofa . L.ipea rettale
circo nrcrcnzcL
SAGR, Oh quefìo non intendo io , ne credo, che Vintendaanco il de] cSjiielia
Sig. Simp. ebifogna, che cifia fotta qualche miflerio afeofio finito fon l'i-
perche fappiamo,cht il Sig. Salu. non parla mai a cafo,nì met- /teifa cofa,, . .
• ' te m campo par adojfo, che non riefea in qualche concetto non • •• • •
punto triuiale, pero a luogo , e tempo vi ricorderà la dichiara-
zion di quefìo efser la linea retta Vifiefso, chela circonferenza* •',
del cerchio infinito , che per adefso non voglio, che interrom-
piamo il difcorfo, che hauiam per ternani . E tornando alca- - ■•-.
fo, metto in confidsrazioneal Sig. Simp. come l 'aveofìamento, - ' '■ '"
■ ' edtfcoflamento, che fa la terra a quella fletta fisi ta ,'chee vicina ' ' y ' ';
al Polo , fi fa come per vna linea, retta , che e il diametro dell' , ' .' ', % ;..''.,'
orbe ma%no , talché il voler regolare l'alzamento ,<& abbafsa- . ,; . ^ .
mento della jl ella polare col moto per tal diametro , come pel •>,
moto fopra il cerchio piccoli/fimo delia terra j ègranfegnd 'di
poca intelligenza .
SIMP. tSM-a purreftiamo ancora nelle medefime difficultà , già
the-nì anco quella poca diuersità,che efser vidoUrebbe, ti for-
ge efserui ; e fé quejìa inulta ? nullo ancora bifogna confefi*
;■■-•■■ Afr- * far
Si cerca quali
mutazioni, &
in quali (Ielle
£ debban feor
gere median-
te il moto [an-
nuo della ter-
ra-».
Il non hauer-
gli Aftrono-
«m.ipccificate
quali mutasi©
ni potiamo dc-
siuar dal mo-
to anno della
terra- dà kgno
chceflì non_*
l'h abbiano bt
ne intefe .
le 'mutazioni
nelle (ielle fif
fc denono ef-
ier in alcune
maggiori , in
altre minori ,
Se in altre nui
le.
37° . Dialogo terzo
far che sia il moto annuo per torbe magno attribuito aìla~*
terra .
SAGB. Hor qui lafcio feguìre al Sig. Salu. il quale mi par , ehi-*
non trapajfaua per nullo l'alzamento, b abbaiamento della-*
Jlella polare, b di altra delle fijje , ancorché non compre/o da
alcuno, edall'iflejfo Copernico pojìo non dirò per nullo , me
per inojferuabilepex la fua piccolezza .
$ALV. Già ho detto difopra, che non credo, che alcuno fi fia mejfo
ad ojjeruarefe ne i diuerfi tempi dell 'anno fi feorga mutazio-
ne alcuna nelle fife, chepojfa dependere dal mouimento an-
nuo della terra; efoggiunto di più , che ho dubbio , fé forfè al*
cuna babbia bene intefo, quali fieno le mutazioni, e tra quali
flette debbano apparire; pero e bene, che andiamo con diligen-
za ef aminando que fio punto » Lhauer trouato fritto fola*
piente in genere nonfidouere ammettere il mouimento an-
nuo della terra nell'orbe magno, perchè non ha del verifimile,
chef ejfo no fi vedefie alcuna apparente mutazione nelle felle
fijje, e il non fentir poi dire quali douejfero e ffer' in particolare
cotali apparenti mutazioni, & in quali fieue , mi fa molto ra-
gioneuolmentefiimare, che co/loro , eh e fu quel generico pro-
nunziato fi fermano, non habbiano intefo , ne anco forfè cer-
cato di intendere , come cammini il negozio di quefie muta-
zioni , ne che cofefiano quelle, che dkono,cbe veder fi doureb-
bero; & a così giudicare mi muoue ilfapere, che il moUimenta
annuo attribuito dal Copernico alla terra,quando debba far-
fi fenfibile nella sfera (iellata , non rispetto a tutte le Jlell<La
egualmente ha da farfi apparente mutazione, ma tale appa-
renza in alcune d tue farfi maggiore, in altre minore, in altre
ancor minore, e finalmente in altre ajfolutamentè nulla ,per
grandijfimo, chefiponejfeil cerchio di quello moto annuo .
Le mutazioni poi; che veder fi dourebbero, fono di due generi,
l'imo e il mutarhjfe felle l apparente grandezza , e l'altro il
variar' altezze nel ^Meridiano; che fi tira poi in confeguenza
il mutargli orti ycglioccafi, e le disianze dal vertice, &c.
SAGR* Mi par di vedermi apparecchiare vna matajfa di qutfii
riuolgimenti, che Dio voglia , ch'io me nefia per poter diftri-
gar mai , perche a confejfareil mio difetto al Srg. Salutati*, io
ci botai yoltapcnfato,nè mai ne ho potuto ritrovare Hbandór
lo, e non dico tanto di qutfio , che appartiene alle felle fifis*
quanto di vn' altra più terrai faccenda , che voi mi haueit^
fatta
Del Galileo. 37?
fitta fouuentrt , co'l ricordar quefte attezze Meridiane , lati-
tudini ortiue, e disianze dal vertice, &c. e'imio rauuolgime-
t* di ceruello, nafce da quello ,cb 'io vi dirò adejfu . Il Caper- Difficultà maf
nicoponela sfera /iellata immobile , & il Sole nel centro di fona contro al
elTa parimente immobile . ^Adunque ogni mutazione \chea _°£f llì1?' Per
noi appanfcajarji nel Sole, o nelle ftelle fijj e, e necej sarto , cbt parjfcc nei So
fia della terra, cioenojlnr. Ma il Sole fi alza, cjtabbafsa—> le,e nelle fiic.
nel noftro Meridiano per vnarco grandijjìmo quafidi 47.
gradi, e per archi ancora maggiori , e maggiori varia lefues
larghezze ortiue , Ò1 occidue negli Orizonti obliqui: horcome
può mai la terra inclinarfi, erileuarfitanto notabilmente al
Sole, e nulla alle fielle fisse, 0 per fi poco , che sia cofa impercet-
tibile l Quefto e quel nodo , che non epofsuto mai pafsare al
mio pettine ; e fé voi me lo fcìoglierete,vt fumerò più , che vn'
%Alefsandro .
SALV. Quefte fono difficultà degne dell ingegno del Sig. Sagredo,
ed e tale il dubbio , che sino Viftefso Copernico diffido quasi di
poterlo dichiarare in maniera , che lo rende/se intelligibile , il
che si vede si dal confefsare egliftefso lafua ofeurità, sì dal ri-
mettersi due volte in due diuerfe maniere, per dichiararlo: Et
io ingenuamente confefso di non hauere capita la fuafpiega-
tura ,fe non doppo , che con altro- diuerfo modo afsai piano, e
chiaro, lo resi inielligtbilej ma non pero fenza vna lunga, e la-
boriofa applicazion di mente.
SIMP. Ariftotile vedde la difficultà medesima , e fé ne feruì per . ,,
. J- , , *■ l- ■ i- > 1 , J rr Argomento tF
redarguir alcuni antichi, 1 quali voleuano , che la terra jufse a ri ih contro
fin Pianeta; contro a i quali argomenta, che fé cibfufse , con- gii .uichi, che
uerrebbe, che efsa parimente, come gli altri pianeti hauefse pia voleuano, che
divn mouimento, dal chenefeguirebbe quefta variazione ne *a te.rra "■"$*
gli orti, iy occasi delle ftelle fife, e nell'altezze Meridiane pa- vnPianea •
rimente . E poiché eipromofie la difficultà , e non la rifoluet-
te, e forza che ella sia ,fe non d' imponìbile , almeno di difficile
fcioglimento .
SALV. La grandezza , e forza dell'annodamento , rende lofcio-
glimento più bello , e ammirando , ma io non ve lo prometto
per hoggi, e vi prego a difpenfarmi sino a domani , e per bora
andremo considerando, e dichiarando quelle mutazioni, e di-
uersità, che per il mouimento annuo dourianofeorgersi nelle
ftelle fife , sì come pur bora diceuamo , nell'efplicazion delizi
quali vengono a proporsi alcuni punti preparatori! , per lo
Aa 2 j dogli-
Moto annuo
fatto dal cen-
trò della ter-
rà fottò rtclit
cica : e moto
diurno fatto
dalla terra cir
ca il proprio
centro .
L'affe della-»
terra fi mantié
fempre paral-
lelo a fé fleflòj
e deferiue vna
fuperficie ci-
lindrica, & in
«cimata all'or-
be magno .
L'orbe della
terra già mai
aion s'inclina,
Bia immuta-
bilme.ntft-.fi c&
Le Ilei le fifle
poile nell'E-
clittica—» mai
non fi alzano,
sé abbaffano
per caufa del
moto annuo
della terra,ma
ben fi auuici-
aano, & alloa
tanano ..
3.72* Dialogo terzo
fiiegUmento della maffìma difficoltà . Hora ripigliando i\dnt
mouimenti -attribuiti alla terra ( e dico due, perche il terzo no
ì altrimenti. vn moto , come a fuo luogo dichiarerò) cioè l'an-
nuo, &Jldiumo, quello fi deue intendere fatto dal centro del-
laJerra&eUa circonferenza dell'orbe magno,cioe di vn cerchio
maffimodeferitto nel piano dell 'Eclittica fijfa,& immutabile;
., l'altro, che il. diurno >e fitto dal globo della terra in fé ftejfo
. circa il proprio centro, e proprio Ajfenon eretto, ma inclinata
. al piano dell'Eclittica-, con inclinazione digradi 23 . e mezo
-. ^incirca.,, la qualeincìinazione fi mantiene per tutto l'anno : e
3 ^quello ,-chefommamentefideue notare ,JÌ conferua femprz-*
• &.erfo la medefima parte del Cielo; talmenteche V Affé del moto
diurno fi mantien perpetuamente parallelo afejieffo; sì che,/è
noi ci immagineremo tale Afe prolungato fino alle felle fijje9
mentre che il centro della terra circonda in vn'anno tutta—*'.
^EcUitica, liiftejfoAjfedefcriue la fuperficie di vn Cilindro,
obliquo, eòe ha per vna delle fue bafi'tl detto, cerchio annuo, t
peri' altra vnfimil cerchio imagi nariametedeferitto dalla fua
e/lremità,ò vogliamo dir Polo,tra le felle fijfe; & e tal Cilin-
dro obliquo al piano dell'Eclittica , fecondo V-inclinazion del-
• HAfsGi che io deferiue, che hauiamo detto efier gradi z.$. e me-
zo,Ja quale sonferuandofi perpetuamente Viftefa {Jknon^>
quanto in molte migliaia di anni fa qualche piccoliffi.ma>mu*r
fazione , che alprefente negozio niente importa ) fa che'lglo-
shoterreFtm, ne più s'inclina già mai ,nefifolleua,.maimmu±
labile fi conferua t .Dal che mfeguita, che per qitanto appar-
tiene alle mutazioni rdaoferuar si nelle fifse dependenti dal'
Jblo mouimento annuo,l ijìefso accader à a qualsiuoglia punto
della fuperficie terrena , che all' islefso. centro della terra ; e pe-
rò nelle prefenti efpUcazioni ci [eruiremo- del cen irò , come di'
qualsiuoglia punta della fuperficie . E per pia facile intelli-
genza del tutto ne difegneremo le figure lineari; e prima fe-
gniamo nel piano, dell' Eclittica il cerchio A.N.'B.O. & inten-
diamo i punti A*B .ef sere gli efìremi verfo "Borea, e ver/o Au~
èro, cioè il principio di Cancro, e di Capricorno, &il diame-
tro A.11. prolunghiamolo indeterminatamente per D -e C
-verfo la sfera fiellat a .. D-ico bora primieramente, cheniuna
delle Belle fifse pofie nell Eclittica, per qualsiuoglia mutazion
fatta dalla terra, per efso piano dell' Eclìttica,varierà mai ele-
vazione, ma fempre si forgerà nella medesima fuperficie , ma.
bene
Del Galileo ;
57&
henefegli auuicìnerà-, $? allontanerà la terra per tanto fp^h
zio, quanto e il diametro dell orbe magno , il che fmfatamen-
te si vede nella figura; imperocché sia la terra nel punto <^i. a
sia in B,fempre la Bella C. si vede per la medesima linea-*
iA.B.C. ma bene la lontananza B. G. si e fatta minore della
C.A. per tutto il diametro B.A. il più dunque, che si .pofsa
fcorgere nella fieli a C.& in qualsiuoglia altra pojla nell'Eclit-
tica , e la accrefciuta, b diminuita apparente grandezza jper
V auuicinamento , ò allontanamento della terra,
SA GR. Fermate vn poco in cortesia , perche fento non so chefcru-
polo , che mi dàfafiidio, & è quefìo . Che lajìella C. venga
vedutaper la medesima linea ^A.B.C. tanto,quando la terra
sia in A. quanto fé ella sia in B. l'intendo benijj 'imo, 'come an-
co di più capifco, che l'ifìefso auutrrebbe da tutu i punti della
linea A. B. mentre che la terra pafsafse da ±A. inrB. per efsa
Unta; mapafsandoui , come sifuppone,per Varco iA.N.B. e Tn?*anze con»
manifcfta e afa, che quando ella farà nel punto N. & in qua- cro Hn]?to an
lunque altro, fuori, che li due A.B. non più per la linea A. B. ra ^ daJlé
ma per altre, & altre fi forgerà ; talché , fé il mofirarfì /òtto j.eUe fiffe ro-
diuerfe linee deue cagionar' apparente mutazione, qualche di fte nell'i. elit-
uerfità conuerrà chefì fcorga. Anzi più diro con quella liber- tica»
tàjìlofojìca, che tra ijìlofojì amici debbe efflr permtjfa, parer-
Aa 3 mi,che
374 Dialogo terzo
'ymi,che voi contrariando a voi Beffo, neghiate bora quello ,cbe
pur' b oggi ci bauete con no/ha marauiglia dichiarato ejfer co-
fa verijjìma, e grande; dico di quello, che accade ne i pianeti ,
& in particolare nei tre Superiori, che ritrouandoji continua-
mente nell'Eclittica , ò a quella vic'mijfìmi,, non folamente fi
mojirano bora a noi propinqui-, & bora remoujjìmi,ma tan-
to nei regolati lor mouimenti difformi , che taluolta immobili,
e tal ora, per molti gradi, retrogradi ci fi rapprefentano ; o^»
tutto non per altra cagione, che per il mouimento annuo del"
la terra .
SALV* Ancorché per mille rif contri io fi a fiato fatto certo dell'ac-
cortezza del Signor Sagredo,pur ho voluto con quefi altro ci-
mento a/Jicurarmi\maggiormente di quanto io poffa promet-
termi dell'ingegno fuo, e tutto per vtil mio, che quando le mie
proporzioni potranno Bar falde al martello , ò alla coppella
del fuo giudizio, potrò Barfìcuro , che ellefìen di lega buona
41 tutto paragone . Dico per tanto , che a bello Jìudio haueua
difpmulata cotejìa obiezzione, ma non pero con animo di in-
gannami, ediperfuaderuialcunafalfìtà, come farebbe potu-
to accadere , quando l'inBanza da me dijjìmulata , e da voi
.trapaffata ,fuffè fiata tale in effetto , quale in apparenza fi
mqftra, cioè veramente gagliarda, e concludente; ma ella non
e tale; anzi dubito io adeJJo,cbe voi per tentar me,finghiate di
non conofeer lafua nullità; ma voglio in quefìo particolare^*
ejferpiu maliziofo di voi, co' l cauarui a forza di bocca quellot
che artifiziofamente voleui nafconderci \; e pero ditemi, cht^
cofa e quella t onde voiconofeete lajlazione , e retrogradazio-
ne de pianeti deriuante dal moto annuo , e che è cosi grande ±
che pure almeno qualche vefìigio difimile effetto dourebbe ve-
der/inelle Belle dell'Eclittica i
SAGR* Due quefiti contien quefla voflra domanda, a i quali con-
uìen, ch'io rifponda; il primo riguarda V imputazione, che mi
date difimulatore; l'altro e di quello, chepofsa apparir nellts
Jtelle, &c. Quanto al primo, diro con voftra pace, che non e
vero, ch'io habbiafimulato di non intender la nullità di quel-
la inftanza; e per ajìcurarui di ciò , vi die bora, che beniffimo
capifeo tal nullità „
$ALV. Ma non capifeo già io, comepofsa efere , che voi non par-
lafiefimulatamente,quando diceui di non intender quella tal
fallacia) la quak confefsate bora di intender benijjìmo .
La con-
Del Galileo. 37/
SAGR. La confinone slefia di intenderla ,può afiìcurarui , cb'iù
nonfimulauo, mentre dicmo di non V intendere; pere he qua*
do io hauejfi volutole volejfi fimulare,chi potria tenermi,cb'io
non continuaci nella medcfimafimulazione , negando tutta-
via di intender la fallacia / Dico dunque}che non l'intendeuo
all'ora, ina che ben la capi/co alprefente , merce dell' bauermi
voi defiato l'intelletto, prima co'l dirmi rifolutamente,cbe ella .
non e nulla, e poi co'l cominciare a interrogarmi così alla lar- ^ta?10ne * di"
ga, che co/a fu/le quella, per la quale io conofceua lajlazione, trogradàtione
e retrogradazione de' pianeti; e perche queslo fi conofee dalla dei pianeti fi
conferenza, che fi fi di ejficon le Belle jifie , in relazion delle co no (ce in re-
qualifi veggono variare lor mouimenti bor verfo Occidente , ft/i° nr
& bor verfo Oriente, e tal'hora rejlar come immobili;e perche e e* 1 *
fopra la sjerajlellata non ve n'è altra immenfamente più re-
mota , <& a noi vìfibile , con la quale pof/iamo conferir le no-
Jìre felle fi jfe ,però vefìigio niuno pojfiamo noi feorger nelle
fife, che riìponda a quello , che ci apparifee ne' pianeti . Que-
llo penfo io , che Jia quel tanto t che voi mi voleui cauar di
bocca .
SALV. Quefto e con la giunta da vantaggio della vojlra fottilijfi- jncjj2£0 nt\\%
ma arguzia; e fé io con vnpiccol motto viaperfila mente, voi ftelle fifle fimi
con vn altro fate fuuenire a me non ejfer del tutto impojfibi- le a quel che
le, che qualche cofa in qualche tempo fi trouajfe ojferucbile tra ** vet^e ne' Pia
lcfijfe,per la quale comprender fi potejfe in chi rifegga l'annua nen £f jSS'q
conuerfione, talché efè ancora non men de i pianeti , e del So- to annilo dei-
te Beffo, volejfer comparire in giudizio a render tefìimonian- la terra .
za di tal moto a fauor della terra : perch'io non credo , che le
Jìtlle fano fparfe in vna sferica fuperficie egualmente dijìan-
ti da vn centro , mafHmo,che le loro lontananze da noi fiano
talmente varie, che alcune ve nepojfano ejfer 2. e 3. volte più.
remote di alcune altre ; talchi quando fi trouaffe co'l 1 elefco-
pio qualche piccoli/f ma /iella,vicini/fìma ad alcuna dellt mag-
giori, e che però quella fujfe altijfìma, potrebbe accadere , cb<Ls
qualche fenfibil mutazione fuccedefie tra di loro , rifpo/. dente
a quella de i pianeti fuperìori . E tanto f: a detto per bora cir-
ca il particolare delle /Ielle pofie nell'Eclittica . Vengbiamo
bora alle Jijfe pofie fuor a dell Eclittica,^ intendiamo vn cer-
chio majjimo eretto al piano di quella,efia per efempio vn cer-
chio , che nella sfera fitllata rijponda al Coluro de' Solftizij, e
fogniamolo CE. H, che verrà infiemead efser'vn Meridia-
Aa 4 no}&
Le fi fife fuori
dell'Eclittica.
fi eletiano j &
abbacano più
e meno, fecó-
do ia lor di-
fìanza da efla.
57# Dialogo terzo
no, &in efso pigliamo vna fella fu ori dell'Eclittica, qual fa-
rebbe la E. Hor quefìa al mouimento della terra varierà be-
ne eleu azione; perche dalla terra in A. farà vedutafecondo il
ràggio AE. con leleuazione dell'angolo E AC. ma dalla-*
terra pojìa in B.fi vedrà ella per il raggio BE. con equazio-
ne dell'angolo EBC. maggiore dell'altro E AC. per efser
quello efìerno,equeJto interno, & oppofto neltriang.E.A.B,
vedrafsi dunque mutata la diftanza della fella E. dall'Eclit-
tica; <b" cinco lafua altezza nel Meridiano farà fatta mag-
giore nello fato B. che nel luogo <JL. fecondo , che l'angolo E
BC. fupera l'angolo E AG. che e la quantità dell'angolo A
EB. imperocché efendo del triangolo E. A.B. prolungato il
iato Ali. in C.Yefierior e angolo EBC. (per efser' egualt->
alli due interiori, &oppofiiE.A.) fupera- efso ^A. per la-*
quantità dell'angolo E. Eft noi piglieremo vn' altra fella—*
nel mede/imo Meridiano più remota dall'Eclittica , qual fa-
rebbe vg. la /iella H. maggiore anco farà in ejfa Va diuerfità.
dall' ejfer vijia dalli due luoghi A.B. [fecondo , che l'angolo A
HB. Jifà maggiore dell'altro E. il quale angolo anderàfem-
pre crefeendo , fecondo, che lafiella ojferuata più farà lontana
dall' Eclittica;fin che finalmente la majjìma mutazione appa-
rirà in quella fella , chefujfepofla'nell'ifiejjh Polo dell'Eclit-
tica . Come fper totale intelligenza , potremo dimofirar così*
Sia il diametro dell'orbe magno A.H. il cui centro G. & in-
tendafi prolungato fino alla sfera (iellata ne i punii D.C. t-?
fia dal centro G. eretto!' \A fé dell' Eclittica G. E. fino alla me-
defima sfera , nella quale s'intenda defritto <un Meridiano
*D.F.C. che farà eretto ?.l piano dell' Eclittica, e prefi nell'arco
F.C. qualfiuoglino punti H.E. come luoghi di /ielle fife,con-
giunganfi k linee FA.FB.AH.HG.HB.AÈ..GE.BE. Si
Dei Galileo: 377
the f angolo della diuerfìtà , ò -vogliati dire là parallajfe della
jìella pojìa nel Polo F.Jìa AFJ3. quello della /iella polio—»
in H.jìa l'angolo AHB e della Bella in E. fa ì angolo
AEB. dico l'angolo della diuerfià della /iella pelare F. ejfè-
re il majfìmo, e de gli altri il più vicino al majjìmo ejfer mag-
giore delpiù remoto: cioè l'angolo F. ejfer maggiore dell' an»
golo H. equtjio maggiore dell'angolo E. Intenda/i intorno
al triangolo r A\B _ descritto vn cerchio. E perche V angolo F»
g acuto' per ejfer lafua bafe A\B. minore del diametro DC.del
mezjo cerchio DFC. ) farà pojio nella porzione maggiore del
sircofcritto cerchio tagliata dalla bafe AB. E perche efsa A\Bt
e diuifa in mezo , & ad angoli retti dalla FG. farà ti centro
del cerchio circofc.ritto nella linea FG.fìa il punto I. E perche
delle linee tirate dal punto G. che non e centro fino alla circo-
ferenza del cerchio circofcr.itto, la ma/fìma e quella , chepafsa
per il centro , farà la GF. maggiore di ogn' altra, che dal pun-
to G. fi tiri fino alla circonferenza del mede/imo cerchio ; e_->
però tal circonferenza taglierà la linea GH. (che e eguale alla
linea GF. ) e tagli a do la GH. taglierà ancora la Ahi. taglila
in L. e congiungafi la linea LB. faranno dunque li due an-
goli AFB.ALB. eguali , per ejfer nella medefima porzioni^?
del cerchio circoferitto : ma ALB. ejlerno, e maggiore dell'in-
terno H. adunque l'angolo F. e maggiore dell'angolo H. e co
lijìejfo metodo dimojir eremo V angola H. ejfer maggiore del-
l'angolo E. perche del cerchio deferitto intorno altriangolo
<AHB. il centro e nella perpendicolare GF. al quale la linea
GH. e più vicina della GÈ. e pero la circonferenza di ejfo ta-
gliala GÈ. & anco la .AE^ onde e manife/lo ilpropofito „
Concludiamo per tantoché la diuerfìtà di apparenza(la qua-
le con termine proprio dell'arte , potremo chiamar parallaj/hs
delle Belle jìjfe ) e maggiore, e minore], fecondo che lefidle of-
feruate fono più, o meno vicine al Polo dell'Eclittica ,fì cbz^>
finalmente d die felle , che fono neW Eclittica jìejfa; tal diuer-
fìtà fi. riduce a nulla. Quato poi ali 'auuicinar 'fi \ò > allontanar- J& ^r-ra fi a«~
fi P tal moto la terra alle, (ielle, a quelle,che fono. nell'Eclittica ^ft^&alloa
r ìi r j r a ^ \ ^ \ •/ j j tana dalle fifle
// auuicwa ella , e Ji dijcojta per quanto e tutto il diametro ^ejj» £ci;ttjca
dell'orbe magno.come puf bora vedemmo; ma alle /ielle intor- quanto è '1 dia
no al Polo dell'Eclittica tale accoramento, ò allontanamento metro dell'oc
* quafi nullo , & all' altre quejì a diuerfìtà fi fa maggiore ,fe- ^e magno-*.
tonda ebe elle fono più vicine all'Eclittica . Tojjìamonelter^
za J
Maggior di-
uerfìtà fanno
le ilelle più vi
cine , che le_<
più ^remote #
378 Dialogo terzo
zo luogo intendere, come quella diucrfità d'afpettojìfì magi
giore, 0 minore , fecondo che lajlella ojferuata fuffe a noipizt
vicina,) opiu remota ; perche, fé noi fegneremo vn' altro Me»
ridiano, men lontano dalla terra , qual farebbe qu$fto DFJ*
Epìlogo delle
apparenze del
le riffe per ca-
gione del mo-
to annuo del*
la terra .
vna Jlella pofta in F. e veduta per il medejtmo faggio AFE,
Jiantela terra in A. quando poi Jì ojferuafie dalla terra in B*
fi forgerebbe, fecondo tiraggio 12 F. e farebbe l 'angolo delitti*
diuerjìtà, cioeBFA. maggiore dell altro primo AE'B. efèndo
ejleriore del triangolo HFE.
SAGR. Con gran gujio, & anco profitto hbfenttto il vofirodi»
feorfo ; e per ajf {curarmi s'io ben l'habbia capito , diro lafom»
ma delle conclujtonifotto breui parole. Farmi, che voi ci bab-
biatefpiegato due forte di diuerfe apparenze ejfer quelle, che
mediante il moto annuo della terra pojjiamo noi offeruar^»
nelle felle fife , Lvna è delle lor variate grandezze appareti,
Jecondo che noi,portati dalla terra, a quelle ci auuiciniamo , 0
ci allontaniamoci' altra (che pur depende dal medejtmo allon-
tanamento , 0 auuicinamento ) è il mojlrarcift nel medtjìmo
Meridiano bora più eleuate,& bora meno . Di pia voi ci di"
te ( & io benijfìmo V intendo ) che l'vna,e l'altra di tali muta-
zioni non fifa egualmente in tutte le felle , ma in altre mag-
giore, & in altre minore, & in altre niente . Uapprejfamen*
tote
Del Galileo. 379
to, e dìfcofi amento per il quale la med esima Jìella ci debba ap-
parire bor più grande, <£r bor più piccola, e infensibileye quasi
nullo nelle jìelle vicine al Polo dell'Eclittica , ma e mafsimo
nelle Jìelle pofìe in e/sa Eclittica, mediocre nelle intermedie ?
il contrario accade dell'altra diuersità , cioè, che nullo e l'alza-
mento, ò abbaf samento nelle/Ielle pojle nelVEclittica,ma('simo
nelle circonuicine al Polo di efsa Eclittica , mediocre nelle in-
termedie : Oltre di ciò amendue quejie diuersità fono V' 4. fen-
sibili nelle Jìelle, chefufsero più vicine, nelle più lontane fon— *
fensibili meno, e finalmente nelle ejiremamente lontane fu a-
nir ebbero . Quefio è quanto alla parte mia; rejìa bora per quel
ci/io mi auuifo difodisfare al Sign. Simp. il quale non credo ,
che facilmente Jì accomoderà apaffar,come cofe infenfibilì, co-
tali diuerjìtà deriuanii da vn mouimento della terra tanto
vafìo , e da vna mutazione , che tra/porti la terra in luoghi
tra di loro dtslanti per due volte tanto, quanto e da noi al
Sole .
SIMP. In vero io liberamente parlando fentogran repugnanza
nell'hauere a conceder la dijianza delle fife, douere ejfer tan~
ta , che in ejfe le dichiarate diuerjìtà deuano efier del tutto im-
percettibili .
SALV. Non vi gettate del tutto al difperato Sign. Simp. che for-
fè ci e ancora qualche temperamento per le vofire difficultà. E
prima, che V apparente grandezza delle Belle non fi vegga al-
terarfenjìbilmente , non vi deue parer punto improbabile—* ,
mentre che voi vedete Vefìimatiua degli huomini in cotal fat-
to tanto altamente ingannar/i , e majfime nel riguardare og-
getti rifplendenti : e voijìejfo rimirando v.g. vna torcia ac-
cefa dalla dijianza di zoo. pajfi, nelV apprejfaruifi ella 3.04. ™ e. S1 °Sget^
br accia, creder eRe di accorgeuene, perche maggior e vi fimo- n- e]umjno«
Jirajfe) Io per me non me ne accorgereijìcuramente , quando Vn piccolo au
ben mi fé rìauuicinajfe 20.0 so. anzi tal volta mi fono imo- uiciharaento ,
trato a vedere vn fimil lume in vna tal lontananza , ni fa- ° diicoftamé.-
permi rifoluere ,fe e3 veniua verfo me , 0 pur fi allontanaua , *? <y mPerc*
mentre egli realmente mi fi auuicinaua . Ma che ?fe il mede-
fimo apprejfamento, e allontanamento (dico del doppio della
dijianza dal Sole a noi ) nella /iella di Saturno e quafi total-
mente impercettibile , Ò" in Giouepoco ojferuabile, che doue-
rà efere nelle felle fijfe , che non credo, che voifojie renitente
a porle più lontane il doppio di Saturno ì In Marte, che per
Guuicinarfi a noi» V* Ì.non
Quando nelle
«elle fiffe fi
feorgefie alcu
uà mutazione
annua il moto
della terra no
patirebbe con
tradizione*
Proti afì^co me
poco è da fi-
darli de gli
linimenti A-
fironomicinel
le minute of-
feruazioui.
Tolomeo no
fi fida d'vno
finimento fat-
to da Archi-
mede.
3 g a Dialogo terzo
SIMP. V.S. non fi affatichi più in queflo p articolar e,che già velia
■capace poter benifiimo accadere quanto fi e detto circa la non
alterata apparente grandezza delle felle fiffe ; ma che diremo
dell'altra diffcultà y che nafce dal nonfijcorger variazione^*
alcuna nella mutazion di afpetto i
SALV. 1)iremo co/a per auuentura da poterui quietare anco in
quejìa parte . E per venire alle breui , nonfarefie voi fodis-
fatto , quando realmente fi forge ffr nelle /itile quelle muta-
zioni, che vi par neceffario,chefcurger viji doutJJ ero }qu andò
il mouimento annuo fujfe delia terra ì
SIMP. Sarei fenza dubbio per quanto appartiene a quefio parti*
colare .
SALV. Vorrei , che voi dice ile, che, quando vna tal diuerfità fi
fcorgeffe, niuna co/a remerebbe più , chepoteffe render dubbiti.
la mobilità della terra, attefo che a cotal apparenza nijfurì al-
tro ripiego ajlegnar fi potrebbe . iSMa quando bene anco eia
fenfibilmente non appariffe, nonpero la mobilità fi rimuoue,
ni la immobilità neceffàriamente fi conclztde , potendo effer
( come afferma il Copernico) chelHmmenfa lontananza della
sfera fèeìlata renda inofferuabiH cotali minime apparenze ; le
quali) come già si e detto, può efier che fin bora non fieno fiate
ne anco ricercate , 0 fé pur ricercate > non ricercate nella ma-
niera, che fi deue, cioè con quella efatte 'zza , che a così minute
puntualità farebbe neceffaria-, la qziale efattezza è difficile a^~*
confeguirfì ', fi per difetto de gli ììrumenti Afironomici fug-
getli a molte alterazioni ,fi ancora per colpa di quelli , che gli
maneggiano con minor diligenza,di quello, che farebbe necef-
fario; Argomento neceffàriamente concludente di quanto po-
co fia ddfidarfidi taUofferuazioni,fianela diuerfità, che noi
trottiamo tra gli ^Aftronorm nell'affègnare, i luoghi , non di-
ro delle felle nuoue, e delle Comete , ma dtlk /ielle fife mede-
fime, fino anco all'altezze polari , nelle quali il più delle volte
per molti minuti fi trottano tra dUoro dif cordati \E per vero
dire, chi vuole in vn quadrante ,p fefiante }.che al più hauerà
il lato di $.ò Af. braccia di lunghezza, afiìcurarfi nell'inciden-
za del perpendicolo, fonti taglio della- diottra, di non fi ingan-
nare di dua ò tre minuti,che ntllafua circonferenza non fa-
ranno maggiori della larghezza di vn grano di miglio / oltre
all' effer qua f impofiib ile , che lo frumento fa con afsoluta—*
giujìezza fabbricato., e contentalo ^Tolomeo moftradiffden-
za
■ -
Del Galileo. 3£r
. .; za 'di vn frumento armillare fabbricato daWijìeffo ^Archi-
mede per prender l'ingre/fò del Sole nell'Equinoziale .
S1MP. J^la fé gli ftrumenìi fon così fofpetti , e le ofseruazioni Strumenti di
tanto dubbwfe, come potremo noi già mai costituirci ' injìcu- Ticone tatti
. rezza*, e liberarci dalle fallacie ì Io baueuofentito predicare congiadiipe-
. gran cof e de gli fìrumenti di Ticone fatti con immenfejpef^,
e della fuajingolar diligenza nelle ofseruazioni,
SALV. Tutto quejio vi ammetto ;. ma ne quelli, ne quejla batta-
no per ajjìcurarci in vn negozio. di tanta importanza , Io vo-
glio,cbeciferuiamo difkrumenti maggiori affai, affai di quelli
di Ticone , efattijfìmi , e fatti con pochiffimafpefa ; il lato dei Quali ftrum»
quali sia di 4.6. 20. 30..e L$o-*migliatsì cbevn grado sia lar- ù fiano atti*
vo vn mÌ7lio,vn minuto pr. co. sbraccia, vn fecondo poco me- P.er ? j.5^*
& ,. &, j~ ■ r i- iJ rr r zioni eiattinV
■no di vn braccio, <& mj ammagli potremo bauerejenzafpen- me i
dernulla di qual grandezza più ci piacerà. lofiando in vna
mia villa vicino a Firenze ojferuai manifefìamente l'arriuo, EfquifaaoiTei?
€ la partita del Sole, dal foljlizio efliuo ; mentre che vna ferx-> nazione dell'
nelfuo tramontare^ addoph a vna rupe delle Montagne di aitino, e parti
Pietrapa'na lontana circa 6v. miglia, lafciando di fé fcoperto Sa,c|f- • ^
vn fottìi fio verfo Tramontana , la cui larghezza non era la
centesima parte delfuo diametro ; elafeguente fera in simil
occafo mojìrupurdifefcoperta vna simil parte , ma.notabil-
mentepiufottile,argomento necefario dell' bauer- egli comin-
ciato-a difcojiarsi dal Tropico; &il vegrefso del Sole dalla pri-
ma alla feconda ofseruazione non importò sicuramente vn »
minuto fecondo nell' Orizonte ; l' ofseruazione poi fatta con:
Telefcopio efquisito, e che multiplica il difco del Sole più di
mille volte, riefce facile, e insieme diletteuóle .Mora con simi-
lifrumenti voglio, che facciamo le no/Ire ofseruazioni nelle
felle ffse, fruendoci di alcuna di quelle, nelle qualità muta-
zione dourtbbe efserpik cofpicua, quali fono , come già si e di-
chiarato, le più remote dall'Eclittica, tra le quali la Lirafìella
grandijjìma , e vicina al Polo dell' Eclittica, farebbe molto op-
portuna ne ipaefi affai Settentnonali,operando nella manie- Luogo* acco^
ra, che dtroapprejfo, ma co'l fruirmi di altra fella; e già me- modato per 1'
co mede/imo. ho appo/lato vn luogo affai accomodato per tale ófferu'ationO-
ojftruazione . // luogo e vn' 'aperta pianura, fopra la quale fi irL^
alza verfo Tramontana vna montagna molto eminente, nel jiene aj moto,
vertice della -quale e f abbicata vna piccola. Qhiefetta , fìtuata aunuo della-j»
. darQuidente verfo Oriente ^ fi che la fchiena del fuo coperto terra ..
pm
3 Sa Dialogo terzo
puòfegare ad angoli retti il meridiano di qualche b abitazione
pofia nella pianura . Voglio fermare vna trauetta parallela
alla dettafchiena, ò colmo del tetto, e da ejfo difiantevn brac-
cio in circa : fermata quefta , cercherò nel piano il luogo dai
quale vna delle fìelle del Carro nel pajfar per il Meridiano
venga afcondendofi doppo la traue già collocata, o vero, qua*
do la traue nonfuffe tanto grojfa ,'che bafiajfe ad occultar la
fiella , trouerb tipo/lo, di doueji vegga la medejima traue ta-
gliare in mezo il di/co di ejfa slella: effetto, che con Telefcopio
efquifito fi difcerne efqutfitamente . E fé nel luogo, di dout-*
tale accidente fi fior geràfuffe qualche habitazione ,farà tanto
più comodo; quanto che no f faro piantare vnpah ben fermo
in terra , con nota fiabile per indice t douefi debba ricofìttuir
V occhio qualunque volta fi voglia reiterar1 l'ofieruazione ; la
prima delle quali offeruazionifaro intorno aljoljiizio efiiuo,
per continuar poi di mefe in mefe , b quando più mi piacerà ,
fino all' altro folfiizio ; con la quale ofseruazione fi potrà /co-
prir V alzamento, & abbafiamento della Bell* per piccolo, che
egli sia . E fé in tal1 'operazione fucceòerà il poter comprender
mutazione alcuna, quale , e quanto acquijìò si farà in Afiro-
nomia ? poiché con tal mezo, oltre all'oscurarci del moto an~
nuo , potremo venire in cognizione della grandezza, e lonta-
nanza della medesima jiella .
SAGR. Io comprende bentjfimo tutto ilprogrefso, e parmiJ ope-
razione tanto facile, e accomodata al bt fogno, che molto ragio-
neuolrnente si potrebbe credere, che dall'i flefso Copernico^ da
altro afìronomo fu/se fiata mefsa in atto .
$ALV. <-/4 me par tutto l'opposito , perchè non ha del verisimile ,
che fé alcuno Vhauefse fperimentata, non hauefse fatto men-
zione dell'esito , fé fuccedeua infauore di quella , b di quella
opinione ; oltre che neper queflo, neper altro fine si troua,cbe
alcuno si sia valfo di tal modo di ofseruare ; ti quale ancofen-
za Telefcopio efatto t, malamente si potrebbe effettuare.
SAGR. Re/io interamente quieto di quanto dite . Magia , che ci
auanza gran tempo a notte ,fe voi desiderate ch'io pofsa tra-
palarla con quiete, non vi siagraue efplicarci quei problemi,
la dichiarazione de i quali, poco fa, domanda/le di poter diffe-
rire a dimane, rendeteci in grazia il già conceduto indulto, e
iafciati tutti gli altri ragionamenti da banda venite dichiaran-
doci, comepofiii mouimenti , che il Copernico attribuifce alla
terra,
Del Galileo. 381
Urrà, e ritenendo immobile il Sole, e le ReUefijfe , ne poj/àno
feguire quei medefimi accidenti circa gli alzamenti, & abbaf-
J amenti del Sole , circa le mutazioni delle Ragioni, e le dife-
gualità de i giorni, e delle notti, &c. nel medejimo modo appun-
to, che neljijlema Tolemaico ajfai facilmente fi apprendono,
SALV. Nonjtdeue , ne fi pub negare coja, chejta ricercata dal S.
Sagredo : e la proroga da me domandata non era ad altro ef-
fetto, che per hauer tempo di riordinarmi nella fan tpfta quel-
le premevi cheferuonoper vna larga, & aperta dichiarazio-
ne del modoycol quale i nominati accidenti jeguono,tanto nel- Siftema Co-
la pq/tzione Copernicana, quanto nella Tolemaica ; anzi con permeano dif
ajfai maggiore ageuolezza , efemplicità in quella , che in que- *jC1^ a 1"£e""
fia: onde rnanifejiamentejì comprenda quella ipoteji altretta- ad jffetii'arfi.
to ejfer facile ad ejfettuarfi dalla* natura , quanto diffìcile ad proporzioni
ejfer comprefa dalfintelletto;tuttauiajpero conferuirmi d'ai- neceflarie per
trafpiegatura , cbedell'vfata dal Copernico, rendere anco la ben capire le
fua apprenjione ajfai meno ofeura ; per lo che fare Proporro™^^vixfk
alcune fuppojizioni per fé note , e manifejie , e faranno le^> dena tcrra ,
feguenti .
Prima . Po fio , che la terra corpo sferico fi volga tir ed l proprio
Afse, e Poli, ciafebedun punto fegnato nella fuajuperficie de-
fcriue la circonferenza di vn cerchio, maggiore , b minore, fe-
condo, che il punto fegnato farà più,ò meno lontano da i Poli;
E di quejii cerchi majfimo § quello , che vien difegnato da vn
punto egualmente Untano da effi Poli; e tutti quejii cerchi fo-
no tra di loro paralleli; e paralleli li chiameremo .
Seconda . Efsendo la terra di figura sferica , e difuiianza opaca,
vien continuamente illuminata dal Sole, fecondo la metà del-
la fua fuperficie , reftando V altra metà tenebrofa : & efsendo
il termine, che difiingue la parte illuminata dalla tenebrofa
vn cerchio majjimo , lo chiameremo cerchio terminator della
luce .
Terza . Quando il cerchio terminator della luce pajfajfc peri Polì
della Terra taglierebbe ( e/fendo cerchio mafftmo ) tutti i pa-
ralleli in parti eguali ; ma nonpajfando per i Toli gli taglie-
rà tutti in parti difeguali, trattone il filo cerchio di mezo, chi
per ejfer majjimo vien pur fegato in parti eguali .
Quarta . Volgendofi la terra intorno a i propri/ Poli le quantità
de i giorni, e delle notti vengono determinate da gli archi de i
paralleli fegati dal cerchio terminator della luce , e Varco , che
re/ÌA
D i fogno fé m-
piicilìimo^che.
rappréfenta la
coitùuziont-».
Copernicana,
e ie lue confe-
querue ..
384 Dialogo terzo
refila neWEmisferio illuminato prefcriue la lunghezza dei
giorno , e il rimanente} la quantità della notte . v •
\Propofte quejie cofe,perpià chiara intelligenza di quello, cbt~>
rejìa da dir/i, verremo a dtfcriuerne vna Jigura,' e prima fé-
gneremo la circonferenza di vn cerchiò , che ci rapprefenterà
quella dell' orbe magno defcritta nel piano dell' Échttica,e que-
' Jia diuideremo in quattro parti eguali y con li due diàmetri
Capricorno , Granchio , Libra, e Ariete, chenell'ijìejfo tempo
ci rapprefenter annoi quattro punti cardinali-, cioè li due Sol-
fi izi/, e li due equinozi); enei centro di tal cerchio.noteremo il
Sole 0 fi/Io, & immobile. Segnamo bora circa i quattro pun*
ti Capricorno, Granchio, Librai e Ariete], come centri , quat-
tro ctrtbi eguali, li quali ci rappr efintino la terra in e£i in—*
"• (liuerjì tempicQJiituita * La qualecolftio centro nello Jpazh
%:;di vn' anno cammini per tutta la circonferenza Capricornp,
~$Ariete ^Granchio , e Libra > mouendoji da Occidente ver fa
■■ -'"■ ; !' ; :. • v ■'■.:':- -■'•; v •-; Oriente,
Jk. &*'
Dei Galileo: Jff
Qrknte, cioè fecondo V ordine de1 fegnt • Gii ì manifefto , eb&
mentre la terra fta in Gap. il Sole apparirà in Gran, e moué-
dofi la terra per Varco Cap. e Ar. il Sole apparirà muouerji £
(arco Gran, e Lib. & in fomma /correre il Zodiaco fecondo Moro annue
bordine dei fegni nello fpazio di vn 'anno , e con quejìo primo dei Sole, co-
djunto vien J'enza controuerjtafodisfatto all'apparente mo~ me feguaiiL-»
mmento annuo del Sole fitto l'Eclittica . Hora venendo al- v.!a dei ^°1
l'altro mouimento , cioè al diurno della terra in fé Jhjfabifi- ' "
gnaftabUire ifuoi Poli} & il fuo AJfe , il quale Jì ha da inten-
dere ejfer non eretto a perpendicolo [opra il piano dell'Eclit-
tica , cioè non parallelo all' AJfe dell orbe magno, ma declinate
dall'angolo retto gradi 23. e mezo in circa , co'lfuo Tolo Bo-
reale ver fi V Afe dell orbe magno ,Jìanle il centro della terrai
nel punto fot/ìiziale di Cap. Intendendo dunq; il globo terre-
Jìre battere ti fuo centro nelpztnto Gap. fogneremo iPoli , £j*
il fuo Afe A3, inclinato f oprai diametro Gap. 4 Gran, gra-
di 23 . e mezo, si che l'angolo A. Gap. e Gran, venga ad ejferè
il complimento di vna quarta, cioegr. 66. e mezo, e tale incli-
nazione b fogna intendere ejfer immutabile , & il Polofupe-
riore A. intenderemo e/fere il Boreale , e l'altro B. V Aujìrale,
Immaginandoci bora la terra riuolgerfì in fejìcjfa circa l' Af-
fé AB. in bure ventiquattro ,pur da Occidente verfi Oriente
verranno da tutti i punti notati nella fu a fuperjicie deferitti
cerchi tra di loro paralleli . Segneremo in quejto primo pò fio,
dtlla terra il majfimo CD. e li due da ejfo lontani' gr. 23. e_-»
mezo EF.fopra, e GH. fitto, e gli altri due ejìremi IK.LM»
lontani per fimile interna Ilo da 1P0I1 AB. eficome hauiamo
notati quejh cinque, cosi nepojjìamo intendere altri innume-
r abili paralleli a qutjii deferitti da gì' mnumer abili putiti-del-
ia terrfìrefuperjicic . Intendiamo bora la terra coU moto an-
nuo del fuo centro trasferir// ne gli altri luoghi già notati, ma
pajfarui con tal legge , che il proprio <~Ajfe AB. nonfiiamente
non muti inclinazione J opra il piano dall'Eclettica , ma non
varij anco già mai direzzione ,fi che mantenendo/i femprts
parallelo a fé fi ejfo , riguardi continuamente verfo le m. dtfì-
me parti dclXvniuerfo, o vogliamo dire del Firmamemo ; do-
tte fé noi l intendemmo prolungato ,-vernbbe co'lfuo alti/fimo
termine a difegnare vn cerchio parallelo , fa' eguale ali" or bis
magno Lib. Cap. Ar. e Gran, omebafe fuperiore di v/- Ci-
lindro dejcritto da fi medefmo nel moto annuo fopra Vìnfe.-
Bb rior
f$£ Dialogo terzo
rior lafe Lib.Cap.Ar. e Gran. E perorante quefia immuta-
bilità d'inclinazionefegneremo quefi altre tre figure intorno
ai centri Ar. Gran, e Lib.fimiliin tutto, e per tutto allade-
fcritta prima intorno al centro Gap. Confederiamo adejfo la
prima figura dilla terra, nella quale per ejjer l'afe AB. decli-
nante dal perpendicolo fipra il diametro Gap. Gran.gr. 23. e
mezo.verfoilSok Q.& e/fendo Varco AI. pur gr. 23. emezo<
Hlluminazion del Sole illufireràV.Emisferio del globo terrea
Jlre efpoftoverfi il Sole (del quale qui fé ne vede la meta) di»
ttifo dalla parte tenebro/a per il terminator della luce IM.dal
quale ilparallelo CD. per effer cerchio ma/fimo , verrà diuifo
in parti eguali,magU altri tutti in parti di/eguali, ejfendo chi
il terminator della Luce IM.. nonpajfaper i lor Poli AB. fà?
ilparallelo IK.infieme con tutti gli\altri defcritti dentro di
isf/o, e più vicini al Polo A. refteranno interi nella parte illu-
minata; come alVincontro gli oppojli ver/o il Polo B. conte-
nuti dentro al parallelo LM. refteranno nelle tenebre . Oltre
a ciò per ejfer Varco Al. eguale all' arco ED. e Varco AE. co-
mune, far anno li due IKE. AED. eguali, e ciafcheduno vn&
quarta; eperchì tutto Varco IEM.Ì mezo cerchio , farà Varco
ME.vna quarta, & eguale all'altra ERI. e però il Sole (k.
farà in quefto fiato della terra verticale a chifujfe nel punto.
i7. iSMaper la reuoluzione diurna intorno all' <-AJfeftabilz-j
AB» tuttii punti del parallelo EE.paJfanoper ti med efimo
jpunto E. e perì) in tal giorno il Sok nel mezo dì farà verticale.
a tutti gli habitatori del parallelo EE. eglifembrerà defcri-
■uernelfuo moto apparente il cerchio , che noi chiamiamo il
Tropico di Cancro . Ma a gli habitatori. di tutti i paralleli?
$he fono fipra' l parallelo EE. verfo il Polo Borealf A. il Soli
declina dal lor vertice verfoAuftm, & all'incontro tutti gli-
habitatori de i paralleli, che fono fitto V EE . verfo V Equino-
ziale CD e'ifPolo Auftrino B.il Sole Meridiano è eleuato-
oltre al lor vertice ver fi l Polo Boreale A. Vedefiapprejfo co-
me di tutti i paralleli , il filo majfimo CD» ì tagliato in parti-
eguali dal terminator della luce LM. tSMagli altri , che fino
[otto, e fipra il detto maffimo fin tutti tagliati in parti difi-
guali;e de ifuperiorigli archi femidiurni, che fono quelli del^
la parte della fuperficie terrefire illuftrata dal Sole fon mag-
giori de ifeminotturni , che re fiano nelle tenebre ; <fcxil con->
erario àcsadeÀe $ rimanenti '■», che fono fatto il majjimo CEK
verfi-
Del Galileo r }$7
tferf) il Polo B. de i quali gli archi femìdiuvm fon minori d&
i feminotturni . Vedefi ancora manif eoamente , che le dtjfb-
renze di efi archi fi vanno agumentando , fecondo che i pa-
r alidi fon più vicini a é Poli fin tantoché il parallelo IA1* re»
fia tutto intero nella parte illuminata , egli habitatori di effe
hanno vn giorno di ventiqziattr'borefenza notte,& allineo*
tro il parallelo LM. rejlando tutto nelle tenebrey ha vna noti-
te di ventiquattr'borefenza giorno „ Verghiamo bora alla—»
terza figura della terra pò fia collfuo centro mi punto GràZ,
Ai douc il Sole appari/ce ejfere nel primopunto di Capgià ma-
niftjlamenteji vede, -come per non hauerV^Ajfe iAB. mutata
4nclinazione,ma per efferfi 'conferuato parallelo a fé fiefioj 'afi
fetto, efituazion delia terra, e Vijlefio a capello -, che queldeU
la prima figura; falzio, che qzidl' Emisferi o, che nella prima—»
era illuminato dal Sole, in quefia refia nelle tenebre , te viene
illuminato qziello,che nel primo pofio era tenebtofo'yOnde quel-
lo che accadeua prima circa le differenze de i giorni > e delizi
notti, arca lejfcr quelli maggiori , b minori di quefle, bora—»
accade il contrario . E prima fi vede , che doue nella prima— »
figura ti cerchio 1K. era tutto nella luce, bora e tutto nelle te-
nebre , e Poppu/ìo LM. bora e tutto nella luce , che prima era
tutto tenebrofo . T>ei paralleli trai cerchio ma/fimo CD.e'Z
Polo A. fono bora gli archi femidiumz minori dei feminot-
turni , che prima erano il contrario ; Degli altri parimente— *
vtrfo U Palo R.fono boragli archi femidiurni maggiori, dei
fcminotturni ,l 'oppoflo .di che. accadeua -nell'altro fiato della—»
terra . Vede/i bora il Sole fatto verticale a gli habitatori del
Tropico GN.& ejfcrjì abb affato verfo Aufiro a quelli Ad pa-
rallelo E E. per tutto l'arco ECG. cioìgr.4.-}. Ò'-eJfereinfom-
ma pa fato d ali v no ali altro Tropico trazierfando V Equino-
ziale con alzarfi , (y abbaffarfi ne' Meridiani il detto fpazio
di gr. 47. E tutta quefia mutazione derma non dall'indi-
Uaffii 0 dcuarjila terra , ma all'incontro dal non fi inclinare,
u c'uv.ar gii mai; dy infomma dalconferuarfiellafempie nel-
la mede/ima cojlituzione rifpetio aJlvnizicrfoJoIo co ?l circon-
dare il Sole [ìtv.ato nel messo ddlifìeflo piano T nel qz ale arco- A • . .» _
rJ .. ... k,i ■■• 2 /\ ce 1 ae terne*
larmentejegli mzicue ella intorno co l mouimento annuo . E rauj'gl.ofcTde»
qui e da ;; otare vn accidente marauigliofo , che è , che fi come pende 1. te dal
// confa uar laffedtìla ttrra la mcdefma direzioni ve> fc Iz- non inclinarli
nizicrfoi4 vogliamo dire ver/ola sfiraaUijJ'jna ddk f'dljf *£***-*
3 8 8 Dialogo terzo
fé, fi che il Sole ci appare eleuar/ì, & inclinarjìper tanto fp <a~
zio-, cioè per gr. 47. e niente inclinar fi, 0 eleuar/ì le jìelk fife ;
tosi ali incontro, quando il medefimo Affé della terra fi ' man-
tenere continuamente con la medefìma inclinazione verfo il
Sole ,. h voglia dire verfo l'afe del Zodiaco,niffuna mutazione
apparirebbe fiarfì nel Sole circa l'alzar/i, eabbaffarfì, onde gli
babitatori delliflejfo luogo fempre haurebbero le medefime di-
jierfiìtà de i giorni, e delle notti , e la medefìma cojìituzione di
flagioni , cioè altri fempre Inuerno > altri fempre State , altri
Primauera , &c. ma all'incontro grandifjìma apparirebbe la
'mutazione nelle felle fìj] e, circa l'eleuarfìy <& inclinarfia noiy
che importerebbe i medefìmi 47. gr. Per intelligenza di che ,
torniamo a confderar lo fiato della terra nella prima figura >
douefìvede l'Afe AB. col Polofuperiore A. inclinare verfo
il Sole; ma nella\terza figura, hauendo il medefimo ^Affe con-
feruataliflejfa direzione verfo la sfera altijjìma colmante"
nerfì parallelo a fefleffo, non più inclina verfo' l Sole, col Po"
lofuperiore o4. ma all'incontro reclina dal primiero Rato gr»
'qrj. ^7 inclina verfo la parte oppojla , fi che per rejiituir la—»
7nedefimainclìnazione dell' ifìeffo Polo A. verfo 7 Sole , bi fo-
gnerebbe co 7 girar 'il globo terrcjlre , fecondo la circonferenza
ACB\D. trafportarlo verfo E. i medefìmi 47.gr. e per tanti
gradi qualfiuoglia fella fiffa ojferuata nel Meridiano appari-
rebbe efierfìeleuata , b inclinata . Venghiamo aàeffo all'e/pli-
fazione di quel che resla , e confederiamo la terra collocata—»
nella quartafigura, cioè co'lfuo centro nel punto primo della
Lib. Onde il Sole apparirà nel principio dell'air. E perche f
±Ajfe ddla terra , che nella prima figura s'intende tffer3, incli-
nato fopr a il diametro Cap. Gr. e però effer nel medefimo pia-
tio, che fegando il piano deli orbe magno, fecodo la linea Cap»
Qr.a quello fufie eretto perpendicolare tra/portato nella quar-
ta figura, e mantenuto, come fempre fi "s detto, parallelo afi—>
fleffo , verrà adefser'tn vn piano pur' eretto alla fuperficizs
dell'orbe ìnagno, e parallelo al piano, che ad angoli retti fega
la medefìma fuperficie , fecondo' l diametro Ca.Gr* E però la
linea, che dal centro del Sole va al centro della terra,quale e la
O. Lib. farà perpendicolare all'Afe BA» ma la medefìma li"
nea, che dal centro del Soleva al centro della terra,} femprt^
perpendicolare ancora al cerchio terminator della luce }per»
quello medefimo cerchio paf sera per i Poli %AB, nella quarte
Del Galileo. 391
banda, ditemi di grazia, quali jìrauaganze, o troppo sforzate
fottigliezze virendon meno applaujibile quejia Copernicana
cofìituzione ?
SIMP. Io inaerò non l'ho interamente capita, forfè perchè non—»,
ho ne anco be?i in pronto le ragioni , che dei medefimi effetti
vengon prodotte da Tolomeo , dico di quelle fiazioni , retro*
gradazioni, accoramenti, e allontanamenti de' pìaneti',accre-
fcimenti , e [cor ci amenti de' giorni, mutazioni delle Ragioni,
&C. ma lafciate le confeguenze, che depedono dalle prime fup~
porzioni, [trito nelle fuppofìzionijlejfe non piccole dijficultà,
le quali fuppoJìzioni,quando vengon'atjerratejt tiran dietro
la rouina di tutta la fabbrica; Hora , perchè. tutta, la machina
del Copernico mi par che Ji fondi fopra inflabili fondamenti ,
pache Jì appoggia fu la mobilità della terra, quando quejlo—».
Jìa rimofia, non accade pajfare ad altre difputazioni ; e per ri~
muouer quefìa, panni , che Vaffìoma d * AriJi.JìafujficientiJfi-
mo, chedivn corpo femplicevn filo mo%o femplicc pojfa ejfer
naturale; ma qui alla terra,corpo femplice evengono ajfegnati
y fé non 4. mouimenti , e tra di loro molto differenti ; poiché Quattn
oltre al moto retto , comegraue verfo il centro , che non fé gli diuerlì
può negare, fé gli atlribuifce vn moto circolare in vngran—> buiciallaterr
cerchio intorno al Sole in vaanno,& vna vertigine in fé Jief
fa in ventiquattrhore. E quello poi, che è più eforbitante,e che
forfè per ciò voi lo taceui , vn altra vertigine intorno al pro-
prio centro contraria alla prima delie ventiquattr' bore , e che
fi compie in vnanno. Aquejìo V intelletto mio /ente repu-
gnanza grandi/ fìma .
SALV. Quanto al moto ingiù,già sé conclufo non ejfer'' altrimen-
ti del globo terre/ire, che mai di tal mouimento non s'è moffo, Moto 'in giù
rie già mai s'è per muouere; ma è {fé pure è ) delle parti per?on è del f[o'
riunir/i alfuo tutto; quanto poi al 'mouimento annuo , & al m° defleffìi^J
diurno, quesli ejfendo fatti per ilmedefìmo verfo, fono benif-pani.
fimo compatibili in quella maniera , che fé noi lafciaffìmo an- Moto' annuo ,
dare vna palla giù per una fuperjìcie decliue,ella nello fcende-Q moto dllu'l
re per quella, fpontaneamente girerà in fé fleffa . QjJ/into poi1^^^1
al terzo moto attribuitole dal Copernico infejìejfa in vri an-
no folamente, per conferuare il fuo ^Ajfe inclinato, e diretto
verfo la medejìma parte del Firmamento , vi diro co fa degna
di grandijjìma confìderazione; cioè, che tantum abeft &_->
( benché fatto al contrario dell'altro annuo) in effb fa repu-
Bb 3 gnanza,
o moti
attiri-
Ogni corpo
rcniiie , e li-
brato, portato
in giro nella
circonferenza*
d'vn cerchio^
acquiita pe rfe„
fteffo vn moto
in fé medenV
dio contrario»
a quello .
Eipetienza l&
quale fenfata--
unente inoltra,
due moti con-
trarij naturai-
talmente con-
uettire nel me.
cefimo niobio;
Terzo mota
attribuito alla
cerca e più p re
ilo vn reitare.
%ft Dialogo terzo
gnanza, o difjìcultà alcuna,che egli natziraliffìmamente,eferP'
za veruna caufa matrice compete a qualfiuoglia corpo fojpefò,
e librato, il quale, fé farà portato in giro per la circonferenza
di vn cerchio, immediate per fé JleJfo,acqui/la vna couerfione
aire dì proprio centro,contraria a quella, che lo porta intorno,
e tale in velocità , che amendue finifeono vna conuerfioni^*
' neWifteffo tempo prectfamente . Potrete veder quejìa mirabi-
le, & accomodata al nofìro propojito efperienza, mettendo in
vii- catino- d'acqua., vna palla, che vì galleggia tenendo il va-
foin mano, fé vi andrete riuolgendofoprale piante de' piedi,
vedrete immediatamente cominciar la palla a riuolgerji in fé
Jiejfa con moto contrario a quel del catino, e finir la fu a reuo-
luzione, quando finirà quella delvafo .. Hora, che altro e la
terra , che vn globo penfile , e librato in aria tenue, e cedente,.
il quale portato in giro in vn' anno per la circonferenza di vn-
gran cerchio ben deue acquiRar fenz' altro motore vn averti-
gine,circa'l proprio ce.tro,annua,e cetraria- all' altro mouim età
pur annuo ì Voi vedrete que fi' effetto, ma fé poi andrete più.
accuratamente confiderandovi accorgerete q-ueffejfer non—* ,
cofa reale, ma vnafemplice apparenza, e quello, che vi ajfcm-
bra effere vn riuolgerji in fé Jiejfo,.eJfere vn non fi muouere ,,
& un conferuarfi deltutto immutabile, ri/petto a tutto queir
Io, che fuor dà voi,e del vaforefia immobile; perche, fé in quel-
la palla fegnerete qualche nota, e confedererete verfoqual par'
te del muro della fìanza douefete , h della Campagna , à del
Cielo ella riguarda, vedrete talnota nel. riuolgimento del va-
fo, e vofiro, riguardar fempr e verfo quella medefima partii,
ma paragonandola al vajo,& avoifiejfo, che fé te mobili, ben9
apparirà ella andar mutando* direzione, e con mouimento co-
ìr ario al vofiro, e del va/o andar ricercando tutti i punti deU
giro di quello; talchi con maggior verità fi può dir e, che voi,&
il vafo giriate intorno alla palla immobile , che eh' ef a fi volga
drento alvafo . Intalguifala.terrajofpefa, e librata nella
circonferenza dell' orbe magno, e fituatain tal modo, che vna
dellefue note , qual farebbe per efempio' il fuo>PolocBoreal<L^
riguardi verfo vna talejieUa, ò altra parte del Firmamento ,.
verfo la medefima fi mantknfempre diretta , benché portata:
to' l moto annuo , per la circonferenza di efio orbe magno .
Quefiofolo e bafiante a far ceffare lamarauiglia , e rimuoue*
3?e ogni dijfcultà .- Ma che dirà il Sign. Sirnp. fé a quefia no»
indigenza!
Del Galileo; |ì$ .
fgura, e nel fuo piano farà V-~Af$e AB. ma H cerchio majjìmè
Rapando per i Poli de i paralleli gli diuide tutti in parti egua-
li , adunque gli archi IK.EF. CT>.GN.LM. faranno tutte
mezi cerchie lEmisferio illuminato far a quefio , che riguar-
da vtrfo noi, e'I Sole, e'I terminator deUa luce farà l'ijìefso cer~
cbio ACB'D. ejiante la terra in quefio luogo farà l'Equino*
zio a tutti li fuoi babitatori . RI mede/imo accade nella J eco-
da figura doue la terra, bauendo l 'Emisferio fuo illuminat9
verfo il Sole,mojlra a noi l'altro ofcuro con li fuoi archi not-
turni , che pur fon tutti mezi cerchi, ^7 in confeguenza qui
ancora fi fa l'Equinozio ; efinalmente , effondo che la linea-*
prodotta dal centro del Sole ai centro della terra e perpendico-
lare alìAJJè AB. al quale e parimente eretto il cerchio majfimQ)
de i paralleli CD.pajferà la mede/ima linea O.Lìh. necejfaria-
mente peri' iflejfo piano del parallelo CD.fegando lafua cir-
conferenza nel mezo dell'arco diurno CD. e però il Sole farà,
verticale a quello, che in talfegamentofitrouajfe, ma vipafi
Jano, portati dalla diurna conuerfion della terra, tutti gli ba-
bitatori di tal parallelo j adunq; tutti quejli in tal giorno ba-
ceranno il Sole Meridiano fopra il vertice loro . Et il Sole
intanto a tutti gli babitatori della terra apparirà defcriuere il
ima (fimo parallelo detto Equinoziale . In oltre ejfndo cbds f
lìante la terra in amen due i ptmti folfiiziali , de i cerchi "Po-
lari 1K.LM. l'vno refia intero nella luce,e l'altro nelle tene-
bre ; ma quando la terra e nei punti Equinoziali, la metà de
i medefimi cerchi polari fi trouano nella luce , re f landò il ri-
manente nelle tenebre, non donerà ejfer difficile a intmderfì ,
come pacando la terra vg. dal Gr. ( doue il parallelo JK. e
tutto nelle tenebre) nel Leone cominci vna partedel paralle-
lo IK. verfo il punto l. a entrar nella luce,e che il terminator
della luce I Al. cominci a ritirar/i verfo i Poli ATìfegandoil
cerchio ACBD. non più in l M+ ma in due altri punti cadeti
tra i termini IA.MB. de gli archi 1 A. MB. onde gli babita-
tori del cerciio JK. comincino a goder del lume, egli altri ba-
bitatori del cerchio LAI. a fentir della notte . Et ecco con due
ftmplicijfìmi mouimenti fatti dentro a tempi proporzionati
alle grandezze loro, e tra fé non contrariami , auzifatù , co-
me tutti gli altri de' corpi mondaci mobili, da Occidente verfo
Oriente a'jtgnaii al globo terrtfire , refe adequale ragioni di
tutte quelle mede/ime apparenze, per le qz'jiifaluarecon la—*
Uh 2. jìabdità
32» Dialogo terzo
Jìabilità della terrai neceffario (renunziando a quellafimme-
tria, che fi vede tra le velocità, , e le grandezze de i mobili ) at-
tribuire ad vna sfera v afii [[ima f opra tutte le altre vna cele-
rità incomprenfibile , mentre le altre minori sferefi muouono
lenlijfimamente ; e più. far tal moto contrario al mouimento
di quelle , e per accrefeere l'improbabilità, far che da quella fu-
periore sfera fieno co tro alla propria inclinazione rapite tut-
te le inferiori. E qui rimetto al vo/iro parere il giudicar quel-
lo} che babbiapiù del verifimile ,
SAGR. iA me,per quello che appartiene al miofenfo,fi rapprefen-
ta non piccola deferenza tra la femplicità,e facilità dell'opera-
re effetti con i mezi ajfegnati in quefia nuoua confiituzione ,
e la multiplicità,confufione, e difficoltà, chefitroua nell'anti-
ca, e comunemente riceuuta, che quando fecondo quefia mul-
tiplicitàfujfe ordinato quefìo vniuerfojjifognerebbe infilofo-
fia rimuouer molti ajfiomi comunemente riceuuti da tutti ifi-
lofofi, comecché la natura non multiplica le cofefenza necejfi-
Amomi am- ^ e cfoe eQa a rerm ^ mezi più facili , e [empiici nel produrre
fflielìi comune • r • &**- 1 ?i A ■ » j~ »/ • r •;•
mente da tutti ' */#w eJJe^h z che ella non fa mente in damo, & altri Jnnilt .
ì rUofofi . Io confeffò non hauerfentita cofapiu ammirabile di quefia—»,
ne poffb credere , che intelletto humano habbia mai penetrato
in più fittile fpeculazione . Non so quello, che ne paia al Sig.
Simplicio .
A 'fi ft SJMP. QueRe (fé io deuo dire il parer mio con libertà) mi paio-
Plat. per trop n0 ^ quelle fottiglkzze Geometriche , le quali Ari/i. riprende
pò fhidiofo inPlatone, mentre l'accufa, che per troppo fiudio della Geo-
della Geome metriafi fcojlaua dal f aldo filofof arsiti' io ho conofciuti,ejcn-
**&- tifi grandinimi filofofi peripatetici fconfigliar fuoi difcvpoli
- I dallo fiudio delle Matematiche, come quelle, che rendono L'in-
telletto cauillofo, & inabile al ben filo] of are-, infiituto diame-
tralmete contra a quello di Platone , che -non ammetteua alla
filofofia,fe non chi prima fuffh impofiejfato della Geometria.
SAL V. Applaudo al configlio di quefii vofiri peripatetici di difior -
rei lorofcolari dallo fiudio della Geometria, perche non ci e
arte alcuna più accomodata per [coprir le fallacie loro;ma ve-
dete quanto cotefìifien differenti da i filofofi <SM atematici , U
Filofofi Peri- quali afiaipiù volentieri tratta fio con quelli > che ben fori in-
fa{?!?' ^T formati della comune filofofia peripatetica, che con quelli ,che
la Geometria" mancano di tal notizia, li quali per tal mancamento nonpof-
fon far parallelo tra dottrina, e dottrina . Mapofio quefto da
bandat
Del Galileo. S9S
SIMP. Credo, che le pietre,} marmi, i metalli, le gemme , e £ altre
tante materie diuerfe, fieno appunto come gioie, & ornamenti
e fi e ri ori, e fupcr fidali del primario globo , che in mole penfo ,
che fmifurat amente fuperi tutte quefi altre cofe .
SALV. E quefìa principale^ vafìa mole , della quale le nominate
cofe fon quafi eferefeenze, <& ornamenti; di che materia crede-
te, cbejia compofia i
SIMP. Penfo , chefia ilfemplice , ò meno impuro elemento della
terra .
SALV. -Ma per terra , che cofa intendete voi ! forfè quefìa , eh* e
fparfaper le campagne, la quale fi rompe con le vanghe , e con
gli aratri, douefif minano i grani, e fi piantano ifrutti,edo~
uè fpo'ntaneamente nafeono bofeaglie grandiffìme, e che in so-
ma è Vhabitazione di tuffigli animali , eia matrice di tutti ì
vegetabili ?
SIMP. Cotefia direi io , chefuffe \la primaria fufianza di quefìo
nofìro globo .
SALV. Oh qufio non pare a me , chefia ben detto ; perche quejia
terra, ebefi rompe, sifemina, e che e fruttifera, e vna parte , e
benfottile , della fuperficie del globo , la quale non si profon-
da, faluo che per breue fpazio,in comparazione della dijìanza
sino al centro ,• e Vefperienza ci moflra , che non molto si caua
al baffo, che si trouano materie diuerfe affai da quefìa efìerior
corteccia, più fode, e non buone alle produzioni de i vegetabi-
li . Oltre che le parti pia interne , come premute da grau'iffì-
mi pesi, che a loro foprafianno, e credibile, che siano cofHpatet
e dure , quanto qualsiuoglia duriffimo foglio . Aggiugnete
a que/io, che in damo farebbe fiata contribuita la fecondità a
quelle materie, che già mai non erano per produr frutto , ma
per reftare eternamente fepolte ne' profondi, e tenebrosi abififì
della terra .
SIMP. E chi ci affìcura, che le parti più interne, e vicine al centro
siano infeconde ? forfè hanno effe ancora le lor produzioni di
cofe ignote a noi .
SALV. Voi quanto qualsisia altri potrefte di ciò efser certo , come
quello , che ben potete comprendere , che fé i corpi integranti
dell vniuerfo fon prodotti folo per benefizio del genere huma-
fio , quefto fopra tutti gli altri deue efser deftinato a ifoli co-
modi di noi habitatori fuoi . Ma qual benefizio potremo ri'
trarre da materie talmente a noi r scondite, e remote, che già
mai
ifertì interne
-dei globo ter-
reftrecotnuen
che fìanc ioli-
Ilnoìrro glo-
bo fi chiame-
rebbe pietra
in vece di rer-
ra,fe tal nome
gli ruffe Italo
pofto da prin-
cipio ,
Prc*gre(fo del
•Gilberto nel
filo fiiofoiaie*
3 9 £ Dialogo terzo
mai non fiamo per farcele trattabili? Non pub dunque t interi-
najuflanza di quejlo no/irò globo ejftre vna materia frangi-
bile, difjìpabile , e nulla coerente-, come quefì a fuper fidale, che
noi chiamiamo terra; ma conuien , che fa corpo denfjjtmo , e
folulijjìmo , & infiamma vna durijfìm a pietra . E fé ella pur
dtbbt ejfer tale , qual ragione vi ha da far più renitente al ere»
der , che ellafìa vna Calamita , che vn porfido, vn diajpro, ò
altro marmo duro ( Forfè quando il Gilberto haueffe fcritto „
che quefio globo e interiormente fatto di pietra frena , b dì
calcidonio ilparadojfo vifiartbùeparfio meno eforbitante i
SJMT, Che le parti di quefio globo più interni fiano più com-
prefife, e per eia pia cojìipate , efblide ; e più , e più tali , fecon-
do che elle fi pr ofondan più, lo concedo, eh concede anco Arì-
jiotile, ma che elle degenerino, e fieno altro che terra della me-
defmaforta,che quejla delle parti fuperficialijnon finto cofa9
che mi necejjitta concederlo .
$<-ALV. lo non ho intraprejb quefio ragionamento afine di con"
cluderui demofiratiuamente che la primaria , e realfufianza
di qmefio nofiro globo fa Calamita ; ma fol amente per mo-
Jlrarui ninna ragione ritrouarfì per la quale altri detta effe?
più renitente a conceder, che eifia di Calamita , che di qualche
altra materia : E voi, fi andrete ben confiderando trouerete9
non ejfer improbabile, che vn filo puro, & arbitrario nómz^
habbia mojfi gli huomini a creder che eifìa di terra; e quejlo e
X ejferfi fruiti comunemente da principio di quefio nome ter-
ra, per fignifear tanto quella materia , che fi ara, efifemina t
quanto per nominar quefio nofiro globo . La denominazioni
del qualefefifujfeprefia dalla pietra,come non menopoteua—»
prender]! da quella , che dalla terra; il dir che la fuflanza pri-
maria di ejfofufie pietra noti bar ebbe ficur ameni t: trottato re-
nitenza , b contr adizione in alcuno . E quefio ha tanto pia
del probabile guanto io tengo per fermo, che quando fi potefìe
fcortecc'mr quefio gran globo ieuandone vn /itolo grojso mil-
le,b duamila braccia^ f eparar poi le pietre dalla terra,molto,e
molto maggior farebbe il cumulo de ifafii,che quello del terre*
no fecodo /Delle ragioni poi > che concludentemente prouino,
de Ì2iù:otquefto nojtro globo tfser di Calamitalo no vene ho
prodotte nefiuna-, ne quefio e tempo dì produrle , e majfimo 9
vheconvofira comodità le potretelvcdcre nel Gilberto ; filo
per inAnimir.ui a leggerlo vi voglio efporre con certa mia fimi
litudme
Del Galilea • '§f%
ìndigeza di caufi cooperate aggiugneremo vna mirabile virtù
inìrinfca del globo terre/Ire di riguardar cofue detcrminate Virtù mir^BI*
parti vtrfo determinate parti del Firmam. parlo della virtù , "lterna Je*
* .J . . £ -rr- « i r r i- elobo terre—
magnetica partecipata coftantijjimamete da quajiuogliapezzo j|re dìrio'uar-
di Calamitai fé ogni minima particella di tal pietra ha in fé dar tempre la
tal virtù, chi vorrà dubitare la medejtma più altamete rifede- médefìraa par
re in tutto quejìo globo terreno abbodante di tal materiale che ^ ^ Cielo»
forfè egliftejfo, quanto allafua interna , e primaria fuftanza ^Tre fatt(> ^
altro non e che vnimmenfa mole di Calamita i Calamita.
S1MP. lAdunq; voifete di quelli , che aderifcono alla magnetica
filofbjìa di Guglielmo Gilberto ì
SALV. Sono per certo , e credo d'bauerper compagni tutti quelli,
che attentamente hauranno letto ilfuo libro , e rifcontrate le ~.T t r ,,A
r , v r r ir 1 11 t ' v • Hloiona M3*-
Jue ejperienze; nejareifuor di fperanza, che quello, che e m- cTnecjca dì ciu
teruenuto a me in quejìo cafo , poiejfe accadere a [voi ancora , Slielmo Gif-
tuitauolta che vna curiojitàfimile alla mia t& vn conofcere, berti»
the infinite cofe rejtano in natura incognite a gl'intelletti hu-
mani , con liberami dalla fchiauitudine di quejìo , ò di quel
particolare fcrittore delle cofe naturali, allentajfe il freno al
vojìro difcorfo, t rammorbidijfe la contumacia, e renitenza—»
del voBro fenfo;Jì che ei non negajfe taVhora di.dare orecchio
a voci non più fentite . <SMa (/lami per mej/b d'vfar quejìo
termine) la pufìllanimità de gl'ingegni comuni e giunta a fe-
gno,che non folamente alla cieca fanno dono,anzi tributo del Pu «jjamm.it»
proprio afìtnfo\a tutto quello, che trouano fritto da quelli au- popolari !
tori, che nella prima infanzia de" lorofìudij gli furono accre-
ditati da i lor precettori, ma recufano di afcoltare , non che di
efaminare qualfìjìa nuoua proporzione, o problema, benché^
non folamente non fi a fiato confutato, ma ne pure efami-
nato,ne cor. fi 'derato da i loro autori; de' quali vno e quello di
inuefligare qualfìa la vera, propria, primaria, interna, e ge-
neral materiaT efulìanza di quejìo noflro globo terrejlr&> chc9
benché, ne ad lArijì. ne ad altri prima , che al Gilberto jia ca-
duto in mente di penfare, fé pofìa ejfer Calamita , non che , ne
Arili. ne altri babbiano confutata vna tale opinione,tuttauia
mi fon' io incontrato in molti , che al primo motto di quejìo *
quafì cauallo, che adombri, jt fono ritirati in dietro, e sfuggi-
to di trattarne spacciando vn tal concetto per vna vana chi-
mera, anziper vna folenne pazzia; e forfè il libro del Gilber-*
la non mi farebbe, venuto nelle mani , fé vnjHofofoperipate*
* uso
3 94 . Dialogo terzo
tico di gran nome-, credo per afficurar la fua librerìa dal con*
tagìo, non ?ne nbaueffe fatto dono .
SIMP. Io che liberamente confefo efiere flato vno de gl'ingegni
comuni,e folamente da quejii pochi giorni in qua, she mi e /fa-
to conceduto d'interuemreai ragionamenti vojlru cono/co di
efsermi alquanto fequefìrato dalle Ftrade trite,epopolari,non
però mifento per ancora follcuato tanto , che le fcabrofità di
quejla nuouafantajìica opinione, non mi fembrino molto ar*
due, e difficili dafuperarft*
SALV. Se quello, che ferine il Gilberti e vero, non e opinione , m&
fughetta di faenza; non e co/a nuoua, ma ayiiicbijjìma quatto
la terra Jlefsa; ni potrà ( efiendo vera) efserafpra, ne difficile,
ma piana , & ageuolijfima , <£r io , quando vi piaccia, vi faro
toccar con mano, come voi da per voijìefm vi fate ombra , &
hauete in orrore cofa, che nulla tiene in fé di fpauentofo, quali
piccol fanciullo, che ha paura della tregenda, fenzafapere di lei
altro, che il nome ; come quella, che oltre al nome non e nulla*
SIMP. Haurò piacere d,efier'illuminato\, e tratto terrore.
SALV. Rifpondetemi dunque alle domande, ch'io vi faro . E pri-
ma; ditemi, fé voi credete, che queflo noBro globo, che noi ha'
bitiamo, e nominiamo terra, confi di vnafola, efemplìce ma-
teria, ò pur fa va aggregato di materie diuerfe tra di loro.
„, , SIMP. Io lo veggo compojlo difuBanze , e corpi molto diuerfi; e
ftre comporto prima per le maggiori parti componenti, veggo l'acqua, e leu*
di materie di- terra fomm ' amente tra di loro differenti .
uerfe . SALV. Lafciamo da parte per bora i mari , e l'altr' acque , e confi-
deriamo le parti foltde, e ditemi s'elle vi paiono tutte vna co-
fa fefa, òpur cofe diuerfe ,
SIMP. Quanto aW appaféza io le veggo diuerfe , trouandqftgra-
dijfìme campagne di infeconda arena, & altre di terreni fecò-
di, e fruttiferi : Veggonfi infinite montagne fteriliì<b' alpejlri,
ripiene di duri f affi, e pietre di diuerfijfime forte, come porfidi,
alabafiri, diafprh e mille , e mM altre forte di marmi: ci fono
le miniere vaftiffime de i metalli di tante Jpezie;*& infomma
tante diuerfità di materie, che vn giorno intero non battereb-
be a numerarle folamente .
SALV. Hora di tutte quefle diuerfe materie, credete voi, che nel co-
por quejla gran maffa concorrano porzioni eguali, òpur, che
tra tutte cenejìa vnaparte,che di gran lunga fuperi le altre fi
Jia come materiale fufianza principale della vajia mole?
Credo,
jj
Del Galileo. 597
lìtudine ìlprogrefso, che egli tiene nel fuo filofofare . So cbt*>
voifapete ben'ijfìmo quanto la cognizione degli accidenti con-
fo ìfia alla inueftigazione della fu ilanza, fa' ef senza delle co- Proprietà
fé; però voglio,cbe vfiate diligenza di beri infcrm arni di molti multiplici del
accidentiye proprietà,che fìngGlarmeyite fi trouano nella Cala- ^^mu*
mita,e non in altra pietra, ne in altro corpo; come farebbe per
efempio dell'attrarre il ferro, del conferirgli folo co lafuapre-
fenza la medefima virtù , di e amunicargliparimete proprietà
di riguardar verfo i Poli , fi come vna tale ritiene ella tnJL^
medtjìmay& oltre a quefiafatedi veder per prouajome in lei
rifede virtù di conferire all'ago magnetico , non/blamente il
drizzar/i /òtto vn Meridiano verfo i Poli con moto Orizon-
tale {proprietà già più tempo fa conofeiuta ) ma vn nuoua-
mente o/feruato accidente-, di declinare (Bando bilanciato fot*
to il Meridiano già fegnatofopra vna sferetta di Calamita )
declinar dico/ino a determinati fegni più , e meno , fecondo y
che tal' ago fi terrà più, ò meno vicino al Polo, fin chefopra~~»
ìijìejfo Polo fi pianta eretto a perpendicolo , doue ebefopra le
parti di mezofià parallelo air Afe . Di più proccurate di far
proua, come rifedendo la virtù di attrarre il ferro vigorofiu*
affai più verfo i Poli, che circa le parti di mezo, tal forza e no-
t abilmente più gagliarda nelTvno, che nell'altro Polo , e que-
fio in tutti 1 pezzi di Calamita; il Polo più gagliardo de' qua-
li è quello, che riguarda verfo Aufiro . Notate appre/fo , che
in vna piccola Calamita quefio Toh Aufìrale > epiù valoro-
fo dell'altro , diuentapiù debile qualunq, volta e' deuafofìe-
nere il ferro, allaprefenza del Polo "Boreale di vn' altra Ca-
lamita afiai maggiore-, e per non far lungo difeorfo, ajfìcura-
teui con r efperienza di quefe,& altre molte proprietà defini-
te dal Gilberto; le quali tutte fono talmente proprie della Ca-
lamita, che nefiuna di loro compete a veruna altra materia » Argomento
Ditemi bora Sign. Simplicio, quando vi fujfiro proporli mil cócludente il
le pezzi di diuerfe materie, ma ciafebeduno copertoi, e rinuol- gl°k° rte,rre~
to in vn panno, fatto il quale eifì occultafse\, e vifufie doma- Calamita Vfta
daìo,che fenza fioprir gli voifacefle opera d'indouinare da fe-
gni ejleriori la materia di ciascheduno, e che nel tentare voi vi
incontra/le in vno , il quale mofirafie apertamente di batter
tutte le proprietà da voi già conofeiute rifedere nella fola Ca-
lamita,e non in veruna altra materia,cbe giudizio farefie voi
iztt'efie nza di tal corpo i direfie vùif cbepotefse efsere wnpezo
d'ebano^
§ ? 8 Dialogo terzo
d'Ebano , ò di tAlabaftro , ò di Stagno ?
SIMP. Direi, fenza punto dubitare , che fu/se vn pezzo dì Ca-
lamita .
&ALV. Quando ciòfia , dite pur rifolutamente , che fitto quefla-^
touerta , ,efcorza di terra , di pietre , di metalli , di acqua, <b"c*
Ji nafionde vnagran Calamita , poiché intorno ad efsaji ri-
eonoficono, da chi di ofscruargli fi prende cura, tutti quei me-
dejìmi accidenti \ che ad vn verace ,e ficoperto ghbo di Calami'
■fa competer fi fiorgono ; che quando altro non fi vedejfi,cbi^t
quello dell'ago declinatolo , che portato intorno alla terra-*»
più, e più s'inclina con l' auuicinarft al Polo Boreale , e menù
declina verfi l'Equinoziale, fiotto il qu.ik fi riduce finalmen-
te all'equilibrio , dourebbe bafiare a perfuadere ogni più reni-
tente giudìzio . Taccio quell'altro mirabile effetto , che fi Jt ra-
tamente fi vede in tutti i pezzi di Calamita , de i quali a noi
habitat ori dell' Emisferio Boreale, il Polo ^Meridionale diefi
fa Calamita e più gagliardo dell altro; e la differenza fi fccrgc
maggiore , quanto più aUr't fi allontana dall'Equinoziale ; €
fiotto l' Equinoziale amendzie le parti fono dt forze eguali , ma
notabilmente più deboli ; ma nelle regioni ^Meridionali, lon-
tana dall' Equinozialefi cangia natura , e quella parte , chea
noi era più debile, acquijìa vigore fiora l'altra : e tutto quejlo
confronta con quello , che veggiamo farfida vn piccol pez-
zetto di Calamita alla prefinza di vn grande , la virtù del
quale preualendo al minore, filo rende obbediente, eficondo,
eh' e fi terrà di qua , o di là dall' Equinoziale della gran de, fa
le mutazioni mede/ime , che ho detto farsi da ogm Calamita
portata di qua, o di là dall' Equinozial della terra .
SAGI{. Io rimasi perfuafo alla prima lettura del libro del Gilber-
to; & hauendo incontrato vn pezzo di Calamita eccellcntifi
tima, feci per lungo tempo malte afférmazioni , e tutte degnts
•Calamita ar- d'ejìrema memuiglia ; ma f opra a tutte a me pare ftupenda
mata. . foflieoe quella dell' accrefcergli tanto lafacultà del foflenere vn ferro
afiaiiiimo pai (on tarmarla n el modo , cbe'l medesimo autore infgna $ & io
Ikiuata ^ ton armare quii mio pezzo gli moltiplicai la forza in ottupla
proporzione , e doU£ difarma *a non J ofi 'eh eua appena n ou<l~»
once di ferro, armatane fofteneua più di fei libbre; E forfè
voi harete veduto quefio medefimo pezzo nella Galleria dd
Sereni/ffssìo Gran Duca voflro (al quale io la cadetti )-fijh-
mente due amarette di ferro*
Io
Del Galileo. jgpgj
tÀLV. Io molte volte la vedài, e con gran merauìglìa,fin che al'
irò ajlai maggior fìupore miporfh vn piccolo pezzetto >, che fi
ritrova in mano del nofìro Accademico,il quale non ejfsndo
più che oncefei dipefo, nefofienendo di/armato altro , che on-
ce dua appena , armato ne foftiene ióo.Ji che viene a regger
So. volte più armato ,che d;farmato>& a regger pefo 26 .volte
maggiore del fuo proprio, maraviglia affai maggiore diqusl-
lorche baueua potuto incotrareil (Jilberti , che ferine non ba-
tter potuto incontrar Calamita , che arriui a fofienere il qua-
druplo del proprio pefo . ■
SAGR. Gran campo difilofofare mi par , che porga quefia pietra
a gV intelletti humani , & io l'ho ben mille volte meco medefi-
mofpecolato, comepofia ejfer , che ellaporga a quel ferro-, che-
tarma, forza tanto fuperiore alla fua propria, e finalmente
non trouo cofa , che mi quieti; ne molto cofiruttocauo da quel
che circa que fio particolare ferine il Gilberto ; non so, fé Vijlefi
fo auuenga a voi .
SALV. Io fommamente laudo, ammiro, ^Tinuidio quefio autore^
per ejfergti caduto in mente concetto tanto Jlupendo circa a—>
cofa maneggiata da infiniti ingegni fublimi, ni- da alcuno au*
uertita; parmi anco degn 0 di grandifiìma laude per le molte
nuoue , e vere ojfer nazioni fatte da lui,in vergogna di tanti
autori mendaci) e vani , cheferiuono nonfol quel che fanno ,
ma tutto quello , chejenton dire dal vulgo fiocco ,fenza cer-
tare di afjìcurarfene con efperienza, forfè per non diminuire i
lor libri ; Quello, che haurei defid erato nel Gilberti e , chefufi
fé fiato vnpoco maggior J7M atematico, & in particolare ben
fondato nella Geometria , la pratica della quale Vhaurebbt^*
refo men rifiuto neW accettare per concludenti dimofirazio^
ni quelle ragioni, eh lei produce 'per vere caufe delle vere con-
tlufioni da fé ojferuate . Le quali ragioni ( liberamente par~
landò) non annodano, efinngonocon quella forza , che in-
dubitabilmente debbonfare quelle, che di conclufioni natura-
li, necejfarie, ed eterne fi pofono addurre . E io non dubito 9
the col progrefo deVtempo fi habbia a perfezionar quefia
nuouafcienza, con altre nuoue ofseruazioni , e più con vere,
t necef sarie dimofir azioni . Ni per ciòdeue diminuirfilaglo- * Pnn}1 W&**
ria del primo ofseruatore; ne io fimo meno, anzi ammiro più uen£orj degni
afsai il primo inuentor della Lira ( benché creder fi debba, che di effere som*
iojirumentofufse rQziJfimamentefabbrk$to>epiù rozamen- mirati,
tefonato)
Cagione vei'a
della gran_t
multiplicazio
ne di virtù nel
la Calamita-*
mediante Par
matura.
Di mio uo ef-
fetto, niioiia-^»
£onuien»che_-»
fia la cagione.
Si moflra, co-
me il ferro è
di partì più
fottili , pure,e
coftipate. , che
la Calamita.
40$ Dialogo terzo
te fonato ) che cenf altri arti ffi', che ne i confieguentì fecolitaì
profejjlone ridufiìro a gr ari d'ej quietezza: E partii, che mot"
to ragioneuolmente l 'antichità annumer affé tra gli Dei tari-
mi inventori dell'arti nobili ;già che noi vtggtamo il comune
degl'ingegni humani ejfer di tanta poca curiojìtà , e così poca
furanti delle coj e pellegrine \ e gentili} che nel vederle, efentir-
ieefiercitar da profefforiefqui/ìfamehte non per ciojìmuouo»
nono a dcjiderar d 'apprenderle ; hor peti fate , fi ceruelli dì
queflafiorta fi fiariano giamai applicati a valere inuejligar la
fabbrica della Lira,ò ali'inuenzion dilla Mufica, allettati dal
sibilo de i nerui ficchi divna testuggine , 0 dalle per coffe di
quattro martelli . Lapplicarfi a grandi inuenzioni,mo]fò da.
-gkcolijfimiprincipij, e giudicar fiotto una prima, e puerile ap-
parenza poter fi 'contenere arti marazngiiof^non è da ingegni
dazinoli , mafion concetti , e penfieri di [piriti foprahumani •
H ora rijpondendo aliavo firn domanda dico , che io ancora
lungamente ho penfiato per ritrouar qualpoffa efière la cagio-
ne di quefia cosi tenace, e potente congiunzione , che noi veg*..
giamo farfitrà tvn ferro, che arma la Calamita, e l'altro,che
a quello fi congiugne * E prima mi fono ajficurato, che la vir-
tù, e forza della pietra non fi agumenta punto per efière ar-
mata, per ciò che, ne attrae da maggior diHanza , ne meno fo-
jlienepiu validamente vn ferro ,tral quale,e l 'armadura s'in-
terponga vnafiottilifjìma carta ,Jìno a vna foglia d'oro bat-
tuto^ anzi con tale interpojizione più ferro fiofìiene l'ignuda »
che l'armata; non eie dunq; mutazione nella virtù. , e pure ci
ì innouazione nell'effetto : e perche e neceffario , che di nuouo
effetto, nuouafia la cagione , ricercando qual nouità Ji intro-
duca nell'atto delfioflener con l' armadura » altra mutazione
nonjìfcorge, che nel diuerfo toccamento , che doue prima fer-
ro toccaua Calamita, bora ferro toccaferro : ^Adunque bifio-
gna necefiariamente cocludere i diuerfi tocc amenti efifier caufit
della diuerjìtà degli effetti . La dtuerjitàpoi tra i contatti, no
veggo, chepoffa deriuar da altro, che dall' effer lafufianza del
ferro di parti pia fottili,pià pure,e più cofìipate,che quelle del-
la Calamita, che fon più groffe, menpure, e più rare ; dal che
nefigue, che le fuperjicie de' due ferri, che s'uanno da ficcare,
mentrejieno efquìfitamente /pianate, fot bite, e lujlrate, tanto
efiattametejì 'congiungono -t che tutti gì' infiniti punti ddl'vna
fi incontrano con gì' infiniti dell'altra 7fi che iff lamenti (per
così
Del Galileo T 40 1
così dire) che collegano i due ferri, fono molti più di quelU,che
collegano Calamita con ferro , per ejfer lafujianza della Ca~
lamita più porofa, e menjìncera, che fa, che non tutù i punti,
e filamenti della fuperf eie del ferro, trouino nella fuperficit-*
della Calamita rincontri con chi vnirfì . Che poi lafujianza.
del ferro ( e ma(fimo del ben purificato, quale l 'acciaio Jìnifji-
mo)jìa di parti grandemente più denf e, fattili , e pure, che la
materia della Calamita,fivede dal poter/i ridurre ilfuo taglio
dd vnafottigliezza ejlrema , quaVe il taglio del rafoio , ali*—*
quale mai nonjì condurrebbe a granfegno quel d'vn pezzo
di Calamita . L'impurità poi della Calamita , e Ve/Ter mefco- . r °^fa" a*
lata con altre qualità di pietre, prima Jenjatamente jijcorge ; Vìt^ ^ella ^^
dal colore di alcune macchiette per lo più biancheggianti ; e poi lamiu j
dal pr e Tentargli vrì ago pendente da vnfilo, il quale fopra ta-
li pietruzze nonfipuopofare, ma attratto dalle parti circon-
fufe,par che sfugga quelle, efaltifopra la Calamita contigua
ad effe ; e come alcune di tali parti eterogenee fon per la gran-
dezza loro molto vifìbili, cosìpoffìamo credere altre in gran
copia per lalor piccolezza incofpicue , ejferne dif eminate pet
tutta la majfa . Confermafì quanto io dico ( che, che la molti-
tudine de' toccarne?? ti , che si fanno traferro , e ferro , è cauft
del tanto faldo congiugnimento) da vna efperienza la qual%
che fé noiprefentertmo l 'aguzza punta d'vri 'ago all'armatu-
ra della Calamita, non più validamente fé gli attaccherà , che
alla medejìma ignuda; il che da altro non pub deriuare , chz^*
daWeJfer'i due toccamenti eguali, che amendue di vn fot pun-
to . Ma che più f prendafivn'ago , epongaji fopra la Cala*
mita,fìche vna delle fue estremità fporga alquanto infuori,
£j a quella fi apprefentivn chiodo al quale fluito l'ago fi at-
taccherà, in maniera, che ritirando in dietro il chiodo , Vago fi
ridurrà fq/pefo,& attaccato con le fu a eflremìtà alla Calami-
ta, & al ferro , e ritirando ancora più il chiodo faccherà l'ago
dalla Calamita; fé pero la cruna dell' ago farà vnita al chiodo,
e la punta alla Calamita ; ma fé la cruna farà ver fa la Cala-
mita, nel rimuouere il chiedo, l'ago reflerà attaccato con 1%—»
Calamita, equejio (per mio giudizio) non per altro ,ft non,
eie per e/ìer l'ago più grojfo verfo la cruna, tocca in molti più
punti, che noti fa l' acutijfìma punta .
SAGR. Tutto il di fc or fa mi eparfo molto concludente , e quefl'ef-
penenze dell'ago me lorendon di poco inferiore a vna dimo-
Cc flrazion
4© i Dialogo terzo
jlrazion Matematica,^ ingenuamente confeffodinon haue»
re in tutta lafilofofia Magnetica fentito , b letto altrettanto >
abe con firmi efficacia renda ragione ài alcun altro de'fuoi ta-
ti marauigliqfi accidenti, de i quali ,fe haueffìmo le caufe con
tanta chiarezza /piegate, non io qual più foaue cibo potejpu*
dejìderare l'intelletto nofìro ,
SALV. Nell'inueBigar le ragioni delle conclujtont a noi ignote^
bifogna hauer ventura d indirizzar da principio il difcorfo
ver/ò lajirada del vero, per la quale , quando altri Jì incam-
mina ageuolméte accade,che sincotrino altre-, & altre propor-
zioni conofciute per vere,, bper difcorfi, b per esperienze, dalla
certezza delle quali la verità della nojira acquifìi forza , &
euìdenza ; come appunto e accaduto a me del prefente proble-
ma: del quale volendo io co qualche altro ri/contro affìcurar-
mi,fe la ragione da me inueììigatafujfe vera ; cioè , che la fu*
Jìanza della Calamita fujfe veramente affai men continuata*
ebe quella del ferro, b dell'acciaio, feci da quei maejiri , che la-
vorano nella Galleria del Gran Duca mio Signore ,fpianare
vna faccia di quel medefimo pezzo di Calamita, eh e già fa vo-
Jlro, e poi quanto più fu pojjìbile pulire , e lufìrare , doue con
mio contento toccai con mano, quel ctì io cercano; imperocché
Jìfcoperfero molte macchie di color diuerfo dal reJlo,mafplen-
dide, e lufìre , quanto qualftuoglia più denfa pietra dura : il
vejio del campo era pulito, ma al tatto folamente , non effendi
Jpunto lucrante, anzi come da caligine annebbiato, e quejias
era lafufhanza delta Calamita , e lafplendida di altre pietre
mefcolate tra quella , fi come fènfat ameni e fi conofceua dal-
Haccojìar la faccia [pianata fopra limatura di ferro , la quale
in gran copia faltaua alla Calamita , ma ne pure vna fola-*»
filila alle dette macchie , le quali erano molte , alcune grandi
(guanto la quarta parte di vnvgna , altre alquanto minori 9
moliiffimepoi le pìccole', e le appena vifibtli,quaficbe innume-
v abili; onde io mi affìcurai verijfimo e (fere flato il mio concet-
to, quando prima giudicai douer la fu fi an za della Calamita
ejfer nonjiffa, e ferrata, maporofa , oper meglio direfpugno-
J'a; ma con quejìa differenza che doue la (pugna nelle fue ca-
mbi, e cellule contiene aria, ò acqua , la Calamita ha le fue ri-
piene dipmra durijfìma, e grazie , come ci dimojlra Vefquifit*
iu/fro, che effe riauono: Onde, come da principio dijfi , appli-
SAiìdu la fuperfick del ferro t alia fuperjicie della Calamita le
mmims.
Del Galileo, 40$
minime particelle del ferro , benché contìnttatìffìme forfè pia
di quelle di qualfiuoglki altro corpo (fi come ci mofira illu-
Jirarfi egli più di qualfiuoglia altra materia ) non tutte , anzè
poche incontrano fine era Calamita ; & efferido pochi i contat-
ti ^debole è l'attaccamento . Ma\perchìl'arm adura detta Ca-
lamita , oltre al toccar gran parte della fuafitperficie ,fi ve/fe
anco della virtù delle parti vicine, ancorché non tocche; ejfen-
do efattamente fpianata quella fu a facciala quale fi applica-
l'altra, pur fimilmete bene fpianata, del ferro da ejfer fo/ìenu-
to , il toccamentofifì di innumerabili minime particelle ,JL*
no forfè degl'infiniti punti di amen due le fuperficie,per lo ebe
£ attaccamento ne rie/ce gagliardiffimo . Quefia offeruazione
di /pian arie fa perfide de i ferri, che fi hanno a toccare,nonfà
auuertita dal ùilberti,anzi egli fa i ferri colmi, fi che piccolo e
il lor contatto ; onde auuiene , che minor ajfai sia la tenacità,
con la quale e fi ferri si attaccano .
SAGR. Re fio dall' affegnata ragione, come difii pur ora , poco mi-
no appagato , chef ellafujfe vnapura dimofirazìon Geome-
trie a;e perche ti tratta di problema fisico, Jiimo,che anco il Sig.
Simp. si trouerà fodisfatto per quanto comporta la faenza—*
naturale, nella quale ci sa, che non., si deue ricercar la Geome-
trica euidenza .
SIMP. Tarmi veramente, che il Sig. Saluiati con bel circuito di
parole habbia si chiaramente fpiegata la caufa di que fi' effetto ,
che qualsiuo?Ua mediocre ingegno , ancorché non fevenziato, imPatia>«-»
2 ? 1 ^ n A • ' r ■ 1 , antipatia ter-
ne potrebbe rejtar capace; ma noi, contenendoci dentro a ter- m[n\ v^a£Ì da •
mini dell' arte , riduchiamo la caufa diquefii, e simili altri e f filofofi per ré-
fetti naturali, alla simpatia, che e certa conuenienza , efeam- der fàcilmen-
bieuole appetito, che nafee tra le cofe , che fono tra di loro simi- c,e. *e ragioni
glianti di qualità; si come all'incontro quell'odio), e nimicizia, £ ™? f- "
per la quale altre cofe naturalmente si fuggono, e si hanno in
borrore noi addimandiamo antipatia .
SAGR. E cosi con quetti due nomi fi vengono a render ragioni
di vn numero grande di accidenti, & effetti, che noi veglia-
mo non fenza marauiglìa produrfi in natura. <31aqucfio
modo difilofofare, mi par che habbia gran fimpatia, con certa Piaceuole e-
maniera di dipignere,che haueua vn1 amico mio,il quale [opra ^.'f.1? Pcf ^'lm
la telafcnucua congeffo, qui voglio, chefia il fonte co Diana, effjcacja J°al-
tfue "Ninfe, qua alcuni leurieri, in quetto canto* 7 voglio chz^. cun i dimorfi
fia vn cacciatore con tejia di ceruio, il re fio campagna, bofco} filolòfici.
Ce z e colli-
4<>4 Dialogo terzo
e collinette ; il rimanente poi lafciaua con colori figurare al
pittore , e cosìfiperfuadeua d'hauere eglifiejfo dipinto il cafo
d'Atteone , non ci hauendo meffo difuo altro, che i nomi. Ma
dotte cifiamo condotti con fi lunga digrefiìone contro alle no»
fìre già flahilite cofiituziòni i Quafimi e vfcito di mente qual
fujfe la materia, che trattauamo, all' bora , che deuiam>no in
quejìo magnetico difcorfo ; epurehaueuo perla mente non s»
che da dire in quel propofito .
$ALV. Eramo fui dimofirare quel terzo moto attribuito dal Co-
pernico alla terra non ejfer' altrimenti vn mouimsto, ma vna
quiete, & vn mantener/? immutabilmente diretta confile de»
terminate parti verfo le medefime, e determinate parti dell' v*
niuerfìj cioè vn conferuar perpetuamente V lAffe della fu&
diurna reuoluzione parallelo a fefiejfb , e riguardante verfo
tali Hellefifie : il qual cofianti fimo fiato diceuamo competei*
naturalmente ad ogni corpo librato, efòfpefo in vnmezojìui»
do ,e cedente; che, benché portato in volta, non mutaua dire-
zione rif petto alle cofe ejlerne, ma pareuajolamente girare in.
fefiejfb, rifpetto a quello, che loportaua , & al vafo,nel quali
era portato . Aggiugnemmo poi a quejìo femplice, e naturale
accidente la virtù magnetica, per la quale il globo terrefire ta*
topiùfaldamentepoteua contenerfi immutabile, &c.
SA GR. Già mifauuien del tuttop quel che althor mi paffaua pet
la mente , e che voleuo produrre era certa confider azione in»
torno alla difficultà , e inflanza del Sign. Simpl. la quale egli
promoueua contro alla mobilità della terra,prefa dalla multi*
plicità de* moti, ìmpajjìbile ad attribuir Jt ad vn corpofcmplice,
del quale \in dottrina d' Ari fi. vn foto, e femplice mouimenta
Tre moti di- può ejfer naturale; e quello, eh "io voleuo mettere in confiderà»
nerfi naturali zione era appunto la Calamita , alla quale noi fenfat amente
delia—» Cai*- veggiamo competer naturalmente tre mouimenti;l'vno verfo
il centro della terra, come graue; il fecondo ì il moto circolari
Orizontale , per il quale refìituifee , e conferua il fuo --Afie
verfo determinate parti dell' vmuerfo; il terzo e quefìo nuo»
uamentefeopcrto dal Gilberto d'inclinar' il fuo Affé , fiante
rei piano di vn JiM eridiano , verfo la fuperficie della terra, e
quejìo più, e meno ficcando , che ella fard difiante dall'Equi»
% oziale , fatteti quale r e fìa parallelo all'effe della terrai .
Oltre a quelli ire , non è forfè improbabile , chepojfa hauerne
%,u guano di rigirar fi intorno al proprio Affé , quduvqu^»
&ìK3o
J
Del Galileo • 40 f
volta éllafujfe librata, efofpefa in aria, ò altro mezo fluido, e
cedente, fiche tutti gli ejierni , & accidentary impedimenti
fusero tolti via, & a quejio penflero mojlradi applaudere
ancora Viflejfo Gilberto . Talchi Sign, Simpl. vedete quanto
refìi titubante Vaffioma d'Arifl.
SIMP. Quejio non folo non va a ferire il pronunziato , mane . .-
pure e drizzato allafua volta, auuenga che egli parli d'vn^> Ar^ot: co.*!
corpo femplice ; e di quello , che ade/o pofla naturalmente mouimenticé
tonuenire, e voi opponete ciò che auuiene ad vn mi/lo ; ni di- pofti „
te co/a nuoua in dottrina d 'Arili. perche egli ancora concede
a i mifli moto compo/ìo, Ì7c.
SAGT\; Fermate vnpoco Sig.Simp. e rifpondetemi all' interroga-
zioni, ch'io vi farò . Voi dite, che la Calamita non è corpo se-
plice , ma e vn mislo , bora io vi domando quali fono i corpi
femplici, chefl mefcolano nel compor la Calamita .
SIMP. Io non vifaprj dire gVingreàienti,nela dofe precifamen-
te, ma bafla, che fono corpi elementari .
SA GR, Tanto bafia a me ancora . E di quefli corpi femplici elemt-
Uri, quali fono i moti loro naturali /
SIMP. Sono i due femplici retti, furfum, & deorfum .
SAG1{. Ditemi apprefio . Credete voi, che'l moto, che reflera na~
turale di tal corpo mi/io debba ejfere vno , che pojfa rifiatare
d. il componimento de i due moti femplici naturali de i corpi
femplici componenti, a pur che pò fa e fer' anco vn moto ' jm- Moto dei mi-
poflibde a comporfi di quelli l ili conuien_«
SIMP. Credo, ebeflmeuerà del moto rifiatante dal componimi- che fia talc>
tode moti de corpi femplici componenti, e che d'vn moto im-f't poffa \\~
pojjìbile a comporfidi quejìi , impojfibilfla , chefl pojfa muo- compofizione
Ar,Uere ' de moti ck-»
SAGR. ^MaSign. Simpl. con due moti retti femplici , voinon~> corPi tèmpli-
comporrete mai vn moto circolare, quali fono li duefoi tre F? eompouea-
circolari diuerfl, che ha la Calamita; vedete dunque in quali con due moti
anguille conducono t malfondati principi/ , ò per dir meglio retti non fi cò-
te mal tirate confequenze da principi/ buoni , che adejfo feie pongono mò*
coflretto a dire , chela Calamita fa vn miflo compojto di fu- tl eircilla"- ''
flanze elementari, e di celejìi, fé volete mantenere, c/kI moto ;£ ^SS-Sv
retto fla fole > de gli elementi, e l circolare de corpi celefti.T ero, confefsar che
fé volete più ficur amente fllofof are , dite che de' corpi integra- la Calamita-.
ti dell' vniuerfo, quelli, che fon per natura mobili , flmuouon fia comporta
tutti circolarmente, e che però la Calamita , come parte della-, f^Tdli^
Ce 3 verace, cenuri ,xe?"
Fallacia di
quelli che-»
chiamano la
Calamita cor-
po miilo , e'1
globo terre-
ste corpo sé*
plice ,
Difcorfo peri
patetico pie-
no di fallacie,
e contradizio*
ai»
Èfktto impro»
èabile ammef
To dal Gilber-
to nella Cala-
mita ,
4° 6 Dialogo terzo
verace,prìmarìa, fa' integrai fu fìanza del nojlro globo, ritien
della medefima natura . Et accorgetevi con quejìa fallacia, che
voi chiamate corpo mi/io la Calamita, e corpofemplice il glo-
bo terre/ire, il quale fi 'vede fenfatamente ejfer centomila volte
più compofto: poiché, oltre il contenere mille , e mille materie
tra fé diuerfiffìme, contien' egli gran copia di quejìa 3 che voi
chiamate mi/la, dico della Calamita . Quefto mi pare il mede-
fimo, che fé altri chiamafse il pane corpo mi fio , e corpo fempli-
ce rQgliopotrida, nella quale entrafse anco non piccola quan-
tità di pane , oltre a cento diuerfi companatici » Mirabd co/a
mifembra inuero tra V altre quejìa de i Peripatetici , // quali
concedono (ne pofo negarlo ) che il nqftro globo terreftrefia
de facto vn compofto di infinite materie diuerfe ; concedono
, apprefso de i corpi compojìi il moto douere efser compofto ; i
moti chefipofson comporre fono il retto , e'I circolare ; attefo
che idue rettiper efser cotrary fono incompatibili tra di loro :
affermano V elemento puro della terra nonfi ritrouare ; con-
fefsano , che ella non fi e mofsagià mai di verun mouimento
locale, e poi voglion porre in natura quel corpo , che non fi
troua, e farlo mobile di quel moto, che mai non ha egli eferci-
tato, riè mai e per efercitare , & a quel corpo , che è, Ò"è ftato
fempre,negano quel moto,che prima concedettero douergli na-
turalmente conuenire .
SALV. Digrazia Sign.Sagr. non ci ajfatichiam pia in quefii par-
ticolari, e maffime, che voifapete , che il fin noftro noni fiato
di determinar rifolutamente , ò accettar per vera quejìa, b
quella opinione, ma fio di propor per noftro gufo quelle ra-
gioni, e rifpofte, che per l*vna, e per l'altra parte fi puf sono ad-
durre; e il Sign. Simpl. rifponde quefto in rifatto defuoi Pe-
ripatetici, però laviamone il giudizio in pendente, eia deter-
minazione in mano di chi ne sa pia di noi . E perche miparet
the afsaia lungo fi Jì a in quefti tre giorni difcorfo circa il fi-
Jtema dell 'vniuerfo , farà hormat tempo , che venghiamo ali
accidente majfìmo, dal quale prefero origine i noftri ragiona-
rnenti,parlo delfufso, e refiufso del mare, la cagione del qua-
le pare y che afsai probabilmente fi pofsa referire a imouime-
ti deUa terra . Ma ciò , quando vt piaccia riferberemo al fe-
guente giorno . In tanto, per non me lo fior dare, voglio dir-
ai certo particolare, al quale non vorrei,cheil Gilberto bauefi
fipreftatQ orecchio i[dko dell'ammettere , che quando vna^
pìccola»
Del Galileo • 4of
piccola sferetta di Calamita potefie efattamente libtàrfi, ella
fu/se per girare in fi fiefsa, perche nifsuna ragione vi e per la
quale ella e io far douefi; imperocché, fé tutto il globo terrejlre
loa da natura di volgerjf intorno al proprio centro in venti
quattrhore, eciòbauer debbono ancora tutte le fue parti, dica
di girare in/teme co'l può tutto ^intorno al centro di quello in
ventiquattrhore ,già ejfettiuamente l'banrìelleno , mentre
fiandofopra la terra vanno in/teme con efia in volta ; E l'af-
fegnar loro vn riuolgimento intorno al proprio centro , fa'
rebbe vn attribuirgli vn fecondo mouimento molto diuerfo
dal primo, perche cosi ne hauerebbero due , cioè il riuolgerjì in
ventiquattrhore intorno al centro delfico tutto , éF il girare
intorno al fuo proprio ; hor que/io fecondo è arbitrario, ne vi
e ragione alcuna d'in trodurlo . Se nello Jlaccarjì vn pezzo di
Calamita da tutta la majfa naturale figli togliejfe ilfeguir-
la, comefaceua mentre gli era congiunto ; si che cosi refìaJfL^
priuo del rigirare intorno al centro vniuerfale del globo ter-
rejlre; potrebbe per auuentura con qualche maggior proba-
bilità credere alcuno , che quello f ufi per appropriar/! vna—»
nuoua vertigine circa 7 fuo particolar centro ; ma fi ejfo non
meno fcparato , che congiunto continua pur tuttauia il fuo
primo, eterno, e naturai corfio, a che volere addogargliene vn*
altro nuouo ?
SAJ-R. Intendo beni/fimo , e ciò mifàfouuenire d"vn difeorfo af-
fai fmilc a queslo nell'ejjer vano , pofìo da certi fcrittori di
sfira, e credo, fi ben mi ricordo , tra gli altri dal Sacrobofio,il Difeorfo va-
auale per d'imo firar come V elemento dell'acqua fi figura infìe- no alcun*
* rr J i- r r • r • 1 i- J , n /; • Per prouar 1'-
me con la terra dijuperficie sferica , onde di amendue Ji co/ti- elemento del-
tuifee quejìo nojlro globo, firiue di ciò ejfer concludente argo- P acqua effer
mento il veder le minute particelle dell' acqua Jìgurarjì in for- di %perfick_>
ma rotonda, come nelle gocciole, nella rugiada , efoprale fo • stcrica«
glie di molte herbe giornalmente fi vede ; e parche , conforme
al trito affìoma , la medejìma ragione e del tuttoché delle par-
ti, appetendo le parti e )taljìgura,e necejfirio,che la medejìma /
fia propria di tutto r elemento: & inueno mi par cofia afìaì fio-
eia, che quejli tali non Jì accorgano di vnapur troppo patente
leggerezza, e non confederino, che quando il difeorfo lorofuf
fi retto, conuerrebbe,che non filo le minutejlille,ma che qual-
siuoglia maggior quantità d 'acqua feparata da tutto V elemen-
to si riducejfe in vnapalla\, il che non sì vede altrimenti , ma
Ce 4 ben
4o 8 Dialogo terzo
ben sì può veder co*lJèn/ò,e intender con l' intelletto, ebeama-
do l'elemento dell'acqua di figurar si in forma sferica , intor-
no alcomun centro digrauità, al quale tendono tutti igraui
( che è il centro del globo terrejìre ) in ciò vknegli feguito da
tutte lefue parti conforme alVaJpoma, si che tutte lefuperficit
de i mari, de i laghi , deglifiagni, & infomma di tutte le par-
ti dell'acque contenute dentro a vasi, si difendono in figura
sferica, ma di quella sfera, che per centro ha il centro delglob*
terrejìre, e non fanno sfere particolari di lor medesime .
$ALV. L'errore e veramente puerile, e quando nonfujfe d'altri p
the del Sacrobofco facilmente glie lo ammetterei ; mail
bauerlo a perdonare anco a fuoi comentatori , ^T
ad altri grand'huomini , e sino a Tolomeo
fìejfo , ne pojfo farlo fenza qualche rof~
*% fore,perlareputazionloro.<IMa
è tempo di pigliar licenza fen
dbor mai l'hora tarda
per ejfer domani
alfolito
per Vvltima conclusione
di tutti i pajfati ra-
gionamenti o.
GmmAT4
GIORNATA
Q_V A R T A.
r*~
SAG% Jlf^^'^OJV so fé il ritorno voRro ai filiti
%2 5^- -"S? gionamenti sia realmente flato più tar~
¥&£ TV I * f| do del confueto , opur fel desiderio di se-
\F-$ L^i jjQp tirt i pensieri del Sig.Salu. intorno a ma-
t^Vì^^fW^tt feria tanto curio/a me Vbabbia fatto pa\»
aJX%Ba*s&*h* rertale. Mi fono per vnagr offa bora.-*
trattenuto alLifinefìra affettando di momento in mometo di
vedere [puntar la gondola, che haueuo mandato a leuarui .
9ALV. Credo ver amente >cbe l'imaginazion coojìra)piu che la no-
Jlra tardanza habbia allungato il tempo : e per non loprolun*
gar più, farà bene , chefenza interporre altre parole vengbia-
mo al fatto: e mojlriamo, come la natura hapermejfo ( ò sia , La natura pe?
the la co fa in rei veri la te jlia così, ò pur per ifcherzo , e quasi ÌfJe"* ^ciic
per pigliarsi giuoco de nojiri ghiribizzi ) ha dicopermeJfo,che jj %l , \e r^
l mouimentiper ogni altro nfpetto, che per fodisfare alflujfo, re eppjaud^
e refiujfo del mare, attribuiti gran tempo fa alla terra , ti tro- alla mobiliti
uino bora tanto aggiu [latamente feruir e alla caufa di quello ; della terra .
e come vicendeuolmente il medesimo flujfo , efejiujfo compa- HuitojC reflui
ri[ca a confermare la terre/ire mobilità: gli indizy della quale t^/r|flre {c^m
Jìrihorafì fon prejì dalle apparenze celeFti>efìendocbe,dell<L~> bienolméce 15
tofe> che accaggiono in terra nejfuna era potente a flabilir più confermano >
quefla, che quella fentenza^, fi come a lungo habbiamo già efa-
minato , con mofìrare r che tutti gli accidenti terreni , peri
quali comunemente fi tiene la [labilità della terra, e mobilità
del Sole,e del Firmamento ,deuono apparire a noi farfi f otto le Effetcj terreni
medefìme fembianze, pojìa la mobilità della terra, e fermezza indifferéti rat
Ài quelli . Il [oh elemento dell* acqua , come quello , che e va- ti a conferma-
fìifJimOy e che non e annejfoy e concatenato al globo terrejlre , *c " raoto* o
tome fono tutte V altre fue parti folide, anzi che per la fez—* la terra bratto
fluidezza rcjla in parte fui iuris > e libero , rimane tra le co/e ne jj flugò , e
fullunari, nel quale noi poliamo riconofeere qualche vejligìo, refiuflò del»*
4? indizio di quel che faccia la terra in quanto al moto-, ò alla re •
quiete • lo doppo hauer più , e più volte meco medejimo ef&»
minati
Prima gene-
ral conclufìo-
ne del non po-
teri! far fluifo,
erenufsoftan-
«io il globo
terreiìre im-
mobile .
Cognizione
de gli effetti
conduce all'-
inueftigazio-
ne delie cau-
le.
41 o Dialogo quarto
minatigli effetti , & accidenti parte veduti , e parte wtejida
altri, che ne i mouimcnti dell 'acque fi offeruano ; e più lette , e
fentite le gran vanità prodotte da molti per caufe di tali acci"
denti, mi fon quafìfentito non leggiermente tirare, ad amet-
tere que (le due conclufìoni {fatti pero i prefuppojli necejfari)
che quando il globo terrejlrejia immobile , non fìpoffa natu-
talmente fare ilfluffb, e reflujfo del mare,e chetando al me-
dejìmo globo fi conferivano i mouimenti già ajfegnatili} ne-
ceffario, che il marefoggiaccia aljluffb , e refluffb, conforme s
tutto quello, che in ejfo viene offeruato .
SAGR. La proporzione e grandijjima,jìperfejleffa,fiper quello
eh' ella fi tira in confeguenza, onde io tanto più attentamente
ne Raro afentire la dichiarazione , e confermazione .
SALV. Perche nelle quefìioni naturali , delle quali quejìa , ch^j
habbiamo alle mani}ne è vna,la cognizione degli effetti e quel-
la,che ci conduce all' inuefigazione, e ritrouamento delle cau-
fe, efenza quella il nojiro farebbe vn camminare alla cieca ,
anzi più incerto , poiché nonfapremmo doue riufeir ci volejji-
mo, chei ciechi almeno fanno doue e' vorrebber peruenire; pe-
rò innanzi a tutte V altre cofe e necejìaria la cognizione de già
effetti, de* quali ricerchiamo le cagionile' quali effetti voi Si-
gnor Sagr. e più abbondantemente, e più ficur amente douetc
effe/ informato, che io non fono; come quello , che oltre all'ef-
fer nato, e per lungo tempo dimorato in Venezia, doue ifiujft,
e rejlufflfono molto notabili per la lor grandezza, hauete an-
cora nauigato in Soria,ecome ingegno fuegliato, e curìofo do-
vete hauer fatte molte offeruazioni; doue che a me,chefolame-
te ho potuto ofìeruareper qualche tempo, benché breue,quello,
che accade qui in queB'eJlremità del golfo Adriatico,e nel no-
Jlro mar difotto,intorno allefpiagge del Tirreno,conuiene di
molte cojejìarmene alle relazioni di altri , le quaH effendoper
lo più non ben concordi, e per confeguenza affai incerte , con-
fusonepiù tojlo, che confermazione poffono arrecare alle no-
Jlrefpecolazioni . Tuttauia da quelle , che hauiamojìcure , e
che fon* anco le principali , parmi di poter peruenire al ritro-
uamento delle vere caufe , e primarie; non mi arrogando di
potere addur tutte le ragioni proprie, & adequate di quelli ef-
fetti, che migiugneffer nuoui , e che in confeguenza io non-~>
poteffìhaueruipenfato fopra . E quello, che io fon per dire lo
propongo folamente, come vnachiaue, che apra la porta dì
vna
Del Galileo. 411
vnaflrada non mai più calpejlata da altri, con ferma fperan-
za, che ingegni più Jpecolatiui del mio fìano per allargarli ', e
penetrar pm oltre affai di quello, che hauro fatto io in quejìa
mia prima fcoperta ; & ancor che in altri mari da noi remoti
poffano accadere de gli accidenti, che nel nojiro Mediterraneo
non accaggiono, non per quefto refterà di ejfer vera la ragio-
ne, e la caufa, ch'io produrrò, tuttauoltache ella Jì verifichi , e
pienamente fodisf accia a gli accidenti , chefeguono nel mar
noftro ; per chi finalmente vnafola ha da effer la vera , e pri-
maria caufa de gli effetti che fon del medejìmo genere . Diro
dunque Visiona de gli effetti, clSiosò effer' veri, e affegneron-
ne la cagione da me creduta vera, e voi altri Signori ne pro-
durrete degli altri noti a voi, oltre a i miei , e poi faremo prò'
uà, fé la caufa da me addotta poffa a quelli ancora fodisf are .
Dico dunque tre effe/ i periodi, che ft ofteruano ne iflujfi, e re-
Jluffì dell'acque marine; il primo, e principale e que/io grande, Tre peno di
e noti/fimo , cioè il diurno , fecondo il quale con interuaìli di JT1 n?uj • e r^""
alcune bore l'acque fi alzano, ejì abbaffano;e quejii internai- meftruo & an
li fono per lo più nel Mediterraneo di 6. in 6. bore in circa,cioe mio .
per 6. bore alzano,e per altre 6. abboffano . Il fecondo perio-
do e mejìruo , e par che tragga origine dal moto della Luna ,
non che ella introduca altri mouimenti , mafolamente altera,
la grandezza dei già detti, con differenza notabile , fecondo
the ella farà piena, ofcema, ò alla quadratura co'l Sole. Il ter-
zo periodo e annuo , e mofira depender dal Sole , altrerando
pur folamente i mouimenti diurni,con rendergli ne' tempi de*
Solslizij diuerfi, quanto alla grandezza , da quel che fono ne
gli Equinozi/ .
Parleremo prima del periodo diurno, come quello,che e il princi-
pale , efopra'l quale par , che fecondariamente efercitino loro
azione la Luna , el Sole , con loro mejlrue , & annue altera-
zioni . Tre dìuerjitàjì offeruano in queBe mutazioni bora-
rie ; imperocché in alcuni luoghi le acque fi alzano , & abbaf Diuerfìta che
fan o, fenza far moto progrejfiuo ; in altri fenza alzarji ,ne ^"n^o diur-
abbaffarfi fi muouono hor verfo Leuante , & bor ricorrono \ÌOt
verfo Ponenteìò" in altri variano V altezze^ variano il corfo
ancora, come accade qui in Venezia , doueV acque entrando
alzano, e nell'vfcire abboffano ; e quejlo fanno \nell' efìremità
delle lunghezze dei golfi, che fi difendono da Occidente in—>
Oriente t e terminano in tfpiagge,fopra le quali l'acqua neW
alsarfi
Caufa del fluf
fo , e refluffo
prodotta da_j
certo fìlofofo
moderno .
Caufa dal fluf
fo , e refluffo
attribuita alla
Luna da certo
Prelato.
41 % Dialogo quarto
alzar fi ha, campo di poter/i fpargere ; che quando il corfo gli
fujfe intercetto da montagne-, 0 argini molto rilettati , quiuifì
alzerebbero^ abbafferebberofenza moto progrejjiuo . Cor-
rono poi,e ricorrono fenza mutare altezza nelle parti di mez-
zo, come accade notabiiijjìmamente nel Faro di Mejfina tra
Scilla, e C ariddi, doue le correnti per lajtrettezza del canale
fono velocifjlme; ma ne i mari più aperti ; e intorno alTifole di
mezo, come fono le Baleariche, la Cor/Ica, la Sardigna,l Elba,
ìa Sicilia verfo la parte di Affrica, Malia, Candia, &C. le mu-
tazioni dì altezza fono piccoliJJ ime ; ma ben notabili le cor-
renti, e majjìme doue il mare tra l'ifole, o tra ejse, e'I contenete
Ji rifìrigne .
Mora quejlifoli effetti veraci, e certi, quando altro nonflvedef
fé, parmi, che affai probabilmente perfuadano a chiunque vo-
glia Jiar dentro a i termini naturali a conceder la mobilita)
della terra ; imperocché ritener fermo il vafo del mediterra-
neo , e far che l'acqua , che in effofì contiene faccia quejlo che
fà,Jupera la mia immaginazione , e forfè quella di ogn' altro »
che oltre allajcorza s'internerà in talefpecolazione .
SIMP. Quejìi accidenti Sig. Salu. non cominciano adejfo , fona
antichi/fimi , e Rati offeruati da infiniti , e molti fi fono
ingegnati di renderne chi vna , e chi vn 'altra ragione : e non
è molte miglia lontano di qui vngran Peripatetico , che #e-»
adduce adduce vna caufa nuouamente efpifcata da certo te/lo
di Ari fi. non bene auuertito da'fuoi interpreti,dal qual tefio
ei raccoglie la vera caufa di queBi mouimenti non deriuar
d'altronde, che dalle diuerfe profondità de' mari : imperocché
l' aeque delle più alte profondità , effendo maggiori in copia , e
e per ciò più graui , di/cacciano l'acque de' minor fondi , ks
quali poi folleuate voglion defcendere , e da quefìo continuo
combattimento deriua iljiuffo, e refuso . Quelli poi , che re-
ferifcon eiò alla Luna fon molti, dicendo , [che ella bapartico-
lar dominio fopra l'acqua ; ér vltimamente certo 'Prelato ba
pubblicato vn trattatalo, doue dice, che la Luna vagando per
il CiéXò attrae jefolleua verfo di fé vn\ctrniolo d' acquaci quale
la va continuamente feguitando , fi che il mare alto e fempre
in quella parte, che foggiate alla Luna , e perchè quando effa è
fotto l'Orizonte ,'pur tuttauia ritornai' alzamento, dice,che
non fi può dir' altro, per faluar tal' effetto, fé nou che la Luna
non f oh ritiene in fé naturalmente quejìafacultà^mam qnc-
Dei Galileo. 4*3
Jlo cafo ha poffanza di conferirla a quel grado del Zodiaco,cbe Girolam»
gli ì oppofio . Altri, come credo che pappiate , dicono pur, che ^ ,ìerj'Q^cct^.
ia Luna ha poffanza co'lfuo temperato calore di rarefar l'ac- c\ \Q referifco-
qua, la quale rarefatta viene afolleuarfi . Non ci e mancato no al caldo
anco chi. temperato dèi
SA GR. Digrazia Sig.Sìmpl. non ce ne ri ferite picche non mipa-3, ^una '
re, che metta conto di confumare il tempo nel referirle, ne me-
no le parole per confutarle; e voi,quando ad alcuna di quefle>
ò firn ili leggerezze prefìajie Vaffenfo ,farefìe torto al voìiro
giudizio, che pur lo e onofeiamo per molto purgato .
ÌALV. Io che fono vn poco più flemmatico di voi Sign.Sagredo
fpendtro pur cinquanta parole in grazia del Sig.Simp.fefor- g- rjfJOncfe_j
fé egli jìimajfe nelle cofe da lui raccontate ritrouarjì qualche alle vanità ad-
probabilità . \D;co per tanto . L'acque Sig.Simpl. che hanno dotte per ca-
piu alta la lorofuperjicie eBeriore, difeacciano quelle , che gli ?loni del flui-
Jbno inferiori, e più bajfe : ma ciò non fanno già le più alte di io> c ic so "
profondi tà; e le più alte facciate , che hanno le più bajfe , in—»
èreue f quietano , e fi librano . Bifogna,che queflo vojìro pe-
ripatetico creda,che tutti i laghi del mondo, ctie ftanno in quiz*
te , e tutti t mari , doue iljlujfo , e rejiujfo è infenfibile, hab- L'ifole fono
biano i letti loro eguali/fimi , & io erafìfemplice , che mi per- indizio dell*
fuadeuo, che quando altro fcandaglio non cifujfe , lifole ,che . ! fo^^jj
foprauanzano fopra l'acque fu'fero affai mamfejlo indizio mare m
dell'inegualità de i fondi . ^A quel Prelato potrejle dire,che la
Luna [corre ogni giorno fopra tuttofi Mediterraneo , ne perì»
JifUeuano le acque ,faluo che nelle fue ejlremità Orientali , e
qui a noi in Venezia . A quelli del calor temperato potente a
far rigonfiar l'acqua , dite che pongano il fuoco fitto di vna ^
caldaia piena d'acqua , e che vi tengan dentro la man de/ira ,
fin che V acqua per il caldo (ì folleui vnfol dito ,e poi la canino,
e fcriuano del rigonfiamento del mare . O dimandategli al-
meno, che vi infigmno come fa la Luna a rarefar certa parte in^enì pwe»-
dell' 'acque}e non il rimanente;cr-rne dir qnefìe qui di Venezia, dei di due_j^
« non quelle d\4.ncona}di Napoli, 0 di kìenoua : e forza dire, fpezie .
the gl'ingegni poetici fieno di duefpezie, alcuni defiri , & atti
ad inuentar le fattole , & altri dtfpojli , ^5* accomodati a-**
crederle »
$IMiJ. lo non penfo , che alcuno creda lefauole, mentre chepe?
tali le cono/ce; e delle ojj nioni intorno alle cagioni delflujjò, e
reflujò , cuefin mdte, pereti^ so , che di vn effetto vnafola è
laca-
4*4 Dialogò quàrro
la cagione primaria, e vera intendo bt?,t/fìmo, e/bnficuro3che
vn a fola al più potrebbe ej/er vera , ma tutto il teflc ;o,cbefon
fauolofe, e false; e forfè anco la vera non e tra fatile, che sin*
Non hi il ve- bora fon Jiate-prodotte ; anzi così credo effir veramente aper-
to fi poca in- chi gran cofa farebbe , cbe'l vero p ite ff bauer fi poco di luce ,
ce che non lì ffoe nufla appariffi tra ìe tenebre di ì inufalfì. Ma diro bene
„f °«RÌ l ì/"-! e on quella libertà , che tra noi e p wméfTa , ebe l'introdurre il
faL£ m moto della terra , e farlo cagione del puffo , e rejiujfo mijem»
brajìrìhora vn concetto non *men fauolofo di quanti altri io
me rìbabbia fintiti; e quando non mi fuffer porte ragioni pia
conformi alle cofi naturali ,finza veruna repugnanza paf-
ferei a credere quejìo e/fere vn "effetto /òpra naturale , e per eia
miracohfoj e ìmperferutabile dagl'intelletti humani,come in-
finiti altri ce ne fono dependenti immediatamente dalla mano
onnipotente di Dio .
SALV. Voi di/correte mollo prudentemente, e conforme anco alla
Ariftoe. attri- dottrina d1 'Ari/i, che Capete come nel principio delle fue quiftio*
buifee a mira- ni meccaniche aftributfee a miracolo , le cofc,deile quali le ca*
colo gli effèt- giani fono occulte; ma che la caufa vera deltiufp),e reflujfoJÌA
ti ,^de 1 quali ^^e impenetrabili , non credo , ebe ne h abbiate indizio mag-
szufe giore, che il vedere, come tra tutte quelle, che fin qui fono fiate
prodotte per vere cagioni , nef s'una ve ne e con la quale per
qualunq; artifizio Jt adoperi , fi pò fa rapprefentar da noi vn
fimìle effetto; atte/òche ne con lume di Luna, ò di'Sole, ne con
taldi temperatane con diuerf e profondità, mai non fi farà ar-
tifiziofamente correrete ricorrere, alzarfi}& abbajfarfi in vn
luogo sì, & in altri nò, l'acqua contenuta in vn vafo immo~
bile . Ma fi col far muouere il vafofenza artifizio nejfuno ,
anzifimplìeij/ìmamenteio vipoffo rapprefentar puntualme-
te tutte quelle mutazioni, che fi of sentano neW acque marine ,
perche valete voi ricufar quefia cagione, e ricorrere al mira'
colo ?
SIMP. Voglio ricorrere al miracolo yfe voi con altre caufe natu-
rali , che co' l moto de i vafi dell'acque marine non me neri-
mouete, perche sa che tali va/i non fi muouono : e/fendo, cbi~>
*» tutto l'intero globo terre/Ire , è naturalmen te immobile .
SALV. <JMa non credete voi, che il globo terre/Ire, potefsefopra-
naturalmente feioì per lafsokita potenza di 'Dio far/i mo-
bile!
$2 MT. E chine dubitai
Adunq;
Del Galileo 'l 41$
SALTr. Adunq; Sig. Simpl.già che per fare ilflufso, e reflufso del
mare ci e bifogno d'introdurre il miracolo , facciamo miraco-
loj amente muover la terra , al moto della quale Jlmuoua poi
naturalmente il mare ; e quejìa operazione farà anco tanto
piùfemplice , e dirò naturale tra le miracolo/e , quanto ilfaf
muouerein giro vn globo , de quali ne veggi amo tanti altri
muouerjì, e men diffìcile, che' Ifare andar'innanzi,e in dietro^
dotte pia velocemente, e dotte meno, alzar fi, ^T abbafsarji do-
ne più, e doue meno , e dotte niente , vna immenfa mole d 'ae-
qua, e tutte quesle diuerjltà farle neU'islefso vafo, che la con-
tiene'-, oltre che que/ìifon molti miracoli diuerfl, e quello è vn
folo . Et aggiugnete di più, cbe'l miracolo del far muouer l'ac-
quaie ne tira vn altro in confeguenza , che e il ritener ferma
la terra contro agli impulfl dell' acqua,potenti a farla vacilla-
re hor ver fa quefta, & hor verfo quella parte , quando mira-
colofamente non venga ritenuta .
SAGR. Digrazia Sig. Simp.fofpendiamper vnpoco il nojìro giu-
dizio circa ilfentenztarper vana la nuotta opinione , che ci
vuoV efplicare il Sig. Saluiati, e non la mettiamo cosìprejio in
mazzo con le vecchie ridicolofe;e quanto al miracolo ricorria-
moui parimente doppo che bauremofentito i di fcorjl contenu-
ti dentro a i termini naturali ;fe ben per dire il miofenfo, a—»
me fi rapprefentano miracolofe tutte l'opere della natura, e di
Dio.
$ALV. Et io fìimo il mede/Imo ne il dire , che la cagìon naturala
delflufso, e rejluf sofia ilmouimento della terra, toglie , cbt~r
quejìa fi a operazion miracolofa . Hora ripigliando il nofiro
ragionamento , replico , e raffermo efser finora ignoto , come
pofsa efsere,che l'acque contenute dentro al nofiro feno Medi-
terraneo facciano quei mouimenti, che far fé gli veggono,tut-
tattottaebe lidefsofeno, e vafo cotenente refi immobikie quel*
lo,cbefa la d;,Jicultà,eréde quefia materia mefìricabile,fono le
so fé, che diro apprefso, e cb e giornalmente fi oferuano . Però
n itale .
Siaorj qui in Venezia, doue bora fono Tacque bafse y ir il «&«• Moftrafirìatj
quieto^ e l'aria tranquilla, comincia l'acqua ad alzar/l , & in P° slblilCac,eI
termine dì $. o 6. bore rkrefce dizci palmi,e più, tale alzamèto mente farft il
non efa+tj dulìa prima acqua , ebefifìa rarefatta ; ma e fatto flu'fce refiuf-
p.r acqua nu "ìuam jnte venutaci ; acqua della medefima for fonando \-^*
le* cai era la prima, daJa mede/Ima J albedine t della medefima Jerra ltnfì*(>is*
dwjità)
4i 6 Dialogo quarfo
denfità ; del mede/imo pefo ; i Nauily Sign. Simplicio vi gal"
foggiano, come nella prima y fenza demergerji vn capello dì
più ; vn barile di quefìafeconda nonpefa infoi gì ano più ,
ne meno, che altrettanta quantità dell'altra) rititn e la medefi-
ma freddezza non punto alterata : Einfomma acqua talu-
namente , e viabilmente entrata per i tagli , e bocche del Lio •
Trouatemi bora voi come , e donde elle qua venuta . Son—»
forfè qui intorno voragini , b meati nel fon do del mare per le
quali la terra attragga , e rinfonda l acqua , rejpirando quaji
immenfa , efmifurata Balena ? JjVlafe qucfio e , come nello
Jpazio di 6. bore nunfìalza l'acqua parimente in Ancona, in
Ragugia ) in Corfù, doue il nere] cimento epiccolifsimo ,e^/
forfè ìnojferuabìle ? chi ritrouerà modo di infondere nuoua—*
acqua in vn vafo immobile , e far chefolamente in vna deter-
minata parte di efso ellajì alzi , & altroue no ? Direte forfè
quejìa nuoua acqua venirgli prefìata dall'Oceano, porgendo-
gliela per lo fretto di Gibilterra i quefìo non forra le difficol-
tà già dette , ed arrecheranne delle maggiori . E prima , dite-
mi qualdeu a efsere il corfo eli quell'acqua , che entrando per
■ lo Hr etto fi conduca in 6 .bore fino alt ejlremef piagge del Me-
diterraneo in disianza di due , e tremila miglia , e che il mede-
Jìmofpazio ripajfìin altrettanto tempo nelfuo ritorno ( che
faranno i nauìly fparft pe'l mare} che quelli , chefujfero nel-
lofretto in vn precipizio continuo di vn' immenfa copia di
acque , che entrando per vn canale largo non più di 8. miglia
h abbia a dare il tranfìto a t ani' acqua , che in 6. bore allaghi
vnofpazio di centinaia di miglia per larghezza, e miglìaicu*
per lunghezza} qual tigre, qual falcone corse*, ò volo mai con
tanta velocità ? con velocità,dico,dafar 400. e più miglia per
bora . Sono (ìììfi nega) le correnti per la lunghezza del Gol-
fo, ma così lente, che ì vaf selli da remi lefuperano,fe ben non
fé?: za /capito del lor viaggiare . In oltre,J'e qutff acqua viene
per lofiretto,refìapur l'altra difficoltà , cioè , comef conduca
ad alzar qui tanto in parti così remote , fenza prima alzar
perfimile , 0 maggiore altezza nelle parti più propinque / In
fomma non credo , che ne orinazione , nejòttigliezza d'inge-
gno pojfa riirouar mai ripiego a qucjìc difficoltà , ni iti confè-
guenzafofìener contro di effe lajiabilità della terra contens-
dofì dentro a i termini naturali .
SAGR. Di quejto rejlo io fin' bora benàffìmo capace^ e fio con auidi-
tà
Del Galileo. 417
fi attendendo difentire in qual modo qmjìe marauiglie pof-
fonofeguirefenza intoppo,da i moti già augnati alla terra .
%ALV. Come quefii effetti habbiano a venire in confeguenza de i
mouimenti,cbe naturalmente conuengano alla terrai} necef-
fario, che n on fittamente n on trouino repugnanza,ò intoppo, •
ma che feguano facilmente, e non foto, ebefeguano con facili- r ., ff .
tà, ma con necefftà;jì che impoffbìlfia ilfuccedere in aifra^ filali e veTk
manierante tale e la proprietà, e condizione delle co/e natu- feguero fenz»
tali , e vere . Stabilita dunque l' impojfibità del poter render dfiicukà ,
ragione de 1 mouimtnti, ebe/ifeorgono nell'acque, & infìeme
mantenere l'immobilità del vafijbe le contiene;pa/Jìamo a ve-
dere, fé la mobilita del contenente poffa ella produrre (effetto
condizionato nella maniera, ebefì ojferua feguire .
D uè forte di mommenti poffon conferir^ ad vnvafoper li qua- n r • ,«
li! acqua, chemeffofuffe contenuta, acqui ftaffe facultà di moufmétfdel
f correre m ejfo bar ver/o Vvna , hor verfo l' altra eflremjtà, e vafo corifene-
quiui bora alzarfì, & bora abbaffarfi . Il primo far ibbe^ qua- te poffon fare
do bor l'vna , bori 'altra di effe Ijhcmiiàfi abbaffaffe , per chi fbfQ ,',&ab~
all' bora V acqua ffeorrendo verfo la parte inclinata , vicen- cont«\2°
deuolmente bora m quefta , & bora ir, qudla s'alzerebbe , &
abbaerebbe. M a perche qucfto alzatfì , & abbaffarfi noni
altro, che difeoflarfì, f ainminarfi al centro dellucrra , tal
fitte di mommtnto non può attribuir/i alle eoncauità della
medefma terra, che fono 1 v off contenenti l'acque, le parti de
quali uafi,p£r qualunque moto, che fi attribuiffe al olobo ter- r -
reiire, nifi poffono aumemare, ne allontanare dal centro di la teflon fi
quello U altra forta di mouimento è,quandoil vafofimuo- poffono aimi-
ueffe (fenza punto inclinarfì) di moto progrej/iuo non vni- c,nàre > òal-
farme , ma che cangiaffe velocità , con accelerar/i taluolta , & Jo,uanarc daJ
altra volta ritardar//; dalla qual difformità feguirebbe , ch<u> C^° 4
i acqua, t onunuta sì nel vafo,ma non fiffamente anneffa , co-
me l'altre fue parti folide, anzi per la (uà fluidezza , quafi fi-
parata , e Ubera, e non obbligata a fecondar tutte le mutazio-
ni del fuo continente, nel ritardar fi il va fo, ella ritenendo
parte dell' impeto già concepito,fcorrenbbe verfo la parte pre- Jloto Pro'
cedente, doue di necejfìtà verrebbe ad alzar fa dr all'incontro, jjSgg' * 'I
quando Jopraggmgneffe al vafonuoua velocità, ella con ri- fare fcorrlr 1'
tener parte della fua tardità , reflando alquanto indietro,^™ conte-
prima, che abituarfìal nuouo impeto, re/let ebbe verfo la par- ?uca m ""
tefujjt^uentey doue alquanto verrebbe adahiarfi . I quali '
Dd effetiì
va va*
4 1 8 * Dialogo quarto
effetti poliamo più. apertamente dichiarare , e manifejlare al
- fenfo conte/empio di vna di quefte Barchette quali continua-
Mente vengano da Lizza fujtna piene d * acqua dolce per vfo
della Città . Figuriamoci dunque vna tal barca venirfem^*
con mediocre velocità per la Laguna portando placidamente
V acqua , della quale ella fa piena ; ma che poi > ò per dare in—*
fecce) òper altro impedimento^, che le Jìa oppojlo venga nota-
bilmente ritardata , non perciò l'acqua contenuta perderà al
pari della Barca limpeto già concepito ; ma conferuandofelo
fcorìrerà auanti ver fo là prua ; doue notabilmente f alzerà ,
abbaffandof dalla poppa . Ma fé per l oppofìto aHifeffa B ar-
ea nel mezo del fuo placido corfoverrà con notabile agumeto
aggiunta nuona velocità , V acqua contenuta , prima di habi-
tuarjene j refando nella fua lentezza* rimarrà indietro , cioè
verfo lapoppa,domin confeguenzaf folleuerà, abbajfandofi
dalla prua . Quefio effetto e indubitato, e chiaro, epuojjì a—>
tutte l' bore efperimentare ; nel quale voglio , che notiamo per
adeflo tre particolari . Il primo è, chi' per fare '.alzar Inacqua,
in vna dell' efìremità del vafo^no ci e bifogna di nuoua acqua*,
ni che ella vi corra ■ partendo ft. 'dall "altra elìremità. Il fecondo
e, che l'acqua di mezo nonfì alzarne abbajfa notabilmente, fi
già il corfo della Barca nonfujfe velocijtfimo, e l'vrto , ò altra-
ritegno,che lariteneffe gagliardijJtmo,e repéntino,nel qual ca-
Jò potrebbe anco tutta l'acqua, non pure, fcorrer auanti ,. ma
per la maggior parte f aitar fuor della 'Marca : e l'fejj.o anco
farebbe, quando mentre ella lentamente camminaJ?e,m/prou-
uifamente gli fopraggiugnejfe vn'impeto- viokntiffimo ; ma-
quado ad. vnfuo moto quieta fop Raggiunga mediocre rifar-
aamento, o incitazione ,le parti dì mezo (come ho detto ) inof-
feruabilmentef alzano, ejì abbacano : e le altre par ti, fecon-
do, che fon più vicine al mezo, meno fi alzano, e più le più lo- 1
tane.il terzo è, che doue le parti intorno al mezo poca muta-
zione fanno nelValzarf, & abbajfarfi rifpetto all'acque delle.
parti efreme, all'incontro fiorron molto innanzi , ein dietro
in comparazion dell efreme . Hora Signori miei quello cheja
la Barca ri/petto all'acqua cont entità da ejfa , e quello che fa
l'acqua contenuta rifpetto alla Barca fua contenente , e liftefi
fo a capello,che quel che fa ilvafo Mediterraneo , rifpetto l'ac-
que da ejfo contenute , e che fanno l 'acque contenute nfpetto>
alvafo Mediterraneo: lor contenente . Seguita hora, che di-
mojìriamj},
j
mqflriamo , come , & in qual maniera fia vero , tbe il Medi' J[^ini
terraneo, e tutti gli altri Jèni, &infomma tutte le parti della ftre fi acceleri
terra fi muou ano di moto notàbilmente difforme , benché mo- no , e fi rirar-
uimento nejfuno , cheregolare , & vniforme nonjia , venga dano nel lor
j tatto Uftejfo globo affegnato . moto •
SIMP. Qui/lo nel primo ajpetto a me , che non fono ni matema-
tico , ne agronomo , hafembianza di vn gran paradojfo , e-»
quando fi a vero ? che fendo il mouimentoSdel tutto regolare t
quel delle parti, rejìando fempre congiunte alfuo tutto, poffa
e/fere irregolare, il paradojjò diìlruggcra Vafjioma , che affer-
ma earìdeai effe rationém totius , & partitili ,
SALV. lo dimojlrero il mio paradojfo, & a voi Sig. Simp. lafcero
il carico di difender l'a/Jiom a da e/Io , òdi mettergli daccordo \
e li mia dimofìrazione farà breue , e facili/Jìma,dependentts
dalle coft lungamente trattate "ne i noftripajfati ragionamen-
ti fenza in dur,ne pure vna minimajillaba ingrazia del fittf.
fo, e reflufio .
Due hauiamo detto efiere i moti attribuiti al globo terreftre; il £>imo^rar c»
primo annuo fatto dalfuo centro per la circonferenza dell' me ]e parti
orbe magno foito l'Ecdìttìca fecondo V ordine de'fegni, cioè del globo ter-
d.i Occidente verfo Oriente ; l'altro fatto deWiJlefso globo , ri- reftre fi accele
tt'Jgcndqfì intorno al proprio centro in ventiquattr'hore ; zs rano,e " ncar*
qujlo parimente da Occidente verfo Oriente; benché circa vn
afe alquanto inclinato, e non equidijìante a quello della con-
uerfione annua . Dalla compofìzione di queftidue mouime-
ti,ciafcbedunoperfejlefso vniforme tdico refultare vn moto
diffe-rme nelle parti della terra . Il che accio più facilmertt<L^
i intenda, dichiarerò facendone la figura . E prima intorno
al centro A. deferiuerò la circonferenza dell'orbe magno B.Q
nella quale prefo qualfiuoglia punto B. circa ejJoy<iome centro
deformeremo quejlo minor cerchio DEh'G. rapprefenianie il
globo terre fi re ; il quale intenderemo difeorrer per tutta ìa—>
a / confnnza' del' orbe magno co'l 'uo centro 2>\ da Ponente
verfo Lcuante, cioè dalla parte \B. verfo C. & oltre a ciò in- Le parti di vn
tenderemo il globo terre/ire volgerfì intorno al proprio centro ccltnio rego-
li, pur da Ponente verfj Leuante, cioè fecondo la fucceifìone j.arnience mo\-
i ? • »- -nr^ iì r ;• r w ' ./ >lo interno al
dei punti Ut tu. nello Jpazio di ventiquattr bore . Ma qui propriocétro
douiamo attentamente notare , come rigirati dofi vn cerchio fi nwcuonoin
intorno al proprio centro , qualjiuoglia parte di efso conuien ài vedi tempi
rnuouerfiin diuerfi tempi di moti contrari]; il che e manifejìo, _ ™otl con*
Dd 2 confi-
$zq Dialogo quartt
oonfideranàoy che mentre le parti della circonferenza intorni
al punto D.fimuouono verfo la fini [Ira, cioè ver/o E. le op-
pojie, che fono intorno aW F. acquijìano verfo la defìra , cioè
verfo G. talché quando le parti D /faranno in F. il moto toro
farà contrario a quello 3_ che era prima, quando era in D. In
oltre neUifiefso tempo} che le parti E. defcendono,per così di*
re, verfo F. le G. afcendono verfo D. jìante dunque tal con-
trarietà di moti nelle parti della fuperficie terrejlt x , mentre»
La mifnene c fa €najf r^im intorno a\ proprio centro , e forza , che nelt
annuole dTur- accoppiar quello moto diurno , con l'altro annuo, rifulti vn
no cau'ia l 'ine- mofo afsolutoper legarti di ef sa fuperficie terreRre , bora ac-
gualicà nel rao celerato afsai, & bora altrettando ritardato : Il che e manife-
xo delle parti Jl0} confederando prima la parte intorno aD.il cui moto af-
?«iife°b ° ^ " filutofarà velociffimo, come qudlo,che nafce da due motifat^
Ù verfo la medefima banda, cioè verjo lafinijìra ; il primo de*
la vertigine diurna, talchi in qv.efio cafo il moto diurno ac-
trefce, & accelera il moto annuo ; Voppofito di che accade alla
parte oppofia F, la quak mentre dal comune moto annuo §
portati
Del Galileo r 421
portata infame con tutto il globo verfo la finijìra, vien dalla
conuerfion diurna portata ancor verfo la de/Ira; talchi il mo-
to diurno viene a detrarre alVannuo;per lo che il mouimento
affbluto, refultante dal componimento1' dì amendue, ne rimari
ritardato affai . Intorno poi a ipuntiEG.il moto affbluto
viene a refìare , come eguale alfemplice annuo , auuenga che
il diurno niente- ò poco gli accrefee, ogli detrae ) per non ten-
dere ne afiniftra, ne a de/ira, ma in giù , & in su . Conclu-
diamo per tanto; che fi come è vero, che il moto di tutto il glo-
boidiciafeuna delle fue partì ', farebbe equabile, <!j vniforme,
quando elle fi mouejfero d'immoto folo > ò fuj fé il J empiici-*»
annuo, o fuffe il foto diurno,così è neceffario, che mefcolando-
fitali due moti infame, ne rifiatino per le parti di efo globo
mouimenti difformi bora accelerati , & 'bora ritardati t me- ,
dia, de gli addit amenti y o filtrazioni della conuerfìon diurna
alla circolazione annua . Onde fé è vero ( come e veriffimo, e
Vefperienza ne dimofìra ) che l'accelerazione, e ritardamento
dt l moto del va fo, faccia correre , e ricorrere nella fua lunghez-
za, alzarji, & abbaffarfi nelle fue eftremità V acqua da ejfo co-
ti v'.r , chi vorrà por diffìcultà nel concedere , che tale effetto
'" f iffà , anzi pur debba di necejftà accadere all'acque marine 9
hiittmute dentro a i va/i loro, /oggetti a colali' alterazioni , e
maffìme in quelli, che per lunghezza fi di jlen dono da Ponen-
te verfo Leu ante , che e il verfo per il quale fi fa il mouimento
di e/li vafii Hor queslafìa la poti/fima, e primaria caufa del PotifKma , e
fluipj,e reflulfo,fenza la quale nulla feguir ebbe ditale effetto, j rimaria cau-
£Ma perchè multiplici, e vari; fono gli accidenti particolari , & del tìuìfo^e
che in diuerfi luoghi, e tempi fi ojferuano, i quali è forza , che rclluli0,
ds altre diuerfe caufe concomitanti dipendano, f ben tuttzs
deuon 0 bauer conneffione con la primaria ; pero fi dimeQiero
andar proponendo , & efaminando i diuerji accidenti , che di
tali diuerfi effetti pojfano e jfer cagioni . .
Il primo de" quali e, che qualunque volta l'acqua, merci cVvn > wfCr ldentl dl"
notabile ritardamento , o accelerazione di moto dclvafo fio (tane ne i fluf
ìptro re/lera in tale flato, quando ben ce ff affé
r ■ J -, . • -».j.i • r J ì • uara in vna__»
: n p. rmatta', ma in virtù del proprio pefo , e naturale in- eftremità tor-
txont di lìuiìlarfì, e librar fi tornerà per fé F e (fa con ve- na per fé ftef-
locita in elicli e }e come graue,e jluida} non foloji mouerà ver- fa- all'equili-
Dd 3 fo bri°-
\
-
Nevafipiù
fcortijle reci-
procazioni so
più frequenti.
La maggior
profondità fa
le reciproca-
aioni dell'ac-
qua più fre-
quenti .
l'acqua 'alza,
& abbaila nel
leu» eitremità
del vafo,e cor
je nelle parti
41 2, Dialogo quarto
foV Equilìbrio, mapromoffa dal proprio impeto lo trapalerà*
alzando/i nella parte doue prima era più bajfa ; ne qui anco*
ita fi fermerà , ma di nuouo ritornando in dietro con più rei'
terate reciprocazioni di fcorrimenti ci darà fegno , come ella
non vuole da ima concepita velocità di moto , ridurfi fuhito
aSapriuazion di quello, & allo fiato di quiete, mafuccejpua-
mente ci fi vuole, mancando a poco, a poco,lentamente ridur-
re; in quel modo appunto, che vediamo alcun pefo pendente
da vna corda,doppo effere fiato vna volta rimoffb dal fuo fia-
to dì quiete, cioè dal perpendicolo, per fé medefìmo ricondur-
itìfi,e quietaruifi,ma noprima,che molte volte l'baurà di quà3
e di là confue vieendeuoli cor/è, e ricorfe trapajfato .
Il fecondo accidente da notarfiì , che le pur' bora dichiarate reci-
procazioni di mouimento vengon fatte, e replicate con mag-
giore,)} minor frequenza, cioè fiotto pia breui, òpiù lunghi te-
pi , fecondo le diuerfe lunghezze de" vafi contenenti tacque ;
fi che negli fpazij più breui le reciprocazioni fon più frequen-
ti, e più rare né più lunghi ; come appunto nel medefimo ese-
pio de corpi pendoli fi veggono le reciprocazioni di quelli , cber
fono appefiapiù lunghe corde,effer men frequenti , che quelle
de i pendenti da fili più corti ►
E qui per il terzo notabile vien dafaperfi, che nonfolamente la-
maggiore, ò minor lunghezza del vafo e cagione -di far cbz~*
V acqua fiotto diuerfi tempi facciale fuc reciprocazioni; ma la
maggiore , b minor profondità opera l'ifieffò . Et accade , che
dell'acque contenute in ricetti di eguali lunghezze%ma di difie-
guali profondità quella, che farà più profonda, faccia le fiutar
vibrazioni fiotto tempi più breui, e men frequentifiano le re-
ciprocazioni dell 'acque men profonde .
Quarto vengon degni d'efier notati, e diligentemente offèruati
due effetti , che fa V acqua in talifuoi libramenti; l'vno e Val-
zarfi, & abbaffarfi alter 'natamente verfo quefia , e quella-*
ejìremità; l'altro e il muouerfi, efiorrereper così dire, orizon-
talmente innanzi, e in dietro . Lì quali due moti differenti ,
differentemente rifeggono in diuerfe parti dell'acqua ; impe-
rocché le fue parti efiremefbn quelle, che fommamentefi alza-
no, efi abbaffanoiqueUe di mezo niente afiolutamentefi muo-
uon'in su, o in giù : dell'altre digrado in grado quelle , ch^*
fon più vicine agli efiremi fi alzano,^ abboffano proporzio-
natamente più delle più remote: ma per Xoppofito dell'altro
motti-
Del Galileo. ggj
mouimento progreffiuo innanzi, indietro , affai fimuòuono
andando , e ritornando le parti di mezo , e nulla acquiftano l'
acque, che fi trouano nell'vltimeeslremità;finonfe in quato
neW alzar/i elleno fuper afferò gli àrgini , e traboccalo fuor
ddfuo primo alueo, e ricetto; ma doue e l'intoppo degli argi-
ni, che le raffrenano , filamenti fi alzano, e fi abb affano; ms
però reflan \ l'acque di mezo di /correr' innanzi , e indietro ; il
the fanno anco proporzionatamente l'altre parti , /correndo
più, ò meno, fecondo, cbefitrouan locate più remote , ò vicine
al mezo .
Il quinto particolare accidente dourà tanto più attentamente ef- Accidente de
fir considerato , quanto chea noi e imponìbile il rapprefentar- i mouimenti
ne con efperienza,e pratica il fuo effètto; e l'accidente è quefio. della terra ira
Ne i vaji fatti da noi per arteye mojfi, come le foprànominate P^ffibile a rap
Barche, h or più , ^7 hor meno velocemente,? accelerazione , e !Jne - pK[t- *
ritardamento vien fempre partecipato neU'iJUJfo modo da tut
to il vafi, e da ciajcheduna fua parte ; fi che mentre v.g. la—»
'Barca fi raffrena dal moto, non più fi ritarda la parte prece-
dente, che la fujfeguente, ma egualmente tutte partecipano del
medefimo ritardamezito, e Vifiejfo auuiene dell' accelerazione 9
cioè, che contribuendo alla Barca nuoua caufa di maggior ve-
locità, nellijlejfo modo fi accelera la prora, e la poppa; Ma ne'
vafi immensi, quali fino i letti lunghijfimi de marì,b eriche ef
ti ancora altro non siane, che alcune cauità fatte nella filidi-
tà del globo terrefire, tuttauia mirabilmente auuiene , che gli
ejlremi di quelli non vnitamente , egualmente , e ne gl'ifiej/i
momenti di tempo accrefihino, efeemino il lor moto, ma acca-
de , che quando Vvna delle ffue eflremità si troua hauere in—»
virtù, del componimento de i due moti diurno , & annuo ri-
tardata grandemente la fua velocità,? altra ejlremità si ritro-
ui ancora affetta, e congiunta con moto velocijfimo. Il che per
più facile intelligenza dichiareremo, ripigliando la figura pur
bora dtfegnata; nella quale , fi intenderemo vn tratto di ma-
re effer lungo v.g. vna quarta , quaVe Varco B. C. perchè le
parti B.fono, come difopra si dichiarò , in moto velocijjìmo,
perl'vnione de' due mouimenti diurno , & annuo , verfo la
medesima band a, ma la parte C. all' 'bora si ritroua in moto
ritardato , come quello, che e priuo della progrejjione depen-
dente dal moto diurno, fi intenderemo, dico, vn fino di mare
lungo quante! arco BC.già vedremo , come gli ejlremi fuoi
Dd 4. simuo-
4*4
Dialogo quarto
nmuouono nélViJlejfo tempo, con molta di/egualità . Efom-
mamentc differenti farebbero le velocità d'vn tratto di mare
lungo mezo cerchio, e pò fio nello fiato dell'arco ijCD.auue*
gachè Vefiremità B.fi trouerrebbe in moto velocijjtmo, l'altra
D. farebbe in moto tardijfimo; e le parti di mezo verfo C. fa-
rebbero in moto mediocre . E fecondo , che ejfl tratti di mare
faranno più breui, parteciperanno meno di quefìojirauagan-
te accidente,di ritrouarjl in alcune bore del giorno, co le parti
loro diuerfamente affette da velocità, e tardità di moto. Si che,
Jerome nel primo cafo veggiamo per efperienza,V accelerazio-
ne, e'I ritardamene, benché partecipate egualmente da tutte le
parti del vafo contenente,ejfer pur cagione ali acqua contenu-
ta difeorrer innanzi, én dietro, che douremofiimare, che ac-
cader debba in vn vafo sosz mirabilmente difpofìo , che molto
difegualmente venga contribuita alle fu e parti ritardanza di
moto, & accelerazione} certo, che noi dir nonpofftamo altrot
pojfa parer a molliche in machine^ vafi ' artifiziali,noi pojpa-
mo ejperi*
-■:
Del Galileo. 4M
efperimentare gli effetti di vn tale accidente ; nulla dimeno no
e però del tutto impojfìbile , & io ho la corruzione d'vna ma-
china, nella quale particolarmente Jì può fcorgere l'effetto di
quejìe merauigliofe compojizioni di mouimenti. Ma per qua*
to appartiene alla prefente materia , balta quello , chejìn qui
potete bauer compre/o con l'immaginazione .
SAGR. Io per la parte mia molto ben capifco,queJlo marauigliojb
accidente douerji necejfariamente ritrouare ne ifeni de i ma-
ri, e majfìme in quelli , che per gran dijìanzefi dijìendono da
Occidente in Oriente} cioè, fecondo ilcorfo de i mouimenti del
globo terrejlre; e come che eijìa in certo modo ine/cogitabile , e
fenza e/empio tra i mouimenti pò jjìb di afarjida noi , così no
mi e difficile a credere , che da effopoffxno deriuar' effetti non
imitabili con no/ire artificiali efperienze .
SALV. ^Dichiarate quejìe co/è, e tempo,che venghiamo a efamina-
re i particolari accidenti , e loro diuerjìtà , che ne' fluJJì, e re- Rendonfi ra-
fiuffi dell' acque per efperienzajì offeruano . E prima non do- &101?1 .. 1 ^
uremo hauer difficultà nell' intendere, onde accaggia, che ne i Retiti oflerua-
laghi, Bagni, & anco ne i mari piccoli , nonfia notabiljìuffo , ti ne i fluii! , e
€ reflu jfo: il che ha due concludentifsime ragioni . L'vna e, che refluffi .
acqui/tati da tutte le fue parti', ma tanto le precedenti ^quanto ne i laghi non
lefuffeguenti, cioè l'Orientali, e V Occidentali, quajì nell'i jleffo fi fanno fluffi a
modo Jì accelerano, e Jì ritardano; facendojì di più tale altera- e reilufìì.
zione apoco apoco,e non con V opporre vn repentino intoppo,
e ritardamene , ò vnafubitanea , e grande accelerazione al
mouimento del vafo contenente: & effo , e tutte le fue partì
vengon lentamente, & egualmente imprejfìonandojì de i me*
defìmi gradi di velocità; dalla quale uniformità nefeguita,che
anco V acqua contenuta con poca contumacia,e renitenza rice-
ua le medtjìme imprej "sioni , e per confeguenza molto ofcura-
mente diafegno d'alzarjì,ò abbajfarfi,Jcorrendo verfo quejìay
o verfo V altra ejiremità . Il quale effetto Jì vede ancora mani-
fejlamente ne' piccoli vajì artijiziali, ne i quali V acqua conte-
nuta Jì va imprej sionando degl'ifìefsigradidivelocità-.tutta-
tioltacbe l'accelerazione, ò ritardamene Ji faccia con lent$—>y .
^7 vniforme proporzione . <JM a ne ifeni de i mari , che per
grande fpazw fi discendono da Leuantea Ponente, off ai pia
notabile^ e difforme è l'accelerazione , ò'I ritardamento , men-
tre.
42, 6 Dialogo quarto
tre vna deUefuè efiremitàfi trouerà in vn moto affai ritarda»
to,e l'altra farà ancora di moto veloctfsimo . La feconda cau-
faela reciproca librazion dell' acqua, proueniente dall'impeto,
che ella pure hauejfe concepito dal moto delfuo continente , la
qual librazione ha , come fi e notato , le fue vibrazioni molto
frequenti ne i vafi piccoli : dal che ne rifulta f che ri fedendo ne
i mouimenti terrejlri cagione di contribuire all'acque moui-
mento filo di dodici in dodici bore , poi che vna volta filali
giorno fommamente Jì ritarda , e fommamenteji accelera il
mouimento de i vafi contenenti; nientedimeno l 'altra feconda
cagione dependente, dalla grauità dell'acqua , che cerca ridurfi
all' equilibrio) efecondoìa breuità del vafi ha le fue reciproca-
zìoni, ò di vn'bora, ò di due, ò di tre, &e. quella mefcolandqfi
con la prima, che anco per fi nei vajì piccoli rejla piccolif sima,
la vien del tutto a render" infensibile; imperocché non si effèn-
do ancorafinita di imprimer la commozione precedente dalla
cagion primaria, che ha i periodi di 12. bore, fiprauuien con-
trariando V altra fecond aria dependente dal proprio pefo del-
\ V acqua , la quale fecondo la cortezza, e profondità del vafi ,
ha il tempo delle fue vibrazioni dii.z.^.q 4. bore, &c. e con-
trariando alla prima la perturba, e rimuouefinza la/ciarla
giugnere alfommo , ne almezo delfuo mouimento > e da tal
contrappofizione, refia annichilata in tutto , ò molto ofiurata
l'euidenza del flujfi, e reflujfo . Lafcioftare V alter azion con-
tinua dell'aria , la quale inquietando X acqua non ci lavereb-
be venire in certezza d'vnpiccolifsimo ricrefcimento , 0 abbaf-
famento di mezo dito, 0 di minor quantità, chepotejfe realme-
te rifedere ne ifini, e ricetti di acque non più lunghi di vn-*
grado , 0 due .
Vengo nel fecondo luogo afciorre il dubbio , come non rifidenda
nel primario principio cagione di commuouer l'acque , fL*
Re ¥** non di 12. in 1 2. bore , cioè vna volta per lafomma velociti
1 fluffr erefìuf di moto , e l'altra per la maJfimatardità,nulladimenoappa-
{1 per lo più fi rifce comunemente il periodo de ifluffi, e reflufsi effer difei in
facciano di 6. fii bore . Al che Ji rijponde , che tale determinazione non fi
horejin 6. ore. puo \n verun modo hauere dalla cagion primaria folamente ;
ma vi bifogna inferire le fecondane , cioè la lunghezza mag-
giore, ò minore de i vafi, e la maggiore , ò minor profondità
dell'acque in efiì contenute . Le quali cagioni fi ben non han-
no azione veruna ne i mouimenti dell'acque , ejfendo tale a-
zione
Del Galileo» 4*7
rione della fola cagion primaria , fenza la quale nulla fegut-
rebbe de' flujfly e reflufsi , tuttauk l 'hanno principali/fimo—»
nel terminaci tempi delle reciprocazioni , e così potente , che
la cagion primaria conuien che gli rejìi foggetta . Non e dun-
que il periodo delle 6. bore pia proprio , b naturale di quelli
d'altri interualli di tempi , ma ben forfè ilpiu ojferuatoper ef-
fer quello , che compete [al nojìro Mediterraneo , chefolopev
lunghi fecoli fu praticabile > ancor che ne tal periodo fi ofserua
in tutte le fue parti ; attefo che in alcuni luoghi pia rtflrettiy
quale VEÌlefponto , e l"Egeo,i periodi fon' af ai più breui , &
anco tra di loro molto differenti ;per la quaì varietà , efuz^j
cagioni incomprenftbili ad Arijlotile, dicono alcuni , che dopo
ìhauerla egli lungamente ojferuataj opra alcuni fogli di Ne-
groponte j tratto dalla difper azione fi precipitajfe in mar e , e
fpontaneamente s'annegajfe.
Hauremo nel terzo luogo molto fpedita laragione,onde auuen- Caufa,perchè
ga,che alcunmare}bencbe lungbiJ/tmo,qual'e ilmarrojfo,nul- alcuni mari ,
iadimeno e quafidel tutto efente da ifluffi, e rejlufsi ; la qual béchè lunghif
sofà accade , perche lafua lunghezza non fi difende dall'Ori- "mi "°" *en"
ente verfo l'Occidente , anzi trauerfa da Strocco verfo Mae- ^jjJJlfo1 ° 5 €
Jlro ; ma efèndo i mouimenti della terra da Occidente in Ori-
ente , gli impulfìdell 'acque vanno fempre a ferire ne i meri-
diani , e non si muouono di parallelo in parallelo ',• onde ne i
mari, che trauerfalmente si difendono verfo i poli , e che per
X altro verfo fono angusli, non refta cagione di fu/fi, e refluf-
si ,fe non per la participazione di altro mare , cdl quale co»
manicafsero , chefujfefoggetto a 'mouimenti grandi.
Intenderemo nel quarto luogo molto facilmente la ragione,per- Fltiflì, erefluf
chi iflufsi , e reflufsi siano mafsimi, quanto all' alzarsi,^ ab- fi, perchè maf
bajfarsi le acque negli efremi de' Golf; e minimi nelle parti ^m}1 negl'egre
di mezo ; come la quotidiana efperienza nemoHra qui in—» m* • MS™??6
Venezia, pofia ned 'efremita dell'Adriatico , doue comune- parti di mezo»
mente tal diuer sita importa $. ò 6. piedi ; ma ne i luoghi del
Mediterraneo difanti dagli efiremi, tal mutazione e piccoli f
sima, come nelllfole di Corsica , e Sardigna , e nelle Spiaggie
di Roma, e di Liuorno, doue nonpajfa mezopiede;intendere-
mo anco, come all'incontro, doue gì' alzamenti, & abbajfame-
tifon piccoli i corsi, & i ricorsi fon grandi , ageuol cofa dico ì
V intender la cagion di quefìi accidenti , poiché di e/si ne ba-
riamo rif contri manifesti in ogni forte di vasiartifizialmente
danai
Perchè ne'Ioe
ghi lìretti il
corfo dell'ac-
que è più ve-
loce.che negli
fpazioiì.
Sì difcorre di
alcuni più re-
conditi accidé
tinche fi olfer-
uano ne i fluf-
fì, e refluflì.
42.8 Dialogo quatto
da noi fabbricati , ne i quali i mede/imi effeiti fi veggono na-
turalmente feguir e dal muouergli noi con mouimenio diffor-
me , cioè bora accelerato, <£r bora ritardato .
In oltre considerando nel quinto luogo, come la medesima qua-
lità d'acqua mojfa , benché lentamente per vn alueo fpaziofo>
nel douer poi pajfareper luogo riflretto , per necfsità /corre
con impeto grande, non bauremo dificultà à ] intendere la-»
caufa delle gran correnti, che si fanno nello fìretto canale, che
fepara la Calabria dalla Sicilia ; poiché tutta l'acqua , che dal-
l'ampiezza ddl'Ifola, e dal Golfo Ionico vien fojìcnuta nella
parte del mare Orientale;benche in quello per la fua ampiez-
za lentamente defenda verfo Occidente , tutiauia nel rijìri-
gnersi nel Bosforo tra Scilla, e Cariddi rapidamente cala, e fa
grandifsima agitazione . Simile alla quale, e molto maggiore
s'intende ejfer tra V Affrica , e la grand' I fola di S. Lorenzo ,
mentre le acque de i due vajìi mari Indico, & Etiopico, che la
mettono in mezo , deuono feor rendo rijìrìgnerjì in minor ca-
nale tra ejfa, e la co/la d'Etiopia . Grandi/ime conuiene, che
Jleno le correnti nello [fretto di Magaliarié^che comunicagli
Oceani vafìifsimi Etiopico, e del Sur .
Seguita adejfo nel 6. luogo , che per render ragion di alcuni più
reconditi, & inopinabili accidenti,che in quefia materia si of-
. fintano andiamo facendo vn altra importante considerazio-
ne fopra le due principali cagioni deijlufsì, e reflufsi, compo-
nendole poi, e mefcolandole insieme . Laprima, epiufimpli-
ce delle quali e ( come più volte si e detto ) la determinata ac-
celerazione, e ritayngmento delle parti della terra, dalla quale ,
harebbon l'acque vn determinato periodo di fior r ere verfo
Leuanie, e ritornar verfo Ponente dentro al tempo di venti-
quattr'hore . L'altra e quella, che depende dalla propria gra-
nita dell'acqua , che commojfa vna volta dalla caufa prima-
ria, cerca poi di ridursi alV equilibrio, con iterate reciprocazio-
ni; le quali non fono determinate da vn tempo folo,eprefl/fò;
ma hanno tante diuer sita di tempi , quante fono le diuerfi^f
lunghezze, e profondità de ì ricetti, e fini de i mari; e per qud-
to depende da quejlo fecondo principio ^correrebbero, e ritor-
nerebbero altre in vn'hora , altre in 2. in 4. in 6. in S.in io.
&c.Horafe noi cominceremo a congiztgner la cagion prima-
ria, che ha ^abilmente il fuo perìodo di 12, in 12. bore con — »
alcuna delle fecondane , che hauejle il fuo periodo ver.gr. di
$.ins-
Del Galileo . \i$
j.in f. accatterà , che in alcuni tempi la cagton pri?naria , e la
fecondarla fi accordino a far gli ìmpulfi amendue verfo Icl~»
mede/ima parte , & in quefìo congiugnimelo, e per così dire,
vnanime cofpirazìone,iflujfi faranno grandi. In altri tem-
pi accadendo , che Cimpulfo primario venga in vn certo modo
a contrariare a quello,c he porterebbe il periodo fecondano , &
in cotal raffronto , togliendo l'uno de principe quello che Val'
tro ne darebbe fi debiliteranno i moti dell'acque , e ridurrajfiy
il mare in tino Jiato affai quieto , e quafi immobile . Et altre
volte fecondo che i due medefimi principi/' ne del tuttofi con-
tratteranno-, ne dei tutto andranno 'uniformi Sfaranno al-
tre mutazioni circa l'accr e/cimento, e dimìnuzion dejhifsi, e
rejlufst . Può anco accadere , che due mari affai grandi , e co-
municanti per qualche angufio canale s'incontrino ad bauer
mediante la mifiione de i due principi) di moto , V vna caufa—»
di f luffa , nel tempo che l'altro habbia cazifa di mouimento
fontrario ,nel qual caffo nel canale , doue e/si mari comunica-
no , fi fanno agit azioni firaor din arie con mouimenti oppofìi,
€ vortici , ebollimenti pericolofifsimi, de i quali fé ne hanno
continue relazioni , & efperienze infitto . 'Da tali difcordì
mouimentiydependenti nonfolamente dalle diuerfe pofiture, e
lunghezze , ma grandemetite ancora dalle diuerfe profondità
de i mari comumcanti&afceranno in alcuni tempi varie com-
mozioni nell' acque. f regolate , & inoffèruabili , le ragioni del-
le quali hanno affai perturbato, e tuttauia perturbano i mari-
nari, mentre le incontrano -,fenza vedere ■, che ne impeto di
venti, o altra graue alterazion dell'aria nepoffa effer cagione;
il. Ila qual perturbazion d'aria debbiamo in altri accidenti far
gran conto , e prenderla come terza cagione ,<& accidentata,
puiente a grandemente alterare l'offeruazione de gli effètti de-
pt udenti dalle fecondane , e più efsenziali cagioni . E non #
dubbio, che continuando afoffar' venti impetuosi per efem-
p'.o da Lcuantefofterranno l'acque proibendoli il rejlufsoion-
d? fopraggiugnendo all' bore determinate la feconda replica^}
epu la terza delflufso, rigonferanno molto ; e così fofìenuts
ptr alcuni giorni dalla forza del vento sì alzano più del foli'
io, facendo (traordmarie inondazioni .
Dobbiamo ancora ( e farà come il fettimo problema) hauere au~
vértéza d' va' altra cagione di mouimeto,dependelJ dalla copia
.grande dell 'acqua de i fiumi, che vano afcaricani né mari n$
molto
Cauia per la
quale ai alcu-
ni] canali an-
gli lìi lì vede 1'
acqua del ma-
re correr Tem-
pre per il me-
4efìmo verfo.
Si oppone al-
l'ipotefì della
mobilità del-
la terra , prefa
in grazia del
fìu ilo, e refliif-
fo del mare .
430 Dialogo quarto
merfto vafìì , doue nei canali , ò fosfori , che con tali mari eo~
manicano , V acqua si vede /correr fempre per l'i/hfso verfo :
come accade nel Bosforo 'Tracio folto Costantinopoli , doue 1*
acqua forre fempre dal Mar negro verfo la Prop'ótide;impe-
r acche in efso Mar negro , per lafua breuita , di poca efficacia
fono le caufe principali dclfluffa , e reflufo ; Ma all'incontro
f caricando/i in effo grandyjimi fiumi , nel douer paff-aì e , e*
fgorgar tanto profiuuio d'acque per lojìretto, quitti il corfo è
affli notabile , e fempre verfo mezo giorno . Doue di più de*
marno auuertire, che tale /ir etto , e canale , benché affai angu*
fio, non e fottopofto alle perturbazioni) come lofrelio di Scil-
la, e Cariddi ; imperocché quello ha il Alar negro fopra verfo
Tramontana , eia Propontide ,erEgeo >cdl Mtdittrraneo
po/iogliy benché per lungo tratto verfo Mezogiomo : magia,
come Gabbiamo notato , i mari quanto fi voglmo lunghi da—*
Tramontana verfo Mezogiomo , nonfoggiacciono a ìfiujfi,
e refluffì ; ma perche lo fretto di Sicilia e trapofìo tra le parti
del Mediterraneo, di/le fé per gran diflanze da Ponente a Le-
gante, cioè fecondo la corrente de fluffi, e refhtf%peru in que-
Jio le agitazioni fon molto grandi; e maggiori farebbero tra le
Colonne,quando 'ofirettodi Gibilterra s'aprifse meno;e gra-
difsìme riferifeono efser quelle dello fretto di Magalianes .
Que fio e quato per bora mi fouuiene di poter dirui intorno alle
caufe di que fio primo periodo diurno ddjìufso , e reflufso , e
fuoi vari/ accidenti, doue fé hanno da propor cofa alcuna, po-
tranno farlo, per pafsar poi agli altri due periodi, mejlruo, &
annuo .
SIMP. Non mi par chefipoffa negare, che il difeorfo fatto da voi
proceda molto probabilmente argumentandoycome noidichia-s
mo, ex ixipipo{ìtionc,cioè pofto che la terra fi muoua dei due
mouimemi ^attribuitigli dal Gopernicoima quando fi efcluda-
no tali mouimenti, il tutto rejia vano,<&" inuahdo: l'efclufion
poi di tale ipoteji ci viene dall' iflejfo voflro difeorfo affai ma»
nifefiamente additata . Voi con la fuppofizion de i due mo-
uimenti terrefiri, rendete ragione del f ufo, e refiuffo ,* <fir al-
l'incontro , circolarmente dfeorredo ,dalfluffo,e refiujfo trae-
te l'indizio, e la confermazione di quei medéfimi mouimenti ;
e paffando a piufpecifico difeorfo , dite, che l'acqua per efèr
corpo fluido, e non tenacemente anneffo alla terra , non ì co-
rretta ad vbbidir puntualmente ad ognifuo mouimento, dal
ebe
Del Galileo. 431
the inducete poi ilfuoflujfo , e reflujfo . Io su le vo/ìre fiejfe
pedate arguifco in contrario, e dico : l'aria e affai più tenue, e
fluida dell'acqua , e meno annejfa aìlafuperjicie terrena , alla
quale V acqua, fé non per altro per la fua grauità,co'l premer-
gliJ opra ajfaìpiu , che l'aria leggierif/ìma^derifce ; adunque
molto meno dour ebbe l'aria fecondavi mouimenti della terra:
e però quando la terra Jì mouefse in quella maniera, noihabi-
tatori di quella, e da lei, conjimile velocità portati,douremmo
ptrpeiuamcnie fentir v n vento da Leuante, che con intollera-
bd forza cifenfse;e del così douer feguire l'efperienza ci fa co-
tidianamente auuertiti: cheje nel correr la pofìafolam ente ',
con velocità di S.o io. miglia per bora nell'aria tranquilla >
l'incontrarla noi con la faccia ci rafsembra vn vento, che non
leggiermente ci percuota , che dourehbe fare il nofìro rapido
coijb dt Soo. 0 1000. miglia per bora contro l'aria libera da.
tal moto ? tuttauianuUadi tale accidente fentiamo noi.
&ALV. iA quejìa infìanza, che ha afsai dell'apparente , ri/pondo,
che e vero, che l'aria e più tenue, e più leggiera,eper la fua leg- si rffponde af
gerezza meno aderente alla terr a y che l'acqua tanto più gra- l'inftanza fat-
ue, e corpulenta, ma e poi fai fa la confevuenza , che voi dedu- ta contro alla
vertigine del
. . " elobo terre-
nuita, e minore aderenza alla terra, ella douejse ejentarji più \x^.
cete da quejle condizioni, cioè , che per tal fua leggerezza , te- vfl l1^1"^
dell'acqua dal fecondare i mouimenti terrefìri; onde a noi,che
totalmente gli partecipiamo tal fua inobbedienza fi facef se se-
fìbile, e man ifcfla; anzi accade tutto l'oppqfito; imperocche,se
voi ben vi ricordate , la caufa delflufso , e reflufso dell'acqua
afegnata da noi,confìfìe nel non fecondar l'acqua la difegua-
lit.i del moto del fuo vafo , ma ritener l'impeto concepito per
auanti,fenza diminuirlo, bere/cerio con quella precifa mi-
fura, che fi accrefee, ò diminuifce nel fuo vafo; perche dunque
nella con feru azione , e mantenimento dell'impeto concepito L»acqua pia
prima, cinfjie V inobbedienza ad vn nuouo agumento , o dì- atta a confer-
minuzion di moto, quel mobile, che farà più atto a tal confer- uare vn'impc-
uazione, farà anco più aceomodato a dimofìrar l'effetto, e he a c° concepito »
1 , r ■■ r 1 t J J 1 r che non e 1 a*
tal conjeruazione viene in conjeguenza . ri ora quanto Jia ■ ^
l'acqua dfpofla a mantenere vna coccpita agitazione , benché
ceffi la caufa , che l'imprejfe , l'efperienza de i mari altamente
commojfì da venti impetuofì, ce lo dimoflra, l'onde de i quali ,
benché tranquillata l'aria, e cejfato il vento , per lungo tempo-
rejìano in moto, come leggiadramente canto il Torta facro .
Qual
Corpi lcggìe«
fi più facili ad
<eil'crmoiTì,che
ì granii ma so
thanco arti a
conferitóre il
fltiOCQi
Più ragione-
vole è che l'a-
ria fia rapici-»
«falla fuperfi-
eie afpra del-
ia terra , che
dal moto cele-
re.
Confermarla
vertigine del-
la terra , con
nuono argo-
mento prefc
dall'aria*
4 j ì Dialogo quarto
Qual l'alto Egeo, jfyc. Et il continuar' in tal gitila nella comi*
mozione depende dalla granita dell'acqua; imperocché , come
altra volta s'è detto, i corpi leggieri fon ben più facili ad ejfev
mojfìj che ipiu graui, ma fon ben tato meno atti a conferuar*
il moto impresoli ceffante la caufa momnte . Onde l'ariamo"
me infeflejfa '.enui/jìmat e leggieri/lima , e ageuolifimamente
mobile da qualfiuoglia minima forza , ma e anco mettiffìma &
. tonferuare il moto ceffante il motore; per alquanto aUaria>cbe
circonda il globo terre/ire, direi , che per la fua aderenza non
menoy che l'acqua venga portata in1 giro, e maffìme quella par"
te , che e contenuta da ì vafi, i quali vafi fono le pianure cir-
condate da i monti; e quefìa tal porzione pojfiamo noi molto
più ragioneuolmente affermare, e befia portata in volta rapi-
ta dall' afprezza della terra t che lafuperiore rapita dal moto
celefle, come ajferite voi Peripatetici*
Quanto fin qui ho detto mi pare affai competente ri fpofla all' in-
fianza del Sig. Simp. tuttauia voglio con rntoua obbiezione »
£ con nuoua rifpojla fondata fopra vna mirabile efperieuza
fopr abbondantemente dar fodisf azione ad effo , e confermare
al Sig. Sagredo la mobilità del globo terrejire. Ho detto l'aria,
& in particolare quella parte di lei , che non fi ekua fopra la,
fommità delle più alte montagne efier dall' a/prezza della ter"
re/ire fuperficie portata ingiro;dal che pare,cbe in confeguen-
za ne venga, che quando la fuperficie della terra nonfujfe
ineguale-, ma terfa, epulita,non remerebbe cagione per tirarfi
in compagnia Varialo almeno per condurla con tanta vnifor-
mità . Hora la fuperficie di quejìo nojìro globo non e tutta—*
Jcabrofa, & afpera, ma vi fono granaiffìme piazze ben lifcef
cioè lefuperjìcie di mari ampli fsimi , le quali fendo anco lon-
tani fsime da i gioghi de i monti, chela circondino, non par che
pojfano hauer facilità di condurfteo l'aria fopreminente, e no
la conducendo fi dourebbe in quei luoghi fenùr quello , che in
confeguenza ne viene .
SI MP. Quefìa medefima difficultà voleuo io ancora prò muouere,
la qual mi pare e jjhr di grand' efficacia .
SALV. Voi parlate benifsimo, di maniera che Sig. Simp. dal non
Jìfentir nell'aria quello, che in confeguenza accaderebbe, qua-
do quefìo no Ziro globo andaffe in volta,voi argumentate la—*
fua immobilità . Ma quando quefìo , che vi par , che per ne-
sejfaria confeguenza fentir fi douejè, infatto f e per efperien*
zaffi
Dei Galileo. 435
zaftfenttffe, V accetterete voi per indizio, & argomenta affai
gagliardo per la mobilità del medefimo globo ì
tIMP. In quefìo cafo non bifogna parlar con me fola , perchè
quando ciò accadejfe, e che a me nefuffe occulta la caufa, forfè
ad altri potrebbe efier nota .
SALV. Talché con ejfo voi no fi pub mai guadagnare , mafempre
fi fìà fu 7 perdere, e perì) farebbe meglio non giocare ; tuttauia
per non piantare il terzo feguirò auanti . Diceuamopurbo-
ra,e con qualche aggiunta replico, che l' aria, eome corpo tenue9
t fluido , e non fidamente congiunto alla terra , pareua che
non bauejfe necefsità d obbedire al fuo moto, fé non in quanto
Vafprezza della fuperficie terre/Ire ne rapifce , e feco pori l-»
vna parte a fé contigua , che di non molto interuallofopra-
uanza le maggiori altezze delle montagne ; la qual porzion
d'aria tanto meno dourà ejfer renitente alla conuerfion ter'
rejlre, quanto che ella e ripiena di vapori ,fumi , & efalazio-
ni, materie tutte participanti delle qualità terrene , e per con- ******, vapo-
fepuenza atte nate per lor natura a i mede fimi mouimenù . f0 „a viciua al~
-'<? . hi r j i -ni ir r m terra parte-
CM a doue manca/sero le cauje del moto , cioè doue lafuperji- cjpa de fuoj .
eie del globo bauefie grandi fpa%ij piani, e meno vi fife della mouimenti.
miRione de i vapori terreni, quiui cefserebbe inparte la caufa i
per la quale lana ambiente douefse totalmente obbedire al ra-
pimento delia conuerfion terre/Ire, fiche in tahluoghì,mentrt
ehe la terra fi volge verfo Oriente , fi deurebbe fentir conti-
nuamente vn vento , che ci feri fsefpirando da Leuante verfo
Ponente, e tale fpir amento deurebbe farfi più fenfibile, doue
la vertigine del globo fuf e più veloceiil che farebbe ne i luoghi
più remoti da i Poli , e vicini al cerchio mafsimo della diurna
€0 nuerjione . vWagià de fadto l'efperienza applaude molto
aqucfiojilofofìco difeorfo, poiché negli ampi mari , e nelle lor
parti lontane da terra, efottopofìe alla Zona torrida , cioè co-
prefe dai Tropici, doue anco l euapor azioni ter rejìri manca-
no, fi J ente vna perpetua aura muouere da Oriente, con tenor
tanto cofìante, cbt le naui^ merci di quella , profperamente fé
ne vanno all'Indie Occidentali ; e dalle medefìme, fciogliendo /^ura perpe-
da i lidi Me/ficanijf deano col medefimo fau ore il mar paci- tua dentro a i
fico verfo Vinate Orientali a noi,ma Occidentali a loro. Doue Tropici fpira
che per loppofitole nauigazioni di là verfo Oriente fon diffi- vcr'° 0CCi^cn
€Ìli,,ù' incerte, né fi poflono in maniera alcuna far per le me- e^/ • • ■•
dejimejtrade} ma bifgna capeggiar più verfo terra, per tro- fc
Ea uarz
verfo r Indie
occidentali fa
cilij e difficile
il ritorno .
Venti1" da. ter-
ra perturbano
imari.
Altra-ofTemas
zione. prefa_»
dall'aria in__»
confermazio-
ne del moto
della terra ..
4; * I) 1 *-»T r\ rrr> ri 1 1 «1 *-*-r\
uare altri venti, per coù dìreyacciàentarìjye tumultuari), ca-
gionati da altri prmcipjj fi com£.noiìiabitanti tra terraferma,
continuamente fèntiamo per. proua; delle quali generazioni
diventi molte,ediuerfefon le cagioni, chealprefente non ac-
cade produrre .. E quefìi venti accidentarijfon quelli,cbe in»
differentementefpirano da tutte le parti della terra, e che per»
, turbano i mari remoti dall' Equinoziale , e circondati dalla,
Superficie afpra della terra, chetanto e, quanto a dire fottopo-
Jìi a quelle perturbazioni d'aria ■-, che con fondono quella pri-
maria ejpirazione, la quale, quando mancaffero quefii impe»
dimenti accidentarij , fi deurebbe perpetuamente 'fentire , e—»'
mafsimefopramare . Hor vedete, come gli effetti dell* acqua ; ,
e dell'aria par che mar auigliof amente s 'accordino con lofser»
uazioni.Celefii a confermar la mobilità nehnofìro globo ter-
reftre^j ..
SAGR. Voglio pur* io acoraper vltimofigìUò dìruìvn particolare^
che mi par che vifia incognito , e che pur' viene in conferma*
zion della medefima conclufione. Voi Sig. Salu. hauete pro-
dotto queW accidente,che trottano i Nauiganti dentro ai Tro*
pici ;dico quella cojìanza perpetua dèlventoy cheglivien d&
Leuante, delquale io ho relazione, da chi più volte ha fatto;
quel viaggio tedi più (ch'ecofa notabile) intendo , che li Ma»
rinarinon lo chiamano vento , ma con altro nome, che hor A'
non mi fouuiene,prefo forfè dal fuo tenore tanto fermo , e co»
flante, che quando V hanno incontrato legano lefarte, e l'al-
tre corde delle vele, ejenzamai piàbauer bifognodi toccarle^
ancora dormendo con ficurezzapoffbn far lor cammino .Ho»
ra quejia auraperpetua e fiata conofiiuta per tale dal fuo cS»
tinuo fpir are fenzainterr ompimenti,cbe quando da altrivè"»
ùfujfe interrotta, nonfarebbefiata conofiiuta per effittofin»
golare, e differente da gli altri; dal che voglio inferire, che pò*
irebbe effer che anche il mar noftro Mediterraneo fuffe parte-
cipe d'vn tale accidente, ma non ojferuato, come quello >, chzs
frequentemente vien'alterato da altri ven tifoprauegnenti;R
quejlodico io non finza gran fondamento y anzi con molto
probabili confetture , le quali mi vengono da quello > , che ha
hauuto occafione d'intender mediante il viaggio , che feci in
Soria) andando confilo dèlia Inazione inAleppo ; e queìì'e 9
chetenendofi particolar regiRrOy e memoria de i giorni dellL*
partenze, j e degli srriui delle nani ne i porti di Alexandria ,
dAlef»
Del Galileo. 435
i Aleffandretta, equid't Venezia , nelrìfcontrarne molti ,<l~> ~c>nf rogasi^-
molti , // chejecipermiacuriqjitay trottai , che ragguagliata- rane0 ^a l£_
mente i ritorni in qua, chele nauigazioni da Leuante verfo uante verfo
Ponente, per il Mediterraneo fi fanno in manco tempo,che le ponente fi fan
contrarie a ragion di 2 j. per cento;. talché fi vede , che fottojò-™ m tempi
prai venti da Leuante fon più potenti,cbe quei da Ponente . r5iu re-lll' c jC.
„ . . fr IT „, r . /i \- i / -da ponete ver
SiALV. Ho caro a hauerjaputo quejto particolare, che arreca non^ Quante .
piccola confermazione per la mobilità della terra. E fé bene
fi potrebbe dire , cheX acqua tutta del Mediterraneo cali per-
petuamenie verfo lo fìretto , come quella , che debbe andare a
fcaricar nell'Oceano V acque dei tati fiumi, che dentro vifgor-
gano, noncredo , chetai corrente pojfa ejfer tanta , che per fé
fola bafìafie a far sì notabil differenza-, fiche è anco manifefio
dalvederfinel Faro ricorrer l'acqua non meno verfo Leuate;
che correr verfo Ponente .
SAGR. Io che non ho, come il Sig. Simp. /limolo di fodisfare ad
altri, che a mejlejfo , re fio da quan tofi è detto appagato circa
quejla prima parte ; però Sig. Salu. quando vi fia comodo di
feguir più, fono apparecchiato ad ajcoltarui ..
SALV. Faro quanto mi comandate, ma vorrei pur feniire anco il
parer del Sig. Simpl. dal giudizio del quale poffo argomentar
quanto io mi potejfi prometter, circa quejli miei dffeorfi, dalle
fcuole Peripatetiche, fé mai gli perù enijfero all'orecchie.
SIMP. Nan voglio, che'l mio parer vi vaglia, òferuaper coniet-
tura de giudizj d'altri, perche, come più volte ho detto, io fon
.de' minimi in quejla forte di sludi/, e tal cofa fouuerrà a quel-
li , che fi fono internati negli vltimi penetrali della FiloJbfiat
che non può fouuenire a me , che Pho ( comefi dice) falutata
a pena dalla foglia ; tuttauiaper parer viuo dirò , che de gli
effetti raccontati da voi, & in particolare in quefi' ultimo, mi
pare, che fenza, la mobilità della terra fé nepojfa rendere affai
fufjìziente ragione con la mobilità del Cielo folamente, fenza
introdur nomtà veruna, fuor che il conuerfo di quella, chi^r
voi fieffo producete in campo. E fiato riceuuto dalle fcuole Pe-
ripatetiche l'elemeto del Fuoco,fj anco gr a parie dell' aria ejfer
portati in giro, fecondo la conuerpon diurna da Oriente ver-
fo Occidente dal contatto delconcauo dell'orbe lunare, comz^j
da vafo lor contenente .. H ora fenza difeofiarmi dalle vofìre
vefiigie, voglio , che determiniamola quantità dell'aria par ti- vimoftrzm
cipante di tal moto abbajfarfi sin preffo allefommità delle //«iveamenta-»
Ee z alte
M6 Dialogo quarto
tuo^elPaK a^te montaSne > € ehe anco fino in terra arriverebbe, quanà9
da Leuante_^ g}ì ojìacoli delle mede/ime montagne non iimpedifsero , cbts
a ponete pio- corrifponde a quello , che dite voi ; cioè , che fi come voi ajfer-
uenàr dai mo- mate l'aria circondata da i gioghi de i monti ejfer portata in—»
%o dei Qielo » gjYQ ^alla/prezza della terra mobile , noi per il conuerfo di-
ciamo V Elemento dell'aria tutto ejfer portato in volta dal
moto del Cielo , trattone quella parte , chefoggìace a i gioghi *,
che viene impedita dall'agrezza della terra immobile . E do-
uè voi diceui , che qitandertale afprezzajì toglie/se , Jitorreb-
he anco all'aria l' ejfer rapita, noi pojjìam dire , che rimojfa la
mede firn a afprezza, l'aria tutta continuerebbe fuo mouimen-
to . Onde, perche lefuperjicie degli ampli mari fono lifee , e-*
terfe,fopra di quelle Ji continua il moto dell' aura, che perpe-
tuamente fpira da Leuantese quejìo fi fa più fentire nelle par-
ti fottopojìe all'Equinoziale, e dentro a i Tropici, doueil mo-
to del 'Cielo- e -più veloce ; e fi come tal mouimento celejìe e pò*
tente a portar feco tutta Varia libera , così pojjiamo molto ra-
gioneuolmente dire , che contribuifea il mede/imo moto all' ac-
qua mobile per efer fluida, e non attaccata all'immobilità dei-
Moto dell'ac- ja ferra- e tanto-più polii, amo noi ciò affermare con confiderà-
te dal moto z,a"> 1uan^° Psr wftra confeffione tal mouimento deue ejfer
del Cielo. pochi/fimo, ri/petto alla caufajua efficiente, la quale , circon-
dando in vn giorno naturale tutto' l globo terrestre , pajfa—»
molte centinaia di miglia per hora,e maffìme verfo l'Equina'
". ziale; doue che nelle correnti del mare aperto e di pocbijJim<L*>
miglia per bora ; E così le nauigazio-ni verfo Occidente, ver-
ranno ad ejfer comode, ejpedite,nonfolamente merce dell'au-
ra perpetua Orientale,ma del corfo ancora dell' acque,dal qual
Flufso , e re- corfo potrà anco per azmentura procedere il ftujjo , e refujfo-
fliilso può de- mediante le diuerfe pofiure de i lidi terre firi; ne i quali "andan-
pendere dal , , „J r J, v • J ■ j- ,
niouiméto di- do a, percuoter t acqua', può anco ritornare in dietro con mo-
urno delCìe- uimento contrario, fi come l'efperienza ci mojìra del corfo de i
lo . jìumi, che fecondo, che l'acqua nella difegualità delle riue in-
contra qualche parte 7 che jporga infuori, ò che di fotto faccia
qualche feno, qui l'acqua fi raggira, e fi vede notabilmente ri-
tornare in dietro . Ter quejìo mipare,che de i medejimi effet-
ti, da i quali voi argomentate la mobilità della terra , e la me»
dejima. adducete per cagione di quelli \Jipojfa allegar caufa^»
concludente abbastanza, ritenendo la terrajìabile}e rejìituen*
do la mobilità al Gido ,
Ncm
Del Galileo . 4 j 7
SALV. Non Jì può negare, che il voftro difcorfo non fia ingegno-
fa, & h abbia affai del probabile ; dico pero probabile in appa-
■ renza , ma non già in cjìiìenza^ e realtà: Egli ha due parti,
nella prima rende ragione del moto continuo dell'azera Qrien-
tale, Ó" anco di vnfìmil moto nell'acqua ; nella feconda vuoV
anco dal medejìmo fonte attigner lac -aufa 'del fluffo,e reflujfo •.
La prima parte ha ( come ho detto) qualche fimbianza di pro-
babilità, ma pero Jbmmamente minore, di quella, che noi pren-
diamo dal moto terre/ire ,• la feconda è del tatto non foto im-
probabile, ma ajfolutamente impo/fibile, e falsa*. E -venendo Più probabile
alla prima, doue fi dice, che 7 concauo lunare rapifce l'ekmen- niente fi ren-
io del Fuoco, e tuttal' aria fino alla fommità delle pia alterno- /\ iaSIO,ie-^
tagne, dico prima, che} dubbio fi ci ^a l'elemento del Fuoco ; tjnuo jejp a_
mapjjlo che cifìa fi dubita grandemente dell'orbe della Luna, ria , e deJl'ac-
come anco di tutti gli altri , cioè fé ci fi ano tali corpi folidi , e_-> °llia con frrla
vafiiijimi , ò pure fé oltre ali 'aria fi efenda vna continuata—* t5rra m°Dile ,
efpanfìone di vnafuftanza afsaipiù tenue , e pura della no- ^bile
jira aria ,per la quale v adiano vagando 1 Pianeti , come hor
mai comincia ad ejfer tenuto anco da buona parte de i medefi-
mifilofofì : mafia in quello, o in quel modo , non ci} ragione ^ . , ,.
per la quale il Fuoco da vnfemplice cotatto d'vna fuperjicie, je che V ele-
cbeper voifìjlima effer terfifsima , e lifcia ,pofsa ejfer fecondo memo del fu®
tutta la fua profondità portato in volta di vn moto alieno co fìa rapit©
dalla fu a naturale inclinazione ; come diffufarnente è fiato ^à\ -concauo
prouato , e confenfite efperienze dimostrato dai faggiatore ; una '
oltre all'altra improbabilità del trasfonder/i tal moto dal Fuo-
co fottili/simo per l'aria afsaipiù denfa , e da quefìa anco poi
nell'acqua . Ma che vn corpo di fuperficie afpra , e montuo-
fa , nel volger/i in fé fìefso conduca fico l'aria a se contigua 'Jè
nella quale vanno percotendo le fue prominenze , e nonpur
probabile , ma necefario , e fi può tutiauia vederne l 'efperien~
z.a , benché fenza vederla non credo , cbefia intelletto , che ci
ponga dubbio . Quanto all' altra parte, poflo che dal moto del
Cielo fofse condotta l'aria, & anco l'acqua, non però tal moto
haurebbe , che far nulla co'lfiufso, e reflufso . Imperocché ,
tjfendo che da vna caufa vna , <& vniforme non pub feguire Flu&o > € re-
■altro, che vn effetto folo, & vniforme , quello ,che nell'acqua *] ° n.on PJl®
Ji deurebbe feorgere , farebbe >vn corfo continuato, <& vnifor- motodei Cài»
meda Leuante verfo Tonente , <fcr in quel mare folamente , lo ,
the ritornando in fé Jlef so circonda tutto 7 globo; ma nei mari
Ee j terminati)
43 8. Dialoga quarto
terminàtii, cornei il Mediterraneo-, r.acchìufo da Oriente', non
vi potrebbe ejfer tal. moto, % perche, fé l'acqua fua poteffe ejfer
cacciata dal cor/o del Cielo verfo Occidente , fon molti fecali ,
che farebbe rejlàto afciutto i.oltre che la nofìra acqua non cor»
refolamente verfo Occidente, ma ritorna in dietro verfo. Le-
vante; e con periodi ordinatile fé ben' voi dite con tefèmpio de i
fiumi, che benché il cor fo del marefufse originariamente il fo-
to da Oriente in. Occidente , tuttauia la diuerfa poflura de i
Lidi pub far ingurgitare parte dell" acqua in dietro; ciò vi co-
medo, ma bifogna Sig.Simp.mio, che voi.auuer.tiate , che doue
L'acqua per tal cagione ritorna in dietro^ viritorna perpetua-
mente , e doue ella corre a dirittura), vi. correfempre neil'ijìej-
fo modo, cbe così vi. mqflra l'.efempio de i [fiumi ; ma nel cafo
delflufso , e reflufio, bifogna trottare ', eprodur ragione dif ar-
che neli'i/lefso luogo hora corra per vnverfo^ bora per l'op-
pofito ; eflètti, che efiendo contrari) > , e diffórmi: t voi non po-
trete mai dedurre da vnacaufavniforme, ecofìante;e queflo,,
con che s'atterra quefiapofizione del moto contribuito al ma-
re dal mouimento diurno del Cielo , abbatte ancora quella di.
chi volefse ammetter' il moto fola diurno della terra,, e cr.edefst
con quello fòlapoter render ragione delflufso , e.reflufso ; del
qual 'effetto ■> perche e difforme, bifognanecffsarijfsimamente,
che difforme ,& alter abile fi a la cagione ,.
$IlMB. lo non ho, che replicare, ne del mio proprio per là debolez-
za del mio ingegno ,ne di quel d'altri per la nouità dell'opi-
nione :. ma crederei bene, : che quando la fi fpargcffe per k^»
fcuole, non mancherebbero filofofi , cbe la faprebbero impu-
gnarti ..
SAGR. Afpetteremo dunque vnatalè occafione :: e noi tra tanto
fé così vi piace Sig. Salutati procederemo auanti.
&ALV. Tutto quello , che fin qui fi e detto appartiene al periodo
diurno delflujfo, e refiujfo , del.quale primafie dimojlrata—*
in genere la e agion primaria, & vniuerfale,fenza la quatta
nulla ditale effetto feguirebbe ; di poi pafsando a gli accidenti
particolari varij , fa in certo modo/regolati , che in ejfofi of-
feruanorfi fon trattate le caufe fecondane , e concomitanti ,
onde efsi dipendono -.. Seguono bora gli altri due periodi, mt-
Jlruo, & "annuo, li quali non arrecano accidènti. nuoui ,,t^t
diuerfi olire a i già confìderati nel periodo diurno ,ma opera-
no nei medefìmi.conjrmdergU.maggiori 3 cminoriindiuerfe
farti
Del Galileo l 43$
parti del mefe lunare , & in diuerfi tempi del? Anno Solare 2
quafi che, eia Luna, e il Sole entrino aparte nell'opera # nel'
laproduzion Ji tali;effètti.;coJà-cbe totalmente repugna al mi&
intelletto , il quale vedendo -, come quejlo dei mari e vn mo-
vimentò locale, efenfato,fatioin vnamoleimmenfà d'acqua,
non può^rrecarfiajottojcriuere a lumi ,a e aldi temperati , a
predomini/ per qualità occulte , & a Jìmilì vane immagina-
zioni , le quali tantum abeft , cbejìano, bpoffanoeffèreaufe
delflufso , che per l'opposto il fiufso è caufa di quelle , cioè di
farle venire nei ceruelli atti più alla loquacità , (7 ojlentazio'
ne , che -alla fpecolazione , & inuejiigazione dell' opere piufe-
grete di natura ; li qualiprimaebe ridurfi a profferir quella— >
fauia, ingenua, e mode fia parola , Non lo soccorrono a—>
lafciarfi vfeir di bocca , & anco della penna ., qualfi voglia
grande esorbitanza . Et il veder folamente , chela medefima
Luna , el medefimo Sole non operano col lorlume, co'l moto,
co'l caldo grande, b col temperato , nei minori ricetti d acqua,
anzi che a volerla per caldo far folliuarebifogna ridurla po-
co meno che al -bollire, <lfX in fomma non poter noi artifiziofa-
menteimmitar'in verun modo i mouimenti delflufso , fatuo
che co'l moto del vafo , non dounbbe egli afficurare ogrìvno,,
tutte l'altre cofe prodotte per caufe di tale effetto e ffer vam—> -*?'*1*0*
fantafie , e del tutto aliene dal vero i Dico per tanto , che fé e t/ "rfuif ~
vero, che di vn' effetto vnafolafìa lacagion primaria, ecbz-> alterazione^
tra la caufa, e l' effetto fia vnaftrma , e cofiante connejfione, nelle caule.
ncceffària cofa e, che qualunque volta fi vegga alterazione— >
ferma, eco/tante nell'effetto, ferma, e collante .alterazione fia
nella caufa . E perche le alterazioni, ebe accaggiono a iflujfi,
e reflufii in diuerfe parti dell anno,e del mefe,banno lor perio-
difermi, e cojianti, e forza dire , ebe regolata -alterazione nei
medefimi tempi accaggia nella cagion primaria de iflujfi, ere- T , _
fiu/lì. L'alterazione poi, ebe fi troua nei detti tempi ne ifluf- ,J ^.leSflano
fi, e rejlujfi,non consijte m altro, ebe nella lor grandezzate koufe de pe-
nell alzarsi, & abboffarsi piu,o meno le acque, e nel correr con riodime/huo,
impeto maggiore, 0 minore ^adunque è neceffàrio, che quello , &^>mi«o de i
che è cagicn primaria del fluflo, e ref biffo , ne i detti tempi de- "u^s^ € refluf-
terminati accrefea^o diminmfca la fua forza . Ma già siecon-
clufo la difegualità , e difformità del moto dei vasi contenenti
V acqua efier caufa primaria deifluffì, e ref tuffi, adunque bu
fogna, chetai difformità di tempo in tempo corrifpon dente*
Ee 4 meni»
Alterazioni
sneftrne, &ans
nue de' fiufsi .
e reflufsi noti;
pò ffon depen-
dere da altro
che dall'alte-
razione degli
additaméti e-
futtrazioni del
periodo diur-
no fopra l'an-
suo 0
4f # Dialogo quarta
mente si difformi più, cioè si faccia maggiore, e minorcHora
conuien che ci ricordiamo, coinè la- difformità, cioè la diucrfa
velocità.di moto de i vafi, cioè delle parti della fuperfcie terre-
Jìre r depende dal muouerfì loro del mouimentocompoflo re-
fultante dall' accoppiamento de i due moti annuo , e diurno
propri/ dell'intero ghiro terre/Ire ^ de ìquali la vertigine/diur-
na co'lfuo bora aggiugnere, & hor detrarre al vnouimento
annuo, e quella, che produce la difformità nel moto compojlo;
talché negli additamene , e filtrazioni , che fa la vertigino^>
diurna al moto annuo , conjìjle l 'originaria cagione del moto
difforme dei vaji, & in conseguenza delflujso, e refluffo ; in
guifa tale, che quandoquefìì additamene, e futtr azioni/i fa-
ceffer fempre con la mede/ima proporzione verfo'l moto an~
nuo, continuerebbe ben la caufadelfluffo, erefluffo, ma pero-
di farjì perpetuamente nell'ijleffomoaoima noi habbiambifo-
gno di trouar la cagione del far/i imedejìmifluj/ì,e reflujjiin
diuerji tempi maggiori, e minori; aduque bìfogna [fé voglia-
mo ritener l'identità della caufa ) ritmuar alterazione in—*
quelli addii amenti , e futtr azioni, che gli faccia più, e meno
potenti nelprodur quelli effètti, che da loro dependono .. Mot.
tal potenza, <£r impotenza non veggo, chejìpoffa indurre, fé
non crìi \ farei medejjmi additamene, e futtrazioni , hor mag-
giori^.hor minori, fiche l "accelerazione,e 'Iritard amento del
moto compojlo ft faccia hor conmaggiore h<& hor con minor,
proporzione -
SAGR. Io mi finto ?nolto placidamente guidar per mano, e bencU
io non tr oid intoppi per la Brada , tuttauia , a guifa di cieco y,
non veggo doue la vofìra feorta mi conduca , ne so. immagì~
narmi doue tal viaggio habbia a terminare .
$ALV. ^Ancorché gran differenzajìa- trai mio lento filofio fare, t
il vojìro veloci/fimo dlfcorfo,tuttauza in quefopartieolare,chc
bora hakbiamo alle mani , non voglio mar auigliarmi , che la-
peìfpkacita del.vojlro ingegno refìi ancora offufeata dalla ca-
ligine alta, è" ofeurar, che ci na fonde il termine , al quale noi
camminiamo :. e ceffa la mia maraviglia nel rimembrarmi
quant'hore , quanti giorni , e più quante notti habbia io tra-
paffate in queflafpecolazione, e quante volte, difperato dipo<-
terne venire a capo , habbia per confolazion di me medefimor
fatto forza di perfuadermi a guifa dell 'infelice Orlando , che.
goteffe non effer vero quello, che tuttauia la teslimonianza di
Del Galileo. 441
fanti hnomìni degni di fede mi rapprtfentaua innanzi a gli
occhi; non vi maravigliate dunq; fé quejia volta , contro al
vofìro con/lieto , non prevedete ilfegno; e fé pur vi maravi-
gliate-, credo che la riufcita , per quanto pojfo giudicare , affai
ir, opinata, vi farà cejfar la maraviglia*.
SAGR. Ringrazio dunq; Iddio dell bavere egli ovviato, che tal.
di/per 'azione non traejfe voi alVefìto, chef favoleggia delmi-
fero Orlando ,nea quello , che forfè non men faziolofamente
s'intende d' Ari/i* accioccche ne io, ne altri refìnjfe privo del ri-
trovamento di cofa tanto recondita, qvantodeftderataiprego-
ui dunq; che quanto prima jìpojfa fatolUate la mia famelica
avidità .
$ALV* Eccomi afodisfarvi . Eramo ridotti , a ritrovare in quaì
manieragli additamene , e filtrazioni della vertigine terre-
firefopra'l moto annuo potejfero farji hor con maggiore , &
hor con minore proporzione , la qual diverjità , e non altra \
cofa, poteva afegnarjiper cagion delle alterazioni mejìr.ve,&
annve , che fi veggono nella grandezza de ijiujji , e reflvjfì*.
Confiderò adej/o, come quefìa proporzione de gli additamen- jn tremodi £
ti, e futtr azioni, della vertigine diurnale del moto annuo, puh può alterar lx
farfì maggiore , e minore in tre maniere . L'vna e cc'l ere- proporzione.*
fere , e diminuire la velocità delmoto annuo , ritenendo gli degli. addica-
addii amenti , e filtrazioni fa: te dalla vertigin e diurna,nella ^tiaihe /""*
medefìma grandezza, perche per efere il moto.annuo circa tre pra'i motoan-
volte maggiore, cioè più veloce del moto divrno ( confiderato mio .
anco nel cerchio ma/fimo )fe noi di nuouoV accrefeeremo, mi-
nore alterazione gli arrecheranno legivnte, bfvttrazioni del
moto diurno ; maper V oppofìto facendolo più, tardo , verrà ca>
proporzion maggiore alterato dal medefmo moto diurno '■> in
quel modo, che laecrefeere, a detrarre quattro gradi di veloce
tà a quello , che Jimuouecon ventigradi, altera meno il fuo>.
eorfo, che non farebbero i medefimi quattro gradi aggiunti,o>
detratti a vno, chef movejfe folamente con io. gradi . La— »
feconda maniera farebbe con far maggiori, orninoti gliaddi-
lamentile le futtr azioni , ritenendo il moto annuo nellijìejfa.
velocità ;il che e tanto facile da intenderfì, quanto e mamfe-
fio , che vna velocità vg. di io,gradi più fi altera con lag-
giunta, ofuttrazione di io. gradi, che con la giunta, ofvttrai
zione di 4. La terza maniera farebbe , quando quejìe duejì
&ongivgneffero injìeme.f diminuendo ilmoto annuo ^ crefeen^
do le
44 * Dialogo quarto
do le giunte, e futtrazioni diurne . Sin qui , come voi vedete
non è fiato difficile il peruenire, ma ben e egli fiato a mt labo-
riofoll ritrouare^in qual maniera ciopojfa effettuar/un natu
ra . Tur finalmente trouo, che ella mirabilmente fi neferue,
Quello che a e con modi quafi inopinabili: dico mirabili, & inopinabili .a
noi è difficili^ noi,, ma non a lei , la quale,anco le cofe ali intelletto nojìro
fimo a interi- d'infinito fìupore,opera ella con fiamma facilità , e femplicità:
derfi alla Na £ quello che a noti difficili/fimo a intender/i, a quella e ageuo-
lifsimo a farli. lifiìmo afarfi. PaJJando bora pia auanti , & bauendo dimo -
Se'l mouimen fìrato,come la proporzione tra gli additamenti, e futtrazioni
co annuo non della vertigine, e l moto annuo ,fipuofar maggior e-, e mina-
ti alterafife ce£ re jn jue maniere {e dico in due , perchè la terza vien compo-
lerebbe 1 pe- j^a falle due prime) aggiungo , chela natura di amenduefi
£ruo m ferue; e di più foggiungo , che quando ellafifieruijfe di vna-*
Se'l periodo Jòla,bifognerebbe tor via vna delle due alterazioni periodiche*,
diurno non fi Cederebbe quella del periodo mefiruo }fe'l mouimmto annuo
f hh6''] ~ non fi alter affé . E quando le giunte, e futtrazioni della ver-
riodo annuo „ tigine diurna fi mante nejfer continuamente eguali, manche'
r ebbero le alterazioni del periodo annuo ,
SAGR. ^Adunq; V alterazione mefirua de'flujjìye rejlujfì depende
dalFalterazion del moto annuo della terra ì e l'alterazione
annua de medefimiflujjì } e reflujfi deriua dagli additamen-
ti, e futtrazioni delia vertigine diurna 1 Hura mi ritrouo io
più confufo, che mai, e più fuori difperanza d'bauere apoter
refitar capace, comefiia queflo in tralciamenìo più intrigato ai
mio parere del nodo Gordiano;^ inuidio il Sig. Simp* dal cui
Jllenzìo argomento , cheei refii capace del tutto , e libero da-*
quella corfufione , che grandemente a me ingombra la fan-
tafilm » -o
SIMP~ Credo veramen te Sìg. Sagr. che voi vi rìtrouiate confufop
e credo difapere anco la caufa della vofira confufiane, la qua-
le per mio auuifo no/ce, che delle cojè portate da poco in qua
dal Sig~ Salutartene intendete , e parte nò, £ anche vero
eh' iomi trouo fuori di confuf ione ; ma non per quella eaufa 9
che voi credete, cioè perche io refi capace del tutto 0 anzi eia mi
auuiene dal contrario jcioì dal non capir nulla ,• eia confu-
Jioneè nella pluralità delle cofe, e non nel niente .
SAGTi. Vedete Sig. Salu. tome alcune sbrigliatene t che fi fon date
ne i giorni p affati al Sig. Simp. r hanno refi) manfueto , e di
faltatore cangiato in vna chinea , ^Ma di grazia fenza pia
indugio
Del Galileo . 443
indugio cattateci amenduedi tramaglio .
SAZiV. Farò forza quanto potrò alla miaduraefprefsiua , aUt~*
cui ottu/ìtàfupplirà l acutezza del vo/ìro. ingegno . Due fono
gli accidenti, de' quali doniamo inu.ejiigar le cagioni; Il primo
riguarda le diuerfità,cbe accafcanomdflufsi , e reflufsi. nel pe*
riodo mefìruo ; e laltro appartiene alpertodo annuo . Prima
parleremo del mefìruo , poi tratteremo dell, annuo ; e tutto
conuien che rifoluiamo fecondo i fondamenti, eipotefigiàfìa-
hilìte,fenza introdur nouità alcuna , ne in lAftronomìa ,
ne netf Vnìuerfo ingrazia de iflufsi, e reflufsi, madimofiria-
mo , che di tutti i diuerfi accidenti , che in efsifìfcorgpno,.lz^-
caufe rifeggono nelle cofe già conofciute, e riceuuteper vexe,<kx j potcfì Verif-
indubitate . Dico per tanto cofa vera naturale, anzi necefsa- fìma_» in più
ria, efere che vn mede/imo mobile fatto muouere in giro dalla breue tempo
mede/ima virtù moueniein più lungo tempo faccia- fuo corfo ipec*u"" *e re~
J ,• • / *. & . e j j , j uoluzioni ne 1
per vn. cerchio maggiore, che per vn.mmore ; e questa e venta cercjù mi,10ri
riceuuta da tutti, e confermata da tutte V ef per ienze. , dellt-j che ne i ma"-
quali ne produrremo alcuna .. Ne gli.boriuoli. da ruote x & giori: il che fi
in particolare ne i grandi, per temperare il tempo accomodano, dichiara con
* loro artefici certa bafa volubile orizontalmente,e nelle fue e- dmeiempi .
flremità attaccano due pefì di piombo , e quando il tempo, an- pj0>
dafe troppo tardo, co' Ifolo auuicinare alquanto in d'etti pi.om
hi al centro dell' bafìa , rendono le fue vibrazioni più. fre-
quenti ; & aW incontro per ritardarlo kaBa ritirare i mede/i-
mi pefì più verfo lefìremità ; perche cosi le vibrazioni fi fanno
più rade , & in. confegucnzagl'interuallì. dell' bore fi allun-
gano .
Qui la virtù mouente e la medefima,cioe il'contrappefó , i. mobili
fono i mede/imi piombi, e le vibrazioni loro, fon più frequenti,,
quando fono più vicini al.centro, cioè quando fi muouono per EfemDi<5 fe.
minori cerchi . Sofpendanfìpefì equali da corde difeguali , e concio .
rimoffì dal perpendicolo lafcin/ìin libertà ; vedremo gli appefi
a corde più breui fare lor vibrazioni fiotto più breui. tempi , co-
me quelli, che fi muouono per cerchi minori . Ma più :. attac-
chilivn talpefo a vna corda* } la quale caualchivn e biodo fer-
mato nel palco, e voi tenete Ealtro capo della cor dain mano, iy
bauendo data l" andata al pendente pefio-, mentre ei va facen-
do fue vibrazioni , tirate il capo della corda,cbe bauete in ma-
no » fi che ilpefofi vadia alzando , vedrete nel fuo folleuarfì
trefeer la frequenza ideile fue vibrazioni , come quelle , che fi
vanno
Due partico-
lari accidenti
notabili ne i
■pendoli, e lo-
so vibrazioni.
* Problemi ma-
rauigliofi __ di
mobili defcén
dènti per vna
quarta di cér-
chio : e de i
defcendenti
per tutte le_^
corde di tutto
il rerchio .
44.4 Dialogo quarto
vanno facendo continuamente per cerchi minori ~ Equi vo-
glio , che -notiate due particolari degni d% cffer faputi . Vno *
che le vibrazioni di vn tal pendolo fi fanno con tal necefsità
fotto tali determinati tempi , che e del tutto impofsibile il far-
gliele far fotto altri tempi, fatuo che con allungargli, o abbre*
uiargli la corda ; del ebe potete anco diprefente coni' efperien-
za accertar ui, legando vnfafso a vnofpago, e tenendo! altro
■capo in mano .; tentando, fé mai per qualunque artifizio Jì vjt
vipofsafuccedere difarlo andare in qua ? & in là J otto altro 9
che vn determinato tempo ,fuor che con allzmgare , òfeorciar
lofpago, che affolutamente vedrete ejfere impofsibile . L 'altro
particolare veramente marauigliofoe , che il medesimo pendo-
lo fa lefue vibrazioni con V ijìeffa frequenza , è pochifsimo , t
quasi infensibilmente differente , sien elleno fatte per archi
grandi/fimi, ò per piccoli/fimi dell' ijìejfa circonferenza . T)ico
che fé noi rimoueremo il pendolo dal perpendicolo vno, due,
e tre gradi folamente ,ò pure lo rimuoueremo jo. So. & anco
sino a vna quartaintera, lafciato infua libertà farà neWvnot
£ nell'altro cafo lefue vibrazioni con la medesima frequenza ,
tanto le prime, doue ha da muouersiper vn arco di 4. 0 6. gra-
di , quanto, le feconde dazic ha da poffare archi di 160. 0 pia
gradi ; il che più manifejìamenie > si vedrà con fof pender due
pesi eguali da due fili egualmente lunghi } rimouendone poi
dal perpendicolo vno per piccola dijtanza t eV altro per gran-
Ai (firn a, li quali pò fU in libertà andranno ,£ torneranno fotto
gtifle/Ji tempi , quello per archi affai piccoli, e queflo per gran-
difjìyn'h dal che nefeguita la conclusione d'vn Problema bellif-
•simo , che} , che data vna quarta di cerchio ( ne fegnerò qui in
terra vn poco di figura ) qual farebbe
quejla >lAB, eretta all' Orìzonte , sì
cheimifìa sulpiano toccando nelpun-
to S. e fatto vn arco con vna tauola
ben pulita , e lifeia dalia parie conca-
va , piegandola fecondo la curuitàdel-
la circonferenza ADB. si che vna-~>
palla ben rotonda , e terfa vi poffa li-
beramente feorrer dentro ( da cajfa di
vn vaglio e accomodata a taleefperì-
mza ) dico , che pqfìa la palla in qualsiuoglia luogo, ovìcìnOj
ò lontano dati 'infimo termine R, come farebbe mettendola nel
punto
À
fi
Del Galileo . 44 jt
punto C. o vero qui in D.ò in E. e la/data in libertà, in tetti'
pi eguali y b infenjibilmenie differenti arriverà al termine B+
partendofi dal C. b dalD. ò dall' E. à da qualjiuoglia altro
luogo: accidente veramente marauigliofo . Aggwgncievrì
altro accidente non men bello di qutjìo ,chee , che anco per
tutte le corde tirate dal punto B. ai punti CD E. & a qua-
lunq; altro non folamente prefo nella quarta BA. ma in tut-
ta la circonferenza del cerchio intero il mobile Jleffo feenderà
in tempi a fiolut amente eguali , talché in tanto tempo feenderà
per tutto l diametro eretto a perpendicolo /opra il punto B. in
quanto feenderà per la BC.quando bene ella futtendejle avn
fol grado , ò a minore arco . <-Aggiug7iete l'altra meraviglia ,
quale, che i moti de i cadenti fatti per gì archi della quarta—*
AB. fi fanno in tempi più breui, che quelli, che fi fanno per le
(orde de i mede fimi archi, talchi il moto velocijfimo,e fatto nel
tempo breui f/imo da vn mobile, per arriuare dal punto A. al
termine B. farà quello, the fi farà, non per la linea retta AB,
(ancor chefìa la brcuifjima di tutte quelle,che tirar Jìpoffono
tra i punti AB. ) ma per la circonferenza AB D. e prefo anco
qualfiuoglia punto nel medefimo arco , qualjia v.g. il punto
D. e tirate due corde AD. DB. il mobile partendo/i dal pun-
to A. in manco tempo giugnerà al B. venendo per le due cor-
de AD. DB. che per la fola AB. ma breuiJ[imo,fopra tutti i
tempi farà quelli della caduta per Varco A DB. egli Beffi ac-
cidenti intendanfì di tutti gli altri archi minori preji dall'in-
fimo termine 'B. in su ,
$AGR, Non più , non più , che voi mi ingombrate sì dì marauì-
glia, & in tante bande mi distraete la mente, ch'io dubito , che
piccola parte farà quella, che mi rejìerà libera ,efincera per ap-
plicarla alla materia principale, che fi tratta , e che pur troppo
e per fé fìeffa ofeura , e difficile ; vi pregherò bene , che vogliate
favorirmi, fpedtta, che hauiamo la fpecolazione deìfluffi, c^
refiuji, di effer' altri giorni ancora a honorar quefìa mia , e_->
vofira cafa,iy a difeorrere fopra tati altri Problemi,che~hauia
mo lafciati in pendente, e che forfè nonfonmen curioji^e belli
di quefìo, che fi e trattato ne i p affati giorni ■, e che hoggi dourà
terminar fi .
$ALV. Saro aferuirui, ma più di vna, e di duefefsioni bifogneràt
che facciamo , fé oltre aW altre quifìioni riferbate a trattarfi
appartatamente vorremo aggiugnerei le tante attenenti al
mote
Mote annuo
della terrai
per 1' Eclitti-
ca ineguale
mediante* il
«noto dellau»
44^ Dialogo quarto
moto locale , tantode i mòbili naturali , quanto dei proietta,
materia. dtffufament e trattata dal nojtro ^Accademico Linceo.
Ma tornando. al nojlro primo propo/ìto , doue erauamo su il
dichiarare, tome de i mobili circolarmente da virtù motrici^,
che contìnuamentefi confimi la medefima, i tempi delle circo '
lazionì erano prefifsi, e determinati , & impofsihili afarfipiù
lunghi, bpiùbreui, bau endone dati ej empi, e portate efperien-
xefenfate, e fattibili dannilo/siamola medefima verità con'
fermare con le ejperienze de imouimenti C etesii de i Pianeti,
ne i quali fi vede mantener X iftejfa regola , che quelli , che Jl
muouono per cerchi maggiori ;> più tempo confumano inpaf-
fargli . Spediti/sima ojfem azione di queflo h abbiamo da i
Pianeti Medicei, che in tempi breui fanno lorreuoluzioni in'
torno a Gioue . Talché noni da metter dubbio, anzipoffia-
fno tener per fermo, eficuro, che quando per efempio la Luna
feguitando di ejfer mofsa dalla mede/ima facoltà mouentt^»
fujje ritirata a poco ,apaco in cerchi minori, ella acquifiereb-
he dijpoJìzÀone di abbreviarci tempi de ifuoi periodi 3 confor-
jmea quel pendolo ^ del. quale , nel cor fo delle fue vibrazioni 3
.andauawiQ abbreviando la corda , cioefcorciandoilfimidia'
metro. delle circonferenze da lui pafsate.. Sappiate bora chi^j
quejlo j che della Luna ho portato per efempio 3auuiene ,efi 've-
rifica efsenzialmente in fatto .. Rammemoriamoci , che già fu
.conclufodanoiinfiemecd'l Copernico , non efser pofiìbile fe-
pararlaLuna dalla terra, intorno alla quale , fenza contro*
uerfia ,fi vnuoue in vn mefe : ricordiamoci parimente , che il
; globo terreBre, accompagnato pur fimpr e dalla Luna, va per
la circonferenza dell' orbe magno intorno al Sole in vrìanno^
nel qual tempo la Lunaji riuolge intorno alla terra quafii$»
volte , dal qual riuolgimento Jèguita , che efsa Luna talhorfi
iroui vicinaal Sole,cioè quando} trai Sole, eia terraye talho»
ra afsai più lontana , che e quando la ferrar 'iman tra la Lu-
nare il Sole; vicina in fomma nel tempo della fua congiunzio*
ne, e nouilunio;tontana nel plenilunio, & oppofizione; e leu*
majpma lontananza , e la mafsima vicinità differì/cono per
guanto i$ grande il diametro dell 'orbe lunare , R orafi è ve*
ro, chela virtù,che muouelaierra , e la Luna intorno al So-
le fi mantenga fempre del medefimo vigort 'jefe ì vero ., che il
mede/imo mobile mofso dalla medefima virtù, ma in cerchi di'
Jèguali, in tempi più br sui paf si arcbifimilide i cerchi minori $
bifogna
Del Galilea. 447
Infogna necefsariamente dire, che la Luna quando è in mino*
dijfanza: dal Sole, cioè nel tempo della congiunzione , archi
maggiori pajjì 'dell orbe magno, che quando e in maggior lon-
tananza,cioe nell'oppq/ìzione , e plenilunio ;e quejìa lunare
inegualità conuien che fìa partecipata dalla terraancora ; im-
peroccbèffe noi intenderemo vna linea retta prodotta dal cen-
tro del Sole per il centro del globo terre/ire , e prolungata fino
air orbe lunare , queflafarà il fcmidiametro dell'orbe magno ,
nel quale la terra y quando fujfe fola Jìmouer ebbe vnij orme-
mente , ma fé nel medejìmo fcmidiametro collocheremo vn'al-
tro corpo da ejfer portato >> ponendolo vna volta tra la. terra, e
il Sole, & vn altra vottaoltre alla terra in maggior lonta-
nanza dal Sole,} forza , che in queflo fecondò cafo il moto co-
mune di amendue, fecondo la circonferenza dell'orbe magno,
mediante la lontananza della Luna, riefea alquanto più tar-
do, che nell'altro cafo, quando laLuna-ètrà la terra , e'ISote,
cioein minor dijìanza . Talché in quefìo fatto accade giufìo
quel che auuìene nel tempo dell' borìuolo, rapprefentandoci la
Luna quel piombo , che s'attacca bar più lontano dal centro ,
per far le vibrazioni dell' hajìa men frequenti y (7 bora più
vicino per farle pia fpefe . Di qui può ejfer manifìjio , come
il mouimento annuo della terra nell'orbe magno , e fotta l'E-
clittica , non e vniforme ,.e come la fua difformità deriu.t^»
dalla Luna, & hà/uoi periodi, e rejlituzioni mafirue . E per-
che fi era conclufo le alterazioni periodiche , mefirue , & an*
nue de i jluffì, e reftu/Ji nonpater deriuare da altra cagione ,
che dall' alterata proporzione, tra il moto annuo, egli addita-
mene, e fitttr azioni della vertigine diurna, e tale alterazione
poteua far fi in due modi, cioè conV alterare il moto annuo, ri-
tenendo ferma la quantità degli additamene ,o co'l mutar la
grandeza di queHi , mantenendo l'uniformità del moto an-
nuo, già habbiamo ritrouato il primo di quefìidue modi fon»
datofoprala difformità del moto annuo dependente dàlla^*
Luna , e che bài fuoi periodi meflrui .. E dunque necejfario ,
the per tal cagione iflujjt , e refìujjìhabbianovn periodo me-
firuo dentro al quale fi facciano maggiori ,. e minori . Hora
vedete, come la caufa del periodo mejìruoriftede mimato an-
nuo; & injieme vedete ciò che ha che far la Luna in queflo ne-
gozio^ come ella ci entra a parte fènza bauer ebe fare niente,
me con mari) ne con acque .
$agr*
44§ Dialogo quarto
SAGR. Seavno , che non baueffe cognizione di veruna forte di
fiale, fufìe mójìrata vna torre aliijjìma , e domandatogli fi^
gii de (fé l'animo d'arriuare alla fina fuprema altezza y credo
ajfolutamente, che direbbe di no , non comprendendo che in-a
altro mudo, che convolare } vifipotejfeperuenire ; ma mo-
firandofegli vna pietra non più alta di mezo braccio , <£r in-
terrogandolo fé f opra quella credeffi di poter montare , fon—*
terto, che risponderebbe disi; & anco non negherebbe ,c he non
vna fola ma io. 20. e 100. volte ageuolmeniefalir' vi potreb-
be : parlo, che quando fé gli mojirafsero lefcale co'l mezo delle
quali, con lageuihzzada lui conceduta , fi poteua peruenire
colà , douepocof haueua affermato efser 'imponibile di arri-
uare , credo che rìdendo di fé fìtfso conf efser ebbe ilfuopoco
auuedimento , Voi Sig. Salu. mi hauete di grado in grado
tanto foauemente guidato > chenonfenza merauiglia mi tro-
no giunto con minima fatica a quell'altezza , doue io credeua
non poter/i arriuare;e ben vero,che per ejfer fiata lafcala buia
nonmi fono accorto di ejfer mi auuicinato , ne peruenuto alla
cima , fé non dopo che vfeendo all'aria lumino/a ho feoperto
gran mare-, e gran campagna; e come nelfalire vn grado non
sfatica veruna , così ad vna ad vna d,elle vojìre proporzioni
mifonparfi tanto chiare, che fopraggiugnendomi poco, ò nul-
la di nuouoj piccolo, 0 nulla mifimbraua efsere il guadagno ;
onde tanto maggiormente Jì accrefee in mela marauiglia per
l'inopinata riujcita diquejìo difeorfo , che mi ha f corto all'in-
telligenza di co fa f ch'iojiimaua inefplicabile . Vna difficultà
mi rimane folamente dalla quale de/idero di efser liberato , e
■ qutfìae,che fc' l mouimento della terra injìeme con quel della
Luna fiotto' l Zodiaco fono irregolari , dourebbe tale irregola-
rità efsere fiata ofseruata, e notata dagli ^AJironomi , il ches
non so che fìafeguito; pero voi, che più di mefite di quefìe ma-
terie informato, liberatemi dal dubbio , e ditemi come Jià il
fitto .
8ALV. Molto ragioneuolmente dubitate , &* io aWinJlanzari-
fpondendo , dico ; che benché V ^AJironomia nel corfo di molti
fec oli h abbi a fatto gran progrejjì nell'inuefiigar la confìitu-
Molte cole zione, e i mouimenti de i corpi Celejli , non pero e ella fin qui
* ° u " "a- ar rinata afegno tale, che moltijjimc cofe non reftino indecifie,e
ftronoiaia nò' forfi ancora molt' altre occulte . E da credere , che i primi ofi
o&ruatc . feruaiori del Cielo non conofcefsero altro, che vnmoiocomu-
. ' ne
Del Galileo . 44$
ne a tutu lefielle, quale è quejìo diurno ; crederò bene ,. che m
f ocbi giorni fi accorgeffero , chela Luna era incojìante nel te-
ner compagnia aW altre Jlelle , ma chefcorrefiero ben poi mot'
tianni prima, che fi diftinguejfero tutti iTianeti ; ^ in par- Saturno pe*
ticolar e penfo , che Saturno perla fua tardità , e <SMercurio\^ cardici , e
jper il veder/Idi radofufferodegli vitina ad ejfer conqfciuti Mercurio^ per
per vagabondi , ferranti. Molti più anni e da crederti , veder^ di
(bepaffafiero atlanti che fuffero offeruate le fi * azioni , e retro ^^ y™^
gradazioni de i trefuperiori, come anco gli accoramenti , c_-> ad^etTer'offer-
difeofìamenti dalla terra , occafioni neceffarie dell'introdurrti*
gli Eccentrici , e gli Epicicli , e ofe incognitejino ad ^Arifì.già
che ei non nef.ì menzione ; Mercurio , e Venere con le loro
ammirande apparizioni quanto hanno tenuto fofpejì gli
lARronomi nel rifoluerfi non che nitro circa ilfito loro ( tal"
ibi ,qualfia l'ordine folamente dei corpi mondani , e la in-
tegrale firuttura delle parti deW Vniuerfo da noi conojciute,*
Jiata dubbia fino al tempo del Copernico, il quale ciba final-
mente additata la vera cofìituzione, & il verofiflemaffecon- ;
do il quale effe parti fono ordinate ; fi che noifiamo certi , che
tSMercurio , Venere , egli altri Pianeti [fi volgono intorno al ■
Sole , £ che la Luna fi volge intorno alla terra •. Ma come poi
ciafeun Pi.inetafi gommi nelfuo riuolgimento particolare, e o
tome Ria precifamente la ftruttura dell orbe fuo , che e quella ticohri diteli
the vulgarmente fi chiama la fua teorica , 'non pnfijìamo noi orbi de' Pia-
per ancora indubitatamente.rifoluere . lefìimomo ce nefia*1^ ancora_j>
Marte, che tanto trauaglia i moderni ^Aftronomi ; £r alli—> .non ^en r€^0,D
Lunafieffa fono fiate ajftgnate variate teoriche , dopo l'ha-
uerla il medefimo Copernico mutata affai da quella di Tolo-
meo . E per defender più al noflro particolare , cioè al moto
apparente del $ole, e della Luna;di quello e flato offeritalo cer-
ta grande in egualità, per la quale in tempi affai differenti , e'
P affa li due mezi cerchi dell' Eclittica diuifì dai punti de gli
Equinozi/ : nel pafsar l'vno dei quali egli confuma circa a Il Sole paffe
none giorni di più, che nel pafsar l'altro ; differenza come ve- vna metà del
dete molto grande , e notabile . ^V£a fé nel poffare archi pie- Zodiaco noue
coli, quali farebbono per efempio i iz.fegni , e mantenga vn fi °r l1 *[i,u, ^re
moto regolar ìffìmo , o pure proceda conpajfibor più veloci al-
quanto, & bor più lenti, come e necifiario, cheftgua, quando
il movimento annuo fiafolo in apparenza del Sole , ma in *
realtà della terra accompagnata dalla Luna, ciò non e fiato
Ff fin
4 5 • Dialogo quarto
fin qui ofseruato , ne forfè ricercato . Della Lunapoi,le cui
Moto de!la_j reflituzioni fono fiate inuejìigate principalmente in grazia-*
Luna ricerca- degli Ecliffi-, per i quali bajla hauer' efatta cognizione del mo*
in oi ce in era- tofuo intorno alla terra, non fi e parimente con intera curio-
sia de gii E- Jttà ricercato qualfta ilfuoprogrefsopergli archi particolari
cliiii . del Zodiaco . Che dunque la terra, e la Luna nello fcorrer per
il Zodiaco , cioè per la circonferenza dell'orbe magno fi accele-
rino alquanto nt nouiluny, e fi ritardino né pleniluni/, non
deue metter/i in dubbio,perche tal inegualità non fi fia mani-
ftfiata : il che per due ragioni ì accaduto ; prima, perchè non }
fiata ricercata . Secondariamente poi ,perche ella può e/sere
non molto grande ;ne molto grande fd di bifogno , che ellafìa
perprodur l'effetto che fi vede nell'alterazione delle grandez-
TlvSsì,e refluf- zede ifluffi, e refuf/?; perche non folamente tali alterazioni,
% top piccoJii- ma gli ftefsi flufei, e rejiufsi fon piccola cofa rifpetto alla gran-
ipeiìo alla va" dezza de fuggetii , in cui fi efer citano ; ancor che rifpetto a—»
rficà de' mari, ' noi , & alla no/ira piccolezza fembrino cofe grandi. Imperoc-
ik alia véiccw che Vaggiugnere, òfeemare vn grado di velocità, doue ne fono
ta ìuqI moto . naturalmente 700. ò iooo. non fi può chiamar grande alte-
riti globo ter» " • * • 1 • 1 r -r ^ 7 ■ > ■ v ~ j„t
«cirre razione* ne in chi lo conferì/ce , ne in chi lo riceue: l acqua dei
mar nofìro portata dalla vertigine diurna fa circa 700. mi-
glia per bora (che e il moto comune alla terra, <ÙX ad e/ìa, e pe-
rò impercettibile a noi) quello, che nelle correnti cififàfenfìbi*
le, none di vn miglio per bora (parlo nel mare aperto, e non
ne gli fretti) è quejio è quello , che altera il mouimento primo
naturale, e magno; e tale alterazione è ajfai rifpetto a noi , iy
a i nauili/; perche a vn vaffello ehe dalla forza de i remi ha di
fare nell acqua fognante v.g. 3. miglia per bora, in quella—*
tal corrente , dall' hauerlain fauore aWhauerla contro impor-
terà il doppio del viaggio ; differenza notabiliffima nel moto
della barca, mapiccolijììma nel mouimento del mare, che vie-
ne alterato per Ufuafettecentefima parte . Lifìejfo dico.deW
alzar Ji, ir abbajfarfivno, dite, ò tre piedi ; & a pena quattro,
h cinque nell'ejìremità delfeno lungo due mila , òpiu miglia,^
dout fono profondità di centinaia di piedi; quefìa alterazioni
} a/i ai meno , che fé in vna delle barche , che conducon V acqua
dolce, ej/a aequa, nell'arre ffar/i la barca, salzaffe alla prua,
quanfe la groffezza d'vn foglio : Concludo per tanto picco?-
Uff me alterazioni rifpetto alt immenfa gran dezza , efomma
velatiti de i mari ejfer bacanti ptr jave in efsi mutazioni
grandi
Del Galileo. 4$ ir
grandi in relazione alla piccolezza noRra t t di nojiri acci"
denti .
§AGR. T{imango pienamente fodis fatto quanto a quefiaparte ;
re/la da dic'aiararci,come quelli additameli, e Cut trazioni de-
rivanti dalla vertigine diurna, fi 'facciano bor maggiori , &
bor minori ; dalla quale alterazione ci accenna/le , che depen-
deua il periodo annuo degli accrefcimenti f e diminuzioni d£
flufsi t e reflufsi .
$ALV. Faro ogni po/fìbile sforzo per lafcìarmi intendere, ma la—»
difficolti deli accidente Jlejfo, e la grand' ajiAtzìon di mente ,
the ci vuol per capirlo mifgomentdno . La difegualìta de gli Caufe dalliL*
tdditamenti , e filtrazioni, che la vertigine diurna fàfopr al difegualica
moto annuo, depende dall' inclinazion dell' affé del moto diur- delle fuccra-
no /opra' l piano dell'orbe magno, ò vogliamo dire dell'Editti- Zl,°!V ' e Qe ?*J
ca ; mediante la quale inclinazione l'equinoziale fega efs.i^ clelJa vertiei-
Eclìttica, refìandofopra di lei inclinato , <tX obbliquo fecondo ne diurna fo-
ia mede/ima inclinazion dell'afe . E la quantità degli addi- pra'l moto an-
tamenti viene a importar quanto e tutto 'il diametro di efso nuo«
equinoziale , fi ante il centro della terra ne i punti folfìiziali jp
ma fuor di quelli imporla manco , e manco , fecondo che ejfo "'
eentro fi va auukinando a i punti degli equinozi/ , doue tali
addit amenti fon minori , che in tutù gli altri luoghi . Quefìo -
e il tutto , ma inuolto in quella ofeuriià che voi vedete.
SA3R. Anzi pure in quella ch'io non veggo ; perche fin bora non
comprendo nulla.
%ALV. Già l'ho io predetto . Tuttauia proueremo fé co'l dife-
gnarne va poco di figura fi potefe guadagnar qualche lume;
fé bene meglio farebbe il rapprefentarla con corpi fjlidi , cbz~*
tonftmpUci difegni ; pure ci aiuteremo con la profpettiua, e_-»
eonglifcorci . Segnamo dunque , come di [opra , la circonfe-
renza dell'orbe magno, nella quale intenda/i il punto A. effe'
re vno de i folfìiziali , ^T il diametro AP. la comunfezionc
del Coluro de folfìizi ■, e del piano dell'orbe magno , b vo-
gliam dir dell' Eclittica ; £T in ejfo punto A. effer locato il
eentro del globo terre/ire , l'afe del quale CAB. inclinata
fopra il piano dell' orbe magno , cade nel piano del detto Co-
luro , chepajfaper amenduegli afsi dell' Equinoziale , e dell*
Eclittica. E per minor confufionefegneremo il foto 'cerchio
equinoziale , notandolo con quefìi caratteri DGEF. del
quale la comun fezione col piana dell'orbe magno fia leu»'
Ff a, linea
s
$5*
.
Dialogo quarto
linea DE.Jìcbe ìametà di e/so equinoziale DEE. rimarrà-
inclinata fotto il piano deli orbe magno , e l'altra metà DGE»
deuatafopra . Intendaji borala reuoluzione die/so equino-
ziale far/i fecondo la confeguen^a de i punti DGEF. & il
moto dtl centro da A. ver/o E. E perche /tante il centro delia-
ter r a in A. l'afe GB. (che e eretto al diametro dell'equinoziale
%DE.) cade comejie detto nel coluro defolflizy-, la eomun fa-
zione del quale , e dell'orbe magno e il diametro P A. farà e (fa
linea P A. perpedicolare alla mede/ima DE. per efser'il coluro
eretto all'orbe magno, e perì? e [sa DE. farà la tangente dell' or*
he magno nel punto A. talchi in quejìo flato il moto del cen*
fro per l'arco AB. che è di vn grado per giorno pochi/fimo
differifee , anzi e come fé fuf e fatto per la tangente DAE. E
per chi per la vertigine diurna il punto T>. portato per G. iti
E. accrcfce al moto del centro mofso quafìper la medejtma li-
nea DE. tanto quanto è tutto il diametro DE. $* all'incon-
tro altrettanto dimìnuifee mouendojt per l'altro mezo cer-
chio EFD .faranno gli additamenti , efuttrazion i in quejla
luogo , cioè nel tempo delfolflizio mifurati da tutto il diame-
tro DE.
PaJJìamo bora a vedere^fene i tempi de gli equinozi/ e' Jian&
della
Del Galileo^ 451
iella mtdejìma grandezza , e tra/portando il centro della ter-
ra nel punto I. lontano per vna quarta dal punto *A, inten-
diamo il medefimo equinoziale GEF\D. la fua comunfezione
ton l'orbe magno DE. lafse con la medefi-ma inclinazione
C'H. ma la tangente dell'orbe magno nel punto /, non farà
tiìt la DE. ma vn' altra, che lafegherà ad angoli retti ; e Jts
quefla notata H IL. fecondo la quale verrà ad ejjère incammì-*
nato il moto del centro I. procedente per la circonferenza del--
l'orbe magno . Hora in quejlo flato gli additamenti, e figura-
zioni nonfimifuranopizì nel diametro DE. come prima Ji
fece ; perche non fi difendendo tal diametro fecondo la linea
del moto annuo HL. anzi fugandola ad angoli retti f niente
promuouono , o detraggono efsi termini DE. ma gli addita-
r/tenti, e fu ìtr azioni s' hanno a prendere da quel diametro, che
tade nel piano eretto alpiano dell'orbe magno , e che lofega—*
fecodo la linea HL. il qual diametro farà adefso quejlo GF.
&il moto addiettiuo,per così dire ^farà il fatto dal punto G.
per il mezzo cerchio GEF. e l'ablatiuo farà il reflante fatto
per l'altro mezo cerchio FDG. Mora queflo diametro per
non efier nella medsfima linea HL. del moto annuo ; anzi
perche lafega , come fi vede nel punto I. relìando il termine
G. eleuatofopra , & F. deprefso fotto il piano dell'orbe ma-
gno ; non determinagli additamenti , e futtr azioni fecondo
tutta la fua lunghezza, ma dcuefila quantità di quelli pren-
dere dalla parte della linea H L. che rimane intercetta tra le
perpendicolari tirate fopra di lei da i termini GF. quali fono
quelle due GS. FV.fi che la mifura de gli additamenti e la—»
linea SV. minore della GF. b vero della DE. che fu la mifura
de gli additamenti nelfolflizio <-A. Secondo poi cheficoflitui-
rà il centro della terra in altri punti del quadrante Al. tiran-
do le tangenti in efi punti , e le perpendicolari fopra efse ca-
denti dai termini dei diametri dell'equinoziale fegnati da i
piani eretti per efse tangenti al piano dell'orbe magno, le partì
di efse tangenti ( che faranno fernpre minori verfo gli Equi-
nozij , e maggiori verfo i Soljìizy ) ci daranno ie quantità de
gli additamenti , e futtr azioni . Quanto poi dijfèrifchino i
minimi additamenti da imafsimi, e facile a fiiperfi, perche tra
tfsi e la differenza medefima, the tra tutto lafse , o diametro
della sfera , e la parte di efso, che refi a tra i cerchi poi-ari , la—»
quale è minor di tutto' 7 diametro la duodecima parte profsi-
Ff j mamente
4 5 4 Dialogo quarto
mamente,intendendo però de gli adattamenti , e filtrazioni
fatte nell'equinoziale; ma negli altri paralleli fon minori y fe-
condo che i lor diametri fi vanno diminuendo .
Qucjlo e quanto io pojfo dirui in quefìa materia , e quanto per
auuentur-a puh comprender/i fotto vna nojira cognizione, la
quale, come benfapete , non/i può hauerfe non di quelle con-
clufioni, che fon ferme , e coflanti , quali fono i tre periodi in
genere de* jtuffì, e reflufijì, come quelli, che dependono da cau-
fe inuarìabili, vne, Ò~ eterne . Ma perche con quejìe cagion
primarie, & vniuerfalhfi me/colano poi le fecondane , e par-
ticolari, potenti a far molte alterazioni^ fono quejìe fec onda-
rie parte inojferuabili, & incojianti, quaVè per efiempio V al-
ter azion de i venti, e parte ( benché determinate, efierme)non
però ojferuateper la loro multiplicità, come fono le lunghezze
de i fieni, le loro diuerfe inclinazioni verfio quejìa, ò quella—»
parte, le tante, e tanto diuerfe profondità dell' acque, chi potrà,
fé non fior fie doppo lunghijfìme ojfieruazioni, eben/ìcure rela-
zioni, formarne hijioriecosìfpedite, che pojfiano feruir come
Ipoteji, e fiuppoftzionijìcure, a chi volefle con le lor combina-
zioni render ragioni adequate di tutte le apparenze , e dirò ,
anomalie, e particolari difformità,\che ne i mouimenti dell' ac-
que pojfono fcorgerjìì lo mi contenterò d'hauere auuertito ,
comelecaufe accidentale fono in natura, e fin potenti a pro-
dur molte alter azioni; le minute ojferuazioni le lafcerò farz—f
a quelli, che praticano diuerflMari; e filo per chiufa di que-
Jio nojìro dAfcorfo metterò in con/iderazione,come i tempi pre-
ci/? de iflujfì, e reflujjì non fintamente vengono alterati dalle
lunghezze dei fieni, e dalle profondità varie; ma notabile al-
terazione ancora penfio tocche pojfia prouenire dalla conferen-
za di diuerji traiti di Mari deferenti in grandezza , & in—*
pojìiura, ò vogliam dire inclinazione ; qual diuer/ìtà cade ap-
punta qui nel golfo Adriatico, minore afiai delrefìo del Me'
diterranneo, epojloin tanta diuerfia inclinazione, ebedout**
quello ha ilfiuo termine, che lofierra dalla parte Orientale,ch§
fono le riue della Sorìa, quejlo è racchiufio dalla parte più Oc-
cidentale; e perche nelle ejiremitàfiono affai maggiori ìfluffi, e.
rejlujjì, anzi quitti filamente fino grandijjìmi gli alzamen-
ti, & abbaiamenti* molto verifimilmentepuò accadere , che'i
tempi de iflujji in Venezia Jì facciano ne i rejlujjì deW altra
ffiare , il quale9 carne molto maggiore, e più direttamente dir
Jlefi
Del Galileo. 45$
Jfefo da Occidente in Oriente, viene in certo modo ad hauer
dominio fopra P Adriatico; e pero no farebbe da marauigliar-
fi, quando gli ejfetti dipendenti dalle cagioni primarie non fi
verificajfi.ro net tempi debiti , e rifpondenti a i periodi nell'
Adriatico , ma fi bene nel refio del cMediterraneo . Ma que-
fìe particolarità ricercano lunghe offeruazioni , le quali ne io
ho fin qui /attenne meno fon per poterle fare peri" auuenirei
$AGR. lAJfai mi par, che voi babbiate fatto in aprirci il primo in*
grejfo a così alta fpecolazìone, della quale , quando altro non
ci hauefie arrecato, che quella prima general proporzione , che
a me par, che non patifca replica alcuna , doue molto conclu-
dentemente fi dichiara , cheftando fermi i vafi contenenti le
acque marine , impojfibil farebbe , fecondo il comun corfo dà
natura, che in ejfefeguijfero quei mouimenti , chefeguir veg-
liamo, e che all' incontro pofii i mouimenti per altri ri/petti at-
tribuiti dal Copernico al globo terrefire debbano necejfaria-
mente feguire fimilì alterazioni ne imari, quando dico altro
non cifujfe , quefio foto mi par chefuperi di tanto interuallo
le vanità introdotte da tanti altri, che il ripenfar folamente a
quelle mi muoue naufea ; e molto mi marauiglio, che tra huo-
mini difublime ingegno, che pur ve ne fono fiati non pochi ,
non fa ad alcuno cafcato in mente la inconpatibilità,cbe e tra
il reciproco moto dell'acqua contenuta, e la immobilità del va~
fo contenente , la quale repugnanza bora mi par tanto ma-
nifefia.
SALV. Più e da marauigliarfi, che ejfendopur caduto inpenfiero
ad alcuni di referir la caufa de iflujfi, e refiu/fi al moto della
terra, onde in ciò hanno mofìrato perfpicacìtà maggiore della
comune, nello /irigner poi il negozio , non habbiano afferra- Non balla
to nulla; per non bauere auuertito, che non bafìa vn femplice per produrre
moto , <&" vmforme , quale e v.g. il femplice diurno del globo j* flurso, e re-
terrefire, ma fi ricerca vn mouimento ineguale , bora accele- **$ so vn mf
' ■> 1 j . iv 1 1 ? ■ /• r paco moto
rato, 1fX bora ritardato ;percbe quando il moto de i vajijia—* del elobo tcr-
vnìforme l'acque cont enute fi abitueranno a quelle , ne mai reftre .
far anno mutazione alcuna . Il dire anco (come fi referifee Opinione di
d'vno antico Matematico ) che il moto della terra ine ontran- ^cleucom*tc*
dosi col moto dell'orbe lunare cagiona per tal contraflo ilflufi uau *
fo, e rejlujfo, refìa totalmente vano, non folo,percbe non vien.
dichiarato, ne si vede , come ciò debba feguire , ma sì forge la
falsità manifefìa, attefochcla comunione della terra none
sontra-
45 £ Dialogo quarto
.contraria al moto della Luna , ma e per il medesimo verjo .
Talché il detto , eimaginato sin qui da gli altri, re/la, alpartt
mio , del tutto inuakdo . Ma tra tutti gli huomini grandi ,
II Feplera the [opra tal mirabile effetto di natura hanno jSlo/òfato , pia
tfiene con ri- mi merauiglio del Keplero che di altri , il quale ti ingegno li-
fpetra accula- £er0 , fò> acut0 t e che haueua in mano i moti attribuiti alla
terra, habbiapoi dato orecchio , & ajfenfo a predomini/ della
Luna J opra l'acqua , ^7 a proprietà occulte , ejìmilifanciul-*
lezzzs .
ÉAGR. Io fon d 'opinione,che a quejìi più fpecolatiuifìa auuenuto
quello che diprefente accade a me ancora , cioè il non poterti
intendere il viluppo de i tre periodi annuo, mc/ìruo,e diurno;
ccomélecaufe loro mofirino di dependere dal Sote,e dalla Lu-
na,fenza che rie il Sole, ne la Luna habbiano che far nulla
€on t acqua 5 negozio per piena intelligenza del quale a me fa
dimefìiero vnapiùjiffa , £ lunga applicazione di mente, la
quale fin bora dalla nouità, e dalla difficoltami rejìa affai of-
fufeata; ma non difperocol tornar da mejhjlomfolitudine, e
fìknzio,a ruminar quello yche non ben digejlo mi rimane nel-
la fantajìa, d\efferper j armene poffeffor e . Hauiamo dunque
da i difcorjìdi qutfìi ^.giorni, grandi attejìaziom a fauor del
si/iema Copernicano , tra le quali quejle tre prefe, la prima
dalle fazioni ,e retrogradazioni de i pianeti ., e da iloro acca-
fìamenii, e allontanamenti dalla ferrarla feconda dalla reuo-
luzion del Sole mfejìeffb, e da quello , che nelle fue macchie fi
offerua^la terza da ijlujjì^ rejlufft del marosi mojìrano affai
£oncludenti .
SALV* Ci si potrebbe forfè in breue aggiugner la quartale per au'
- r„r ueniur a anco la quinta, la qziarta dico prefa dalle Jìellejìffef
Mariìlijotìer- mentre in loro, per efattijjìme offeruazioni appariffèro quelle
uà la iiicn'dia minime mutazioni , che il Copernico pone per infensibili .
na. enei- mobi* Surge di prefente v'na quin fa nouità , dalla quale si poffà ar-
§?^ * guir mobilità nel globo terre/ire, mediante quello , chefottilif
/imamente va /coprendo l ' ìllujìrijjìmo S. Cefare della nobi-
le/ima famiglia de i cMarflij di Bologna , puf accademico
Linceo, il quale in una dottif ima frittura va efponen do, co-
me ha offe 7 nato vna continua mutazione , benché tardi/sima
nella linea meridiana, della quale frittura, dame vltima-
men te con flupore veduta ,/pero che doueràfane copia a tutti
.gli Jìudioji delle marauiglie della natura •
Non*
Del Galileo. 457
SAGR. Non e-quejta la prima volta , \cbe io ho ìntefo parlar dtlì
efquisita dottrina di quejio Signore, e dì quanto egli si moslri
ansiofoprotettor di tutù i litterati, e fé quejìa, b altra fua ope-
ra vfcirà in luce, già pofsiamo ejler sicuri, che sia per ejfer co/a
insigne.
$ALV. Oraperchè è tempo di por foie ai nojiri dìfcorsì, mi rejìa a
pregami, che fé nel riandar più pò fatnmente le cofe da me ar-
recate, incontrajie delle dìfìculià, o dubbi/ non ben re/aiuti
fcusiate il mio difetto, si per la nouità del pensiero, si per la de-
bolezza del mio ingegno^ si per la grandezza dclfuggetto, e si
finalmente , perche io non pretendo , ne ho pretejo da altri
epiteli 'ajfenfo, ch'io mede/imo non prejìo a queHa fantajìa , la
quale molto ageuolmen te potrei ammetter per vna vanijjima
chimera, e per vn folenmfsìmo paradofo ; e voi Sig. Sagr. fé
ben ne ìdìfcorfihauuti hauete molte volte con grand 'applau-
fo mojirato di rimaner' appagato d'alcuno de* miei penjìeri 9
ciò Rimo io, chefiaproue?iuto in parte più dalla nouità , chzs
dalla certezza di quelli, ma più affai dalla voftra cortejìa, che
ha creduto, e voluto colfuo ajfenfo arrecarmi quel gufo , che
naturalmente fogliamo prendere dall' approuazione , e laude
delle cofe proprie ; e come a voi mi ha obbligato la vojira gen-
tilezza, così me piaciuta l'ingenuità del Sig. Simp. ^Anzila
fua coftanza nel fojiener con tanta forza , e tanto intrepida-
mente la dottrina delfuo maefìro , megli ha refe affeziona-
tìf imo. B come a V.S. Sig.Sagr. rendo grazie del cortejifsimo
affetto, così al Sig. Simp. chieggio perdono, fé tal volta col mio
troppo ardito, e refoluto parlare Ihò alterato; e fa certo,che ciò
non ho io fatto , moffo da Jìnifiro affette , ma folo per dargli
maggior' occafìone di portar in mezo penjìeri alti, onde iopo-
tefsi rendermi più feienziato .
SIMP. Non occorre , che voi arrechiate queflefeufe , che fon fu-
perfiue, e maffime a me , che fendo confueto a ritrouarmi tra
circoli , 'e pubbliche difpute ho cento volte fentìto ì difputaniì
non fellamente rifcaldarfi, e tra di loro alterarjì} ma prorom-
pere ancor a in parokinghtriofe , e talhora trafeorrere affai
vicini al venire a i fatti . Quanto poi a ì difeor/ì hauutì , &
in particolare in quefvltimo intorno alla ragione delflufso9
ereflufso del mare io veramente non ne retto interamente
capace , ma per quella qualfijìa ajjai tenue idea , . che me nt^t
fon formala, conf effe il vojlropenfìero parermi bene più in*
gegnofo
o
45 8 Dialogo quarto del Galileo .
gegnofo di quanti altri io me ri h abbia fentiti , ma non peri
lofiimo verace, e concludente ; anzi ritenendo ftmpre aitanti
àgli occhi della mente vnafaldijjìma dotti ih a, che già da per-
dona dottijfima, & emine ntif sima apprefi y & alla quale e f or-
za quietarfi, so che amen due voi interrogati , Se 1 ddio con la
fua infinilap/Otenza, e fapienra pottua confa ire ali tltmentd
dell'acqua il reciproco mouimento , che in efso forgiamo , in
altro modo, che col far muouereil vafo contenente, su, dico ,
€he rifpOfiderete hauere egli potuto , efaputo ciò fare in molti
modi, & anco dall'intelletto nofìro inefcogilabilv, onde io im-
mediatamente vi concludo, che , fante quefio ,fouerchia ardi'
tezza farebbe, fé altri vclefse limitare,e coartare la diuina po-
tenza, efapienza, ad vnafuafantafiaparticolare.
SALV. cM ir abile , e veramente Angelica dottrina , alla quale
molto concordemente rifponde quell'altra, pur diuina, la qua-
le mentre ci concede il difputare intorno alla cojìituzione del
Mondo, ci foggiugne (forfè acciò che Vefercizio delle menti
bumane non ji tronchi , ò anneghittifea ) che nonfiamo ,per
titrou are l'opera fabbricata dalle fue mani. Faglia dunque
l'efercizio permefsoci, <& ordinatoci da Dio per riconofeere , e
tanto maggiormente ammirare, lagrandezafuay quanto me-
no dirottiamo idonei a penetrare i profotìdi abifsi della fua
infinita fapienza .
%iASR. E quefia potrà efser Vvltima chiufa de i nofiri ragiona-
menti quatriduani , dopo i quali , fé piacerà al Sig. Saluiati
prenderjì qualche interuallo di ripofo, conuiene, che dalla no-
Hra curiojìtà glifia conceduto, con condizione pero, che quan-
do glifia meno incomodo torni afodisfare al defiderio, in par-
ticolare mio, circa i Problemi lafciati indietro , e da me regi-
jlrati, per proporgli in vna ,o due altre fefsioni, conforme al
fonuenuio ; efopra tutto fìarò con efìrema auidità affettan-
do difentiregli elementi della nuouafcienza delnojlro Acca-
demico, intorno a i moti locati naturale , e violento . Et in—»
tanto potremo, fecondo Ufolito, andare a gufi are per vribora
4£ nojìriff efebi nella Gondola che ci ajpetta.
IL FINE.
e k
Car. Ver.
ia 31 alcura
li 17 m elfi per
Nella poftilla
13 ii Queft»
Nella poftilla
16 6. e 7. mobile
ti 17 cadere
li 30 mai vi fi
Nella poftilla prima
»i non può
Nella feconda poftilla
ti circolarmente
Nella poftilla
ti
*J 34
26 4
33 3i
39 14
64 36
71 iS
74
rata:
alcuna
molli di
106
116
117
in
in
114
xi4
ii-
154
156
159
16?
134
186
188
14
medefìmo
non ci va parentefi
latcio
quefte
princioali
ne ti ite
da
le poftille fon fuperflue
le feconde poftille replicate fon fuperflue
ìotefi inerii
Quiete
piano
cadente
mai non vi il
non fi può
circolare perpetuatnciJQI
medefimo luogo
lafciò
quefto
principale
venite
de
Nella poftilla prima
14
16
5
6
37
14
eruftra fa
Koftechio
vne
delle
falfa, e due
confeiTate
fruftra fic
Roftochio
vna
delle due
falfa
confeflato
a. giuocare
mefe alando
la figura per errore è capouolta
Nella poftilla
giuocano
mefcolandola
*7
17
3°
iperare
. leghili
termino
lontano dalla
191 ii cagione
196 13 femprc :
i^3 17 voftra:
103 18 cadente
Nella poftilla nel fine
ao? ingiù
Nella poftilla feconda
114 otto
Nella poftilla prima
*JJ l Argute
operare
. Leghili
terminò
lontano dal contatto d«e palmi $
trouerebbe lontano
ragione
l'opra
voftra?
cedente
insù
fei
Argmg
/
%6o
%66
284
285
285
2.88
289
291
3*4
3i 3
3*3
Nella poftilla prima
2
2.
18
Si
3
39
a
6
n
13
conueniente
forma
fo
viufi
Ma
P e miro ,
ifmagar
diltatiza
l'oileruzione
conuefla
concaua
Nella peilUla feconda .
33° irraggiatiti
335 le lettere fuperiore della
figura yxn pzu qa xcs
335 39 e
336 2,9 Venere
53Ó 29 Venere
343 2 quelli
343 19 GCF.
344 <5 e obliquità
351 18 prefa
354 7 lira
354 2,3 so, che
comune
forza
fon
ricun"
Maaa
peucero
ifmagliar
differenza
l'o fferuatore
concaua
conueifa
irraggiarli
ynx zp uaqtrs
C
Saturno
Saturno
quelle
GSF.
d'obliquità
jpofta
Lira
sòche
Nella postilla
3 %6 della alalia
362 2.7 apparifee apparine
584 nella figura tra le due lettere AE. manca la Ietterai.
385 2.6 GH.
387 4 IM.
Nella poftilla prima
390 tafta '
Nella poftilla feconda
390 danno
39i 37 folamente,
416 28 volo
Nella poftilla prima
417 feguero
420
GN.
IK.
«afta
dannano
, folamente
volò
feguono
ueìla figura la. lettera C. pofta alla delira, va notata alla
finifìra,
procedente
l'vno
4^6 16 precedente
4-9 £5 ì'vha
Nella terza poftilla
431 delra
Nella poftilla terza
443 £el periodo
della terra
Se'l moto
A
Accademico Linceo primo (copri tordelle Macchie
Solari, e di tutte l'altre nouità lcìcùiì . 337
Accelerazione de i graui nattiralméte de(cendenti,cre-
fce di momento in momento . 224
Acciaio brunito , da alcune vedute apparìfce chiarilsi-
mo, e da altre ofcuriiUmo . 72
Accidente marauiglioiò nel moto de i proietti. 1 48
Da gl'Accidenti comuni non li pò {"fon conofcer le na-
ture diuer le. 259
Accidente marauigliofo,depcndente dal non inclinarfi
l'alfe della terra . 587
Accidente de i mouimenti della terra imponìbile a rap-
prefentaru* con arte in pratica . 42$
Due particolari. Accidenti notabili ne i pendoli , e loro
vibrazioni . 444
Acqua iòlleuata in vna eftremiti , torna per fé fteifa all'
Equilibrio . 421
Ne i vali più cortile reciprocazioni dell'Acqua fon più
frequenti. 422
La maggior profondità dell'Acqua, fa le reciprocazio-
ni più frequenti . 422
Acqua alza, & abballa nell'eltremìtÀ del vafo , e corre
nel le parti di mezo 422
Corlò dell' Acqua ncluoghi ftretti più veloce,che negli
fpazioiì : e perchè : 428
Acqua più atta a conièruar l'impeto concepito, che nò
è l'aria. 451
Alchimifti interpretano le fauolc per fegreti da far'Qro 105
Alcuni Icriuono quei che non intendono, e però non
s'intende quel che ciTi icriuono . 71
Alcuni di il orrendo prima (i fidano nella mente la con-
cludane da \ot creduta, e poi adattano a quella i di-
feonì . 269
Alterazioni negl'effetti, arguifeono alterazioni nelle
caule . 459
L'Ari ti tic oiic accomoda le ofìeruazioni Aitronomi-
che a i fiioi di Jet ni . 44
Animali non fi Mancherebbero, quando il lor moto
precedei; come quello, che viene attribuito ai glo-
bo tea e;lre. Ug ~, 265
Argento brunito apparifee più ofeuro , che il non bru-
nito: è perche . 72
Appre (lamento , e difeoftamento de i tre Pianeti mpe-
riori importa il doppio della diftanza del Sole. 3 22
L'Aria toccandoci Tempre con la medeli ma parte, non
ci ferifee . 23 S
Più ragioneucle è che l'Aria (la rapita dalla fuperflcie
afpra della terra, che dal: moto celefte . 451
Argomento ..
Argomento Cornuto, detto altrimenti Sorite». • 3$,
Argomento, che necefiàriamen te. proua le Macchie
folari generarli , e diilbluerfi . * 46
Argomento terzo prefo da i. tiri d'Artiglieria verfo Le-
uante, e verfo Ponente . 113
Argomenti di due generi intorno alla quiftione del
moto , ò quiete della terra . 11?
Argomenti di Tolomeo di Tieone, e d'altri oltre a quel-
li d'Ariitotilc . 118
Primo Argomento prefo da i cadenti da alto a baiso; 1 19
Secondo Argomento prefò dai proietto tirato iu gran-
de altezza. 119
Argomento prefo dalle nugole, e da gli vccelli .. 125
Argomento prefo dal Vento , che ci par ferirci mentre
corriamo a cauallo . 125
Argomento prefo dalla.vertigine, che hi facoltà, d'e-
ftr udei e, e diiìipare . 12 5
Scioglierli' Argomento prefo dai tiri, verfo. Leuante, e
ver lo ponente .. 164
Siconfuta in altra maniera l'Argomento prelb da: i ca-
denti a perpendicolo. 242
Argomenti contro al moto della terra, preti ex rerum
natura. 250
Argomento contro al triplicato moto della terra . 2/ 2
Argomento prefo da gli animali , che hanno bifogno.
di ripofo.benche il moto loro fia naturale, 262
Argomento del Keplero a fauor del Copernico;. 265
Argomento di Ticone fondato fopra ipoteh* falfe. ^51
Argomento concludente il globo terxeitre elfer' vna.
Calamita:»- 397
Ariit
Adftotìfe.
Suitanze celeni inalterabili , & elementari alterabili ne-
celiarle in natura di mente d' Ariitotile . i
Ariitotile fa il Mondo perfetto perchè ha la trina di-
meni! one. 2
Dimoftrazione d' Annotile per prouar le dimenilonì
eiìer tre . z
Parti del Mondo dua per Ariftotile,celefte , & elemen-
tare, tra di loro contrarie . 7
Annotile accomoda i precetti deli' Architettura alla fa-
brica, e non la fabrica a i prec etti . %
Detìnizion della Natura, ò difetto la, ò indotta fuor di
tempo da Annotile . %
Linea circolare perfetta fecondo Annotile , e la retta
inperfetta: e perchè . io
Argomento d'Ariftotile per prouar che i granì fi imto-
uono per andare al centro dell' Vniuerlb . 26
Ariftouie non puòequiuocareeiTcndo inuentor delia
Logica. 26
Paralogismo dWrifrotile nel prouar la terra eifer nel
e e iì tro del M ondo . 2 7
Scuoprcii* il Paralogiimo d'Anito t. per vn'altro verfo. 28
Difcorfo d' Arili, per prouar l'incorruttibilità del Ciclo. 30
Annotile n moftra diminuto nell'anegnar le caule del-
reifer gli Elementi generabili, e corruttibili. 3 5
Annotile , e Tolomeo pongono il globo terreftre im-
mobile. 37
Arittotilc muterebbe opinione vedendo le nouità del
noitro fceolo . 42
Suftanzaccieitc impenetrabile per Annotile. ór
Inuenzione del Telefcopio cauata da Annotile . 102
Alcuni leguaci d'Annotile feemano la reputazion di
quello col troppo volergliela accrefeere . 105
Il troppo aderire ad x\riftotilc è biaflmeuole. 105
Ariftotile, e Tolomeo argomentano contro al moto
diurno attribuito alla terra . 107
Ragioni d Annotile per la quiete della terra . 1 17
Ariftotile, ò luorrebbegli Argomenti contrari), ò mu-
terebbe opinione. 124
Argomento d' Ariitotile contro al moto della terra pec-
ca in dua maniere. Gg 2 130
Paralogiimo d'Annotile, e di Tolomeo nel fuppor per
noto quello che è in quidione . 133
Ari dotile ammette che il Fuoco fi muoua rettamente
per ma natura, & in giro per participazione . 1 34
Il Proietto fecondo Andatile non è mollo da virtù im-
preca, ma dal rnezo » 14$
Eiperienze, e ragioni molte contro alla caufa del moto
de i proietti polla da Arido tile . 1 44
Arido die, e Tolomeo par che confutino la mobilità
della terra contro a ehi haueife creduto che eflendo
ella (lata lungo tempo ferma cominciane a muoueril
al tempo di Pittagora , 185
Errord' Ariftotile nell'affermare i grani cadenti muo-
uerfi fecondo la proporzione delle grauità loro . 24S
Si dubita, di dua proporzioni repugnanti alla fua dot-
trina, quale ammetterebbe Aridotile neceflitato a ri-
ceuern'vna.. 517
Aridotile fa centro dell' Vniuerio quel punto intorno
al quale tutte le sfere celelli li girano . 517
Le dimodrazioni d' Ariftotile per proua che l' Vniuerfo
Ha finito calcano tutte, negandoli che fia mobile 517
Argomento d' Ariilotile contro a gli antichi, che vole-
uano, che la terra fuife vn Pianeta . 371
Ariftotile taffa Platone per troppo ftudiofo della Geo-
metria. 39Q
Ariilotile concede a i midi mouimen ti comporti. 405
Arido tile attribuite e a miracolo gli erfetti dei quali s'i-
gnorano le caule.. 414
Artifizio arguto per apprender la filofofia da qualfìuo-
glia libro". iot
Ainomi ammeilì coni unemen te da tutti i filofofi. 3 9Q
Adronomi .
Adronomi conuinti dall' Antidcone. 44
Principale feopo de gU Adronomi render ragione del-
l'apparenze. 33Z
Inganno comune di tutti gli Adronomi intorno alle
grandezze delle delle. 353
Adronomi conuengono che della maggior tardanza
delle conuerilonine ila cagione la maggior grandez-
za de gli orbi. 3 $7
Aftro-
Aftronomi forfè non hanno auuertito quali apparenze
leguano al moro annuo della terra . 365
Il non hauer gii Aftronomi fpecificato quali mutazio-
ni poflàn deriuar dal moto annuo delia terra da legno
che eili non l'habbiano bene intele , 570
Molte cole poifonreitare in Altronomia non oiìerua-
te ancora . 448
Aura perpetua dentro a i tropici verfo accidente . 453
Autore .
L'Autore del libretto delle disquifìzioni ( che è il P.
Chriitoforo Scheiner Geiuita ) vi accomodando le
cole a i fuoi propoli i, e non i propoli ti alle cofe. 88
L'Autor dell' Antiticone infta contro al Keplero, 263
Prima oppofizione dell'Autor moderno del libretto
ddledii'quifizioni. 214
L'Autor del libretto fi confonde , e fi contradice nelle
lue interrogazioni» 363
B
Buonarruoti d'ingegno fubblime . 95
Burla fatta a vno, che voleua vender certo fegreto da
parlar con vno in lontananza di mille miglia. 9$
Calamita .
Calamita armata foitiene aflaiiilmo più ferro che di-
lanila ta. 398
Cagione vera della gran multiplicazione di virtù nella
Calamita mediante l'armatura. 400
Si inoltra come il ferro è di parti più fottili, pure > e con-
fhpate che la Calamita » 400
Moltraii al fenlò l'impurità della Calamita. 40/
Tre moti diucrfl naturali delia Calamita . 404
ài coftringouo i Filofofì a confeilàre che la Calamita fia
comporta di fuftanze celefti, e di elementari . 403
Fallacia di quelli che chiamano la Calamita corpo mi-
rto, e 1 globo tcrreftre corpo fempliee . 406
Ehctto improbabile ammeuò dal Gilberto nella Ca-
lamita. 406
Calcolo di quanto i tiri d'Artiglieria deurebbero ^ma-
ri ar dal legno pollo il moto della terra . 175
Cagione che impedifee il Pendolo , e lo riduce alla
quiete . 2>
Cagione
Cagione delio francarli gii animali . 26$
Cania per la quale in alcuni canali angufti lì vede l'ac-
qua del mare correr i èmpre per ii medefimo verib. 4 ? 0
Ca io ridicolo di certo .Seul core . 1 04
Cafonotabilepermoftrare il nulla operare del moto
comune, 16$
Cercar quello che feguirebbe dopo vn'impoiìibile è
vanità . 26
Certezza delia conclmìone aiuta a trouar la dimo-
strazione . 43
Che gli oggetti lontani appariscano più piccoli è difet-
; to delio echio, come lì dimoflra. 364
Chi nega il Senio merita d'eiferne priuato - 24
Chi mancale della cognizione dell'elemento dell'ac-
qua non li potrebbe imaginare le naul, né i pefei. 5 3
Copernico »
Copernico reputa la terra eiTere vn globo Simile a vn
Pianeta . I
I feguaci del Copernico non fon morii per ignoranza
delle ragioni contrarie . 121
I feguaci dei Copernico tutti fono Itati prima contrari)
a tale opinione , ma 1 feguaci d' Aristotile non fono
flati mai della contraria . 121
X Seguaci del Copernico troppo largamente ammetto-
no come vere alcune proporzioni aliai dubbie . 174
Altre oppoiizioni di dna autori moderni contro al Co-
pernico , . 213
Neìl'oponione del Copernico fi guada il Criterio della
filoiòfìa . 242
In via del Copernico bifogna negar le fenfazioni . 248
Arguta % & inileme ièmpiice inilanza contro al Co-
pernico, 255
II Copernico a fegna con errore le medesime opposi-
zioni a nature riiuerfe. 259
Altro Argomento pur contro al Copernico . 260
Copernico mette perturbazione nell'Vniuerfo d' An-
notile . 262
La ragione } e'1 difeorfò in Aristarco , e nel Copernico
p rcuaglicno al fenlb manifesto . 325
iv.ofraii quanto (la jmri.cbabile l'opinion del Co-
pernico 7 325
11 Copernico tace la poco variata grandezza in Venere* '•
e Matte. 326
Copernico rettauuó l'Altro no mia ibpraFIpotelldi To-
lomeo, io
Quello che mone il Copernico a ftabilire il Ilio, fi ttema. 5 3 3
GrandiiUmo Argomento a fauor del Copernico, e il ri-
muouer legazioni, e i regreisi da i moti de i Pianeti. 334 ^
Copernico perfuafo dalle ragioni contro alle leniate e-
Iperknzc. 331
Inttanzc di certo libretto proporte ironicamente con-
tro ai Copernico. 349
Alcune cole non comprefe iL Copernico per manca-
meli to di (Ini men ti . 36$
Difficolta mailima contro al Copernico per quel che
apparitele nel Sole, e nelle fìfse . 371
Dileguo fempiiciilìmo, che rapprefenta la corti tuzione
Copernicana, e le lue confeguenze . 3 84
Corpi .
Corpi mondani morii da principio dì moto retto , e por
circolarmente fecondo Platone. 12
Corpi celeftì non fono ne graui ne leggieri per Aùr
fiorile . 26
Condizioni per le quali i corpi celctti differifeono da gli
elementari dependono da i moti aflegnatigii da
Aditoti le. 29*
Corpi celclti generabili , e corruttibili perchè fono in-
generabili, e incorruttibili . 3 32
Corpi celetti toccano ma non fon toccati da gli ele-
mentari . 34
Corpi lucidi per natura diuerfi da i tenebroli . 39
Lagenerabilità è alterazione, e perfezion maggiore
nei corpi mondani, che l'oppofte condizioni. 50.
Corpi celclti ordinati per feruizio della terra non han-
no bifogno d'altro che del moto, e del lume. jt
Corpi e eletti mancano d'operazione fcanbieuole tra
di loro . 52
Corpi e eletti alterabili nelle parti etterne .. 52
Corpiccllo delle ftelle irraggiato appanfee mille volte
maggior che nudo . 69
l corpi illuminati apparìfeon pia chiari neU'anbiente
iiuro , «1
Ogni corpo penflle, e librato portato ingiro nella cir-
conferenza d'vn cerchio acquila per le dello vn mo-
to in le medelimo contrario a quello . 392
Corpi leggieri più facili ad eirermoiii, che i graui , ma
menoattiaconferuareil moto. 43*
E
Le eleuazioni minime , e maffime della della nuoua
non diìterilcono tra di loro più che le altezze polari
(e la della nuoua tara nel firmamento . 27 5
Elica intorno al Cilindro può diri! linea femplice. S
E gran tementi il chiamar neirVniuetfò fuperfluo
quello non intendiamo efièr fatto per noi . 361
E l'ideilo elier l'opinioni nuoue a gli huomini , de eder
gli huomini nuoui all'opinioni. : 36
E piu dimeile trouar figure che 11 tocchino con parti di
loro luperricie che con vn punto folo . 203
Etror grane dell'impugnator del Copernico. 254
Eiplicazione del vero ienib del detto del Keplero, e Tua
ditela. ■ 264
©Tempio della cura di Dio lbpra'l genere humano tolto
dal Sole. 560
E ibrbitanzaimmefa nell'Argomento prefo dalla palla
cadente dal concauo della Luna . 216
Eiperienze Leniate deuono anteporll a i difeorfi
h umani. 24 e 3%
Eiperièza che modra la reflembn delFacqua efTer men
chiara di quella delia terra. 91
Eiperienze , e ragioni contro al moto della terra, intan-
to apparirono concludenti in quàto ci mantengono
tra gli equiuoci . 177
Elperienza con laqual fola il modra la nullità di tutte
le prodotte contro al moto della terra. 180
Efpcrienza', che modra come il moto comune è im-
percettibile . - 244
Elperienza facile che modra il ricrefeimento nelle del-
le mediante i raggi auuentizi) . 329
E '\ erienzala quale (enfaLamentemodra due moti con
trarij naturalmente conuenire nel medellmo mobile. 392
F
La Filofofia può riceuereaccrefcimemo dalle difpute,
e conii adizioni dei Li jiofi. 29
felicità grande, e da cflrrc inuidiata di quelli * die fi per-
vadono di iàpere ogni cofa . i jf
Figura sferica più facilmen te s'imprime di ogn'altra. 204
Figura circolare polla fola fra i pofhilati. 204
Figure sferiche di diuerfc grandezze fi poflbn formare
con vn folo finimento . 204
Le figure fuperfìcialicrefcono in "proporzion duplica-
ta delle lor linee . 3 2$
Filoibfia peripatetica inalterabile . 49
La figura non è caufa d'incorruttibilità , ma di più lun-
ga durazione . 77
La perfezion di figura opera ne i corpi corruttibili -, ma
non negl'eterni . 77
Se la figura sferica conferiue l'eternità, tatti i corpi fa-
rebbero eterni . 73
Fi loibfi Peripatetici danano lo ftudio della Geometria . 390
Filoibfia magnetica di Guglielmo Gilberto. 393
Flefiiire negli animali, neceiìàrie per la diuerfità dei mo
u ime n ti loro . 20$
Le FleiTure negli animali non fon fatte perla diuerfità
de i mouimen ti . 252
Forme irregolari difficili a introdurfi . 205
Foro della pupilla dell'occhio fi allargale fi riftrigne . 355
Fluno .
La natura per ifcherzo fi che il Fluno, erefluflb del
Mare applaude alla mobilità della Terra . 409
Fiufso, e refiufso , e mobilità della terra fcanbicuol-
mente fi confermano . 409
Effetti terreni indiiièrenti tutti a confermare il moto, ò
la 'quiete della terra , trattone il fiufso , e rerlufso
dei Mare . 409
Prima general conclufione del non poterli far fiufso , e
repulso ftando il globo terreftre immobile. 410
Tre periodi de'rlufiì,e refluiti diurno,me(truo,& annuo. 41 1
Diuerfità, che accaggiono nel periodo diurno . 411
Caufa del fluito , e redulfo prodotta da certo Filofofo
moderno. 412
Caufa del Auffa, e refluflb attribuita alla Luna da certo
prelato. 41 2
Girolamo Borro, <3c altri Peripatetici referifeono la cau
Hh fa dei
/
fa dellfluflo, e reflufib.al calor temperato della Luna . 4/ j
Si rifonde alte vanità addotte per cagioni del fluiTo , e
relìuffo.. 413
Moftrail i'imp Giubiliti de] poter :naturalmente. fari! il.
fludbj e. reflufTo, ftando la Terra immobile . . 415
Potiffima, e. primaria caufa del fi uffo, e refluffo . 421
Accidenti.diuerfì, che accafeano ne i fluffi, e refluffi. 421.
Rendonfj ragioni de i particolari accidenti-,QtTeruati ne.
i fluffi, e refluilì », " ' 425
Gaufe fecondarie perchè ne i mari piccoli. > e ne i laghi.
non fi fanno fluffi, e refluiti ^ 42 5
Rendei! la ragione perchè. i fluii! , erefluffi perlo più fi
facciano di lei fiore in fei hore .., 426
Caufa perchè.alcuni mari benché lunghiffiminon fen-
tonoflufso, ereflufso.. 427
Buffi, e refluffi perchè maffimi ne gli eftremi dei golfi ,
e minimi neile.parti di mezo . 427
Si difeorre di alcuni più reconditi accidenti.che.fi offer-
uano ne i fluffi, e refluffi, 42S
Hufso ,ereflufso può depender dal mouimento diurno
del Cielo . 43 6
Bufso,ereflufso. non può depender dal moto del Cielo. 437
Si aflegnano diftufamente le causerei periodi meitruo, ,
& annuo de i fluffi, erefluffi . . 459,
Alterazioni meftrue , & annue de flufsi, e refluiti non:
poffon depender da. altro che dall'alterazione de gli
ad.ditamenti , efuttrazioni del periodo diurno: fopra ,
l'annuo. 440
Buffi, erefluffi fon piccoliffime cofe rifpetto alla vaftità.
de.'mari,6c alla velocità del moto del globo terreitre. 450,
Kon baita per produrre il flufso , e refluiso vn femplice.
mo to del globo terreflre ■. . 4 5 § ;
G
Grandezze de gli orbi,' e velocità de' moti de' Pianeti ri-
ipondono proporzionatamente all'effer difeefi dal :
medefimo luogo . 22_
Generazione., e corruzione, è folamentetrai contrarij j
per. Arido tile.. - 30
Cenerazioni,e mutazioni fatte in terra fon tutte per be-
aeii^io-deli'huomo ^ 5*
GÌQucfc
Giouc , e Samrno drcondanòefsi ancorala terra, eli
Sole. 522
Gioue ricrefee manco dei Cane . 3 £9
Quando il globo terreftre furie perforato vn grauc de-
. incendente per tal foro patterebbe afeendendo poi ol-
tre al centxo.per altrettanto ipazio quanto fu quel
della fcefa „ 222
Globo terreftre fatto di Calamita. 595
Globo terreftre comporto di materie diuerfe .
Partiinterne del^lobo terreftre <:onuien che ilano foli-
difìlme. 596
Il globo noftro il chiamerebbe pietra in iiecedi terra le
tal nome gli fofse ftato pofto da principio . 396
Argomento concludente il globo terreftre erTere Ama
Calamita. 597
Si rilponde aii'inftanza Fatta contro alla vertigine del
globo terreftre . 451
Grandezze,e numeri immenfi fono incomprensibili dal
noftro intelletto. 5 59
Grande , piccolo immenfo fon termini rclatiui . 561
La grandezza, e piccolezza del corpo fanno -diuerfità
nel moto ma non nella quiete . 264
Guglielmo Gilbcrti .
Pilo fona magnetica di Guglielmo Gilbcrti . 595
Progrefso dei Gilberti nel fuo filofofare . 590
Effetto improbabile ammetto dal Gilberto nella Ca-
lamita, 40S
L'inclinazione dei graui al moto in giù eguale alla re-
nitenza al moto in sii . 200
Ingegni poetici di due ipczie . 413
L'iattanza del Chiar amonte (1 ritorce contro a lui ftefllb. 2.66
Ifole fono indizio delia di (egualità de fondi del mare. 41 3
Inuenzione delio ìcriuerc ftupenda fopra tutte l'altre. 9$
Intelletto ninnano partecipe di diuinità perchè intende
i numeri, fecondo Piatone . 5
Il fenfo moftrai graui muoucrll ]àl mezo , e i leggieri
al coricano. 24
I graui defeendenti è dubbio fé il muouano di mo-
to retto . 24
I graui fi muouono al -centro della terrà per accidens
Hh 2 -ico&ì*
i contrari) che fòri caufà di corruzione non rileggo-
no nell'ifteflò corpo che fi corrompe . 54
Incorruttibilità celebrata dal vulgo per timor del-
la Morte . 51
Iraggi più obbliqui illuminano meno; e perchè .- 71
Il corruttibilericeue ilpiù, e'1 meno ; ma. non l'incor-
ruttibile . 77
Idetrattori della corruttibilità meriterebber d'efTer can-
giati inftatue . 51
Il non hauer mai ihtefo nulla perfèttamente fa che al-
cuni credano d'intendere il tutto .. 94
Intendere, humano fatto per difcorf o\ . 97
Ingegno humano mirabile per acutezza .. 98
Imberciatori come ammazzino glivccelli per aria. 171
Il n olirò fapere è vn certo ricordarli, fecondo Platone. 18/,
Il vero tal'ora acquifta forze dalle contradizioni. 19$
11 pendente da corda più lunga fa le fue vibrazioni più.
rade e he il pendente da corda più breue. . 226
I capi de gli olii mobili .fon tutti rotondi , . 23 z-,
lì conuenir gliEìementi in.vn moto comune non im-
porta più ,,ò. meno che il conuenire. in vna quiete
comune . 260-
Ilriuolgimento di Mercurio fi conclude effére intorno
al Scile dentro all'erbe dLV enere ... 3211
Inftanze dell'autor del libretto per interrogazioni. 363
Interrogazioni fatte all'autor del libretto con le quali
fi moftra l'inefficacia delle fue * £$$;
Ipotefi veriffima in più breue tempo ipedirfi le reuolu-
zioni nei cerchi minori che nei maggiori : il. che fi
dichiara con dua efempi . 441:
K
II Keplero vien conrifpetto acculato ■. 45&
Luna.
Luna manca di generazioni limili alle nofl;re>& è inabi-
tata da huomini . 5 3
Nella Luna poifon'efler generazioni di cofeMiuerfe dal
le noftre . $&
NellaXuna porTon'elfer ftiftanze diuerfedalic noftre. 54.
Prima conformità tra la Luna, e la Terra , che è quella .
della figura , il cheli prona dal modo dellleifexe illur
aaiaata dal Sole .*. ss
Seconda conformità è l'elìer la Luna tenebro fa, coms
la Terra . 5 5
Terza conformità è la materia-delia Luna denfa, come
la terra, emontuofa.. 56
Quarta conformità,Luna diftinta in due parti differenti
per chiarezza, & ofturità, come il globo terreftre nel
mare , e nella fuperrìcie terrena - 5 5
Quinta, mutazioni di figure nella Terra limili a quelle
della Luna, ratte con riiteflb periodo . 26
Sefta, la Luna, eia Terra fcambieuolmète s'illuminano. 59
Settimana Luna,e la Terra fcambieuolmète il ecliliano. ' 60
Dalla Terra fi vede più che la meta del globo Lunare . $8
Due macchie nella Luna , perle quali fi offerua lei ha-
uer riguardo al centro della Terra nel fuo moto. 59
Luce fecondarla armata propria della Luna . 61
Eminenze,e caui ti nella Luna, fono illulloni di opaco,
e di perfpicuo . 62
Superficie della Luna terfa più d'vno fpecchio * 62
Prouafi la Luna efier ;di fuperrìcie afpra . 64
La Luna, fé fuife come vno lpecchio sferico , farebbe
inuifibile. 1 6j
Luna le luffe terfa, e lifeia farebbe inuifìbile . 70
Apparenze varie , dalle quali fi argumenta la montuo-
lìtà-della Luna. 79
Le apparenti inegualità della Luna non fi poffcno im>
tar per via di più, e meno opaco, e perfpicuo. 79
Vedute varie della Luna imitabili con qualfiuoglia ma-
teria opaca. 79
Luna apparifee più rifplendente la notte,cheil giorno . 81
Luna veduta di giorno limile a vna nugola . 81
Illumina più la terza refìeilìon d'vnmuro, che la prima
della Luna. 82
Lume della Luna più debole di quel del crepufcolo . 82
Nugolette atte ad eifere illuminate dal Sole non meno
che la Luna. \ 82
Luce fecondarla della Luna, cagionata dal Sole fecon-
do alcuni. 85
Luce fecondarla della Luna apparifee in forma di anel-
lo, cioè chiara nella circonferenza ? e non nel mezo ,
e perche*. Sé
Difco
Diico della Luna jiell'eclifle non può vederi! , fc non
per priuazione » tj
Modo di offeruar iaiuce fecondarla xiella Luna. 87
Affinità tra la Terra, e la ■Luna,ri(petto-àlia vicinanza . 90
Solidità del globo Lunare s'argometadaU'eiler mòtuoiò. 90
Luce fecondarla della Luna più chiara inanzì la con-
giunzione^che doppo , 91
Le parti della Luna più ofcure fon piane , e le più ofcu-
re monmo fé . 93
Afpetti del Sole nece [fari; per le generazioni, non fono
nella Luna « 95
Alla Luna il Sole R alza, e s'abbafTacon diuerfità di gra-
di io. &: alla Terra di gr.47, 95
Luna non compofra di Terra, e d'Acqua . 93
Nella Luna non lì generano cole Umili alle noftre,ma
diuerfìmme, qu andò p m vi fi generino , 95
Nella Luna non. fon pioggie- 94
Giorni naturali nella Luna, fon dì vnmefe l'vno . 93
Intornoalie macchie della Luna, fon lunghe tirate di
monti» 93
La Lu na non può fepararfì dalla Terra . 319
La Luna perturba affai d'ordine .degl'altri pianeti . 3 1 6
Il Soie, e la Luna riorefeon poco ~ 33Q
E improbabile, che l'elemento del fuoco ila rapito dal
■concauo della Luna -. 437
Moto della Luna ricercato principalmente In .grazia
degi'ecliilL ... 450
La linea deferitta dal cadente naturale, fuppofto il mo-
lodella Terra circa'l proprio centro sfarebbe ^proba-
bilmente circonferenza di cerchio . 75 8
La lìnea retta,^ circonferenza di cerchio Infinito , fon
l'iftefìà cofa,. 369
M
Materia celefte intangibile . 6x
Madreperle atte a imitar l'apparenti inegualità della Lu. .79
Marte neceilàriamente comprende dentro al ilio orbe
la Terra, e anco fil Sole , 3 22
Marte alloppofìzion del Sole, fi moftra 60. Tolte mag-
giore, che ver'fo la congiunzione.. 323
Mediterraneo fatto perla diuifìone fra Abila^e Calpe. 40
Mercurio
Mercurio non ammette chiare ofleruazioni . 3 30
Metodi ofieruati dal Chiaramotein confutar gì' Agro-
nomi, e dal Saluiati in confutar lui. 273
Mifterij de' numeri Pitagorici fauolo fi . 3
Mobile non s'accelera, fé non quando acquifta vicinità
al termine. 13
Mobile cadente dalla cima della torrelimuoue per la
circonferenza d'vn cerchio: no fi niuouepiù né me-
no, che fé furie reftato lalsù : e ìlmuoue di moto e-
quabile, e non accelerato . 1 59
Il Mobile fopra il piano orizontale ftà fermo . io
Modo di conolcerdi Dio, diuerlo da. quella degl'Imo-
mini. 97
Mondo fi fuppone.dairautore^efler perfettamente or-
dinato. 11
11 mobilepolto in quiete non fi mouerà quando non «
habbia inclinazione a qualche luogo particolare . 12
Il mobile accelerali moto andando verfo il luogo doue
ha inclinazione. 13
Il mobile partendoli dalla quiete palla, per tutti i gradi
di tardità . 1 3
Immobile partendoli dalla quiete palla per tutti i gradi
di velocità lenza dimorare in alcuno . 14;
Il mobile graue feendendo acquilla impeto ballante a
ricondurlo inaltrettanta al iczza . 15
Impeti de i mobili eguahnenteauuicinatifi. al centro
fono eguali. 16
Non è finora fiato prouato da alcuno feri Mondo ila*
finito, ò infinito . . 316
Moitrafi con cuidente efperienzai corpi più riiplenden-
ti irraggiarli più de i manco lucidi . J3©
Motiuo per il quale par che il tiro d'artiglieria verfo Po-
nente debba riufeir più lungo, che quello verfo Leu. 162
Mouimcnti differenti , dependenti dalla fluttuazion
della naue.. 245
Muro illuminato dal Sole , e paragonato con la/Luna^
lucido men di quelfa . . 82
MacchieSolari. .
Dimofirazione concludente j£ Macchie clTer .contigue :
aicorpofolare.. 46
Figura
figura nelle Macchie ftretta verfo la circonferenza del
difcolòlare,.e perchè apparile a tale. 46
Iftoriade iprogrem* dell'Accademico per lungo tempo
intornoalle ofTeruazioni delle Macchie fòlari . 337
Creuentichefi offeruano nelle Macchie furonriipon-
denti alle predizioni.. 344
I puri nlofon' peripatetici fi rideranno delle Macchie fò-
lari], e loro apparenze , come illufìoni de'cxiitalii del
Telefcopio- 34 $
Macchicene fi generante fi dilìbkiono in faccia delSole.43
Macchie folari maggiori di tutta V Afla , & Affrica . 43
Macchie folari non fono di figura sferica, ma diflefe
come falde fottili . 47
Mutazioni ftrauaganti jda oueruarfi ne ì mouimenti
- ideile Macchie preuedute dall' Accademico _3 quando
il moto annuo fune delia Terra . 339
Opinioni diuerfe circa le Macchie folari . 4S
Primo accidente da feorgeni nel moto delle Macchie
1 folari; £ còieguentemente fi esplicano tutti gl'altri . 340
Concetto repentinamente hreniato.in mente dell' Acca-
- demico Linceo intorno alla gran confeguenza, che
v enfila appreffo al moto delle Macchie IbiarL 3 39
Moto.
Moto retto taLuotta femplice, e taluol ta mifto per Ariti. 9
M oto retto imponibile |effer nel mondo ben'ordinato . 1 1
Moto retto di fuanatura infinito - 1 i
Moto ietto imponìbile per natura * 12
M oro retto forfè nel primo Caos. 12
Moto retto accomodato a ordinare i corpi mal'ordinati. 1 2
Velocità vniforme conuiene al moto retto. li
Velocità per il piano inclinato eguale alla velocità per
la perpendicolare ,&: il f moto per la perpendicolare
più veloce, che per l'inclinata . 1 6
Moto circolare non fi può acquiflar mai naturalmente
lenza il moto retto precedente . 21
Moto^cireolare per natura vnifbrme . 21
Moti circolari finiti,e terminati non difordinano le par-
ti del mondo . 23
Moto circolare fblo vniforme ; x 2$
Moto circolare pu^ continuarli perpetuamente . 23
Moto
ftfotOTetto non può naturalmente efìcr perpetuo 1 t$
Moto retto alìegnato a i corpi naturali , per ridurli alT
ordine perfetto, quando ne fiano rimorTì . -2$
Kcl moto-circolare ogni punto delia .circonferenza è
principioycrlne. 2?
Moto retto de i graui comprefo dai fenfi.. z%
Al moto circolare niuno altro moto è contrario . .30
Prcua, che il moto circolare non ha contrario . j©
Jvloti retti con più ragione attribuiti alle parti,. che a gì*
interi elementi. 37
Moto delle macchie, verfola circonferenza apparifee
tardo. 4$
Moto diurno fi moftra comuniilìmo a tutto 1* Vniuerfo
trattone il globo terreftre . 107
Moto diurno, perchè più probabilmente deua elfer del-
la Terra lòia, che delreito dell Vniucrfo. 10S
I moti della Terra iòno impercettibili a gli abitatori di
quella . 107
Dal mouimcnto diurno nell'una mutazione naice tra
tutti i corpi celelli, ma tutte iì riferifeono alla Terra . 1 19
Moti circolari noi lòn contrari) per Ariltotilc. ni
Moto delle venti quattrhoreattribuito alla sfera altifli-
-ina, difordina il periodo ■dell'inferiori . 1 1*
Moti delle stelle 'fi ile lì accclcr.ino,c ritardano in diuer-
fi tempi, quando la sfera stellata lia mobile . n 2
D'vn mobile lenir, lice vn folo è il moto naturale, e gli
altri per participazione- lOf
lì moto per le cole, che di cflbcgualmente fi muouono
è come le non fuife , & in tanto opera in quanto ha
relazione a cofc,che di elio mancano . Éc>jp
II moto non è lènza mggetto mobile . 1 14
Moto, e quiete, accidenti principali in natura . 12J
Due cole il ricercano , acciò il moto po.fa perpetuarli ,
lo lpazioimerminato. e'I mobile incorruttibile . 12!
Moto retto non può elTere eterno/C perù 41011 può effer
naturale alia Tetra . 12S
Moto dell'aria atto a portar fcco le co fé leggicrifiìme ,
ma non le graiuiiìme . 156
Il mezo imr, edifee il moto de' .-proietti , e non lo confe-
rire, 146^
li Moto
Moto par de! tutto eicluio in natura, 1 63
Inftanza contro almo ro> diurno, della. Terra>; prefa daL
tirò perpendicolare deìlTArtiglieria.. 167
Motoimpreflo dal proiciente è fola per linea retta Y 1 86
Accelerazione deimoto naturale de igraui fi fa fecon-
do inumejumpan, cominciando dall' vnità.. 217
Intera,, e nuoua. faenza dell' Accademica x intorno àL
moto locale „. 2i7r
Il mobile cadente, quando fi mouefle col grado di ve-
locitàacquiftato per altrettanto tempo co moto vni-
formej pallerebbe lpazio doppio del pattato, col mor-
to accelerato .. 221:
11 moto de i penduli graui ^perpetuerebbe,, rimom* gì*
impedimenti., 222.
Il; moto naturale flconuerte per fé fteflo in quello , che.
fi chiama preternaturale, e violento .. 25 1
Dejmotomifto noi non veggiamola parte circolare*
perchè di quella fiamo partecipi .. , 257-
Il moto comune è come le non fune 2. 242.
limato deli;ocehi o ci4arguifce il mota dell'oggetto ve-
duto- 241;
Moto annuo della Tèrra dèurebbe cagionar, vento per-
pertuo , e grandinimo .. 247'
Moto della barca infenfibilea quei ,. che. ci fon dentro*
quanto al fenfo del tatto». 249;
Moto delK barcafenfibile alla vifìa; congiunta, col dì-
fcorfo » 249?
Moto terreftre comprende*! nelle ftelle 0 249
Onde fi comprenda il moto di vn^cadente .. 241,
11 moto noftro può enere in terno^St efterno ? fenz'eflerj
da n oi comp relò *. 249^
Moti degl'animali fon tutti d'Vna fòrte . 25*,
Moti fecondarij dell'animale, dependenti da i primi». 251
Per il moto della Terra, non fi ricercano flefìure . 255
Altra inftanza contro al triplicato moto dellaTerra. 254
Più4ifterente è il moto dalla quiete , che il moto tetta;
dal circolare., 257:
Moto delle parti della Terra , ritornando al fua tutta
può efler circolare., 25$:
Crefce la velocità nel moto circolare^ feconda che cre-
sce ii diametro del cerchio» z6t
^loto degl'alterabili più torlo è da chiamarli violento ,
che naturale. z6$
Moto dell'acqua tra'l flutti, e refluito noninterrotto da
quiete. ,270
Moto annuo della Terra, mefcolandou* co 1 moti degl'
altri pianeti produce apparenze ftrauaganti , 3 19
La quiete, il moto annuo, <Sc il diurno deuono diftribu-
irii tra'l Sole, la terra, el Firmamento . 32$
Iliòlo moto annuo della Terra cagiona le grandi ine-
gualità de' moti apparenti nei $, Pianeti-, 554
Moto annuodella Terra,attiflimo a render ragione del-
l'eforbitanze de i 5. Pianeti. 3J7
Benché il moto annuo attribuito alla Terra , rijponda
alle apparenze delle macchie lòlari, non però ne ie-
guita;cheperil conuerib, dalle apparenze delle mac-
chie li debba inferire il ruoto annuo eiìer della Terra.. 544
L'apparente diuerlità dimoto dei pianeti rena infenfi-
bile alle llelle fìffe . 3 51
Tico,e Tuoi aderenti non hanno tentato di vedere,fe nel
Firmamento Ila apparenza alcuna contro, ò in fauor
del moro annuo . 364.
Tito , & altri argomentano contro al moto annuo per
rinuariabilceleuazion del Polo, 36$
Il moto doue è comune, è come fc non vi fufte . 367
Inftanza conto al moto della Terra,preia dalle ttelle fi£
fé polle nell'Eclittica, . 373
Moto annuo fatto dal centro della Terra lotto l'Eclitti-
ca , e moto diurno fatto dalla Terra , circa'1 proprio
•centro. 37Z
AI moto annuo della Terra può feguir mutazione 411
qualche llella filia, ma non nel Polo , 36%
Sella contermazione , e
Se ttima del m oto diur no - n j
Moto annuo dei Sole ,«ome fegua invia del Copern. 385
Moto in giù, non è del globo terreftre, ma delle lue
parti . '391
Moto annuo, e moto diurno compatibili nella Terra . 3$i
Terzo moto attribuito alla Terra, è più pretto vn retta-
le immobile, 39%
Moto de i mifti ccnujenche ila tale, chepoiTa refultarc
li z dalla
dalla compofizìòn de i moti dei corpi /empiici com-
ponenti . 40$
Con due moti retti non il. compone vn moto circolare. 405
Dimoftrail còuertendo l'argomento il moto perpetuo
dell'aria da Leuante a Ponente prouenir dal moto.
del^Cielo . 436
M oto dell'acqua dependente dal moto delCielo . 456
Più probabilmente fi. rende ragione del moto conti-
nuo adell'aria, e dell'acqua con /aria Terra mobile ,,
che con farla (labile . 437-
Se il moto annuo non il alterane, cederebbe ilperiodo
mef^ruo . 442*.
Se'l moto, diurno ru>n< s'alterane cenerebbe il periodo-
annuo.. 443;.
Moto annuo deila Terra per l'Eclittica^ ineguale medi-
anteiknoto della Luna. 446»
Ni
Natura non intraprende a far quello che è impoiìlbilc.
aeiTerfatto. 13
Natura perindur nel mobile qualche grado di velocità-
Io fa muouer di moto re tto . 1 3:
Natura non conferifeeimmediatamente vn determinai
to grado di velocità , fé. ben potrebbe . 1$;
Natura non opera .con molte cole, quello^che può con.
poche. no-
Natura primafece le cofea modofuo, e poi fabbricò i
diieorfì degl'huomini abili a intenderle. 258.
La Naturale Dio il occupanonella cura degl'h uomini,
cerne le altro non curaiìero . $4®
Quello chea noièdhfteiliimno a intenderli, alla: Natur
ra è ageiicliilimo a farli..
j^Jatejrale inclinazione delie parti di?tuttii globi monda>
sì d'andare a i lor centri . 2%
^Navigazione verio l'Indie occidentali facile , e difficile
il ritorno . 454
Xe Navigazioni nel Mediterraneo da Leuante verioPo<
nente il ranno in tempi più breui, che da. Ponente
veriò Leuante « 455
JJegadofi i principi) nelle fcienzc>il puòfoitenerequal
fiuoglia paradollQ • U
Negl'
Negl'oggetti molto lontani, ehiminofi vn piccok> att-
uicinamento, ò diicoitamento è impercct cibile . 37$
Nelle icienze naturali è inefficace l'arte oratoria . 4%
Nell'Aiììoma: Frultra6tperplura> &c. l'aggiugnerc ,.
xque bene, è fupernuo . 117
Nelle icienze naturali , non fi deue ricercar Teuidenza
matematica. 22 j
Non eonuiene,che chi non filofbfa mai li vfurpì il tito-
lo di filoibfo . io
Non hai vero fi poca luce, chenonfi icorga tra le te-
nebre dei falli . 4*4
Non poiìbn'efiere i falfi dìmofìrabiii, come i veri . 123
Non repugna ii poterli con la circonferenza d'vn cer-
chio piccole, "poche volte riuoltato, mifurare, ede-
fcriuere v na 1 ! .iea maggiore di qualfiuoglia grandif-
fimo cerchio ~ 241
Non fi icema la f urza douc non se n'efercitapunto. 266
Numero ternario celebre appreflb i Pitagorici. a
O
GrOggetti,quantofondlfucepÌLivfua;, tanto più mo-
ndano di rie refe ere . 329
Oggetti ri fplend enti fi moftrano circondati da' raggi
auuentizij. 32S
Opinione di Seleuco matematico reprouata. 455
Operazione del mezo nel cótinuareii moto al Proietto. 144
Operazioni del Telefcopio reputate fallacie dai Peripat. 32$
Oportuna refoluzione d'vn filoibfo Peripatetico . ioj
Orbe della Luna abbraccia la Terra* ma non il Sole. 322
Ordine della Natura è il far circolare gforbi minori in
tempi più breui,& i maggiori in tempi più lunghi. 264
Origine de i.nerui fecondo Ariftot. e fecondo i medici. 101
OiTeruazioni dalle quali fi raccoglie il Sole,e nò la Ter-
ra cifer nel centro delle reuoluzioni e eleni. 318
P
Paralogifmo d'vn Peripatetico, che proua ignotum per
ignotius . 220
Paralogifmo dell'autor dell' Antitieone . 262
Ptsralogifmo d' Ariti, fcuoprefi per vn' altro verfo . 28
Paflìoni infinite fon forfè vna fola . 97
Pallaggi fctàcon tempo dai difeorfo-vmano, l'intellet-
ti
to Diuino fa in infrante , cioègl'ha tèmpre prelenti . 97
Penuria, e abbondanza mcttonoin grezzo, e auuilifco-
no lecofe. 51
Peripatetici aflègnano con poca ragione per naturali
e uei moti a gii Biemen ti dei quali non u muouono
mai , e per preternaturali quelli de i quali il xnuo uon
fempre. 38
Per le proporzioni vere s'incontrano argomenti con-
cludenti, ma non per le falle .. 266
Per proua delle Goncìufioni vere porToneffer molte ra-
gioni concludenti, per le falfe nò , 1 23
Piacenole efempio per ^dichiarar la poca efficacia di al-
cuni di icorfi iìioiòiicL .403
La Pietra cadente dall'albero della nauc, batte nèiriftef-
fo luogo, mu ouafi la nane , ò Itia ferma. 1 ft
La propensione de i corpi elementari in feguir la Terra
ha vna limitata sfera.. 233
Prouafì più ragioneublmente dirli, che i graul tendono
al centro delia Terra, che a quello dell' Vniuerfo. 2%
Più conuemente è jcheil contenente, e'1 contenuto li
muouano intorno allineilo e en tronche /òpra diuerfi. 318
Pitagora fece l'Ecatumbeper vna dimoftraziongeome
tricarimxuata. 43
Più facile è accorgerti fé la Terra fi muoua,che felacor
ruzione fi faccia da i contrari/. 31
Prima fono le colè graui, che il centro di granita . 240
Frimioiìcruatori, & inuentori degni deiièreamirriratu J99
Pri nei pi j con trarij non poiìbn rifèder naturalmente nel
medefimo fuggettc 231
Problemi diuerii,e curioìl intorno al nioto de' Proietti. 1 50
Problemi marauigiiofi ,di mobili deicendenti per vna,
quarta di cerchio ,e deidefcendentipertuttele cor-
?., <le di tutto ileerchio, 444
Proietti continuano il moto per linea ietta", che Fegue
la direzion delinoto,che fecero infiemecol proici-
ente, mentre con elio erano congiunti. 169
Proietto fi rnuoue per la tangente il cerchio del moto
precedènte nel punto della feparazione. , 187
proietto grane fubito,ehe è feparatokial proicienteco-
iidnciaa declinare. 1S9
Propo-
Proporzione prefa da Arift. da gl'antichi* ma alterata, i 00
Proprietà multiplici della Calamità .. 397
Putì Ihnimità d'alcuni feguaci d' Arido tile ., 105
Puiillanimiti degl'ingegni popolari- 395
Quello che è violenta noni può eiìere eterno, e quello,,
che non può eflere eterno, non può eiier naturale. 1 27
Quiete è il grado di tardità infinita: .. 1 3
Tra la Quiete, equalfluoglia grado di, velocita media-
no inrini ti gradi di veiocitiminorì l i 3
R
Raggi perpendicolari illuminano più5, chegl'obbliqui >
e perchè .. 73
Ragione per la quale i corpi lùminofl li inoltrano in-
granditi tanto più , quanto fono più piccoli *, 428
Rarita,e dentiti nei corpi celefti,diuerie da quelle degl*
Elementi.. 3 5
Regreffipiù frequenti ih Saturno, menoihGioue, e
meno ancora in Marte, e perchè .. 3 36
Regreili di Venere, ediMercurio, dimoltrati da Apol-
lonio, e dal Copernico . 336
Requilitr per poter ben filofofare in via d'Ariti... 101
Refponfo dell'Oracolo vero,in giudicai: Socratefàpien-
tiilìmo. 95
Rifoluelì la medefìma inftanza con efèmpi dimouime-
tifimilidi altricorpi celerti.. 257
Rifpofta ridicola d'vnifilofotò nel determinar doue fiai
l'origine de inerui. 100
Rifpofta al primo argomento d'Ariftotilev 127
Rifpofta al fecondo Argomento . 12^
Rifpofta al terzo argomento .. 13 1
Rifpofta al quarto argomento ■.. 131
Rifpofta all'argomento prefò da i tiri di punto bianco
Orientali, & Occidentali.. 17J
Rifpofte a gl'argomenti còtro al moto della Terrapre-
fi, ex rerum natura. 2$l
Rifpofta finta del Keplero, con certa arguzia coperta*. 26$
$
Saper Diuino, infinite volte infinito. 95
Saturno per la tardità, e Mercurio per il vederli di rado,
.7 furo»
Hiron de gl-vltimi ad efìer'ofteTuati . 44*
Sconueneuoiezze, che ibno nei fiftema di Tolomeo . 3 3 3
Se il centro del mondo è riltcflb, che quello intorno ai
. quale il niuoiio.no i Pianeti , il Sole , e non la Terra è
collocato in e fio. 31S
U Sole palla vn a metà del Zodiaco none giornate più
preito, che l'altra. 449
Semplice traipoiTzion di parti può rapprefèntarci i cor-
pi (otto diuerrl alpe 1 ti . 3 2
I^à sfera., benché materiaie , toccai piano materiale in
vn ibi punto , 199
Perche la arerà iò.aftrattQ tocchili piano in vn'punto ,
ma non la materiale è in concreto. 20/
Qua! e debba fumarii, la sièra dell' Vniucrfo -. 3 23
Sfera di arduità ne 1 corpi celelti , maggiore , che negT
elementari, 6$
Sfericità perfetta perche lì ponga da i Peripatetici ne i
cor-pi e eletti.. 77
Si inoltra la neceiiìtà deirefiereicapi degl'orli tutti -ro-
tondi, &: imoti degl'animali tutti circolari . 253
Simpatia, eantipatia, termini vlàd da i fuoibn* , per ren-
der naturalmente le ragioni di mqlti effetti naturali . 403
Si rifponde all'iattanza, inoltrando l'equiuoco. 1 6.7
Smibluermrranzaprefa dai tiri d'artiglieria verfb me-
zogiorno, e tramontana . 173
Si rifponde alle prime tre opponziorii contro al (ìftema
Copernicano . 3 27
Siftema Copernicano difneile a intenderli , e facile a ef-
fettuarli. 3S3
Soluzione delì'initanza prefa da i tiri verfb Leuante , e
verlb Ponen te. 1 74
Sottigliezze aliai inlìpide ironicamente dette cattate da
certa Enciclopedia, 167
Oli ipazij paftàti dal graue cadente , fono , come i qua-
drati de i tempi . 217
I o fpazio afìegnato per vna fina, è molto minore di
quello d'vn Pianeta. 3òz
Specchi piani, mandano la reiktTìone in vn luogo fcloj
-ma gli sierici per tutto . 66
Stazione, direzione, e retrogradazione il conoiceinre-
iazione aileiklie filler 375
Prouaiì , come] poco è da fidarli degli finimenti agro-
nomici nelle minute ofleruazioni . 3 Sol
iQuali {frumenti fiano atti per i'ofleruazioni efattidlmc. jst
Strumenti Astronomici fon (ottopodi a errar faciline te. 2S3
Strumenti di Ticone fatti con grandi ifpefe . 3SX
Strutture particolari degl'orbi dei Pianeti ancora non
. ben reiòlute-.
Superticie del mare apparirebbe da lontano più ofeura
. di quella delia Terra . 5$
Superficie più icabrolà fa maggior refleffion di lume,
che la meno fcabrofa . 73
Sudanze celelti inalterabili 5 & elementari alterabili ne-
-ceilarie in natura: di mente d' Arido t. I
Stella.
"E non meno imponibile corromperli vna Stella, che
. tutto il globo terredre - 42
Le mutazioni nelle delle lille deuono edere in alcune
maggiori, in altre minori, in altre nulle. 370
lie delle lille podc nell'Eclittica mai non s'alzano, ne
abballane per-caula del moto annuo della Terra, ma
, ben s'auuicinano, e s'allontanano. 372
Le delle fuori dell'Eclittica fi eleuano, ed abbacano
più, e meno, fecondo la lor didanza da cfla Eclittica . 3j6
Modo per mifurare il diametro apparente d'vria della. 3 54'
.Maggior cliucriità fanno le delle più vicine , che le più
remote. 37%
Non fi ha maggior cognizione di chi muoue i graui al-
l'ingiù, che di chi muoue le delle in giroaie di quede
caule lappiamo altroché il nome . 230
Stelle Medicee fon come4. lune intorno a -Gioue . - 33.2
Nelle Stelle riffe la diuerdd d'afpetro cagionata dall'or-
be magno, poco maggiore della cagionata dalla Ter
ra nel Sole. 352
Podo, che vna fi Ta della feda grandezza' no da maggior
del Sole, la cUuerfità, che nei pianeti è grande , neile
.fide reda come i ufendbile . 3 5 t
Steli e -fu perai >o in denuta la f uftanza del redo del Cielo
infinitamente. 35
Stelìe nuoue apparite in Cielo, ' 43
Situazione probabile delle delle fide. 373
Kk Stella
fee&a della (erta grandezza porta da Ticone » e dall' Au-
tor del libretto centofei milioni di volte maggiore
delbifogno.. 354
Sirifblue l'equiuoca di chi crede, che al moto annuo fi
deua far gran mutazionejCircarelenaziondvna fteL-
làfìflìu 161
Tutta la sferaftellata', da lontananza; grande* potrebbe
apparir piccola quant'vna ftella. .. 56*
Col priuareil Cielo di qualche ftella,,ft potrebbe venire
in cognizione di quello,che ella operi in noi., 361
Vna ftella fi chiama piccola rifpetto alla grandezza del-
lo fpazio, che la circonda.. 162,
T
Telefeopioottimamezo per leuar la, capellatura, alle
fteller
Tempi delle conuerfioni de i Pianeti Medicei .. 1 tz
Quattro moti diuerfi attribuiti alla. Terra . 391
Toccarfi in vn punto non è proprio delle sfereperfet-
te (blamente , ma di tutte le figure curue . 20JL
Trafponendofi iìgrand'aggregato de i graui,le particel-
le feparateda eflb lo fèguirebbero .. 240*
Tre dignità fi fuppongon© manifeftc. 25 1
Si oppone all'Ipotefi delia mobilità della Terra, prefain
grazia del fluflb, e refluflb . 410
Confermai la vertigine della Terra; con nuouo argo-
mento prefb dall'aria * 43 2.
Parte vaporofavicinaalla Terrai, participa de' fùoimo-
uimenti. 45 1
Altra offeruazione prcfàdali'ariain confermazione del:
moto della Terra ► 434
Terra.
Terra sferica per la cofpirazion delle parti al fuo centro* 25
Naturale delglobo terreftre deue dira più tolto la quie-
te, che il moto all'ingìu . 37
Terra nobiliffima per le tante mutazioni* che in lei fi
fanno. 50
Terra inutile, e piena di ozio, Iettatele alterazioni ► sa
Terra più nobile dell'oro, e delle gioie . 51
L'alterabilità non è nell'intero globo # ma nella parte
dei* Tea* 0 '....%%
Tutta
Tutta la Terra vedcla metà folamente^clla Luna , e la
metà iòlamcntedella Luna vede tutta la Tcixa* $j
Lume della Terra&cfl elio nella Luna . 5 9
Terra impotente axeflettere i raggi delSolc . 61
La Terra più reciprocamente opera ne i corpicclefli « Sp
Rerlcllione del lume più debole del mare « che della
Terra . $t
Della Terra non pofTori'eflere altri mouimenu , che
quelli , che a noi apparifeono cilèr comuni di tutto!
redo dell' Vniuerfo, mattone la Terra . iof
Primo dilcorfo per prouare il moto diurno cflèr della
Terra ~ 109
feconda confermazione, -chcl moto diurno ila della
Terra. no
Terza con fermazione per il medefimo , ni
Quarta confermazione il moto diurno eifer della Terra. 112
Terra penfìle, e librata in mezo fluido non par, che
polla refiftere al rapimento del mo to diurno , t 1 3
Le parte dell'aria inferiore alle più alte montagne iè-
gue il moto della Terra . ij$
Si nlblue l'argomento contro al moto delia Terra, pre-
io dal volar degli vecchi. 180
Stupidità di alcuni, che ftimano la Terra efrerii comin-
ciata a muouere, quando Pittagora cominciò a dir*
che ella fi moueua- 18 $
Dato che la vertigine diurna fuile della Terra', e che el-
la per qualche repentino oftacolo, ò intoppo li fer-
malfe, le fabbriche, e le montagne fteue, e forfc rutto
ilglobofidiflbluerebbe* .aot
Vn corpo femplice , 'quale è la Terra , non lì può muo-
uer di tre moti diuerfi. 25 1
La Terra non 11 può muouere d'alcuno dei moti attri-
buitigli dal: Copernico. 251
Quarta dignità contro al moto della Terra . 252
Si derìderà lapere per mezo dì quali fleflure il globo ter
reftre fi potrebbe muouer di tre moti diuerfi . 254
Vn folo principio può cagionar più moti diuerfi nella
Terra. 25^
imanifefta l'error dcH'oppofitore, dichiarando, come
i mo ti, annuo, e diurno della Terra , ^iò n per il mede-
Kk 2 fimo
fimo ver fò , e non contrari) . ^5 .5-
Si dubita , chel'oppofitorenon habbia intefo il terzo
motto attribuito dal Copernico alla Terra . 256
Argomentai dall' e (Ter per natura tenebrofa la Terra, e
lucido il;Sole > eie fteile mfe„, quella elfer mobile, e
quefti immobili v. 260
Altra dirlercnza tra la Terra, ei corpi celefti , prefa dalla..
- p uri tà , e i mp uri tà . 26 1
Stoltamente vien detto la Terra effer fuor del Cielo . 262 .
Più ragioneuolmerite lì pofìòno attribuire alla Terra
dueprincipij interni al moto retto, oc al circolarcene
dueal moto, & alla quiete . 25S:
Più è da temerli laiianchezza nella sfera ftellata^che nel
globo terreftre :.-.. 267
Dandoli il moto annuo alla Terra , conuiene afìegnar>
le anco| il diurno . 324,-
Rimuouefi la difficultà nata dal muoiierlT la Terra in-
torno al Sole non foiitaria , ma in compagnia della
Luna. 331
Dimouiazione delleinegualità dei tre Pianeti fiìperio-
ri, dependenti dal moto annuo della Terra . 3 34;
Il Sole fteftb tefhficail moto annuo effer della Terra. 3 3 7
Quando la Tcrrafia immobile nel centro del Zodiaco ,
bifogna attribuire al Soie quattro mouimenti diueril. 346'
Ponendoli il moto annuo effer della Terra, bifogna,che -
vna fteila.mTa ila maggiore dell'orbe magno ... 3 50?;
Elcmpio accomodato per dichiarar', come l'altezza del
Polo non fi deue variare, mediante immoto amino
della Terra . 367
Si cerca quali mutazioni, & in quali fteile il debbano ,
fc ergere, mediante il moto annuo della Terra ._ 37©
L'aflè della Terra fi mantiene Tempre parallelo a ieftef-
fo, e deferiue vna iuperficie cilindrica,&c. 3j%.
L'orbe della Terragia mar non s'inclina , ma immuta-
bilmente fi conferua. 372
Indizio nelle fteile fiiTe.fimile a quel clic fi vede ne i pia',
neti per argomento del moto annuo della Terra. 31 '$<
La Terra fi accorta , e allontana dalie lìfie.deireclittica
quanto è il diametro dell'orbe magno-. 377
Quando nelle fteile fifle il feorgefìe qualche mu.tazio>
ne an*
ne annua, ri mòto della Terra non patirebbe con tra-
dizione. JSO'-
Luogo accomodato per l'oiTeruazione delle fifte inqua
to appartiene al moto aniruo della] Terra. . j8i
Proporzioni neceiìàrie per ben capire le conféguenze
dei moti della Terra. S$3
Accidente maraiiigliofo,dependente.dal noninclinarit
l'afle delia Terra. 387
Vanità dei difeorfo di quelli che giudicano la sfera {Iel-
lata troppo varia nella pofizion del Copernico^ j6z
La Vcloc 1 tà maggiore compenia preeifamente la mag-
gior grauita. 210
Velocita diconfi eguali quando gli ipazij panati fon
proporzionali' ai tempi . 17
Venti da terra perturbano l'aria . , 434
Venere grandiilìma veriò la congiunzione vefpertina ',
e piccoliiTima verib la mattutina . 321
Si conclude neceisariamentc Venere raggirarli intor-
no al Scie.- 321
Altra difficolta molla da Venere contro al Copernico. 326
Ragione ondeauuenga che Venere, e Marte non ci ap-
parifeon variar grandezza quanto conuicne . 327
In Venere la mutazion di figura argomenta il ilio mo-
to e il ere intorno al Sole . 319
Altra feconda cagione del poco ricrefeer di Venere. 330
Venere rende feufabile l'error degl'Attronomi nel de-
terminar le grandezze delle Ite Ile . 3 53
Venere fecondo il Copernico elucida per ie (teffa . 316
Apparenze di Venere fi moftran difeordi dal iiftema
Copernicano . 326
Vcro;e bello fon rirrciìb; come anco fallo, e brutto. 1 26
La vertigine veloce ha facilità d'eftrudcre , e difiipare. 184
Porta la vertigine delia Terra la 'palla nelf Artigl. eretta
a perpendicolo non li muoueper linea perpendicolar
re, ma per vna inclinata . 169
Caule della difcguaiiu delle futtrazioni , e.degliaddita-
menn della Vertigine diurna fopral moto annuo. 451
Vibrazioni del mcdefimo pendolo fi fanno con la mc-
deiima frequenza, ilano elle grandi, 6 piccole. 226-
La
La Virtu,chc"conducc iproicttigrauiin alto, non £li è
mcn naturale,chc la grauità,che gli muoucabballb. 230
Virtù mirabile internarci globo rerreftre di riguardar
fempre la medefima parte del Cielo • $9$
Il Fitte dell* TauoU delle cofe più notabili , the fi
contengono in quefio libro •
Regiftgo *
f ABCBEFGHIKLMNOPQJRSTVXYZ
AzBb Ce Dd Ee Ff Gg Hh li Kk
Tutti fin duerni, eccetto, che\ vn foglio Ffvnfoglio4 1 mtt&*
G^Hbii Kk fon 0 vn foglio *
IN FIORENZA.
PerGiorBatiftaLandini MDCXXXIL
Con licenza de' Superiori*
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